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Full text of "Guida della stampa periodica italiana;"

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GUIDA 



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COMPILATA 



dall'Avv. NICOLA BERNARDINI 



CON PREFAZIONE 



DI 



RUGGERO BONGHI 



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R. TIPOGRAFIA. EDITRICE SALENTINA 
DEI FRATELLI SPACCIANTE 

LECCE — 1890 



PREFAZIONE 



Nicola Bernardini ha fatto un utile lavoro. Ha raccolto 
insieme, con molta diligenza, informazioni di ogni genere 
sulla stampa periodica in Italia e fuori, si nei tempi presenti, 
e si negli anteriori e antichi. Non può essere studio com- 
piuto alla prima; l'autore lo sa meglio di ogni altro. Biso- 
gnano ancora ricerche e molte. Non ci ha forse soggetto che 
nel rispetto storico, politico, sociale, statistico, morale meriti 
maggiori ricerche; e certo se n'ha pochi che ne richiedano 
di più minute. Ha tanto di luce e di tenebre, tanto di bene 
e di male; e più di questo o di quello ch'esso abbia, é cosi 
connaturato con tutto l'organismo attuale della società nostra, 
ch'é quasi inutile decidere, se abbia più dell'uno o dell'altro, 
giacché é necessario. 

Lo sviluppo della stampa periodica attraverso i secoli — o 
per i secoli anteriori all' invenzione della stampa di quello 
che ne ha fatto, come ha potuto, le veci — é di grande in- 
teresse storico. Ma certamente é di ancora più vivo interesse 
il seguirne i passi giganteschi negli ultimi tempi. La rapi- 
dità sua, difatti, in questi è uno dei tratti più significativi 
del movimento della società moderna. Niente, forse ha più 
contribuito a mutarla; niente la va mutando di più, quan- 
tunque, se non erro, la sua forza d' impulso, per la molti- 
plicazione delle mani, che la governano, mi par piuttosto 
scemata che cresciuta ne' men lontani decenni. Da un qua- 
dro statistico del Bernardini si trae che al 31 dicembre 1887 
si pubblicavano 1606 giornali. Dal 1861 al 1887 il numero é 
andato crescendo di continuo. Soprattutto è cresciuto quello 



IV GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



dei giornali politici e a un soldo. Vuol dire, che, insieme colla 
diffusione della cognizione primaria del leggere e dello scri- 
vere tra il popolo, é cresciuto il numero delle pubblicazioni 
intese a diffondere la curiosità delle cose pubbliche. Invece, 
negli ultimi anni, par diminuito il numero dei giornali lette- 
rari. Vuol dire che le menti, troppo occupate o sviate dalle 
cose pubbliche, si distraggono dagli studii di lettere, o non 
ne sono abbastanza attratte: il che, di certo, non é bene; 
e ancora che l'istruzione é ordinata in modo da non lasciare 
nel giovine il pungolo della curiosità estetica o intellettuale. 

È appena un accenno questo a induzioni morali, che si 
possono trarre dai fatti della stampa quotidiana, quando sieno 
bene accertati. 

Non può non essere succeduto, che il moltiplicarsi dei 
giornali, l'indirizzarsi essi ora a più gran pubblico non abbia 
modificato anche il lor modo di compilazione. I giornali, 
che s'ostinano nei vecchi metodi — che davano maggior frutto 
intellettuale — pagano il fio della loro costanza colla diminu- 
zione dei lor lettori. Dal Bernardini imparo che il giornale 
più diffuso d' Italia é il Secolo, il più diffuso di Roma il Mes- 
saggiero. Non credo di dir cosa punto offensiva per i direttori 
di questi periodici, osservando, che essi, di certo, non sono 
i due, che costano più sforzo di mente ai loro scrittori, o 
attendono a versare più dottrina nello spirito dei loro let- 
tori. Io che pur troppo ho cominciato a scrivere nei gior- 
nali a diciott'anni, e, ahimé, non ho ancora smesso, non potrei 
scrivere ora in un giornale quei lunghi studii di diritto, di 
storia che scrivevo prima. Il pubblico é diventato più im- 
paziente; ha meno tempo, o piuttosto vuole spendere altri- 
menti il suo tempo; crede alla scienza dei giornalisti meno 
e questi ne hanno meno. Come si potrebbe sperare, che se ne 
procurassero di più, quando é chiaro che non gliela chiede 
nessuno? Perciò la materia é sminuzzata nel giornale assai 
più che prima non si facesse. Occorrono articoli brevi; o 



PREFAZIONE. 



anche non ne occorrono. Si vogliono fatti ; soprattutto fat- 
terelli ; e non importa sempre, se appurati bene. Il pubblico 
li scorda, appena letti, e non distribuisce la sua stima sulla 
stregua di quella delio scrittore. Questa é trasformazione 
che si vede non solo in Italia, ma altrove; ma forse in Italia 
é stata più sollecita. Solo in Inghilterra il giornale mantiene il 
suo antico tipo; ma pure comincia ora a mostrare qualche 
screpolatura. 

E si potrebbero fare molte altre considerazioni, cui i 
dati raccolti dal Bernardini darebbero facile occasione ; ma 
non é qui il luogo di farle. Certo, a questo fenomeno 
della stampa quotidiana si possono bene applicare i versi, 
che Virgilio ha scritto della fama, quando se ne tolga il 
primo ; (i) 

Mobilitate viget, viresque acquirit eundo: 
Parva metu primo, mox ses'e attollit in auras 
Ingrediturque solo et caput inter nubila condir. 

Varia, discorde, cieca, oculata, gelida, ardente, spregiu- 
dicata, passionata, genera nuovi vizi e virtù. Dà più impres- 
sioni che concetti, eccita ogni speranza, si fa eco di ogni 
sfiducia; talora prosuntuosa per modo che sdegna ogni ob- 
bedienza e sfida ogni potere, talora umile si, che si contenta 
di servire e di lusingare, la stampa politica quotidiana ras- 
somiglia e riproduce, più che altro fenomeno qualsiasi, la 
società di cui è figliuola. Ogni giorno é condannata a sentirsi 
dire dagli uni inatre pulchra filia pulcrkior, dagli altri appunto 
il contrario, brutta figliuola di brutta madre; vivendo in 
mezzo a' dissensi e costretta il più delle volte a fomentarli, 
é oggetto del maggiore dissenso essa stessa. 

Roma, 24 dicembre 1889. 

R. Bonghi 



(i) Fama, maiuni quo non aliuJ vclocius ullum. 

Adi., IV, 174. 



"hiel 1881 l'Associazione della Stampa periodica italiana, nel pubblicare una Strenna- 
Album, esprimeva il volo che ogni provincia d' Italia pubblicasse la storia del proprio gior- 
nalismo, per avere così, un giorno, la storia completa del giornalismo italiano. 

Credetti per conto mio rispondere all'appello, e pubblicai nel 1886 un volume intitolato 
Giornali e Giornalisti leccesi. 'Nel contempo, pur rir.onoscendo il compito superiore alle 
mie for^e, ini proposi di fare un primo tentativo di assimilazione per agevolare il lavoro 
al futuro storico: per parecchi anni non ho fatto che raccogliere, ricercare, frugare; per 
parecchi anni ho studiato per dar forma concreta a questa materia della Stampa periodica, 
così vasta, così varia, così mobile e fluttuante. 

Il materiale raccolto è stato tanto e tale che per un momento ho dubitato di poterlo 
ordinare tutto in un volume. Alcuni periodi, alcuni nomi, alcune circostanie, avrebbero 
richiesto un intero volume; e allora dove sarei andato a cascare? 

Come succede in simili casi, la passione soverchiava in me ogni misura di discretena, 
e avrei voluto stampare magari un'enciclopedia del giornalismo italiano. E dovetti impormi 
un limite: ebbi, cioè, un secondo momento difficile, an:(i più che difficile doloroso: dovetti 
compiere un processo di eliminaiione. Da questo lavoro é venuta fuori la Guida della 
Stampa Periodica Italiana. 

Non credo quindi d'aver fatta un'opera assolutamente completa, ma ho l' immodesto 
convincimento eh' essa sia la prima in Italia in cui possano riscontrarsi tutti i dati, gli 
accenni e gli elementi per una storia della stampa periodica italiana, il che non sarebbe 
poi mólto quando non si considerasse quante ardue difficoltà ho dovute sormontare, quanti 
errori correggere, quanti silenti vincere, quante esagerazioni smorbare, quanti vuoti colmare. 

E perchè non mi si desse alcuna taccia di parzialità, di deferenza, ho inondata 
l'Italia di tnigliaia e migliaia di bozz^ di stampa del mio libro, perchè tutti potessero 
riparare agi' involontari errori od omissioni, in cui potevo essere caduto. 

Moltissimi mi furono cortesi dei loro favori e non solo corressero quella parte che li 
interessava, ma anche il resto; altri guardarono solo il proprio; gli ultimi, e sono i meno, 
credendo il mio libro un lavoro di speculazione uno dei soliti cataloghi, risposero col 
silenzio addirittura con lo sprezzo- Comunque sia, il benevolo compatimento di coloro i 
quali conoscono quante difficoltà presenti la trattazione di un soggetto così vario e mul- 
tiforme, quaV è la stampa, può moralmente compensare V opera mia. A costoro io mi affido 
perché mi giudichino imparzialmente. 

L'ordine da me tenuto nell'esposizione della materia è questo: ho diviso il volume in 
tre parli: la prima contiene la bibliografia del giornalismo italiano, le sue origini, la storia 
generale, la sua legislazione, ecc.; la seconda, V esposizione in doppio ordine alfabetico dei 
giornali attualmente in vita e di quelli cessati, richiami, accenni, atticoli e notizie sul gior- 
nalismo di ciascuna provincia, e capitoli d' indole generale; la terza, l' esposizione dei gior- 
nali attualmente in vita all'estero, scritti in italiano. 

Per debito poi di riconoscenza devo dichiarare che al compimento del mio lavoro hanno 
efficacemente cooperato l'on. Torraca e lo scrittore Onorato Roux. 

E non aggiungo altro per non tediare il lettore. 

N. Bernardini. 



BIBLIOGRAFIA DEL GIORNALISMO ^'> 



Calendario storico-tipografico. Notizie raccolte da Bernardo L. Centenari - Firenze, 1873. 

Gaudenzio Claretta - Sulle avventure di Luca Assarino - estratto dagli Atti delia R. Ac- 
cademia delle scienze di Torino. Voi. Ili, p. 491 . 

Giuseppe Giacchi - Il giornalismo in Italia - Storia, legislazione e critica. Roma, Li- 
breria Alessandro Manzoni, 1883. 

Antonio Manno e Vincenzo Promis - Bibliografia degli Stati della Monarchia di Sa- 
voja - Voi. I - F.lli Bocca, 1884. (É il voi. III Jella Biblioteca Storica Italiana.) 

Bolla di Pio V: « Constitutio contra scribentes, exemplantes et dictantes monita, vulgo 
dieta gli Avisi et Ritorni. 1572. 

Bolla di Gregorio XIII: « Ea est contra faraigeratores et menantes. » - i." sctt. 1572. 

R. van der Meulen. - De Courant, geschiedkundig en vergelikend overzicht der nie- 
uwsbladen van elle landen - Rotterdam, 1886. 

E. Motta - Il giornalismo del Canton Ticino dal 1746 al 1883, in S.°, tip. Mariotta - 
Locamo, 1885. 

II Magazzino inglese - Note per servire alla storia del giornalismo contemporaneo. 
Le Livre, anno VI, p 16, 1885. 

Le Appendici letterarie dei giornali politici Le Livre, anno VI, p. 129, 1885. 

S.Attilj - La stampa italiana in Romania - Roma, tip Economica, in-32 °, pag. 15, 18S5. 

L'Arte di fare fortuna {con gli annunci) - Londra, 1852. 

Vincenzo Pincherle - La Legge e la Stampa. Studio di dottrina e giurisprudenza pe- 
nale. Premiato con medaglia d'oro al Concorso Ravizza del 1879. Un volume di 
pag. 807 in 8.° - Firenze, tip. Pellas, 1881. 

N. Bernardini - Giornali e giornalisti leccesi - Un volume di pag. 340 con 2 tavole - 
Lecce, tip L. Lazzaretti e fig'i, i88ó. 

Associazione tipografico-libraria-italiana - Raccolta dei periodici presentata all' Espo- 
sizione nazionale del 18S1 in Milano. Elenco per provincie con indice metodico 
ed alfabetico (di Antonio Vismara, da Milano) - Milano, tip. Cagliati, [881 (2). 

Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Direzione generale della Statistica - 
Statistica della Stampa periodica al 31 dicembre 18S5 e movimento dei periodici 
durante gn anni 1884 e 1885 - Roma, tip. F.lli Bencini, 1886. 

Annuario statistico italiano per l'anno 1881 (pag. 325 a 329). Statistica della Stampa 
periodica per l'anno 1880. Roma, tip. Eredi Botta, 1881. 

Annali di Statistica - Voi. Vili, serie 3.', tip. F.lli Bencini, i88j. 

Annali di Statistica - Voi. Xll, serie 3 ", tip F.lli Bencini, Roma, 1884. 

G. Ottino - La Stampa periodica, il commercio dei libri e la tipografia in Italia, pag ii. 
Milano, 1875. 

G. Spada - Storia della Rivoluzione di Roma - Firenze, 1868. 

Atti Parlamentari - Sulla couvenie'jza di sostituire altro sistema a quello vigente per 
la pubblicazione nei giornali degli annunzi legali - Tornata del 25 aprile 1876. 



(i) Sodo escluse le pubblicazioni straniere di carattere essenzialmente locale e vi sono comprese quelle 
che avendo un carattere generale, possono essere consultate per la istoria del giornalismo italiano. 

(2) Importante statistica di 1287 giornali, compilata con quella pazienza che contraddistingue i lavori di 
questo modesto ma operosissimo bibliografo. 

N. Bernardini — Guida della Stampa periodica italiana — i. 



GUIDA DELLA. STAMPA. PERIODICA ITALIANA. 



Campori Giuseppe - Delle condizioni della Stampa nelle repubbliche e nel primo re- 
gno d'Italia - Memorie dell' Accadetnia di scienie di Modena - v. XVII. Modena. 

Cesare Cantù - lì Conciliatore e i Carbonari - Milano, Treves editore, 3 fr. 1878. 

Legge 21 gennaio 1803, con cui ristabilivasi la censura preventiva della stampa. 

Annuano della tipografia, libreria ed arti affini in Italia. Milano, 1884. 

Antonio Ciscato - Il Crepuscolo di Carlo Tenca - ? - 1883. 

Avv. Angelo Baroffio - Storia del Canton Ticino. 

G. Ottino - La Stampa in Ancona - Milano, 1878. 

Bersezio - Il Regno di Vittorio Emanuele II. 

Bongi Salvatore - Le prime gazzette - Nuova Antologia, giugno 1869. 

Buniva Giuseppe - Della libertà di stampa negli Stati Sardi - Rivista Italiana di To- 
rino, p. 438-458, 1850. 

Cantù Cesare - Parini e la Lombardia. 

Cantù Cesare - Monti e l'età che fu sua. Milano, Treves, 1879. 

Colletta Pietro - Storia del Reame di Napoli. 

De Guer G. - La presse de province. Revue generale d'administration, t. II. 1879. 

La Dérome - De la publicité dans ses rapport généraux avec les moeurs. Revue con- 
temporaine, 85." e 87.°, 1866. 

JulesEward - La legislation de la presse au i8.° siécle - Revue contemporaine , 90 °, 1867. 

P. Ferrari - Il giornale rispetto alla storia. Politecnico. Voi. I. 1866. 

Folliet - La presse italienne. 

Girardin Emile - Les droits de la pensée: questions de presse. 

Girardin Emile - L'impuissance de la presse - Paris, Plon, 1879. 

Gualterio - Storia degli ultimi rivolgimenti italiani. 

G. Guerzoni - La stampa odierna e la sua legislazione in Italia - Nuova Antologia, VII, '69. 

Guizot - Idées sur la liberté de la presse. 

J. P, D. Guzman - De la libertad de imprenta. Revista de Espana, Madrid, 1874. 

HuUeman - Disputatio critica de annalibus maximis. 

Karl Zeli - Ueber die Zeitungen der alten Roemer. 

J. Victor Ledere - Les journaux chez les romains. Recherches précédées d'une me- 
moire sur les Annales des Pontifes et suivies de fragments des journaux de l'an- 
cienne Rome - Paris, Firmin-Didot, 1838. in-8.°, p. 440. 

Margnardesen H. - Das Reichts Press-Gasetz. 

Minolfi - Intorno alla odierna coltura siciliana (1837). 

Montanelli - Memorie della Toscana 

Montalembert - La presse catholique en Italie - Correspondant, giugno, 1863. 

Dario Papa - Il Giornalismo - Verona, tip. di G. Franchini, 1880. 

Ricotti - La stampa e la civiltà in Europa, Nuova Antologia, aprile 1870. 

B. Salvioni - L'arte della stampa nel Veneto. Biblioteca degli economisti, IV. 1877. 

Sclopis Federigo - Storia della legislazione italiana. 

H. Schuermans - Code de la presse. Bruxelles, 1861. 

Suckau - Des journaux chez les romains. Revue germanique, voi. XVII, r86i. 

N.. Tommaseo - Di G. Vieusseux e dell'andamento della civiltà in un quarto di secolo. 

Journalistes, astronomes er negromants à Rome dans le xvii° siécle - Revue Britan- 
nique, v. VI, 1878. 

Giornale de' letterati d' Italia; leggere l'introduzione di Apostolo Zeno. 

Elenco dei fogli periodici politico-letterari che si stampano attualmente ne' Regi Stati 
con autorizzazione della R. Segreteria per gli affari esteri (nel Calendario Gene- 
rale) - Torino, anno XVIII, p. 596-603, 1841. 



BIBLIOGRAFIA DEL GIORNALISMO. 



Elenco de' giornali che in ventiquattr'anni nacquero e morirono in Torino - Messag- 
giere Torinese j n. 28, p. 112, 1845 

Tesauro (Conte Vincenzo) - Il Giornalismo, poemetto (sestine) - Possano, tip. Ber- 
ruti, in-8.°, 1839 

Alcune osservazioni di un militare sul giornalismo - Alessandria, tip. Guidetti, in-8.°, 
p. 13, 183... 

Osservazioni di fatto e di diritto intorno all'accusa di furto contro il Bianchi- Giovini, 
deputato e direttore dcìV Opinione. (L'accusa era di una sottraiione di libri all'ufficio 
della tipografia Elvetica di Capolago) - Torino, presso P. Magnaghi, in- 16°, 1849. 

Angelo Brofferio - I giornalisti in provincia; viaggio umoristico. Nella Voce del Pro- 
gresso, Torino, numeri 79, 89, 99. 1855. 

Processo di diffamazione contro il Fischietto (promosso da P. S. Mancini) - Genova, 
tip. della Ga:{ietta de' Tribunali, 84 pag. in-8.°, 185 j. 

I Giornali e i Giornalisti in Italia (in Monta^io Enrico), Aurelio Bianchi-Giovini (nei 
Contemporanei italiani, Galleria nazionale del secolo xix, n. 55) - Torino, 3-33, 
Unione Tip. Editrice, 1862 (i). 

Buccellati - La libertà di stampa moderata dalla legge. 

Avv. Clavarino - Commento della Legge sulla Stampa (nella Raccolta delle Leggi spe- 
ciali del prof. E. Pacifici-Magoni) - Voi. I, serie i.', disp. 2.* 

Bonasi - Sulla legge della stampa. 

Ghirelli - Commento alla legge intorno ai reati di stampa. 

Chalmar - Gazzette Venete. 

Pietro Ellero - Delle leggi sulla stampa. Archivio Giuridico, III, 294. 

Gabelli - Sulla libertà della stampa. 

Legge sui diritti d'autore. 

Manfredi - Diritto penale della stampa. 

Urbani - Le Gazzette Venete. 

Alfani - Il carattere degl'Italiani. 

Cesare Cantù - Refezione al Concorso Ravizza 1878-79. 

Chassan - Delits de la presse et de la parole. 

P. S. Mancini - Circolare 1876 ai Procjratori Generali. 

Alfieri - Poesie. 

G. Bobbio - I materiali e i prodotti tipografici - Roma, tip. del Senato, 1879, pag. 189, 
2 fr. 50. 

Lieberkunius - De Diurnis Rom. Actis - Vimar, 1840. 

Antonio Rizzuti - Il Giornalismo ed il pubblicista - Lettera aperta ai Componenti 
l'Associazione della Stampa. Napoli, Morano, 1882. 

Indice de' giornali politici e d'altri che trattano di cose locali, ricevuti dalla Biblioteca 
Centrale Nazionale di Firenze: i.° luglio 1885-50 giugno 1886 - Roma, tip. Fra- 
telli Bencini, 8.°, p. 83. Contiene: i. Indice alfabetico dei giornali politici. 2. In- 
dice topografico. 3. Indice dei direttori dei giornali. - Ministero della Pubblica 
Istruzione: Indici e Cataloghi, n.° 6. 

Gli scrittori, il pubblico e la reclame. Livre. Parigi, fascicolo di maggio 1887. 

Avv. Luigi Carlo Stivanello - I! Qjiarto Potere: Saggio sulla legislazione della Stampa. 
Opera premiata colla grande medaglia d'oro al Concorso Ravizza - Milano, Fra- 
telli Dumolard edit. in-i6.°, p 232. Fr. 4. 1885. 

Saggio storico sulle tipografie del regno di Napoli - 2.' edizione, Napoli, 1817, p. 289. 

Norme generali per la legatura dei periodici nelle pubbliche bibhoteche - Firenze, 
tip. di G. Carnesecchi e figli, 1888, in 16.°, p. 21, autore Ernesto Palumbo. 



(1) A pag. 5 dice: « Un amico nostro, Guglielmo Stefani, poche settimane prima della sua morte, quando 
venivamo a raggiungerlo a Torino, parlavaci di una Storici del giornalismo, per la quale andava già racco- 
gliendo .ippunti. 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



Le Moniteur de la librairie ancienne et moderne, de la typographie et des Industries 

qui s'y rattachent, et. et. Primière annóe - Paris, 1842, en. 8° 
D. Macry-Correale - La Stampa - Siena, tip. Arciv. S. Bernardino, editrice, 1889. 
Indice generale delle Riviste esistenti in tutte le Biblioteche del Regno - Roma, Mi- 
nistero della Pubblica Istruzione, 1886 (i). 
Il primo giornale bibliografico - articolo pubblicato nel fascicolo del febbraio 1886 

della rivista parigina Le Livre. 
L. G. Piccardi - Saggio di una storia sommaria della Stampa periodica - Un volume 

in-8.°, pag. 236 - Roma, stabilimento tipografico Fratelli Bencini, 1886. 
Strenna- Album dell' Associaz. della Stampa periodica in Italia - Roma, Forzani e C. , '81, 
Insertions-Tarit und Zeitungs - Verzeicliniss der Annoncen - Expedition von Haa- 

senstein & Vogler. 20 Auflage - Leipzig, 1881. 
Detlev Freiherr v, Biederraann - Das Zeitungswesen fonft und jetzt - Leipzig, Wilhelm 

Friedrich, 1882. 
Anuario Bibliografico de la Republica Arjentina - fundido par Alberto Navarro Viola - 

Anos 1885-86-87-88 - Imp. de M. Biedma, Belgrano 133 a 139, Buenos Aires. 
Almanacco-Annunzi della Gaietta d' Italia pel 1874 - Anno I - Un volume di 550 

pagine - Firenze, 1874. 
Gaietta di Veneiia - del 2 gennaio 1875, Studio sulle prime gazzette italiane. 
Giacomo Zanella - Storia della letteratura italiana - Milano, Vallardi. 
H. P. Hubbard's - Newspaper and Bank Directory - 2 voi. in 8.° - New H wen (Stati 

Uniti), 1882. 
Bulletin de l'Académie royale des sciences et belles lettres, di Bruxelles - (t. VI, sez. I, 

pag. 469 e segg.) 
Tommaso Watts - A letter to Antonio Panici on the reputed earliest printed newspaper 

The english Mercurie 1588 - Londra, ... 
Response de Renaudot a l'auteur des libelles intitulez Avis du Ga^ettier de Colonne a 

celui de Paris - Parigi, 1648, in-4.'' 
Avv. Giulio Crivellari - La Stampa. Osservazioni critico-legislative e proposte. Un vo- 
lume di pag. 456 - Venezia, Naratovich, 1868. 
G. Pizzetta - Storia di un foglio di carta - traduzione del D.' G. Gorini - Milano, 

Gnocchi, 1873. 
Cucheval-Clarigny - La Presse au xix." siede, t. VI, Rei'ue des Deux Mondes, 1852. 
P. S. Mancini - Della- compensazione delle ingiurie secondo il codice penale sardo - 

(Giurisp. ital. 1853, p. I, pag. 522). 
Predar! - I primi vagiti della hbertà italiana in Piemonte, Milano, 186 1. 
Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio - Direzione generale della statistica - 

Statistica della stampa periodica nell'anno jS8j. Tip. dell' Opinione, Roma, 1888. 

Nicola Bernardini. 



(i) A proposito di questa pubblicazione, Carlo Lozzi scrisse nel Bibliofilo di Bologna: <i In Italia le ri- 
viste e i giornali letterarii o scientifici ebbero principio fino dal 1600 e crebbero tanto in numero eh' è impos- 
sibile conoscere i soli titoli dei più importanti. » 



I GIORNALI NELL'ANTICA ROMA 



I. 

La pubblicità legale ed ordinata non esisteva in tempi antichissimi. 
Il primo periodo delle società umane si rassomiglia dovunque; in esso 
l'oligarchia sacerdotale si sovrappone a tutto, e tutto governa, sorretta 
dalla propria temuta autorità. Sono i sacerdoti quelli che, incominciando 
a farsi civile l'umano consorzio, registrano gii avvenimenti; e la storia 
sta scritta negli archivi dei templi. Né ciò si verifica soltanto nella so- 
cietà primitiva; il fatto si rinnova nelle civiltà risorte. 

La storia di Roma antica, di Roma pagana è là con i ricordi dei 
suoi pontefici massimi, i soli che provvedessero, sulle prime con forma 
quasi rudimentale, e meglio in appresso, a serbare ricordo scritto degli 
eventi meritevoli di memoria. 

E se, caduta la civiltà romana, passiamo ai secoli tenebrosi e al loro 
svolgimento, il Guizot ebbe a notare che, dal quinto al duodecimo se- 
colo, il clero scrisse quasi solo la storia. « Ciò avveniva, si dice, perchè 
esso solo sapeva scrivere. Ma v'è un'altra ragione, e forse più potente. 
L'idea stessa della storia non esisteva in quest'epoca che nello spirito 
degli ecclesiastici; essi soli si preoccupavano del passato e dell'avvenire. 
Per i barbari ignoranti, per l'antica popolazione, desolata ed avvilita, // 
presente era tutto. Come questi uomini avrebbero potuto pensare a rac- 
cogliere ricordi degli antenati, o a trasmettere i propri ai posteri? La 
loro vista non oltrepassava i limiti della loro esistenza personale; essi 
erano pressoché assorbiti nella passione, nell'interesse, nelle sofferenze, 
nei pericoli del momento. » 

Ricordato ciò a modo di preliminare, non è mio ufficio né di par- 
lare degli annali dei pontefici, vissuti nei primi secoli di Roma, né dei 
chiodi periodici infitti a segnare le epoche, né di altri speciali mezzi 
destinati a perpetuare il ricordo di certi fatti ; voglio cercar solamente 
se presso gli antichi romani esistessero diurnali, diari, o atti che ne te- 
nessero il luogo; e se questi modi di render noti all'universale i fatti 
straordinari, o degni di ricordo, fossero escogitati ed attuati per la prima 
volta nei recinti dei sette colli, o fossero invece comuni ad altri popoli. 

X 

Si potrebbe dire che la civiltà è molto antica e che non incomin- 
cia né con Pericle né con Augusto; che l'Italia e la Grecia sono state 
precedute dall'incivilimento di altre nazioni; e che gli istrumenti morali 
e materiali che servirono allo svolgimento delle vetuste genti non deb- 
bono differire gran fatto da quelli delle più giovani. Gli usi e i costumi 
comparati; gli ammaestramenti che vengono all'universale dalle opere 
del genio; i progressi che si raggiungono nelle varie parti dell'umana 



(3 GTJIDA DELLA STASIPA. PERIODICA ITALIANA. 

economia; le industrie che grandeggiano in un paese, e s'arrestano in 
un altro; il vario e difforme cammino delle arti, delle scienze e delle 
lettere; i commerci, e la necessità che li accompagnano per riuscire a 
maggiore o minore beneficio degli esercenti, inducono in noi la persua- 
sione, per non dire la certezza, che, come noi, gli antichi dovessero stu- 
diare i mezzi per abbreviare la distanza con le facili vie, con i canali, 
con navi costruite per rapidissimi corsi, con tutti i mezzi che conducono 
alla prosperità e al miglioramento sociale — che nella meccanica doves- 
sero studiare l' incremento degli strumenti, che secondano ed agevolano 
le arti e le industrie — che con rapida diffusione delle invenzioni, delle 
scoperte, degli avvenimenti, e di tutto quello che può tornar vantag- 
gioso, provvedessero alle esigenze del governo e dei popoli. Infine se 
fuvvi una grande civiltà, tutto quello che la costituisce non dovè far 
difetto. 

Le moderne scoperte ci dicono che l'Egitto, la Caldea, l'Assiria 
raggiunsero il colmo della civiltà nelle scienze, nelle arti, nelle industrie, 
nelle lettere. Nessuna meraviglia quindi che un antichissimo Faraone 
formasse, molti secoli prima dei Tolomei, una grande medicina dell'anima 
in una biblioteca — né che ultimamente il mondo restasse attonito alla 
scoperta della biblioteca di Assurbanipal. Tutto cammina con norme 
eterne della Provvidenza. 

X 

Ma se è vero, per legge eterna della natura, che le varie civiltà 
sono progressive, e si rassomigliano nelle tendenze, negli intenti, e nei 
fatti esteriori, non è meno vero che i mezzi di svolgimento possono 
essere e sono spesso difformi fra le diverse genti. Queste varietà si spie- 
gano con le dissimili condizioni telluriche, atmosferiche, climatologiche, 
topografiche. 

E per questo le somiglianze fra i popoli, i diversi caratteri e le fi- 
sonomie di essi si spiegano facilmente nello investigare le cause delle 
differenze. In generale può dirsi, che v'hanno mezzi di miglioramenti 
sociali naturalmente comuni a tutti; e ve n'hanno altri speciah a cia- 
scun popolo. 

I giornali, ad esempio, — non pensati dai popoli orientali, per quanto 
da noi si sappia, o imperfettamente usati da alcuni popoli greci, col ti- 
tolo di effemeridi — si vennero per necessità creando dal mondo romano. 

X 

Anche i mediocremente eruditi, ma in modo speciale gli studiosi 
dei classici e degli storici di Roma, debbono essersi avveduti che i ro- 
mani sicuramente ebbero qualche cosa che somigliava alla odierna pub- 
blicità giornalistica: era come una necessità sociale. 

L'impero romano comprendeva tutta l'Europa civile, l'Asia minore, 
l'Asia centrale, l'Africa conosciuta. Le tre parti del mondo, suddivise in 
numerose provincie, erano governate da consolari, da senatori, da cava- 
lieri^ e nelle varie contrade stavano disseminate le legioni e le colonie. 
Le leggi, gli usi e i costumi miravano ad unificare ed assimilare il mondo 



i GIORNALI nell'antica ROMA. 



romano: cosi gli interessi non erano più solamente locali; il movimento 
e la vita delle provincie può dirsi che avesse il cuore in Roma; e da 
Roma emanasse la vitalità omogenea di tante regioni. Da ciò è chiara 
la necessità delle rapidissime comunicazioni fra il centro e le parti ; che 
i timonieri delle provincie fossero subito informati di ciò che avveniva 
in Roma, e che Roma fosse sempre avvertita di quello che succedeva 
nelle provincie ; ed era non meno importante che le varie genti fossero 
a giorno di ciò che avveniva nelle varie regioni. Se i ricordi rimastici 
fossero stati anche minori, noi dovevamo credere che ai bisogni sociali 
di un immenso impero civile provvedessero mezzi atti a soddisfarli. 

X 

Che i mezzi di pubbHcità fossero due, per i grandi avvenimenti, e 
per quelli giornalieri, si trae da diversi scrittori, ma più specialmente 
da un passo degli annali di Tacito, al decimoterzo. 

« Nel consolato secondo di Nerone e di L. Pisane, poco fu da memo- 
rare, chi non volesse impiastrar le carte, lodando i bei fondamenti e legnami 
dell'anfiteatro di Cesare edificati nel campo di Marte; ma per dignità del 
popolo romano s'vsa negli Annali scriver le cose illustri^ e le altre nei gior- 
nali. » Dunque annali o storie per i grandi fatti, diurni, diurnali o gior- 
nali per i fatti del giorno. E lo stesso Tacito altre volte ricorda queste 
due fonti per illustrare gli avvenimenti passati, come allora che dice 
(^Annal. Ili, 3.), parlando di Antonia madre, Annale non trovo, né gior- 
nale che dica se Antonia sua madre ci fece atto notabile alcuno. Fra gli 
altri antichi scrittori però è Svetonio quello che più spesso, e più avi- 
damente consultò i giornali, per trarne specialmente gli aneddoti dei 
quali infiorava le sue Vite; e cosi nelle sue citazioni storiche vediamo 
spesso ricordati i libri, e i diurni — libri actorum diurni. — Per queste 
e per ahre testimonianze moltissime non si può dunque, come vedremo, 
dubitare della esistenza dei giornali romani; e ne vedremo le età. 

E sebbene non possa dubitarsi che giornaU si compilassero e diffon- 
dessero anche nelle provincie, pure in queste erano più avidamente letti 
quelli della metropoli ed è ben naturale. Non è che noi lo supponiamo : 
ce ne assicura Tacito: « 1 giornali di Roma si leggono con più atlen:^ione 
nelle provincie e fra gli eserciti », ed erano aspettati con ansietà, come 
apparisce da tante testimonianze, ma più specialmente da quelle delle 
lettere di Cicerone, che spesso si lamentava dal fondo della Cilicia di 
non ricevere gii acta. Da Ladicea egli scriveva ad Attico: a Io aveva 
gli atti di Roma fino alle none di Mar^o »; ed a Celio: « Di Ocella 
poco invero mi avevi scritto: ne v'era cenno negli atti. » 

X 

La materia di simili giornali non differiva gran fatto da quella dei 
nostri. Ci è rimasta memoria di una compilazione, o raccolta giornali- 
stica di un Chrestus, greco abitante in Roma, alla quale attinsero poi 
diversi scrittori, come si fa nei nostri giornali moderni. Di questa rac- 
colta poco ci è rimasto, ma sappiamo che conteneva un emporio di po- 
lizie utili, e che anche di essa profittò M. Celio Rufo cavaliere romano, 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



amico e corrispondente di Cicerone quando questi era proconsole di Ci- 
licia. Di lui si sa che era novellista, o giornalista; turbolento, dissipa- 
tore, leggero, e nel tempo stesso un parlatore facondo ed efficace in 
modo da meritare non facili lodatori, Quintiliano e Tacito; un uomo 
che frequentava il bel mondo, dove s'innamorò di Clodia; che fu par- 
tigiano di Catilina e amico di Cicerone; che occupò l'edilità, la pretura, 
il tribunato. Dalle diciassette lettere rimasteci di esso abbiamo un'idea 
dei giornali del suo tempo, e dei giornalisti. — I giornali sono, anche per 
quei tempi, pieni di notizie vere e false; narravano di ciò che si era 
detto alla tribuna nel Foro, dove prendevano posto i reporters, che fa- 
cevano, quasi stenografate, le loro relazioni; erano chhmniì subrostrani 
dallo star sotto i rostri, come fanno oggi gli stenografi che alla Camera 
stanno sotto i seggi della presidenza. I novellisti si aggiravano special- 
mente nel Foro, ma percorrevano tutti i quartieri della città. Si reca- 
vano agli uffici pubblici, si affaticavano ad aver primi le notizie delle 
Provincie. Un bel giorno annunziarono la morte di Cicerone che era vivo 
e verde — spesso convertivano le scaramucce in battaglie, e le battaglie 
in scaramuccie, secondo che favorivano o avversavano i diversi partiti. 
Come oggi abbiamo, o avevamo cavurriani e mazziniani, cairoliani, sel- 
liani, nicoterini, s'agitavano allora mariani e sillani, cesariani e pom- 
peiani. V'erano anche allora gli appendicisti che andavano agli spettacoli, 
e riferivano sulla valentia dei gladiatori e dei mimi, delle quali cose si 
sdegnò un giorno Cicerone contro Celio che glie ne mandò gU estratti, 
cavati dal giornale di Chresto. Da questa corrispondenza dunque di Celio 
abbiamo le notizie giornalistiche di processi celebri, e fra gli altri di 
quello di Messala, ingiustamente assoluto, secondo il giornalista, per la 
eloquenza di Ortensio suo zio, il quale ne fu punito la sera dal popolo 
che nel teatro lo accolse con gridi e fischi — vi si registrano esagerate 
le SCO. fitte di Ctsare nella GaUia — i raggiri dei comizi — notizie molte 
e salaci di divorzi — cenni di matrimoni pomposi — il divorzio di Do- 
labella e le cure dello stesso Celio per fargU sposar Tullia — la sor- 
presa in adulterio di Servio Ocella in luogo tanto strano da eccitare le 
risa di Roma — articoli di fondo, e declamatori contro i vizi e la cor- 
ruzione del secolo — invettive contro Cesare, non probo — epigrammi 
contro Pompeo, mancante di spirito e di spedienti. 

Due altre fonti di notizie, tratte dagli antichi giornali romani, sono 
nelle lettere familiari di Cicerone a Quinto suo fratello, ed a Pompo- 
nio Attico; e negli scolii di Asconio Pediano. 

I cosi detti atti del popolo, o giornali, furono spogliati per più di 
venti anni dall'oratore di Arpino per trasmetterne le notizie al fratello 
e all'amico; e così quelle lettere restano a surrogare quasi la perduta 
collezione. Asconio Pediano poi non solo rovistò i giornali, incomin- 
ciando a svolgerli dal primo anno dopo il consolato di Cesare, ma ne 
conservò dei frammenti autentici. Essi, ad esempio, ricordano i torbidi 
di Roma del 69^ sotto il tribunato di Clodio, Pompeo assediato in sua 
casa da Damicne il lé agosto di quell'anno; i lamenti di L. Novio, 
tribuno bastonato e ferito dallo stesso Damione; i particolari della lotta 
e del processo railonianoj Plinio vi lesse il ricordo di una pioggia di 



t GIORNALI nell'antica ROMA. 



sassi; vi si trovano gli estratti dei discorsi di Sallustio e di Q. Pompeo 
nel giorno della uccisione di Clodio. 

X 

Giunto qui, debbo ricordare che per circa due secoli una serie di 
atti pubblici del Senato, e di registri giornalistici furono la disperazione 
degli eruditi, i più antichi dei quali li commendarono in mezzo all'en- 
tusiasmo, e i più moderni li rigettarono come falsi. L'entrare in questa 
controversia, anche per esporla soltanto, ci porterebbe ad una discus- 
sione troppo archeologica, e non troppo rispondente all'indole del la- 
voro, tanto più che io mi trovo d'accordo con i critici, che non accet- 
tano quei monumenti (che non esistono) e con la supposizione dei quali 
fu ingannata la buona fede dei primi illustratori. Il Marini, nei Fratelli 
Arvaliy ha discusso abbastanza l'argomento. 

In luogo però di questi documenti immaginari, abbiamo gli scrit- 
tori dai quali possiamo trarre non solo la certezza dell'esistenza di questi 
giornali, ma tanti frammenti di essi, e tante memorie che per essi si 
conservarono. Fu Cesare che volle la pubblicità nei giornali degli atti 
del Senato, e che poi, dal primo suo consolato alla dittatura, li volle 
cumulati coi diurnali del popolo. Ciò era politico, anche per immaginare 
qualche senato-consulto irregolare, opera qualche volta di pochi senatori 
adunati in casa di qualche console p triumviro. 

Cesare volle sempre abbassare il senato, e sollevare il popolo. La 
pubblicità nei giornali degli atti senatoriali ne abbassava il prestigio a 
prò delle plebi. Con questa trasformazione di pubblicità, i giornali, in- 
terrotti quasi interamente ai tempi delle guerre civili, ripresero il loro 
corso sotto Augusto, ma con poca libertà. Setto Tiberio e Domiziano 
vennero sottoposti a durissima censura, e durante l'impero di quest'ul- 
timo, gli atti del senato, fatto schiavo, tornarono segreti. 

Nerone ridonò il suo diritto alla pubblicità anche riguardo al se- 
nato, e negli imperi di Trajano, degli Antonini, di Alessandro Severo, 
dei Gordiani, di Valeriano e di Probo, fino agli ultimi secoli dell'im- 
pero, gh acta ebbero libero corso, ed in esso figurarono le bassezze del 
trasformato Senato, come gli avvenimenti sociali in generale. 

Con l'invasione dei barbari cessa la pubblicazione dei giornali, e 
il mondo romano diventa selvaggio. È solo coi secoli che incomincia la 
rinnovazione lenta: e solo quando di fanciullo il mondo ritorna adulto 
si riproducono a poco a poco i fenomeni della civiltà e con essi, quasi 
ultimo, quello della pubblicità diurna degli avvenimenti. 

Mi piace conchiudere con un ravvicinamento. I giornali di Roma 
antica si appellavano Acta-Diaria-diurnalia. La parola diarium ha tra- 
versato i secoli ed ha preso sede nell'idioma italiano. Il giornale ufiì- 
ciale si appellava qui nel passato secolo, e nella prima metà del presente, 
Diario di Ronia, ed era prima diviso in diario ordinario e diario estero. 
Abbiamo anche oggi gli atti ufficiali, gli atti non ufficiali, cioè gli 
ACTA SENATUS, e gli ACTA POPULi : COSI le forme non sono per nulla va- 
riate. E se la parola giorno non è latina, mentre abbiamo per essa i 
GIORNALI, non abbiamo abbandonato il dies dei nostri padri coi nostri 

DIARI, 



10 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Un vivente e dotto scrittore francese sostiene che gli eredi dei ro- 
mani non sono gli italiani, ma i Galli. Sarà possibile che riesca a fare 
accettare quest'affermazione ad un solo italiano? 

A. Gexnarelli. 



IL 

Disputatio de diitrnis aliisqiie Romanorum actis, aiictore J, W. Reussen, 
Groningae, apud R. J. Schierbeck, 1857 in 8.° di pagine 77. 

Nel 1838 Vittorio Le Clerc pubblicò a Parigi una memcria Sui 
giornali presso i Romani (i) nella quale con molta amenità di discorso 
e con erudizione squisita trattò la quistione di ogni sorta di atti pub- 
blici -a Roma, e quindi degli Atti diurni, e di loro forma e materia e 
vicende e importanza. Quanto alla origine egli stima probabile che i 
giornali cominciassero tre arni dopo la caduta di Numanzia, cioè nel 62^, 
quando cessarono gli Annali dei pontefici; congettura combattuta da altri, 
i quali appoggiati ad un passo di Svetonio (2), interpretato in modo 
diverso, riportarono al primo consolato di Cesare la prima pubblicazione 
degli atti diurni. Più recentemente altri scrissero sullo stesso argomento 
in Germania (3) e da ultimo uscì la memoria soprannunziata del Reus- 
sen, nella quale si illustrano di nuovo gli Alti diurni del popolo, gli atti 
del senato, gli atti militari, gli atti forensi, e si ricerca la loro forma, 
e materia e va'ore, usando spesso di buona critica, e talvolta combat- 
tendo con ipotesi non meglio fondate, le ipotesi antiche. Del che basti 
citare un esempio. Il Le Clerc pensò e fu seguito da altri in questa opi 
nione, che Cesare facesse pubblicare gli atti del senato per togliere ai 
padri il prestigio del mistero in cui si avvolgevano e per diminuire la loro 
autorità al cospetto del popolo. Il che secondo noi, non apparisce inve- 
risimile e si accorda benissimo con la politica e cogli intendimenti del- 
l'uomo che mirava a distruggere gli ordini antichi, e a recare tutto in 
sua mano. Ma il nostro autore, tenendosi ad avviso contrario, nega sen- 
z'altro questa spiegazione, e afferma che Cesare fece pubblicare gli atti 
senatoriali pel suo amore alle lettere e ai monumenti (4). 

Per ciò che spetta alla materia di cui discorriamo, dagli studi an- 



(i) Des journaux chez les Roraaias. Recherches prècèdées d'une memoire sur les 
Annales des Pontifes et suivies de fragments des journau.x de l'aucienne Rome, par 
j. Victor Le Clerc, membro Istit. Frane. — Parigi, Firmin-Didot, 1838, in 8.°, 440 
pagine. 

(2) Inito honore, primus omnium (Caesar) instituit ut tara Senatus quam populi 
diurna acta conficerentur et publicarentur. — Caes. 20 — Il Le Clerc crede più esatto 
e più verisimile il vedere in queste parole il significato che Cesare introdusse l'uso di 
pubblicare gli atti del senato come già si faceva di quelli del popolo: mentre altri 
intendevano che Cesare fu il primo a far compilare gli atti diurni del popolo e quelli 
del senato. V. Ernesti, Excursus ad Sveton. Caesar 20, e Reussen, p. 14. 

(3) Lieberkunius — De diurnis Rem. actis, Vimar 1840; Schmit, Vindiciae, libr. 
suspect, Lipsiae 1844; e Zeitschr f. Geschichtwissenchaft, 1844. t. I, p. 308, ecc. 

(4; Pag. 38 e 39, op. cit. 



I GIORNALI nell'antica ROMA. 11 

tichi e recenti risulta chiaro che a Roma, negH ultimi tempi della re- 
pubblica, e per tutto l'impero, vi erano giornali che in alcune parti ras- 
somigliavano ai giornali moderni, e con vari appellativi chiamavansi diurna 
popidi romani, diurna urbis acta, diurna actorum scriptum, populi diurna 
acta, acta diurna, diurna commentarla, commentari rerum urhanorum, acta 
rerum urbanorum, acta urbana, urbis acta, publica acta ed anche acta sen- 
z'altro (i). Non ne rimane alcun brano che ci dia precisamente la forma 
di essi, perchè i frammenti che si riportano fino all'anno 585 di Roma, 
sono evidentemente un'impostura di qualche erudito del secolo XVI (2). 
Ma rimangono molti fatti che gh scrittori tolsero da questi giornali, e 
quindi è facile aver notizia della loro natura, delle cose che raccontavano 
al pubblico e della fede che potevano meritare come monumenti di storia. 

Quando la potenza romana fu molto ampliata, i cittadini che per 
causa di affari pubblici o privati erano costretti a trattenersi in paesi 
lontani, si ragguagliavano delle cose di Roma, per via di lettere, le quali, 
istituiti i giornali, erano per lo più copie estratti di essi. Le lettere 
di Cicerone, e quelle a lui dirette da altri, ci danno per più anni pa- 
recchie delle cose contenute in questi diari, i quali riportavano i senati- 
consulti, gli edit'i decretati per pubblica autorità, le cose forensi, gl'in- 
trighi dei comizi, i nomi dei migistratì designati, i processi, le ingiuste 
assoluzioni, e fischiate fatte in teatro agli avvocati dei rei (3). Delle 
cause celebri davano notizie più particolareggiate; sull'affare di Milone 
Asconio Pediano trovò nei giornali mólti fatti con cui potè illustrar Ci- 
cerone, e narrare i tumulti del tribunato di Clodio, un liberto del quale 
assediò Pompeo in sua casa: e di là raccolse i particolari sullo scontro 
a Boville, sul giorno preciso della uccisione di Clodio, sulle agitazioni 
popolari e sui discorsi pronunziati nel fòro da Sallustio e da Quinto 
Pompeo, tribuni turbolenti e particolari nemici di Milone (4). 

Vi erano annunzi delle morti di uomini celebri, funerali, miserie e 
ridicolezze degli uomini, scandali, chiacchiere, aneddoti di teatro, attori 



(i) Tacito, Anaal. Ili, 3 ; XII, 24; XIII, 31 ; XVI, 22. Svetonio, Caes. 20; Claud. 41 ; 
Aug. 64; Calig. 36. Plinio j Hp. V, 14; VII, 35; IX, 15; Paneg. 75. Petronio, Saty- 
ric. 53. Lampridio, Commod. 13; Alex. Sever. 6. Cicerone, Ep. ad divers. II, 15; 
VIII, 2, 11; XII, 23. 

(2) Furono pubblicati dapprima negli Annali del Pighio (161 5), poi nelle iscri- 
zioni del Reinesio (1682), con qualche dubbio; quindi con piena confidenza dal Grevio 
nella sua edizione di Svetonio (1691); dal Dodwell con aggiunte (1692) e dal Mu- 
ratori (1739). I più li crederono veri fino agli ultimi tempi, quantunque il Welser 
fino dal 1596 non vi riconoscesse la venerabile antichità che si voleva loro attribuire. 
Furono stimati opera di un falsario dal Moyle, dal Gibbon, dal Beaufort, dall' Ernesti, 
da Gaetano Marini. Pure anche nei tempi recenti non mancò chi li ritenesse per veri, 
e lo stesso Furlanetto nella sua edizione del Dizionario del Porcellini si lasciò indurre 
in errore. Ma oggi è chiaro che sono manipolazioni di un falsario, come fra gli altri lo 
ha provato il Le Clerc, che con critica nuova e profonda, ricercò gli elementi diversi 
riuniti e combinati da un erudito del secolo xvi, del cui centone, sebbene fatto con 
assai destrezza, si può facilmente ritrovare ogni frase tolta a Livio, a Cicerone, ad al- 
tri (Des journaux ecc. p. 299). 

(3) Cicer, Ad divers. II, 8; VIII, 2, 3, 4, 9, 11, 12, 14 ecc. 

(4) Asconio Ped ad Cicer. Oratio prò iMilone, p. 44, 47,49 ecc.; ed Orelli 1833. 
Vedi anche, ad Cicer. prò Scauro, p. 19 



1^ GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

fischiati, avventure galanti, adulteri, nozze, divorzi, descrizioni di giuochi 
di gladiatori, notiz'e di ciò che accadeva a Roma ogni giorno, notizie di 
guerra, considerazioni politiche: lasciavasi travedere che Pompeo man- 
cava di spirito e Cesare di probità; e poi dicevano dell'Italia invasa dal 
vincitore delle Gallie (i). Avevano declamazioni contro i vizi e la cor- 
ruzione del secolo (2); dicevano di feste religiose, di dedicazioni di 
templi, di prodigi e portenti. Plinio trovò nei giornali che nel 710 erano 
piovuti mattoni (3). 

Più abbondanti sono i ricordi che si hanno dei giornali nei tempi 
dei Cesari, e ci sono anch'essi testimoni dei costumi del tempo e di 
quell'obbrobrioso servaggio. Crescono i chiacchiericci e le inezie raccolte 
per fare ridere il popolo servo, e il dispotismo corrompe la pubblicità 
a suo profitto. Cesare che sapeva benissimo volgere contro la libertà gli 
strumenti di essa, usò a suo aiuto anche i giornali, senza curare di ve- 
rità o di menzogna, e fece scrivere che Marco Antonio volle deferirgli 
per ordine del popolo la potestà regia, e che egli non l'aveva accettata (4). 
Augusto che pacificò con la libertà anche l'eloquenza e la storia (5), e 
lasciò scrivere solo chi scriveva per lui mentre vietava la pubbUcazione 
degli atti del senato ^6) tollerò i giornali, ma sottomettendoli a rigorosa 
censura (7), la quale durò setto Tiberio come sotto gli altri tiranni (8). 
E quindi Petronio ne fa la parodia riferendo nella forma e nello stile 
dei giornali che nel predio Cennano di Trimalcione sono nati il 25 di 
luglio 30 bambini e 40 bambine; che sono state messe nel granaio 500,000 
moggia di grano; che si domarono 90 buoi; che fu posto in croce il 
servo Mitridate per avere bestemmiato \\ genio di Caio; che si riposero 
in cassa 100,000 sesterzi non potuti impiegare, e che nello stesso giorno 
vi fu incendio negli orti Pompe] ani (9). 

Quando tutto è in mano di un solo, i giornali narrano le cose della 
reggia e le presentazioni di corte. Livia vi fece annunziare i nomi dei 
senatori e dei cittadini che avevano chiesto di essere ammessi a salu- 
tarla; il che ripetè anche Agrippina (io); Tiberio, tiranno più raffinato, 
ne abusò turpemente : faceva mettere nei giornali articoli contro sé stesso, 
e divulgava non solo le cose che altri avesse detto in segreto contro di 
lui, ma ne aggiungeva altre di sua invenzione per trarne poscia pretesto 



(i) Cicer. Epist ad divers. II, 15; Vili, i, 6, 7, 13, 15; XII, 8; ad Q.uin. Fratr. 
I, 2; ad Brut. I. 3; Plinio, Nat. hist. VII, 54. 

(2) Cicer. Ad divers Vili, 6, 17. 

(3) Nat. hist. II, 37. 

(4) Dione Cassio, XLIV, 11. Deve avvertirsi che nel passo di Dione, secondo 
altri si parla degli atti del senato, non di quelli del popolo. Del resto, che Cesare 
facesse falsificare a suo profitto gli atti del senato lo attesta anche Cicerone (Ep. ad 
div. I, I, 2; IX, 15; X, 12, 16), come poi li falsificò Marc' Antonio (Cic. Phihppi V, 4; 
Epis. ad div. XII, i) 

(5) Tacito, Dialog, de Orat. 38. 

(6) Svetonio, Aug. 36 

(7) Le Clerc, p. 246. 

(8) Dione Cassio, LVII, 21; LXVII, 11. 

(9) Petronio, Satyric. 53. 

(10) Dione Cassio, LVII, 12; LV, 3?. 



I GIORNALI nell'antica ROMA. 13 



a vendette (i); e mosso da invidia vietò che si scrivesse nei giornali il 
nome di un famoso architetto che con mirabile arte avea rialzato un 
portico cadente (2). Domiziano vietò di scrivere nei giornali ciò che a 
lui non piaceva (3) e peggio di tutti fece Commodo, il quale amando 
anche la celebrità e io scandalo che gli veniva dalle turpitudini, volle 
che si pubblicassero tutte le sue crudeltà, tutte le sue prove di gladia- 
tore, tutte le sue infamie (4). 

Vi si divulgavano i rescritti, le costituzioni, gli editti, le opere edi- 
lizie dei principi, le loro orazioni, e le vili acclamazioni dei senatori ri- 
petute cinque, dieci e venti volte (5), e che sono le pagine più vergo- 
gnose della storia romana; le proposizioni di templi a Nerone (6), l'apo- 
teosi di Claudio (7), il titolo di nume a Domiziano (8); le quaU cose 
stavano ora in luogo dei liberi suffragi con cui sotto la repubblica si 
designavano i magistrati. Del servo senato regiscravansi anche le sen- 
tenze e i discorsi, e nelle provincie, secondo la testimonianza di Tacito, 
si leggevano gli atti per conoscere il contegno di Trasea, mentre tutti 
i senatori adulavano e plaudivano alle crudeli follie di Nerone (9); e 
ciò che Trasea non aveva fatto, era, come oggi direbbesi, l'avvenmiento 
del giorno. 

Largo spazio vi occupavano le varietà, i portenti, le favole, i fatti 
memorabili. Nell'anno 800, sotto la censura di Claudio, i giornali an- 
nunziarono che fu portala a Roma la Fenice ed esposta nel comizio (io). 
Plinio vi lesse che agli 11 aprile del' 748, nel duodecimo consolato di 
Augusto, un Crispino Ilaro di onesta famiglia plebea di Fiesole venne 
a sacrificare in gran pompa nel tempio di Giove Capitolino, accompa- 
gnato da 7 figli e 2 figlie, da 27 nipoti, da 8 nipoti femmine e da 27 
pronipoti (11). 

Vi lesse anche la storia del cocchiere della fazione rossa messo sul 
rogo (12), e il fatto singolare occorso nella condanna capitale di Tizio 
Sabino: come egli fu condannato a morte coi servi, il cane di uno di 
essi lo segui alla prigione, aVe gemonie, e fino al Tevere, ove fece ogni 
sforzo per sostenere sull'acqua il corpo del suo padrone (13). 



(i) Dione Cassio, LVII, 23 

(2) Id. LVII, 21. 

(3) Id LXVII, II. 

(4) Habuit praeterea morem, ut omnia, quae turpiter, quae impure, quae crude- 
liter, quae gladiatorie, quae lenocine faceret Àctis Urbis indi juberet, ut Marii Maximi 
scripta testantur. Lampridio, Commod. 15. 

(5) V. Lampridio. Alex. Sev. 6, 12, 56; Capitolino, Cord. 5; M.ixirain. 16, 26, ecc.; 
Pollione, Claud 4, 18; Vopisco, Aurei. 13, 14; Tacit, 4, 5; Prob. 11 ecc. 

(6) Tacito, Annali XV, 74. 

(7) Id. Annali XII, 74. 

(8) Svetonio, Domit. 13; Dione Cassio, LXVII, 13. 

(9) Tacito, Annali XVI, 22. 

(io) Allatus est et in urbem, Claudi! principis censura, anno urbis DCCC, et in 
comitio propositus, qvioà ti Actis testatum est; sed quem fulsum esse nemo dubitaret. 
Plinio, Nat. hist. X, 2, Vedi anche Solino, XXXIII, 14. 

(11) Plinio, loc. cit. VII, ir. 

(12) Id. VII, 54. 

(13) Id. Vili, 61. 



14 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICà ITALIANA. 

Svetonio che molto si dilettava della storia aneddotica, svolse molto 
i diari e in essi trovò il di natalizio di Tiberio e il luogo in cui nacque 
Caligola (i), e li cita anche a proposito delle tre nuove lettere intro- 
dotte da Claudio nell'alfabeto latino, e poscia morte con lui (2). Tacito, 
che ricorda (3) come nei giornali si lodassero gli edifizi e nominata- 
mente l'anfiteatro costruito da Nerone nel campo Marzio, trovò in essi 
documenti sul funerale di Germanico, e i nomi di quelli che v'inter- 
vennero (4): e Giovenale ne attesta che vi si scrivevano i nomi dei 
nati (5), e vi si pubbhcavaao le nozze (6). Gli atti diurni si perpetua- 
rono sino alla fine dell'impero, e nel codice Teodosiano si ha quasi il 
nome di giornalista nelìz parola, diurnarius (y); ma poco sappiamo della 
pubblicazione e della forma di essi, malgrado le ricerche fatte dal Reus- . 
sen nella sua accurata ed erudita memoria. La cura degli atti è noto 
che fu affidata ai questori e poi ai prefetti dell'erario (8). È molto pro- 
babile che i giornali non si pubblicassero prima di avere avuto l'appro- 
vazione del principe; ciò voleva il dispotismo imperiale. Si scrivevano 
in carta, e vi erano in Roma persone che vivevano di questa faccenda. Si 
esponevano non si sa se per uno o due giorni: ognuno poteva leggerli 
e copiarli, e in tal modo i presenti, e gli assenti delle provincie e degli 
eserciti, avevano notizia delle cose di Roma. Pare che poi si portassero 
nell'erario e nelle biblioteche. 

Sulla forma esterna e sulla dettatura di essi non havvi memoria. 
Solo Quintiliano si lamenta che anche i giornali attestassero della cor- 
ruzione della lingua (9). Ad essi attinsero notizie Tacito, Svetonio, Plinio 
ed i successivi scrittori delle vicende romane; e quantunque abusati e 
corrotti dal dispotismo, per ciò che spetta ai luoghi dei fatti, alle date, 
e a parecchie particolarità delle cose giornaliere di Roma, si tennero 
come uno dei fonti della storia imperiale. 

Atto Vannucci 

(Archivio Storico Italiano, t. IX, 1859.) 

III. 

SALLUSTIO GIORNALISTA 

Crispo Sallustio, allora giovane ancora, faceva quel che oggi si di- 
rebbe il giornalista, e redigeva con l'aiuto di altri, e segnatamente di 
Cesare, il Cotnmentarium rerum urbanaruw, il Moniteur d'allora, perchè 
Roma fu prima ad avere una gazzetta A lui LucuUo prestava tre- 



(i) Svetonio, Tib. 5; Calig, 8. 

(2) Id. Claud. 41. 

(3) Annali XIII, 31. 

(4) Id. Ili, 3. 

(5) Sat. IX. 84. 

(6) Id. II, 156. 

(7) Cod. Theod. VIII, 4, 8; Le Clerc p. 249. 

(8) Tacit Ann. XIII, 28. 

(9) Instit. Orat. IX, 3, 18. 



I GIORNALI nell'antica ROMA. 15 

cento liberti per moltiplicare le copie del Commentario. Ciascun liberto 
gliene dava cinque copie al giorno. Uscendo tutte le settimane, nel di 
sacro a Mercurio, ne circolavano 10,500 copie. 

A una dramma per copia (ch'era il prezzo fissato) facevano 42,000 
dramme al mese, salve le spese che non variavano 2000 dramme. Ciò 
che significa 480,000 dramme all'anno (una dramma valeva 97 cente- 
simi di nostra moneta). 

E cotal rendita valeva quanto l'esser proconsolo in una delle ricche 
Provincie dell'Asia, senza esser ladri come Verre. 

Giuseppe Rovani 
(dalla Giovine-^^a di Giulio Cesare) 

IV. 

UN GIORNALE DI VENTI SECOLI FA 

Il più antico dei giornali è quello che usciva in Roma due secoli 
prima di Cristo, intitolato Acta populi romani diurna. 

Ecco un numero dell'anno 168 avanti Cristo: 

« Il 29 mnrzo: il Console Livinio ha esercitato oggi le funzioni 
governative. — Una violenta tempesta è scoppiata nella giornata di oggi; 
la folgore è caduta sopra una quercia poco dopo mezzodì, nella prossi- 
mità del colle Veli e l'ha spezzata in più parti. — Vi fu una rissa in 
un albergo della città che ha per insegna l'orso, presso il colle Jano. 
L'albergatore fu gravemente ferito. — L'Edile Titinio ha condannato i 
beccai che spacciano la carne per aver venduto la loro merce senza averla 
prima sottoposta all'ispezione delle autorità. Le ammende hanno servito 
a costrurre una cappella. — Il cambiavalute Ausidio, la cui bottega ha 
per insegna lo Scudo del Cimbro, è fuggito portando seco una somma 
considerevole. Venne inseguito ed arrestato. Egli aveva ancora con sé 
tutto il denaro rubato. Il pretore Fonteio l'ha condannato a restituire 
immediatamente tutto il denaro a coloro che l'avevano depositato in sue 
mani. — II capo dei briganti Denniphon, arrestato dal legato Neava, è 
stato crocifisso oggi nel porto di Ostia. » 

V. 

Fra le opere dell'antichità romana che non sono giunte fino a noi, 
vanno le Decadi di Tito Livio, alcuni libri delle Storie di Tacito e le 
Storie di Sallustio. 

Ebbene, il Moniteur Universe! annunziò nel 1886, che un giovane 
erudito tedesco, il dottor Hauler, ha scoperto, in un manoscritto della 
biblioteca di Orleans, cinque fogli che già facevano parte di un palim- 
sesto sul quale erano state originariamente copiate le Storie di Caio Cri- 
spo Sallustio. A forza di pazienza, il dottore Hauler è riuscito a poter 
leggere quei frammei.'ti delle Storie, che si riferiscono ad una discussione 
che ebbe luogo in senato in seguito ad un bollettino di vittoria spedito 
da Pompeo, ed alle campagne intraprese contro Sertorio e contro i pirati. 



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L'INVENZIONE DELLA STAMPA 



Da molti anni si contestava a Grutemberg 1' invenzione della 
stampa. I suoi titoli, infatti, erano difficili a stabilirsi, benché coloro 
che volevano contrastargli la gloria non avessero argomenti molto 
validi a opporgli. Il più antico documento che Ambroise Firmin- 
Didot avesse trovato in favore di Gutemberg, rimontava al 1499. 

Il signor Sieber, di Basilea, nel 1887 ne ha ^pubblicato un 
altro di data anteriore al primo, cioè del 1472. È una lettera 
latina di Guglielmo Fichet a Robert Gaguin, che menziona espres- 
samente Gutemberg come 1' inventore dell'arte tipografica (qui 'pri- 
mus omnium impressoriam artem excogitavit). 

Questa lettera si trova stampata in testa del solo esemplare 
conservato alla biblioteca di Basilea del trattato De Ortographia 
di Gasparino da Bergamo, opera stampata coi torchi della Sorbona 
nel 1472. Guglielmo Fichet, che aveva fondato la prima tipografìa 
di Parigi, doveva sapere a chi attenersi poiché egli aveva impie- 
gati tre operai istruiti da Gutemberg a Magonza e che egli no- 
mina in questa stessa lettera : Ulrich Gering, Michel Friburger e 
Martin Crantz « di già più abili, dice egli, dello stesso maestro ». 

Nel 1884 fu scoperta la prima macchina tipografica di Gutem- 
berg. Questa macchina datata dal 1441, fu ritrovata in un'antica 
casa di Magonza dove Gutemberg aveva stabilita la sua tipografia 
e che era nota col nome di Corte del Giovane. 

La macchina porta il monogramma /. G. e il millesimo MCDXLI. 
Essa è stata accuratamente riparata con l'aiuto di antichi disegni 
di macchine tipografiche del xv secolo, che esistono ancora. 

X 

Ecco ora l'ordine cronologico seguito dall'arte della stampa, 
nel diffondersi in Italia : 
1467 — S' introduce a Roma la prima tipografia. 

1469 — La terza città d'Italia ch'ebbe tipografia fu Venezia, la 

quale in quest'anno ne apriva una. 

1470 — Si fonda la prima tipografia in Verona. 
1470 — Borgo S. Sepolcro in Toscana. 

1471 — Pavia, Napoli, Treviso, Ferrara, Firenze. — A Bologna, 
anche in quest'anno, Baldassarre Azoguidi impianta la 
prima tipografìa. 

1472 — Padova, Mondovì. Giovanni Fabri impianta per primo tor- 
chi di stampa a Saluzzo. Pietro Adamo De Micheli è il 
primo che stabilisce l'arte tipografìca a Mantova. 

1473 — Brescia; a Messina, per opera di Rigo Elding, alemanno. 

1474 — Torino, Savona, Como, Genova, Modena, Vicenza. Per opera 
di due frati s' introduce la prima tipografìa a Ripoli (To- 
scana) ; in essa lavorò come compositrice una monaca. 

N, Bernardini — Guida delta Stampa periodica italiana — 2, 



18 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

1475 — Città di Sant'Orso, Piacenza, Caselle (Comune), Jesi, Reg- 

gio-Calabria. 

1476 — Cagliari, Udine, Trento, Pagliano. 

1477 — Perugia, Bergamo. 

1478 — Pieve di Sacco, Tusculano, Colle; Andrea di "Wormazia 

installa la prima tipografìa a Palermo. 

1479 — Pinerolo, No\à, Saluzzo. 

1480 — Cividale. 
1482 — Pisa, Aquila. 
1484 — Siena, Rimini. 

1485 — Chivasso. 

1486 — Casalmaggiore. 

1488 — Viterbo, Gaeta. 

1489 — Capua. 

1490 — Lecce, Portese, Sora. 

1491 — Nozzano, Lucca. 

1492 — Cremona, Nizza. 
149.3 — Alba. 

1495 — Forlì, Virola-Algbise. 

1622 — Catania. 

1636 — Monteleone (Calabria). La fama di questa città supera tutte 
le altre città calabresi, dopo Cosenza. 

1645 (18 gennaio) — La Camera del Piemonte, ordinava in questo 
giorno al Sinibaldo « di stampare, in Torino, ogni setti- 
mana, ragguagli o siano avvisi generali delle occorrenze 
del mondo, scritte da Pietro Antonio Soccino ». 

1651 — Pier Griacinto Massa, introduce la stampa ad Imola. 

X 

Parrà strano cbe in Italia, ove l'arte tipografica era già tanto 
in onore, non venisse subito adoperata per la stampa delle prime 
gazzette. Gli è cbe gli scrittori di esse si sapevano più liberi dalla 
censura, ed anche perchè i loro praticanti erano ghiotti di notizie 
recondite, le quali a^Tebbero avuto assai minor pregio se fossero 
state facilmente accessibili al pubblico. 

Vedremo più innanzi la storia e le vicende dei primi giornali 
stamjìati. 

N. Bernardini. 



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Il dornalismo nel 1500 e 1600 



È noto che molto tempo innanzi alle gazzette, le notizie correvano 
scritte a mano e si chiamavano avvisi o spacci. 

Conviene credere che i giornalisti d'allora somigliassero molto a 
certi giornalisti d'adesso, se monsignor Mariano Pierbenedetti, vescovo 
di Martorano e governatore di Roma, pubblicò li ii ottobre 1586 un 
Bando degno d'essere ricordato. 

Dice monsignore essersi osservato per lunga esperienza che nello 
scrivere da tutte le parti del mondo lettere d'avvisi « non si è mai visto 
scrivere cose particolari con infamia et disohnore di nessuna sorte di 
persone, et massimamente de Principi et persone graduate » come si fa 
in Roma « capo della Religione et ricetto d'huomini virtuosi. » 

Naturalmente, non erano questi uomini virtuosi gli autori di simili 
enormità; ma « alcuni di tanto mala natura, scelerati, calunniosi et de- 
trattori che senza timor di Dio et della giustizia sono partiti dalle patrie 
loro così male avvezzi, che hanno pigliato l'occasione, per essercitare le 
loro lingue pestifere, de scriver lettere d'avvisi da diverse parti, empiendo 
le carte de bugie et calunnie, infamando et detrahendo, all'honore et repu- 
tatione del prossimo, non considerando come Christiani, di quanto ca- 
stigo siane degni quelli che cercano dr togliere la fama et l'honore altrui. » 

Per la qual cosa ordina che nessuno scriva più simili lettere in 
qualsivoglia idioma, né con cifra o figure. 

Sanzione penale: La vita, confisca dei beni ed infamia perpetua. 

Chiunque poi riceverà una di quelle lettere deve rivelarla subito ai 
governatori o superiori; altrimenti sarà trattato come i trasgressori del 
bando. 

Il quale termina: 

« Advertendo che si procederà per inquisitione, denunzie secrete 
et ogni altro miglior modo per scoprir questi scelerati; se intercette- 
ranno le lettere et s'userà ogni sorte de remedio, perchè s'habbino da 
levar simili abusi, etc. » 

Il bando del Pierbenedetti venne inserito nei Bandi generali che 
furono il codice penale in molta parte d'Italia fino a tutto il secolo 
passato, ove le lettere d'avviso furono confuse coi libelli o pasquinate, 
e gli autori punibili, anche se esponessero la verità, nella vita, confisca- 
zione di beni e perpetua infamia « secondo le qualità delle persone, o 
almeno della Galera ad arbitrio di S. E. » 

Bel fare il giornalista a quei lumi di luna! 

X 

P. L. Bruzzone scrive sullo stesso argomento: 

Nel 1651 si fece una perquisizione a molti copisti di Roma, e pa- 
recchi furono arrestati, tra cui Luca Scabioli. 

In sua casa, il 22 aprile, fu trovato un avviso, e in questo era 
notato quanto segue: 



20 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

« Un tal signore Ugo MafFei marito della Catalana, stato cavalle- 
rizzo del già cardinale di Valenza, sendo a questi giorni stato accusato 
dal governatore di Roma che d'ordine dei Padroni se n'andasse fuori di 
Roma, dicevasi per la Corte che questo facesse l'amore colla duchessa 
di Ceri, et egli non obbedendo e seguitando l'impresa, il governatore 
fu necessitato mandare li sbirri alla sua casa per farlo prigione, ma non 
sendo stato trovato, d'ordine di detto governatore fu carcerato un suo 
figliastro. » 

La duchessa di Ceri, sopra citata, era donna molto galante; anzi 
la cronaca del tempo dice, con fondamento, che avvelenò il marito colla 
complicità della famigerata Giulia palermitana che fabbricava Vacqua 
tofana. 

Presso lo Scabioli non fu trovato solo l'avviso di cui sopra, ma pa- 
recchi altri colla data di Anversa, Colonia, Venezia che erano allora i 
centri dei principali ga:(ieltanti o spacciatori di notizie. Lo Scabioli era 
un vero giornalista che aveva estesa corrispondenza. Egli se la cavò 
con poco; ma non sempre andava cosi; anzi nel secolo xviii non meno 
di tre giornalisti furono tradotti al patibolo, rei soltanto di pasquinate 
o di scritti polemici o satirici. I tre giornalisti giustiziati furono Tri- 
velli, Rivarola, Scatolari. 

Nella perquisizione fatta allo Scabioli gli avvisi furono dai birri 
trovati sotto il materasso del letto. Egli abitava in borgo Sant'Angelo, 
ed era allora in trono Papa Pamphili. In uno di questi avvisi si parlava 
anche della principessa di Rossano, nipote del Papa, 

X 

Circa venti anni prima erano avvenute perquisizioni per lo scopo 
medesimo, e specialmente per trovare scritti di astrologia attribuiti al 
padre Orazio Morandi, abbate di Santa Prassede, il quale fu arrestato. 
Egli era uomo dottissimo e godeva l'amicizia di tutti i dotti del suo 
tempo, compresa quella di Galileo del quale talvolta fu commensale. 
Per lui l'astrologia era una cosa seria, ed egli aveva la fisima di volerla 
ridurre a scienza. 

Con lui vennero imprigionati tutti i frati di Santa Prassede! Nel 
processo fu sentito come teste Cesare Tubiolo Ventone da Pesaro, il 
quale così parlò: 

« Io fo il copista e anche il computista nella bottega del signor Al- 
legrucci et anco altrove. Prima fosse fatta la perquisizione alli copisti, 
ci erano molte scritture malediche che andavano attorno. Io vidi certi 
discorsi de Cardinali papabili et un pronostico nella bottega di Giuseppe 

Argemento un giovane che si sa piemontese mi fece vedere altra — 

scrittura intitolata Li pensieri notturnali de Parnaso. Mi furono mostrate 
pure delle profezie di papi e mi ricordo che parlavasi di api e credo 
riguardasse il papa che nell'arme sua sta l'ape. Si profetizzava: Conver- 
tentur in apies et non mellificahunt nisi in cadavera christianonon ; auge- 
bunt bella sub ejiis aculeo; pugnabunt reges fortes, sonabunt arma, clamabunt 
tubce, strepitabtint juxfn asinorum.... » 

Lo stemma colle api era quello dei Barberini, ossia del papa re- 



LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA. 21 

gnante Urbano Vili. Il che vuol dire che, mentre gli uni trattavano 
d'astrologia, gli altri volevano colpire il pontefice; senza rilevare che 
anche l'astrologia colpiva il pontefice, perchè le profezie astrologiche 
tendevano a dire che Urbano Vili sarebbe morto presto, onde facile 
era la via ai nuovi papabili. 

Lugubre fine ebbe questo processo dell'epoca Barberina. 

L'abate di Santa Prassede, dopo pochi giorni di carcere, mori air im- 
provviso in Tordinona. La voce pubblica vide il veneficio, e tale voce 
era tutt'altro che fantastica. 

X 

Ecco un documento che può attestare quale era la paga de' copisti : 

« Noi infrascritti facciamo piena et indubitata fede qualmente un giovine scrittore 
il meno prezzo che possa guadagnare e si debba dare per giusta mercede è di uno 
scudo il giorno. 

« Et in fede della presente con verità la sottoscrivemo questo di 2j settembre 1661 

« Io Giov. Battista Avitosi affermo quanto di sopra mano propria. 

« Io Girolamo Berretta affermo quanto di sopra mano propria. 

(Archivio Governatore di Roma — Processi.) 

Per altre notizie sui menanti, avvisatori o ga:{:(ettanti può leggersi 
un interessante studio intitolato Jotirnalistes, astronoines et m^romants a 
Rome, dans le xvif siede, pubblicato nv^lla Revue Britannique, V. VI, 1878 
e che per amore di brevità tralasciò. 



LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA 



Fra le cose onde il secolo nostro sarà singolare nella storia, 
e, almeno in apparenza, tanto dissimile da' precedenti, è a con- 
tarsi principalissima la potenza che, specialmente per mezzo dei 
giornali, esercita sulla società umana l'arte della stampa. La facilità 
meccanica di imbrattare di inchiostro ogni giorno innumerevoli fogli 
di carta, lia prodotto un cambiamento così profondo nel fatto del 
leggere e dello scrivere, ohe di necessità ne sono venute conse- 
guenze gravissime nel pensare e nell' operare degli uomini. Lo in- 
gigantirsi continuo del giornalismo, il suo moltiplicarsi in ogni 
angolo della terra; più l'essere i giornali non semplici espositori 
de' fatti, ma giudici di quelli, anzi tramutati in cattedre e tri- 
bune che sentenziano sulle ragioni della politica, su' diritti dei 
popoli, e sopra ogni altra umana cosa, ha in se tanto di grandioso 
e di prepotente, che il secolo nostro, innamorato di se medesimo, 
se ne gloria quasi di miracolo e di vittoria sui tempi che furono. 
L'opera individuale de' pensatori è fatta impotente sui popoli, a 
fronte del lavoro collettivo e molteplice de' giornali. Il credito 
che prima ottenevano i libri, de' quali si chiamavano autori degli 



22 GUIDA DELLA. STAMPA. PERIODICA ITALIANA. 

uomini conosciuti, e clie si argomentava averci speso, scrivendoli, 
tutto ciò che poteva la loro mente, si concede oggi a de' fogli 
composti all'improvviso, da gente di cui quasi sempre sono ignoti 
il nome, la vita e gl'intendimenti, ma clie ne impongono col par- 
lare a nome di molti o di tutti. Frattanto la presente generazione, 
preso l'abito della lettura de' giornali, rapida, negligente ed oziosa, 
si è quasi divezzata dallo studio ordinato ed assiduo, e dalla ri- 
flessione fatta sul libro al lume della lucerna. I libri meditati, e 
scritti con artifìcio diuturno, non sono più de' tempi nostri : e quando 
anche non fosse venuta meno l'arte del comporli, troverebbero inetto 
a studiarli il più gran numero de' leggitori, oramai usati a più 
facile disciplina. La società, stanca dibattere le orme antiche, anche 
per questa parte entrò risolutamente in una via inesplorata, fidan- 
dosi alla scorta di nuovi maestri. Quale sarà, al chiudere dei conti, 
l'effetto di questo nuovo indirizzo sulla civiltà vera del mondo, sa- 
rebbe presunzione e vanità il volerlo prognosticare. In ogni modo, 
lasciando ai filosofi lo speculare dubbiosi sopra le ultime conseguenze 
del giornalismo, è naturale che si vada da ogni parte preparando 
la storia di una istituzione, della quale veggiamo cosi grandi i 
progressi. Già la Francia, il Belgio, la Germania, l' Inghilterra e 
forse altre nazioni (1), possono vantarsi di lavori su questo soggetto ; 
alcuni de' quali larghissimamente condotti, come quello dell'Hatin 
per la Francia. Nissun moderno italiano, per quanto ci è noto, 
prese fin qui a ricercare questa parte d'istoria ; dove prima invece 
eravamo soliti dare agli altri l'esempio di ogni qualità di erudi- 
zione. Talché a poche e sommarie notizie di enciclopedia e di simili 
compilazioni si riduce tutto quello che sappiamo sulle origini delle 
gazzette fra noi. 

Coloro che vissero ne' due secoli passati erano troppo lontani 
dal prevedere la futura importanza delle gazzette, perchè potesse 
venir loro in mente di tramandarci notizie sulle medesime. Perciò 
gli scrittori, non pochi né indegni, di istituzioni politiche che si 
ebbero in Italia in que' tempi, e coloro che trattarono delle diverse 
discipline civili, ne tacquero. Gli autori senza numero delle storie po- 
litiche, sì generali come particolari, delle diverse città o Provin- 
cie, quasi mai non si valsero di quelle, riputandole documenti 
impuri e fallaci. Coloro che trattarono delle vicende delle nostre 
lettere, non credettero neppur degni di menzione i menanti e le 
loro scritture. Infine, anche i bibliografi, che pur tanto si affan- 
narono intorno a cose di minimo valore, colla scusa della curio- 
sità, non si degnarono di descrivere le gazzette, nemmeno quelle 
che si pubblicarono in antico col mezzo della stampa. E pure l'I- 
talia può vantare, ove in ciò stesse fondata ragione di merito, di 
avere, forse prima delle altre nazioni civili, accolto l'uso di dif- 



(i) Hatin, Vaudin, Deschiens scrissero la storia della stampa periodica in Francia; 
Warzée, quella del Belgio; Prutz, quella della Germania; Andrews, quella dell'Inghil- 
HvTAf ecc. ecc« 



tÈ t^RIME GAZZETTE IN ITALIA. 23 

fondere le notizie del giorno mediante l'arte dei gazzettieri. Così, 
per quanto l'uso delle gazzette s'introducesse inosservato e quasi 
furtivo nella società italiana, e a poco a poco si propagasse nelle 
classi più numerose, questo non rimase di certo senza effetto sulla 
vita della nazione, e dovette lentamente educare il popolo a nuove 
idee, e preparare il terreno alla libertà. 

Anche un cenno fuggitivo sulla storia delle prime gazzette 
italiane può pertanto riuscire op^Jortuno, e forse non ingrato ai let- 
tori. Dovendo però il più possibile esser brevi, avvertiremo che 
intendiamo di stringere il discorso ai fogli portanti le nuove del 
giorno, a quelli insomma che ne' secoli passati tenevano il luogo 
delle odierne gazzette politiche. Per conseguenza non ha qui luogo 
il parlare de' giornali di lettere e di scienze, già visti in sogno 
dalla immaginazione fatidica del cavalier Marino avanti che fos- 
sero (1), e che potrebbero riuscire soggetto di notevole storia; 
giacche l'Italia n'ebbe molti e nobilissimi, e pur tuttavia manca 
fin un. catalogo che li ricordi. Cosi non entrano nel concetto no- 
stro gli antichi diarii, le storie annuali, le raccolte, anche perio- 
diche, ma fatte in. forma di libro, dei documenti storici; e nep- 
pure quelle relazioni, ora in prosa ora in rima, che via via si 
spargevano in Italia ad ogni avvenimento importante o meravi- 
glioso, e di cui i più antichi saggi stampati, rimontano ai primis- 
simi tempi della tipografìa. 

A tutti coloro, che hanno qualche pratica degli archivi, è oc- 
corso frequente lo imbattersi in alcune lettere, fino del trecento, 
che portano scritta o nel foglio stesso o in qualche carta aggiunta, 
una serie di notizie correnti di diversi paesi, di quelle, cioè, che 
oggi si direbbero politiche. Anzi in antico si sentivano le relazioni 
che corrono tra i fatti pubblici e le vicende del commercio ; e perciò 
questa diligenza d' informazioni usavano spesso verso i loro corri- 
spondenti, gì' Italiani che si trattenevano fuori delle loro città, per 
ragione di traffico. Gli oratori de' vari principi d' Italia erano' sol- 
leciti di fornire a chi gli avea spediti tutte le notizie che facessero 
capo nelle città dove fossero di permanenza o di passaggio ; ed anche 
i cittadini abitanti fuori del paese proprio, benché senza pubblica 
commissione, si facevano spesso un merito di mandare simili rag- 
guagli ai loro governi. Questa voglia, anzi meglio, questa neces- 
sità di informazioni, non restò nei soli principi e nei governi delle 
repubbliche ; ma si estese ai signorotti, ai prelati, ai cortigiani, ed 
anche ai cittadini curiosi e politicanti. Talché, chiedendosi da ogni 
parte notizie, ne venne naturalmente che altri si offerisse di scri- 
verle a prezzo : ed allora fu di fatto istaurato il mestiere dello spedire 
i fogli di nuove, ad ogni corso di posta, eguali a più persone e 
mediante mercede fissa ; la quale, si per essere scritti a mano , 



(i) Il cavalier Marino, iu una lettera scritta nel 1612, racconta di aver visto in 
sogno il lago dell'oblio, dove affogavano molti volumi, dei quali egli poteva leggere 
soltanto i titoli, in grazia di certi fogli accesi sui quali era scritto Giornale letterario. 
Vedi Vallauri, Il cavalier Marino in Piemonte, Firenze, 1865, pag, 188. 



24 CUTIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

e messi assieme con fatica e non senza pericolo, fu di prezzo non 
piccolo. A quest'arte, cui occorreva una particolare attitudine, e 
svariata e molteplice conoscenza di persone e di cose, si dettero 
uomini intraprendenti, mezzo letterati e politici, la maggior parte 
de' quali aveva appresa l'arte di scrivere e la pratica d' investigare 
i fatti pubblici e privati, nelle innumerevoli segreterie de' signori 
e de' prelati. I maestri delle poste ed i corrieri dettero mano a 
questa nuova istituzione, che riusciva loro di utile singolarissimo. 
I fogli di nuove, si chiamarono generalmente avvisi, e più parti- 
colarmente gazzette, con nome di origine incerta (1). Gli scrittori 
e propagatori di quelli furono confusamente chiamati gazzettanti (2), 
avvisatori, foglicttanti, novellisti, e menaìiti; voce, anche quest'ul- 
tima, di provenienza ignota (3). 

Come avviene di tutte le usanze che lentamente si introducono 
fra gli uomini, mancano memorie sicure del tempo e del luogo in cui 
il "commercio delle gazzette avesse principio fra noi. È tradizione, 
riferita ne' libri di erudizione comune, che queste cominciassero, in 
Venezia circa l'anno 1563; e si aggiunge che sorsero dalla necessità 
di aver notizie, il più possibile frequenti, sui moti de' Turchi, fatti 
allora più che mai minacciosi sotto Solimano. L' invenzione era di 
certo assai recente, allorquando nel 1572, Pio V e Gregorio XIII papi, 
la chiamavano nelle loro bolle, arte ritrovata da poco, arte 7iuova. 
Ma senza dubbio de' fogli di avviso, scritti a prezzo, si divulgarono 
alcuni anni avanti il 15(33. L'abate Secondo Lancillotti, tutto infer- 
vorato nell'esaltare le cose nuove, stima che fosse opera di bellis- 
simo ingegno « la trovata di inviare gli avvisi de' successi, massime 
de' prencipi di tutto il mondo, in ogni parte ». Ricordata quindi 
« la conserva » che di tali scritture si trovava nella libreria del Duca 
d' Urbino « da settanta anni in addietro » , conchiude che questi co- 
minciassero ad essere in uso da che quei principi presero a farne la 



(i) Il Ferrari ed il Menagio affermarono che i fogli di nuove si chiamassero ffl:^- 
:{ette, perchè in principio si vendessero, o, come altri aggiungono, si dessero a leggere, 
pagando una ganettaj moneta veneziana assai simile alla crazia toscana. Il Menagio 
poi osserva ingenuamente che resterebbe a sapersi perchè la moneta in discorso 
avesse quel nome. Tutti i dizionari, e le enciclopedie hanno accolto a occhi chiusi 
questa etimologia, che ha in sé qualche cosa di cosi specioso, che non finisce di 
persuadere. La parola leittufigen che si introdusse in Germania, e specialmente in Augu- 
sta, per indicare i fogli di nuove scritti a mano, quasi contemporanei ai primi avvisi 
italiani, potrebbe richiamare gli eruditi a nuove ricerche; e forse potrebbe ritrovarsi 
nella gaietta italiana la corruzione di leitung, o di \eiU L'Hatin, Histoire de la presse 
en Prance, I, 72, dice aver veduta messa in istampa per la prima volta la parola ga- 
iette nel titolo di un opuscolo del 1604. Molto più anticamente si troverebbe stampata 
quella parola, se il Senebier avesse riferito senza sbaglio di data, un altro opuscolo 
politico in dialetto savoiardo. La Gaietta de la guerra lay \ay susay ^ay la velia et \ay 
la Comba, 1568, in 8.° Hist. Litt. de Genève, I, jS. 

(2) Gai^etlanie, e non ganettierej dicevano gli antichi. 

(3) Il Menagio volendo trovare l'origine della parola menante, la dice venuta dal 
Minare le mani che facevano i gazzettieri scrivendo frettolosamente. Prima di lui il 
Vossio aveva argomentato che si dicessero menantes, quasi minanles, dal minare che 
facevano essi la fama altrui. Q;:es:e etimologie non son tali da contentare alcuno, e 
fori* sarebbe a ricercarsi anche l'origine della parola minante in altre lingue, 



. LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA. 25 

raccolta (1). Scrivendo il Lancillotti nel 1623, ne viene che egli in- 
tendesse l'arte de' gazzettieri esser cominciata poco dopo il 1550. 
Sono infatti del 1554 i fogli più antichi di nuove, che si incontrano 
negli archivi e che hanno l'aspetto, non d'informazioni diplomatiche 
o private, ma di avvisi di menanti. Ed appunto circa a quell'anno 
si trovano nei documenti pubblici e privati i primi accenni a questa 
foggia di ragguagli. Come è certo che alcune delle x^rime gazzette 
furono scritte da Venezia, altre pure se ne hanno di egual tempo 
venute da Roma. Anzi troviamo che la fabbricazione degli avvisi 
romani si allargasse più rapidamente, e trovassero credito e spaccio 
sopra gli altri in Italia. I fogli veneziani, fino da principio, si mo- 
strarono temperati e severi ; quelli romani invece apparvero , dal 
nascere, inclinati a libertà ed alla critica, e talvolta pigliavano 
l'aspetto di libelli. Il che ha la sua ragione nell'essere scritti in 
mezzo ad una città appassionata e violenta, e divisa da fazioni, 
quanto fu Roma sotto i pontificati dell'ultima metà del cinquecento. 
Alla repubblica veneziana, cauta e uniforme nella sua politica, pare 
che riuscisse fino da principio il regolare e disciplinare gli scrittori 
de' fogli. Invece i gazzettanti di Roma avvezzi alle pasquinate, 
nelle frequenti mutazioni di papi e di governi, e nello scompiglio 
delle sedi vacanti, poterono spessissimo essere più che liberi ; ma 
libertà vera e duratura non ebbero mai, che il governo gli fu 
addosso di quando in quando con repressioni crudeli. 

Alcuni indizi farebbero sospettare che quei libelli, per cui Nic- 
colò Franco trovò la morte, fossero scritti a modo di avvisi ; poiché 
il processo contro di lui fu contemporaneo alla prima persecuzione 
de' gazzettieri di Roma. Infatti il primo segno della burrasca contro 
di essi si ebbe nel concistoro del 10 febbraio 1569, nel quale il 
rigidissimo Pio V « dopo aver deplorato le calamità de' tempi, fece 
« un'invettiva contro quelli che scrivono nuove pregiudiciali del 
« papa, de' cardinali, de' vescovi et delli altri prelati, contro dei 
« quali disse di voler procedere senza rispetto alcuno ; ammonendo 
« i cardinali avvertissino li loro segretari a volersi guardare da 
« simili inconvenienti, perchè gli castigherebbe severamente » (2). 
Cosi parlavano gli Avvisi di Venezia, i quali di li ad un mese rac- 
contavano in questi termini il supplizio del beneventano: « Questa 
« mattina messere Niccolò Franco, già servitore di Morone, è stato 
« impiccato in Ponte. Si dice per avere infamati diversi signori 
« illustrissimi, et per avere corrotti alcuni ministri di giustizia » (3). 
Al supplizio di lui seguitavano altri rigori. « Un mio servitore 
« (cosi scriveva Paolo Manuzio tutto pieno di paura) è stato cinque 
« mesi prigione et ha tocco della corda, benché senza sua colpa, 



(i) Lancilotti, V Hoggidì, II, 352. La collezione urbinate, oggi nella Vaticana, di- 
stribuita in 22 volumi dal Codice Ottoboni, comincia infatti col 1554- La collezione 
degli avvisi veneziani nell'Archivio Mediceo di Firenze, parte dal 1556. 

(2) Avvisi di Veneiia, in data di Roma, n febbraio 1569. Collezione Medicea, 
filza 3080. 

(j) Stessi Avvisi, ia data. di Roma, n marzo 1569, 



26 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



« solo per essere stato nominato da uno clie diceva avergli letto 
« qui in casa alcune cose del Franco , il nome de] quale è atto 
« a fare andare in prigione , non solo chi lo lia conversato , ma 
« qualunque lia letto cosa sua » (1). Corse voce in quei giorni che 
anche il fiscale Pallantieri, addosso a cui si fabbricava il processo 
che ebbe fine colla sua morte, a vendetta della crudeltà e delle 
frodi che alla sua volta avea egli usate nella inquisizione contro 
i Caraffa, fosse convinto mediante la tortura « di haver avuta parte 
« in que' libelli che scrisse il Franco, e per li quali fu impiccato », 
la qual cosa è al solito raccontata dal veneto informatore (2). 

Ma bisogna dire che questi esempi di castighi patiti per avere 
audacemente usata la penna, e la paura che dovea ispirare 1' in- 
dole di Pio V, non fossero bastati a legare le mani de' menanti di 
E-oma. Nuovi rigori si preparavano frattanto contro di loro. Nella 
gazzetta che si spediva regolarmente al Granduca da Cosimo Bar- 
toli suo legato in Venezia, così leggevasi in data di Roma, 23 feb- 
braio 1571: « Il Papa ha mandato fuori un editto che proibisce a 
« tutti li novellanti il potere più scrivere nove; oltreché ne ha 
« fatti prendere tre o quattro, et si dubita non gli faccia impic- 
« care. Si dice perchè scrivevano delle cose che non istavano 
« bene» (3). Ci è ignoto- il tenore di questo ordine, il quale fu 
pubblicato forse a modo di bando dal governatore di E-oma, o da 
qualche altra magistratura. Di certo neppure questo riuscì all'in- 
tento, imperocché troviamo che lo stesso pontefice dovette venire, 
nell'anno appresso, a piìi solenne risoluzione. Ecco infatti quello 
che annunziava il solito foglio veneziano, sulla fede di una lettera 
di Roma del 22 marzo 1572: « Lunedi fu concistoro, dove Nostro 
« Signore parlò assai acerbamente contro quelli che scrivono nove, 
« rivelando li segreti, dicendo che scrivevano delle imperfezioni 
« altrui, e che vi mescidavano di molte bugie, et con non poco 
« scandalo ; cosa che non era da tollerare ; et che voleva mandar 
« fuori una proibitione penale sopra loro, come poi ha fatto. Et 
« esortò li cardinali a non penetrare questo alli lor familiari. » 
E veramente, il 17 marzo di quell'anno Pio V segnava la bolla 
Romani 2^on(tficis irrovidentia; la quale, di li a cinque giorni, si 
affiggeva in Laterano e in Campo di Fiori col titolo di Constitutio 
cantra scribentes, exemplantes et dictantes monita vulgo dieta Gli 
Avvisi e Ritorni (4). In questo documento, che riuscirebbe troppo 
lungo a riportarsi intero, si diceva che per quanto già le leggi 
provvedessero contro i libelli famosi e contro le ingiurie scritte, 
la crescente malizia degli uomini necessitava nuovi provvedimenti. 
Imperocché sendo introdotta l'usanza di certe lettere scritte da 



(i) P. Manuzio, lettera di Roma, 28 febbraio 1570. Leilere Manuiiane, ed. 1834, 181, 
(2; Avvisi di Veneiia, già citati, settembre 1569. 

(3) Avvisi di Veneiia, Roma 23 febbraio 1571. Collezione Medicea, filza 3081. 

(4) Fu stampata in foglio a parte dal Biado, come le altre bolle: poi inserita nei 
Bollarli speciali di Pio V e di Gregorio XIII. 



LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA. 27 

autori ignoti, clie attentavano all'ordine pubblico ed alla fama dei 
principi e de' privati, non solo narrando i fatti della città e delle 
Provincie, ma con temerario giudizio prevedendo anche i futuri, 
ne nascevano di frequente odii, inimicizie, risse ed uccisioni, con 
offesa continua alla maestà pubblica, con pericolo delle anime, e 
con mal esempio e scandalo di tutti. Perciò si ordinava che ogni 
qualità di libelli famosi, e specialmente le lettere d'avviso offen- 
sive alla fama di chicchessia, o portanti prognostici e giudizi di 
cose future, si intendessero proibite ; e gli autori, non che quelli 
che dessero loro aiuto in qualsiasi modo, o copiassero e divulgas- 
sero esse scritture, o che anche capitandone loro in mano non le 
presentassero immediate ai governatori di Roma o delle provincie, 
si intendessero incorsi in ogni più grave pena, anche della morte 
e della confisca. 

Noi sappiamo quanto valgono a metter male nella società mo- 
derna, tanto dissimile dall'antica e più mite, i cattivi giornali. Ma 
non ci è dato di argomentare degnamente quanto potessero dei 
fogli malevoli ed ingiuriosi contro le persone, in una città tutta 
piena di sanguinose rappresaglie e di odii feroci, come era Roma 
in quei giorni. Le parole del Pontefice, che dice gli avvisi di quella 
natura cagione di mali gravissimi, di risse, di sedizioni e di ven- 
dette, non potrebbero onestamemte tacciarsi di falsità ; e, cono- 
scendo i tempi, di giudizio eccessivo. Paolo Alessandro Maffei, 
scrittore di una Vita di Pio V, trova appunto le ragioni di tanto 
rigore nelle inimicizie e nelle feroci emulazioni che laceravano la 
città, e di cui le gazzette si erano fatte strumento. « La città di 
« Roma (egli dice) ha da lungo tempo esperimentata la disgrazia 
« di essere lacerata in strane maniere da' suoi medesimi cittadini. 
« Era paruto lor poco il guasto dato a tante belle e suntuose fab- 
« briche, per le quali la memoria almeno dell'antica sua grandezza 
« si conservava, se non imperversavano ancora fra di loro colle 
« sedizioni, colle nimicizie e colle stragi che spopolano le città. 
« Finalmente essendo state le domestiche sanguinose discordie, 
« per cura dei sommi pontefici sedate, restò in Roma una peste 
« di uomini, che perdonando alla vita de' migliori e più quali- 
« fìcati cittadini, tramò annerirne la riputazione e l'onore col far 
« libelli famosi, che volgarmente si chiamano pasquinate, e col 
« pubblicare lettere d'avvisi, che comunemente avvisi segreti sono 
« chiamate. Per le prime s' impiegano sempre la vendetta e una 
« disordinata vivacità di spirito, nelle altre ebbe parte l'avarizia 
« e il guadagno ; in tutte poi la malvagità si conobbe interessata 
« e accoppiata alla menzogna, non si dicendo ne avvisandosi ciò 
« che è vero, ma ciò che basta per togliere la fama altrui, per 
« fare avere spaccio maggiore a quegli indegni fogli, e cavarne 
« maggior profìtto da quel mestiere d'iniquità » (1). 

Frattanto pochissimi giorni dopo la pubblicazione della bolla, 



(i) Maffei, Vita di San Pio V. Venezia, 1712, pag. joj. 



28 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

si infermava, e quindi moriva, l'austero pontefice, I menanti ro- 
mani speravano forse un successore più rimesso e benigno. Si in- 
gannarono però, giaccliè Grregorio XIII, per quanto in molte cose 
fosse differente dall'antecessore, in questa parte ne seguitò le ve- 
stigio. Infatti si legge che nel luglio dello stesso anno 1572, il 
nuovo pontefice fece dare la corda e carcerare tre o quattro « di 
« quelli che non volevano cessare di scrivere nove contro l'editto 
« di Pio V » (1). Di -più il 1.** settembre segnava la bolla Ea est, 
intitolata Contra famigeratores et menantes, la quale cosi suona 
tradotta in volgare. « È tanta la infelicità delle cose umane, che 
« non solo i vizi vecchi contrastano con pertinacia alla solerzia 
« de' legislatori, ed anche compressi con rigorosi supplizi rinascono, 
« ma di giorno in giorno ne sopravvengono altri nuovi, ignoti ai 
« secoli .trascorsi. Talché a noi, per obbligo ingiuntoci da Dio, 
« tocca ad operare ogni fatica a fin di reprimerli nel loro prin- 
« cipio, avanti che si assodino, ed a troncarli, per quanto pos- 
« siamo, dalle radici. Essendo pertanto, non è molto tempo, emersa 
« una nuova setta di uomini illecitamente curiosi, i quali ogni 
« cosa riguardante i pubblici o privati affari, che venga loro in 
« cognizione, o che per loro libidine inventino, sì del paese come 
« di fuori, il falso, il vero e lo incerto mescolando senza ritegno 
« nessuno, propongono, accettano e scrivono. In modo tale che di 
« questo abbiamo già quasi istituita un'arte nuova ; e la maggior 
« parte di loro, anche per una mercede vile, di queste notizie rac- 
« colte da vani rumori del volgo, fattone certi piccoli commen- 
« tari, senza nome di chi li scrisse, di qua e di là gli spediscono, 
« ed anche come mandati prima da Roma in diversi luoghi, di 
« poi li vendono come ritornati da altri luoghi in Roma (2) ; e 
« non solo si fanno lecito di occuparsi delle cose avvenute, ma 
« anche di quelle che debbono avvenire, scioccamente presagiscono. 
« Noi che facilmente vediamo, anche per l'esperienza fattane, quanti 
« mali da ciò scaturiscono, perchè -più spesso si divulga il falso 
« che il vero, e perchè, per diretto o indirettamente, con false ap- 
« parenze, si viola la fama e la riputazione altrui; volendo toglier 
« di mezzo questi inconvenienti, per autorità della presente Co- 
« stituzione, proibiamo che in futuro nessuno ardisca di compilare 
« siffatti commentari, né quelli composti da altri, voglia ricevere, 
« copiare, spargere o spedire altrui. E coloro che a questo ordine 
« contravverranno, ipso facto, segnati con nota di perpetua infamia, 
« senza speranza di perdono, saranno condannati alla galera, o 
« a vita o a tempo secondo la qualità del caso. Quelli poi che ri- 
« coveranno da qualsiasi parte siffatte scritture, senza indugio al- 
« cuno, do^Tanno denunziarle e consegnarle al Governatore della 
« città nostra. Il che se non faranno, essi pure si intenderanno 
« incorsi negli stessi castighi. Intendendosi inoltre nel loro pieno 



(i) Az'visi di Veneiia. Roma, 19 luglio 1572. Collezione Medicea, fìlza 3081, 
(2) Ecco i Ritorni indicati nel titolo della bolla di Pio V. 



LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA. 29 

« vigore le pene per lo innanzi assegnate agli scrittori ed ai cli- 
« vulgatori dei libelli famosi » (1). 

Dopo questo editto la condizione giuridica de' novellisti romani 
non poteva farsi peggiore. Era proibita loro la continuazione dello 
scrivere nuove, pena la galera ed il bollo ; e frattanto restava in 
vigore e si confermava la Costituzione piana, clie minacciava un 
castigo arbitrario, da giungere fino alla morte, ove fossero con- 
vinti di libello famoso. Però, come sempre avviene delle leggi 
troppo assolute, la proibizione dello scrivere non si osservò. Le 
gazzette romane seguitarono a divulgarsi, forse percliè i menanti 
si risolvettero a moderare la lingua, e si fecero tollerare, compia- 
cendo a chi poteva usare la forza. Però non fu mai derogata nep- 
pure quella assoluta proibizione di Gregorio, benché non si appli- 
casse : e, quel che fu più grave, non si mitigò mai la terribile 
minaccia contenuta nella bolla di Pio V contro i colpevoli di libello. 
Anzi di questa si usò rinnovare la memoria nei bandi dei go- 
vernatori di Eoma sotto vari pontificati (2), e non mancò chi ne 
provasse alla occorrenza tutto il rigore. Tale fu il caso di uno 
sciagurato prete, il quale dimenticato che a' suoi tempi regnava 
chi voleva eseguita ogni più fiera legge, erasi fatto capo di una 
setta di gazzettieri da cui partivano e si diffondevano notizie con- 
dite dalla più fina malevolenza, a scredito del governo di Roma 
e di private persone. Di lui così Scriveva un altro novellista ro- 
mano il 2.3 ottobre 1587: « Quel capo de' novellanti Annibale 
« Cappello, dopo essere stato scomunicato da Sua Santità, et ca- 
« scafo in censure et pene ecclesiastiche, per avere scritto a diversi 
<( principi, contro ogni dovere et giustizia cose poco lecite di questa 
« corte, è stato finalmente preso a Pesaro, di dove se ne viene 
« legato qua per ricevere il condegno castigo delle sue maldi- 
« cenze » (3). Che castigo si aspettasse a chi veniva a Roma legato, 
sotto la imputazione di un delitto, regnando Sisto V pontefice, è 
facile indovinare. Infatti lo stesso gazzettiere, così poco compas- 
sionevole verso il suo infelice collega, ebbe a scrivere di lui quanto 
segue nel foglio del 14 novembre: « ler sera fu degradato in 
« San Salvatore del Lauro quel Don Annibale Cappello, et questa 
« mattina è stato condotto al luogo solito della giustizia in Ponte. 
« Dove prima gli è stata mozza una mano, tagliato la lingua et 



(i) Nel citato Bollarlo speciale di Pio V e Gregorio XIII. 

(2) Il Farinaccio, Consiì., 145, cita a questo proposito un bando del Cardinale di 
Camerino, del 1586, e altro de! Cardinale di S. Eusebio, del 1600. Il libello famoso 
si puniva coU'ultimo supplizio anche nell'antico giure romano. Più mite, il gius ca- 
nonico, lo voleva castigato colla frusta e colla scomunica. I dottori del cinquecento 
oscitavano, e conchiudevano col dirlo delitto sottoposto a pena arbitraria, senza esclu- 
dere la morte, come era appunto nella bolla piana. Farinaccio, Consti, 30, $ 25 Esso 
giurista consigliava per la morte in un caso di libello famoso sottomesso al suo pa- 
rere. E non valse che lo scritto, di cui si trattava, fosse uscito in tempo di sede 
vacante, e si allegasse la censuetudine della licenza pubblica in quella occasione, per- 
chè non ostante ciò, l'autore fu decapitato. Consil, 145. 

(j) Avvisi di Roma, 23 ottobre 1587. Arch. mediceo, filza 4027. 



30 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

« impiccato con tale discriptione. Per menante falso ^ detrattore 
« per molti anni delti gradi di persone d'ogtii sorte, et come pro- 
« fessore di tenere et mostrare figure oscene in diversi modi et atti 
« libidinosi, in dispregio di Dio et de' Santi, et per havere scritto av- 
« visi ai prencipi heretici y> (l). Erano stati lord Arundell e Maria 
Stuarda, clie scrivendo al Pontefice poco avanti al loro supplizio, gli 
avevano lasciato per ricordo di guardarsi da un insidioso informatore 
elle da Roma rivelava i segreti della Corte papale alla regina Elisa- 
betta ed al duca di Sassonia. Fatto processo al seguito di questo 
Consiglio si vennero a scoprire le corrispondenze del Cappello e 
le altre opere sue ; e fa allora che Sisto ebbe in concistoro a rim- 
proverare i cardinali di non sapere tenere il segreto delle cose 
trattate, perchè il menante non le avrebbe potute sapere, se essi 
avessero taciuto (2). Il padre Don Angelo Grillo alludeva molto 
probabilmente a questo sventurato, allorché scrivendo a Maurizio 
Cattaneo, diceva di un menante romano fuggito dallo Stato della 
Chiesa e . perseguitato per le sue scritture, « nelle quali haVea 
« fatto della penna coltello contro la fama de' grandi, et resola 
« insieme lacerabile appresso il mondo, et in ispecie presso coloro 
« che non scorgono, dentro ai fiori delle mal simulate lodi, l'an- 
ce gue velenoso delle male interpetrate azioni » (3). Dalla stessa 
lettera si ricava quello che altrove non abbiamo trovato, che cioè 
in tale occasione fosse proibita in Roma ogni qualità di avvisi ; 
ma quindi dopo la cattura del menante colpevole, fossero rimessi 
gli ovvisi innocenti ; il che è prova che, nemmeno ne' più pau- 
rosi tempi di Sisto, Roma restasse senza gazzette. 

E di vero, nelle collezioni e negli Archivi si hanno avvisi 
romani senza interruzione di tempo, e sono anche noti alcuni dei 
loro principali scrittori. Fra questi è Guido Gualtieri, il cui nome 
è sottoscritto ne' fogli della sua fabbrica, e che però è a credersi 
uno dei compilatori di avvisi innocenti, o prudenti, come dire si 
voglia. Della stessa qualità erano pur quelli in cui aveva mano 
il già nominato Maurizio Cattaneo, segretario del cardinale Albano, 
e noto specialmente per l'amicizia sua e frequentissima corrispon- 
denza col Tasso. Il che pure s'impara dalla medesima lettera del 
Grillo, che dà lode aperta di moderazione e di veracità agli avvisi 
che da lui riceveva. Chi fosse il gazzettiere romano che serviva 
la repubblica di Lucca nel 1.593, non ci è riescito sa]3ere. Ma certo 
doveva essersi mostrato di poca levatura, e soprattutto scarso di 
notizie recondite, poiché fu presa la risoluzione di licenziarlo, e 
di cercare la pratica di un novellista di miglior polso. A questo 
fine si scriveva dal Cancelliere Maggiore ad un concittadino abitante 
in Roma, al quale fu specialmente data commissione di far capo 
al maestro della posta di Genova, sapendosi che gli ufficiali delle 



(1) Avvisi di Roma, 14 novembre 1587, filza 4027. 

(2) Tempesti, Vita di Sisto V, voi. I, pag. 20-29. 

(3) Grillo, Lettere, ediz. 1612, pag. 723. Come molti altri epistolari del seicento, 
le lettere di costui non portano la data. 



LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA. 31 

poste avevano mano nello spaccio delle gazzette ed erano informati di 
tutti i segreti di quel mestiere. A clie il luccliese rispondeva con que- 
ste parole : « Mi sono andato informando, et dal mastro delle poste 
« di Genova et da altri amici miei et exsperti nel particolare della 
« menanteria, delli h.uomini clie sieno qui eccellenti in questo ge- 
« nere ; et ho trovato clie non v'è altro che uno che avanzi gli altri 
« di gran lunga, et questo non serve altro che prencipi, et non vi è 
« prencipe in Italia che non gli dia provvisione ; et gli avvisi che di 
« qua l'ambasciatore di Spagna manda alla corte del re, sono i suoi 
« traslatati in lingua spagnuola, perchè in effetto costui ha li mi- 
« gliori avvisi d'huom di Roma. Et poi ha giuditio, et non scrive 
« mai bagattelle, come fanno gli menanti ordinari ; ma cose sode 
« et degne delle orecchie de' prencipi. Ma gli vuole egli stesso 
« indirizzare a chi vanno et metterli sulle poste con le sue mani, 
« alle 4 o 5 ore di notte, perchè qui in Roma non se ne possi far 
« copie, e valersi delle sue fatiche. Et dove alli altri menanti non 
« si dà più di 15 iulii il mese, costui non si fa pagare meno di 
« due scudi d'oro in oro, che sono 24 iulii et più. Et ho detto a 
« un suo amico, che gli parlerà, domani, che io non guarderò a 
« questo purché voglia servire ; et volendolo fare (come spero che 
« farà) questa altra posta opererò che cominci» (1). Questa fenice 
de' gazzettieri di Roma, che godeva l'onore di farsi leggere fino da Fi- 
lippo II, era un Giovanni Poli, il cui nome è forse oggi ignoto ad ogni 
uomo vivente. Esso difatti, accettato di servire la lucchese repubblica, 
per molti anni durò; ed i suoi fogli, do' quali se ne conservano alcuni, 
come son ricchi di scrittura, possono dirsi moderati ed imparziali. 
Ma prima di esporre quel poco che n'è venuto fatto di sapere 
sulle particolari gazzette e sugli autori, è bene che si dica in che 
modo fu accolta dai contemporanei la istituzione di esse. Già ve- 
demmo qual fosse la sentenza che àelVarte nuova pronunziava il 
papato, e come di quella non si apprendessero che i pericoli e i 
danni, vedendola specialmente in Roma, farsi strumento delle fa- 
zioni e de' rancori. Cosi pure si disse che in generale i gazzettanti 
erano mossi dalla cupidigia, e pronti per ragione di guadagno ad 
eccitare la curiosità per mezzo della maldicenza. La qualità poi 
di menzogneri si attribuì loro fino dai primissimi tempi ; e poiché 
gli Italiani usavano già in metafora la parola carota^ per indicare 
una spiritosa invenzione, Giovanni Maria Cecchi, fingeva che Mer- 
curio avesse fatto nascere la gazzetta, per opera d' incantesimo, 
da una carota avanzata al porco del bosco Erimanto (2). Alla ri- 



(i) Arch. di Lucca. Magistrato de' Segretari, filza 66, e lettera di Muzio Vezzani 
al Canceliier Maggiore, 27 agosto 1593. Anziani, filza 609. 

(2) Cecchi, Poesie inedite, stampate a Napoli nel 1866, pag. 52. 
« E la gazzetta quella mala strega 
« Che va ciaramellando tanto tanto, 
(( E che senza rispetto a ognun la frega. 
« Mercurio la fé' nascere d' incanto 
« D'una carota, che di propria mano, 
« Scampò dinanzi al porco d' Erimanto. » 



32 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA. ITALIANA. 

putazione di bugia si associò anche un senso di noncuranza e di 
dispregio ; e molte volte si affettava di non dare niun peso alle 
ciance di que' fogli. Non è raro perciò di trovare nei documenti 
della diplomazia de' concetti come questo clie scriveva un amba- 
sciatore di Lucca: « Quanto alle cose del mondo fuori delle cose 
« delle gazzette, che io non ne tengo conto, non vi è nulla di 
« momento » (1). Il Cardinale Bentivoglio, richiesto di notizie da 
un gazzettiere, usava questo linguaggio : « Le mie occupazioni ed 
« il mio decoro non vorrebbero che io ricambiassi le triviali vostre 
« gazzette di Verona con queste notizie eroiche nostre di Fiandra », 
e finiva col dire : « Ripiglio la mia persona di nunzio e lascio la 
« vostra di gazzettante » (2). E che questi si tenessero in conto 
di vii gente e mercenaria, lo dice anche il fatto che niun nobile 
scrittore o storico di que' tempi si degnasse di far ricordo di loro, 
nemmeno quando furono perseguitati ed uccisi. Il qual silenzio fu 
cagione forse che i moderni, tanto solleciti a rivendicare la me- 
moria di coloro che patirono per le istituzioni di cui si vantano, 
non abbiano innalzata qualche statua a quelle prime vittime del 
giornalismo. Da un altro lato i novellisti si tassavano di esser 
troppo di frequente raccoglitori di inezie e di futilità ; come quando 
il Tassoni scriveva da Roma a modo di scherzo, non aver egli 
tempo da perdere nel raccontare le gite del Papa alle ville, e le 
infermità de' cardinali « e altre tali meschinità che servono per 
« compiere il foglio ai menanti » (3). La varietà degli umori dava 
inoltre occasione a giudizi diversi e contrari. Gli scrupolosi abo- 
minavano in generale le gazzette come spargitrici di falsità e di 
scandali. Ad altri invece, pareva di vederci sotto la mano de' ge- 
suiti e de' frati. I protestanti guardavano i fogli di Roma quali 
strumenti del papismo; ed il cavalier Eduino Sandis, che scriveva 
regnando Clemente Ylll^ scorgeva un tratto politico de' romanisti 
nell'uso che si faceva degli avvisi e de' corrieri per dar voce dei 
miracoli e delle conversioni (4). Alcuno avrebbe menato buono il 
mestiere de' novellisti, se fossero stati contenti a riferire i casi se- 
guiti ; ma quel volere profetizzare le cose future pareva che fosse 
temerità ed un tentare la provvidenza. Non mancava però chi 
tenesse della nuova istituzione concetto alquanto favorevole, e se 
ne ha esempio nel libro già citato del Lancillotti. Il quale rac- 
conta che sendo nella libreria del Duca di Urbino nell'atto di esa- 
minare quella ricca collezione di settanta anni di avvisi ; e ma- 
ravigliando che tanto accuratamente fossero stati conservati « non 
« correndo voce di molta verità in essi », un gentiluomo suo com- 
pagno negasse ciò, ed affermasse « che se alcuna volta ci è qualche 
« cosa di opinione incerta o vana, vien sempre ne' seguenti fogli 



(i) Lett. dell'Ambasciatore in Firenze, i8 giugno 1585. Arch. di Lucca. 

(2) Bentivoglio, Lettere, ed. 1636, pag. 31 

(3) Tassoni, Lettere. Venezia 1828, pag. 40. 

(4) Nella sua notissima Relaiione sullo stato della religione, cap. XXIV della tra- 
duzione del Diodati: Ginevra, 1625. 



LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA. 33 

« od approvata o reprovata. Sì clie (soggiunge il Lancillotti) si 
« acquistarono d'allora in qua qualclie reputazione appresso di me, 
« tanto più vedendoli liaver luogo onorato appresso quel Serenis- 
« simo » (1). 

Ed invero, per quanto in apparenza corresse generalmente 
nel mondo poca stima delle gazzette, queste erano pure ricercate, 
e lette avidamente e a caro prezzo pagate. Oltre le pratiche clie 
i principi, i governi delle repubbliclie ed i signorotti d' Italia, te- 
nevano direttamente cogli scrittori di esse ; i loro ambasciatori, 
e gli altri agenti diplomatici, trasmettevano assiduamente i sunti e 
gli spogli di tutte le gazzette che comparivano nei luoghi di loro 
residenza; come son quelli che Cosimo Bartoli e 1' Abbiosi man- 
davano da Venezia ai Granduchi di Toscana. E benché gli antichi 
avvisi non si conservassero generalmente, come si disperde la 
maggior parte de' moderni giornali, pure fra le carte appartenute 
ai principi ed ai signori, se ne trova quasi sempre de' seguiti più 
o meno lunghi, o almeno qualche reliquia. La gazzetta romana del 
Poli era inviata, per ogni corriere, a Filippo II di Spagna, e la 
Infanta sua figliuola gliene faceva lettura. Anzi, avendoci essa 
trovato un giorno l'annunzio di un suo futuro matrimonio col 
Granduca di Toscana, condito di alcuni curiosi particolari, si sa 
che l'augusta coppia ne fece un gran ridere (2). Principi, signori, 
repubbliche e cortigiani usavano ogni opera per tenersi amici i 
più riputati temuti scrittori di fogli; e si intendeva che, pagando 
que' grossi prezzi che costava la pratica, si avesse diritto ai loro 
favori. E, per quanto i gazzettieri fossero nel concetto comune 
tenuti come gente spregevole ed agguagliati a' più bassi confidenti 
politici, oltre il prezzo de' fogli, si avevano per loro carezze e 
regali, de' quali essi invero mai si stancavano di chiedere. Nel 
Senato lucchese, al trattamento degli aifari succedeva la lettura 
degli avvisi; ed anzi ne' tempi meno antichi fu legge in Lucca che 
gli avvisi venuti per la posta ai cittadini privati, non si conse- 
gnassero, e neppure si mostrassero ai singoli senatori, finche nel 
Consiglio non ne fosse fatta lettura solenne (3). Insomma, nelle 
opinioni contrarie che corsero fra gli uomini sul conto della isti- 
tuzione nascente, stavano, per cosi dire, i germi dei giudizi svariati 
e ripugnanti fra loro, che i moderni fanno del giornalismo presente. 
Il quale, mentre da una parte è celebrato come mezzo meraviglioso di 
civiltà e di libertà, da altri si giudica piuttosto atto a servire 
di strumento ai governi ed alle fazioni, che a svolgere il buon 
senso e la opinione sincera dei più. Tenuto da taluni come ca- 
gione di progresso nella cultura de' popoli, da altri chiamato in 



(0 Hoggidi, II, 352. 

(2) Lettera del Compagni ambasciatore in Spagna, 4 febbraio 1589. Arch. Lucch., 
Anziani, n." 609. 

(3) Consiglio generale di Lucca, 13 agosto 1700, 18 dicembre 1705, 28 dicem- 
bre 173 1, 22 gennaio 1732, etc. etc. 

N. Bbrmakdini — Guiia della Stampa periodica italiana — 3. 



34 GUIDA BELLA. STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

colpa della decadenza degli studi e del generale stemperamento 
degli ingegni; da tutti infine, e senza contrasto, riconosciuto quale 
necessità invincibile ed autorità singolarissima de' tempi nostri (1). 
Le prime gazzette italiane furono senza nissun material q ap- 
parato, consistendo in fogli scritti a mano, a carattere corrente ed 
affrettato, e con qualche particolare abbreviatura. Generalmente, 
non portano altra indicazione in fronte, fuorcliè la data del giorno, 
ed il luogo donde partivano. Alcune hanno in calce il nome del 
compilatore, come quelle romane di Guido Gualtieri, di Orazio 
Renzi (2), di G. Alleg. (3), i quali forse, sottoscrivendosi, inten- 
devano di schivare le censure contenute nelle due bolle pontificie, 
che parlano di fogli di autori ignoti. Mescolati agli avvisi ita- 
liani, si trovano spesso nelle raccolte de' fogli a parte contenenti 
copie di documenti politici, ed altri tutti pieni di notizie oltre- 
montane, i quali erano come supplementi, che gli stessi avvisatori 
fornivano ai loro clienti. I fogli si spedivano ogni settimana; quasi 
tutti nel sabato, il gran giorno del lavoro per gì' italiani, corri- 
spondente anche alla mossa de' corrieri ordinari da Roma, Venezia 
Genova e Milano. Una maggior frequenza sarebbe parsa cosa ec- 
cessiva e forse anche inutile; talché si teneva gran fatto, anche 
sul volgere del seicento, che alcune gazzette forestiere stampate 
uscissero due volte ogni settimana (4). Le notizie erano poste a 
modo di piccoli paragrafi, senza precedenza ed ordine alcuno ; ed 
ove fossero di paesi esteri o di città lontane, si avvertiva gene- 
ralmente esser cavate da altri avvisi, o da lettere ; o arrivate per 
via di corrieri e di spacci delle corti e di ambasciatori, de' quali 
si faceva ogni sforzo per penetrare il segreto. Spesso dando un 
sunto rapido di notizie portate da lettere, si costumava di ripetere 
la particella die, in altrettanti capoversi. Del quale modo di scri- 
vere può servire di esempio il ragguaglio della condanna del Car- 
nesecchi e de' suoi compagni, tal quale si legge nella gazzetta 
altre volte citata, che il Bartoli mandava da Venezia a Cosimo 
Granduca, il quale forse non potè leggerla questa volta senza im- 
pallidire : 

« Per lettere di Roma de" 27 settembre 1567 (si ha) 

« Che domenica nella Minerva si fecero abiurare 17 persone., 



(i) « La presse... doit savoir quel est son lot dans ce monde: elle est redoutée, 
« elle est jalousce, elle est cajolée, courtisée méme; elle n'est pas aimée. Il faut qu'elle 
« prenne soa parti de cette petite malveillance universelle, et se console d'ètre su- 
« specte: elle est indispensable. » Hatin, op. cit., voi. Vili, pag. 637. 

(2) Fra gli Avvisi della Magliabechiana, XXIV, 97. 

(3) Con quest'abbreviatura sono sottoscritti molti avvisi romani della prima metà 
del seicento, nelle Miscellanee dell' Arch. di Firenze. 

(4) La gazzetta d'Olanda che si stampava senza titolo alcuno sulla fine di quel 
secolo, da I. T. Dubreil, usciva il lunedi e il giovedì. Negli stessi due giorni si stam- 
pava la gazzetta francese e inglese a Londra. Altri avvisi, tutti in inglese, si pubbli- 
cavano in questo modo nella stessa città; il martedì il Fyng-Post, il giovedì il Post-man, 
il sabato il Post-hoy. Coronelli, Viaggi, 1697, II, 153. Anche la Gaiette de France, la 
prima che si stampasse a Parigi, cominciò a pubblicarsi una sola volta per settimana. 
Il primo foglio quotidiano di Francia fu il Journal de Paris nel 1777. 



LE PRniE GAZZETTE IN ITALIA. 35 

« con intervento di 22 cardinali. Dove in prima il Carnesecclii, 
« per aver dal 40 in qua tenute quasi tutte le false opinioni d'he- 
« retici, con sottili interpetrazioni et intelligentie ; per ha ver avuto 
« stretto commertio con lieretici ; per averne favoriti et sostentati 
« molti con denari ; per liavere fatto lezioni liereticlie ad alcuni, 
« in Fiorenza, in Padova, in Venetia et in Francia ; per liavere 
« scritte lettere a varii signori, cercando di metter loro in capo 
« le sue false opinioni ; per esser stato dubbioso, vario et inco- 
« stante nel suo credere ; per essere stato d' animo di andare a 
« Ginevra, dove diceva predicarsi sicuramente Cristo, se non fussi 
« stato ritenuto da tre gran signori (sopra le quali cose si discorre 
« assai, per esser stato ammonito da Paulo III, dichiarato heretico 
« da Paulo IV et restituito da Pio IV, e sempre andato di male 
« in peggio) ; et per ha vere ancora, stando prigione, cercato di 
« scrivere lettere ad heretici ; fu dichiarato impenitente et incor- 
re rigibile. Imperò, deposto et degradato, privato di honori, di offici, 
« benefìci et di pensioni per 4 mila scudi di entrata, et di tutti 
« i suoi beni, fu dato in mano della corte secolare. 

« Che detto Carnesecchi nominò molti morti, et fra gli altri 
« un Prioli viniziano. Marcantonio Flaminio et un Appollonio Me- 
« renda, da' quali disse di haver imparato molte cose, una signora 
« Isabella Brisegna, una principessa d' Italia, che alcuni discor- 
« rono essere la Duchessa di Ferrara, et altri la signora Vittoria 
« Colonna. Et che egli fusse pestilentissimo heretico dimostra la 
« sua ostinatione, nella quale perseverò sino hieri, né per ancora 
« mostra segno di pentirsi, con tutto che gli stieno attorno duoi 
« frati scappuccini valenti huomini, et massimo il padre Pistoia, 
« il quale mentre detto Carnesecchi era cattolico era molto suo 
« amico. Et si differisco di far giustiza per acquistar quest'anima, 
« ma ci è poca speranza. 

« Il secondo fu Girolamo Manesio da Civital di Belluno, frate 
€ di S. Francesco conventuale, condannato a morte, et consegnato 
« ancor esso alla corte secolare insieme al Carnesecchi. Il quale 
« quando gli fu messo l'abito giallo colle fiamme di fuoco disse : 
« Padre, noi andiamo vestiti a livrea come se fussi di carnovale.— 
« Et guardandolo un gentiluomo, che havea la vista corta, li 
« disse : — Non vi afaticate tanto per vedere questo ricamo. — Et 
« accostatosi a lui; — Ecco, — disse, — che ve lo mostro con como- 
« dita. — 

« Che detto Carnesecchi, mentre si lesse il processo, stette 
« sempre su un palco basso, né fece mai altro che tenere una 
« mano sotto la guancia, et con l'altra si stropicciava la barba. 
« Pure, quando si venne alla sentenza, non si potette tenere che 
« non alzassi le mani al cielo, spargendo gravissimi sospiri, che 
« davano segno di animo travagliato. 

« Che Sua Santità ha detto che la vita e la morte sta in mano 
« del Carnesecchi, se si pente; ma, pentendosi, sarà condannato 
« in carcere perpetua. 



36 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

« Cile le sue abbazie si daranno, una di 1000 scudi, clie è nel 
« Polesine, al cardinal Commendone ; et l'altra, che è nel regno, 
« di 3 mila, clii dice al signor Don Antonio Caraffa, et chi al car- 
« dinal di Trani. 

« Che Matteo e Paulo Lupari fratelli, gentiluomini bolognesi, 
« sono condannati ad esser murati in vita, et pagare 2 mila scudi 
« per fare in Bologna una abitatione per gli heretici penitenti. 

«. Che Antonio Aldovisi gentiluomo bolognese è condannato a 
« perpetua carcere. 

« Che Girolamo Guasta villani, gentiluomo, Filippo Capiduro 
€ dottore di legge, et Ottaviano Fioravanti mercante bolognese, 
« condannati ad esser murati in vita. 

« Che Matteo Rubiani modanese, maestro di scuola in Bologna, 
« condannato alla galera perpetua. 

« Che maestro Antonio da Ferrara, libbraio in Bologna, per 
« bavere venduti libri proibiti, et per alcuni altri inditii, abiurò 
« come sospetto et fu confinato nel territorio di Bologna. Et tutti 
4c li suddetti bolognesi saranno condotti alla lor patria a fare la 
« medesima abiuratione. 

€ Che Pietro Martire Providone, Battista, Francesco e Gio- 
« vanni Locatelli, tutti da Forlì, saranno condannati a perpetua 
« carcere. 

« Che Girolamo dal Pozzo da Faenza sarà murato in vita, per 
« essere inutile alla galera. 

« Che Francesco Stagna da Faenza è condannato alla galera 
« per 7 anni. 

€ Che Giovanni Bone di Mini, ortolano da Faenza, è condan- 
« nato cinque anni alla galera » (1). 

L'esempio di Roma e di Venezia si propagò rapidamente nelle 
altre principali città d' Italia, e specialmente in Genova ed in Mi- 
lano, dove troviamo essere stabilite regolari corrispondenze di avvisi 
fino dagli ultimi anni del cinquecento. Gli avvisi di Genova e di 
Venezia applicavano soprattutto a di\nilgare le notizie venute dalla 
via del mare e del commercio. Le nuove di Spagna, di Piemonte, 
di Francia e delle altre regioni d'occidente; le mosse delle galere 
e de' navigli del mediterraneo, le imprese de' barbareschi e de' cor- 
sari affricani, si leggevano di prima mano ne' fogli genovesi. In 
quelli di Venezia si aveano invece, più fresche ed abbondanti, le 
novelle de' mari e de' paesi d'oriente e dell' impero germanico. 
I milanesi raccoglievano a destra e a sinistra, e si allargavano poi 
ne' fatti della corte di Spagna, in quella parte specialmente che 
riguardava il governo reale in Italia; nonché ne' successi di Sviz- 
zera, de' protestanti e della Fiandra. Ma le gazzette romane, spe- 
cialmente de' loro tempi migliori, che furono gli ultimi del cin- 
quecento ed i primi del secolo seguente, più estese di scrittura 



(i) Archivio mediceo, Venezia, filza 3080, e. 27. 



LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA. 37 

delle altre italiane (1), accoglievano le informazioni, che da ogni 
parte del mondo facevano recapito in quel gran centro della cri- 
stianità; ed erano poi, senza comparazione, più ricclie di ragguagli 
di cose nostrali, specialmente delle provinole di mezzo e della bassa 
Italia. Benché le villeggiature, la salute e funzioni del Papa, le 
mosse, le promozioni, le malattie, le morti ed ogni minima cosa 
della curia, de' cardinali, de' nipoti, de' prelati e de' signori romani, 
prendano in quelle carte non piccolo luogo ; pure riescono singo- 
larmente istruttive per la copia delle notizie, ed in generale pia- 
cevoli a leggersi per la vivezza e franchezza dello stile. Per ordi- 
nario le gazzette antiche, e specialmente queste di Roma, si esten- 
dono anche al racconto de' fatti privati, più assai di quello che sia 
conceduto onestamente ai fogli moderni. Ed anche le cose, che pur 
oggi si riferiscono, erano dagli antichi novellisti esposte più alla 
buona, con una certa confidenza e familiarità, che in questi parreb- 
bero non convenire. Però le morti de' personaggi notevoli o per 
dignità per condizione, erano spesso dagli antichi annunziate co' 
particolari de' testamenti, e talvolta col ragguaglio di quanto aves- 
sero lasciato di roba agli eredi. Le quali cose anche oggi si ricer- 
cano dagli uomini con molta curiosità, ma si tacciono per ordinario 
dalle gazzette. Cosi si scrivevano le vicende e gli esiti delle liti 
celebri, i fallimenti, le costruzioni delle fabbriche cospicue, le ven- 
dite ed anche gli affitti dei grandi palazzi e dei possessi impor- 
tanti, le vincite grosse fatte da alcuno giuocando, le villeggiature, 
le nascite de' figliuoli, ed i matrimoni non solo delle case de' prin- 
cipi, ma anche de' signori e de' cittadini più notevoli. Gran parte 
toccava ai ricevimenti, ed agli arrivi e partenze dei gi'an perso- 
naggi; ma anche gli annunzi di questi fatti, che tanto nolano il 
lettore delle gazzette moderne, erano in quelle vecchie, abbelliti 
quasi sempre da qualche curioso particolare de' cerimoniali, degli 
apparati e delle vesti. La lingua schietta e viva, benché non pur- 
gata ; lo stile senza ombra di affettazione, ed un certo odore di 
buon senso, dovevano infine render grati a leggersi gli antichi fogli, 
cosi lontani dal gergo, dall'artificio, dalle parole e dai concetti di 
convenzione e di moda, che rendono uggiosi quelli moderni. 

Valga, per esempio del raccontare la morte di alcuno, il modo 
tenuto da una gazzetta genovese del 20 febbraio 1599, nell'annun- 
ziare quella del doge Lazzaro Grimaldo, tanto diverso dal fare delle 
odierne officiali necrologie: « Lunedi sera Sua Serenità, dopo bavere 
« accomodato le cose dell'anima e del corpo, se ne passò di que- 
« sta a miglior vita, alle ore 19 soprappreso da quel catarro che 
« lo affogò. Che Dio l'abbia ricevuto in gloria! Et è compianto da 
« tutta la città, perchè era benigno per i poveri, sollecito nelle 
« cose del governo, et tanto per li poveri come per li ricchi, et 
« amatore della osservatione delle leggi. Non ha mai avuto figli, 



(i) Alcune gazzette romane, come quelle del Poli, erano di quattro carte e più, 
cioè 8 pagine di scrittura. 



38 GUIDA DELLA STAMPA. PERIODICA ITALIANA. 

« et ha fatto un bellissimo testamento con molti capi et item. 
« Lassò clie in tutto ascenderanno alla somma di ducati 24 mila 
« di entrata ogni anno. Lassa a due suoi nipoti, figli di una sua 
« sorella, quasi tutto; cioè al minora clie si dimanda Paolo Ago- 
« stino Spinola, giovane galantissimo, per 10 mila ducati d'en- 
« trata, con la casa in Genova et altri beni. Al signor Giovan Do- 
^ menico, che è il maggiore, scudi 4 mila di entrata, la bellissima 
« villa di Bisagno, et altre case et ville. Alla moglie per scudi 2000 
« d'entrata ogni anno; che li goda fino che campa, con il suo pa- 
« lazzo, con quelli minaggi di esso che li faranno di bisogno; e 
« per il resto a detti suoi nipoti. Alli due ospedali lassa scudi 1000 
€ cadauno : et a tutti li conventi di Genova scudi 25 per uno, per 
« dir messe da morti, mentre che il pubblico va mettendo all'or- 
be dine per farli l'esequie con grande honore. Passando ad altre 
« cose diremo che di questa sua morte ne danno la colpa a di- 
€ verse cose, et particolarmente che la giornata che entrò la regina 
« non volse mangiare la mattina, risalvandosi farlo la sera, sebejie 
« per ordinario soleva fare all'opposito, che la sera non cenava mai; 
« et che si caricasse lo stomaco, che si mosse il catarro. Altri di- 
« cono che nel ricevere la regina fece un errore, per disguido del 
« Mastro di cerimonie, et che se lo avesse tanto a male che di 
« dolore ne sia poi morto in tre giorni » (1). Gli annunzi dei ma- 
trimoni non passavano mai senza particolarità della dote, come 
appunto accade nell'ordinario discorso: « In questa settimana (cosi 
€ scrive lo stesso gazzettiere) è seguito il matrimonio fra il figlio 
« del signor Giovan Battista Doria del fu signor Antonio, con una 
« figlia unica del fu signore Stefano Grillo ; et si dice che fra le 
« facultà del padre, della quale essa resta erede, et la dote della 
€ madre, quando però morirà, bavera di dote 1.50 mila scudi ; boc- 
« Gone certo da far guastare il digiuno » (2). Da un altro lato così 
si acconnava ad un futuro comparatico da un novellista romano: 
« Il signor Enea figlio del signor Silvio Piccolomini, maritato dal 
« Granduca ad una nobile fiorentina, che si trova omai vicina al 
« parto, ha invitato questo serenissimo Gran Principe a volergli 
« levare dal sacro fonte la creatura che doverà avere. Et havendo 
« accettato 1' invito con conditione che la comare sia nobile, gra- 
« ziosa et bella, ha esso invitato la principessa Sforza parente di 
« S. A. , et ella, accettato parimente 1' invito, fa fare una ricchis- 
« sima corona di gemme per presentarla alla signora Comare » (3). 
Anche i dubbi delle gravidanze illustri avevano luogo nei fogli an- 
tichi, e se ne ha esempio in altro numero della stessa gazzetta : 
« È corso voce tutti questi giorni di nuova gravidanza della Du- 
« chessa di Parma, per il che l'Eccellentissima signora Donna Olim- 
« pia Aldobrandini fa fare molte orationi et distribuire gran limo- 



(i) Avvisi di Genova, 20 febbraio 1599. Archivio di Lucca. 

(2) Avvisi di Genova, 26 dicembre 1594. Ivi, 

(3) Avvisi di Roma, 2 agosto 1608, Ivi. 



LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA. 39 

« sine. Tuttavia alcuni dicono clie poi sia venuto nuovo avviso di 
« là che il segno fusse stato contrario » (1). 

Così le condanne ed i supplizi si raccontavano sempre; ma 
freddamente, senza ostentare una compassione clie non si sentiva 
e non era de' tempi. A mala pena traspare un senso di pietà nelle 
parole del gazzettiere romano quando dovette narrare la miseranda 
fine dei Cènci : « Questa mattina (egli scrive) hanno fatto la festa 
« alli poveri Cènci, sendo Jacopo condotto in una carrozza per 
« Roma, nudo e tanagliato, e poi in Ponte accoppato e poi squar- 
« tato. In un'altra carrozza era Bernardo il giovanetto, ma col 
« ferraiolo et coperto ; et è stato in Ponte a veder la giustizia, 
« ma poi 1' hanno ricondotto prigione, et salvato per la ragione già 
« scritta nelle passate (2) ; se bene dicono gii daranno il bando et 
« forse l' essili© ad Hostia. Il poverino andava sempre piangendo; 
« ma Jacopo sempre intrepido. Le donne furono menate a piedi; 
« et in Ponte fu all'una et all'altra tronco il capo ; sendo prima la 
« vecchia, poi la giovine stata spedita; e l'ultimo Jacopo. La vec- 
« chia era tutta morta ; ma la zittella molto arditamente pose il 
« capo sotto il ceppo. Sua Santità questa mattina è andata a S. Gio- 
« vanni, et ha detto messa bassa per l'anima loro, havendo voluto 
« saper come son morti contriti. Questa sera Jacopo è stato por- 
« tato dalla Compagnia de' fiorentini al luogo solito, et le donne 
« a S. Francesco portate dalla Compagnia delle Stimmate, alla 
« quale, la zittella massimamente, si era lasciata et fatto un le- 
« gato di 22 mila scudi se li bavera » (3). Si oda anche il laco- 
nismo cupo e il disprezzo col quale nel foglio medesimo si annun- 
zia la morte di Giordano Bruno: « Giovedì fu abbrugiato vivo in 
« Campo di Fiori quel frate di S. Domenico di Nola, heretico per- 
« tinace, con la lingua in giova, per le bruttissime parole che di- 
« ceva, senza voler ascoltare ne confortatori né altri. Era stato 
« dodici anni prigione al S. Offizio, dal quale fu un'altra volta li- 
« berato » (4). Con eguale scarsità di parole è detta la fine tutta 
religiosa e divota di un altro nobilissimo ingegno che i moderni 
avrebbero per avventura umiliato vivente come fu allora, ma che 
morto a\T.'ebbe empiuto dei suoi elogi tutte le gazzette. « Ieri mat- 
« tina mori Torquato Tasso, et hieri sera con onorata pompa fu 
« seppellito in S. Onofrio, accompagnato da infiniti religiosi et 
« preti oltre famiglia tutta dell' illustrissimo S. Giorgio, al quale 
« per gratitudine delle gratie ricevute in vita sua, ha lasciato in 



(i) Avvisi di Roma, 23 febbraio 1608. Archivio di Lucca. 

(2) Fra quelli che si erano mossi a corapassione di questo infehce giovanetto fu 
il duca di Parma Ranuccio I, al quale scriveva una compassionevole lettera di ringra- 
ziamento pochi giorni dopo l'eccidio della sua famiglia, cioè il 2 ottobre 1 599. Il pre- 
zioso documento sta nell'Archivio parmense, e ci è stato gentilmente indicato dal ca- 
valier Ronchini direttore del medesimo. 

(3) Avvisi di Roma, 11 settembre 1599. Codice vaticano-urbinate, n. 1067. 

(4) Avvisi di Roma, 19 febbraio 1600. Collezione suddetta, n, 1068. Ecco una 
conferma non dubbia che il aolano fosse bruciato vivo. 



40 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

« morte tutti li suoi scritti, che sono in grandissimo numero. » 
Cosi sensi'altro scriveva un menante romano il 26 aprile 1595 (1). 
I ragguagli delle festività e delle pubbliche divozioni, quando 
avessero alcun che di straordinario, si riferivano specialmente nei 
fogli romani. I quali non scordavano a maggior ragione di ripor- 
tare le nuove di miracoli e di conversioni, che corressero nella 
bocca del popolo. Amata feconda di voci di questa natura argo- 
mentiamo che fosse il 1608, scorrendo pochi fogli della gazzetta 
del Poli di quel tempo. In quello del 5 aprile si scriveva che le 
campane della Chiesa di Loreto avessero miracolosamente suonato 
da se, e che frattanto fosse comparsa in cielo una colonna di fuoco; 
ma si aggiunge schiettamente noti ci si crede. Il 21 dello stesso 
mese si annunziava correr fama che il -Gran Turco, mosso da un 
evidente miracolo, accaduto nell'isola di Scio per opera di quel 
vescovo cattolico, fosse sul punto di farsi cristiano ; a che il gaz- 
zettiere aggiungeva: « Di qui si è rinnovata la memoria di quel 
« glorioso pontefice Paolo III, quale dicono dicesse non aver m?ig- 
« gior desiderio che di poter mettere il capo a una finestra nel- 
« l'anno 1600 per vederlo, sicuro di mutazioni più che grandi in 
« tutto l'universo. » Il 28 giugno si scrivevano la conferma ed i 
particolari del famoso miracolo di Besanzone; e in altro foglio, 
raccontato il viaggio di fra Fulgenzio verso Roma, per sottoporsi 
all'emendazione, si aggiungeva che anche fra Paolo sarebbe ve- 
nuto (2). Insomma ogni qualità di notizie e di voci che richiamas- 
sero l'attenzione del pubblico, si accoglievano negli antichi avvisi; 
ed anche in questa parte possono servire come di norma per giu- 
dicare le condizioni di que' tempi. Ne' medesimi si mentovavano 
pure le letture accademiche di grido, le pubblicazioni dei libri che 
levassero fama, le opere d'arte; si indicavano le stagioni straordi- 
narie, i raccolti, gli andamenti delle pestilenze, le disgrazie par- 
ticolari, e tutto ciò che i moderni sogliono indicare sotto la rubrica 
de' fatti diversi. Con particolar compiacenza si discorreva delle 
giostre, de' balli, e in generale delle feste e degli apparati. Qualche 
volta anche il teatro ci aveva la sua parte, e non mancava all'oc- 
correnza il giudizio delle commedie e delle opere musicali rappre- 
sentate. Di che valga per esempio ciò che leggiamo in una delle 
solite gazzette di Roma, che questa volta parlava sulla fede dei 
suoi corrispondenti fiorentini. « Dopo le sontuose nozze celebratesi 
« alli 19 in Fiorenza, seguitandosi nelle feste variamente ogni 
« giorno, danno conto della commedia del signor Michelangelo Buo- 
« narroti, nipote del famoso Michelangelo, detta il Giudizio di Pa- 
« ride., in versi sciolti recitata da' fiorentini, se ben con poca at- 
« tentione. La quale ha allettato il popolo con li stupendi inter- 
« medi ; sondo nel primo atto stato rappresentato la presa che fece 
« Ulisse di Armeste, nel secondo un'aquila, dentro la quale la 



(i) Avvisi di Roma, 26 aprile 1595. Collezione suddetta, n 1063. 

(3) Avviii di Roma, 5, 3i e 2j aprile, 28 giugao i6o8. Archivio lucchese. 



LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA. 41 

« cantatrice di Montalto recitò un'aria con tal soavità, che avea 
« più dell'angelico che dell'umano; nel terzo apparse una nave che 
« voltava per le scene, sembrando in mare, che era cosa da stu- 
« pire; nel quarto fu rappresentato Vulcano, che battendo con i 
« compagni sopra l' incudine andava a tempo con istrumenti musi- 
« cali; et quinto un balletto in aere dentro una nuvola volante, 
« accompagnato da una musica rarissima » (1). Non mancavano 
infine le notizie riguardanti gli arrivi e le partenze delle navi, il 
traffico ed i prezzi delle merci; le quali cose però, come è natu- 
rale, più frequentemente ax3parivano ne' fogli di Venezia e di Ge- 
nova. Annunzi propriamente detti, come quelli messi a prezzo e 
nell'interesse privato nelle gazzette moderne, non vedemmo mai 
nelle antiche scritte a mano, ed anche rarissimamente compari- 
rono nelle prime che in Italia si stamparono. 

Le città donde si spacciavano gli avvisi fra noi nei tempi più 
antichi, furono, come si disse, Roma, Venezia, Genova e Milano. 
Ma anche ad altre si estese presto la usanza; e specialmente nel 
seicento e nel settecento, si ebbero novellisti di professione in 
molte delle altre grosse città dell'Italia. Anzi vi furono italiani 
che presero a mandare avvisi a prezzo, ed in lingua materna, da 
paesi esteri, e ne vedemmo specialmente di Lione, di Vienna, di 
Parigi e fino di Londra. Talché la storia delle gazzette italiane, 
a chi volesse trattarla in tutti i èuoi particolari riuscirebbe per la 
vastità e confusione sua di mirabile difficoltà, per non dire impos- 
sibile. Sarebbe anzi non agevole e faticoso assai solo il determi- 
nare quali fossero le principali officine di avvisi, ed indicare co- 
loro che le dirigevano. Di alcuni ne venne fatto di ricordare i nomi 
quasi per incidenza, di altri pochi diremo, tenendo specialmente 
per guida le carte di Lucca, dove il Magistrato de' Segretari, che 
oggi si direbbe la polizia, aveva, fra gli altri uffici, quello di pro- 
curare ai governatori della repubblica le notizie de' successi del 
mondo. Dei menanti romani che spedivano gli avvisi avanti il 1593, 
non altro si trova scritto fuorché lo stipendio. Nell'anno seguente 
si ebbe la pratica di quel Poli, già ricordato, il cui lavoro si pagò 
da 20 a 24 scudi per anno, senza contare le mance d'uso nell'arte 
della menanterìa (2). Dopo essersi valsi dell'opera di un gazzettiere 
genovese, di cui non è detto il nome, e che nel 1591 riscuoteva 
per l'annata altra somma di 24 scudi, si strinse il trattato in Ge- 



(i) Avvisi di Roma, i novembre 1608. Archivio lucchese. 

(2) Luca Assarino, chiedendo la solita mancia al governo di Lucca sulla fine 
del 1648, diceva essere questa usata da' suoi praticanti (associati) di Roma, Firenze, 
Napoli, Venezia, Vienna, Milano, Torino e Parigi; i quali a questo effetto pagavano 
doppio il prezzo de' fogli del mese di dicembre. E soggiungeva al Cancellier Maggiore: 
« Tanto più si «pera da lei quanto che il foglio segreto che le si manda non è, in 
« fé' d'uomo d'honore, comune fuorché a due altri principi grandi.... La mancia poi 
« (seguita esso) noi la cerchiamo da altri per gentilezza, perchè ci vien cercata da i 
« nostri servitori, da i nostri giovani, da i nostri operai, per giustizia: e bisogna dar 
« la mancia a tutti, altrimenti l' huomo non è servito bene. » Archivio lucchese, Scrit- 
ture del Magistrato, auoo 1648, 



42 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



nova con un tal Fulvio Costantini, la cui gazzetta si ricevette in 
Lucca fino al 1624, a prezzo assai più discreto (1). De' più anticlii 
avvisi che si ricevettero da Milano e da Venezia, ignoriamo pari- 
mente gii autori, e solo troviamo clie per i primi si spendesse da 
8 a 10 scudi ogni anno, e 15 per i secondi. Nel 1619 spariva il 
foglio del Poli, o perchè cessasse, o perchè il Magistrato lucchese 
si stancasse di pagare quella grossa mercede ; e s'ebbe un altro 
gazzettiere romano, contento di soli 12 scudi e la mancia. Nel 1628 
si prese la pratica del gazzettiere milanese Andrea Tresoli, il cui 
foglio, pagato da 13 a 14 scudi, si tenne fino al 1630. Circa a que- 
sto tempo, un tal Lucio Aresi, abitante in Venezia, levava grido 
di A'alentissimo novellista. Fulvio Testi lo tirava al servizio del 
duca di Modena con un regalo di due sottocoppe di argento del peso 
di 35 ducatoni; e diceva esser assai esattamente informato degli 
interessi e de' negozi che corrono, e « giovine che penetra anche 
le cose più occulte e recondite » (2). Il governo di Lucca, mosso 
ugualmente dalla celebrità del nuovo gazzettiere veneziano, ne, ot- 
teneva la pratica nel 1633, mediante la bella somma di 50 scudi 
annuali. Fu pure in Venezia e nell'anno stesso, che Ferrante Pal- 
lavicino aveva preso a diffondere per lettere scritte a mano, gli 
avvisi de' successi di Francia, cordialmente avversi a Spagna, e 
che a lui si dicevano suggeriti da personaggi di alto affare, forse 
anche dal ministero francese, che poi lo vendicò facendo ammaz- 
zare chi lo tradì. Se però questi fossero venali e scritti a tempo 
fisso, a modo delle altre gazzette, non è detto da chi allora scrisse 
la vita di quell' infelice (3). Anche a Verona nei primi anni del 
seicento fu una gazzetta compilata da quel cavaliere Tedeschi, al 
quale così superbamente scriveva il Bentivoglio, come si disse. 

Nel 1636 veniva a prestare i suoi servigi ai lucchesi un'altra 
famosa penna, cioè Ippolito Valentini gazzettiere milanese, tiran- 
done il salario di 40 scudi per anno. Era però costui uomo di ca- 
rattere ardito ed avventuroso, e probabilmente non amico di 
Spagna ; condizione cattiva per chi viveva e trattava la politica 
in Milano. Infatti sappiamo che nel susseguente 1637, esso avea 
dovuto nascondersi per causa di un omicidio, ma pur di soppiatto 
seguitava a spedire gli avvisi « la qual pratica gli dava utile gran- 
de dissimo » (4). Durò di fatto per qualche tempo, forse dopo essersi 
liberato da quella prima imputazione. Quando ecco che a mezzo il 
1640, venne nuova che il Valentini, « patito naufragio per causa 
« di avvisi » era stato bandito da Milano ; e che la sua gazzetta 



(i) Per regola generale tutte le notizie, delle quali non si cita il documento, 
sono desunte dai conti del Magistrato de' Segretari, nell'Archivio lucchese. Lo scudo 
lucchese equivaleva a peso d'argento a lire italiane s,6o. 

(2) Testi, Opere scelte, II, 41. 

(3) Vita di Ferrante, scritta dall'Aggirate accademico incognito, stampata in cima 
alle opere scelte del medesimo, Villafranca, 1670. 

(4) Lettera del Raffaelli, da Milano, 19 agosto 1637. Mag. Segr. di Lucca, Scrit- 
ture; ad an, 



LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA. 43 

avea dovuto cessare del tutto, avendo il Gran Cancelliere impedito 
a Gio. Stefano Bressano di scrivere in sua vece per mantenere le 
pratiche correnti (1). Il Tresoli era divenuto pazzo nel 1637 (2) ; 
talché ne venne che non altri restasse in Milano a far professione 
di novellista, fuorché un Filippo Perlasca, il quale dal sapersi che 
godeva le grazie del Governatore, è facile dedurre che fosse ligio 
alla fazione spagnuola. Frattanto il Valentini, scampato da Mi- 
lano, avea trovato rifugio a Roma, e di qui intendeva di seguitare 
il mestiere ; anzi un suo confidente scriveva « che forse i suoi av- 
« visi non si manderanno più a mano, ma stampati, come si usa 
« in Francia » (3). 

Cosa non detta finora, per quanto crediamo, da nessun biblio- 
grafo è in che tempo e in qual città d'Italia si introducesse l'uso 
delle gazzette stampate. Fino nel 1570, in quella prima persecu- 
zione di Eoma contro gli spacciatori di avvisi, erano stati « messi 
« in prigione alcuni che vendevano le nuove stampate a Viterbo 
« et a Fuligno et in altri luoghi per quella città » (I). Ma sif- 
fatte stampe dovettero essere probabilmente di relazioni straordi- 
narie, come tante se ne imprimevano in ogni parte d' Italia. Le 
vere gazzette continue, a periodo fìsso, di cui si disse fìn qui, 
furono tutte scritte a mano dai menanti. Se però nell'Italia nostra, 
dove era tanto esteso l'esercizio della tipografia, e dove di questa, 
oltre i libri, si usava in moltissinle occorrenze, non si era preso 
a stampare le gazzette fino da' loro principii, non è a credere che 
ciò accadesse perché a nissuno fosse venuta in mente cosi facile 
invenzione. Ma questo é da attribuirsi per una parte alle discipline 
pubbliche ed agli impacci delle censure, e per l'altra all'interesse 
stesso degli autori de' fogli di nuove, i quali sapevano i loro clienti, 
e specialmente quelli che più pagavano, vogliosi di leggere cose 
esposte liberamente, e che non avessero l'aria di comuni e plateali. 
Perciò nemmeno l'esempio di altre nazioni, dove da 'qualche anno 
le gazzette si stampavano con assai regolarità, aveva operato fra 
noi (5). Collo estendersi però la curiosità politica ad una parte 
più numerosa della società italiana, specialmente allorché il popolo 
prese ad appassionarsi più vivamente nel conflitto tra Francia e 
Spagna, ne venne quasi per necessità che anche fra noi sorges- 
sero le gazzette da poco prezzo e per ^tutti, il che non si poteva 
conseguire senza l'aiuto della stampa. È forse anche questa una 
delle molte cose che si presero a fare, prima che altrove, a Fi- 
renze, dove fino dal 1597 si stampavano regolarmente i bullettini 



(i) Scritture del Magistrato Segr. di Lucca, an, 1640. 

(2) Magistrato stesso, deliberazioni del 1637, e. 15. 

(3) Scritture del Magistrato, an. 1640. Lettera del Bressano da Milano, 4 luglio, 
e di Gio. Pesaroni da Roma, 6 detto mese, 

(4) Avvisi di Veneiia, Roma, 28 ottobre 1570. Archivio mediceo, filza jo8o. 

(5) Per esempio il JVeekly News in Inghilterra, e la Gaiette del Renaudot in Fran- 
cia, cominciata a pubblicarsi nel 1631. 



44 aUlDA DELLA STA^IPA. PERIODICA ITALIANA. 

settimanali de' cambi e delle mercuriali (1). Fu nella stamperia 
di Amadore Massi e di Lorenzo Landi, aperta in quella città nel 
1636 (2), elle si cominciò a dare in luce regolarmente una gazzetta, 
copiata da altra di Venezia ; e si disse il Landi essere stato par- 
ticolare inventore di questa nuovissima industria (3). Nel 1641 il 
Granduca concedeva a Pietro Cecconcelli, altro stampatore fioren- 
tino, il privilegio di una seconda gazzetta, da stamparsi egualmente 
ogni settimana, ma limitata alle sole nuove della Germania (4). 
Quindi il 16 dicembre 1643, procedutosi a Firenze ad un appalto 
privilegiato delle pubbliclie stampe, questo toccò per il canone di 
400 scudi annuali, ai tipografi associati Nesti e Signoretti ; e nel 
contratto si comprese pure il privilegio della gazzetta che stam-. 
pavano i Massi e Landi, senza pregiudizio però di quella del Cec- 
concelli cbe si volle riservata. Se frattanto Ippolito Valentini scam- 
pato da Milano avesse colorito il disegno di stampare in Roma i 
suoi avvisi, non ci fu dato di scoprire. Sappiamo bensì clie sulla 
fine del 1640, che fu l'anno stesso della fuga del Valentini, prese 
a pubblicarsi in Roma una gazzetta a stampa, detta ora pubblica^ 
ora ordinaria^ di cui appariva autore un Giovacch.ino Bellini, che, 
morto nel 1648, fu seguitata dal suo fratello Giovanni ; e questo 
pure essendo alla sua volta mancato nel giugno dell'anno appresso, 
ebbe un continuatore in Cammillo Rosaleoni (5). Cosi è pari- 
mente sicuro che nel 1642 usciva un foglio stampato anche in Ge- 
nova, messo assieme da Michele Castelli, di quella città (6). A 
Torino madama Cristina reggente, imitava nel 164.5, l'esempio di 
Firenze, sottoponendo la stampa di una gazzetta a pubblico pri- 
vilegio e concedendolo a Pierantonio Boccini. Quando si vedessero 
i primi fogli stampati di Milano non ci è riuscito sapere. A Ve- 
nezia, per quanto gli avvisi di quella città fossero riputati e dif- 
fusi, pure si tenne l'usanza di darli fuori solamente manoscritti ; 
il che durava^ anche sulla fine del seicento, come diremo più sotto. 
Giova però lo avvertire che questa novità della stampa, per 
le stesse ragioni che aveano trattenuti per alcun tempo i gazzet- 
tieri italiani ad accettarne l'uso anche a fronte dell'esempio fore- 



(i) Carlo Gigli, fiorentino, fu inventore di siffatta pubblicazione e n'ebbe privi- 
legio dal Granduca, a tempo, il 25 gennaio 1597, il quale poi seguitò nei suoi eredi. 
A Giglio di Raffaele Gigli fu confermato tal privilegio il 15 map-gio 163 1. Archivio 
delle Riformagioni di Firenze, filza 9 dell'aud. Dani, 176, e filza io, dell'aud. Usira- 
bardi, 322, 323. 

(2) Archivio delle Riformagioni di Firenze, filza 2, dell'auditore Vettori, carte 378. 

(3) In una supplica (stampata) di Bernardo Landi diretta al Granduca, in occa- 
sione del nuovo appalto delle gazzette messo a concorso nel 1653, è detto essere stato 
r inventore delle gazzette la buon' « anima di Lazaro suo padre ». Archivio suddetto, 
filza 7 dell'aud. Vettori, 329. 

(4) Si vegga il privilegio del Cecconcelli, 16 marzo 1641, e informazioni annesse, 
nell'Archivio medesimo, filza 4, del Vettori, e. 488; e gli altri documenti, ivi, 485,486,487. 

(5) Magistrato de' Segretari, nell'Archivio lucchese. Scritture dal 1640-1649, e 
specialmente lettera di Giovanni Bellini, 3 ottobre 1648, e altra di Camillo Rosaleoni, 
19 giugno 1649. 

(6) Magistrato sudd. , Scritture, an. 1643, lettere del Parpaglioni, da Genova. 



LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA. 45 

stiero, non incontrò il gusto di tutti. La diffusione popolare che 
ottenevano per questa via i fogli di notizie, ed il sapersi che cer- 
tamente avevano dovuto scapitare nella libertà, sottoponendosi alle 
censure ed alla tutela de' governi, fece perder loro gran parte di 
riputazione. Le gazzette stampate si consideravano pertanto come 
buone soltanto per i politicanti da dozzina. Anche per lo innanzi, 
fra le stesse gazzette a mano, quelle più divulgate e di basso prezzo, 
erano state pochissimo curate dai grandi, i quali ponevano ogni 
studio per aver fogli riservati, quasi segreti, scritti da uomini che 
lavorassero bensì a caro prezzo, ma per pochi, e fossero capaci, o 
almeno creduti in grado di spingere gli occhi profani nei misteri 
dei principi. A maggior ragione gli illustri politici di que' giorni 
pochissimo si curarono di leggere le gazzette stampate, diventate 
cosa di tutti, ma seguitarono a chiederne di recondite ed inac- 
cessibili al volgo. Perciò il governo di Lucca, benché ricevesse la 
gazzetta pubblica del Bellini, scelse nel 1642, un novellista a mano 
delle cose di Roma, che fu Ippolito Vesaroni. Ma anche delle gaz- 
zette segrete, purché i denari non facessero difetto, si incaricavano 
alcuna volta gli stessi editori de' fogli stampati ; i quali cosi pre- 
sero a fare il doppio lavoro di avvisatori pubblici e segreti. Quel 
Michele Castelli, autore della gazzetta genovese stampata, serviva 
alcuni suoi illustri padroni di un foglio segreto a mano, libero, 
tutto pieno di quelle benedette notizie recondite tanto agognate. 
Dal governo di Lucca riceveva per questo da 25 a 35 scudi per 
anno ; e poteva dirsi buon mercato, se Mattias de' Medici pagava 
lo stesso servizio 50 ducatoni, e cento scudi il duca di Modena (1). 
Ma le gazzette genovesi in pochi anni andarono soggette a 
molte vicende. Esso Castelli, il quale crediamo che fosse di fami- 
glia addetta all'ufficio delle poste, e che avea per collaboratore nel 
lavoro delle gazzette Alessandro suo figliuolo, « per certi degni 
« rispetti » , che non è detto chiaro quali si fossero, cessava nel 
febbraio 1646 dal pubblicare il foglio stampato; e cessò anche, per 
quanto apparisce, dallo scrivere quello segreto (2). L'opera loro si 
seguitava però da due altri genovesi, egualmente padre e figlio. 
Furono questi un Giovambattista Oliva « persona di più che me- 
diocre talento » che offeriva alla Signoria lucchese un altro foglio 
segreto, chiedendone il salario di cento ducatoni, che ridusse a 
50 scudi annuali da pagarsi a trimestre; ed il padre suo. Michele 
Oliva, che pubblicava una qualità di avvisi a stampa, per un prezzo 
equivalente ad otto scudi, parimente di Lucca (3). Ma ecco che a un 



(i) Magistrato de' Segretari di Lucca, Scritture del 1644, lettera del Parpaglioni. 
In una lettera del Testi al Castelli si conferma la corrispondenza di quest'ultimo col 
Duca di Modena. Opere scelte, II, 395. Il gazzettiere è detto Marchese invece di Mi- 
chele, per errore di stampa. 

(2) Magistrato suddetto, Scritture, 1646. Lettera di Alessandro Castelli, 17 feb- 
braio. 

(3) Fra le stesse scritture an. 1645, lettere dell'Oliva 23 giugno e 17 luglio. De- 
liberaz. del Magistrato, carta 94. 



46 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

tratto, ne' primi giorni del 1647, giunge la nuova clie Giovambat- 
tista Oliva era stato ammazzato, 'e frattanto la doppia spedizione 
dei fogli resta interrotta (1). Compariva però di li a poco (an. 1648), 
sulla stessa scena di Genova, un nuovo informatore politico, que- 
sta volta non ignoto alle storie, bencliè non abbiano lasciato ri- 
cordo che esercitasse tal professione. Fu costui Luca Assarino, au- 
tore di romanzi e di compilazioni storiche, cbe a' giorni suoi ebbero 
fama e lettori, ed oggi sono neglette e dimenticate, come tante 
altre di quel secolo. Esso, oltre a pubblicare un foglio stampato, 
che forse fu la continuazione di quello di Michele Oliva, prendeva 
a divulgare una delle solite gazzette a mano ; e di più spediva ai 
suoi clienti un terzo foglio di supplemento di notizie di Parigi ; 
il quale, con vanto da ciarlatano, giurava costargli non poco di 
rischio e di spesa, per esser cox3Ìa di una lettera, che un gran per- 
sonaggio, ogni ordinario, mandava al Granduca, e che a lui in se- 
greto era passata da un segretario infedele (2). Il foglio stampato 
dall' Assarino era chiamato il Sincero^ e forse fu il primo in Italia 
che portasse un titolo espresso ; il che è da notarsi, perchè anche 
ne' tempi susseguenti, cioè nell'ultima metà del seicento e nella 
prima del settecento, non si j)i'aticò in generale di mettere un 
nome in fronte ai giornali (3). Si vide anche allora per la prima 
volta, e nella stessa Genova, la pubblicazione contemporanea di 
più gazzette, per ragione della differenza delle parti politiche. Un 
tale Alessandro Botticella prese infatti a divulgare, a competenza 
coli 'Assarino, un secondo foglio il quale fu di certo in corrente 
dal 1650 al 1656 e si dava a prezzo più basso (4). Uno, de' soliti 
documenti lucchesi ci fa sapere che, dei due gazzettieri l'uno se- 
guitava le parti di Spagna e l'altro quelle di Francia; ma non è 
detto chi fosse lo spagnuolo e quale il francese (5). 

La gazzetta torinese, già conceduta al Soccini, passava nel 
1658, sempre per privilegio del principe, nelle mani di Carlo Gia- 
nelli ; e durò per più generazioni, forse fino alla conquista fran- 
cese, nei suoi discendenti (6). A Firenze il monopolio delle gazzette, 
unito con quello delle stampe pubbliche, e affittato, come si disse 
nel 1643, per un decennio ai Signoretti e Nesti, si confermò per 



(i) « Essendo stato ucciso Gio. Battista Oliva a Genova, che con la paga di 
« 50 scudi all'anno mandava il foglio a mano di avvisi, ha risoluto che si stacchi la 
« pratica. » Magistrato de' Segretari, Deliberaz. 2 gennaio 1647. 

(2) Lettera dell' Assarino al cancelliere Orsucci, 12 dicembre 1648. Magistrato Se- 
gret. , Scritture ad an. 

(3) Dalle stesse scritture del 1648, conto del cancelliere Orsucci ; e deliberazione 
del Magistrato, 25 gennaio 1652. 

(4) 11 Sincero costava in Lucca una pezza da otto il mese, il foglio del Botti- 
cella 4 scudi e mezzo lucchesi ogni anno. Si vegga una lettera del Botticella, fra le 
solite scritture, anno 1656. 

(3) Su questo punto assai importante della storia delle gazzette si consultino varie 
lettere di Michele Oliva (padre dell'ucciso Gio. Battista) del novembre e dicembre 1652, 
fra le Scritture del Magistrato lucchese. 

(6) Vernazza, Diiionario dei tipografi te. che operarono negli Stati Sardi di Terra- 
ferma. Torino, 1839, pag. 209. 



LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA. 47 

altrettanto spazio di tempo nel solo Signorotti (an. 1653) ; e quindi 
passato nel 1664 in Vincenzo Vangelisti e Pietro Matini (1), re- 
stava forse, fìncliè regnarono i Medici fra i privilegi degli stam- 
patori di Sua Altezza E e ale. Ma poca fama otteneva il privile- 
giato foglietto di Firenze, il quale fu per lo più considerato come 
compendio o ristampa dei fogli di Genova (2). La poca riputazione 
delle gazzette fiorentine fu alquanto rialzata allorché, nel 1766, 
sotto Pietro Leopoldo, si prese a pubblicare la Gazzetta Patrio, 
e quindi la Gazzetta Universale ; le quali, dopo avere assunto di- 
versi titoli e passate non poclie vicende, furono il ceppo di quel 
foglio officiale e privilegiato, che durò finche la Toscana ebbe un 
proprio governo. A Modena il primo saggio di giornali stampati 
si vide nel 1658 ; e dopo esservi state gazzette che via via risor- 
gevano e cessavano, restò verso la metà del secolo passato il Mes- 
saggiere, il quale nel 1757 passò alla stamperia ducale, e fu gior- 
nale d'ufficio del governo estense, fino probabilmente alla fuga del 
Duca, seguita nel 1796 (3). Altre due gazzette si stampavano di 
certo in Piacenza ed in Mantova fino dal 1680 ; e quest' ultima 
ebbe spaccio e credito assai (4). Cosi verso la fine del seicento e 
nel principio del secolo dopo, si prendevano a stampare de' fogli 
politici in Milano, Parma (5), Bologna (6), Foligno (7) Lugano, 
Napoli (8), Forlì (9) ed in altre città, la maggior parte con pri- 
vilegio de' governi, e furono l'origine di fogli officiali de' diversi 
Stati d'Italia. A Genova, dopo quo' primi di cui dicemmo gii au- 
tori, altri ne succedettero senza interruzione, o almeno sempre fu 
in quella città una gazzetta stampata, finche il governo aristocratico 



(i) Arch. delle riformagioni fiorentino, filza i, dell'aud. Federighi, carte 418 ec. 
Il privilegio particolare che aveva il Cecconcelli per le notizie di Germania, era ri- 
masto nullo fin dal 1653, perchè nell'appalto delle gazzette generali si dichiarò non 
esservi esclusione di ninna qualità di nuove. 

(2) Nelle carte lucchesi la gazzetta fiorentina è detto essere quella di Genova 
ristampata; perciò il Magistrato la rifiutava e prendeva la stampa originale a fine di 
avere le nuove più fresche. Delib. 16 e 27 novembre 1652. 

(5) Una preziosa miscellanea de' più antichi giornali modenesi a stampa, sta nel- 
l'Archivio di Modena. 

(4) Nel 1730 la Gazzetta di Mantova si stampava per Alberto Pazzoni, con licenza 
de' superiori. Non avea, come del resto era in quasi tutti i fogli di questa natura, titolo 
alcuno, oltre la data della città e del giorno. Nella prima iniziale era incisa l'arme im- 
periale. 

(5) Ne abbiamo viste le annate 1729 e 1730. Allora si stampava da Giuseppe 
Rosati, con privilegio. 

(6) Nel 1730 si stampava dai fratelli Sassi, con privilegio. 

(7) Nel 1721 si stampava da Niccolò Campitelli. 

(8) Nel catalogo de' libri rari di C. Minieri Riccio, si registrano gazzette napoli- 
tane uscite dal 1694 al 1708, e stampate dal Parrino, Cavallo e Muzio. 

(9) Nel 1701 si prese a pubblicare in Forlì un foglio, di cui una pagina col ti- 
tolo di Giornale de' Novellisti, conteneva notizie politiche, l'altra intitolata Gran Gior- 
nale, era destinata alle nuove letterarie. Cessò dopo cinque anni di vita, come rac- 
conta Scipione Mafìei, nella introduzione al Giornale de Letterali d' Italia. Nuovamente 
però si riprese a stampare a Forlì un giornale tutto politico, similissimo a quelli di 
Bologna, Foligno, Mantova, ecc., il quale portava in fronte, invece di titolo, la indi- 
cazione della città, del giorno, e dello stampatore privilegiato Dandi. Ne abbiamo esa- 
minati de' fogli dell'annata 1730. 



48 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

durò (1). Che discendenze avessero in Roma, le gazzette stampate 
dai fratelli Bellini, e quindi seguitate da Camillo Rosaleoni, ci è 
del tutto ignoto. Può darsi però che il Diario detto del Cracas, 
quasi tutto diretto a registrare i fatti religiosi, ma con piccola e 
innocente mistura di notizie politiche, fosse appunto una trasfor- 
mazione di quelle. Che avvenisse in fine di una gazzetta, fatta a 
imitazione di quella di Olanda, che nel 1745 si prese a pubblicare 
in Todi, per cura di Paolo Rolli, non abbiamo trovato chi ce lo 
insegni, ne i suoi biografi ne fanno pur cenno (2). 

Ma perchè le gazzette italiane stampate, sottomesse a censura 
e quasi del tutto ridotte al servizio de' governi, non contentavano 
chi voleva informazioni libere e genuine, ne avvenne, come di- 
cemmo, che durasse fra noi il costume de' fogli di avviso a mano, 
più meno segreti più o meno liberi. Avendo la storia delle gaz- 
zette proceduto di pari passo anche nelle altre parti d'Europa, e 
specialmente in Francia ed Inghilterra, così anche là si era pro- 
dotto il fatto medesimo (.3). Nei nostri archivi pubblici e privati 
si trovano avvisi manoscritti venuti da ogni parte d' Italia, fino 
agli ultimi anni del secolo scorso ; e di piti si ha notizie qua e là 
di alcuni de' principali avvisatori. Sappiamo per esempio che nei 
primi anni del settecento era in Genova una specie di azienda di 
avvisi segreti condotta da Giuseppe Merani associato ad un Pari- 
sani; a mezzo del secolo quella di Don Francesco Emerigo, a cui 
succedeva più modernamente Giuseppe de' Negri (4). Fra quelli 
della stessa natura che sempre ebbe Milano, noteremo una libera 
e vivace gazzetta a mano, che sulla fine del seicento spacciava 
Pier Francesco Yalentini, forse della razza di quell' Ippolito che 
facendo simil professione avea molti anni innanzi dovuto fuggire 
da quella città (15). Circa il 1660 si pubblicava manoscritto a Fi- 
renze un foglio di nuove oltremontane da un tal Ercole Taglia- 
pietra, che però vi apponeva il suo nome sottoscritto (6). A Ve- 
nezia, benché vi fosse tanto in fiore l'arte della stampa, si tenne 
così tenacemente l'usanza delle gazzette a mano, che anche sulla 
fine del seicento non se ne stampava nissuna. Di ciò si ebbe per 



(i) Ci assicurano che la Ganeita di Genova che tuttavia si stampa, e che fu uà 
giorno il foglio più universalmente letto di tutta l'Italia, abbia la sua origine dalla 
Galletta Xaiionaìe Genovese, il cui primo numero si pubblicò il 17 giugno 1797. Non 
sappiamo però se questa fosse proprio sorta tutta nuova in quel bollore democratico, 
o fosse séguito e travestimento di una gazzetta più vecchia 

(2) Il primo numero fu stampato a mezzo giugno 1745, come si ha da lettera 
del Rolli al p. A. Berti, fra le lettere a quest'ultimo. Archivio di S. M. Cortelandini 
in Lucca. 

(3) Hatin, op. cit., I, 49, racconta come le nuove a mano durarono presso quelle 
due nazioni anche quando le gazzette si stampavano, non ostante le pene rigorose 
che furono stabilite per impedirle. 

(4) Magistrato de' Segretari di Lucca. Il prezzo che generalmente si pagò in 
Lucca a' gazzettieri segreti di Genova, nel secolo passato, fu di cinque ruspi o zec- 
chini annuali. 

C5) Ve ne sono due annate i6q8 e 1700 fra i manoscritti di S. Romano in Lucca. 
(6) Magistrato de' Segretari di Lucca. Scritture del 1659-1660. 



LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA. 40 

avventura la ragione in qualche ordine della Repubblica, del quale 
però non abbiamo trovato indizio ne' libri di erudizione veneziana. 
Del fatto però ne danno sicurtà le seguenti parole del Coronelli, 
clie scriveva nel 1697. « Non è costume di stampare gli avvisi in 
« questa città, ne si scrivono cbe col dovuto rispetto verso ogni 
« nazione e riguardo a' particolari. I rapportisti che sono in gran 
« numero ricevono il foglietto dalli due principali D. Pietro Do- 
« nati e Antonio Minunni » (1). Anche il Dotti, in una delle sue 
satire, accennava al recapito che nella bottega di quest'ultimo fa- 
cevano i politicanti Veneziani, i quali rimprovera del tempo per- 
duto (2). Degne di osservazione son anche le parole del Coronelli 
quando afferma che i numerosi ra'px>07'tisti veneziani ricevessero 
il foglio da due principali : perchè confermano quello che crediamo 
avvenisse anche in altre città, che cioè vi fossero non pochi che 
esercitassero il mestiero di seconda mano, non raccogliendo essi 
direttamente le notizie, ma copiandole da altri fogli de' più repu- 
tati. Non erano di certo di questa classe inferiore coloro che ser- 
vivano i principi, come quel Gio. Francesco Alvisi, il quale nel 
principio del secolo scorso, era lautamente pagato dalla repubblica 
lucchese per i suoi avvisi veneziani. Ma più che a Genova, a Ve- 
nezia ed in ogni altra città italiana, rimase viva in Roma l'arte 
de' fogliettisti segreti. Raccolte più o meno numerose di fogli ro- 
mani di questa natura, si trovano, negli archivi ; ed attestano che 
l'usanza perseverò fino al pontificato di Pio VI, o, per dir meglio, 
finche anche in Roma non si apri la breccia alla rivoluzione di 
Francia. Fra gli informatori romani, dell'ultimo secolo ne vedemmo 
alcuni quasi affatto occupati a registrare le nuove della Cm'ia e 
le faccende ecclesiastiche ; altri invece piii larghi nel raccogliere 
quelle esterne e politiche ; altri infine assidui nel riferire notizie 
erudite ed artistiche. Diverse appariscono anche le indoli degli 
scrittori ; che talvolta sono rimessi e moderati, non di rado liberi 
e franchi giudicatori, ed anche satirici e maligni. Il IMilizia avrebbe 
avuto particolare ingegno per questo modo di scrivere ; e leggendo 
le sue lettere, specialmente quelle al conte di Sangiovanni, par 
talvolta di avere in mano il lavoro di alcuno fra que' più liberi 
ed arguti gazzettieri romani. Nel tempo delle sedi vacanti i modi 
di costoro si facevano più che mai irreverenti ed audaci, e le gare 
delle fazioni che si agitavano nei conclavi, aveano la loro corri- 



(i) Coronelli, Viaggi. Venezia, 1697, I, 31 

(2) Nella satira intitolata i Novellisti, tutta diretta contro i politici che perdevano 
la testa ed il tempo a cianciare ne' caffè e nelle botteghe, si legge : 

Son dell'ozio i pigri alunni 

Con molti altri capi storti, 

In bottega del Minunni 

A sudar sopra i riporti. 
Riporti e rapporti, si chiamano le gazzette e rapportisti i gazzettieri, anche in altri luoghi 
di esso poeta. Il Dotti, morto assassinato nel 1712, avea scritte le sue satire negli 
ultimi due decenni del secolo antecedente. 

N. Bernardini — Guida dclU Stampa ^triudùa iialiuiia — 4. 



50 GUIDA DELLA STAMPA PERIODiCà IT ALL'INA. 

spondenza nelle gazzette. Cosi, per esempio, un novellista romano 
cominciava il suo foglio del 10 aprile 1721: «Il conclave è pieno 
€ di scissure, e poco mancò non sieno venuti alle mani Panfìlio 
« et Albano, doppo essersene dette delle belle e delle buone. Rin- 
€ facciando Panfilo all'altro il malgoverno, e 1' altro a quello la 
« sua pazzia. Ancora con Altam ha altercato Albani, e Fabroni 
€ con Corradini ; clie peggio non avrebber fatto due curati di villa, 
« usciti ubbriaclii da qualche paio di nozze contadine » (1). A che 
setta appartenessero gli avvisatori segreti di Roma, che ne' primi 
tempi del settecento servirono la repubblica lucchese, non abbiamo 
potuto sapere essendo disperse le carte che inviavano. Fra questi 
furono un Giuseppe Pozzi, già stato dapprima a Firenze a eser- 
citare lo stesso mestiere, un Panicali e un Gio. Battista Bondacca. 
La persistenza in Roma delle gazzette malediche si deve attri- 
buire al non essersi mai del tutto spente le fazioni e le nimicizie 
fra le principali famiglie; ma più alla avidità del guadagno che 
faceva sfidare le leggi. Anche in Francia gli ordini più crudeli e 
le più assidue persecuzioni per lunghissimo tempo erano riuscite 
vane contro i libellisti e gli scrittori di gazzette a mano (2). Il 
dotto volterrano Maffei, che scriveva nel 1712 dopo aver raccon- 
tato la severa legge di Pio V contro gli avvisi satirici, esclamava: 
« Eppure, Dio buono, non è mai bastato qualunque rigore a li- 
€ berar Roma da questa infermità che si nutrisce dell'avarizia, della 
€ malizia e della menzogna » (3). Quali e quanti ebbero a soste- 
nere questi rigori sarebbe impossibile il dire, senza esplorare i 
documenti di Roma. Di alcuno che a prezzo della vita scontò in 
quella città l'audacia dello scrivere già dicemmo in principio. D'un 
altro che ebbe sorte eguale nei tempi più moderni, cioè sotto il 
pontificato di Clemente XI, e che forse fu l'ultimo cui si appli- 
casse in tutto il massimo rigore della bolla piana, troviamo ricordo 
negli annali manoscritti della Colombaria di Firenze. « Si fa me- 
« moria (così si legge in quel prezioso diario) come trovandosi l'As- 
ce setato (4) di permanenza in Roma dall'anno 1718 al 1723, segui 
€ che dopo sei mesi di prigionia sostenuta dall'abate Gaetano Vol- 
« pini di Piperno, nell'anno 1719 e 20 carcerato e processato per 
« foglicttante, con avere scritte a Vienna al Conte di Sizzendorff 
« cose contro la vita et onestà del Santissimo padre Clemente X, 
« e di Clementina Sobiescki sposa allora di Giacomo ITE Stuardo 
« re della Gran Brettagna, fu finalmente condannato, come reo 
« de' sopraccennati delitti, ad esser decapitato. Fu alzato il palco 
« funesto in Campo Vaccino, e la mattina del sabato, precedente 
« al sabato del carnevale di detto anno, si vedde detto abate Vol- 



(i) Avvisi di Roma, io aprile 1721, presso lo scrittore. 

(2) Hatin, I, 54 e segg. 

(3) Vita di S. Pio V, luog. cit. 

(4) L'amico che ci ha comunicato questo curioso documento ci fa sapere che 
l'accademico Assetato era il canonico Niccolò Liborio Verzoni di Prato. 



LE PRIME GAZZETTE IN ITALIA. 51 

« pini condotto al luogo del supplizio, accompagnato, secondo il 
« solito, dalla Compagnia di S. Giovanni de' fiorentini, ed assi- 
de stito di confortatore dal buon padre Galluzzi giesuita. Nel mentre 
« clie si attendeva, da una infinità di popolo quivi concorso, il 
« fine di questa sanguinosa scena, il detto Assetato senti un abate 
« ad esso incognito, clie diceva ad alcuni suoi compagni la infra- 
« scritta epigrafe, com]posta dal medesimo per incidersi in pietra 
« sopra il di lui sepolcro: D. Caietanus Vulpinius Pipernas. Ve- 

« RITATIS AMATOR. SuB CLEMENTINA TyRANNIDE CAPITE OBTRUNCATUS. 

« VicTORiAE PALMAM OBTiNUiT. Ex S. C. S. P. Q. E,. — A Sentire 
« tale empietà l'Assetato, conoscendo che quella non era buon'aria, 
« subito se ne andò in altra parte » (1). 

Mutate le condizioni di ogni Stato d'Italia col sopravvenire 
della rivoluzione, e da ogni parte sorgendo giornali liberi, venne 
meno l'usanza delle gazzette segrete. Anche avvenute le restaura- 
zioni e ritornati i tempi del silenzio, gli informatori di quella sorte 
non si riebbero, e forse i governi più scaltriti e sospettosi non li 
avrebbero tollerati, come pure a malincuore avevano fatto gli an- 
tichi. L'arte dei menanti scomparve dunque in quel generale rin- 
novamento di uomini e di cose, che si ebbe sulla fine del secolo 
passato, e fino la tradizione e la memoria del loro mestiere si spen- 
sero. Collo estendersi in Italia la rivoluzione di Francia, si chiude 
pertanto l'epoca prima, se cosi ci, è concesso parlare, del giorna- 
lismo politico nostro, la cui importanza fu principalmente nelle 
gazzette a mano che più o meno usarono la libertà dello scrivere. 
Le fallacie, le incoerenze e le bugie ancora, che pur troppo deb- 
bono abbondare in quo' fogli, e che son quasi necessaria conseguenza 
di un lavoro afirettato ed immaturo, non debbono farci credere che 
tutto sia in esse non vero. Anche quando altro non stessero a di- 
mostrarci che le credenze, i pregiudizi dei tempi, e l'eco della fama 
quotidiana, ci porgerebbero pur sempre un lato importante della 
storia. Ma veramente, oltre a ciò, una certa qualità d' informazioni 
e di particolari, che vanamente si cercano nei documenti pubblici e 
nei libri, sono a trovarsi nelle gazzette : le quali studiate con giu- 
dizio e bene adoperate, possono riuscire di gaiida e di sussidio alle 
altre più nobili fonti della storia. Molte ricerche occorrerebbero 
invero perchè le antiche gazzette, cosi varie e molteplici, fossero 
distinte fra loro ; il loro valore individuale fosse singolarmente de- 
terminato; e conosciuti gli autori, si scoprisse a quali idee ed a 
quali parti, anche involontariamente servirono. Il che certo non 
sarà possibile di conseguire senza studi accurati e pazienti, stante 
anche la rarità grande di questi fogli, ed il trovarsi disseminati 
in collezioni spesso disgregate e lontane. Ma se la storia delle 
gazzette italiane riuscirà difficile e laboriosa, di tanto crescerà 
il merito di chi saprà farsene autore. In noi sarebbe presun- 
zione, se con questo che ci venne fatto di scrivere, credessimo di 



(i) Annali della Società Colombaria di Firenze, voi. Ili, 115. 



52 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



aver segnato le traccie del futuro lavoro. Invece ci chiameremo 
contenti se saremo bastati a volgere l'attenzione degli eruditi so- 
pra un soggetto fin qui trasciirato, e pure non infimo, ne indegno 
di studio. 

Salvatore Bongi. 



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L. 0,50. 



IL PRIMO GIORNALE STAMPATO 



Non una, ma parecchie nazioni d'Europa, si contendono la gloria 
di aver dato i natali al primo giornale stampato. 

Per molti anni si è creduto che all'Inghilterra spettasse quest'onore. 
Nel 1794 lo storico Chalmers nella sua biografia del grammatico Rud- 
dimann richiamò per il primo l'attenzione su certi fogli conservati nel 
British Museum, gli uni stampati e gli altri scritti e legati insieme in 
un volume in folio. Narrasi che nel 1588, quando la famosa Armada 
di Filippo II minacciava le coste del regno, lord Burleigh dimandò alla 
regina Elisabetta il permesso d'informare il popolo del vero stato delle 
cose e che avendolo ottenuto, mandò fuori un foglio intitolato The En- 
glish Mercurie, che scritto da prima a mano, come le Notizie veneziane, 
venne poscia stampato da Cristoforo Barker, tipografo della corte. Tra 
gli esemplari del Museo britannico vi sono i numeri 50, 51 e 54; il 
primo porta la data del 23 luglio 1588, Ma Tommaso Wats scoprì che 
quei fogli erano apocrifi. Nel suo opuscolo A letter to Antonio Pani^:;i 
on the rcputed earliest printcd neiuspaper The english Mercurie ij;8S, di- 
mostra che quegli esemplari stampati non possono appartenere al tempo 
indicato, ma ad un periodo ben posteriore; ed afferma che i manoscritti 
sono sopra carta che ha per filigrana le iniziali G. R. (Georgius rex). 

Probabilmente però questa pubblicazione, come l'altra fatta a No- 
rimberga, Augusta e in altre città, non aveva nulla di permanente, ca- 
rattere che non aveva neppure un avviso prodotto dalla Germania come 
il suo primo giornale e intitolato Relation oder Zeitung was sich begeben 
oder :(iigetragen hat in Dentschland nnd PVelschland, Spanien nnd Franh- 
reich, in Ost-imd Wcst-Indien, fondato nel 1612 e che da taluni è ri- 
guardato come il primo giornale regolare. 

Di questo Avviso si cita il numero 14, ma questo foglio non sem- 
bra noto che per una relazione fattane da un bibliografo della fine del 
secolo scorso, ed è su questa citazione che i tedeschi considererebbero 
questo Avviso come il più antico dei loro giornah (i). Se non che tre 
anni dopo, nel 161 5, un libraio di Francoforte, Egenolph Emmel, pub- 
blicava un foglio, di cui nessuno contesta il carattere, una gazzetta nu- 
merata che compariva una volta la settimana. È questa gazzetta che 
secondo il Brockhaus sarebbe oggi continuata dal Frankfurter Journal 
attuale. L'anno dopo, ad esempio dell'Emmel, Jean de Birghden, ammi- 
nistratore della posta imperiale, fondava la Frankfurter Oberpostamts-Zei- 
tung che esisterebbe anche oggi sotto il titolo di Frankfurter Post^eitungy 
preso il i.° aprile 1852. Questo giornale sarebbe venuto senza interru- 
zione fino ai nostri giorni; però non se ne conosce un numero ante- 
riore al 1658. 

L' Olanda ha per sé delle probabilità di precedenza e nulla più. È 



(i) Saggio di una storia sommaria della Stampa periodica, di L. G. Piccardi, 
Roma, Beacini, 1886, pag. 7 e segg. 



54 aUIDÀ DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

opinione ad Amsterdam che questa-città possedesse verso il 1617 il 1619 
una gazzetta periodica che usciva due volte la settimana. 

« Nondimeno, questa gloria di aver visto nascere il primo giornale 
stampato è contestata a Francoforte da Anversa. Infatti Abraham Verhoeven 
stampatore ottenne nel 1605 dagli arciduchi Alberto e Isabella, il privi- 
legio di stampare e di imprimere su legno o metallo tutte le notizie 
recenti (Alle de nietiwe Tydinghen), le vittorie, gli assedi e le presi delle 
città che i detti principi farebbero o guadagnerebbero. Questo privilegio 
è noto non per altro che per la conferma accordatane a Verhoeven 
nel 1620. 1 più antichi numeri delle Nienwe Tydin^hen, esistenti alla bi- 
blioteca reale di Bruxelles, non risalgono, è vero, al di là del 1616, ma 
è lecito supporre che questo foglio comparisse in principio a intervalli 
indeterminati, come resulterebbe da un avviso del 19 aprile 1617, nel 
quale lo stampatore àìco. che per l'avvenire farà uscire regolarmente ogni 
otto o nove giorni le principali notizie di quanto avviene nei paesi stra- 
nieri. » 

Più tardi la Mense di Liegi ha confermata quest'asserzione, dando 
a Verhoeven, nato sd Anversa il 22 giugno 1580, il vanto di avere in- 
ventate pel primo le gazzette stampate e illustrate. Questo padre del 
giornalismo, membro della Saint-Lucasgilde stampava e pubblicava a 
sue spese il giornale; ma pare ch'eg'i non fu troppo fortunato nella sua 
intrapresa; bisogna credere che i suoi abbonati dovevano essere presi 
per l'orecchio quando veniva presentata loro la quietanza, poiché il po- 
veruomo vide confiscato tutto il suo avere e venduto all'incanto per 
coprire le spese di stampa del foglio. Dicesi che nella biblioteca d'Anversa 
si conservi un esemplare del giornale di Verhoeven. 

La Francia pare abbia seguito più tardi le nazioni vicine, cioè nel 163 1. 

Ma intanto, tutti coloro che si sono occupati di queste ricerche, as- 
seriscono che il primo giornale francese data, realmente, dal 1494. Du- 
rante la spedizione di Carlo VII, nel regno di Napoli, si sentiva gridare 
per le vie di Parigi « Le journal à un sou, bulletin de la grande armèe 
d' Italie ». Si è trovato qualche numero di quest'effemeride nella biblio- 
teca di Nantes. Pare, di più, che questo giornale cessò nel 1495. 

Ma il vero primo giornale francese data dal 30 maggio 163 1, epoca 
nella quale la pubblicazione di un giornale non era più una novità. 
Thèophraste Renaudot, medico di corte e amico del celebre padre Giu- 
seppe, noto sotto il nome di Eminen:{a grigia, pubblicò la Gaiette, con 
privilegio del Re. 

Ecco, a titolo di curiosità, una citazione delle notizie datate, inserite 
nel primo numero di questo giornale: 

Da Costantinopoli, il 2 aprile; da Roma il 26 aprile, e sotto 
questa rubrica si trovano le notizie di Spagna e Portogallo; dall'Alta 
Alemagna, il 30 aprile; da Friestaad in Silesia, il i.° maggio; da Ve- 
nezia, il 2; da Vienna, il 3; da Stettino e da Lubecca il 4; da Franco- 
forte sull'Oder, il 5; da Magonza, il 6; da Amsterdam, il 17; da An- 
versa, il 24 ecc. 

Tenendo conto dei mezzi abbastanza ristretti di comunicazione a 
quell'epoca, può dirsi che l'inizio non era cattivo. 



IL PRIMO GIORNALE STAMPATO. 



55 



Questo giornale che si stampava una volta alla settimana, ebbe, po- 
scia, quattro pagine piccole in-4.°, poi otto e talvolta anche dodici, divise 
in due quaderni intitolati, l'uno Gaiette, l'altro Nouvelks ordinaires de 
divers endroits. 

Nella magnifica opera di H. P. Hubbard's, intitolata Newspaper and 
Bank Directory, stampata a New Haven, Stati Uniti, nel 1882, voi. I, 
p. 114 (i), si trova il fac-simile del giornale di Renaudot. 

Il titolo di questo perio- 



G 



S. 



RECVIL DES 

A Z E T T E 

de l'annee 163 1. 

DEDIÉ AU ROY. 

AVEC UNE PREFACE SERVANT 
i l' intelligence des choses qui y sont conteuiies 

Et une table alphabetique des matieres, 
(Stemma) 



Au Bureau d'Adrefie au Grand Coq rùe de la Calandre 
fortant au marche neuf prés le Palais à Paris. 

M. DC. XXXII 

Auec Priuilége 



dico, frammezzato anche dallo 
stemma di Francia, è conce- 
pito come qui accanto: 

I francesi, riconoscenti, 
nel settembre del 1887 appose- 
ro una lapide in marmo bianco 
al quai du Marché-Neuf, n." 4, 
con la seguente iscrizione: 
« Teofrasto Renaudot fondò 
nel 163 1 il primo giornale 
stampato a Parigi, la Ga:^ette, 
nella casa del Grand-Coq, che 
si elevava qui, ouvrant via 
della Calandra e sortant al 
Marché-Neuf. » 

La collezione dell'antica 
Gaiette è oggidì molto rara: 
trovasene un esemplare nella 
biblioteca reale. 

Quanto all' Italia i suoi 
titoli non sono disprezzabili. 
Già fin dal 1570 erano stati 
messi in prigione a Roma 
« alcuni che vendevano le 

nuove stampate a Viterbo et a Foligno » (Avvisi di Venezia, da Roma, 28 ot- 
tobre ijyo, Archivio Mediceo, fil:(a )obo). Qualche scrittore però giudica 
queste dovessero ritenersi come semplici relazioni di fatti straordinari, 
senza alcun carattere di periodicità, e perciò da collegarsi più alla storia 
dell'arte tipografica che a quella delle gazzette, o tutt'al più considerarsi 
come i legittimi predecessori di quei tali foglietti che escono tratto tratto, 
specialmente nelle provincie meridionali per raccontare qualche « fatto 
meraviglioso » o qualche « orribile e tremendo delitto ». 

Questo è però, secondo me, attendibile sino a un certo punto; per- 
chè se le origini del giornalismo italiano si fanno risalire agli Ada diurna, 
agli avvisi manoscritti che neanche avevano carattere di periodicità, non 
trovo strano che legittimi predecessori delle attuali gazzette fossero i 
foglietti stampati contenenti le nuove, fossero anche queste nuove fatti 



(i) Rendo pubbliche grazie al signor H. P. Habbard's per la magnifica opera che 
volle gentilmente inviarmi. 



56 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Straordinari, o tremendi delitti. Certo all'epoca di cui parliamo non c'era 
nel pubblico l'avidità di conoscere le notizie politiche, come oggi; quindi 
la periodicità non è un elemento essenzialissimo per caratterizzare l'esi- 
stenza del giornale. 

Ad ogni modo a Firenze fin dal 1597 si stampavano regolarmente 
i bollettini dei cambi e delle mercuriali; e nel 1636 cominciò a stam- 
parsi una gazzetta, copiata da altra manoscritta di Venezia. Nel 1640 
poi, anche a Roma eravi una gazzetta a stampa, detta ora pubblica, ora 
ordinaria, e verso la stessa epoca altra gazzetta stampata pubblicavasi 
pure a Genova, per cura di Michele Castelli (vedi pia innanzi l'articolo 
Luca Assarino ed il Sincero). Un numero di questo giornale si conserva 
nella bibUoteca Barberini di Roma e porta la data del 28 settembre 1630, 
il che darebbe a Genova il primo posto per la stampa delle gazzette. 
Ma pare che in questa data ci sia un errore di stampa e che invece 
di 1630 debba leggersi 1640. Il numero veramente più antico, della col- 
lezione Barberini, purta la data 2 luglio 1640. Negli avvisi della biblio- 
teca Nazionale di Genova, il più antico porta la data del 29 luglio 1639. 

Quasi nello stesso tempo, altre gazzette stampate comparvero a To- 
rino, a Milano, a Bimini (i). 

Lo storico inglese De Chalmers sostiene che il giornale stampato 
più antico è la Gaietta di Veneiia, la cui origine rimonta al 1536, cioè 
un secolo prima della Gaiette del Renaudot, ma altri sostengono che la 
prima gazzetta uscì a Venezia nel 1562, epperò sempre l'Italia avrebbe 
la precedenza sulle altre nazioni (2). 

In Inghilterra il primo periodico fu il JFeckly news, che cominciò 
a pubblicarsi il 22 maggio 1622, e recava le notizie di un altro gior- 
nale olandese. In Germania, il primo foglio periodico apparve nel 1615 
a Francoforte sul Meno. In Isvezia il primo giornale rimonta al 1643 e 
si chiamò V Ordinaire Post Tidende. Il May jìover, eh' è il primo gior- 
nale degli Stati Uniti, comparve nel 1673 a Cambridge ^^Massachusset), 

Noi non abbiamo parlato che del primo giornale stampato d'Europa,* 
ma se per poco varcassimo questi confini allora ci vedremmo subito pre- 
ceduti dalla China, la quale in ogni scienza, in ogni arte, in ogni in- 
dustria ha preceduto non di uno ma di parecchi secoH tutte le scienze, 
le scoperte, i progressi europei. Il King-Pan, che si pubblica oggi a 
Pekino, daterebbe nientemeno che dall'anno 911 dell'era nostra. Allora 
si pubblicava a intermittenze, ma dal 135 1 ebbe realmente un'edizione 
settimanale. 

Sicché l'invenzione del ^/orwa/^, uscendo dall'Europa, non apparter- 
rebbe né al Belgio, né all'Inghilterra, né alla Francia, ma bensì ai Ci- 
nesi. Ma che cosa non hanno inventato i Cinesi prima degli Europei.? 

Concludendo a me pare che, dopo tutto, le maggiori probabilità di 
primato spettino all'Italia, le cui prove sono irrefragabili. Il giornalismo 
ha avuto le sue radici, le sue origini nel mondo romano; era naturale 
dunque che in Italia dovessero schiudersi i primi frutti di questa pianta. 



(i) Strenna-Alb. Ass. Starnp. p. 265. 
{ì) Vedi Provincia di Venezia, 



LUCA assàrino e U Sincero, 57 

E in Italia, proseguendo le tradizioni degli Ada diurna, si ebbero le prime 
lettere di avviso, i foglietti alla mano, i fogli ordinari e finalmente le 
gazzette. Questa soluzione di continuità, documentata in tutte le sue 
epoche principali, può essere dimostrata ugualmente dalle altre nazioni? 

Io non credo. Prova ne siano i tre numeri apocrifi dell' Englisch 
Mercurie, addotti dall'Inghilterra per vantare il suo primato. 

A complemento delle notizie riferite aggiungerò che queste prime 
gazzette a stampa, al pari delle manoscritte non portavano in testa altra 
indicazione tranne il luogo d'origine e la data, ed ^rano press'a poco 
del formato di quella carta che ora chiamasi comuiumente protocollo. 

Vedremo nell'articolo seguente quando e come nacque il primo 
giornale con un titolo espresso. 

N. Bernardini. 



Luca Assàrino e II Sincero 



Nel primo quarto del 1600 a Genova certi Michele ed Alessandro 
Castelli, padre e figlio, pubblicavano una gazzetta a mano. 

Nei 1646 i due Castelli annunziano che « per certi degni rispetti » 
sospendevano il foglietto, senza addurre altro motivo in proposito; ma 
di li a poco due altri genovesi, anch'essi padre e figlio. Giovambattista 
e Michele Oliva, si fanno continuatori della piccola gazzetta. 

Trascorse cosi tutto il 1646, quando sui primi dell'anno nuovo si 
sparge per la città una strana notizia: Giovambattista Castelli essere stato 
ammazzato e cessarsi per conseguenza la spedizione della gazzetta ! 

Figurarsi come dovessero rimanerne i lettori; in un anno vedersi 
privati due volte della spedizione delle notizie. 

Ma non andò guari e il foglio d'avvisi riprese le pubblicazioni; questa 
volta però era fatto da uno solo e quel che più monta da un uomo già 
abbastanza noto, non solo a Genova, ma quasi in tutta Italia: da Luca 
Assàrino. 

X 

Sul cadere del 1599 Antonio Assàrino da Genova si era recato in 
America e nelle Indie, alcuni dicono per diletto, altri, ed è più probabile, 
per mercanteggiare in viai e cereali. In America il mercante genovese 
ebbe successo; realizzò un guadagno di 150 mila zecchini e prese moglie 
— una certa Giovanna Reloux. Da questo matrimonio il 18 ottobre 1602 
a Potosi nacque il nostro Luca. E poiché Antonio Assàrino nel Nuovo 
Mondo non ci aveva altro da fare, ritornò in patria. 

Il bambino crebbe vispo e robusto e il padre non durò troppa fatica 



58 GUIDA DELLA STAMPA. PERIODICA ITALIANA. 

a tirarlo su, perchè egli ben presto manifestò uno spirito d' indipendenza 
non comune. 

A sedici anni non solo dava da pensare al padre, ma anche aMe auto- 
rità, perchè i birri un giorno gli sequestrarono addosso un'arma insidiosa 
e ci volle del bello e del buono, adducendo la sua minore età, per liberarlo 
dalle noie giudiziarie. Ma pare poi che realmente egli, o in questo tempo 
o poco dopo, avesse commesso in rissa un omicidio, pel quale fu relegato 
in Corsica. 

Scontata la punizione egli tornò in patria, ma per immischiarsi in 
altre brighe, poiché prese parte ••— sebbene non troppo attiva — alla con- 
giura vacheriana, e fu a grazia se, non risultando a suo carico gravi im- 
putazioni, potette cavarsela con una lieve pena. 

Il soggiorno in Corsica però gli aveva ispirato un certo amore alle 
lettere — ed egli lo aveva coltivato e vi si era appassionato tanto che, 
giovane ancora, era già noto per alcuni componimenti in versi e in prosa 
messi attorno. 

Cosi egli tentò un lavoro serio, e scrisse un romanzo Stratonica che, 
cosa rara in quei tempi, ebbe in breve otto edizioni e fu tradotto per- 
fino in francese. Cosi il giovanotto scapestrato e bislacco d'un tempo si 
trovò a un tratto uomo di lettere, e non andò molto ch'egli, confer- 
mando la fama che già s'era acquistata, dette in luce varii romanzi e 
parecchie compilazioni storiche ch'ebbero fortuna a' suoi giorni e trova- 
rono traduttori, benché oggi non si curano e giacciono polverosi nelle 
biblioteche. 

X 

Uomo perspicace, d'indole piuttosto venale, e per le relazioni che 
già s'era acquistate, l'Assarino non tardò ad accorgersi ch'egli aveva, 
come suol dirsi, il mestiere per le mani: e divisò di pubblicare un foglio 
stampato, di divulgare una delle solite gazzette a m.ano e di più di spedire 
ai suoi clienti un terzo foglio di supplemento di notizie di Par'gi. 

Parecchi storici, e fra questi il Bongi e il Neri, ritengono che il 
nuovo giornale dell'Assarino non era poi altro che una continuazione 
della gazzetta a mano dei CasteUi e degli Ohva. 

Comunque sia, il primo numero del foglio di Assarino porta la 
data del 21 aprile 1646, e a questo foglio il suo compilatore dette titolo 
// Sincero, senza dubbio a testimonianza della veracità delle notizie in esso 
contenute, 

« Il foglio stampato dell'Assarino, dice il Bongi, forse fu il primo 
in Italia che portasse un titolo espresso; il che è da notarsi, perchè anche 
ne' tempi susseguenti, cioè nell'ultima metà del seicento e nella prima 
metà del settecento non si praticò in generale di mettere un nome in 
fronte a' giornah. » 

E non è a credere che al tempo dell'Assarino l'abbonamento al 
giornale costasse poco : a un abbonato di Lucca 11 Sincero costava una 
pezza da 8 il mese ! 

Il giornale procedette allegramente per un certo tempo, senza com- 
petitori e senza ostacoli ; l'Assarino nella sua gazzetta raccoglieva tutte le 



LTJCA Ass ARINO E II Sincero. 59 

notizie della città, degli stati vicini, e di Parigi ; anzi a quelle provenienti 
da quest'ultimo luogo, dava una maggiore importanza e le esponeva ac- 
curatamente, e da tutti era risaputo come egli parteggiasse per la Francia. 

Poiché allora Genova si divideva in due partiti: uno che simpatiz- 
zava con la Francia, l'altro con la Spagna. Ma mentre il partito di Francia 
aveva la sua gazzetta, quello di Spagna ne difettava. 

Ciò SUggeri a un tale Alessandro Botticella l'idea di divulgare un'altra 
gazzetta a mano, in concorrenza di quella dell' Assarino, sia per le no- 
tizie che per il prezzo d'associazione. 

« Cosi, dice il Bongi, si vide per la prima voka, e nella stessa 
Genova, la pubblicazione contemporanea di più gazzette, per ragione della 
differenza delle parti politiche. » 

Da una lettera del Botticella stesso, in data del 1656, si rileva 
che il suo foglio costava 4 scudi e mezzo lucchesi ogni anno: una bella 
differenza di prezzo dunque sul Sincero. La concorrenza era ui po' sfacciata. 

Luca Assarino impensierito di un tal fatto, non tanto per la parte 
economica, quanto per il dubbio che le sue notìzie potessero cadere in 
discredito col moltiplicarsi delle gazzette, nel numero del 12 maggio 1646 
del suo Sincero inseri un avvertimento col quale il Foglio dichiara al 
lettore che i nomi scritti a m ino sul margine dei numeri della gazzetta 
servono a distinguerli, affinchè altri non abbia a farli rinascere altrove 
adulterati e che nel far ciò si appiglia volentieri alle letame per haver 
propiitio l'ora prò me; e perciò ogni foglio è contrassegnato a penna dal 
nome d'un santo sul margine dove si congiungono le due carte. 

Il Senato genovese s' intromise anche nella faccenda e nel settembre 
del 1647 tanto all'Assarino che al Botticella intimò un decreto intorno 
al loro ufficio di compilatori di notizie. 

X 

E per rendere ancora più diffuso il suo giornale e acquistargh fama 
e lettori, si mise in relazione con la Corte di Torino, fece dono delle 
sue opere alla Duchessa Cristina, avida di adulazione, iniziò corrispon- 
denza col marchese di S. Tommaso ed altrettanto fece col Cardinale 
Mazzarino ; a questo anzi profferse i suoi servigi anche se avessero potuti 
tornar utili alla corte francese. 

Cosi l'Assarino col Sincero, col foglio a mano e col supplemento 
segreto delle notizie di Parigi serviva le corti di Francia, di Savoja e la 
repubbhca di Lucca. 

E che egli volesse procurarsi con malizia, profumata mercede, per 
i suoi segreti servigi, come dice il Neri, lo prova fra l'altro una lettera 
che l'Assarino scrive in data del 12 dicembre 1648 ad Ottavio Orsucci, 
segretario della repubbhca di Lucca. In essa lo avverte come da qualche 
tempo riceva da Parigi con mnho dispendio un foglio ogni settimana 
di cui gli manda copia, affinchè vegga se gli torna gradito, perchè in 
tal caso rinnoverà l'invio. « Ma bisognerà (continua l'Assarino) che 
« per la mercè d'esso V. S. si compiaccia di dichiarare il suo sentimento, 
« sendo che a me costa denari e risico per essere (a dirla a Lei in con- 
« fidenza) copia d'una Ietterà che persoaaggio grande scrive con ogni 



60 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

« ordinario al Granduca di Firenze, et uno de' Segretari! di detto per- 
« sonaggio ne manda una copia a me. Tornando poscia a' nostri inte- 
« ressi io ho da dire a V. S. che i nostri fogli sono pagati conforme 
« la pattuita condittione per tutto questo mese. Ma sendo per le feste 
« di Natale solito in Roma, Firenze, Napoli, Venezia, Vienna, Milano, 
a Torino e Parigi dar la mercè duplicata, si spera il medesimo dalla bontà 
« di V. S. — E tanto più si spera da Lei quanto che il foglio segreto 
« che le si manda non è, in fé' d'huomo d'onore, comune se non a due 
« altri Principi Grandi. Óltre che detto foglio è sempre tanto abbondante 
« di roba di sostanza quanto Ella stessa può vedere. Si che, senz'altro, 
« aspetterò detta mercede; la quale finalmente, tralasciando che è cosa 
« di pochissimo momento, viene poi una volta l'anno. E noi la cerchiamo 
« da altri per gentilezza perché ci viene cercata dai nostri servitori, dai 
« nostri giovani e dai nostri operai per giustizia, e bisogna dar la mancia 
« a tutti altrimenti l'uomo non è servito bene. » 

Il modo col quale l'Assarino fa la reclame alla propria merce sa un 
poco del ciarlatano, come s'avvisa lo stesso Bongi, perchè effettivamente 
queste notizie parigine pare che al nostro gazzettante non costassero né 
rischio né spesa, essendo esse non altro che copia delle lettere-circolari 
che il Cardinale Mazzarino « era solito inviare e ai confidenti, e ai suoi 
parziali, e ai divulgatori di novelle ». 

Tal fatto confermerebbe la voce unanime di tutti coloro che hanno 
parlato dell'Assarino, che cioè egli fosse uomo avido di guadagni e che 
pur di farne non guardava alla convenienza dei mezzi per procurarseli: 
adulando in poesia la Duchessa Cristina di Savoja n'ebbe in dono un 
anello preziosissimo e nel testamento di lei fu dichiarato legatario di 500 
scadi; coltivando le lettere non tralasciava di far negozio di vini, e da 
una ricevuta dal figlio Luigi rilasciata, si rileva ch'egh era anche al soldo 
del governo genovese. 

Quanto al modo poi di ottenere le notizie che dovevano servire 
alla compilazioDe del Sincero, ecco quello che ci dicono i documenti: 
gl'Inquisitori di Stato rivedevano le corrispondenze, perchè nominavano 
i postieri a lor talento; le lettere quindi venivano aperte e secondo re- 
putavasi opportuno se ne traeva copia e quindi tornandosi a chiudere 
si spedivano a coloro cui erano dirette; talvolta i corrieri si trattenevano 
appositamente a Palazzo, per eseguire un'accurata revisione; i soli pieghi 
dei residenti e dei ministri non andavano soggetti a questa odiosa ed 
abusiva consuetudine; mentre chi voleva sottrarsene era costretto ad ac- 
cordarsi col corriere e mercè una buona mancia ritirava le lettere fuori 
le porte della città. Di questo mezzo appunto si servivano i novellisti 
per l'invio de' loro fogli manoscritti. 

Non avendo usata questa previdenza, l'Assarino s'ebbe sequestrata 
una sua missiva al Cardinale di S. Pietro, nella quale, secondo il solito 
trasmetteva le nuove della città e del governo. 

X 

Quando il Sincero sia cessato non si sa bene. La sua raccolta, che 
si conserva nell'Archivio di Stato di Genova, rilegata in due volumi, 



LUCA ASSARiNo E 11 Sùicero. 



61 



cessa col 30 marzo 1652; ma realmente pare che l'Assarino abbia con- 
tinuato anche dopo quest'anno a esercitare il suo mestiere di gazzettante 
e sempre in competenza di altri, come può rilevarsi da questo fatto ac- 
caduto nel 1653. 

L'Assarino aveva avvertito un tal prete Giona di astenersi dallo 
scrivere fogli a mano e divulgarli, perchè ciò nuoceva a lui che aveva 
ottenuto il privilegio di stampare novelle. 

Il prete, pare anche m.esso su, se n'indispettì in tal modo che in- 
contrato un giorno l'Assarino sul Ponte Reale prese a svillaneggiarlo 
audacemente e lo avrebbe anche ferito di coltello se un tal De Marini 
non lo avesse trattenuto e dato agio cosi al compilatore del Sincero di 
raccomandarsi alle gambe e rinchiudersi a casa. 

Il fatto, specialmente per le persone che vi aveano partecipato, levò 
un certo rumore e gli Eccellentissimi di Palazzo dovettero ammonire 
severamente il prete per il tentato ferimento e perchè andava spargendo 
attorno la voce di volersi vendicare. 

Da un altro documento appare che nel 1656 l'Assarino inviava an- 
cora i suoi avvisi segreti; sicché può dirsi quasi con sicurezza che egli, 
finché rimase in Genova, cioè fino al 1660, esercitò sempre il mestiere 
di novellista. 

Poi andò a Milano e a Mantova; finalmente fu nominato istoriografo 
ducale a Torino. Ammalatosi gravemente nel settembre del 1672, nel 
successivo 7 ottobre cessò di vivere. ' 

N. Bernardini. 



GRANDE FABBRICA NAZIONALE DI MACCHINE TIPOGRAFICHE 

NORBERTO ARBIZZONI, MONZA 

Premiato anche dal R. Ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio. 




Macchine Rotative per Carta Continua ed a Reazione per Giornali. 
Vedi Avviso speciale a pag. 16 



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LA TIPOGRAFÌA ARGENTINA 

Revista Mensual, dedicada al Esiudio de las Artes Graficas. 
Directores-proprietarios: Lluch y Raiicos 

Calle General Lavalle, nùm. 982— BUENOS AIRES 

Agentes en Italia: E. Ferino, Piana Colonna, Roma. — Fratelli Dumolard, Corso Vit- 
torio Emanuele, Milano. 



IL GIORNALISMO ITALIANO 



In Italia, benché si sia scritto moltissimo sul giornalismo, come 
può vedersi dalla Bibliografia più innanzi riportata, pure non si ha an- 
cori una storia completa, esatta, diffusa del giornalismo italiano. Epperò 
non è mia intenzione tracciarla ora, e perchè il grave comp'to non e 
adequato alle mie forze, e perchè ancora molto lavoro e molte ricerche 
rimangono a farsi su questo argomento. 

Un egregio pubblicista, ch^ ha tracciato un breve cenno della n - 
stra stampa (i) ha scritto, a questo proposito, che ogni centro d'Italia 
può vantare una storia giornalistica sua propria e che raccogliere tutt3 
queste storie, colpire le varie fisonomie del giornalismo italiano, colle- 
garle insieme per trarne un concetto sintetico, sarebbe lavoro difficilis- 
simo, per non dire impossibile, a chi volesse tentarlo da solo. 

E aggiunge che più facle riuscirebbe invece, e più completo, ove 
si chiamassero a concorrervi tutti coloro che ebbero larga parte nel mo- 
vimento e possono parlarne per scienza propria (2). 

« Fra venti anni, lo scrivere la storia del giornalismo italiano riu- 
scirà impossibile forse, o di tale difficoltà da spaventare i più corag- 
giosi Perchè non tentarlo adesso? » 

Io non ho creduto di dover rifare una storia del giornalismo ita- 
liano, perchè nulla di nuovo avrei potuto dire; sibbene, seguendo la 
traccia di altri lavori consimili già pubblicati, ho ricostruito un lavoro 
unico, servendomi di tutti gli elementi utiH. E per non meritarmi la 
taccia di plagiario, avverto che a questo musaico storico nulla ho mu- 
tato, neppure i periodi o le frasi dei diversi autori, contentandomi solo 
qua e là di aggiungere quaj-he notizia, qualche particolare, qualche nome, 
o qualche data, traiabciati e che a me sembravano di non poco rilievo. 

X 

Adottatasi la stampa per la pubblicazione delle gazzette, al giorna- 
lismo avrebbe dovuto schiudersi un rapidissimo avvenire. Invece le gaz- 
zette stampate non incontrarono il gusto di rutti, perchè esse si consi- 
deravano buone tutt'al più per i politicanti da dozzina. I governi con- 
tinuavano a servirsi delle gazzette manoscritte; a Roma esse durarono 
sino allo scorcio del seco'o decorso. 

Ma una volta dato l'impulso, gli t^z'i^m cominciarono man mano a 
scomparire, e il numero delie gazzette stampate si andò moltiplicando 
e a Modena, Parma, Piacenza, Macerata, Foligno, Napoli si ebbero le 



(i) Aìhum-Strenna dell' Associazione della Stampa. 

(2) Per mia conto ho contribuito a questo lavoro col volume Giornali e giorna- 
listi leccesi, che la stampa itali.ma ed estera — contro i miei meriti — giudicò molto 
benevolmente. 



64 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



gazzette pubblicate con licenia dei superiori, inizio dei fogli ufficiali, ^ i 
quali furono senza dubbio i più antichi in data e quelli ch'ebbero più 
lunga vita. 

Nel 1618 il Farinaccio cominciò a pubblicare le Decisioni della Rota 
Romana, che possono considerarsi come il primo esempio dei periodici 
di scienze giuridiche. 

A Firenze, dalla tipografia Massi e Landi, nel 1636 si stampò una 
gazzetta; nel 1640 ne uscì una in Roma, nel 1641 a Milano, rei 1642 
a Genova, nel 1645 a Torino. 

In quest'ultima cittcì fu Pietro Soncino che ottenne per primo di 
stampare giornali. Il primo numero ha la data del i.° febbraio 1645 ^ 
comincia cosi: 

« Essendosi compiaciuta Madama Reale per solo motivo della sua 
« Real Benignità di concedere privilegio che si possano stampare in que- 
« sta città ragguagli delle occorrenze quotidiane del mondo, tanto più 
« volontieri si intraprende questo assunto, quanto che col mezzo di gratia 
« cosi singolare e senza esempio si potranno pubMicare al mondo le 
« maniere soavi e prudenti con che S. A. R. regge e governa questi 
« popoli. » 

La gazzetta torinese passava nel 1658 nelle mani di Carlo Gianelli 
e durò per più generazioni, forse fino alla conquista francese, nei suoi 
discendenti. 

A Genova, durante la repubblica, si stampava una Ga:{:ietta segreta, 
della quale parla il Foscarini nei dispacci al Senato veneto. Poi venne 
il Sincero, del quale abbiamo discorso avanti. 

A Rimini si stampò il primo giornale nel 1640. 

A Firenze, dice il Piccardi, il monopolio delle gazzette restò forse, 
finché regnarono i Medici, fra i privilegi degli stampatori di S. A. R. 
Ma poca fama ebbe sempre la privilegiata gazzetta fiorentina, conside- 
rata per lo più come compendio o ristampa dei fogli genovesi. La poca 
riputazione delle gazzette fiorentine fu alquanto rialzata quando nel 1766, 
sotto Pietro Leopoldo, cominciò la pubblicazione della Gaietta patria 
e poi della Calzetta universale, le quali dopo avere assunti diversi titoli e 
attraversate vicende non poche, furono il ceppo di quel foglio ufficiale 
e privilegiato, che durò finché la Toscana ebbe un governo proprio (i). 
Quest'ultima era più che centenaria quando nel 1870 meri o piuttosto 
si fuse colla Gaietta del Popolo. 

Fin dal 1667 si era anche impresa a Firenze la pubbhcazione degli 
Atti dell' Accademia del Cimento, mentre a Roma, nel 1668, l'abate Na- 
zarri fondò il primo giornale che prendesse nome di letterario. 

A Modena, il primo saggio di giornali stampati si vide nel 1658; 
verso il i686 l'abate Bacchini vi fondò un Giornale dei letterati, che durò 
sino al 1697. Altre gazzette nacquero e cessarono, ma sopravvisse il 
Messaggero che nel 1757 passò alla stamperia ducale e fu giornale uffi- 
cioso del governo estense, fino alla fuga del duca, nel 1796 (2). 



(i) Nella mia raccolta di giornali conservo due volumi della Gaietta Universale. 
(2) V. prov. di Modena. 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 65 

Altre due gazzette stampavansi in Piacenza ed in Mantova fin 
dal 1680; anzi quella di Mantova ebbe molto credito e diffusione. 

Nel 1696 si fonda a Venezia la Collana di Minerva; a Forlì il Gran 
Giornale, mutato poi in Genio dei letterati, e nel 1710, Apostolo Zeno, 
Scipione Maffei e Muratori danno mano, a Venezia, al Giortiale dei let- 
terati d'Italia, che viene considerato come il capo stipite delle attuali 
riviste. 

Sempre a Venezia poi, che durante quasi tutto il xvii secolo fu il 
centro più attivo del giornalismo italiano, pubblicavansi la Pallade Ve- 
neta, che fu uno dei primi giornali col titolo; il Mercurio storico, tradotto 
dal francese al pari della Gai:{etta francese di Olanda e del Postiglione 
di Francoforte, che pubblicavansi dal 1741 in poi, a Padova; il Diario dì 
Cristoforo Zane (1735); le Novelle della repubblica letteraria (ij ^9-^0); 
la Ga:(:(etta delle Ga:(^ette; gV Influssi del Pasiello; il Foglio delle donne; il 
Congresso dei Pellegrini e il Mondo morale, primi tentativi giornalistici 
di Gaspare Gozzi, che doveva poi fondare per suo conto la Ga^^etta 
Veneta nei primi del 1760 e redigerla per un anno. Questa Ga^c^^etta era 
stata annunziata dallo stampatore Pietro Marcuzzi nell'intenzione di farne 
un periodico sul tipo di quelli inglesi, tedeschi e francesi. « In essi veg- 
gonsi, diceva il manifesto, notate le case vuote, le contrade ove sono e il 
pre5^zo di quelle; qui il nome di un valente artefice giunto in paese, la sua 
capacità, la dimora; quivi terreni, quadri, statue, medaglie o libri da ven- 
dere e insomma altre mille particolarità che facilitano gli affari degli 
uomini del paese. » Così concepita usciva la gazzetta il 2 febbraio 1760, 
in-4.'' piccolo di 8 pagine, a due colonne « tenendo in ciò il modo più usato 
nelle altre gazzette, alle quali sono già accostumati gli occhi dei leggitori ». 

La Ga:(;;etta Veneta fu forse il primo giornale che prendesse a sfrut- 
tare la pubblicità commerciale. Il suo sottotitolo era così concepito: Che 
contiene tutto quello che e da vendere e da comprare, da darsi a fitto, le cose 
mercate, le perdute, le trovate in Vene:(ìa e fuori, il pre:{io delle merci, il 
valore dei cambi, ed altre noti:(ie parte dilettevoli e parie utili al pubblico (i). 
Essa pubblicavasì due volte la settimana, il mercoledì e il sabato dopo 
l'ora terza, e vendevasi 5 soldi il numero; l'abbonamento annuo era di 
uno zecchino. Al qual proposito lo stampatore s'era affrettato a far sa- 
pere che nei tempi « in cui le gazzette si vendevano al prezzo di una 
gaceta (circa 15 centesimi) gli stracci erano a buon mercato; mentre 
oggidì c'è carestia e la carta è più cara ». 

Non si conosce qual'era la tiratura di questo giornale; ma il Pa- 
triarchi dice ch'era assai applaudito e lo stesso Gozzi, in una sua cro- 
naca, racconta che la gente affollavasi davanti alla bottega del libraio 
all'ora della vendita, brontolando nei casi di ritardo. 



(i) Oltre mezzo secolo prima però, pubblicavansi le Stolette, che erano bollettini 
del movimento del porto. Nel 1785 cominciò a stamparsi un giornale intitolato Av- 
visi pubblici, che fu forse il primo fra i fogli speciali d'annunzi. Vuoisi che l'attuale 
Ga-!;7^etta di Venezia (vedi) sia la discendente diretta della Gaietta Veneta, trasforma- 
tasi successivamente in Diario Veneto, poi in Ga::;^ictta Urbana Veneta (ijSy-iSi 2), poi 
in Giornale del Dipartimento dell' Adriatico (^18 4y) e fin.ilmente in Gaietta di Venezia, 
epoca alla quale pare si possa far risalire la discendenza diretta del foglio attuale. 

N. Bernardini — Guida della Stampa periodica italiana — 5. 



66 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



Gli scritti del Gozzi, in questa gazzetta, dice Dario Papa, hanno 
avuto una sorte ben diversa da quella che avranno molto probabilmente 
gli scritti anche dei migliori fra i giornalisti odierni: sono passati in 
retaggio della letteratura italiana: la loro storia si confonde con qual- 
cuna delle chiare pagine della storia della nostra lingua. 

Il Gozzi lasciò la Gaietta alla fine dell'anno per darsi intero alla 
redazione àdV Osservatore Veneto, n2.x.o nd ijSi per opera di Pietro Val- 
vasense stampatore e del libraio Colombari. 

Era 10-4." piccolo di 8 pagine, a somiglianza delle antiche Notiiie 
scritte o avvisi. 

Redigendo l' Osservatore, il Gozzi allontaaavasi dalla tradizione delle 
gazzette, poiché, come l'editore aveva dichiarato, scopo del giornale era 
« di pubblicare alcuni fogli che a somiglianza dello Spettatore inglese rap- 
presentino altrui molti ritratti universali di costumi, trattino vari argo- 
menti, ora piacevoli, ora intorno alle buone arti, di qualche virtù vizio 
vestito d'invenzione allegorica, con quello stile che sarà convenevole ad 
ogni argomento ». 

Giacomo Zanella dice che la fama àdV Osservatore h zsszÀ maggiore 
dei suoi meriti, né desso è paragonabile allo Spectator di Addison, i cui 
600 numeri formano un tutto che ha l'interesse d'un romanzo. Del re- 
sto si affaticherebbe invano chi nei giornali redatti dal Gozzi volesse 
cercarvi traccia di cose politiche. Com'egli aveva confessato « il Signore 
Iddio non l'aveva chiamato per questa strada ». E sì che i tempi che 
allora correvano erano più che mai propizi alle notizie politiche. L'Europa 
era tutta assorta in quel gran turbamento che le fu procacciato dalla 
guerra dei sette anni, e nondimeno il Gozzi si contentava di starsene 
a Venezia, girando pei caffè e pei teatri in cerca del fattarello piccante 
su cui imbastire la novellina piacevole e da cui trarre bellamente la morale. 

Altri giornali di Venezia furono la Nuova Gaietta Veneta, fatta 
dal Caminer, scrittore pure della Curiosità d'ogni genere, A N-,velìista Ve- 
neto (177 s)} il Progresso dello spirito umano (1783) — che si stampava 
a Venezia con varia indicazione d'origine — il Diario Veneto (1765), le 
Noti:(je del Mondo (1778), il Nuovo Postiglione ossia Novelle del Mondo, 
giornale ebdomadario, che raccoglieva le notizie storico-politico-scienti- 
fiche più recenti e si stampò nella tipografia Albrizzi a S. Benedetto, 
in-4.'', dall'anno 1783 al 1812, e molti altri giornali di poco valore che 
andarono man mano decadendo come decadeva il governo. 

Frattanto a Roveredo (1764) usciva la Frusta letteraria del torinese 
Baretti; il giornale, che era propriamente intitolato Frusta letteraria di 
Aristarco Scannabue, si pubblicò prima a Roveredo, poi a Trento. Fon- 
dato con elevato concetto di critica, trascese spesso a grossolanità e peg- 
gio. Il Baretti fu accusato di scrivere, pagato, per incarico dei gesuiti; 
ma egli se ne scagionò nella risposta al Bue pedagogo. 

Del giornale di Baretti ecco come ne parla il Cantù : 
« La Frusta letteraria fu forse il solo giornale che rimanesse di 
fama popolare. Giuseppe Baretti (i) autore di capitoli, ch'egli stesso con- 



(i) Baretti s'era recato a Milano con la speranza d'esservi impiegato, come gliene 
aveva fatta promessa il Firraian ; ma avendo egli stampato il primo volume delle sue 



IL GIORNALISMO ITALIì(N0. 67 

fessava non valer nulla più dei tanti altri contemporanei, e di viaggi in 
lettere rinzafFate d'accidenti minuti e generici e di leggera osservazione, 
ma care per spigliato e rapido stile, il che rende poi incomparabili le 
sue famigliari, cominciò in Venezia a sparnazzare le posticce immorta- 
lità, e menare la « metaforica sua sferza rabbiosamente addosso a tutti 
quei moderni goffi e sciagurati che andavano tutto di scarabocchiando 
commedie impure, tragedie balorde, critiche puerili, romanzi bislacchi, 
dissertazioni frivole, e prose e poesie d'ogni generazione, che non hanno 
in sé la minima sostanza, la minimissima qualità da renderle o dilettose 
o ragionevoli ai leggitori e alla patria. » 

« Qual nobile arringo se egli avesse guardato a qualcosa più che la 
forma; se avesse compreso l'importanza della franchezza e della since- 
rità nell'arte, se alla sensata intuizione avesse accoppiato alti sentimenti, 
veder largo, le corroboranti ispirazioni del patriottismo! Certo egli è lon- 
tano dall'impertinenza di quel fu nostro contemporaneo che introdusse 
di giudicare venti, trenta opere per ogni articolo di giornale, ma quanto 
poco non sa egli! come sprezza ciò che non comprende! come abusa 
della beffa invereconda contro gente da tanto più di lui ! come s'abban- 
dona a irosa ed invida personalità, e tutto riferisce a sé stesso, senza 
diicernere tempi e studi! Di Dante dice grossolanità non minori di quelle 
del Bettinelli : il Filicaja pe' suoi sonetti all'Italia crede degno « d'una buona 
staffilata sul deretano, per ogni verso » ; nel libro dei Delitti e delle pene 
non vede che « una cosacela scritta molto bastardamente » e confonde 
il Beccaria cogli Algarotti, coi Chiari ed « altri tali balordi che non 
sanno neppure mediocremente la lingua del paese »; il Verri gli è « un 
sacciutello che crede saper tutto e non sa nulla; una bestia piena d'al- 
bagia come d'ignoranza, che mostra avere avuto dalla natura un buon 
pajo di calcagna da ballerino, non una testa da politico e da filosofo o : 
il Caffé « una delle più magre buff'onerie che si possano leggere » : gli 
autori di esso « invincibili ignoranti », e peggior di tutti il Verri, cui 
intima che « ci vuol altro per aggiungere all'altezza di scrittor perio- 
dico », e protesta volerlo « render tanto ridicolo, da fargli maledire chi 
gli ha insegnato l'alfabeto » Trascina alle gemonie come un pappa- 
gallo senza ingegno quel Goldoni, che porrem sempre in testa ai comici 
nostri, mentre é dimenticato quel Carlo Gozzi, ch'esso tentava opporgli 
come il genio più meraviglioso dopo Shakspeare. Frate pazzo, frate bir- 
bologo, scimunito arcade, sozzo majale, e tali altri abominj sputa sul 
padre Appiano Buonafede, uomo eruditissimo e scrittore vibrato e age- 
vole, il quale trattò temi seriissimi » ecc. (i). 

Nella stessa epoca a Milano diffbndevasi il Cafc, il quale veniva 
pubblicato anonimo e fuori di stato — a Brescia — per avere maggiore 
libertà d'esame. In esso vi lavoravano, oltre al Verri ed al Beccaria, il 
Lambertenghi, il Longo, il matematico Frisi, Pietro Secchi, Giuseppe 



Lettere il ministro del Portogallo ne menò molto rumore e Baretti se ne andò ma 
con gran rincrescimento. 

(i) Per altre notizie vedi Cantù, Parini e la Lombardia. Vedi anche nell'appen- 
dice dei Giornali italiani stampati all'estero di questo libro. 



68 GUIDA DELLA STAMPA. PERIODICA ITALIANA. 



Colpani, ecc. I fondatori, in uno dei primi numeri, dichiaravano che 
« essendo nemicissimi d'ogni laccio ingiusto che imporre si voglia al- 
l'onesta libertà dei pensieri e delle ragioni loro » erano venuti « in pa- 
rere di fare solenne rinunzia alla toscana favella ». 

Era in sostanza un manipolo di giovani milanesi, tutti entusiasti 
per la enciclopedia e per le nuove scienze. Quei nobili giovani vollero 
interessare anche il pubblico ai loro colloqui e intrapresero perciò il bi- 
mensile Caffè, dove si proponevano combattere la tirannia dei pedanti e 
far che « l'importante e onorato mestiere di letterato si spogli di quel 
restante d' impostura, di frode, di livore, che pur tuttavia ha il suo par- 
tito, benché assai minore di quello che coltiva in pace e in buona fede 
1 vasti campi dell'umano sapere ». 

A Milano stesso usciva la Galletta politica, di cui era direttore il 
Monti, il quale vi diresse pure una Gaietta letteraria (1772-76); a Na- 
poli usciva periodicamente un'Analisi raiionale dei nuovi libri, il Qiornale 
letterario, il Giornale enciclopedico; a Modena (1762) uscivano gli Annali 
letterari; a. Mantova un certo Volta stampava un Giornale della lettera-, 
tura italiana, e poi il Giornale della letteratura straniera, e un Nuovo Gior- 
nale enciclopedico, continuazione di quello di Venezia, usciva a Vicenza, 
redatto da una valente donna, lodata dal Parini, la Elisabetta Caminer 
Turro. 

L'Europa letteraria, ora raccolta in 52 volumi, era un buon gior- 
nale, che teneva corrispondenza con Parigi, Vienna, Berlino ed Amsterdam. 
In Sicilia vi furono per quattro anni le Novelle miscellanee e le Me- 
morie, per servire alla storia della Sicilia. 

A Napoli nel 1708-1709 si stampava da D. A. Parrino una gaz- 
zetta che ora è conservata nella Biblioteca Nazionale di Napoli. 

Eleonora Fonseca Pimentel, condannata alla forca il 20 agosto 1799, 
avea fondato il Monitore Napoletano, nel quale trasfuse tutta la sua anima 
ardente, studiandosi di rendere impossibile il ritorno della tirannide. Ac- 
cusata, imprigionata, fu condannata per avere scritto // Monitore Napo- 
letano, e pochi momenti prima d'avviarsi al patibolo bevve del caffè e 
pronunziò queste parole: Forsan et haec olim meminisse juvahit. 

Gli altri giornali letterari si limitavano a dar un estratto delle opere 
ed un giudizio per lo più benevolo, atto opportunissimo quando scar- 
samente diifondevansi i libri; del resto essi non lasciarono che ben mo- 
desta fama. 

A Roma la stampa era a un livello bassissimo. Fin dnl 5 agosto 17 16 
erasi preso a pubblicare una specie di giornale semi-politico, semi-reli- 
gioso, sotto il titolo di Diario ordinario d' Ungheria, che mutò successi- 
vamente in Diario estero, Diario interno, poi finalmente nel 1777 in Diario 
di Roma, ed era più conosciuto poi sotto il nome di Cracas, da quello 
del tipografo, che ne aveva avuto il privilegio (i). Questo, e le Notizie del 



(i) Nel 1716, ìq data 5 agosto si cominciò a stampare il D/arfo Ordinario d'Un- 
gheria (In Vienna, et in Roma, nella stamperia di Gio: Francesco Chracas, presso S. Marco 
al Corso) ed allora il Diario non riportava che notizie, lettere, proclami, bollettini di 
guerra, ecc., dall'Ungheria, Transilvania, Croazia ed altre terre di colà. Nel primo vo- 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 6§ 

giorno — diario assolutamente religioso — furono per un pezzo ì soli 
giornali che si pubblicassero nella città dei Papi. 

Più tardi uscirono: V Effemeridi letterarie di Roma (1771-87); il gior- 
nale conteneva una bibliografia dei libri stampati durante l'anno. Si pub- 
blicava ogni settimana in 8 pagine in-8.° grande a 2 colonne presso la 
Libreria all' insegna d' Omero al Corso e i fascicoli si dispensavano da 
Gregorio Settari Libraio al Corso a S. Marcello e Vassociaiione era aperta 
per paoli dodici l'anno- c'era anche l'Antologia (1744-88) e il Giornale 
arcadico, ma è ovvio dire che di libertà di stampa e di discussione po- 
litica non vi fu nemmeno un lontano accenno. 

Ci pare interessante, a questo proposito, riferire un giudizio di E. Q. Vi- 
sconti sullo stato della letteratura romana in quest'epoca (i): « Tra gli 
scrittori bibliografici posson riporsi i giornalisti delle lettere. Due fogli 
periodici abbiamo settimanalmente in Roma : uno col titolo di Effemeridi 
dà conto dei nuovi libri; l'altro col titolo di Antologia annunzia le no- 
vità delle scienze. L'abate Pessuti che li dirige ha un gran merito nelle 
matematiche; gli articoli perciò d^ìVEfemeridi, che trattan di libri ma- 
tematici, sono eccellenti; gli altri per lo più deboli, e pieni di troppe 
lodi agli autori. L'Antologia è ordinariamente un estratto d'altri giornali, 
ove suol inserirsi un breve elogio dei letterati defunti... 

« Il Giornale di Belle Arti è scritto con uno stile interessante, e più 
lo rendon tale il criterio e le sode cognizioni del cav. Boni, cortonese, 



lume si legge una corrispondenza Dal Campo Cesareo sotto il Seren. Principe Eugenio 
di Savoia appresso Arania di là dal Tibisco. 

Tre anni dopo, nel 17 19, in data 15 aprile, n.° 2j6, il Diario non si chiamò più 
Diario Ordinario d' Ungheria, ma semplicemente Diario Ordinario, conservando la stessa 
mansione tipografica : In Vienna et in Roma ecc. In quest'anno i fatti raccontati non 
si riferiscono soltanto all'Ungheria, ma pur anco a Francia, Spagna, Portogallo, Dani- 
marca, Svezia, Inghermanlandia, ecc. ecc.; e vi è qualche cosa pure di Venezia, Napoli 
e Roma. 

Più tardi, nel 1776, questo Diario aveva di nuovo cambiato anche mansione ti- 
pografica. Si chiamava Diario Estero (In Roma MDCCLXXVI. Nella Stamperia Chracas 
presso S. Marco al Corso). In quest'anno lo spazio maggiore è occupato dalla narra- 
zione di fatti avvenuti in Italia. Il Diario continuò per gran tempo a comparire col 
nome di Diario Estero, nome a sua volta cambiato per assumere quello più convene- 
vole di Diario di Roma. Questo giornaletto, che usciva, secondo la mente dello stam- 
patore, ad intervalli di io giorni, di 7, di 5, di 2, e talvolta ne uscirono 2 numeri in 
un giorno solo, si stampò sempre a opuscolo in-32.'', dal 1716 al 1836, nel quale 
ultimo anno portava questo titolo e questa mansione: Diario di Roma del... (giorno, 
mese ed anno) num... (Nella Stamperia Cracas presso gli Alani con privilegio Pontificio). 

Finita la guerra continuò le sue pubblicazioni col titolo Diario di Avvisi, e pare 
che sin d'allora diventasse giornale ufficiale del governo. Nel 1808 prese il nome di 
Diario di Roma. Col primo numero del 1837 comparve in foglio grande. Nel 1847 
si pubblicava in quattro pagine a tre colonne; la prima pagina conteneva le notizie di 
Roma e le leggi e decreti emanati dalla S. Sede; il resto notizie estere ricavate da gior- 
nali. Costava a Roma 1,60 a trimestre, all'estero 1,90 franco ai confini. La mansione 
tipografica diceva : Nella Stamperia Cracas al Corso presso gli Ajani con privilegio pon- 
tificio. Nel 1849 il governo repubblicano lo intitolò Monitore di Roma. Pio IX, dopo il 
ritorno da Gaeta lo ribattezzò col nome di Giornale di Roma che serbò sino al 1870. 
Pare anche che per un certo tempo si chiamasse Gaietta di Roma; ma il popolino 
non tenne conto di tutti questi battesimi e lo chiamò sempre Cracas o Cracasse. 

(i) Due Discorsi inediti di E. Q. Visconti, con alcune sue lettere, ecc. — Milano, 
Resaati, 1841, pag. 25 e segg. 



70 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

che Stende gli articoli riguardanti l'architettura e l'incisione... (i). Un 
foglio simile, arricchito di rami, pubblica una volta il mese l'abate Guat- 
tani per le notizie antiquarie, ed è pregevole e scritto con spirito; non 
s'impegna però a parlare dei libri. » 

Cosi si arriva alla rivoluzione francese, cioè all'epoca in cui può 
ben dirsi si chiuda il primo periodo del giornalismo italiano. 

X 

La rivoluzione francese parve dovesse aprire nuovi orizzonti alla 
stampa politica italiana, ma fu periodo di breve durata. Una certa licenza 
segnalò dal 1796 al 1797 i primordi della repubblica cisalpina (vedi 
prov. di Milaìio). 

Il Cantù, nel suo libro Monti e l'età che fu sua, ci parla di questo 
periodo,- facendo i nomi dei giornalisti repubblicani prima, imperialisti 
poi, italiani veramente mai. 

Tra la folla, ebbra d'una libertà non acquistata, ma comandata, at- 
tiravano a Milano l'attenzione e un certo rispetto il medico Rasori, redat-' 
tore del Giornale sen:(a titolo, il Custodi, futuro barone, che col Salvador! 
pubblicava il Termometro politico della Lombardia e il Tribuno popolare. 

Il Termometro si cominciò a stampare da Luigi Veladini il 25 giu- 
gno 1796 e fini forse nel 1798, in-8.°, uscendo due volte la settimana. 
In principio ne fu redattore il Salvadori, e il giornale aveva per motto : 
Mens agitat molem e nel secondo anno: Jura domosque dabo; poi passò 
in mano di Francesco Salfi di Cosenza ; del Termometro dice il Cantù : 
« non era il peggiore di quella fungaia di giornali, che allora pullulava e 
moriva dopo sfogato un rancore, compita una vendetta, infamato un emulo, 
incusso terrore; sen:(a criterio come sen^a scrupolo, sottilmente adulando le 
passioni volgari, e usando l'arte solita di denigrare i nemici per aitare i 
propri strumenti. Ivi egli batteva ogni giorno gli aristocratici, denun:(iava 
i preti, apriva campo franco alle diatribe contro dei vecchi governi e prin- 
cipalmente contro quello del papa ». Questo Salfi si trovò mescolato a 
tutte le vicende pubbliche d'allora, come funzionario, agitatore, poeta, 
oratore pubblico (2). 

Altri giornali e giornalisti della stessa epoca sono il Taglìoretti re- 
dattore della Galletta di Bergamo, il Compagnoni del Mercurio d' Italia ; 
V Impar:(iah difensore, il Vero amico degli uomini, il Novelliere sollecito, tee. 

Ma Napoleone non indugiò a mettere riparo alla licenza della stampa, 
ripristinando la censura, con un ordine a cui die forme regolari più tardi, 
quando assunse il titolo di Re d'Italia. La minima indiscrezione divenne 
allora un delitto soggetto a punizioni arbitrarie. Era prudenza attingere 
le notizie politiche dal Giornale italiano, organo ufficiale del governo, 



(i) II periodico s'intitolava: Giornale delle Belle Arti e della incisione, antiquaria, 
musica e poesia. Si stampò a Roma dal Casaletti dai 3 di gennaio 1784 al 13 dicem- 
bre 1788, essendone direttore Onofrio Boni. 

(2) L. Vicchi, di Fusignano, autore del libro V. Monti, h lettere e la politica, pos- 
siede i tre volumi iT<^6-<^'j del Termometro t non ex zàQ all'esistenza dell'intera colle- 
zione, avendola invano cercata nelle principali biblioteche del regno, specialmente 
lombarde. 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 71 

diretto da un tal Guillon, francese che tartassava gl'italiani con ogni 
sorta d'insolenze (i), oppure dalla Gaietta di Milano che il viceré Euge- 
nio aveva acquistata per farne un fof;lio semi ufficiale. 

Con la lustra di aver soppresso il magistrato di revisione, si voleva 
far credere che si era ristabilita una larva di libertà; ma se la forma 
cambiava, il fondo rimaneva lo stesso. « Sotto le apparenze di libertà, 
dice lo Sclopis, la stampa fu sottoposta all' ingerenza della poHzia, senza 
garanzia di far valere le proprie ragioni contro gli arbitri del potere. » 
In pratica, prima del '48, non si ebbe in Italia libertà di stampa, se non 
nel breve periodo 1796-97, e 1' Ufficio della libertà della stampa, che se- 
condo il decreto del viceré doveva essere un bienfait du gouverneinent à 
l'egard des auteurs, divenne in realtà uno spegnitoio. 

Quei pochi organi che non erano al servizio del governo, venivano 
atrocemente perseguitati, e ogni indiscrezione veniva considerata come 
un delitto di Stato. 

Giovanni Giovio fu posto in arresto per avere usata nel suo giornale la 
parola fettuccia, ritenuta da un censore ignorante quale peggiorativo e non 
come sinonimo, ad indicare il nastro cavalleresco della Corona ferrea. 
Orbano Lampredi, che aveva collaborato nel Monitore Romano, avendo 
un giorno criticato un lavoro di Giuseppe Compagnoni (ex-prete, re- 
dattore del Mercurio d'Italia e del Monitore Cisalpino) nel giornale il 
Poligrafo da lui fondato col Monti, venne avvertito di non censurare 
più opere d'impiegati regi perché questi non potevano e non dovevano 
essere che degni di lode; e finì coU'essere costretto ad abbandonare Mi- 
lano. — Nello stesso tempo un tal Lattanzi, che compilava un giornale 
settimanale di moie, il Corriere delle dam', il primo che comparisse in 
Italia, avendo riportata la notizia della prossima unione della Toscana 
all'Impero con l'aggiunta di queste parole: « pare che i destini del- 
l' Etruria sieno giunti al loro punto di maturità », fu punito atrocemente: 
Napoleone irritato che questo fatto venisse annunziato prima ch'egli 
avesse creduto opportuno divulgarlo, ordinò senz'altro che il Lattanzi 
fosse chiuso nell'ospedale dei pazzi. E l'ordine crudele fu letteralmente 
eseguito, e poco mancò che il disgraziato giornalista non ne perdesse 
davvero la ragione (2). 

Durante la dominazione napoleonica, a Napoli uscì con la data di 
sabbato i.° marzo 1806 il Monitore Napolitano, che aveva per motto il 
verso di Virgilio: Magnus ab integro saeculorum nascitur ordo. Il giornale 
dava due fogli la settimana, uno nel mercoledì, l'altro nel sabbato. L'asso- 
ciazione al foglio si faceva « in S. Pietro a Majella, e presso Luigi Aug- 
gero rimpetto al Regal Teatro di S. Carlo n.° 42 » e costava 5 ducati 
l'anno, 26 carlini il semestre e 15 il trimestre. Il giornale avea il for- 
mato in 4 pagine in 4.° lungo e veniva stampato su carta cilestre. Nel 
primo numero dice: « La Gaietta Napolitana b soppressa. La saviezza, 
la dignità e la franchezza di un Governo ragionevole, generoso e giusto 



(i) Dario Papa — // Giornalismo — p. 209 e segg. 

(2) Intorno al Lattanzi, di cui sono celebri le polemiche col Monti, v. Cantù, 
Monti e l'età che fu sua, e // Giornalismo di D. Papa, p. 218 e segg. 



72 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

non dovea soffrire, che cosi vilmente si nascondesse, o si mascherasse 
la verità agli occhi della nazione per servire ad una debole, sospettosa 
e inconseguente politica. » ecc. 

Un mese dopo, sempre a Napoli, fu annunziata la pubblicazione 
dì un Giornale Enciclopedico, compilato da^li amici della gloria na:(ionah 
e diretto dal signor De Cesare, traduttore àtW Agricola di Tacito. Il gior- 
nale si dovea occupare a preferenza di chirurgia, medicina, fìsica, chi- 
mica, storia naturale e agricoltura. Il giornale nacque nel maggio suc- 
cessivo. Usciva il 1° e 15 d'ogni mese. L'abbonamento costava 48 carHni 
l'anno. 

Ma il più importante periodico del primo regno italico fu il Poligrafo, 
che pubblicavasi a Verona e nel quale scriveva il Monti, nel 18 11, da 
dittatore, da prepotente, da splendido insultatore, senza ombra di critica 
vera. A sua volta, contro il Poligrafo era sorto un Anti-poligrafo dì 
Francesco Contarini, veneziano, il quale parafrasando argutamente ogni 
articolo dell'avversario, rendeva a lui in tanti spiccioli ciò che esso di- 
stribuiva senza parsimonia a coloro che credea dessero ombra alla sua 
fama. Secondo il solito sistema però, il criticare le persone che gode- 
vano « della stima del governo », come diceva a questo proposito il 
ministro dell'interno De Capitani in una sua lettera al prefetto di po- 
lizia, venne considerato come offesa alla stessa autorità e V Anti-poligrafo 
dovette presto cessare le sue pubblicazioni. 

X 

Caduto il governo napoleonico, caddero con esso tutti i giornali 
che ancora restavano, lasciando sola padrona del campo la Ga^^etta di 
Milano, divenuta a sua volta giornale ufficiale, fintantoché, per cura dello 
stesso governatore, non venne fondata la Biblioteca italiana. 

Foscolo ha scritto che il conte di Fiquelmont, quartiermastro del- 
l'esercito austriaco, gli propose di dirigere a Milano un giornale favo- 
revole al nuovo ordine di cose e che egli rifiutò, e poi andasse tempo- 
reggiando, nell'idea di affidarlo ad altre mani. Pensò al Monti, e que- 
sti rispose che il giornale « da che si appoggia alla colonna del governo 
non può cadere ». Il Foscolo voleva un giornale che « non irritasse 
partì e passioni politiche », del quale esso si sarebbe fatto mallevadore, 
a patto che non vi fosse né censura, né revisione. 

Per Foscolo, questo proo^etto era più che altro un mezzo per ac- 
quistar tempo; però l'idea piacque e ne fu scritto a Vienna. Là pure 
si trovò buono il progetto, ma in un rescritto del 24 maggio 18 15 si 
giudicò dalla pohzia aulica Ugo Foscolo non essere adatto a pubblicare 
il proposto giornale, consacrato a elaborare (sic) l'opinione pubblica in 
Italia. Venne quindi affidato l'incarico al Monti, al naturaUsta Brocchi, 
al Breislak, al Giordani e finalmente al bresciano Giuseppe Acerbi che 
ne fu il direttore. 

La Biblioteca italiana fu fondata nel gennaio del 1816; usciva a fa- 
scicoli mensili di 150 pagine in-S." e durò con varia sorte sino al 1857. 
Essa nacque non più sotto l'ispirazione del Fiquelmont, ma del gover- 
natore Saurau, uomo abbastanza colto. Secondo la sua idea e i suoi ac* 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 73 

cordi col governo, il giornale doveva da una parte avere per iscopo di 
essere un punto di riunione dei letterati italiani, una saggia analisi delle 
opere pubblicate nella penisola, e dall'altra rendere facile al governo « il 
sorvegliare la pubblica opinione in Italia, e rettificare molti errori, pro- 
pagati dal governo rivoluzionario ». 

Ma il primo numero comparso, suscitò grandi ire, pel tono sprez- 
zante con cui in un articolo di mad. di Stael si parlava della coltura 
italiana. Ciò nonpertanto, dopo qualche mese, il conte Saurau, nelle sue 
lettere a Metternich, se ne dichiarava contentissimo. Diceva che il pe- 
riodico aveva languito a principio, in causa della guerra che gli facevano 
i letterati, ma che poi era venuto sempre più diffondendosi. S'era data 
opera perchè comuni, uffici, ambasciate all'estero ecc., vi si associassero. 
Non s'era creduto prudente a principio dargli alcuna tendenza politica. 
Pel momento premeva solo che gl'italiani si persuadessero che esisteva 
una letteratura tedesca e cominciassero a studiarla. 

L'Acerbi, direttore della Biblioteca, era ciò che si chiama un vero 
direttore: attivissimo a ricercare articoli, domandarli, tracciarne lo schema 
ai vari scrittori, strapazzandoli se indolenti. « Voi — scriveva un giorno 
a Giovita Scalvini — sarete uno scrittore per la immortalità, ma non per 
un giornale che ama e vuole più il presto che il perfetto. « E altrove : 
« Ricordatevi poi dei vostri impegni e delle vostre promesse,..; è una 
carriera che correte, e ogni carriera ha il suo bene e il suo male. » Ma 
questi modi irritarono ben presto il Giordani, il Monti, lo Scalvini ed 
altri ancora, i quali si svelenirono contro l'Acerbi iA tutti i modi. Il 
Monti anzi ebbe a scrivere che l'Acerbi non essendo atto a porre nel 
giornale una sola riga senza spropositi, forza era che tutto comprasse; 
e tra coloro, diceva, che vilmente gli « hanno venduto per fiorini 40 al 
foglio, la penna, non ha nessuno che sia pure alcun poco iniziato nel 
bello scrivere. Quindi cessino le meraviglie sulla decadenza di quello 
sciagurato giornale. Si è formata un'altra società, la quale ha presentato 
al governo il progetto d'un nuovo foglio, complessivo come l'altro, di 
ogni materia scientifica e letteraria. I sottoscritti sono Brocchi, Breislak, 
Giordani, Labus e Monti per la compilazione; quanto agli aiuti, nessuna 
letteraria confederazione si è mai veduta simile a questa... ». 

E qui una lista di splendidi nomi. Ma poco dopo il Monti si ri- 
conciliò col giornale austro-italico, e la Biblioteca, dice il Cantù, « con- 
tinuò a esercitare una specie di dittatura nelle lettere italiane, non senza 
merito al certo, ma con tono assoluto, avversando le novità, lodando 
indiscretamente od astiando persone che il governo gradisse o no ». 

Più tardi essa contò fra i suoi collaboratori, oltre al colto ed ele- 
gante sgherro austriaco Zajotti, Domenico Romagnosi, Giuseppe Fer- 
rari ecc. (i). 



(i) Fondando la Biblioteca italiana il governo austrìaco aveva cercato di cattivarsi 
gì' italiani per mezzo della letteratura. Oltre agli scrittori citati, erano stati chiamati a 
collaborarvi i membri dell'Istituto e dell'Accademia. 

Abbastanza franca in sulle prime, questa rivista si ridusse ben presto stromento 
della polizia del governo piuttosto della consorteria che vuole la potenza col farsi 



74 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



Di fronte alla Biblioteca ifaliana, e facendole viva opposizione, prese 
posto subito lo Spettatore del BertolottI, al quale collaborarono Tomma- 
seo, Leopardi, Sartorio, Cantù ecc. Il governo non credette opportuno 
ingerirsi nella polemica e il giornale, avendo presa piuttosto voga, 
compromise molto il successo della Biblioteca. Dopo due anni allo Spet- 
tatore si aggiunse il Conciliatore, che doveva avere così breve, quanto il- 
lustre vita. 

Il Conciliatore stampato su carta azzurra, nacque il 3 settembre 18 18; 
usciva il giovedì e la domenica e durò fino al 17 ottobre 1819; in tutto 
118 numeri. 

Il giornale bleti, come lo chiamavano per via della carta, era l'or- 
gano di un gruppo di patriotti che volevano preparare il paese ad altri 
desideratissimi eventi. V'era Silvio Pellico — l'anima dell'intrapresa — 
v'erano Porro, che ne fu il fondatore, Pecchio, Berchet, De Bréme, Ma- 
roncelli, Borsieri, Gonfalonieri... 

« L'intitolammo Conciliatore — scriveva Pellico a Foscolo, invitan- 
dolo a collaborare — perchè noi ci proponiamo conciliare e conciliamo 
infatti non i leali coi falsi, ma tutti i sinceri amatori del vero. Già il 
pubblico si accorge che questa non è impresa di mercenari, ma di let- 
terati, se non tutti di grido, tutti collegati per sostenere, finché è pos- 
sibile, la dignità del nome italiano. » 

Ma il Foscolo rifiutò h sua collaborazione, come rifiutò ogni par- 
tecipazione ai moti der2r. 

Parlare aperto non si poteva, sarebbe stata inutile follia. Si dove- 
vano dunque cercare i sottintesi, e la letteratura ne ofi'rì il pretesto. La 
Biblioteca italiana era classica; il romanticismo divenne dunque per gli 
uomini del Conciliatore un'arme di fiera opposizione, che nsscondevasi 
tra le linee, ma sotto la veste letteraria lasciava trasparire l'intenzione 
politica. Giò non poteva garbare al governo austriaco, al quale quella 
piccola schiera di eletti ingegni doveva necessariamente riuscire sospetta, 
e a CUI giungevano avvisi dal Vaticano di star attento, perchè i roman- 
tici « erano in fin dei conti cospiratori d'accordo con un certo Pelle- 
grino Rossi e con lord Byron ». È bene notare che nel Conciliatore 
non si trattava soltanto di letteratura, ma bensì di storia, di filosofia, di 
nuove scoperte, di economia ecc. Insomma il Conciliatore era. una rivista 



liaia al governo. Secondò l'impresa contro il romanticismo anche la Gaietta privile- 
giata del Pezzi. 

In data del 21 gennaio 1817 Pietro Giordani si ritirò dalla Biblioteca, con lettera: 
« Mi trovo in necessità di ritirarmi dal giornale la Biblioteca italiana. Mio padre e mia 
madre, assai attempati e cagionevoli, mi vanno sollecitando da un pezzo di andare a 
casa e star con loro almeno un tempo. Al che oltre l'affetto mi stringono ragione- 
voli interessi a non contrastare. » 

E consigliava in sua vece il D.r Labus, a già conosciuto e che non dee dispia- 
cere al governo ». 

Giacomo Leopardi che si tenne estraneo alle trame ed alle speranze d'allora, lo- 
dava grandemente gli articoli del Giordani sulla Biblioteca. « Io penso che, se molti 
dei nostri sapessero scrivere in quella maniera, non dico solamente quanto alle parole, 
ma quanto al'e cose, la letteratura itaUana seguiterebbe ad essere la prima d'Europa, 
come è già poco meno che l'ultima. » 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 75 

letteraria quale oggi non c'è in Italia, tanto era fatta con coscienza e 
serietà. 

Pellico era il vero centro del giornale, come si può rilevare dalle 
sue lettere. In esse si trova fin spiegato l'organismo della redazione del 
giornale. Non si inseriva un articolo che non venisse approvato dalla 
commissione dei collaboratori incaricata della cosa. Ciò procurava delle 
noie, naturalmente, ma si teneva fermo. E Pellico cercava di confortare 
alla meglio gli autori degli articoli cestinati, come .ora si direbbe. 

La lotta fra classici e romantici si accese più che mai. L'austriaca 
Ga^:{etta di Milatio colpiva con rabbia feroce gli uomini del Concilia- 
tore; a darle mano la polizia aveva fondato il i8 novembre V Accatta- 
brighe, ossia Classico-romantico-machia, giornale critico letterario stam- 
pato a Milano in carta rosa. Principali redattori: il prof. Bernardo Bel- 
lini e il conte Trussardo Caleppio, commissario di polizia, il quale di- 
ceva i romantici nati-morti, sleali alla patria e al governo, simili all'asino 
di Balaam che pretendeva insegnare al profeta che cosa dovesse fare 
e dire. 

Né è a credere che sì villana opposizione avrebbe ottenuto l'intento 
suo, se il governo non ci si fosse messo lui, inferocendo dapprima colla 
censura, complicando da ultimo, più o meno direttamente, il Concilia- 
tore nel processo dei carbonari. Il Brcme, in una lettera a Federico Gon- 
falonieri, dove gli raccomanda di trovare cambi di giornali all'estero e 
abbonamenti fra le persone in alto, scrive bensì che V Accattabrighe, fra- 
tello carnale della Ga^:(etta di Milano, « bestialissimo foglio » fa incon- 
sapevolmente vantaggiare del 30 per cento, colla sua guerra, la tiratura 
del Conciliatore, vaz è poi costretto a soggiungere: « // signor Strassoldo, 
censore egli stesso del nostro foglio da qualche tempo in qua, mena la falce 
sen:(a riguardo ne al buon senso ne alla buona creanza. Ne vengono riman- 
dati gli articoli poche ore prima di dover distribuire il foglio; conviene sup- 
plire alle lacune; talvolta sostituire interi articoli e sottoporli di nuovo alla 
censura ...Io designai le castrazioni al pubblico disdegno con intere linee di 
punti: venne fatta proibi:(ione di punteggiare gli spa^i. . . Domandai in iscritto 
di poterne prevenire il pubblico; il mio foglio petiiionario fu lacerato di pro- 
prio pugno dallo Strassoldo, e i pe^i ne furono portati dal tipografo del 
giornale a casa Porro, mentre vi pranzavano venti persone. Nei passi can- 
cellati dell'articolo di Pellico sopra Brougham eravi questa espressione : II 
nobile bisogno della pubblica stima, e l'appoggio della opinione pub- 
blica. Fra i commensali erano alcuni inglesi e russi che non si sapevano dar 
pace di tanta immoralità.... Giorno verrà in cui raccoglieremo queste umi- 
liazioni, e le intitoleremo Patologia del Conciliatore. » 

Invece, poco dopo, giunse il giorno della morte del povero Brème 
e dello stesso Conciliatore, Agli avvertimenti fatti dal Vaticano, s'erano 
aggiunti nel maggio 1821 gl'informi del direttore di polizia a Milano 
alla Commissione istituitasi a Venezia per giudicare i Carbonari, alla 
quale si faceva sapere che il Conciliatore, obbligato a subire infinite mu- 
tilazioni in causa della temeraria audacia dei suoi scrittori, aveva cessato 
le pubblicazioni. Il che significava che il giornale era implicato nel pro- 
cesso. 

Difatti, dagli interrogatori; ora pubblicati, di Silvio Pellico, appare 



76 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



che lo fu, e assai. Pellico confessò ch'egli, Bréme e Pecchio avevano 
realmente in animo di propagare principi liberali, che fossero i prodromi 
d'un mutamento di governo. 

Il Conciliatore, dunque, dovette morire di morte violenta (i). 

Soppressi successivamente tutti i fogh politici, non rimase in Mi- 
lano che la Gaietta, divenuta organo ufficiale del governo, e compilata 
da un giornalista stipendiato dall'Austria. I giornali ufficiali degli altri 
stati italiani, compilati in generale da spie o da scrittori mercenari, non 
meritano alcuna menzione. I pochi tentativi fatti qua e là per dare al- 
l'Italia una stampa più liberale, rimasero pur troppo allora infruttuosi; 
non si ebbero più per lunghi anni se non poche riviste o periodici set- 
timanali, come V Indicatore genovese fondato nel 1828, e nel quale Maz- 
zini iniziò la sua carriera di pubblicista (di cui discorreremo in altra 
parte del libro), e V Indicatore livornese fondato nel 1829 da Guerrazzi. 
Ma questi giornali ebbero breve esistenza. 

In Toscana dominava unica la Ga^^etta di Firen:;;e, dove dal 1830 
al '40, scriveva di tanto in tanto mordaci appendici teatrali il suo diret- 
tore Giovanni Pedani, Questo giornale era il solo, o almeno uno dei 
pochi, di cui fosse in quest'epoca gratificata o afflitta (il lettore può sce- 
gliere il vocabolo a sua posta) la Toscana. E il giornale era peculiar- 
mente laconico, rispetto a ciò che accadeva in Toscana, in Firenze, La 
vita del cronista era una vita color di rosa : bastava parlare delle visite, 
de' viaggi che faceva la famiglia regnante, e delle riunioni dell'Accademia 
della Crusca e dei Georgofili, A Pisa per lunghi anni usci mensilmente 
il Giornale dei letterati. Vieusseux fondò V Antologia, rivista mensile glo- 
riosamente vissuta dal 1821 al 1832, Più, la Guida dell'educatore del- 
l'abate Lambruschini e una settimanale Rivista di Firenze del Montazio, 
E soppressa violentemente dal governo l'Antologia, nacque, per cura del 
Vieusseux e di Gino Capponi, l'Archivio storico, poi l'Appendice all'Archi- 
vio storico, ecc., oltre altri buoni giornali scientifici e specialmente agricoli, 

A Napoli, nel 1832, sorse per opera di Carlo Troya un periodico 
mensile, il Progresso, assai ben fatto, che si credette per qualche tempo 
potesse surrogare l'Antologia di Firenze, cosicché taluni fra gU scrittori 
di quest'ultima (tra i quali Centofanti e Tommaseo) emigrarono coi 
loro articoli nel Progresso. E vissero pure a Napoli giornali forse male 
scritti, ma ottimamente fatti e pensati, fra cui va ricordato il Lucifero 
di Ferdinando Malpica. 

Contemporaneamente a Palermo comparve la Ruota, durata due 
anni e scritta quasi esclusivamente da Benedetto Castiglia, che cercò in- 
vano demolire le opere poetiche del Manzoni (2), e nel 1834 il Giornale 
di Statistica, compilato dal Ferrara per sei anni e poi soppresso. 



(i) Venne fuori poi un opuscolo: La censure auirichienne patir V Italie, factum sur 
le Conciliatore de Milan, che raccontò tutta la storia del giornale e delle sue perse- 
cuzioni, capo ufficiale delle quali era il conte Strassoldo e cagnotti i suoi agenti, tra 
cui vi erano fin quelli incaricati della seconda lettura e di capire gli articoli. 

(2) Il Castiglia che fu esule a Parigi, dopo il 1859 diresse a Milano un giornale 
politico quotidiano dal titolo U Momento e che riboccava di bizzarrie. Il Castiglia fu 
poi deputato. 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 77 

A Milano, oltre i già nominati, e il Ricoglitore trasformatosi poi in 
Rivista Europea, usciva un giornale settimanale, VEco, non affatto spre- 
gevole; e, quasi contemporaneo alla Rivista Europea, pubblicavasi il Po- 
litecnico, diretto da quel robustissimo ingegno di Carlo Cattaneo, il quale, 
fondandolo nel 1837, seppe dargli vita, impulso e vigore, essendo riu- 
scito a formare un vero centro di vita intellettua'e intorno a cui si venne 
raccogliendo man mano il fiore delle intelligenze di Lombardia. Il Po- 
litecnico dovette cessare prima dei rivolgimenti del '47, e Cattaneo emigrò 
a Lugano. Liberata la Lombardia nel '59 tornò a Milano e fece rivi- 
vere il giornale per qualche tempo, ma poi accasciato dagli studi e dagli 
anni ne abbandonò ad altri la direzione, ed il giornale fini per morire 
definitivamente pochi anni dopo come rivista letteraria. 

Nella Venezia fiorivano, all'epoca stessa, il Gondoliere, diretto per 
vari anni da Luigi Carrer (i); a Trieste la Favilla, fondata da Pacifico 
Valussi (2). Ai quali fogli settimanali sorgeva emulo a Padova, nel 1845, 
Y Eiiganeo, pubblicato per cura di Guglielmo Stefani, giornale che poco 
stante fu spalleggiato dal brioso suo fratello ebdomadario // Cajfè Pe- 
drocchi. 

Nel Piemonte, oltre la Ga:(^etta piemontese, diretta da Felice Romani 
(il quale nella Vespa, che si pubblicava a Torino nel 1827, aveva scritto 
roba da chiodi contro i Promessi Sposi di Manzoni), sorsero successiva- 
mente a combattere il gesuitismo, colà sohdamente radicato, giornaU in 
ispecial modo diretti all'istruzione ededucazione del popolo, come le Let- 
ture popolari, addivenute poi, per decreto censorio, a cui la parola popolo 
faceva paura. Letture di famiglia, e {'Emporio, fondati ambidue dall'operoso 
Giuseppe Pomba, il principe degli editori italiani. A Torino si pubblicò 
pure, nel 1830, il Museo, giornale illustrato edito dal Fontana, ed un 
tentativo consimile, per mezzo della litografia, iniziò a Genova il tipo- 
grafo Ponthenier. 

Anche a Genova, dal 1841 al 1845, Federico Alizeri diresse un 
giornale scientifico letterario, V Espero, che fu soppresso dalla polizia, 
cui era sembrato pericoloso. 

Poco appresso, cedendo alla pressione dell'opinione liberale e so- 
praffatto dalla marea del progresso, il governo di Carlo Alberto permise 
la pubblicazione del Messaggere Torinese, diretto da Angelo Brofferio, e 
per 14 anni (1834-48) banditore di ardite verità, con spigliata forma, 
in letteratura e per ultimo anco in politica. Il Brofferio era furente av- 
versario del Romani, e col Messaggere, avendo con sé la coorte dei roman- 
tici, lo punzecchiava, lo investiva, gli turbava i sonni. 



(i) G. Biadego vice-bibliotecario a Verona ha pubblicato delle lettere inedite del 
Carrer nelle quali appunto si parla del Gondoliere e delle vicissitudini cui andò sog- 
getto. Il Biadego nella prefazione fa un po' di storia di questo giornale e riporta al- 
cune lettere della contessa Zannini, in cui la nobile veneta parla delle condizioni cri- 
tiche nelle quali versava l' impresa di cui era capo ed anima il Carrer. Questi poi in 
una lettera del 28 luglio 1841, scrive: « 11 Gondoliere ha patito molto e patisce; noi 
voglio tuttavia creder morto. » Dopo del Carrer, il Gondoliere fu diretto da Filippo 
De Boni. 

(2) Nella settimanale Favilla, Francesco Dall' Ongaro scrisse racconti e novelle 
che sono fra le sue migliori cose. 



78 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALL^NA. 



Breve vita, ma non inonorata, ebbe pure il Subalpino (1836-39), 
giornale mensile, di cui più tardi cercarono surrogare la mancanza V An- 
tologia italiana e la Rivista contemporanea fondata nel 1854. 

Negli Stati pontifici il giornalismo non potè mai essere in fiore. 
Oltre i giornali nominati che uscivano a Roma, a Bologna fu pubbli- 
cato dal 1843 ar47 per opera di Berti-Pichat e Augusto Aglebert, il 
Felsineo, giornaletto settimanale che sotto umili apparenze si sforzava di 
svolgere gravi problemi economici. Vi fece le sue prime armi iMarco 
Minghetti. Il dottor Savino Savini, pure a Bologna, fece vivere per qual- 
che tempo il giornale letterario La Parola. 

A Modena, dove la stampa era sottoposta alla doppia censura civile 
e religiosa, il Canossa aveva fondato un giornale sanfedista La Foce 
della Ferità, comunemente chiamato 1' Urlo della menzogna, che venne 
soppresso dal governo locale nel 1834 dietro domanda dell'Inghilterra. 
Giovanni Sabbatini pubblicò un Educatore Storico, mensile. Un'altra gaz- 
zetta sanfedista compariva a Recanati col titolo di Foce della ragione; 
ma queste pubblicazioni non ottennero altro risultato che quello di cer- 
tificare la propria impotenza a rallentare il progresso delle idee. 

La impossibihtà di discutere nei fogli pubblici le questioni rebtive 
alla libertà, doveva necessariamente provocare la formazione di una stampa 
clandestina; onde avvenne che la maggior parte dei giornah rivoluzio- 
nari venissero redatti e stampati all'estero, per essere poscia introdotti 
di contrabbando in ItaUa. 

Il solo giornale — se pur può chiamarsi cosi — che osasse rompere 
il silenzio mortuario a cui era costretta la discussione politica, fu la 
Giovane Italia che creò Mazzini nel 1832 allo scopo di propagare e di- 
fendere i principi professati dalla società segreta di cui il giornale por- 
tava il nome, e che annunciavasi come una « raccolta di scritti sulle 
condizioni politiche, morali e letterarie d'Italia, tendenti alla sua rigene- 
razione ». La Giovane Italia comparve, e non sempre regolarmente, fino 
al 1834 a Marsiglia, ed aveva fra i suoi collaboratori, oltre il Mazzini, 
il Sismondi, il Gioberti e Pietro Giannone. Le pene più severe, le più 
rigorose sorveglianze, i premi ai delatori, le più arbitrarie persecuzioni, 
non valsero ad impedire la pubblicazione, e per lungo tempo la Giovane 
Italia continuò ad essere diffusa ovunque, riapparendo poi tratto tratto, 
e tenendo sempre in allarme l'attività della polizia, come teneva acceso 
negU animi il desiderio della riscossa. la seguito ai reclami delle corti 
italiane, il governo francese espulse Mazzini ed i suoi collaboratori; ma 
non per questo egli cessò le pubblicazioni del suo giornale che venne 
clandestinamente stampato a Lugano, a Napoli, a Lucca, a Pisa, a Mi- 
lano, ovunque era possibile insomma, in fascicoli, che gli stessi scrittori 
componevano e magari trasportavano, a rischio della galera o della vita. 

Una quantità di fogli rivoluzionari, stampati all'estero, succedette 
alla Giovane Italia, fra gli altri V Italiano che vide la luce a Parigi nel 1836, 
V Apostolato popolare fondato a Londra nel 1840, succeduto alla Giov^.ne 
Italia e l'Ausonio che da Parigi fra il 1845 ^ ^^ 1S48 veniva spedito in 
Italia. Quest'ultimo giornale era diretto dalla principessa Cristina Bel- 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 79 

giojoso; aveva tendenze meno radicali della Giovane //a/m, quantunque 
seguisse un programma repubblicano (i) 

Se però questo periodo fu infausto al giornalismo politico, fu fa- 
vorevole alla critica e al giornalismo teatrale. Ecco come ne discorre in 
proposito l'egregio Dario Papa, giornalista coscenzioso e onesto : « Ci 
furono allora — fra il 1815 e il 1848 — in Italia degli appendicisti non 
indegni sicuramente di stare appetto ai più illustri che abbia avuto la 
Francia. Il Locatelli a Venezia, il Romani a Torino, e più tardi il Ro- 
vani a Milano, scrissero delle appendici che erano veri e seri studi d'arte, 
non raffazzonamenti o temerità, non leggerezze ciarlatanesche, non colpe 
di venalità. Una di quelle appendici era un avvenimento pei buongustai. 
Son quasi tutte raccolte in volume, e meritano anche oggi d'esser lette 
con attenzione. Sono la storia, seguita passo passo, della nostra grande 
e insuperata arte musicale. 

« Intanto in Toscana — la patria di Dante e.... della Crusca — si 
erano fondati dei giornali che andavano battagliando specialmente per 
quistioni di lingua, di teatri, di arte. Era una lotta non senza serietà 
poiché vi partecipavano degli uomini di grande ingegno: ed è inutile 
dire che, più o meno apparente, la questione politica faceva sempre ca- 
poHno. Fu, credo, in una di queste avvisaglie che il Giusti scagliò un 
sonetto (2) del quale io non saprei immaginare cosa si possa dire di più 



(i) Fra i giornali pubblicati all'estero da emigrati, aventi per iscopo la propa- 
ganda italiana, sono da ricordare V Esule (Parigi 1832); la Faligìa prima, poi la Staf- 
fetta, fondata a Malta nel 1854 da Francesco Crispi, il Pensiero ed ^;(/o«e, fondato da 
Mazzini a Londra nel 1858. È bene anche rammentare la vita giornalistica di Aurelio 
Bianchi-Giovini all'estero. Egli, figlio a un custode di carceri, si recò a Capolago in 
qualità di correttore di stampe e direttore letterario della tipografia Elvetica. I suoi 
superiori gli affidarono la direzione di un giornale, ['Aurora, rivolto a combattere i 
principi riformisti, professati in gran parte dagli abitanti del Canton Ticino. Ma Bianchi 
si prestò mal volentieri a scriverlo. Dopo non molto cadde giornale e partito ed egli si 
recò nel 1835 a Lugano, dove gli fu affidata la direzi<^ne del Repubblicano della Svi\- 
i(era italiana, organo dei liberali. L'Aurora ch'era d'idee opposte mosse guerra al i?e- 
pubblicano e accusò Bianchi come apostata. Questi ebbe dei dispiaceri e perfino un 
processo, finché nel 1839 fu licenziato. Allora fondò Y Amnistia a Crono (Roveredo) 
col quale volea combattere il governo nuovamente insediato a Lugano. U Amnistia 
durò poco. 

Anche FiHppo de Boni emigrato in Svizzera, stette a Zurigo fino al 1860, scri- 
vendo una Cronaca mensile delle cose europee. 
(2) Ecco il sonetto: 

Il cognome V..., infamato 

Di quante infamie rece la galera 
E di quante una vile anima nera 
Ne possa rovesciar sopra un casato. 
Tu, basso scarpioncello avvelenato. 
Tu, d'arlecchino addetto alla bandiera, 
Tu, di razza incrociata e barattiera 
In quello di M...,hai barattato. 
Questo nome secondo in poco d'ora 
Avvoltolasti nella turpe fogna 
D'ogni vizio che ammorba e disonora: 
E ti brucia la fronte e ti bisogna 
Fango per fango apostatando ancora. 
Tornare al primo per minor vergogna. 



80 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



ingiurioso e terribile ad un uomo, sonetto ch'era diretto al M — , il 
famoso corrispondente di Londra del giornale ufficiale austriaco di Mi- 
lano, colui il quale vendette le lettere che compromisero Raffaele Son- 
zogno. » 

La stampa mazziniana che sola aveva rappresentato sino a questo 
momento le aspirazioni liberali, cessò di funzionare nel 1845, allorquando 
gli sforzi fatti dall'Italia per conquistare una vita politica indipendente 
già cominciavano ad aprir nuove vie e rapidamente trovarono l'occasione 
di manifestarsi alla luce. 

X 

Coi primi moti del 1847, ^^ giornalismo italiano, da piccoli, cheti 
e lontani ruscelletti, si cambiò in una fiumana. L'avvenimento di Pio IX 
al pontificato ed il movimento di riforma che egli provocò in tutta Italia, 
ebbero per risultato di addolcire sensibilmente la legislazione della stampa 
nella maggior parte degli stati italiani prima che l'uragano del 1848 ve- 
nisse a rovesciare d'un tratto tutti gli ostacoli che la inceppavano ancora. 

Già in Toscana, dice il Piccardi, la stampa aveva trovato terreno 
meno ospitale che altrove, ne la censura si era mostrata quella rigida e 
arcigna nemica che appariva negli altri stati italiani; tant'è vero che era 
stato possibile a Gino Capponi e a Pietro Vieusseux di fondare nel 1821 
e di continuare per 12 anni l'Antologia, la quale ebbe pure il Mazzini e il 
Tommaseo fra i suoi redattori. E se nel 1833 il governo toscano pensò 
bene di sopprimerla e di mandare in esilio il Tommaseo di null'altro 
colpevole che di aver lanciato un epigramma contro l'Austria e la Rus- 
sia, non per questo si può dire che un barlume di libera luce non ar- 
ridesse ancora alla stampa toscana. E infatti lo stesso Vieusseux, non 
solamente potè continuare il Giornale di Agricoltura che egli aveva fondato 
nel 1827, ma nel 1842 gli fu possibile iniziare insieme col Capponi, e 
sempre con intendimenti liberali, la pubblicazione à&ÌV Archivio storico, 
che fu come preludio al Giornale storico degli Archivi toscani. Nello stesso 
tempo, il Lambruschini, Pietro Thouar ed Atto Vannucci pubblicavano 
la Guida dell' Educatore, che continuata di poi dal solo Thouar sotto il 
titolo di Giornaletto del popolo, trasformata più tardi in rivista mensile 
col titolo di Letture popolari, assunse finalmente quello di Letture di fa- 
miglia, sotto il quale si pubblica ancora. Questa stampa modesta, la quale 
con mille arti e mille sotterfugi ingegnavasi di dire quello che non era 
permesso neppur di pensare, non fu certo senza efficacia sul movimento 
che precedette e segui le prime riforme promulgate a Roma, a Firenze, 
a Torino. Da quelle riforme si può dire abbia avuto principio in Italia 
la vera stampa politica. 

L'editto Pontificale del 15 marzo, la legge toscana del 6 maggio 
e l'editto piemontese del 30 ottobre 1847, col fissare i limiti della cen- 
sura preventiva, inaugurarono per la stampa italiana un nuovo e più 
fecondo periodo che doveva condurla a poco a poco a prender posto 
fra le istituzioni del paese. 

Quali fossero prima di quest'epoca, le condizioni della stampa in 
Piemonte, lo dice chiaramente il Predari, che vi era andato da Milano 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 81 

nel novembre del 1844 per assumere la direzione della Nuova enciclopedia 
popolare pnbbììc3.xa. dai Pombù.: « La stampa in balia della più arbitraria 
e capricciosa ignoranza della doppia censura civile ed ecclesiastica ren- 
deva impossibile, non dirò la libera manifestazione del pensiero, ma per- 
sino l'esposizione di qualunque più ortodossa dottrina, se non conforma- 
vasi alle individuali opinioni dei censori ecclesiastici. » I soli giornali dove 
forse un sagace osservatore avrebbe potuto scoprire delle tendenze edu- 
cative liberali, erano a quell'epoca a Torino le Letuire di famiglia, a cui 
i fratelli Valerio e Domenico Berti avevan dato grandissimo impulso, 
ed il Messaggere torinese, che il Brofferio aveva fondato nel 1834, Ma il 
successo della Nuova Enciclopedia Popolare, la quale dopo un anno di 
esistenza giunse a raccogliere fino a cinquemila abbonati, e le relazioni 
che per mezzo deìV Enciclopedia il Predari potè contrarre coi principali 
uomini del Piemonte, lo incoraggiarono a intraprendere la pubblicazione 
di una rivista mensile, e che fosse cr>me la continuazione di quella sop- 
pressa del Vieusseux. Così, nel luglio del 1846, vide la luce il primo fa- 
scicolo dtW'Antologia italiana, la quale avea per collaboratori Lorenzo 
Valerio, il Corn-^ro, Giovanni Lanza, Massimo d'Azeglio, il Santi, lo 
Sclopis, il Brofferio, Cesare Balbo e colui che doveva essere più tardi 
il fondatore dell'unità italiana, Camillo Cavour. A dare un' idea delle 
difficoltà che importava a quell'epoca una simile intrapresa, basta questo 
periodo che scrive il Predari stesso nei Primi vagiti deUa libertà italiana 
in Piemonte : « Nella stampa di quei tempi era rigorosamente inibito 
non che parlar di politica, nemmeno usarne il vocabolo, ed ogni volta 
che mi occorse parlare di interessi politici mi fu forza, tramutando la 
frase, parlar degV interessi civili: in luogo di Italia, di patria, di na:^ionef 
imposto il vocabolo di paese: la parola costituzione vietata anche parlan- 
dosi dei governi di Francia e d' Inghilterra, e surrogandovisi le frasi : 
leggi o istitu:(ioìii: le voci libertà, liberale, liberalismo permesse in niun 
senso; a rivoluzione surrogato sempre sconvolgimento, o anarchia, o go- 
verno della violenta. Considerando a tante sentenze censorie, è facile im- 
maginarsi contro quali e quanti ostacoli mi fu forza dar di petto per 
conquistare, non dirò la chiesta autorizzazione, ma il frontespizio stesso 
della Rivista perchè aveva assunto il nome di Antologia italiana; l'appel- 
lativo italiana era fra le voci di reproba natura, quindi interdettone l'uso : 
Antologia era insidiosa commemorazione di una effemeride stata spenta 
sotto gli anatemi della politica austriaca, dispotica fin da allora anche in 
Toscana; nel programma da me presentato in ogni periodo si vedeva 
un agguato teso al censore per giuocarlo in faccia all'autorità. » 

X 

Pro'Tiulgate le riforme e verificatasi la sollevazione del '48, la stampa 
ruppe ad un tratto il penoso silenzio a cui era stata assoggettata. Fu 
come uno scatto di molla. Tutto l'ardore che per tanti anni era stato 
compresso, scoppiò ad un tratto, cercò sfogo ovunque, nell'azione come 
nel pensiero e s'improvvisarono giornali e giornalisti, come si erano 
improvvisate barricate e soldati. Frammezzo però a questi giornalisti 
improvvisati c'erano vecchi patrioti che avevano meditato lungamente 

N. Bernardini — Guida della Stampa piriodica italiana — 6. 



82 GUIDA DELLA ST.^IPa PERIODICA ITALIANA. 

i loro articoli nel carcere e nell'esilio; pensatori che da lunghi anni non 
aspettavano che un'occasione per manifestare i piani concepiti e matu- 
rati nel silenzio del loro studio; uomini già noti pel loro splendido 
ingegno. Fu quella l'età dell'oro del giornalismo italiano, e se si ebbero 
in essa — come in tutte le manifestazioni pubbliche di quell'epoca glo- 
riosa e dolorosa — esuberanza di vita e tutti i difetti della foga ecces- 
siva, si ebbero altresì giornalisti come Mazzini, Cattaneo, Correnti, Ma- 
miani, Cavour, Brofferio, Minghetti, Francesco Ferrara, Guerrazzi, Silvio 
Spaventa, Montanelli, Centofanti, Petruccelli della Gattin !, Gioberti, La 
Farina, Bianchi-Giovini, Valerio, Giacomo Durando, Luigi Carlo Farini, 
Domenico Berti, Francesco De Sanctis, Domenico Carutti, Vegezzi-Ru- 
scalla, Saredo, Giuseppe Revere, Giuseppe Torelli, Pietro Maestri, Ric- 
cardo Sineo, Roberto d'Azeglio, Carlo Tenca, ecc. 

Cogliendo il momento propizio, Cavour pensò di fondare un gior- 
nale proprio il quale fosse interprete dei sentimenti del partito mode- 
rato. Egli infatti scriveva il 12 novembre 1847 al professor De La Rive, 
a Ginevra: « Nous aìlons faire paraitre un journal dirige par Balbo.... 
Je tacherai de moderer la politique éfrangére; quanfà la poUHque tnterieure, 
je suis ceriain que je naurai aucun ejfort à faire pour rester dans une ligne 
sage, le parti de l'ordre ètant, pour le momeìit^ le plus nombreux. » E il 
20 novembre mandava al Cantieri: « Questo foglio avrà per mira di 
propagare le idee esposte da Balbo in molti suoi scritti e in particolare 
nelle Prime parole ai liguri-piemontesi che ella avrà certamente lette. » 

Il primo numero del giornale, che fu il Risorgimento, potè uscire in 
fatti il 15 decembre 1847, con un programma dettato e firmato da Ce- 
sare Balbo, e che riepilogavasi in questi capi: indipendenza, unione fra 
principi e popoli; progresso nella via delle riforme; lega dei principi 
italiani; forte e ordinata moderazione. Il secondo numero del giornale, 
in cui Camillo Cavour figurava come direttore estensore in capo e ge- 
rente, usci il 21 dicembre. Le pubblicazioni regolari però non ebbero 
principio che col primo gennaio dell'anno successivo (i). 

Oltre il Cavour e il Balbo, nel giornale entrarono a far parte Mi- 
chelangelo Castelli, Carlo Boncompagni e Teodoro Santa Rosa ; del Risor- 
gimento, che doveva ben presto acquistare cosi grande influenza, ne fu 
direttore e redattore principale il Cavour fino al 1850, epoca della sua 
entrata al Ministero. 

Contemporaneamente Lorenzo Valerio, Domenico Berti e Domenico 
Carutti davano vita alla Concordia, organo del partito più avanzato; la 
Concordia ebbe sulle prime maggior successo del Risorgimento. In essa 
militavano un po' indisciplinatamente, Pietro iMazza poeta e filosofo, Do- 
menico Marco, Federico Menabrea, Riccardo Sineo, Filippo De Boni, 
Pier Dionigi Pinelli, Roberto d'Azeglio, Bandi di Vesme, e fra i più 
ragguardevoli per vivacità d'ingegno, coltura letteraria, e fama già acqui- 
stata, Giuseppe Revere, che dopo molti anni, ritiratosi dalla politica mi- 
litante prese a dirigere il Bollettino consolare. 

Ma sorta una scissura fra i redattori della Concordia, Giacomo Du- 



(i) Vedi l'articolo Cavour giornalista. 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 



rando fondò 1' Opinione, la quale prese posto intermedio fra la vivacità 
progressista della Concordia e il prudente riserbo del Risorgimento. Il 
programma deW Opinione era firmato da Durando, direttore, e da Bian- 
chi-Giovini, Massimo di Montezemolo, Giovanni Lanza, Carlo Pellati, 
Giuseppe Torelli, Giuseppe Cornerò e Nicolò Vineis (i). Il Bianchi-Gio- 
vini ne fu sulle prime redattore-capo, poi dopo la partenza del Du- 
rando ne divenne direttore. « Questi tre giornali, dice ancora il Pre- 
dari, volevano la concordia italiana, lo sviluppo progressivo nelle riforme, 
niuna gara, nessun antagonismo nelle loro politiche dottrine, tranne che 
alcuni del Risorgimento volevano l'Italia più indipendente che libera; al- 
cuni della Concordia volevano farla prima libera e poi indipendente; V Opi- 
nione meno esplicita e più circospetta non parlava che delle riforme. » 

Oltre i citati giornali, nasceva pure in quel tempo il Saggiatore di 
Vincenzo Gioberti, e Felice Govean assieme a Bottero, Borella e Nor- 
berto Rosa fondava la Gaietta del popolo, il primo numero della quale 
uscì il i6 giugno 1848. Scopo del giornale era di combattere i pregiu- 
dizi timorosi, gl'intrighi delle chiesuole, le viltà degli ambiziosi, gli 
egoismi dei municipalisti; propugnava altamente l'idea nazionale, il 
moto unitario, l'affrancamento dallo straniero. Bottero che non firmava 
quasi mai i suoi articoli, rappresentava nella Ga:(:^etta il calmo e freddo 
ragionatore, l'avvisato polemista, mentre il Govean la faceva da franco 
tiratore, il Borella da Voltaire, il Rosa da Giovenale. Compilatore del 
famoso Sacco nero, Bottero imprese una vera campagna giornalistica 
contro il clero. La Ga:(^etta ben presto divenne il giornale più popolare 
del Piemonte ed aveva grandissima influenza sulle elezioni al Parlamento 
subalpino, sino a tirare talvolta 20,coo esemplari, numero allora vera- 
mente straordinario (2). 

Uscirono pure il Fischietto, la Lega italiana, la Confederaiione ita- 
liana, la Voce del popolo diretta da Giuseppe Maestri e Romolo GriflBni, 
la Legge di Giuseppe Massari, il National, la Democraiia italiana fondata 
da Domenico Berti, la Nazione redatta da Promis, Vesme, Marchese 
e molti altri (3), mentre il partito clericale era rappresentato dall'^r- 



(i) Giuseppe Cornerò, di Alessandria, aveva dato il nome al partito della Giovane 
Italia, da cui però si staccò. 

(2) Il Bottero dopo la morte del Borella e del Rosa, e l'abbandono del Govean, 
rimase solo alla Gaietta, che doveva dirigere poi per tanti annil II Bottero nacque 
a Nizza; nel '48 Govean offerse al giovine dottore di entrare nella redazione del gior- 
nale la Riforma, e il Bottero accettò di buon animo e si trovò in compagnia del 
Cappellina, del Marenco, del Vineis, il quale ultimo fu nominato direttore. Ben presto 
però il Vineis smanioso di stringere alleauTie impossibili, stancò il Bottero e Govean 
e questi unitamente al dottor Borella diede mano alla Gaietta. Il Bottero fu poscia 
deputato parecchie volte; monarchico, onesto, intemerato, dal '48 non ha disertatola 
sua bandiera, 

(3) Eccone un elenco di fondati nel decennio 1848-57: anno 1848, la Guida del 
Popolo, la Cronaca di tutti i giorni, la Tribuna del popolo, tutti di Torino ; e il Car- 
roccio di Casale redatto da Giuseppe Mellana e Pinelli in senso liberale moderato; 
nel 1849, il Proletario e l'Istruttore del Popolo; nel 1850, la Frusta e la Gaietta Po- 
polare; nel 185 1, la Bollente di Acqui; nel 1852, la Scintilla giornale umoristico e il 
Monitore dei Comuni italiani; nel 1853, il Naiionale, nuova Gaietta del Popolo e il Ni^- 
lardo, di Nizza; nel 1854, il Bollettino di Scienie, Lettere ed Arti di Francesco Predari, 



84 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



monia diretta dal marchese Birago di Vische e redatta da Don Giacomo 
Margotti; dalla Campana, giornale semi-libellista redatto da Don Gia- 
como Ferrando e dal Baratta, e dallo Stendardo di Genova (i). Le teorie 
demagogico-socialiste poi, avevano per organo lo Smascheratore, redatto 
da quello stesso Sampol che nel 1860 doveva fondare a Firenze il Con- 
temporaneo, detto dallo stesso suo direttore « l'organo più furibondo della 
reazione dei clericali e dei principi spodestati ». 

Quello però che più caratterizza il movimento giornalistico piemon- 
tese, non è il numero dei giornali che sorsero a un tratto — perchè 
questo vanto spetterebbe a Roma, repubblicana — ma la loro serietà e 
l'autorità che seppero acquistarsi. Malgrado qualche esagerazione, utile 
essa pure forse, perchè teneva in risveglio anche coloro che altrimenti 
sarebbersi mostrati più timidi, la stampa del Piemonte collaborò poten- 
temente ed indefessamente a consolidare le libertà acquistate, aiutando 
le istituzioni e non minandole con vane recriminazioni e futili querele. 

Discutevansi problemi, non riforme vaghe o mutamenti ideali, e 
devesi certo al perfetto accordo fra la sincerità del governo e l'onestà 
della stampa, se dopo i disastri del 1849 si potè realizzare l'aura rea- 
zionaria che spirava. Al contrario di quanto avvenne negli altri stati — 
e specialmente a Napoli, ove le belle frasi e le pompose promesse fu- 
rono ben presto violate — la legge del 20 maggio 1848 prometteva 
meno di quanto in realtà non si accordasse. Più fortunato degli altri 
stati, il Piemonte non vide le sue libertà soffocate dai tristi eventi del 1849, 
e la stampa piemontese, divenuta italiana pel concetto politico, potè con- 
tinuare nella santa missione di diffondere il concetto della unificazione 
e redenzione d'Italia. 

I giornali di Torino e del Piemonte erano proibiti sì, negli altri 
piccoli stati della penisola, ma pure si leggevano e portavano tanto mag- 
gior frutto e apparivano tanto più audaci e persuasivi, quanto più grande 
era il pericolo per procurarseli. Per un periodico che cessava le sue pub- 
blicazioni, altri ne sorgevano in maggior numero, e ve n'ebbero perfino, 
come il Piccolo Corriere d' Italia del La Farina, che stampavansi su carta 
velina, per facilitarne la circolazione clandestina nelle altre provincie 
d'Italia. 

A Genova, fra gli altri giornali, esistevano a quest'epoca il Cor- 
riere mercantile fondato alcuni anni avanti e la Leo^a italiana nella quale 
il Mamiani difendeva le idee dei federalisti. Mei 1848 la stampa piemon- 
tese era però superiore e per valore e per influenza a quella di tutto il 
resto d'Italia; tanto è vero che quando nel 1849 la reazione riprese 



la Patria del Conte di Revel e V Eco delle Alpi Co^ie di Pinerolo; nel 1855, la Ragione di 
Ausonio Franchi; nel 1856, il Monitore Torinese, la Libera parola, la Critica e la Ri- 
vista Ligure di Genova, di cui era direttore Enrico Gallardi; nel 1857, il Campanone, 
la Staffetta, il Campanile, V Italia Conservatrice e, Y Indipendente e patriotta. Citerò a parte 
VOrdiìie, organo reazionario fondato nel 1850 che sotto la firma del gerente portava 
questa curiosa protesta : / tipografi dichiarano di stampare questo giornale onde adempiere 
al contratto stipulato prima, declinando ogni possibile morale responsabilità. 

(i) Fondato nei 1848, durò per moltissimi anni. Nella mia collezione vi è un 
numero del 1863, anno XV. 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 85 

il sopravvento, la stampa piemontese fu la sola che conservasse ancora 
qualche importanza; perocché soltanto nel regno di Sardegna la costi- 
tuzione lasciò sussistere una libera stampa, sebbene sottomessa a certe 
restrizioni. 

Il Brofferio, per non uscire dall'agone giornalistico, fondò la Foce 
del deserto di cui affidò la direzione al napoletano La Cecilia; né a quel 
giornale toccò miglior fortuna cambiando il proprio titolo epigramma- 
tico e fatidico in quello di Foce della liberta. 

Uccisa a Milano dalla reazione, l'Italia del popolo si trasportava a 
Genova per trasformarsi poi in Italia e Popolo (i); sulle rovine della 
Concordia si fondava il Progresso (2), e ucciso questo, il Diritto, organo 
della Sinistra dapprima, poi del terzo partito di cui era anima il Kat- 
tazzi; Bianchi-Giovini fondava l'Unione, Luigi Carlo Fs-nnì il Piemonte, 
Antonio Scialoja il Costitn:(ionale Subalpirto, Urbano Rattazzi la Monar- 
chia Naiionale, Ruggero Bonghi la Croce di Savoja, Cesana e Piacentini 
r Espero. 

E se il Risorgimento moriva, uscivano in suo luogo la Legge, il Par- 
lamento, r Indipendent-', nello stesso modo come a surrogare il Subal- 
pino — morto da parecchi anni — erano sorti la Rivista italiana di Do- 
menico Berti e Domenico Carutti; l'Antologia italiana di Cesare Balbo 
e Francesco Predari (1846) alla quale collaboravano Pier Dionigi Pinelli, 
Gioberti, Roberto d'Azeglio, Giacinto Collegno, C. L. Farini, Massimo 
d'Azeglio, tee; il Mondo illustrato del Pomba (1847) (3); diretto da Giu- 
seppe Massari, e la Rivista contemporanea del Ghiaia (1854), diretta poi 
dal Massari, alla quale collaboravano Bersezio, Gallenga, Guerrazzi, De 
Sanctis, Vegezzi-Ruscalla, Carutti, Nigra e in genere tutto quanto eravi 
di notevole fra l'emigrazione italiana, accorsa a Torino come in porto di 
rifugio. 

In quel torno nascevano pure due giornali francesi, ma con mire 
italiane, quantunque sostenenti l'alleanza francese : L' Italie, fondato dalla 
principessa Cristina Belgiojoso e Les Nationalitès, diretto dal signor Du- 
casse, sotto gli auspici di Urbano Rattazzi. Anche Pascal Duprat, per 
qualche tempo, pubblicava un ottimo giornale ebdomadario di economia 
politica, L Italie Nouvelle. 

Per dare un'idea dell'attiviti giornalistica negli Stati Sardi, basterà 
dire che nel 1859 si pubblicavano 117 periodici, 58 dei quali nella sola 
Torino. Ma se questo numero appare già molto rispettabile, é poca cosa 
però, in confronto a quello dei giornali che sorsero durante e dopo il 



(i) Nel 1861 diventò Unità italiana e passò a Firenze, poi a Milano, poi di nuovo 
a Genova. 

(2) Il Progresso fu fondato realmente come contro altare alla Concordia, da alcuni 
scrittori che si ribellarono alla dittatura del Valerio. Vi collaboravano Bertrando Spa- 
venta, Giuseppe Re, Eugenio Colombo, Eugenio Camerini, e, dopo uccisa la Concordia, 
anche Francesco Crispi Ne furono direttori, prima Tecchio, poi Correnti. Dopo la 
soppressione del Progresso, sorse il Diritto, la cui direzione politica era affidata ai depu- 
tati Rebecchi, Depretis, Pareto, Correnti e Valerio. 

(3) S'intitolava II Mondo illustrato, giornale universale illustrato di storia, lettera- 
tura, viaggi, romanzi, ecc. Ogni settimana pubblicavansi due fogli di sesto reale 4 
tre colonne. 



86 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



glorioso periodo che condusse al risorgimento italiano. Rifugio di tutti 
i patriotti d'Italia, centro di tutte le iniziative, il Piemonte fu anche il 
primo a risentire gli effetti delle modificazioni da cui il giorna'ismo dovea 
trarre naturalmente nuova vivacità, più vigoroso impulso, maggior forza 
d'espansione. 

X 

Vediamo ora le condizioni della stampa toscana e dei ducati, nella 
stessa epoca. 

Di tutta Italia, la Toscana fu il paese ove il primo movimento ri- 
voluzionario trovò minor numero di fautori, ed ove fu più male accetta 
la dominazione francese. 

Con la minore attività politica, doveva esservi naturalmente minore 
attività giornalistica, per cui, allorquando fece ritorno il Granduca, e il 
Giornale del Dipartimento dell'Arno — succeduto alla Gaietta Universale — 
cadde insieme ai pochi altri, cedendo il posto alla vecchia ed ufficiale 
Ga:^-^etta di Firenze, la mancanza di periodici fu meno sentita. 

Nell'insieme però, il governo toscano era dei più miti, e meno av- 
verso degli altri a tutto ciò che riguardava le manifestazioni dell'inge- 
gno, per cui ben presto si ebbe nel Granducato un certo risvegho let- 
terario, e Firenze divenne il più importante centro tipografico d'Itaha. 

Ciò malgrado, tranne qualche tentativo del genere dell' Indicatore 
livornese — subito soffocato com'erano soffocate le agitazioni che gli da- 
vano vita — di stampa politica innanzi al 1846 non c'era da parlarne, 
e si era ridotti per tutto pasto alla Gaietta di Firenze, fatta compilare 
dal governo dall'abate Pedani, che Montanelli diceva essere « l'ideale 
dello stupido », A colmare la lacuna, sorsero però notevohssimi perio- 
dici, che battagliando per la lingua, le arti ed i teatri, lasciavano trape- 
lare fra le righe qualche cosa dei loro intendimenti politici. 

Fu così, che per impulso del Vieusseux, sorsero, come abbiamo vi- 
sto, il Giornale /agrario, la Guida dell' Educatore, l'Archivio Storico, e primo 
fra tutti, per ordine di data e d'importanza, la già citata Antologia (1821-32) 
che fu senza dubbio la migliore fra le riviste italiane, ed è tuttora senza 
rivali. L'importanza dell'Antologia, la sua influenza, furono enormi, e 
devesi ad essa, ed alla perseverante attività del suo fondatore, la -spinta 
data al movimento letterario toscano. Ne erano assidui scrittori Capponi, 
Tommaseo, Romagnosi, Marzucchi, Carmignani, Sclopis, V. Salvagnoli, 
Colletta, Mamiani, Fornaciari, G. B. Niccolini, F. Forti, Borghesi di Sa- 
vignano. Vi scrissero pure Mazzini, Lambruschini, Sestini, Montani, Gu- 
ghelmo Pepe ecc. E quando nel 1832, per alcune innocenti parole con- 
tro la tirannia della Russia (i) l'Antologia venne soppressa, molti dei 



(i) Ecco le precise parole — scritte dal Lambruschini facendo la rassegna biblio- 
grafica del Pietro di Russia, poema di Angelo Curti — che motivarono la soppressione: 
(ir Tacendo pertanto e di condotta e di stile, farò solo rimprovero al cav. Curti della de- 
dica del suo poema. Cada in oblio, non solo questo migliaio di rime, ma qualunque opera 
di eccelso ingegno, che abbaglialo dalle gemme di una corona, non ode e non vede il san' 
gue, i gemiti e il disperato grido di una massacrata e dispersa nazione. » 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 87 

suoi collaboratori cercarono una nuova tribuna nel Progresso di Napoli, 
fondata allora allora da Giuseppe Ricciardi. 

Fu nel 1846 che cominciarono le prime agitazioni, e la stampa clan- 
destina, rifacendo con la sua opposizione diretta quanto avevano già co- 
minciato a fare le poesie satiriche del Giusti — sparse dapprima, a cen- 
tinaia di esemplari manoscritti, poi stampate a Lugano per ordine di 
Mazzini — le rinfocolava sempre più. 

A questa stampa clandestina, che spesso trasmodava, ma che la po- 
lizia non riusciva a far tacere, i più moderati vollero opporre un gior- 
nale che discutesse apertamente le quistioni che allora interessavano l'opi- 
nione pubblica. All'atto pratico però, si formarono due correnti nel par- 
tito e pur mirando ad uno stesso obbiettivo si differiva nella scelta dei 
modi. E mentre Ricasoli, Salvagnoli, Lambruschini, presentavano ai primi 
del marzo 1847 un tnemorandum nel quale chiedevasi fra le altre riforme 
maggior libertà di stampa, pochi giorni dopo. Capponi, Ridolfi, Tabar- 
rini, Peruzzi e Digny, chiedevano al Granduca il permesso di fondare 
« un giornaletto settimanale più morale che politico ». 

A questa domanda venne replicato subito che non volevasi fare 
un'eccezione per un solo giornale, ma essere intenzione del Principe 
emanare una legge che rendesse più larga la censura. Fu cosi che si 
ebbe l'editto del 6 maggio, in cui le pubblicazioni erano regolate press'a 
poco com'era stato stabilito dal recente editto di Pio IX. 

Era un regime che lasciava molto a desiderare; il Guerrazzi cosi 
ne scrive al Salvagnoli, in data 2 dicembre 1847: « Se vuoi sapere li- 
bertà che sia in Toscana^ ti dirò che ad onta alla legge, alle garen:(ie e alla 
censura repressiva, il marchese Ridolfì, infermante Pe:<;^iella Direttore di Po- 
lizia, mi negava la facoltà di fare un giornale. » Ma bastò purtuttavia 
perchè il giornalismo politico pigliasse il posto del letterario, e sorgesse 
a un tratto una stampa numerosa, audace, con tutti gli ardori e le im- 
prudenze della giovinezza e della inesperienza. 

Il primo giornale politico di quel periodo fu l'Alba nata a Firenze 
nel 1847 per opera del Lafarina e a spese del calcografo Bardi. Ebbe 
subito 1500 abbonati. 

Essa fu tosto seguita dalla Patria fondata dal Ricasoli e redatta in senso 
moderato dal SalvagnoH e dal Lambruschini; daìV Italia di Pisa, fondata 
senza denari, dai professori Montanelli e Centofanti. Un giornale romano 
dell'epoca (Pallade) parlando di questi periodici scriveva: « La stampa 
toscana seguita a godere di una larghezza assai commendevole. L'Alba 
somiglia assai a un'alba tropicale, 1' //i//;a par vogha tenere l'apparenza 
dei climi più temperati. Agli ultimi di giugno si aspettano oltre alla 
Patria, anche una diecina di nuovi giornali. I giornali più rancidi co- 
minciano ad acquistare quivi apparenza un po' più conforme al tempo. 
Contrasti pure chi sa col tempo che incalza per ogni parte nelle vie 
del progresso! » Visse pure nella stessa epoca una Costituente italiana, 
compilata dal Montanelli, dal Tenca, dal Colombo e dal Revere; la Ri- 
vista di Firenze cambiavasi in Rivista indipendente e diveniva quotidiana 
e politica, ed usciva il Popolano di Enrico Montazio, come organo del 
partito radicale. La primavera del 1848 vide nascere ancora a Firenze 



88 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

il Conciliatore che venne soppresso un anno più tardi, allorché ritorna- 
rono gli austriaci; senonchè essendo risorto col nuovo titolo Lo Statuto 
riusci a mantenersi fino al'a caduta della costituzione toscana. La Costi- 
tuzionale protestò con lui fino all'ultimo suo numero, contro gli sforzi 
della reazione invadente; ma dovette pur essa soccombere (i). 

Fra gli altri giornali che videro la luce in Toscana durante questo 
periodo e che meritino di essere ricordati, sono // Popolo di Siena; La 
Riforma di Lucca, dove pubblicavansi pure successivamente il Giornale 
privilegiato di Lucca, la Campana del popolo, la Ga:(:(etta di Lucca, il Fa- 
pore, l'Era Novella. Contemporaneamente a Livorno, come 25 anni prima 
V Indicatore livornese era addivenuto l'organo di F. D. Guerrazzi, il Cor- 
riere livornese, da semplice foglio di annunzi commerciali, divenne sotto 
la sua direzione, il campione più ardente della democrazia; di più a Li- 
vorno uscivano V Inferno, il Cittadino italiano, il Calabrone, V Italia repub- 
blicana, il Courrier d'Italie, ecc. 

A Pisa, V Italia già nominata aveva a compagni \' Italia dei giovani 
e V Indicatore Pisano. 

C'erano inoltre a Firenze: l'Avvenire, il Popolano, lo Specchio, la 
Democra:(ia progressiva, il fournal universel polyglotte, la Guardia Nazio- 
nale, il Giornale militare italiano, il Belfegor arcidiavolo, il Tribuno della 
plebe, il Catechismo politico dei popolani, il Filo cattolico, il Ricoglitore, il 
Commercio che si qualificava « giornale ricco di notizie e piacevole nelle 
apparenze » (sic) (2), ecc. ecc. In quest'epoca a Lucca stessa moriva di 
stento un gentile albo settimanale illustrato, il Messaggero delle donne 
italiane, fondato da Vincenzo de Nobili. 

Tutti questi giornali però, non avevano il passo libero nel Regno 
delle Due Sicilie. 

Frattanto le cose camminavano; nei primi del '48 sorsero una quan- 
tità di giornaletti satirici: il 13 luglio Alessandro Ademollo fondò con 
Leopoldo Redi, Carlo e Paolo Lorenzini, Pilade Tosi ed altri, il Lam- 
pione, giornale per tutti, che riuscì davvero popolarissimo e durò fino 
alla restaurazione granducale (5), la Lanterna magica, lo Charivari, la 
Fespa e moltissimi altri. 

Tornato il Granduca, alcuni di questi giornali — come la Patria, 
trasformatasi prima in Nazionale, poi in Statuto, il Conservatore costitu- 



(i) Bartolomeo Acquarone, storico ligure, il quale avea scritto nel 1842 per l'Ar- 
chivio del Vieusseux e nel 1846 per VAlba, dopo d'essere ritornato dalla guerra di 
Lombardia, assunse nel '49 la direzione del Costituzionale. Ner50 lasciò il giornale e 
la Toscana e si recò a Torino; nominato professore ad Alessandria, vi si recò ed in- 
segnò e diresse il Pontida, giornaletto politico. 

(2) In questo giornale fece le prime armi Alessandro Ademollo, che scrisse poi 
nel Popolano. 

(3) Il Lampione risorse poi a varie riprese. Nella mia collezione ho un numero 
di questo grazioso giornale che porta la data del 3 luglio 1849-60. Passata la burra- 
sca della reazione toscana, l'Ademollo rientrò, nel 1852, nel giornalismo letterario, 
dedicandosi specialmente alla critica drammatica; collaborò perciò n^WArte e nello 
Scaramuccia di Firenze, alia Scena di Lucca e alla Revue franco-ilalienne, alYEurope 
artiste ed al Messager di Parigi. Gli articoli delio Scaramuccia erano firmati Josuè Ma- 
kdoìo. ìidì'Arte sostenne una vera campagna contro le traduzioni dal francese; scrisse 
poi nel Bersagliere, nell' Opinione; fu corrispondente, non politico, da Torino al Pun- 
g0Ìo milanese e da Roma alla Gaietta d' Italia col pseudonimo di Memo. 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 89 

Rionale, la Rivista indipendente e pochi altri — si sostennero per qualche 
tempo, ma dovettero presto cadere essi pure al pari degli altri di idee 
più avanzate, e la Ga:i^etta di Firen:{e — divenuta Monitore toscano (i) — 
ritornò padrona assoluta del campo. 

Fu solo dopo un paio d'anni di calma — nel 185 1 che cominciò 
a riprendersi un po' di vita giornalistica. Prime manifestazioni ne furono, 
VArte di Giacomo Servadio — allora maestro di musica, poi banchiere 
e deputato, cui fecero molta reclame vari processi di stampa — e la i?/- 
vista Britannica di Sebastiano Fenzi, periodico quasi esclusivamente dedi- 
cato alla letteratura inglese. Poi le Letture popolari risorgevano come 
Letture di famii^lia. Cesare Donati fondava lo Spettatore settimanale as- 
sieme a Celestino Bianchi; Atto Vannucci risuscitava la Rivista di Firenze. 
e il Passatempo preparava il terreno al Piovano Arlotto, argutissimo gior- 
nale semi-letterario mensile la cui prima idea apparteneva a Giusti e 
che fu attuata da Raffaello Foresi e Pietro Fanfani. Il Piovano Arlotto 
durò tre anni, battagliando continuamente contro la Civiltà cattolica e 
contro i gesuiti, e se la lotta facevasi sul campo letterario, le bòtte non 
erano meno forti e senza risparmio. 

Quando accaddero le vicende del 1859, eranvi pure: V Impar:(iale 
fiorentino, fondato dal Poniatowsky e diretto dall'Ugolini; V Indicatore, 
che occupavasi di lettere, teatri, commercio, ed era diretto per la parte 
letteraria da Celestino Bianchi; il Lampione, la Lente di Cesare Tellini, 
la Lanterna del Bicchierai, ecc. 

Dalla sollevazione del 27 aprile 1859 fino alla pace di Villafranca 
non vi fu nessun mutamento nella stampa toscana, perchè Ricasoli non 
volle permettere giornali politici. Fu solo dopo ricevuta la notizia del 
trattato di Villafranca (2), che comparve la Nazione, la quale stampa- 
vasi con privilegio, e fu fondata da Alessandro D'Ancona, Pietro Puc- 
cioni, Bartolomeo Cempini e Tito Minichetti, sotto la direzione del D'An- 
cona prima, poi del Viviani e del Puccioni. 

Poco dopo, i professori Rigutini e Silvio Pacini fondavano la Ga:^- 
:(etta del popolo, seguita subito — non appena avvenuta l'annessione ed 
estese alla Toscana le leggi piemontesi — da una quantità di altri gior- 
nali. Per dare in cifre un'idea esatta della espansione giornalistica in 
Toscana, basterà dire che mentre avanti il 1858 avevansi in Toscana 
27 giornali, nel 1864 erano oltre 50, che prima del 1870, nella sola 
Firenze eran saliti a 100. Oggi i giornali di Firenze superano questo 
numero, e per tutta la Toscana oltrepassano i 200. 

X 

Del giornalismo politico nei Ducati, nell'epoca di cui discorriamo, 
c'è poco da dire (3). 



(i) A questo giornale, del quale nella mia raccolta conservo qualche numero, di- 
cesi collaborasse lo stesso granduca. Vedi l'articolo Sovrani giornalisti, e nella provin- 
cia di Firenze il periodico 11 Giorno. 

(2) Quando il Monitore Toscano annunciò la pace di Villafranca, la popolazione 
fiorentina, esasperata, fece incetta dei numeri di quel giornale e li bruciò sulla piazza 
del Grano, dov'era la tipografia del Monitore. 

(}) Vedi più oltre l'articolo Storia del giornalismo modenese. 



90 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

A Modena sopratutto, la doppia censura politica e religiosa rendeva 
impossibile ogni più lontano accenno a manifestazioni liberali. Tranne 
il Messaggere, giornale ufficiale, non eravi alcuno che osasse entrare in 
certi gineprai, e quei pochissimi periodici che esistevano si guardavano 
bene infatti dal toccare certi tasti (i). 

Faceva eccezione, e merita di esser citata per la triste notorietà che 
ebbe, la Foce della Verità che pubblicavasi a Modena nel 183 1, ed era 
l'organo del più sfegatato sanfedismo. 

La Voce della Verità — che i liberali avevano soprannominata l' Urlo 
della men:(pgna — fu fondata dal principe di Canosa. Cacciato da Napoli, 
espulso dalla Toscana, l'ex ministro della polizia borbonica aveva trovato 
rifugio a Modena, ove divenne favorito del Duca, ed ove fondò questo 
giornale di cui era direttore il prete Galvani, collaboratori il Canossa 
stesso, il Garofolo direttore della polizia modenese, e talora pure, come 
si è detto, Sua Altezza Serenissima Maria Beatrice, duchessa di Modena. 

La Voce della Verità — a cui potrebbe far riscontro la Voce della 
Ragione fondata a Recanati dal conte Monaldo Leopardi, se in questa 
non fosse stata la sincerità e la buona fede che mancava nella prima — 
durò circa quattro anni, e fu soppressa in seguito ad un incidente di- 
plomatico che merita di essere riferito. 

Esasperato dal trattato concluso fra Francia, Inghilterra, Spagna e 
Portogallo, per l'espulsione dei pretendenti ai due troni iberici, ed abi- 
tuato da un pezzo all' impunità, l'organo sanfedista chiamò questa qua- 
druplice convenzione, quadrupede allean:(a. Male gliene colse, perchè l'In- 
ghilterra trovò la facezia di cattivo gusto e chiese la soppressione del 
giornale, che non si osò negarle. 

Nel 1848 vi fu anche a Modena qualche pallido tentativo, e citerò 
fra i pochissimi il Vessillo italiano, ma fu cosa insignificante, il Diario Mo- 
denese nato il 23 marzo, bisettimanale, col motto: Ordine, Religione, Mora- 
lità (2), e nel 1857 non si avevano nei Ducati che 8 soli giornali, cioè 
5 a Modena e 3 a Parma. 

X 

Quando cominciò la bufera che sconvolse negli ultimi anni dello 
scorso secolo, la stampa periodica — dopo di essere stata così fiorente 
ai tempi delle prime gazzette — si trovava ridotta in Roma, come già 
dissi, alle sue ultime espressioni. 

Esistevano ancora il Cracas, divenuto Diario di Roma, e le Noti:(ie 
del giorno, ma erano pubblicazioni che non avevano di politico e gior- 
nalistico se non il nome. Limitandosi all'annuncio di cose sacre o a po- 
che notizie incolori, mutilate, svisate dalle penne ufficiali, dividevano 
coW Antologia di Roma, colV Effemeridi, e coWq Noti:(^ie letterarie, ìì nojoso 
privilegio di far dormire il prossimo. 



(1) Del Messaggere di Modena conservo due numeri, il 577 del 1852 e il 1467 
del 1856; il giornale usciva il lunedi, mercoledì, venerdì e sabato in 4 pagine a 3 co- 
lonne, con lo stemma ducale nella testata; un numero costava 25 centesimi e l'abbo- 
namento 19 lire l'anno. 

(2) Ho il i." e 3." numero di questo giornale. 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 91 

Gli avvenimenti vennero presto a turbare questa quiete, ed ecco 
nascere la Gaietta di Rina che divenne poscia Monitore di Roma e fu 
il giornale del primo periodo rivoluzionario; poi il Cimpidoglio (1809), il 
Giornale politico del Dipartimento di Roma (18 12), che sino al 4 marzo 
continuò a stamparsi in due colonne, col testo francese a fronte; il Ca- 
priccio (1809) ed altri parecchi, cessati poco dopo però col chiudersi 
dell'era napoleonica. 

Da allora sino al secondo periodo rivoluzionario, la stampa ricadde 
nel profondo letargo da cui era stata scossa per poco tempo, e i romani 
non ebbero, purtroppo, altri giornali tranne il Diario, le Notizie del giorno, 
YArcadico, Y Album (i) e pochi altri periodici artistici e letterari, men- 
tre le scarse notizie politiche che la censura permetteva erano date dalla 
Galletta universale di Foligno, vissuta fino a pochi anni sono. Questa 
mancanza di gazzette politiche era ben poco sentita, del resto, e non 
fu se non verso il 1851 che si prese qualche interesse alla lettura dei 
giornali ; ma tranne l' introduzione nello stato di qualche gazzetta fran- 
cese od inglese, non si fece né poteva farsi verun tentativo per istituire 
un giornalismo romano. 

Più tardi, l'opinione che il pontefice non contrariasse una certa 
franchezza nel discorrere delle cose pubbliche, aveva fatto si che uscis- 
sero alla luce parecchie scritture più o meno temperate, ma tutte con 
linguaggio non consueto in Roma. La censura continuando in potere 
di quelli stessi che prima la esercitavano con rigore, aveva dato origine 
alla stampa clandestina. 

Contro di questa il 25 lugHo 1847 si pubblicò una severa ordinanza 
di monsignor Progovernatore. In essa si avvertiva il pubblico che ove 
apparissero alla luce stampe clandestine si era decisi di castigare con deten- 
:(ione da sei mesi ad un anno e una multa ancora di se. /o ai }00 gli 
autori, complici, detentori e spacciatori. La quale legge che dai bisogni e 
rapporti internazionali certamente venne suggerita, si raccomandò dagli 
stessi giornali che fosse osservata finché le prescrizioni della censura pre- 
ventiva non avessero apportata quella dila:(ione che esigevano i bisogni e 
che era stata promessa prima di questa ordinanza da uomini autorevoli 
del governo. 

Per impedire gli eccessi di questa stampa clandestina, alcuni savi 
romani fecero proponimento di pubblicare un giornale. 

Questo giornale fu il Contemporaneo; all'apparire del Contemporaneo 
l'amore platonico pel giornalismo prese forma più concreta, e si comin- 
ciò a invocare più meno apertamente una maggiore libertà di stampa. 

Il programma del Contemporaneo fu pubblicato in un foglietto il 17 
settembre 1846. Il primo numero comparve il sabato 12 dicembre, in 
quattro pagine grandissime a 5 colonne. Il programma, riprodotto in que- 



(i) Il Giornale Arcadico di sciente, lettere ed arti, diretto da S. E, il Principe 
D. Pietro Odescalchi, cominciò a pubblicarsi nel 18 19 ed ebbe lunghissima esistenza. 

V Album, giornale letterario e di belle arti fu fondato nel 1834; usciva ogni set- 
timana ed era diretto dal suo proprietario Cav. Prof. D. De Angelis, redattore del 
Diario di Roma. 



92 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Sto numero (i), è firmato da monsignor C. Gazola, marchese L. Po- 
tenziani, Federico Torre, D.r L. Masi. Si dichiarava giornale di progresso, 
ma temperato. Vi scrivevano Gino Capponi, il D.r Ratti, L. Scarabelli, 
C. A. Vecchi, Cesare Balbo, il marchese Potenziani, il marchese Dra- 
gonetti, Pietro Sterbini, qcc. Il Contemporaneo ebbe subito un gran suc- 
cesso, benché non tutti i suoi collaboratori appartenessero allo stesso 
partito. E quando lo Sterbini ne assunse la direzione, il Confcfnporaneo 
diventò organo del partito estremo, velando sotto apparenza moderata 
le sue tendenze radicali. 

La censura ripugnante cercava porre ostacoli alla pubblicazione, ma 
allora si ricorse per appoggi al pontefice. 

L'editto pontificale che allargava gli stretti vincoli della censura, 
fece sbocciare una miriade di nuovi giornah', mentre altri già esistenti, 
trasformavansi da letterari in politici. Così fra gli altri accadde per Fan- 
fulla, fondato nel 1846 dal Pompili, come continuazione deli' Osservatore 
Dorico. 11 Pompili era contemporaneamente direttore della Speranza, re- 
datta dal Mannucci, dal generale Giovanni Durando, dalla principessa di 
Belgiojoso, dal Dall' Ongaro, e più tardi — allorché sotto la repubblica 
romana diventò giornale di opposizione, col nome di Speran:(a dell'Epoca — 
da Mamiani, Farini e dall'abate Perfetti. 

Poco dopo il ConteìHporaneo, e di principii più moderati, sorse la 
Bilancia, redatta dal viterbese prof. Orioli, dall'ex gesuita Muzio e da 
monsignor Cattabeni. Con essa sorsero pure V Italico (febbraio 1847), 
V Epoca, considerata come uno dei giornali più importanti di quel pe- 
riodo (2), il Commercio e molti altri, fra cui notevolissima la Pallade 
(16 giugno 1847) diretta da Giuseppe Checchetelli ed Edoardo Teodo- 
rani, che divenne subito il giornale più popolare e diffuso, e il cui umo- 
rismo non la perdonava ad alcuno (3). 

Ma malgrado questi esempi, la stampa non aveva un'assoluta libertà 
di parola; tanto è vero che il 9 dicembre del '47 i giornalisti romani 
presentarono a monsignor Amici, presidente ucUa Commissione deputata 



(i) Del i.° numero fu fatta una seconda edizione con la data del 2 gennaio 1847, 
Il giornale si stampava nella tipografia Monaldi, era settimanale (sabato) e costava 
scudi 3,6c all'anno, 1,80 a semestre. L'ufBcio era in via della Scrofa 114 primo piano no- 
bile. Il Contemporaneo non si vendeva a numeri separati. 

(2) L'Epoca, ispirata da Mamiani e fondata nel marzo 1848, si trasformò poi in 
Speranza dell'Epoca e fu giornale di opposizione al governo repubblicano, e veniva 
redatta da Diomede Pantaleoni, Mamiani e Farini; poscia continuò sempre a censu- 
rare le intemperanze dei governo restaurato come avea censurato quelle dei repub- 
blicani. Il 9 di luglio furono reintegrati nei loro uffici di direttore generale ed ispet- 
tore delle poste il P.' Massimo e il P.' di Campagnano (Chigi), devotissimi al papa. 
Il giorno II, nel n.° 139 la Speranza dell'Epoca criticò severamente quella reintegra- 
zione, e il giornale fu soppresso. Quel giorno stesso, nell'articolo di fondo, il Mamiani 
dichiarava impossibile il volere ripristinare in Roma il governo dei preti. Due setti- 
mane dopo al Mamiani e al Pantaleoni fu consigliata la partenza da Roma. 

(3) Nella biblioteca V. E. di Roma si conserva un volume della Pallade, dal 16 
gidgno 1847 al 31 dicembre. La Pallade usciva ogni giorno in 4 pagine in-4.° a due 
colonne. Ogni numero costava due bajocchi Si stampava nella tipografia di Clemente 
Puccinelli in via Lata 211, presso il Collegio Romano. Nell'anno secondo si pubbli- 
carono 134 numeri con molti supplementi. Sofferse una sospensione di una quindicina 
di giorni, nell'ottobre. Nella mia raccolta di giornali, vi è il n. 323 del 19 agosto 1848. 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 93 

alla riforma sulla stampa, un indirizzo nel quale esprimevano il bisogno 
della civiltà dei tempi. 

Nel dicembre dello stesso anno, la Pallade si lagnava che la stampa 
romana non fosse propensa alla discussione, alla critica, all'opposizione, 
che son principio di perfezionamento delle idee e delle cose umane. La 
stampa romana in generale era tinta quasi tutta di bianco (son parole 
della Palhide); compiva lentamente la sua missione e il pubblico non 
vi trovava completa fiducia ed appoggio. Nella stessa epoca il citato gior- 
nale conveniva che la stampa non aveva la completa libertà che deside- 
rava nella Toscana e in Roma; « la stampa è elastica, più si comprime, 
più in alto balza, la luce non si può abbracciare tutta in modo che da 
qualche foro non brilli un raggio » ; dunque la Pallade domandava 
« che una legge fosse emanata con la quale il governo imprendesse con 
la sua autorità a secondare la detta forza ed accompagnarla » ; quindi 
« la necessità di una lega dì stampa fra governi e popoli costituiti su- 
gl'identici principii politici ». Ciò malgrado a Roma uscivano ogni giorno 
nuovi periodici. 

Sebbene antirivoluzionario, il Cassandrino dell'abate Ximenes ebbe 
un certo successo per la sua vena satirica, e fu seguito subito da una 
quantità di altri giornaletti umoristici di poca importanza (i). Fra essi 
va distinto però il Don Pirlone, di cui lo Spada — disapprovandone na- 
turalmente i principii, dice che «per spirito d'invenzione e per gusto 
di caricature, superò benanco V Arlecchino di Napoli ». Il Don Pirlone 
durò dal i.° settembre 1848 al 2 luglio 1849 e si disse vi scrivessero 
anche Terenzio Mamiani, Michele Mannucci e Opprandino Arrivabene (2). 

Un altro giornale di cui fu collaboratore Mamiani anche durante 
il tempo in cui restò al potere — e nello stesso mentre che Pellegrino 
Rossi firmava gli articoli scritti da Girolamo Amati — fu la Ga::jetta 
di Roma, nata il 16 gennaio 1848 sulle rovine del Diario di Roma, tra- 
sformatasi il 30 gennaio 1849 in Monitore Romano sotto la direzione di 
Dall' Ongaro, e divenuta poi Giornale di Roma e foglio ufficiale ponti- 



(i) Per la stampa di quest'epoca, vedi avanti l'articolo II Giornalismo Romano 
nel 1846-4^. 

Nella mia collezione di giornali trovansi due numeri del Cassandrino, cioè il 1 3 
e 14 anno i.°, datati 163 agosto 1848. La testata è cosi concepita: « Giornale che 
si pubblica il martedì, giovedì e sabato a che ora gli pare. Non e' è associazione : chi lo 
vuol comprare lo compra per un bajocco: se no lo lascia stare. Si trova da per tutto, e 
con più certezza sulle Piane Colonna, di Pasquino, della Rotonda, del Teatro Piano, dai 
Tabbaccari progressisti ed in mano dei Sanculottes e Descamisados. » Si stampava nella 
tipografia Paterno in via delle Coppelle, numeri 43 e 44, in quattro pagine piccole 
in-4.° a due colonne, ed ò sottoscritto Domenico Del Basso direttore responsabile. 

(2) Del Don Pirlone conservo il primo numero; è inùtohto Don Pirlone, giornale 
di caricature politiche. La testata occupa metà della prima pagina; in essa è detto: Si 
pubblica tutti i giorni (in 4 pagine a 2 colonne) eccetto le feste, e sempre con un disegno 
litografico (in 4.* pagina), oltre alla vignetta eh' é in fronte al giornale. A\ea per motto: 
Intendami chi può, eh' i' m' intendo io. Ogni numero costava 2 bajocchi. Veniva stam- 
pato nella tipografia di A. Natali e n'era amministratore F. Caucci e responsabile Er- 
mete Ciacci. 

Altri giornali contemporanei di cui conservo copie sono: H Somaro, diretto da 
G. Mariani; la Lanterna magica, diretta da R. Parma; Un Bajocco, L'Astrea, ecc. 



94 GUIDA DELLA. STAMPA PERIODICA ITALLINÀ. 



fido, il 6 luglio (i), subito dopo l'ingresso del corpo d'occupazione 
francese (2). 

Fra i molti altri giornali che meritano speciale menzione, citerò il 
Positivo di monsignor Gazola e Biagio Miraglia; l'Interesse Na^ionale^ 
che si distribuiva gratis ; la Cronaca dell'Assemblea redatta dal padre Ga- 
vazzi, morto a Roma nel 1889; il Costituzionale Romano, organo dei 
conservatori; Le Capitole e la Correspondance de Rome, compilati da al- 
cuni legittimisti francesi; il Labaro, che ebbe una certa notorietà nel 1848 
e veniva chiamato Don Labaro; e il Giornale Romano, che era organo 
diretto del Papa. 

Sebbene abbia vissuto soltanto poche settimane — dal 2 aprile al 
3 luglio 1849 — merita però menzione distinta {'Italia del popolo, foglio 
quasi ufficiale del governo rivoluzionario durante gli ultimi mesi della 
sua esistenza, ed al quale collaboravano oltre che il Mazzini, anche l'Avez- 
zana, Quadrio, Lemmi e la principessa Belgiojoso. 

Oltre tutti questi e quelli di cui si fa parola nel citato articolo sulla 
stampa romana, circolarono pure nel '47-48 parecchi giornali clandestini, 
come l'Amica Veritas, la Voce della Verità e della Giustizia, la Frusta, i 
Misteri della polizia, la Sentinella dei buoni cittadini, la Sentinella del Cam- 
pidoglio e lo Zibaldone e qualche altro (3), a cui sono da aggiungere 



(i) Nei giorni 465 luglio non usci alcun giornale. 

(2) Di questo giornale conservo vari numeri che rappresentano le sue diverse 
fasi: del Diario di Roma il n. 78 anno 1831 in 4 paginette piccolissime a 3 colonne; 
il n. 66 anno 1834 con un siipplimento; il n. 71 anno 1839 in 4 pagine più grandi, 
ma sempre a 3 colonne; i numeri 27, 59 e 75 anno 1847; del Giornale di Roma: i 
numeri 206 e 207 dell'anno 1852; il n. 123 dell'anno 1854; il n. 237 dell'anno 1855; 
Un. 192 dell'anno 1864; il n. 32 dell'anno 1870. 

Questo giornale che è una filiazione diretta del Diario d' Ungheria, di cui abbiamo 
parlato a pagina 69, fu fatto risorgere nel maggio del 1877 dal prof Costantino Maes, 
neir identico sesto, numero di pagine e carta, e col titolo popolare di Cracas. 

(3) Di questi giornali è difficilissimo trovarne qualche esemplare. Nella Strenna- 
Album dell' Associazione della Stampa j88i sono riprodotti i fac-simili, da alcune copie 
che facevano parte della collezione Spada, molti dei cui documenti furono con grande 
avvedutezza acquistati dal Ministero dell'Interno. 

Nel 1850 a Roma si faceva un giornaletto alto centimetri 25 e largo 17, litogra- 
fato, a due colonne, divise da una linea sormontata dall'impugnatura d'uno stocco. 
La testata era cosi concepita : 

'^'^s- 1850 _ , A-TT- A-ivr-p>o<=5T'0 r. , ^'"™- ^ 

Abbonamenti •*-• .^^ V .«.iVXX-%-»C3 X «>^ Si dispensa gratis 

Libreria Bonifaci n^»7V»<*- j,«a„7^-„ Abbate jannetti 

Uf. Cracas al Corso (•) Foglietto popolare _ ^^^^^^ responsabile 

Il giornaletto comincia cosi : 

« Che cosa ha fatto il Papa dopo il suo viaggio? Niente. Non osò nemmeno 
salire a veruna loggia, come a Terracina, Velletri ed Albano per benedire, giacché le 
commedie non si usa ripeterle che a richiesta del pubblico, e quello di Roma, memore 
delle tragedie nazionali del 30 aprile e dell'assedio si è stancato delle farse pretesche. » 

Dal 1863 al 1867 furono pubblicati a Roma due giornali clandestini: Cronaca Ro- 
viana e Roma dei Romani. Essi figurarono all' Esposizione Nazionale di Torino del 1884, 
nel Palazzo del Risorgimento Italiano. Anche nel 1863 il Comitato d'Azione aveva 
fondato il giornale Roma Morte. Nel settembre dello stesso anno il periodico clan- 
destino fu sequestrato e il comitato lafariniauo fece irrompere nella tipografia, guastare 
i tipi, lacerare le copie» ecc. Garibaldi aveva fatto adesione ed incoraggiato il giornale, 
il quale poco dopo riprese le pubblicazioni sempre clandestinamente, 

(*) È noto che U libreria Bonifaci e l'ufficio Cracas, erano i luoghi di ritrovo dei clericali più sfegatati. 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 95 

due altri, ugualmente clandestini, il Catone e il Chi mena mena, ma che 
rappresentavano le idee reazionarie. 

Nelle Provincie pontificie la stampa sub! le stesse vicende che alla 
capitale, e tranne la Ganeita Universale di Foligno, nessuno ve n'ebbe 
che avesse anche mediocre importanza. Eran foglietti semi-privati, ad 
uso e consumo dei governatori, del vescovo e dei funzionari civili e 
religiosi. 

Nel periodo 1846-49 però, anche nelle provincie il giornalismo 
ebbe un subitaneo e vigoroso risveglio e sorsero molti periodici, ma 
furono una pura e semplice riproduzione delle gazzette romane, e ces- 
sarono col ritorno del Papa (i). Faceva eccezione il Felsineo fondato a 
Bologna nel 1840 da Berti-Pichat. Esclusivamente agricolo ed economico 
dapprima, nel 1847 divenne giornale politico e vi prese a collaborare 
Marco Minghetti; poi il giornale mutò titolo e veste e si chiamò Vita- 
liano, diretto sempre dal Berti-Pichat insieme con Aglebert (2). 

Ristabilitosi il governo pontificio con l'entrata delle truppe francesi, 
fu rimessa in vigore la censura preventiva e quei pochi giornali che 
non erano ancora cessati per manc2n7a di redattori o perchè lo scopo 
della loro pubblicazione era finito, vennero sospesi. 

Pochissimi ebbero licenza di riprendere le pubblicazioni provviso- 
riamente, e fra questi il Contemporaneo, che nel suo numero del 13 lu- 
glio 1849, dopo parecchi giorni di sospensione, scriveva: « Con auto- 
rizzazione superiore, il Contemporaneo riprende le sue pubblicazioni. — 
La ragione delle armi ha dato causa vinta ai francesi, e noi lasciando 
il passato al giudizio incorruttibile della storia, vergini di servo encomio 
e di codardo oltraggio, studieremo di tenere informati i lettori di quanto 
accade. — Durante lo stato d'assedio, eviteremo le polemiche, conser- 
vando però sempre il giornale amico all'ordine ed al progresso, quale 
si dichiarò fin dalla sua fondazione. — Il programma della occupazione 
francese, porta il ritorno del S. Padre in Roma, con tutte le guarenti- 
gie delle istituziotìi civili. — Come ciò possa accadere e come accadrà, 
non sappiamo. L'avvenire è tuttora avvolto nella più fitta oscurità, » 

Il Contemporaneo non aveva torto di dubitare dell'avvenire: due giorni 
dopo il Giornale di Roma pubblicava un decreto che dichiarava soppressi 
tutti i giornali, tranne l'ufficiale col titolo Giornale di Rema, aggiungendo 
con eloquente concisione che ogni altro periodico sarebbe sequestrato ed 
i suoi redattori puniti con tutto il rigore delle leggi. 

Più lungo e più rigoroso che per qualsiasi altro stato italiano, que- 
sto nuovo periodo di silenzio giornalistico durò fino al 20 settembre 1870, 
cioè fino al giorno in cui le cannonate di Porta Pia aprirono all'Italia 
le porte della sua capitale. Dei due soli giornali che esistevano allora, 
V Osservatore Romano fondato nel settembre 1849, poi sospeso e ripreso 
qualche anno dopo, e il Giornale di Roma, il primo soltanto rimase in 



(i) Un elenco dei più notevoli si trova nell'articolo Tt Giornalismo Romano 
nel 1846-4^. 

(2) L'Italiano nato nel febbraio del 1847 usciva il 15 e l'ultimo d'ogni mese. 
L'utile era destinato a benefìcio dei graziati indigenti L'ufficio era in piazza S Ste- 
fano, 96. 



96 GUIDA DELLA STAMPA. PERIODICA ITALIANA. 

vita, soffocato però da un subisso di nuovi giornali, sorti il giorno stesso 
dell'ingresso delle truppe italiane. Fra i primissimi citerò la Libertà, ìz 
Ga:^^etta del popolo, la Capitale, il Romano, il Tribuno, ecc. (i). 

X 

Del giornalismo napoletano e siciliano anteriore al 1848, abbiamo 
detto qualche cosa; di quello del '48 discorriamo più partitamente al- 
trove (vedi prov. di Napoli). 

Ora accenniamo soltanto qualche cosa sulle condizioni generali della 
stampa meridionale nel periodo che precedette il i8éo. 

Caduta la repubbhca partenopea, dal 1806 al 18 15 non si ebbe al- 
tro periodico politico tranne il giornale ufficiale, che al ritorno dei Bor- 
boni divenne il Giornale delle Due Sicilie, prese per breve tempo il nome 
di Giornale Costituzionale delie Due Sicilie (1820-21), ma perdette presto 
questo aggettivo (2). 

Nel breve periodo rivoluzionario del 1820-21, sorseso altri giornali, 
come r Imparziale, il Carteggio delle ombre e la Minerva napolitana di .cui 
era collaboratore Carlo Troya, ma ebbero brevissima esistenza (3). 

Soppressa la costituzione, e quindi quella larva di libertà di srampa 
che era stata concessa, anche i giornali che da essa avevano avuto vita, 
dovettero cessare. Fu solo dopo il 1830, che si ebbe qualche nuovo 
tentativo giornalistico, e apparvero successivamente l' Omnibus letterario (4) 
e V Omnibus pittoresco di Vincenzo Torelli, il Poliorama pittoresco (5) e il 
Lucifero fondati e diretti da Giuseppe Cirelli, ed altri. Superiore a tutti 
poi, ecco apparire il Progresso, che venne considerato, come già abbiamo 
visto, quale legittimo successore deWAntologia di Firenze, allora allora 
soppressa. Fondato e diretto da Giuseppe Ricciardi, venne diretto suc- 
cessivamente — allorché questi fu costretto ad emigrare — dall'econo- 
mista Bianchini, da Giuseppe De Cesare e da Pasquale De Virgili. Del 
Progresso era collaboratore assiduo Carlo Troya e furono scrittori altresì 
Gino Capponi, Tommaseo ed altri parecchi, fra coloro che avevano resa 
cosi autorevole V Antologia. 



Ci) Questi e molti altri giornali romani del 1870 si trovano nella mia collezione. 

La Galletta del popolo, di cui conservo il primo numero, usci il 22 settembre in 4 
pagine a 3 colonne, diretta da Edoardo Arbib. 

(2) Lo riprese nel 1849; e nel 1860, durante la dittatura di Garibaldi, divenne il 
Giornale di Napoli, sotto la direzione di Biagio Miraglia. Nella Biblioteca Nazionale 
di Napoli si conserva l'intera collezione del Giornale del Regno delle Due Sicilie; io ne 
conservo parecchi numeri. 

(3) Della Minerva Napolitana ho il quaderno ir.°, in data 20 novembre 1820. 
Questa rivista usciva ogni decade in quade'-ni di 3 fogli in 8.°, si stampava nella Ti- 
pografia Francese e costava 24 carlini al trimestre. 

Nel 1824 usci im'altra rivista, L' Utile passatempo, di mode, aneddoti, novelle, ecc.; 
ne ho il fascicolo n. 19. 

(4) Nel 1848 si trasformò in giornale politico, per ridivenire letterario, e nel 1863 
ritornò ad occuparsi anche di politica. Torelli è morto pochi anni fa, ma il gi'^rnale 
vive tuttora. Del vecchio Omnibus ho vari numeri. 

(5) Nacque nell'agosto del 1836, in 8 pagine a 2 colonne. Vi scrivevano il cas- 
sinese Tosti, Antonio Fazzini, Vincenzo Morgigni Novella, Cesare Malpica, Giuseppe 
De Simone, ecc. Di questo giornale ho le complete annate i.% 2.*, 5.* e 7.* 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 97 

Più tardi, verso il 1840, Pasquale Stanislao Mancini fondava Le Ore 
solitarie (i), pregevole rivista che durò fino al 1847, e poco^ dopo a 
Cosenza pubblicavasi il Calabrese, che nascondeva le sue aspirazioni libe- 
rali sotto il pretesto di studiare e illustrare la storia paesana, e fu poi 
l'organo della rivoluzione calabrese. 

A questi — e sempre nel campo letterario e scientifico ben inteso, 
perchè alla politica nonché scrivere, non era nemmeno permesso di pen- 
sare — occorre aggiungere il Salvator Rosa, nel quale collaboravano Pe- 
truccelli della Gattina, Achille De Lauzieres, Francesco Lattari e Benia- 
mino Rossi, leccese; La Motì?rt, rivista decadecaria, h Rivista napoletana, 
periodico mensile, il Museo di sciente, lettere ed arti, altra rivista men- 
sile alla quale collaboravano i migliori ingegni napoletani; il Giornale 
dei giovanetti, diretto da Cesare Malpica, ecc. (2). 

Nel 1843 (24 agosto) nacque pure II Sibilo, giornale del giovedì, 
letterario, teatrale e di mode, diretto da M. Augusto Mauro e Edoardo 
Ciollaro (3). 

Fu solo nel 1845, e colla pubblicazione di foglietti clandestini — i 
quali a Napoli precedettero quegli degli altri paesi d'Italia — che si ebbe 
nuovamente un principio di giornalismo politico. Vivacissima e attivis- 
sima, questa stampa clandestina, se ebbe tutti i difetti che sono inerenti 
a un tal genere di pubblicazioni, servì moltissimo alla causa liberale, e 
preparò quel fermento che condusse poi alla Costituzione del 29 gen- 
naio 1848, Il primo giornale che entrò apertamente nella discussione, 
per quanto era possibile farlo, fu il Lume a f^as di Gaetano Somma (1847). 

Con decreto dei 29 gennaio 1848, Ferdinando II distrusse quanto 
aveva stabilito a riguardo della stampa il 19 gennaio: non più revisione 
vessatoria, non più depositi in danaro, non più guarentigie : « La stampa 
sarà libera, e soggetta ad una legge repressiva per tutto ciò che può 
offendere la Religione, la morale, l'ordine pubblico, il Re, la Famiglia 
Reale, i Sovrani Esteri e le loro Famiglie non che l'onore e gl'interessi 
dei particolari. » 

Con altro decreto fu abolita la sopratassa sui giornah, libri, stampe 
ed opere periodiche. Questi avvenimenti dettero alla stampa un vigoroso 
impulso e i giornali si moltiphcarono. Fra i principali del nuovo periodo 
rivoluzionario, bisogna notare il Nazionale, diretto da Silvio Spaventa (4) 



(i) Posseggo un numero di questo prezioso giornaletto, nel quale scrisse anche 
Salvatore Stampacchia, leccese, che nel 1848 pubblicò in Lecce // Saìeniino, giornale 
liberale, pel quale ebbe a soffrire non poche persecuzioni. A Lecce, nella stessa epoca 
pubblicavasi il Troppo Tardi, valoroso giornale liberale. 

(2) Il Giornale dei giovanetti, cominciato il 5 marzo 1840, si pubblicava in 8 pa- 
gine ogni IO giorni in-4.° piccolo a 2 colonne, con illustrazioni litografiche nella prima 
e talvolta nell'ultima pagina. Il Girelli del Poliorama ne era editore, del quale il com- 
pilatore Malpica diceva nella prefazione: « Egli è animato da quel calore che sempre 
lo investe peV tutto ciò che tende al progresso degl'ingegni.... Nel suo stabilimento vi 
ha un giornale artistico, letterario, industriale ; v' ha un foglio pittoresco, un altro per 
la moda, v'han torchi da stampa, torchi litografici, disegnatori e scrittori.... » Del 
Giornale dei giovinetti possiedo i volumi i, 2, 3, 4, 5. 00 

(3) Usciva in 8 pagine a 2 colonne con figurini. Ho tutti i numeri dal i." al 25. 

(4) Vedi l'articolo // Giornalismo napoletano dopo il // maggio 1848. 

N. Bernardini — Guida della Stampa periodica italiana — 7. 



08 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



e a cui collaboravano i più ardenti patriotti napoletani; la Costitu:(ione^ 
fondata da Raffaele Mezzanotte e diretta da Francesco Lattari, che por- 
tava per motto: Unità, Libertà, hidipcndenia ; il Tempo organo del partito 
regionalista (i); il Mondo Vecchio e Mondo Nuovo, in cui Petruccelli 
della Gattina sfoggiava il suo tagliente ingegno; grandissima influenza 
ebbe pure in quei giorni V Arlecchino, foglio umoristico con caricature, 
che rimase celebre per la sua mordacità e al quale collaboravano Achille 
De Lauzieres, proprietario e direttore, Michelangiolo Tancredi, Orgitano, 
Felice Niccolini ed altri (2); la Libertà, di cui era principale redattore 
Antonio Scialoja; V Indipendente, che soppresso al cominciare della rea- 
zione, risorse sotto il nome d Indipendenza; il Lampo, che era un sem- 
plice bollettino di notizie (3); e il Tuono, che malgrado la meno rigorosa 
censura veniva a ogni tratto soppresso, e ad ogni volta risorgeva inti- 
tolandosi successivamente: / tuoni. Che tuoni! Oh! tuoni, ecc. 

Nel marzo del 1848 nacque anche // Vapore, foglio giornaliero, in 
4 pagine piccole a 2 colonne diretto da Pietro Roussel de' Rossi (4). 

Nelle Provincie, il movimento giornalistico era quasi nullo, e m.e- 
rita solo qualche menzione Vitaliano delle Calabrie, fondato a Cosenza 
nel giugno del 1848, allo scoppiare dell'insurrezione calabrese, e redatto 
da Biagio Miraglia. 

Ma man mano che il governo si fortificò, la stampa andò depe- 
rendo. La reazione prendeva il sopravvento : un decreto del 27 marzo 1849 
modificò nuovam.ente la legge sulla stampa; si aumentarono le precau- 
zioni, i rigori, e a ciò il governo fu spinto per gli attacchi violenti del 
citato Indipendente. Il giornale ufiìciale a questo proposito stampava: 
« Che intorno agli atti governativi le opinioni possano liberamente ma- 
nifestarsi per mezzo della stampa periodica con iscopo di vera comune 
utilità, è facoltà incontrastabile conceduta ad ogni cittadino dello stato. 
Ma valersi di questo mezzo di manifestazione del pensiero per ispacciare 
fatti immaginari o travisati, per tacerne o negarne affatto altri tutti 
positivi con lo scopo evidente di contrariare il governo e renderlo odioso 



(i) Il Tempo ebbe a redattori il Troja, il Baldacchini, il Bonghi, il Caracciolo e 
il Gatti. Al Tempo spetta l'iniziativa d'aver reclamato la cooperazione delle truppe 
napoletane alia guerra d' indipendenza, e all'aprirsi della prima assemblea legislativa 
la istituzione di un potere costituente che agisse d'accordo col Re. Questo giornale 
ebbe una parte grandissima alla formazione del ministero Troja; ma dopo il colpo di 
stato del 15 maggio 1848, passò agli stipendi del governo e mutata redazione conti- 
nuò finche al governo parve necessario avere un organo proprio. 

(2) Vedi oltre l'articolo 1' « Arlecchino » di Napoli nel 1848. 

(3) Vedi oltre l'articolo « Il Lampo » di Napoli. 

(4) Questo giornale usciva ogni giorno a 23 ore e costava un grano a numero. 
Due delle sue pagine erano occupate dall'appendice l'Ebreo Errante di Sue. Nel n. 41 
di questo giornale, che conservo, c'è questa data di cronaca: « Leggiamo quasi ogni 
sera nel Giornale Costituzionale i versamenti che del contributo fondiario fanno antici- 
patamente i proprietari anche stranieri stabiliti qui, nelle mani dei percettori, e con 
ammirevole soddisfazione abbiam inteso che il Capo di Ripartimento D. Luigi Settem- 
brini abbia ceduto in prò delle Finanze un terzo del suo soldo. Ora vedete come can- 
gian le cose! In quei giorni ne' quali si sentiva che in Roma, ed in altre parti d'Italia 
piovevan danari da ogni banda, qui in Napoli piovevan sassate, ed ora che in Italia 
cadono nugoli di palle, in Napoli si comincia a vedere la pioggia delle monete. » 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 00 

e d'ingenerare ed alimentare k pubblica scontentezza, è un attentare ai 
santi diritti della verità, anteriori ad ogni altro, è un ingannare il paese 
sui suoi reali interessi, è un dare sfogo a private passioni per ispirarne 
alle moltitudini delle perniciose e sovversive. » E lo stesso giornale ri- 
peteva spesso con ipocrisia: « Non si stanca Ferdinando di essere cle- 
mente; ma si stancheranno essi gl'ingrati di essere ingrati? » 

Gli scrittori più compromessi presero allora la via dell'esilio, sep- 
pure non erano già nelle carceri dello stato e rimase soltanto il giornale 
governativo, al quale fu tolto l'epiteto di costituzionale che gli era stato 
appiccicato per la seconda volta. 

Dal 1845 al 1855 si ebbe ancora un profondo silenzio (i) che co- 
minciarono poi ad interrompere il Trtifaldino, la Rondinella (1855), il 
Diorama, il Tornese (2), il Paiamo di Cristallo (1856), il Nomade (1857), 
a cui collaboravano Carlo De Cesare, Giuseppe Lazzaro e Luigi Indelli, 
V Epoca (1858), il Campanello (1859). Poco prima dei rivolgimenti del '60, 
durante il breve periodo costituzionale di Francesco II, comparve 1' Opi- 
nione Nazionale, insieme alla Nuova Italia di Pasquale De Virgilii, e alla 
Patria di B. Miraglia e Francesco Lattari. 

Proclamata la dittatura, la stampa politica si fece più attiva ed entrò 
arditamente nel nuovo campo d'azione che i nuovi avvenimenti le schiu- 
devano (3). Sorsero cosi il Pungolo fondato da Leone Fortis e diretto 
da Jacopo Comin; il Nazionale, che fondato da Bonghi per ordine di 
Cavour, trasportossi poi a Torino;' la Patria diretta prima dal Bianchi- 
Giovini, poi da Paulo Fambri, rimasta per molti anni l'organo del par- 
tito moderato; il Popolo d'Italia, organo dei repubblicani, fondato da 
Filippo De Boni e diretto da Giorgio Asproni (4), il Roma fondato da Pie- 
tro Sterbini, diretto prima da Diodato Lioy, poi da Giuseppe Lazzaro; 
VJtalia, diretta da Luigi Settembrini, poi da Francesco De Sanctis; l'Azione 
giornale mazziniano di Giovanni Matina (5), e moltissimi giornaletti 



(i) Per farsi un concetto del regime a cui era ridotta la stampa in questo triste 
periodo, basrerà dire che perfino la Civiltà Cattolica, rivista mensile religiosa, dovette 
abbandonare Napoli e trasferirsi a Roma! 

(2) Il Tornese, giornale universale, politico, scientifico, letterario, artistico, bernesco, 
era nato ai primi del 1856; usciva ogni giorno in-8.° a due colonne e costava un 
tornese a numero. Vi scrivevano T. RutTa, R. Pettinati, P. Distretto, Luigi Cassitto, 
Alberto Grimaldi, ecc. L'ufficio era al vico S. Niccolò alla Carità 14. Nella mia col- 
lezione ho un volume del Tornese, dal n. 73 al 163. 

Nel 1850 nacque a Napoli l'Ordine giornale politico letterario quotidiano, stam- 
pato su carta cilestre. 

(3) Dal 20 luglio 1860, cioè prima dell'entrata di Garibaldi, fino agli ultimi mesi 
dell'anno, si pubblicò a Napoli un giornaletto intitolato appunto II Garibaldi, in 4 pa- 
gine in-4.'' a 2 colonne, su carta celeste, che fu l'organo quasi ufficiale del governo 
provvisorio. Ne ho i primi 16 numeri. 

(4) Il Popolo d'Italia fu fondato nel gennaio 1860; usciva ogni giorno in 4 pa- 
gine a 4 colonne. Aveva il suo ufficio alla strada Sette Dolori 37, 2.° p." 

(5) L'Anione, giornale quotidiano, fu fondato dopo Aspromonte. Lo dirigeva di 
nome il deputato radicale Giovanni Matina, in fatto era compilato dal prof. Luigi Ti- 
nelli, allora poco più che ventenne, che usciva dalla redazione del Popolo d' Italia, ed 
ora è preside del liceo di Teramo. Neìì'Aiione scriveva d'ordinario Domenico Mauro, 
patriotta e poeta calabrese, capo col Ricciardi della famosa resistenza di Campotenese, 
uno degli esuli più illustri del dodicennio; i suoi articoli stupendi per la forma, alti 



100 GUIDA DELLA STAMPA PERIODIC.i ITALLANA. 



umoristici come il Diavoletto, il Tuono, la Torre di Babele, il Nuovo Ar- 
lecchino, l'Arca di Noe, ecc. (i). 

Ma in sostanza nessun giornale di qualche seria importanza potè 
mai mantenersi a Napoli prima del 1870, dove, dopo la guerra der59 
eransi formate due correnti nell'opinione pubblica e nella stampa quo- 
tidiana. I liberali, che senza abbandonare le idee costituzionali desidera- 
vano il mantenimento della indipendenza napoletana avevano scelto per 
loro organo principale Y Italia citata, mentre a propugnare le idee del 
partito unitario c'era il Na:{ionale, che cessò le pubblicazioni non appena 
colla soppressione del vice-reame furono annientate le ultime traccie di 
un'autonomia napoletana. Tutti i giornali citati e molti altri ancora eb- 
bero una vita efimera ; soltanto pochi rimasero in piedi : il Pungolo che 
fu sempre l'organo di un'opposizione mal definita e tira ora 12,000 co- 
pie; il Roma, in origine organo di estrema sinistra, che tira 6000 copie; 
il Piccolo, fondato da Rocco De Zerbi, che lo abbandonò un paio d'anni 
fa e che tira circa 5000 copie 

In quanto ai giornali surti qua e là nelle provincie napoletane, non 
ve n'era che qualcuno che avesse raggiunto un po' d' importanza. 

X 

Diciamo ora qualche cosa del giornalismo siciliano. 

In Sicilia non si ebbe vivace movimento giornaUstico se non nel 
periodo 1848-49. Prima d'allora non eransi visti che pallidi tentativi di 
giornalismo politico, e una stampa che doveva limitarsi a far della po- 
litica solamente per analogia storica, applicando ad uno oi altro periodo 



e vigorosi per il concetto, erano spesso violenti e colpivano a sangue il partito mo- 
derato. Anche il Nicotera, sebbea di rado, vi collaborava. Redattori ordinari del gior- 
nale erano: Nicola Buano, che poi fu deputato, e un tal Colajanni, basilisco; straor- 
dinari Enrico e Camillo Fazio, Gaetano Cherubini, Pasquale Bàrbera e altri. 11 gior- 
nale visse poco meno di un anno. In quel tempo le idee radicali non attecchivano 
in Napoli; il giornale più diffuso era il Pungoìo, che allora era più moderato che pro- 
gressista. L'Aiione fu pubblicata quasi a tutta perdita. 

(i) Nell'agosto del 1864 a Napoli doveva avvenire uno scontro alla sciabola fra 
il deputato Alfieri d'Evandro e il signor F. Alessandroni, direttore proprietario del- 
l' .^n:a di Noè. Ma sul punto che i due avversari avevano imbrandite le armi per bat- 
tersi, l'Alessandronl, preso da panico, scappò, fra l'ilarità degli altri convenuti. (Do- 
vere, 27, II.) 

Ecco una lista, sebbene non completa, di giornali napoletani comparsi in questo 
periodo e di cui ho rintracciato qualche esemplare nella mia collezione: 1861: U Ple- 
biscito, quotidiano; L'Indipendente, quotidiano, diretto da Dumas (vedi oltre Alessandro 
Dumas giornalista a Napoli); La Pietra Infernale, diretta da Giovanni Gervasi; 1862: il 
Corriere d'Italia, quotidiano, di Antonio D'Alessandro; l'Epoca, trisettimanale; l'Eco 
di Napoli, religioso, trisettimanale; la Sentinella, trisettimanale; la Gaietta di Napoli, 
quotidiana, in 6 pagine piccolissime : Napoli e Torino, trisettimanale religioso ; // Cat- 
tolico, trisettimanale; Il Monitore, giornale che fa piangere e fa ridere, trisettimanale; // 
Difensore Cattolico, trisettimanale; La Stampa Napolitana, trisettimanale cattolico (so- 
spese le puiblica^ioni il ji gennaio iSój); l'Avvenire, quotidiano, di Antonio Turchia- 
rulo; l'Osservatore Napolitano, trisettimanale cattolico, di Armand Dubarr}^; 1863: La 
Libertà italiana, quotidiano, di Luigi Indelh; L'Italia, organo dell'Associazione Uni- 
taria costituzionale; Il Conciliatore, quotidiano, di Ercole Giordano; La Pagnotta, umo- 
ristico; La Bilancia, cattolico, e poi il Corriere del Mattino, la Libertà Cattolica, Lo 
Trovatore, in dialetto, la Nuova Roma, ecc. ecc. 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 101 

antico, quelle considerazioni che gli scrittori avrebbero voluto fare sulle 
cose e gli uomini del giorno. 

Citerò il Periodico (1811-15) e il Giornale dei dibattimenti, poi, dopo 
il 1857, rocchio, di Parlatore, V Oreteo, di Francesco Crispi, il Giornale 
di scienie, lettere ed arti di Mortillaro, l' Effemeride Siciliana di Malvica e 
Pignatelli, il Giornale di Statistica di Francesco Ferrara (1834-40) (i), la 
Ruota di Benedetto Castiglia, il Contemporaneo e il Peloritano di Messina. 

Costretti come dissi, a far della politica di due secoli addietro, o 
a non lasciare il campo letterario e scientifico, questi giornali coglievano 
però ogni occasione per esprimere i sentimenti e le vaghe aspirazioni 
che cominciavano a farsi strada nell'animo dei patriotti. Gli è cosi che 
quando si prese a discutere intorno alla convenienza di conservare o 
abolire la doppia dogana, la quistione prese subito aspetto politico. E 
questo momento psicologico del giornalismo siciliano è tanto più inte- 
ressante, inquantochè fu allora che cominciò a rivelarsi il partito italiano 
unionista, che voleva la dogana unica per tutto il regno delle Due Si- 
cilie, mentre il partito autonomista voleva la doppia dogana per Napoli 
e per Sicilia. Cosa curiosa : al partito unionista appartenevano allora que- 
gli stessi uomini che poi furono i più ardenti e pertinaci campioni del- 
l'autonomia siciliana. 

Venuto il 1848, in ogni centro dell'isola sorsero giornali, e la stampa 
ebbe allora un periodo di attività che non raggiunse mai più. Primo 
fra tutti fu il Precursore, organo del Comitato di difesa, fondato in Pa- 
lermo da Crispi, in mezzo alle barricate, e scritto col fucile in spalla. 
Sempre a Palermo, si ebbero poi, la Indipendenza e la Lega, che era 
diretta da Francesco Ferrara e rappresentava le idee del partito più mode- 
rato; la Democrazia italiana di Giuseppe La Farina; il Cittadino; la Falce 
di Beltrani; la Luce di Cordova; la Costanza di Crispi, Raffaele e De 
Pasquali, ecc. ecc. (2). 

Come negli altri paesi d' Italia, la restaurazione fece strage di tutti 
questi giornah, e rimasero in vita soltanto. Cerere, giornale ufficiale di 
Sicilia — che mutato governo divenne poi l'attuale Giornale di Sicilia — 
e V Armonia, giornale di sfegatata reazione. 

L'eroica spedizione di Marsala venne a mutare questo stato di cose 
e fece risorgere per opera dello stesso Crispi, quel Precursore che nel '48 
era stato il primo giornale di rivolta, ed ora doveva, non più preannun- 
ciare tempi nuovi e nuove vicende, ma constatare il feUce avverarsi di 
tanti sospirati desideri. Il Precursore fu per lungo tempo il foglio più 
diffuso dell'isola, più diffuso che non fosse il Corriere Siciliano fondato 
a sostenere il governo del partito liberale moderato. Ma fra i giornali 
palermitani, più popolare di tutti era V Amico del popolo che apparteneva 
all'opposizione moderata e che tuttora si pubbhca. 



(i) Emeiico Amari, palermitano, giovanissimo collaborava già nel Giornale di Sta' 
tistica; esule in Piemonte nel 1849 dettò col Ferrara il periodico La Croce di Savoja. 

(2) Giacinto Carini, palermitano, fallita l' insurrezione siciliana del '48, esulò a Pa- 
rigi, ove con Ferrari ed altri connazionali fondò un giornale con Io scopo di proteg- 
gere gl'interessi industriali e commerciali degl'italiani; ir giornale intitolossi prima 
Revut francO'italienne, poi Courrier franco-italien. 



102 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

In quanto alla stampa di Messina essa presentava in generale un 
carattere di maggiore benevolenza verso il governo, che non avesse la 
stampa palermitana. 

Nel 1868 a Palermo si pubblicavano 27 giornali. 

In tutta la Sicilia nel 1870 si pubblicavano 79 giornali e riviste 
periodiche. 

La sola Palermo ne contava 31, e solo essa ne aveva di scienze, 
lettere ed arti. Vi erano le Nuove effemeridi siciliane e la Rivista Sicilia, 
quest'ultima, la prima rivista di scienze, lettere ed arti, nata nel 1869 
a fascicoli mensili di 90 pagine; il Giornale del Consiglio di perfe:(iona- 
w^w/o si occupava di scienze naturali ed economiche; la Ga:(:ietta medica, 
la Galletta clinica, l'Osservatore medico, il Pisani, gli Annali della medicina 
omeopatica per la Sicilia, di scienze mediche; gli Annali di costruzioni di 
scienze esatte; gli Annali di Agricoltura Siciliana; gli Atti della Società 
di acclima:^ione ; il Giornale ed Atti della Commissione di agricoltura e pa- 
stori:(ia per la Sicilia, di scienza, industria ed interesse agricolo; il Circolo 
Giuridico, di scienze legali, ch'esce tuttora; V Evemero, di filosofia ra- 
zionalista; il Vittorino da Feltre, V Istruzione ed Educazione, la Rivista 
italiana d'istruzione pubbhca; l'Arte, il Diogene, la. Gazzetta artistica, la 
Rivista drammatica, di arte specialmente drammatica e musicale; il Gior- 
nale della Camera di Commercio e il Commercio di Sicilia, quest'ultimo 
ancora esistente; il Giornale di Sicilia, il Precursore, l'Amico del popolo 
che escono sempre e la Regione, la Gazzetta di Palermo, V Emancipazione, 
la Luce e l'Umanitario, tutti di cose politiche. 

Tra le principali città di provincia, Messina ne contava 12: l'Epoca, 
il Corriere messinese, l'Operaio, il Barbiere, Don Marcio, Fede e Ragione, il 
Normanno, il Ficcanaso, la Gazzetta di Messina, creata nel 1863, l'Aquila 
latina fondata nel 1861, Politica e Commercio nel 1857, tutti politici e 
tutti morti, meno i tre ultimi, e la Temi Zanclea di materie legali. 

Catania aveva lo Studente, periodico di pubblica istruzione e il Mo- 
nitore uella Provincia, la Sveglia, la Redenzione, 'l'Apostolato, la Gazz^t^^ 
di Catania, Fede ed Avvenire e Don Pancrazio, tutti politici. 

Siracusa aveva l'Avvisatore Siracusano, il Popolano, la Cronaca, la 
Gazz^ti'^ di Siracusa, la Camera di Commercio, cessati. 

Trapani aveva V Imparziale ed Esopo. 

Girgenti il Giornale della Provincia e V Empedocle. 

Caltanissetta il Messaggere. 

Vari comuni avevano anch'essi il loro giornale, attualmente cessati : 
Lentini la Voce del popolo, il Presagio e il Patriota; Ragusa l'Omnibus 
e l'Eco dei monti; Noto la Voce del Sud; Modica il Campailla; Comiso il 
Mentore popolare; AcivQaÌQ il Cittadino ; Ghrra la. Stella polare; Barcellona 
pozzo di Gotto l'Eco del Longano e l'Operaio; Mistreita l'Amastratino. 
Messina, Girgenti, Bivona, Caltagirone, Noto, Mistretta avevano ciascuna 
il loro Bollettino del Comizio Agrario, che ora manca a parecchie di que- 
ste città. 

Nel 1870, c'è da osservare che, uscendo da Palermo non s'incon- 
travano che giornali di commercio, di amministrazione e di politica; 
ehe la più parte di essi erano settimanali quindicinali, 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 103 

Nello Stesso anno da due mesi erano stati sospesi tre giornali cat- 
tolici: VApe Ibka di Palermo (i), la Parola Cattolica di Messina e la 
Tromba Nisseria di Caltanissetta. 

X 

Anche la Lombardia e la Venezia, subito dopo la vittoria del po- 
polo sugli austriaci e la liberazione del 1848 videro sorgere un gran 
numero di giornali di tutti i colori politici. L'organo del governo prov- 
visorio di Milano e nel tempo stesso del partito moderato lombardo, 
era // 22 Mar^o, in 4 pagine a 4 colonne, grande, nel suo formato, 
come le speranze lombarde e come esse mal determinato ne' suoi scopi 
ed incerto nelle sue mosse, fondato e diretto dal Broglio e dal Tenca 
e che cessò le pubblicazioni al ritorno degli austriaci. Contemporanea- 
mente Romolo GrifEni e Pietro Maestri pubblicavano la Voce del popolo^ 
anch'essa abbastanza diffusa e relativamente moderata, sebbene non sem- 
pre andasse d'accordo col governo provvisorio. Nel maggio 1848 era 
pure apparsa a Milano V Italia del popolo, organo di Mazzini, redatta in 
principio dal Revere; ma entrati gh austriaci a Milano, il giornale fu 
trasportato a Roma, dove venne soppresso nel marzo 1849. Nello stesso 
tempo una folla di giornaletti da teatrali s'erano trasformati in politici, 
come V Operaio, foglio di colore quasi socialista, compilato da Enrico 
Cernuschi, Pietro Perego e Lavelli (2); anche i giornah umoristici pro- 
speravano: allora cominciò a farsi nome il briosissimo Caccianiga di 
Treviso con lo Spirilo Folletto, modellato sullo Charivari parigino di quei 
tempi. 

Con l'entrata degli austriaci a Milano, rimasero in piedi soltanto 
pochi giornali, la Ga:(^etta di Milano, foglio ufficiale (3), il Pirata, gior- 
nale artistico letterario (4), il Cosmorama Pittorico parimenti letterario 
e artistico (5) e qualche altro. 

La Bilancia, organo di feroce reazione, vi ebbe breve esistenza. Per 



(i) Era stata fondata nel 1868; usciva tutti i giorni in 4 pagine a 4 colonne, con 
la tiara e le chiavi apostoliche e tre lettere di Pio IX nella testata! Ho il n. 200 
del 1870. 

(2) Cernuschi, oggi speculatore milionario a Parigi, in quel tempo fu l'anima 
delle barricate di Milano; fu due volte imprigionato, dal governo provvisorio di Mi- 
lano, perchè svelava nel suo giornale le mene dei fusionisti, e nel '49 a Roma dai 
francesi per l'accusa di avere eccitato il popolo ad insorgere contro di essi nel loro 
ingresso a Roma. Il Perego, dopo breve soggiorno a Torino, diventò giornalista a sti- 
pendio della polizia austriaca a Verona, dove mori, a quanto corse voce, di veleno 
propinatogli da mano clericale. Lavelli, ignoto affatto, mori esule ed ancora giovane 
in uno spedale di pazzi a Londra. 

(3) Usciva da parecchi anni in 4 pagine a 3 colonne con l'aquila bicipede nella 
testata. Ne ho due numeri: uno del 1842, con un supplemento letterario; allora il 
titolo era Gaietta privilegiata di Milano; ed un altro del 1849. 

(4) Era nato nel 1856; si pubblicava il martedì e venerdì in 4 pagine a 3 co- 
lonne; ne era estensore proprietario F. Regli. Ne ho un numero del 2 giugno 1840. 

(5) Era stato fondato nel 1835; usciva in 8 pagine in-4 ° a due colonne. Ne con- 
servo un numero del 1845. 

Verso la stessa epoca, cioè nel 1833, era nato anche il Figaro, giornale di lette- 
ratura, belle arti, critica e teatri, compilato da G. Battaglia ed O. Arrivabene. Usciva 
in 4 pagine a 3 colonne. Ho il n. x.°, anno V, del 4 gennaio 1837. 



104 GUIDA DELLA STAilPA PERIODICA ITALIANA. 



contro, nato nel 1852, seppe mantenersi in vita sino alla seconda riscossa 
degl'italiani nel 1859 il Crepuscolo, professante principi italianissimi, in- 
stillati e proclamati in una forma alquanto nebulosa e con un frasario di 
difficile intelligenza affine di sfuggire allo spegnitoio ed alle forbici austria- 
che. Del Crepuscolo fu principale direttore e redattore Carlo Tenca, che 
aveva cominciato a scrivere, alcuni anni prima, nel Corriere delle dame (i). 
Accanto al Crepuscolo sorsero giornaletti minori, di poco conto, come 
il Caffè del De Castro e il Fug^iloiio del Viviani, ed altri, assai più utili 
alla causa nazionale, come il Quel che si vede e quel che non si vede del 
Fortis, e il Pungolo illustralo pure del Fortis, 1' Uomo di Pietra (2), 
giornaletti, quest'ultimi, che qualche cosa dicevano dì quel che era nel- 
l'animo di tutti. Ma quella non era e non poteva essere vita: era mal 
represso desiderio di vita, null'altro. 

A Venezia, nel 1848, oltre la Gaietta veneta (3), organo di Da- 
niele Manin, diretta sempre dal Locatelli, videro la luce V Indipendente, 
V Unione e lo spiritoso giornale satirico Sior Antonio Rioba, fondato da 
Francesco Berlan (4). 

Nello stesso anno nasceva per opera di Pacifico Valussi, un onesto 
e coraggioso pubblicista, il giornaletto Fatti e Parole (5), un bell'esem- 
pio di cronaca popolare che concorse a sostenere lo spirito dell'eroica 
popolazione veneziana durante l'assedio del 1848-49; nasceva pure l'Av- 
visatore mercantile, foglio ufficiale della Camera di Commercio, vissuto 
oltre 20 anni, sotto la direzione di Tommaso Locatelli (6). 

Ma dopo il 1848-49, come negli altri stati, anche a Venezia non 
rimasero in vita se non gli organi ufficiali del governo, non sempre 
sussidiati da quelU del clericalismo, ed in ispecie del gesuitismo, troppo 
ansioso di tirar l'acqua al proprio mulino (7). 

Vi furono altri tentativi, ma molto innocui: nel 1850 u^ci il Caffé, 
giornale ebdomadario di scienze, lettere ed arti (8), nel 1853 un altro 
consimile intitolato / Fiori, ed altri di poca importanza. 

Venezia non ebbe stampa libera e fiorente che alla sua liberazione. 
Ed è strano: mentre Venezia può ritenersi la culla del giornalismo, in 



(i) Vedi più oltre l'articolo Cario Tenca e II Crepuscolo. 

(2) Vedi più oltre l'articolo L' Uomo di Pietra (18 ^y), di Cletto Arrighi. 

(3) Sotto la dominazione austriaca s'intitolava Gaietta privilegiata di Venezia. 
Usciva ogni giorno in 4 pagine a 3 colonne, con l'aquila bicipede nella testata, con 
G. A. Perlini e T. O. Locatelli, proprietari, compilatori ed editori. Di questo giornale 
ho il n. 26 del 3 febbraio 1S35. Sotto la repubblica il diario si intitolò Gaietta di 
Venezia, foglio ufficiale, col leone di S. Marco invece dell'aquila austriaca. Di quest'epoca 
ho il n. 304 del 20 novembre 1848. 

(4) Vedi nella provincia di Venezia il giornale l' Ombra del Sior Antonio Rioba. 

(5) Ho il n. 205 del 6 gennaio 1849. Usciva in 4 pagine in-S." a 2 colonne, senza 
data di paese, anno e tipografìa. 

(6) Ho il n. 9 anno XVII del 1864 di questo giornale. 

(7) Dario Papa, 11 Giornalismo, p. 253. 

(8) Ho il 2." numero di questo giornale. In esso e' è un articolo in cui si lagna 
delle brutte coudizioni della stampa e della pessima accoglienza fatta dal pubblico. 
Conchiude col dire che nel bel paese cui 

.... il mar circonda e l'Alpe 
La vita, degli stenti è per k talpe, 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 105 

essa la stampa vi ebbe, più tardi che in qualunque altra regione, vita 
prospera e attiva. 

X 

Nei dieci anni che corsero dalla restaurazione ai moti nazionali 
del '59, la storia del giornalismo politico italiano si riassume quasi in- 
teramente nella storia del giornalismo piemontese (i). E per quanto la 
maggior parte dei fogli pubblicati durante questo periodo in Piemonte, e 
specie a Torino, non abbiano avuto che una breve esistenza, pur non- 
dimeno fu il Piemonte il solo paese d'Italia ove la libera discussione 
potè trovare un asilo. Dei tanti periodici nati nel 1848, i soli che si 
mantennero in vita nel decennio e che sieno giunti sino a noi, sono 
la Ga:(^etta del popolo e l'Opinione che difendeva allora le idee moderate 
del patriziato lombardo. Più tardi quando essa passò sotto la direzione del 
Dina (2), il Bianchi-Giovini fondò 1' Unione che si distinse ben presto 
per la sua polemica contro il clero. In quanto alla frazione democratica 
dell'emigrazione lombarba essa aveva trovato in principio il suo organo 
nel Progresso a cui collaboravano il Crispi e il Correnti e più tardi nel 
Diritto, fondato dal Robecchi, Correnti e Depretis nel 1854. Un altro 
giornale di opposizione, la Libertà del Brofferio, combattè per lungo 
tempo la politica del Cavour, il quale aveva trovato a sua volta uno 
zelante difensore nel Parlamento, che mutò poi nome nel 185) e di- 
venne il Piemonte sotto la direzione del Farini (3). 

Il centro condotto dal Rattazzi, e chiamato allora ter^o partito, aveva 
fondato nel 1854 la Croce di Savoja di Amari e Ferrara, ma che durò 



(i) Per questa parte mi riporto quasi letteralmente al libro del Piccardi. 

(2) Vedi oltre l'articolo Giacomo Dina e V Opinione. 

Bianchi-Giovini si ritirò àaìV Opinione nel 1852, perchè il comitato che aveva fon- 
dato il giornale voleva porre un freno alle sue polemiche e ridurgli lo stipendio. Nel- 
y Opinione era entrato per opera di Predari e Broflerio che aveano indotto Durando 
direttore, riluttante. Da quel giorno cominciò pel Bianchi-Giovini la attiva carriera 
giornalistica, fida ad una sola bandiera, impavida contro le minacele e gli strepiti che 
gli andarono incessantemente movendo e clericali e repubblicani, contro cui vibrò sem- 
pre colpi gagliardi e di spada e di stocco, i quali, purtroppo talvolta andando oltre 
ai segno, furono ritorti contro di esso. Nel 1849 eletto deputato, dal giornale II Po- 
polo Sovrano fu accusato di furto; il deputato savojardo Ginet fece un'interpellanza; la 
Camera passò all'ordine del giorno. Bianchi-Giovini scrisse una lettera al Presidente 
della Camera, dichiarando che per delicatezza non sarebbe più intervenuto alle sedute. 
Notevole la sua viva polemica con Brofferio, della quale dovette occuparsi la giustizia. 
Più volte incorse nel fisco per critiche religiose da lui pubblicate. Causa due condanne, 
le cui sentenze furono pubblicate nell'Optmowe del 26 dicembre 1850 e 20 agosto i85i,fu 
chiuso nella cittadella di Torino. 

Nel 1853 fondò 1' Unione, che attraverso infinite peripezie, compilò sin verso la 
metà del 1861. Per ragioni di salute si recò a Milano; voleva continuare V Unione ma 
l'impresa falli; recossi a Napoli con l'intera famiglia facendo gravi sacrifici, e quando 
già il senno cominciava a vacillargli per un colpo apopletico ; a Napoli prese a diri- 
gere la Patria, ma il giornale non potè giovarsi dell'opera sua. Morì il 16 maggio 1862. 
Vittorio Emanuele assegnò dalla sua cassetta privata 2000 lire annue alla vedova e la 
Ga:(^eUa del popolo di Torino raccolse sottoscrizioni. 

(3) Il Piemonte, di cui ho un numero del 1869, usciva ogni giorno io 4 pagine 
a 3 colonne; il suo ufficio era in Borgo Nuovo via S. Lazzaro 4. 



106 GtJIDA DELLA STAMPA. PERIODICA ITALIANA. 

poco tempo. Alla stessa frazione apparteneva il Ciltadino di Asti di cui 
Gatti era redattore. 

Il partito mazziniano, che dal 1848 al 1851 erasi contentato di 
pubblicare a Londra una semplice rivista sotto il titolo favorito à! Italia 
del popolo, credendo giunto il momento opportuno di continuare la sua 
propaganda per mezzo di un giornale quotidiano che uscisse in Italia 
sotto la protezione del Piemonte, fondò a Genova nel 1852 V Italia e 
popolo, giornale repubblicano che cessò le sue pubblicazioni nel 1857; 
ma 2i\V Italia e popolo tennero dietro immediatamente V Italia del popolo 
che pubblicossi regolarmente a Genova nel 1857-58 ed una rivista Pen- 
siero ed Anione redatta pure nel senso mazziniano. L'organo di un altro 
partito anticostituzionale, la clericale Armonia, perdette tutta la sua im- 
portanza, quando, dopo la morte del Birago, don Margotti ebbe fondata 
r Unità Cattolica, che dura ancora. 

Insomma, durante questo periodo della reazione, non trovasi in 
Italia, ove si eccettuino gli stati di Sardegna, che una stamipa esclusi- 
vamente officiale. Tutte le iniziative che si tentarono qua e là per creare 
giornali indipendenti andarono pur troppo fallite. 

Fortunatamente la rivoluzione del 1859 doveva aprire nuovi e più 
larghi orizzonti alla stampa italiana. Spezzate ormai le barriere che te- 
nevano l'un dall'altro divisi i popoli della penisola, estesa a tutto il gio- 
vine regno quella libertà della stampa che già vigeva in Piemonte, la 
trasformazione politica che fu il resultato di quel movimento doveva 
di necessità provocare la creazione di un numero grandissimo di gior- 
nah. La stampa di Torino, la quale più di ogni altra avea contribuito 
a preparare la rivoluzione, era pur quella che trovavasi nelle migliori 
condizioni per secondarla e dirigerla. U Opinione cho. nel 1859, perme- 
glio popolarizzare i principii liberali moderati, aveva abbassato il suo 
prezzo da io a 5 centesimi, era giunta a tirare nel 1860 fino a 15,000 
esemplari quotidiani. Molto diffuso era pure in quel tempo il Diritto, 
organo della democrazia. Nello stesso anno e precisamente nel mese di 
gennaio, un gruppo di uomini politici i quali disapprovando la pohtica 
timida del Rattazzi volevano il ritorno di Cavour al potere, fondavano 
la Gaietta di Torino che ebbe il Piacentini ed il Cesana a principali 
collaboratori. Nel 1859 Jacottet e Taylor avevano fondato a Milano 
V Italie Nouvelle; ma l'anno dopo la società si era disciolta e il Jacottet 
aveva trasferito a Torino il suo giornale a cui dette il nuovo titolo 
à' Italie che essa porta tuttora, a Roma; la Gaietta del popolo del Dot- 
terò col nuovo ordine di cose avea presa una posizione importantissima; 
e nel 1861 era surta La Stampa, che avea a collaboratori principali Bon- 
ghi, Spaventa e Fambri, creato principalmente per contrabbilanciare nel- 
l'opinione pubblica r influenza piemontese (i). Inoltre vedeva la luce fin 
dal gennaio del 1855 il decano dei giornali umoristici italiani, il Pa- 
squino, fondato già dal Cesana e dal Piacentini ed a cui il bizzarro in- 



(i) La Stampa nacque il i.° febbraio 1862, in formato piccolo che ingrandi no- 
tevolmente un anno dopo. Usciva ogni sera in 4 pagine a 5 colonne. Ne era ammi- 
nistratore Oreste Portaluppi, anch'esso napoletano. Ho il numero del 26 maggio 1863. 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 107 

gegno del caricaturista Teja aveva procacciato fama e lettori per tutta 
Italia. (Fedi questo giornale nella prov. di Torino.) 

Ma più tardi, quando per la convenzione del settembre 1864 venne 
pattuito fra la Francia e l' Italia il trasporto della capitale, V Opinione, il 
Diritto e ì' Italie non esitarono ad emigrare da Torino. La Stampa, come 
quella che avea ormai esaurito il suo programma, cessava le pubblica- 
zioni. Ed i soli giornali di qualche importanza che rimanessero a To- 
rino dopo il trasporto della capitale a Firenze, furono 1' Unità Cattolica 
di Don Margotti che andò sempre più prosperando d'allora in poi, la 
Gai:^etta di Torino e la Ga:(^etta del popolo del Dotterò, organo del par- 
tito piemontese, la quale mal sopportando il trasporto della capitale a 
Firenze, era diventata l'alleata dell'opposizione radicale. 

Cosi Firenze divenne dal 1865 al '70, vale a dire fino alla presa di 
Roma, il nuovo centro del giornalismo italiano. Già fino dal 1859 vi si pub- 
blicava la Nazione, che Celestino Bianchi, il Galeotti e il Papini avean 
fondata in senso hberale moderato e che era allora, com'è oggi, il me- 
glio fatto ed il più autorevole dei giornali toscani. Già esisteva, organo 
anch'essa del partito moderato, la Ga^^t?//a del popolo, che tale era il ti- 
tolo sotto cui erasi trasformata la Lente fondata nel 1852 dal Tellini. 
Ed insieme a questi fogli ed a quelli che eran venuti a Firenze a ri- 
morchio della capitale, altri moltissimi ne vennero man mano sorgendo 
a rappresentare tutte le sfumature dei diversi partiti. Cosi il Crispi e il 
De Boni nel 1866 fondavano con programma d'opposizione la Riforma, 
che rimasta soppesa nel 1873 riprese poi nel 1875 le sue pubblicazioni 
e le continua ancora, a Roma. Cosi sul finire del 1865, il Pancrazi 
fondò la Gaietta d'Italia, la quale, finché la capitale fu a Firenze, fu 
tra i più diff'usi e ricercati giornali italiani. Il Cesma che aveva lasciato 
la redazione della Ga:(ietta di Torino fondava contemporaneamente a Fi- 
renze il Corriere italiano che ebbe un periodo di splendida popolarità 
durante la guerra del 1866, tantocchè giunse a tirare fino a 25,000 co- 
pie. Ed ahri ancora videro la luce, fino al Fanfulla che fondato da Ce- 
sana, da Piacentini e L)e Renzis nel giugno 1870 ebbe un successo 
rapidissimo, pienamente giustificato dalla briosa novità della forma, la 
quale dovea produrre nel giornalismo italiano una vera rivoluzione. 

Né minore incremento avea preso la stampa, dopoché il regno erasi 
costituito ad unità, nelle diverse provincie italiane. 

A Genova le idee moderate contavano due validi sostenitori nel- 
l'antica Gaietta di Genova e nel coraggioso Corriere mercantile, mentre 
il Movimento, fondato fino dal 1854, combatteva per l'opposizione. Ed a 
Genova avea pure stabilito il partito repubblicano il suo quarticr gene- 
rale, dandovi mano nel 1860 a.ìV Unità italiana, organo principale di 
Mazzini. A Milano, dopo la caduta del dominio austriaco, la ricca ari- 
stocrazia lombarda avea fondato la Perseveranza che fu diretta prima 
dall'Allievi (i) e poscia dal Bonghi, il quale era riuscito a farne il migliore 



(i) L'Allievi, che in principio era guidatore di oche, nel 1848 fu seguace delle 
teorie mazziniane e collaboratore assiduo del Pio IX e della Voce del popolo durante 
i brevissimi giorni di Ubertà che potè godersi la Lombardia. Poscia collaborò nel 
Crepuscolo del Teaca. 



108 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

e il più autorevole dei giornali italiani; tantoché d'allora in poi la Per- 
severanza è stata sempre in grado di poter sostenere il confronto coi 
primi giornali degli altri paesi d' Europa. Parimente il Pungolo, trasfor- 
mato in giornale politico, da letterario ch'era prima del '59, era diven- 
tato, setto la direzione di Leone Fortis, l'organo delle classi medie, ed 
avea acquistato in Lombardia grandissima diffusione. E più tardi, nel 1866, 
la casa editrice Sonzogno avea fondato pare a Milano il Secolo, che surto 
dapprima con prograq;ima moderato, andò poi trasformandosi, tantoché 
oggi esso è il principale portavoce del partito radicale italiano. 

In quanto a Venezia, il cambiamento di regime che fu il resul- 
tato della guerra del 1866, avea portato immediatamente la trasforma- 
zione della ufficiale Gaietta di Vene:{ia in un foglio liberale e nazio- 
nale, ma non die vita ad alcun giornale che meriti particolare men- 
zione. 

In quanto poi agli altri fogli che erano venuti pubblicandosi man 
mano nelle antiche provincie dopo l'annessione, ben pochi erano stati 
quelli che avevan potuto raggiungere una certa importanza ed esercitare 
qualche influenza. Ove si faccia eccezione pel Corriere dell'Emilia e per 
la Ga~:;ietta delle Romagne, ambedue pubblicati a Bologna a sostegno delle 
idee moderate, per il Corriere delle Marche, pel Patriota d'Ancona, e per 
l'Amico del popolo, organo del partito democratico parmense, non v' ha 
guari altro giornale che meriti di essere citato. 

X 

L'indomani dell'ingresso delle truppe nazionali a Roma, uscì, come 
abbiamo visto a pag. ^6, il primo giornale italiano, la Libertà, gazzetta 
dei popolo, fondata con programma costituzionale dall'Arbib, e che di- 
venne in breve l'organo del partito liberale moderato romano. Quasi 
contemporaneamente, Raffaele Sonzogno pubbHcava la Capitale che fu 
l'organo del partito radicale. Ma dei moki giornali italiani che sboccia- 
rono 1 Roma uno dopo l'altro in quel primo periodo, la Libertà e la 
Capitale furono i soli che riuscirono a mantenersi ed a prender piede; 
gli altri furono costretti a cessare dopo un'esistenza più o meno effimera. 
In quanto al partito clericale, esso aveva ancora a sostenitore delle sue 
idee Y Osservatore Romano che si vide sorgere a fianco poco più tardi la 
Foce della Verità^ fondata e diretta da Monsignor Nardi e che fu d'allora 
in poi l'organo del partito dissidente del Vaticano. Con tutto ciò, il primo 
ed il più autorevole dei giornali clericali italiani è sempre rimasta V Unità 
Cattolica di Torino. 

L'Opinione, il Diritto e V Italie, che già avean seguito la capitale 
nella sua trasmigrazione da Torino a Firenze, non tardarono a seguirla 
a Roma. E dei nuovi giornali che erano stati fondati a Firenze vennero 
pure a Roma la Riforma del Crispi ed il Fanfulla, che sotto la direzione 
dell'Avanzini avea preso in breve un posto autorevole fra i principali 
posti del partito liberale moderato. 

Il solo fra i giornali nati a Roma prima del 1876, e che sia riuscito 
a conquistare tanta influenza da poter competere coi principali fogli ita- 
liani, è il Popolo romano. Fondato da Leone Fortis e da Guglielmo Canori 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 109 

nei primi mesi del 1873, esso condusse in principio una ben misera 
esistenza, finché venuto due anni dopo in proprietà dello Chauvet, questi 
riuscì a dargli tale vitalità che in breve divenne uno dei più diffusi 
giornali romani. In quanto alla stampa delle provincie essa rimase press'a 
poco la stessa qual'era nel 1870. Ben pochi furono i tentativi fatti per 
dar vita a nuovi fogli prima del 1876; e di questi pochi, pochissimi 
ebbero buon resultato. Come eccezioni, più che altro, vogliono essere 
citati il Caffaro di Genova, fondato nel 1874 da Anton Giulio Barrili 
con programma di sinistra temperata, ed il Corriere della sera di Milano, 
pubblicato nel 1875 da Torelli- Viollier con programma di destra, e che 
fin dal giorno della sua prima apparizione andò man mano acquistando 
credito sempre maggiore, tantoché oggi esso va fra i più autorevoli or- 
gani che il partito moderato conti nella Lombardia. Frattanto nel Pie- 
monte, in seguito alla cessazione delle Alpi, organo della Permanente, 
era venuta afforzandosi la Ga:(^etta piemontese fondata con programma 
d'opposizione, nel 1866: mentre il Piccolo fondato a Napoli nel 1867 a 
sostegno delle idee moderate da Rocco De Zerbi, era andato acquistando 
una notevole diffusione nelle provincie del mezzogiorno, principalmente 
in grazia del vivace spirito polemico del suo direttore. 

Un certo risveglio si produsse però nella stampa italiana in seguito 
alla crisi del 18 marzo 1876 ed al successivo avvenimento della sinistra 
parlamentare al potere. Non solo la stampa di opposizione prese d'allora 
in poi maggior consistenza, ma la vivacità stessa della lotta che si im- 
pegnò dipoi fra i partiti valse a dare al giornalismo un certo incremento 
che ebbe la sua manifestazione in una vera colluvie di periodici nuovi, 
la maggior parte dei quali non ebbe però che brevissima durata. Tut- 
tavia un progresso reale si verificò nel giornalismo italiano. Prima del 1876, 
la Ga:^ietta d' Italia che ancora pubMicavasi a Firenze, era forse il solo 
fra i grandi giornali di provincia che tenesse a Roma un corrispondente 
speciale incaricato di spedire in extenso il resoconto telegrafico delle se- 
dute parlamentari. La stessa Perseveranza di Milano non riceveva per 
telegrafo che un resoconto sommario. I giornali più autorevoli delle pro- 
vincie appagavansi di ricevere da Roma delle corrispondenze per lettera, 
dove le notizie parlamentari tenevano la parte principale, e che venivano 
pagate ordinariamente non più di cinque lire ciascuna. Ma con tutto questo 
eran ben pochi i giornali che potevano permettersi codesta spesa. In una 
parola il servizio telegrafico che ha preso tanta importanza in questi ul- 
timi anni, era allora quasi assolutamente negletto non tanto dai gior- 
nali di provincia, quanto dai fogli più autorevoli della capitale. Le cor- 
rispondenze per lettera che oggimai van facendosi ogni giorno più rare 
e mostrano sempre più la loro tendenza a scomparire, erano allora il 
mezzo di informazione comunemente usato nei rapporti fra i centri delle 
Provincie o dell'estero e i fogli della capitale. Un giornale che avesse 
un corrispondente proprio a Parigi, formava già un'eccezione. Rarissimi 
erano poi quei periodici che si curassero di ricevere dall'interno o dal- 
l'estero maggior copia di informazioni telegrafiche, di quelle fornite loro 
quotidianamente dall'agenzia. Oggi non c'è quasi più giornalucolo di 
provincia che non abbia, a Parlamento aperto, il suo telegramma par- 



110 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALL^NA. 



ticolare da Roma, e che non riceva almeno una volta al mese, una let- 
tera da Parigi, da Vienna o da Berlino. 

Troppo ci vorrebbe a chi pretendesse ricordare tutti i giornali nuovi 
che furono creati dopo il 1876 a sostenere i principii dell'opposizione 
od a rappresentare le idee delle diverse frazioni nelle quali la maggio- 
ranza parlamentare man mano si divise. Il partito moderato, quantunque 
all'idomani del 18 marzo si trovasse in condizioni di lotta non buone, 
non pensò affatto a creare giornali nuovi e si contentò di sostenere la 
battaglia con quelli che già possedeva. Salvo rare eccezioni, tutti i giornali 
fondati dopo il 18 marzo 1876, comparvero con programma di sinistra. 
Con programma di sinistra fu fondato a Roma da Federico Pugno il 
Bersagliere, che divenuto poi organo ufficioso del ministro Nicotera, passò 
sotto la direzione di Giuseppe Turco il quale lo continuò fino al 1885. 
Con programma di sinistra il Turco, il Vassallo ed il Giovagnoli fon- 
darono nel 1879 il Capitati Fracassa per dare all'opposizione un giornale 
polemico del genere FanfuUa, tentativo che ebbe eccellente resultato, 
perocché il nuovo giornale riusci immediatamente a consolidarsi ed a 
trovare lettori in tutta Italia. Il partito moderato vide sorgere a Roma, 
negli ultimi mesi del 1876 l'Araldo del iMaggiorani, e nei primi del 1877 
il Cittadino del Giannelìi; ma questi due fogli non ebbero lieta for- 
tuna. 

Mancava però ancora all' Italia un giornale politico e letterario che 
facesse larga parte alle discussioni elevate di ordine sociale ed economico, 
ad esempio dei periodici ebdomadarii inglesi; quando venne in mente 
ai signori Sidney Sennino ed Augusto Franchetti di fondare la Rassegna 
settimanale. Serbare nella parte politica una indipendente benevolenza verso 
il Ministero; mantenere la polemica nel campo dei principii senza mai 
scendere a personalità; trattare colla massima elevatezza e colla maggior 
competenza possibile tutte le questioni attinenti alla finanza, all'ammini- 
strazione, ai servizi pubblici, al progressivo svolgimento economico ed ai 
bisogni sociali del paese; occuparsi con una critica seria ed iniparziale 
di letteratura e di belle arti; aprire sotto una comune bandiera una specie 
di campo franco a tutti gli scrittori più autorevoli di Italia nella economia, 
nella politica, nelle lettere, tale era il piano della Rassegna settimanale 
di cui il primo numero apparve nel gennaio 1878 in un fascicolo di 
quarantotto pagine in quarto, a due colonne ad imitazione dei Maga:iiini 
inglesi. La Rassegna, diretta con grandissima cura, acquistò subito molta 
importanza presso il pubblico cólto; ma la sua importanza fu sempre 
maggiore della sua diifusione. Pubblicata in vista della classe più eletta 
della cittadinanza, redatta al di fuori delle pressioni vive di parte, trat- 
tando le quistioni con un linguaggio freddo e misurato, poco accessibile 
alla gran massa del pubblico italiano che vuole in tutte le cose un certo 
calore, essa non riuscì mai ad estendersi al di là di un piccolo cerchio 
di lettori. Per conseguenza il tentativo, sebbene lodevolissimo, non ebbe 
che un resultato passivo : dimodoché dopo quattro anni di vita la Ras':egna 
settimanale cessava le sue pubbHcazioni per cedere il suo posto alla Ras- 
segna, giornale quotidiano a cui gli stessi fondatori della Rassegna setti- 
manale dettero vita nel 1880. Questo periodico divenuto organo dei dis- 



IL GIORNALISMO ITALIANO. Ili 

sideriti del centro, non ebbe mai larga diffusione; ma seppe acquistarsi, 
pel modo com'era redatto, molta autorità (i). 

Il partito radicale che fino al 1880 non aveva avuto a Roma altro 
organo proprio, eccezione fatta pel Dovere il quale più che altro rappre- 
sentava le idee della frazione mazziniana senza esser riuscito ad acquistare 
nel pubblico una notevole diffusione, fondava nei primi giorni del 1880 
la Lega, la quale continuò le sue pubblicazioni finché visse Alberto Mario 
che ne fu il direttore. Morta la Lega, lo stesso partito fondava a breve 
distanza il Fascio della Democra:(ia h cui esistenza non si protrasse però 
oltre il primo anno; ed il partito radicale sarebbe rimasto a Roma senza 
un foglio che ne sostenesse esclusivamente le idee, se ai primi del 1886 
non fosse sorta la Democrazia la quale però sospendeva le sue pubblica- 
zioni dopo sei mesi di vita. 

Frattanto, sul principio del 1879 Luigi Cesana avea fondato il Mes- 
saggero, che essendo specialmente redatto in vista delle classi popolari, 
venne acquistando in breve tale diffusione, che esso oggi va nel numero 
dei giornali italiani che vantano una maggior tiratura. Il Messaggero me- 
rita qui una speciale menzione, non per altro se non perchè esso ha 
offerto in Italia il primo esempio di un giornale che sia riuscito a pro- 
sperare traendo tutto il suo vantaggio dalla minuta vendita delle copie, 
senza fare alcun calcolo sugli abbuonati. Come è noto, il sistema del- 
l'abbuonamento è la norma costante del giornalismo italiano, come del 
giornalismo francese. In generale i giornali italiani, essendo ancora ben 
lontani dal ritrarre dagli annunzii i lauti profitti che ne ritraggono i 
giornali inglesi o francesi, si sostengono principalmente per dato e fatto 
degli abbuonati. Al prezzo ormai doventato normale di 5 centesimi per 
numero, la vendita delle copie al minuto, per un giornale che abbia un 
formato medio, riesce quasi sempre passiva. Nei grandi centri le esigenze 
dei rivenditori sono tali da assorbire quasi più della metà del prodotto. 
Per la provincia poi, l'amministrazione di un giornale ha da contare 
sulla restituzione delle copie invendute, sul diritto di posta e sui fre- 
quenti casi di insolvibilità, tantoché a ragguagliare a 2 centesimi netti 
per copia il prodotto degli esemplari venduti non si va molto lungi dal 
vero. È sopra questi due centesimi che ricadono dunque intieramente 
le spese di amministrazione e di redazione, il costo della carta e le spese di 
tipografia. Ora, calcolando che la sola carta importa sempre qualche cosa 
di più di un centesimo per i fogli di formato medio, ed un centesimo 
e mezzo per quelli di gran formato, l'utile su cui l'amministrazione del 
giornale può fare fondamento per tener fronte a tutte le spese fisse di 
produzione, si riduce ad una frazione che varia da mezzo centesimo a 
nove decimi di un centesimo. Per avere dunque un utile dalla vendita 
occorrerebbe che la tiratura raggiungesse delle proporzioni assolutamente 
straordinarie. 

Il Messaggero, attenendosi ad un formato che gli permette di fare 



(i) La Rassegna cessò nell'ottobre del 1886. Per maggiori notizie vedi l'opuscolo 
Per la fine del giornale La Rassegna, giudiiH della stampa italiana, Roma, Tip. Nazio- 
nale 1886 — e più oltre il profilo del Torraca. 



112 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

sulla carta la maggior possibile economia^ contando per la distribuzione 
della spesa fissa sopra una tiratura superiore a un dato numero di mi- 
gliaia di copie, ha potuto realizzare sulla minuta vendita un profitto di 
un terzo di centesimo per esemplare. 

Cosi esso può permettersi di non tener calcolo alcuno degli abbuo- 
nati e di respingere gli annunzi, guadagnando in questo modo l'intera 
quarta pagina alle materie del giornale. Degli altri giornali politici che 
han visto la luce a Roma in questi ultimi tempi, citeremo la Stampa, 
organo semi-officioso del ministero dell' interno, la Tribuna organo del- 
l'opposizione, fondata nel novembre del 1883, e che potè in grazia di 
un servizio telegrafico eccezionale raggiungere una larghissima diffusione; 
e finalmente il Corriere di Roma surto per opera dei coniugi Scarfoglio 
con programma apertamente conservatore e che dopo un anno di grama 
esistenza trasportarono a Napoli, dove divenne proprietà del signor Mat- 
teo Schilizzi e mutò nome in Corriere di Napoli. 

Nel numero dei tentativi non riusciti ricorderemo il Conservatore 
di Roberto Stuart, e il Monitore di Fedele Albanese, che condusse il .suo 
fondatore a sì deplorevole fine. 

In quanto alla stampa di provincia, malgrado il risveglio apparente 
operatosi in lei dopo l'avvenimento del partito di sinistra al potere, essa 
è rimasta press'a poco la stessa, qual'era prima del 1876. Molti furono è 
vero i giornali nuovi che videro la luce in seguito alla crisi del 18 marzo; 
ma la più gran parte furono costretti a cessare le loro pubblicazioni 
dopo un breve periodo di non gloriosa esistenza; né fra i pochissimi 
che poterono consolidarsi ve n'ha alcuno che sia riuscito a diminuire 
a proprio profitto l'importanza di quelli che esistevano già prima di lui. 
In conclusione, i giornali di provincia che godono anch'oggi maggiore 
autorità e diffusione in Italia, sono presso a poco gli stessi che erano 
i più autorevoli e i più diffusi anche prima del 1876. 

Il tentativo fatto sul finire del 1878 a Torino per dar vita ad un 
nuovo Risorgimento, quasi a continuare il glorioso programma dell'an- 
tico organo di Cavour, ncn ebbe che un resultato infelice. Il giornale 
dovette cessare pur troppo le sue pubbhcazioni dopo quattro anni di 
non prospera vita. A Firenze, dove la Nazione gode ancora la maggiore 
autorità, videro la luce dopo la emigrazione della Ga:{:;etta d' Italia, due 
piccoli giornali: il Fieramosca ed il Telegrafo, i quali continuansi tuttora. 
Nel numero dei giornali fondati a Milano, merita di essere ricordata 
Y Italia, specialmente per le innovazioni organiche introdotte dal suo di- 
rettore Dario Papa nel sistema della sua redazione, innovazioni che tutti 
gh altri giornah di provincia si sono affrettati più o meno ad imitare. 
A Dario Papa si muove da taluni il rimprovero di avere introdotto l'ame- 
ricanismo nella stampa italiana, o per lasciare in disparte le grosse frasi 
che dicono sempre più della loro intenzione, gli si muove colpa di avere 
inalzato nelle proprie corrispondenze telegrafiche il più semphce fatta- 
rello di cronaca all'importanza di una preziosa informazione. In sostanza, 
Dario Papa, tornato entusiasta da un suo viaggio in America, ha voluto 
più che altro apphcare al giornalismo italiano lo stesso sistema eccen- 
trico che il Benett adottò già per il New- York Herald, Come il New- York 



IL GIORNALISMO ITALIANO. 113 

Herald anche l'Italia ha fatto per un certo tempo, e continua a farlo 
tuttora, sebbene in minori proporzioni, un grande abuso di caratteri maiu- 
scoli, di titoli e di sotto-titoli, senza esser però riuscita, malgrado que- 
sti sforzi, non a raggiungere la larghissima diffusione del giornale ame- 
ricano, ma a competere per la sua tiratura con i principali giornali mi- 
lanesi. Con tutto ciò torna indubbiamente a merito di Dario Papa, l'aver 
messo col suo esempio i giornali della provincia in grado di fare una 
concorrenza vittoriosa ai giornali della capitale. Prima infatti che ì' Italia 
ne offrisse l'esempio, le notizie telegrafiche spedite dai corrispondenti ai 
loro giornali della provincia, limitavansi quasi esclusivamente ai reso- 
conti della camera ed alle notizie parlamentari. Adesso invece non c'è 
avvenimento notevole della giornata, un fattarello di cronaca per quanto 
comune che non venga subito telegrafato da Roma a Torino, a Napoli, 
a Milano. Così avviene che non solo i giornaU che si pubblicano nella 
provincia al mattino possono offrire ai loro lettori le stesse notizie che 
si leggevano la sera nei fogli della capitale; ma hanno per giunta tutte 
quelle della notte, feste, ricevimenti, dimostrazioni, successi teatrali, che 
i giornali della capitale non sono in grado di pubblicare che dodici 
ore dopo. 

Dato un paese come l'Italia, dove la stampa non ha come in Fran- 
cia il suo unico grande centro alla capitale, ma dove i centri importanti 
sono quante erano le città capitali degli antichi Stati; data la stessa sua 
conformazione geografica, la quale per alcuni di questi centri assicura 
alle notizie telegrafiche spedite da Roma una precedenza di ventiquattro 
ore su quelle che arrivano per ferrovia, è facile immaginare quali e 
quante difficoltà di concorrenza l'adozione di questo sistema abbia su- 
scitate al giornalismo della capitale. Senza poi tener conto di un'altra 
circostanza importantissima ed è questa : che appena usciti dalla cerchia 
della loro città i fogli di Torino e di Milano trovano subito facile dii- 
fusione in una zona popolosa e fiorente di piccoli e grandi paesi, tan- 
toché il Secolo, per dirne una, può essere gridato a Bergamo, a Brescia, 
a Verona, a Pavia, a Novara, a Varese, quasi nella stessa ora in cui 
gridasi a Milano; mentre a Roma avviene, che il giornale appena uscito 
fuori delle mura cittadine, nuU'altro incontri all' infuori del deserto, ed 
abbia bisogno di correre parecchie ore per ferrovia prima di trovare 
volenterosi lettori. 

La qual cosa spiega come possa avvenire in Italia questo fatto: che 
alcuni dei principali giornali di provincia abbiano assai più larga diffu- 
sione che non hanno i principali fogli della capitale. Infatti il giornale 
italiano che conti attualmente la maggior tiratura, e che per la vendita 
delle sue copie possa stare a confronto coi più diffusi fogli di Francia, 
è il Secolo di Milano. Dopo il Secolo vengono immediatamente, in or- 
dine di tiratura, altri due fogli di provincia, la radicale Epoca di Genova, 
e la clericale Unità cattolica di Torino. Fra i giornali di Roma quello 
che vanta maggior diffusione è il Messaggero la cui tiratura, sebbene su- 
peri le trentamila copie quotidiane, rimane però d'assai inferiore a quella 
del giornale radicale milanese. 

A conti fatti i giornali di Milano e quelli di Torino sono quasi i 

N. Bernardini — Gttida della Stampa periodica italiatia — 8. 



114 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

soli che presentino vantaggiose intraprese. E d'altronde cosa assai natu- 
rale che i cittadini di Casale o di Lecco preferiscano leggere le notizie 
politiche della giornata sulla Gaietta piemontese o sul Corriere della sera, 
anziché attendere ventiquattro ore che sieno loro portate da un giornale 
di Roma. In quanto ai fogli della capitale, possono considerarsi quasi 
come un'eccezione quelli che facendo soltanto assegnamento sulla ren- 
dita della quarta pagina, sugli introiti della vendita e degli abbuona- 
menti, possono ancora presentare un profìtto al termine della gestione 
annuale. 

Oltre la grande concorrenza che da un certo tempo i giornali di 
Roma subiscono per parte dei loro confratelli della provincia, essi hanno 
eziandio a loro svantaggio la maggior gravità delle spese fisse di pro- 
duzione. In Italia, dove l'influenza politica dei giornali è pochissima, pe- 
rocché essi traggono la maggiore o minore importanza commerciale 
più dalla somma delle notizie che arrecano che non dai principii che 
essi sostengono o dal modo con cui li sostengono, l'essere redatto e 
stampato a Roma non basta per dare a un giornale autorevolezza mag- 
giore di quella che avrebbe se fosse stampato invece a Napoli od a Fi- 
renze. E questo è tanto vero, che il giornale più autorevole del partito 
liberale moderato, per citare un esempio, è appunto un foglio di pro- 
vincia: la Perseveranza di Milano. 

Del resto, non sono queste soltanto le cause che han potuto dare 
origine ad una simile condizione di cose; ed altre ve ne hanno di un 
ordine più elevato, ma che qui è affatto inutile di rintracciare. In con- 
clusione, l'incremento materiale verificatosi nella stampa itahana dopo 
il 1876, é tornato assai più a vantaggio dei fogli di provincia che non 
di quelli della capitale. E fra i fogli di provincia, assai più a vantaggio di 
quelli che già esistevano antecedentemente, che non degli altri creati 
dipoi. Né sulle prospere condizioni della stampa italiana c'è da farsi 
grandi illusioni. Basta dare un'occhiata alle statistiche pubbficate in que- 
sti due ultimi anni, per convincersi che se in Italia i giornali nascono 
facilmente, muoiono pure colla stessa facihtà. Né una statistica dei gior- 
nali italiani, per molte ragioni che è ovvio comprendere, può farsi in 
maniera che essa ridica — come ad esempio le statistiche dei giornali 
di Inghilterra e degli Stati Uniti — l'entità della loro diffusione. Noi dob- 
biamo appagarci di sapere che il tal giornale esiste fino da tal giorno, 
che pubblicasi nella tale città, che esso esce quotidianamente oppure una 
o due volte la settimana e nulla più. E questo è troppo poco a dare 
un'idea esatta dello sviluppo della stampa nazionale, tanto più quando 
si pensi che altrettanto si presentano favorevoli le condizioni alla stampa 
politica nei grandi centri, altrettanto esse sono miserevoli nelle città se- 
condarie; sebbene non v'abbia in Itaha capoluogo di provincia o sotto- 
prefettura dove non si trovino almeno due, talvolta tre, quattro e per- 
fino cinque fogU periodici. Una domanda sola ci sarebbe da fare: quanti 
sono nel gran numero dei giornali che vanno sotto il nome di politici, 
quelli che hanno una tiratura superiore ai 500 esemplari? E di questi, 
quanti sono che numerino le loro copie oltre le 2000? 

Ad ogni modo, il giornalismo italiano è, come tale, di origine troppo 



IL GIORNALISMO ITALIANO, 115 

recente, perchè abbia potuto dare i frutti della maturità. Si può dire che 
esso si trova tuttora nella sua infanzia ed il non aver trovato gli ostacoli 
della censura sul suo cammino, più che non gli abbia giovato, ha forse 
contribuito a ritardarne lo sviluppo. II giornalismo italiano ha avuto 
inoltre la disgrazia di nascere troppo gran signore. Prima che la nazione 
vedesse rivendicata la sua unità, tutte le volte che un gruppo di patrioti 
stimava necessario un giornale per la propaganda delle idee hberali, lo 
fondava senz'altro, non preoccupandosi affatto dei sagrifici pecuniari che 
l'intrapresa quasi sempre portava. Ond' è che da questa origine il gior- 
nalismo italiano dovea trarre, come ha tratto difatti, una tal quale ri- 
pugnanza istintiva a domandare agli annunzi i mezzi della sua esistenza. 
È incontestato che per quanto si trovi in condizioni non liete, il gior- 
nalismo italiano non ha forse l'uguale in Europa per la signorile disin- 
voltura con cui profonde disinteressatamente le centinaia di migliaia di 
lire in reclame gratuita, senza pretendere neppure di essere ringraziato. 
Eppure allo stesso modo che il giornalismo inglese ha tratto digli an- 
nunzi la sua grandissima forza, ed il giornalismo americano la sua in- 
vidiabile fortuna, è forse probabile che il giornalismo italiano trovi negli 
annunzii il suo avvenire. In Italia, si suol dire, gli annunzii non si pa- 
gano perchè poco son letti e meno creduti. Ma l'asserzione non è vera 
che in parte. Hai momento che è così facile l'averli gratuiti, è ben na- 
turale che gli annunzi non si paghino che da coloro soltanto i quali li 
vogliono ad ogni costo pagare. 

Un notevole progresso reale è stato tuttavia raggiunto in questi 
ultimi anni della stampa italiana in tuttociò che riguarda la forma let- 
teraria e la compilazione di un giornale. Prima del 1870 non era pos- 
sibile che un articolo politico pretendesse di avere un po' di autorità, se 
non fosse architettato sulla base classica del « non pertanto » e dei 
« conciossiacosaché ». Lo spazio rilasciato alle notizie, anche nei periodici 
più importanti, era limitatissimo. La prima e la seconda pagina venivano 
quasi esclusivamente occupate da lunghissimi articoli di fondo, tre, quattro 
e magari cinque in uno stesso numero, tutti redatti nel bello stile ac- 
cademico, insaldati nei grandi periodi sonori. La polemica, salvo il caso 
in cui scendesse alle personalità, pigliava il tono delle discussioni legali, 
come se il lettore dovesse giudicare fra i contendenti vestito di tocco e 
di toga. Passati ormai gli slanci della grande rettorica patriottica del 1859 
e del iSéo, era rimasto retaggio del giornalismo uno stil gonfio e vuoto, 
roteante attorno alle piccole cose. Pochissimi erano invero i giornali italiani 
che a cotesta regola osassero fare eccezione, ed erano per lo più giornali 
satirici e letterari che all'importanza politica tenevano assai poco. Sol- 
tanto a Firenze si notava nello stile giornalistico un po' più di vivacità, 
grazie alle buone tradizioni lasciate da Raffaele Foresi, l'arguto autore 
del Pievano Arlotto, e dalla allegra schiera dei pubblicisti che avean tenuto 
il campo già nel 1848; Antonio Fantocci, Zanobi Bicchierai, Pirro Giacchi, 
Girolamo Cioni, il Ciofi e il Lorenzini. Tanto che la Naiione, vale a 
dire il maggiore e più autorevole foglio surto a Firenze dopo il 1859, 
potea permettersi di accogliere, senza derogare dalla sua gravità, i viva- 
cissimi corrieri e le belle spigliate rassegne di Yorick, redatte con un brio 
che era rimasto ignoto fino allora ai giornali italiani. 



l\Q GUIDA DELLA Sl.^LMPA PERIODICA ITALLàJ^A. 



Tuttavia queste eccezioni stavano più che altro a confermare la re- 
gola, quando nel 1870 nacque il Fanfulla, ed in buon punto, perocché 
anche la stampa fiorentina avea già cominciato ad imbastardirsi per la 
intromissione degli elementi non toscani. Al Fanfulla spetta il merito di 
avere iniziato questa rivoluzione che si è compiuta nella forma del gior- 
nalismo italiano, dalla sua comparsa in poi. Fatto ad esempio dei giornali 
mondani francesi, portando nella discussione e nella satira tutte le arguzie 
del bizzarro spirito fiorentino, era ben naturale che il nuovo periodico 
trovasse subito numerosi lettori. Nessun altro giornale italiano ebbe mai 
nella sua origine cosi pronto e cosi grande successo. Era una grande 
novità per i lettori un giornale che discorreva delle cose dello Stato 
nello stile familiare di tutti i giorni, e che si esprimeva sul conto degli 
uomini politici colla stessa naturale disinvoltura e colla arguta franchezza 
con cui possono parlarne le persone di talento e di spirito al circolo od 
al caffè. Il successo dovea produrre i soliti resultati e gli imitatori non 
mancarono. Tantoché, quando il Fanfulla fu trasportato da Firenze a 
Roma e la crisi ministeriale del marzo 1876 venne a rompere un po' la, 
crosta che s'era formata attorno al giornalismo italiano, tutti i fogli nuovi 
che furono fondati dipoi, presero a modellarsi sul Fanfulla, adottandone 
con lievi modificazioni il formato, ed adoperando in quanto era loro pos- 
sibile lo stesso metodo di polemica e di discussione. Ed anche quei gior- 
nali che vantavano più lunga esistenza ed erano in voce di essere i mag- 
giori organi del partito, dovettero risentire a poco a poco l'influenza 
della nuova scuola, tantoché essi portano oggi nella discussione e nella 
polemica assai maggiore spigliatezza che non vi portassero in antico. Del 
resto il giornalismo italiano, per quanto sia di origine recente, ha avuto 
modo di svolgere largamente la sua influenza in tutti i campi dell'atti- 
vità sociale, (i) 

Nel mondo giornalistico attuale, e' é invero minor numero di quegli 
elettissimi ingegni che nel periodo di rivoluzione si servivano della stampa 
come di un'arma di battaglia, ed ora possono cercare altrove un mezzo 
con cui adoperarsi al bene del paese, ma i giornaH come giornali, hanno 
migliorato d'assai, sia per la copia delle notizie, sia per la varietà delle 
materie che contengono, sia per la cura con cui cercano di soddisfare 
a tutti i bisogni del pubblico. 

La nostra stampa periodica rimane, purtroppo, al disotto di quella 
delle altre grandi nazioni, e come importanza reale, e come autorità, e 
come livello intellettuale; ma se teniamo conto della ristrettezza dei mezzi 
con cui i giornali debbono sopperire a tutte le esigenze, se si considera 
il numero esiguo di redattori di cui possono disporre, e le molteplici 
attribuzioni, bisognerà convenire che davvero si fanno miracoli. 

E qui avrei finito. 

Solo, come conclusione, mi piace dichiarare che a questo breve studio 
ricalcato su altri più succinti, io non ho creduto di aggiungere nessun 
giudizio, perchè a me non pare che la stampa italiana, almeno per quella 
parte che va dal 1860 sino ad oggi, sia entrata nel periodo di storia, 



(i) Piccardi — Saggio di una storia sommaria della stampa periodica — ^a^. 223. 



tL GIORNALISMO ITALIANO. 



ìli 



in modo che possa essere esaminata e vagliata imparzialmente. Molti 
giornali e molti giornalisti di quell'epoca vivono tuttora, quale militando 
nello stesso campo in cui nacque o si formò, quale in un campo asso- 
lutamente diverso; la storia ha bisogno di moltissimi anni di osserva- 
zione; le indagini e le deduzioni fatte oggi, potrebbero riportatela taccia 
di intempestive e parziali. 

In Italia una stona completa del giornalismo può farsi oggi sino 
all'anno 1860; ma richiederebbe uno scrittore coraggioso e paziente, il quale 
frugando, ricercando, esaminando, riuscisse a unire le fila di questo im- 
mane lavoro, che a differenza di quello degli altri stati, manca di unità, 
per le condizioni politiche e geografiche diverse delle varie regioni italiane. 

Io, che da oltre dieci anni raccolgo notizie intorno a questo argo- 
mento non mi son creduto capace di tessere una storia minuta e com- 
pleta della stampa itaHana, epperò giovandomi della materia capitatami 
sotto mano in tanti anni, ho messo assieme questo volume, il quale, spero, 
potrà essere consultato con qualche interesse da chi vorrà tentare l'ar- 
dua impresa. 

Nicola Bernardini 



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Le numero 0,13 

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LETTElìATUlìA ITALIANA PERIODICA 



Uno dei caratteri più distinti e prominenti del nostro secolo 
si è la circolazione e la propagazione delle opere periodiche. Se 
queste debbano riputarsi oggetti di abuso anziché di utilità, se 
rechino vantaggio o detrimento alla politica, alla morale, alle arti, 
alle scienze, alle lettere, al genio, ecco le questioni che ci pre- 
pariamo ad esaminare. Ad ogni modo, la forza dell'usanza ha trion- 
fato, in questa come in ogni altra cosa, degli argomenti addotti 
dagli oppositori delle opere di questo genere, e di tutte le leggi 
proibitive dei governi dispotici. Qualche principe è riuscito a impor 
silenzio a' suoi sudditi; ma né le loro censure, né le loro inqui- 
sizioni religiose o politiche, né i loro gastighi arbitrarli, sono stati 
capaci di impedire agli abitanti dei palazzi, delle capanne o delle 
carceri di leggere tutto ciò che si scrive dalle altre nazioni. Ai 
di nostri l'Europa intera pare un' immensa assemblea, nella quale 
molti espongono la propria opinione, e tutti ascoltano con ardore. 
Il leggere, il pensare e il ragionare, sono diventati una necessità 
irresistibile. Che la generalità degli uomini dedicata a una vita 
più operosa che speculativa, debba necessariamente legger male, 
pensar male, ragionar male, è verità troppo chiara per abbisognare 
di prove ; ed è chiaro egualmente che questo bisogno nuovo e cre- 
scente di aumentare i piaceri dei mortali, li sottopone nel tempo 
medesimo a nuove fatiche e a nuovi dolori. 

Amurat IV, seguendo l' esempio di tutti i principi di quel 
tempo, aveva, sotto pena di morte, proibito 1' uso del tabacco a 
tutti i suoi sudditi ; egli era solito di girare travestito per le strade 
di Costantinopoli, esercitando cosi contro gli sfortunati fumatori, 
il triforme impiego di spia, di giudice, e di carnefice ; ma trovò 
che i Turchi si rassegnavano più facilmente alla morte che al non 
fumare. Le opere periodiche ci dimostrano, che 1' Austria e tutti 
i viceré dell'Austria, i quali sotto il titolo di principi indipendenti 
governano il resto della penisola, seguono saggiamente l'esempio 
dell' imperatore ottomano. 

Fatto sta che l'Italia, sebbene non sia stata mai tanto schiava 
e tanto sistematicamente condannata al silenzio quanto lo é ai 
giorni nostri, possiede più giornali e di maggior merito che non 
ne possedesse 30 anni fa, quando la libertà dello scrivere e dello 
stampare era non solamente tollerata, ma incoraggiata e protetta. 
Prima della rivoluzione, l'Italia era sottoposta al sindacato dei vari 
principi, che, sebbene non fossero in guerra aperta fra loro, non 
per questo si mantenevano sempre in relazioni amichevoli, e molti 
dei quali, essendo indipendenti, come per esempio il re di Napoli, 
permettevano che nei loro stati si scrivesse liberamente sulle pre- 



120 GUIDA DELLA STAJrPA PERIODICA ITALIANA. 

tensioui temporali di Roma. A Roma era permesso lo scrivere contro 
la riforma ecclesiastica introdotta dall'Austria ; e a Venezia nn in- 
quisitore del Santo Ufìzio era nominato per formalità, ma la re- 
pubblica non gli permetteva d' imprigionare, di torturare e neanclie 
di esaminare gli accusati di eresia. Qualcbe volta il reverendo 
padre, per non violare le istruzioni ricevute da Roma, ricusava V im- 
primatur agli scrittori ; ma ciò non impediva clie i libri si stam- 
passero e si vendessero, e l'approvazione dei magistrati veneti ba- 
stava a proteggerli contro le persecuzioni. 1j Enciclopedia^ quan- 
tunque messa dal papa all'indice dei libri proibiti, fu pubblicamente 
ristampata a Padova per uso della università. — Si crederebbe cbe 
in tante magnifiche ca^iitali di varii stati, ognuno dei quali pos- 
sedeva una università, le opere periodicbe dovessero moltiplicare 
e perfezionarsi; pure, benché molte se ne cominciassero, pochissime 
andavano avanti : nessuna diede guadagno e qualcheduna rovinò 
gli editori. Caddero sempre tutte in grembo all' oblio per conse- 
guenza di quelle miserande discordie fra provincia e provincia, da 
cui, come da perenne fonte, derivano tutte le sventure degli Ita- 
liani, e tutti gli obbrobri che pesano sul loro nome. 

Quando l'epidemia delle gelosie e delle meschine discordie di 
provincia invade un paese, gli uomini di lettere si lasciano anche 
essi infettare dalla sua influenza ; e, invece di parlare alla intera 
nazione, si dichiarano scrittori di parte, e con ambizione dispre- 
gevole fanno continua guerra di penna a favore dei pregiudizi ri- 
dicoli della loro provincia, dei metodi particolari seguitati dalle 
loro rispettive università e delle pretensioni alla preeminenza, 
reclamata dalle loro accademie municipali. Indipendentemente da 
questa disgrazia particolare all'Italia, e. che ha reso tanto difiicile 
lo stabilimento di opere periodiche nazionali, 1' esperienza degli 
altri paesi dimostra che, sebbene un giornale letterario sia consi- 
derato come inferiore a molti altri lavori d' ingegno, ad ogni modo 
è una intrapresa che richiede più tempo, più studio e più perse- 
veranza di ogni altra, e che difficilmente ^uò essere condotta alla 
perfezione negativa di riescire più utile che dannosa. 

Fra i Greci e i Romani non si è scoperta la benché minima 
traccia di opere periodiche. Essi aveano pubblici registri in cui 
giornalmente ricordavano in succinto gli avvenimenti che reputa- 
vano degni di essere tramandati alla posterità. Sotto gli imperatori, 
si fa spesso menzione dei diarii^ che pare avessero moltissima so- 
miglianza colle gazzette ufficiali dei governi dei tempi nostri, e che 
in mezzo all' adulazione e alle esagerazioni inseparabili da brevi 
registri tenuti in quel modo, pare contenessero molti fatti utili alla 
storia. — Perciò Tacito si riporta spesso ai diarii^ come a docu- 
menti per lo meno probabilmente corretti. Mentre però questa specie 
di giornali era impiegata a registrare le notizie civili e politiche 
e gli aneddoti giornalieri, non pare che contenesse alcun raggmaglio 
relativo alle lettere. La difficoltà di trascriverne un numero ba- 
staste di copie per supplire alla rapida circolazione necessaria a 



letterattjra italiana periodica. 121 

un' opera periodica, difficoltà clie solamente l'arte della stampa po- 
teva levar di mezzo, era più che bastante a scoraggiare chiunque 
aver potesse 1' idea di pubblicare un giornale. Ma non sembra pro- 
babile che qualcuno degli antichi concepisse la possibilità di tale 
intrapresa; e noi non ce ne faremo argomento di meraviglia, ri- 
flettendo che 1' arte tipografica fiori in tutta 1' Europa due secoli 
prima che le lettere possedessero un solo giornale. GÌ' Italiani, che 
veramente furono i primi a dare l'esempio in quasi tutti i generi 
di letteratura, sono costretti a rinunziare alla lode di essere stati 
gì' inventori delle opere periodiche. Mettendo attenzione alle date, 
conosceremo che l'Inghilterra e la Francia hanno sole il merito 
di reclamare il diritto della precedenza, che, sia detto per amore 
d' imparzialità, sembra appartenere alla Francia. Il Journal des 
Savants e le Pìulosophical transactions furono intrapresi e pub- 
blicati, il primo in Francia e l'altro in Inghilterra nell'anno me- 
desimo (1665). Ma il Journal des Savants ebbe uno scopo più po- 
polare, e tutti i requisiti essenziali a una pubblicazione periodica, 
mentre le Pliilosophical transactions jpare fossero destinate esclu- 
sivamente agli scenziati ed ai pubblici stabilimenti. 

Gli articoli dei giornalisti francesi ebbero dapprima minor 
merito delle dissertazioni dei filosofi inglesi; ma la collezione in- 
glese, senza decadere dalla reputazione di prima, offre pochi mi- 
glioramenti, mentre il .Journal dés Savants acquistò vigore cogli 
anni, e fu riputato, durante un lungo periodo di tempo, come il 
più illuminato tribunale di scienze e di lettere. 

Gli Italiani, come tutte le nazioni e gli individui decaduti dal- 
l'antico splendore, consolano la propria vanità ricorrendo alla me- 
moria dei passati giorni, e non di rado esagerando i meriti dei 
propri antenati; ma ciò non toglie che sieno costretti a confes- 
sare che le loro prime opere periodiche fossero posteriori a quelle 
della Francia e della Inghilterra, e a contentarsi della pretensione, 
che 1' Europa sia debitrice, se non altro, della prima idea di questa 
specie di letteratura ad Anton Francesco Doni, un fiorentino che 
verso la metà del sesto secolo compilava estratti di vari libri, e 
censurava non solamente gli scritti di tutti i suoi contemporanei, 
ma anche le opere inedite che gli capitavano fra le mani. Egli 
divise la sua opera in due parti, e l' intitolò : Libreria. La prima 
tratta dei libri stampati, e la seconda dei manoscritti. Non può 
negarsi che tutti gii scrittori, i quali, compreso 1' illustre Boyle, 
adottarono il nome di Biblioteca pei loro giornali letterari, ab- 
biano imitato in questo particolare il Doni ; ma la loro imitazione, 
fosse casuale o meditata, non andò oltre il titolo ; ne veramente 
il Doni meritava di essere imitato sotto qualunque aspetto. 

Egli era un composto d' ignoranza, di arroganza e di scel- 
leratezza : faceva professione aperta di censurare, o lodare gli autori, 
secondo che era pagato per farlo: era sempre pronto a spargere 
1' unzione della lode o il fiele della satira, a proporzione della somma 
stipulata. Fu contemporaneo e dapprima amico, poi nemico acer- 



122 GUIDA DELLA STAMPA. PERIODICA ITALIANA. 

bissimo di Pietro Aretino soprannominato dagli Italiani V infame^ 
di cui si continua a parlare più di quel che si meriti. Madama di 
Staél si credè in dovere di visitare la tomba dell'Aretino, e di farci 
sopra le sue meditazioni ; ma queste disgraziatamente erano fuori 
di luogo sotto ogni aspetto, e quel sepolcro conteneva le ossa di un 
infame scrittore solamente nei sogni della sua immaginazione, 
mentre racchiude invece le ceneri di un gTand' uomo nato un se- 
colo e mezzo prima che Pietro Aretino nascesse. Questo è un av- 
viso dato per parentesi a quei viaggiatori che tornano al loro paese 
ricchi di notizie classiche, di novità, di bozzetti topografici e di 
aneddoti ignoti assolutamente a tutti gli abitanti dei paesi tra- 
versati da tali industriosi turisti. 

Ma per tornare al Doni, sebbene di poco differisse dall'x4.re- 
tino nel genio e nelle disposizioni, pure meritava di esser meno 
dimenticato, perchè egli era uno dei più strani e fantastici ani- 
mali umani formati dalla mano della natura, e perchè il suo ca- 
rattere serve a illustrare i costumi dell'età nella quale ei viàse. 
Sebbene fosse membro di un ordine religioso di cui aveva abban- 
donato il convento, e sebbene, in virtù degli ordini sacri che aveva 
ricevuto e di cui non poteva spogliarsi, fosse obbligato a rimaner 
prete, egli apertamente rideva della religione, e si abbassava fino 
a guadagnarsi il pane contraffacendo le ciarlatanerie messe in opera 
dal clero. Poche parole di una sua lettera basteranno a dare un'idea 
dei suoi principii e del suo stile : « Non è il mio un benefìcio di 
« traditore, né ho l'entrata d'un ladro: non scampano j9ro defun- 
« ctis^ e non canto gaudeamus; e in vita mai non buscai un 
« soldo ne di San Gregorio, né di San Lazzaro ; non scuffiai mai 
« una pagnotta che non fosse sudata dal mio cervello, » Questo 
stile composto di parole prese dal mercato e dalla società dei bor- 
saiuoli, possiede una certa energia inerente al nativo vigore di 
tutte le lingue popolari, e specialmente del dialetto fiorentino. 
Un estratto di una delle sue lettere al granduca Cosimo I, suo 
sovrano naturale, basterà a farci conoscere con un solo sguardo 
1' individuo e lo spirito di quel tempo. — « Io sono un prete che 
« famigliarmente favello con V. S. illustrissima, e mi chiamo il 
« Doni; son musico, scrittore d'otto in volgare et di nove per 
« greco : son poeta, il eh' io doveva dire innanzi ; e perchè mi 
« conosciate chi io mi sono, oltre l'essere vassallo affezionato, et 
« vivo bene, mando ai cantori di V. E. una canzone. Pur se voi 
« fiutastemi, io non so nulla di prete, ma puzzo piuttosto di pazzo. > 

Queste lettere furono pubblicate dal Doni ; e il granduca Co- 
simo, mentre o rideva della singolare professione di fede del prete 
cinico, per lo meno ne lasciava impunite le stravaganze, abban- 
donava la filosofìa e quanto a lei si riferiva al Santo Uffizio del- 
l' Inquisizione, Cosimo lasciò che Pietro Carnesecchi, suo suddito 
e suo famigliare, fosse sostenuto in Firenze dal P. Maestro del 
Sacro Palazzo, e, tradotto a Roma, vi fosse processato come ere- 
tico, decapitato ed arso nel 1567, Tale era in Italia la moda di 



LETTERATURA ITALIANA PERIODICA. 123 

pensare e di agire durante quel secolo. I principi, il clero, gli 
stessi monaci ridevano del seguente epigramma a guisa d'epitaffio, 
die si crede fosse composto dal Doni ]3er 1' Aretino (1) prima della 
sua morte, e lo consideravano come un eccellente tratto di spirito : 

Qui giace l'Aretin poeta tosco 

Che d'ognun disse mal fuorché di Dio, 

Scusandosi col dir — Non lo conosco. — 

Quest'epigramma, dopo quasi tre secoli, è oggi ripetuto dalla 
plebe d' Italia ; e lo sarà indubitatamente per molte generazioni 
avvenire con detrimento della religione, maggiore di quello clie 
il clero temeva dalle teorie fìlosoficlie inintelligibili al popolo. — 
Del resto, non fanno atto di saviezza quegl' Italiani che citano la 
Lihy^eria del Doni per provare che l' invenzione delle opere perio- 
diche si deve a lui. — Vero è che queste due compilazioni somi- 
gliano ai nostri giornali letterari, ma non comparivano periodica- 
mente, contenevano pochi fatti e molta declamazione ; la critica 
che gli accompagnava non era ne illuminata ne giusta : lo spirito 
dello scrittore consisteva in una certa energia di espressioni idio- 
matiche, e nell'audacia delle invettive, che egli spargeva senza ri- 
sparmio, mescolate a qualche lampo di genio, e in una cognizione 
bastantemente profonda di quelle debolezze e follie dell'umanità, 
che provocano il riso. In una parola, i suoi giudizi letterari sono 
libelli velenosi contro i suoi nomici (e i suoi nemici sono tutti coloro 
che non gli danno danari) mentre la sua maniera di adular chiunque 
per vanità o per paura comprava le sue grazie, è impudente e vol- 
gare. Avendo dedicata una delle sue opere a un gentiluomo, dal 
quale non ebbe la ricompensa che se ne aspettava, il giorno dopo 
ristampò la dedica con una satira violenta contro lo sfortunato 
mecenate, e dedicò l'opera a qualche Giove anonimo. Un uomo 
simile può sicuramente riguardarsi come il più grande , se non 
come il più antico fra i patriarchi della letteratura venale, i cui 
discendenti si sono moltiplicati in numero maraviglioso in tutti i 
paesi dell'Europa, e si distinguono dappertutto in grazia degli 
stessi segni caratteristici. Essi aspirano alla fama e alle oneste ri- 
compense della letteratura, senza il sapere che può dare l'una e 
le altre, e senza il rispetto dovuto al mondo letterario, da cui le 
loro arroganti pretensioni basterebbero a escluderli. Ne viene per 
conseguenza, che persone di tal natura non solamente si trovano 
nella misera situazione di un uomo veramente d' ingegno, obbli- 
gato a scrivere per guadagnarsi il pane, ma sono anche costrette 
a prendere impegni al disopra delle proprie forze, e ad aspirare a 
emolumenti che non possono mai ottenere. Ne viene per conse- 
guenza, che tutti gli avventurieri letterati i quali vagheggiano la 
fortuna e la fama nei libelli, nelle gazzette e nei magazzini, fini- 



(i) Altri eoa più rajgìone l'attribuisce a Monsignor Giovio. L'Aretino gli rispose 
ÉoU' altro: Qui giace il Giovio storicone amplissimo, ecc. 



124 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

scono col diventare imbroglioni, impudenti, e sfacciati impostori. 
Assumendo l'aria di autori di professione, arrivano a credersi real- 
mente quello che sono interessati a comparire; e mentre tentano 
di darla ad intendere altrui, per qualche tempo riescono a darla 
ad intendere a se stessi. Finalmente, vedendo crudelmente deluse 
le loro pretensioni alla celebrità, vani pur sempre, indispettiti dal 
colpo, e posseduti dalla libidine di fama, cadono nella smania della 
notorietà. Diventano litigiosi, violenti e temerari; e quando le 
illnsioni sotto la cui impressione hanno agito , rimangono final- 
mente dissipate, sono allora istintivamente pronti a inverniciare 
di qualche apparenza di verità quella menzogna alla quale si at- 
taccano appassionatamente. Secondato dalla forza dell'abitudine, 
questo istinto aumenta la loro capacità, e fatto audace dalla riu- 
scita, arriva a uccidere nelle loro menti quella facoltà che distin- 
gue il vero dal falso. Essi diventano calunniatori senza inten- 
zione di esserlo ; e quando banno la disgrazia di far traffico di 
quella bassa letteratura cbe pubblica scandali anonimi, diventano 
oppositori temibili, ed anche più temibili amici. Il Doni aveva 
preparato tre manoscritti per mortificare e agitare i suoi contem- 
poranei anche dal sepolcro. Nel primo, adottando le forme mer- 
cantili, aveva registrato in due colonne i beneficii e le ingiurie 
ricevute e pagate cogl' interessi : il secondo conteneva tutte le ri- 
trattazioni delle lodi bugiarde per le quali egli fu pagato, e di tutte 
le calunnie vomitate nell'amarezza del suo cuore : nel terzo scrisse 
la propria vita. Se qualche zelante della moralità pubblica non 
avesse distrutto quei manoscritti, vero è che avrebbero aggiunta 
un'altra pagina al catalogo dell'umana depravazione; ma ci avreb- 
bero anche messi in possesso di un gran numero di fatti e di aned- 
doti illustrativi sullo stato e sullo spirito del xvi secolo. Possiamo 
aggiungere, che una più intima conoscenza dei costumi, della mente 
e del cuore del più impudente e vendicativo fra i critici, ci avrebbe 
fatto acquistare una cognizione più perfetta della razza intera, e 
fatti capaci a star più in guardia contro di essa. Se dunque il 
Doni può essere riguardato come il più impudente degli editori e 
scrittori di critica letteraria, non per questo ha diritto alla lode 
di essere l'iniziatore originale delle opere periodiche. Il primo 
giornale letterario italiano comparve in Roma nel 1669, tre anni 
dopo la comparsa del Journal des Sacants e delle Philosophical 
transactions, e continuò per quasi venti anni, termine a cui rara- 
mente è arrivata altra opera periodica di quella nazione. Tutti i 
giornali letterari che vennero dietro a questo primo tentativo, eb- 
bero cattivo esito, eccettuata la Galleria di Minerva, e più parti- 
colarmente il Giornale dei Letterati, che cominciò nel 1710, e 
continuò con crescente plauso. Veramente se tutti i suoi articoli 
fossero di egual pregio che quelli sull'argomento delle antichità, 
avrebbe meritato un posto in ogni pubblica libreria. I compilatori 
di questa opera letteraria erano alcuni fra i più illustri antiquari 
d' Italia — un Maffei, un Zeno, un Bianchini e un Muratori, Essa 



LETTERATURA ITALIANA PERIODICA. 125 

illustrava le epoche, i costiTini, le leggi dell'antica Italia, dell'O- 
riente, della Grecia e di Roma, e spargeva luce fra le tenebre 
clie avevano fino allora oscurato la storia del medio evo. Di fatti 
questa era l'età della gigantesca scienza antiquaria. Quando, per con- 
seguenza, noi abbiamo occasione di esaminare il presente stato degli 
studi antiquari in Italia, dobbiamo sempre riferirci a quel tempo, di 
cui poco si sa da lontano. I benefizi cbe questi grandi uomini fecero 
alla storia della loro nazione, ed ai secoli barbari cbe precederono 
il nuovo inci^àlimento dell'Europa, sono stati nascosti da certi au- 
tori eloquenti, cbe senza le fatiche di quei non curati scrittori, non 
avrebbero posseduto i materiali per le loro opere celebri. Mentre 
peraltro tanta attenzione era diretta verso le ricerche d'antiquaria; 
la poesia, l'eloquenza, la filosofia morale e politica, e tutte quelle 
parti della letteratura che parlano all'immaginazione, al cuore e 
all' interesse pubblico del genere umano, erano, se non interamente 
neglette, coltivate con poco gusto e con meno ardore. Nessuna opera 
può sperare di diventar popolare, se richiede lettori letterati di 
professione: la maggiorità degli uomini può esser condotta alla ri- 
cerca del bello, del giusto e del vero, e imparare a pregiarli, non 
per mezzo dell'erudizione, delle materie di fatto, e degli argomenti 
logici; ma per via di forti e piacevoli sensazioni, eccitate per mezzo 
di uno stile e modo di narrazione che, interessando l'immagina- 
zione e il cuore, possa eccitare la memoria, il criterio e tutte le 
altre facoltà della mente, a un esercizio elegante e piacevole. Delle 
opere scritte con questo intento d'ammaestrare una intera nazione 
sotto forma di pubblicazioni periodiche, gl'Italiani, tanto ricchi in 
altri tesori letterari, sono tuttavia assai poveri. Le numerose uni- 
versità, e le troppe capitali dell' Italia, come abbiamo già osservato, 
producono l'effetto d'impedire a tutti gli uomini di eminente in- 
gegno, a tutti gli artisti, a tutte le nuove pubblicazioni, e a tutti 
i progressi e le invenzioni del genio, di concentrarsi in un unico 
focolare, e diffondere il loro splendore combinato da una sola città. 
GÌ' inconvenienti di questa moltitudine di corti e di città capitali, 
sono fatti maggiori dalle leggi, dalle istituzioni e dai costumi, in- 
compatibili con un'opera periodica. Gli scrittori possono mescolarsi 
nelle materie politiche, ma solamente nel caso di un conflitto d' in- 
teressi locali fra due stati italiani ; e allora la disputa essendo na- 
turalmente incrudelita da animosità miserabili, e affogata in mi- 
nuziose circostanze, poco importanti per se medesime e poco intel- 
ligibili perchè estranee alla lite, fa si che la curiosità e l' interesse 
degli altri Italiani sieno o punto, o debolmente eccitati. 

Eppure anche gli argomenti di si meschina natura potrebbero 
essere trattati con una certa nobiltà, e acquistare nella forma il 
merito di cui mancano nella materia, poiché è certo che la mente 
di uno scrittore libero e illuminato può salire ai principii generali, 
e dedurre conseguenze utili dall'esame dei fatti minuti, e dalle 
quistioni apparentemente insignificanti. 

Lo storico che più profondamente penetrò nel cuore dei prin- 



126 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA, 

cipi, e che lia più fortemente e originalmente descritte le vicissi- 
tudini del più grande impero clie abbia mai esistito, non isdegnava 
gii eventi comuni che sembrano di poco momento, perchè in quelli 
si scopre spesso l'origine delle grandi rivoluzioni, e qualcuno dei 
precetti che sono più utili alla condotta della vita. Ma neanche il 
vigoroso intelletto di un Tacito sarebbe stato capace di trarre ri- 
flessioni profonde e sublimi da fatti per se stessi minutissimi e 
comuni, coli' ingrandirli e nobilitarli, quand'anche il terrore e le 
catene avessero costretto lo scrittore ad assumere quell'incarico. 
In Italia, nel tempo di cui parlammo, e anche ai dì nostri, lo scrit- 
tore che imprendesse a illustrare le quistioni politiche per via dei 
principii generali, a speculare sulle migliori forme di amministra- 
zione, a proporre nuove teorie, a fare allusioni alla situazione degli 
altri governi europei ; in una parola, ad additare tutte le imperfe- 
zioni che si trovano nelle costituzioni e nelle leggi attuali del 
paese nel quale egli scrive, quand'anche quel paese fosse la sua 
terra natia, sarebbe reo di altrettanti delitti di alto tradimento. 
La debolezza dei vari stati gli obbliga a limitare le loro guerre 
reciproche alle battaglie della penna ; e in tali occasioni gli scrit- 
tori delle parti litiganti non hanno il permesso di deviare, neanche 
nelle più piccole particolarità, dal punto della questione ; dimanie- 
rachè, invece di pensare e parlare colla libertà e l'eloquenza d'uo- 
mini di stato, essi fanno precisamente la parte degli avvocati ar- 
mati di sofismi; mettono fuori gli argomenti che furono loro det- 
tati, e declamano con una virulenza proporzionata alla paga che 
ricevono. Ne viene per conseguenza, che se uno scrittore favore- 
vole a un governo particolare era perseguitato da un altro prin- 
cipe, a dispetto del suo merito letterario e del suo amore di patria, 
era sempre sicuro di essere sacrificato alle rimostranze dell'amba- 
sciatore estero. Il Giannone è un esempio di questa verità. Avendo 
egli pubblicata la sua Storia civile dei regno di Napoli^ fu ridotto 
a morire in carcere. Quest'opera era letta e lodata universalmente 
in segreto da tutta l' Italia ; ma i giornalisti, non che fame men- 
zione, temevano fino di pronunziare il nome del suo autore, conver- 
sando. Troviamo in una lettera del celebre Zeno, l'editore e il 
principale contribuente alla Galleria di Minerva^ di cui abbiamo 
appunto fatto menzione, e che si pubblicava in Venezia, il seguente 
aneddoto caratteristico. Il G-iannone, quando era perseguitato, cercò 
asilo in Venezia, come nella più libera e indipendente città del 
resto d' Italia, e perchè egli medesimo era suddito veneto. Le dot- 
trine che egli nella sua storia ha illustrate e difese contro il po- 
tere temporale del papa, concordavano colle costituzioni della repub- 
blica veneta. Ma i Veneziani, contenti di essere a quel tempo tanto 
liberi quanto esserlo potevano dal giogo del Vaticano, e temendo 
di cominciare nuove liti colla Santa Sede, abbandonarono al suo 
destino il difensore dei principii fondamentali del loro governo nelle 
materie ecclesiastiche. Il Giannone oppresso dagli anni e dalle in- 
fermità, povero ed esule, fu bandito da tutti i dominii della repub- 



LETTERATURA ITALIANA PERIODICA. 127 

blica di cui era suddito ; ma anche prima clie il senato ricorresse 
al suo codardo espediente, i letterati di Venezia e del resto d' Italia 
evitavano di visitare il Giannone, o si rifugiavano in campagna per 
timore di essere visitati o incontrati da lui. Molti lo ammiravano 
per la sua coraggiosa difesa della causa della verità, molti lo com- 
piangevano in segreto, ma nessuno osò offrirgli soccorso o conso- 
lazione, È chiaro esservi tempi e governi nei quali anche gli uo- 
mini giusti, generosi e illuminati, si trovano nella necessità di 
provvedere alla propria sicurezza individuale, assumendo la crudele 
pusillanimità dei barbari che tremano sotto i terrori del dispotismo 
asiatico. 

Continueremo a fermarci sopra quella età che sotto ogni aspetto 
presentava un' immagine della schiavitù a cui gli attuali editori di 
opere periodiche si trovano ora ridotti in Italia, e che al tempo 
medesimo ci offre l'opportunità di descrivere il passato e il pre- 
sente. La filosofia morale era allora poco meno che schiava della 
politica. Le riflessioni sopra la natura umana, le indagini circa i 
laberinti del cuore, e quei precetti per la condotta della vita che 
non erano affatto conformi al catechismo dei preti, sottoponevano 
lo scrittore al pericolo di essere accusato di eresia. La critica lette- 
raria e l'esame delle opere d' immaginazione, non potevano otte- 
nere giudici illuminati e imparziali ; perchè, siccome i preti aveano 
in Italia, come in tutto il resto del mondo, l'educazione della gio- 
ventù nelle loro mani, cosi cospiravano a estollere al cielo tutto 
ciò che era scritto dalla propria confraternita o da gente che le ap- 
partenesse, e a deprimere il merito di quelli scrittori che non si 
adattavano a sottomettersi alla loro letteraria tirannide. Noi non 
neghiamo, e siamo anche disposti a riconoscere i benefizi che i 
gesuiti hanno fatto a tanti paesi, e particolarmente alla Francia, 
senza peraltro avere prima esaminati tutti i fatti necessari a pro- 
vare fino a qual punto queste lodi sieno giuste ; ma rispetto all' Ita- 
lia, i cui annali abbiamo attentamente studiati, possiamo, senza 
tema di contradizione, asserire, che la bella, la sublime, la nazio- 
nale letteratura disparve dall' Italia precisamente in quel periodo 
che successe alla fondazione delle scuole dei gesuiti. Il dominio dei 
forestieri, e particolarmente quello degli Spagnuoli, e la rovina 
della indipendenza di quasi tutte le città italiane che contempo- 
raneamente alla fondazione di queste scuole ne derivò, deve senza 
dubbio avere potentemente contribuito a estenuare e impoverire le 
lettere. Tuttavia, né il dispotismo straniero, né 1' influenza dell' in- 
quisizione poterono costringere il Genio a starsene contento dello 
stato di prostrazione, a cui lo aveva.no ridotto le ingiurie sistema- 
tiche della confraternita: Igneus est olii vigor, et coelestis erigo. 

Quando il Genio ha cominciato a spargere su i popoli il suo 
raggio animatore, illmninandoli della sua luce, e fa loro udire la 
sua voce divina non vi é potere umano che valga ad ottenebrarlo, 
e imporgli silenzio. L'educazione può essere contrariata cosi da non 
produrre altro che abilità mediocri. I collegi dei gesuiti popolarono 



128 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

l'Italia di rimatori, di declamatori e di autorelli, pieni di affetta- 
zione e di cattivo gusto; ma la poesia, l'eloquenza e il vigore dello 
stile avevano finito di esistere. PocM scrittori, per esempio un Fi- 
licaia e un Guidi, raggiunsero un alto grado di celebrità, ma ciò 
fu non tanto per l'altezza del merito, quanto per la penuria di 
buoni poeti; e se quell'età produsse qualche uomo degno dell'am- 
mirazione e della gratitudine della posterità, vediamo che visse e 
scrisse in una pericolosa e continua guerra coi gesuiti. Qualcbeduno 
fra gli scrittori di quell'ordine fu utile, nessuno gTande; e fra i 
molti italiani- che cominciarono e completarono la loro educazione 
letteraria in quei collegi, non vi è esempio di un solo che scri- 
vesse con originalità di stile, o profondità di pensiero. Pare che i 
gesuiti avessero trovato l'arte di esaltare le piccole abilità e umi- 
liare quelle di un ordine superiore, riducendole tutte al livello 
della mediocrità, o sostituendo la vanità dei plausi accademici al- 
l'amore della gloria. Perciò le opere intraprese o protette dai ge- 
suiti tendevano invariabilmente a diffondere le loro dottrine, fossero 
religiose, politiche, morali o retoriche, e ad opprimere i loro av- 
versari. — Ne venne per conseguenza che la loro critica letteraria fu 
parziale e limitata a certi precetti e dottrine scolastiche, al di là 
delle quali non era permesso inoltrarsi. 

Direttamente o indirettamente, l'influenza di questa corpora- 
zione trapelava in tutti i giornali di quel tempo: essi divennero i 
dispensatori arbitrari della lode e della censura, per la quale non 
vi era appello. Se una eccezione isolata avea luogo talvolta, se 
qualche giornalista rimaneva incontaminato dallo spirito gesuitico, 
tendente a guastare ogni cosa, non era permesso di smascherare il 
male impunemente ; ed egli si trovava obbligato a coadiuvarlo col 
suo silenzio. Il secolo tendeva nonostante a uno di quei cangia- 
menti periodici, che la natura di continuo, sebbene in modo quasi 
impercettibile, sta preparando nel mondo, e che scoppiano sempre 
con una veemenza x^roporzionata alla resistenza che incontrano, si- 
mili alla polvere che più si trova compressa dentro la mina, e più 
spande vaste rovine intorno a se. 

La tendenza del secolo menò seco tale rivoluzione nelle opi- 
nioni, da distruggere istantaneamente l'onnipotenza dei gesuiti. 
La causa medesima fece si che l' imperatore Giuseppe II promo- 
vesse molte riforme politiche ed ecclesiastiche nelle sue province 
d' Italia. La repubblica veneta ridusse i suoi stati a una specie di 
portofranco per favorire il commercio letterario. La stampa rias- 
sunse la sua rediviva attività : i limiti della letteratura nazionale 
si allargarono per causa delle traduzioni e della ristampa di varie 
opere francesi, state già anatemizzate dalla Chiesa di Roma. Fu a 
quel tempo che alcuni individui, i quali all' intelletto illuminato 
univano ricchezza di patrimonio e nobiltà di natali, stabilirono a 
Milano una specie di colonia filosofica, che corrispondeva cogli en- 
ciclopedisti e gli economisti di Francia, e intraprese un'opera perio- 
dica intitolata il Caffè. La libertà del pensiero spiegata dalli scrit- 



LETTERATURA ITALIANA PERIODICA. 129 

tori di quegli articoli, gli fece considerare come uomini di mente 
generosa e esaltata; e mentre i lettori ammiravano nell'opera un 
coraggio sconosciuto a quei tempi, non potevano separarlo nel loro 
pensiero dal merito letterario. Ma quando i volumi dei grandi scrit- 
tori forestieri ebbero il passo libero nell' Italia, meno strettamente 
custodita, e cominciarono a esservi conosciuti, il Caffè non parve 
più che un tentativo puerile, confrontato coi giornali d' Inghilterra 
e di Francia. Qualche anno dopo, per onorare la memoria dello 
stampatore, degli editori, degli scrittori degli articoli e dei corret- 
tori delle prove di stampa, che erano tutti Milanesi, una nuova 
edizione del Caffè fu fatta a Milano, ove anche al dì d'oggi è molto 
lodata, sebbene sia letta di rado, e non se ne faccia mai menzione 
nelle altre parti d'Italia. — L'essere stati, molti fra i contribuenti 
a questo disgraziato giornale, uomini di mente superiore, prova 
l'aggiustatezza della nostra osservazione, che le opere periodiche 
sono intese e portate avanti con difficoltà, perchè il genio, la dot- 
trina e la diligenza non valgono a tanto, se le opere stesse non 
sono condotte a seconda dello spirito del tempo, e soprattutto 
con una ben intesa cognizione del gusto e della niente di chi 

legge- 
fi da aggiungere che la suddivisione della penisola in tanti 
governi, ognuno dei quali ha i suoi piccoli impiagati, i suoi acca- 
demici, i suoi inquisitori e censori (che tutti seguono le loro leggi 
e i loro metodi particolari), e l'assoluta mancanza di mezzi pub- 
blici di trasporto per far circolare le opero periodiche colla neces- 
saria rapidità da una parte della nazione all'altra, le obbliga a 
contentarsi del numero ristretto di lettori e sottoscrittori da tro- 
varsi nello stato ove l'opera si pubblica; e per conseguenza, le 
spese risultanti da tale intrapresa devono per la maggior parte su- 
perare la rendita. 

La sola pubblicazione periodica che, oggi quasi dimenticata, 
sia pur degna di ristampa per la purezza della lingua e per la schietta 
descrizione delle usanze singolarissime di Venezia, è V Osservatore, 
che compariva settimanalmente in quella città, scritto intieramente 
dalla penna del conte Gasparo Gozzi. Questi, pensatore non pro- 
fondo, scrutava nondimeno i misteri del cuore umano con occhio 
sagace, e nell' intendimento d' istillare una morale più benevola e 
gentile, usò le armi del ridicolo; ma di un ridicolo dettato dalla 
compassione, anziché dal disprezzo o dall'odio dell'umanità. H suo 
stile, tuttoché senza fuoco, non mancava mai di quel calore che, 
continuato, attrae insensibilmente ; il suo dettato era a guisa d'un 
ruscello sgorgato di vivo fonte, che limpido scorre placidamente 
fra l'erbe con lene mormorio. Egli dee aversi per uno dei pochi 
eletti fra quegli Italiani che studiando e scrivendo la loro lingua, 
ne raccolgono le grazie natie, senza guastarle per alcuna affetta- 
zione sia di raffazzonamenti filosofici, sia di purismo pedantesco, 
o scansando quella verbosità che tanto è cospicua nella turba degli 
scrittori italiani. A quelli fra gl'Inglesi che lamentano il poco nu- 

N. Bernardini — Guida della Stampa feriodica italiana — 9. 



130 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

mero di prosatori italiani da potere esser letti senza noia, noi vor- 
remmo raccomandare V Osservatoì^e di Gaspare Gozzi. 

Gli alti encomi prodigati poco fa a Carlo Gozzi da un celebre 
poeta tedesco, e poi ripetuti da molti critici, vogliono essere al- 
quanto meditati da tutti coloro die aspirano a fama letteraria. I 
due fratelli ebbero scrivendo diversi fini. Gaspare mirava a ingen- 
tilire il gusto, lo stile e i costumi de' suoi concittadini. Carlo si 
ridea dello studio, dello stile e del gusto ; scrisse a capriccio, e 
foggiò a commedia certi suoi ghiribizzi, che poi le balie veneziane 
canterellavano sulle culle de' bimbi per addormentarli. Il popolo 
affluiva a vedere que' drammi, e rideva come un fanciullo a quelle 
follie : il poeta rideva delle follie del popolo, e gli uomini culti si 
rideano del poeta ; e ninno allora avrebbe sognato che questo fab- 
bro di celie, dopo la sua morte sarebbe per essere esaltato dagli 
stranieri come uomo di genio originale, mentre gli eleganti scritti 
elaborati dal suo fratello con tanto amore e tanto studio, e che 
degnamente gli ottennero il titolo di Addison veneziano, sarebbero 
appena ricordati dalla generazione venuta dopo di lui. 

n pregio dell' Osservatore di Gaspare Gozzi fu fatto manifesto 
agi' Italiani da un critico rigidissimo, il quale aveva fornita, se 
non pur cominciata, la propria educazione letteraria in Inghil- 
terra, e fu primo a introdurre in Italia il nuovo codice di critica, 
ch'egli avea ricevuto dal dottor Johnson. Molti de' nostri lettori 
hanno già inteso che noi alludiamo al Baretti, il quale mori in 
Londra l'anno 1789. Visse il Baretti fino ad età avanzatissima, 
dotato d'una forza irresistibile di attrazione e ripulsione, tantoché 
chiunque non avesse la fortuna di divenirgli o amico del cuore o 
nemico implacabile, dovea rinunziare alla sua conoscenza. Molti 
ancora vivono, che lo conobbero, e continuano ad amare o a de- 
testare la sua memoria; ma a pochi è noto per quali vie fortuna 
e natura congiurassero per formare un carattere tanto strano. Po- 
vero discendente de' marchesi di Carretto in Piemonte, i quali 
avean coperto di debiti tutto il patrimonio, volea pur qualche volta 
gratificare all'orgoglio, viaggiando con arme e titoli gentilizi ; ma 
egli era nato più orgoglioso che vano, e però avea la mente del 
continuo travagliata e tormentata dal timore o d'esser creduto un 
plebeo, d'esser messo giustamente in ridicolo come colui che affet- 
tava titoli e onori di patrizio, mentre buscava il pane col sudor 
della fronte. La professione d'ecclesiastico, e il nome di abate in 
Italia pareggia tutti, nobili e plebei ; e da prima il Baretti questo 
stato di vita vagheggiò ; ma perciò che non si sentiva acconcio a 
prender voto di celibato, come la Chiesa cattolica prescrive, s'ap- 
pigliò ben tosto allo studio dell'architettura: qui poscia conside- 
rando ch'era di vista corta, e che gli occhi d'un buon artista non 
possono aver prò dagli occhiali, si voltò alla professione della legge. 
Noiato in breve de' lunghi e gotici modi di grammatica, riputati 
necessari a quel tempo a chi volesse saper di latino, nella qual 
lingua insegnavasi allora la giurisprudenza, si ridusse al mestiere 



LETTERATURA ITALIANA PERIODICA. 131 

di scrivano in un banco, ove più tempo consumò sopra libri di let- 
teratura cbe non sopra il giornale del banchiere. Finalmente pen- 
sando che non potea ne doveva ubbidire a padroni che non erano 
nobili pari suoi, ed erano assai meno liberali e assai più ignoranti 
di lui, prese l'infelice risoluzione di scrivere per librai. L'intrat- 
tabilità della sua natura, a cui si può attribuire la bizzarria, l' im- 
pazienza e l' irrequietezza della mente, cui non valsero a mitigare 
le potenti e soavi cure materne, fu inacerbita dall'odio, o come 
altri vuole, dall'amore che concepì verso la madrigna. Il padre del 
Baretti, rimasto vedovo, erasi ammogliato a una giovane, la quale,, 
giustificata dall'uso de' tempi e del paese, divenne la platonica adul- 
tera d'un uomo di corte, favorito del re, e delle dame di Piemonte. 
Il giovine Baretti, o innamorato, o geloso, o forse per vendetta 
dell' onor di suo padre, tentò di lavar nel sangue dell'offensore 
quell'offesa, della quale ne leggi, ne giudici, ne preti promettevano 
riparazione. Non vi riusci ; e per salvarsi, fu costretto a fuggirsene ' 
dal suo paese. Cosi, senza il bene dell'educazione, non esperto d'al- 
cuna professione utile, si trovò senza patria nel fior dell'età. La 
sventura, che pur talora ammollisce le menti, rese la sua più severa 
e più rigida. Egli sacrificò sempre la sua pace all'ambizione di non 
mai perdonare un'offesa, di nulla mai concedere all'ignoranza e 
alla debolezza umana. 

Quel velo di passione, a traverso del quale riguardò sempre 
le umane fragilità, l'ostinata veemenza onde mantenne le sue opi- 
nioni, e 1' inflessibile asprezza delle sue ammonizioni erano proprie 
a rendere men docili i suoi lettori; ma quand'era in umore di pia- 
cevolezza, diveniva più indulgente ai compagni de' suoi passatempi ; 
tutta l'anima sua, tutte le sue parole prendeano graziosita e gaiezza, 
e d'ogni più gentile virtù addolcivasi la sua vita domestica, apren- 
dosi all'esercizio di tutte le più amabili inclinazioni del cuore umano. 
Ondechè tutti gli amici lo ammiravano e compativano come una 
specie di Catone letterario, mentre per gli altri non era che un 
cinico, il quale al randello di Diogene aggiungea l'armi e la ferocia 
d'un soldato. Tutti sanno come il Baretti si prese vendetta di sua 
mano, allorché fu assalito per le strade di Londra da una banda 
di ladri e femminacce, e come si rese colpevole d'omicidio; ed è 
pur opinione di molti, che in quel tristo frangente egli avesse mo- 
strato men disposizione alla difesa che alla vendetta. Né sarebbe 
valso a salvarlo la patita provocazione di que' ribaldi, ne l'elo- 
quenza della sua difesa, ove il Jw^y non avesse inclinato l'orecchio 
ad uomini rispettabili, specialmente letterati, che si fecero innanzi 
attestando della vita incolpevole del Baretti, non d'altro imputa- 
bile che di naturale impazienza a sopportare 1' ingiurie, e di pron- 
tezza a respingerle. Così continuò fino a' quarantacinque anni, non 
avendo di che provvedere alla imminente vecchiezza, se non appi- 
gliandosi a insegnare 1' italiano, compilando dizionari, opere gram- 
maticali, edizioni d'autori italiani ad uso de' suoi allievi; co' quali 
peraltro non ebbe l'arte di vivere in pace per lungo tempo. Chi 



132 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA. ITALIANA, 



si diletta di pettegolezzi può trovarne im tesoro ne' volumi di Bo- 
swell, il quale dicenda et tacenda locutus, lia pubblicate non so 
che querele domestiche fra il Baretti e la signora Thrale, la cui 
figlia stavasi allora sotto la disciplina di lui. È proprio da com- 
piangere che il Baretti, dopo esser vissuto come ospite, familiare, 
maestro ed amico in casa di quella signora, e dopo esserne stato 
lontano per piìi che vent' anni, portasse seco l'ira fino all'estrema 
vecchiezza, quando, sull'orlo del sepolcro, lanciò improperi contro 
di lei, allora divenuta signora Piozzi, infatuato della vanità di far 
sapere al mondo che dessa avea corrisposto al dottor Johnson. Ma 
quando il Baretti ebbe opportunità di secondare il talento naturale 
per la discussione, il suo ingegno, la sua mente espandeasi, e si 
sollevava col subietto. Il suo ragionamento contro Voltaire a difesa 
di Shakspeare fu vòlto a diffondere i principii di critica poetica, 
applicati già da tutti gì' inglesi, ma fin allora sconosciuti in Fran- 
cia e in Italia; e ne trattò con quell'abbondante eloquenza, con 
queir ironia, e con lo stesso spirito, insolenza e sprezzo superbo, 
che aveano reso il dittatore della letteratura europea oppositor for- 
midabile. Questo ragionamento è scritto in francese. Uno de' pregi 
del Baretti era una grande facilità a impadronirsi delle lingue stra- 
niere. Se in tutte ei scrivesse correttamente, noi non siamo in 
grado di giudicare ; ma ne dubitiamo. Non è poco per un uomo il 
possedere perfettamente tutte le ricchezze della propria lingua : in 
quelle degli altri paesi dovrà sempre pensare e ripensare ai modi 
da usare, massime se vorrà esprimere idee di carattere profondo. Il 
Baretti non era profondo pensatore : concepiva i suoi pensieri in una 
guisa bizzarra, ed esprimeali in tutte le lingue che sapeva con quella 
caldezza e quella libertà che fanno perdonare ai difetti di gramma- 
tica, come que' cavalieri che non usi al maneggio de' cavalli, si 
slanciano a tutto galoppo, e sono ammirati pel loro coraggio. 

Nondimeno, a dispetto dell'audace confidenza nella propria 
forza, il Baretti, tra per ammirazione e per necessità d' istruirsi, 
e tra per moda e spirito di speculazione, si professò discepolo e 
imitatore del dottor Johnson. Ma la mente universale e intuitiva 
di Johnson, la superiorità che tenea fra' contemporanei, la preci- 
sione ed originalità della sua eloquenza, e principalmente la gra- 
vità del suo carattere conferivano un che di venerazione anche alle 
baie che cadeano dalle sue labbra; laddove le arroganti, subitanee 
e talor volgari maniere del Baretti riuscivano a detrarre allo splen- 
dore e alla dignità eziandio del vero. Johnson e Baretti aveano 
imparato di per se stessi, e però aveano il grandissimo vantaggio 
di pensare e di esprimersi a modo interamente loro proprio : le 
loro menti non erano state preoccupate dalle forme servili, dalla 
pedanteria, àdXVesjìrit de corps del collegio e dell'università ; ma 
peraltro, come avviene di tutti quelli che hanno imparato di per 
se stessi, si davano a credere che qualunque cosa, da essi impa- 
rata senza maestro, non fosse stata mai per l' innanzi conosciuta 
ne insegnata da altri. Il legger confuso, tumultuario, e spesso in- 



LETTERATURA ITALIANA PERIODICA. 133 

terrotto, in gran varietà di libri, quand'eran giovani, aveva abi- 
tuate le loro facoltà mentali alla sconnessione, al disordine, all' im- 
pazienza ; e non appena un raggio di verità balenava su loro, si 
affrettavano ambiziosamente a comporne massime generali ed as- 
siomi, arrivando talora a conseguenze che non erano affatto dedotte 
da' principii cbe aveano posti. I fatti intorno a' quali ragionavano, 
non erano moltiplicati per ripetLite ricerche, non esaminati né con- 
frontati diligentemente, e le date, senza le quali gli effetti si paion 
cause e le cause effetti, di raro si trovano esatte ne' loro scritti ; 
ond' è che, mentre di tutto disputavano e sempre e con tutti, le loro 
magistrali sentenze non erano scevre di errori e di contradizioni. 
Avevano spesso ricorso ai sofismi, qualche volta ai sarcasmi; e 
combattevano più per vanità, che per amore del vero. Erano am- 
bidue avventurieri, e faceano sfoggio di loro ricchezze con tutto 
il fasto e la pompa de' nuovi ricchi. Ma le ricchezze della mente 
di Johnson si davano spontanee, nuove, svariate, infinite, come 
sono le produzioni del genio, qualunque educazione abbia ricevuto. 
Il Baretti all'incontro non avea scintilla di genio: la natura gli 
avea dato quella specie d' ingegno, che conosce come adoperar 
destramente e con una cert'aria di novità quel eh' è stato inven- 
tato da altri, ma è affatto impotente a scoprire o inventare alcuna 
cosa da se stesso. Era acuto, perseverante, trasmutabile, e quando 
volea convincer altrui di errore, talvolta avventurato. Quell' istinto 
irresistibile che lo stimolava a continue battaglie di penna, padro- 
neggiava siffattamente tutte le sue facoltà, che non potea ne leg- 
gere ne pensare di cose che pur accrescevano dovizia alle sue co- 
gnizioni, senza che non rimproverasse nel tempo stesso a qualche- 
duno povertà o fiacchezza d' intelletto. Il meglio delle sue poche 
dovizie letterarie gli derivò dal conversare con Johnson. Checché 
Johnson dicesse e scrivesse, rivelava l'uomo di mente superiore, 
che sapea di essere nato in bassa condizione, e d'avere spesa la 
miglior parte della primavera della vita in occupazioni sconosciute 
al suo alto intelletto, alla nobiltà della sua mente ; e come per 
cancellar dalla propria memoria, non che dall'altrui, la bassezza 
anteriore del suo stato, sembra che pigliasse l'uso di parlar sem- 
pre con più pompa ed autorità, e con meno buon gusto che non 
avrebbe fatto, se avesse sortito nascita più ragguardevole e men 
contraria fortuna; e però diede splendore, magnificenza e sonora 
rotondità di stile anche agli scherzi, e alle idee più comuni. Ma 
il suo discepolo italiano fin dalla prima giovinezza era stato con- 
dannato a vagare come un reietto, ed era cresciuto in un paese 
dove e corte e nobili ed anche magistrati impunemente oltraggia- 
vano spesso le leggi, cosicché chi non volea portarsi in silenzio 
l'ingiustizia e l'insulto, afferrava qualsivoglia occasione di vendi- 
carsene con armi e sangue. Ebbe casa raramente fuorché nelle 
osterie e nelle taverne fra gente abietta, e sovente pessima ; ed 
inclinando, come il maestro Johnson, a sensualità e crapula, ma 
meno di lui scrupoloso nella scelta de' compagni, il Baretti con,- 



134 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



trasse maniere volgari, clie diventarono sua seconda natura, ed in- 
fluirono ne' suoi scritti. Infatti, o clie fosse per un pensiero istin- 
tivo o da esperienza, sentì clie 1' imitare la solennità dello stile di 
Jolinson lo avrebbe fatto ridicolo; ed anzi, fin nella propria lin- 
gua, trascurò gli autori cbe scrissero con dignità, e studiò poesia 
nel Berni, prosa in Benvenuto Cellini, autori che lo poteano for- 
nire solo d' idiotismi. Non fece sua ne la grazia spontanea del primo, 
nò l'energia del secondo. Vero è, che se l'autobiografìa del Cellini 
cominciò ad esser pregiata più che per 1' innanzi in Italia, grazie 
al Baretti, il quale concesse all'artista fiorentino la palma sox3ra 
tutti gli scrittori toscani, abbenchè esagerate fossero tante lodi, 
ne venne pur questo di bene, che molti italiani impararono da 
queir opera, come il pensar fortemente e il concepire potente- 
mente quel che si scrive, è mezzo più efficace a formar lo stile, 
che non tutti i retori grammaticali, e i grammatisti retorici delle 
loro accademie. L'espressione italiana del Baretti corrisponde al- 
l'energia della sua mente; e quantunque egli non sia ad aversi 
in conto di scrittore veramente puro, e le sue opere (aggirandosi 
nella maggior parte intorno a subietti grammaticali, o lizze lette- 
rarie, fra le quali passò la vita) non abbiano grande importanza, 
in grazia nondimeno dello stile, sono tuttavia ristampate e lette. 
Chiunque sapesse tanto d' italiano e d' inglese da poter pronunziare 
un giudizio, direbbe forse che il modello che il Baretti s'era messo 
davanti per lo stile e pe' modi, era Swift. 

Con siffatte abilità, con quel carattere, sapore e stile, il Ba- 
retti lasciò 1' Inghilterra e tornò in Italia, dove nel 1765 die prin- 
cipio ad un'opera periodica, intitolata : Frusta letteraria di Ari- 
starco Scannabue. GÌ' Italiani, e specialmente i Fiorentini, danno 
nome di bue agli uomini corpulenti, e agli scrittori stupidi. Con- 
venienti al suo nuovo nome e al titolo del giornale furono le opi- 
nioni \ere, false o dubbiose, i numerosi paradossi, pregiudizi e so- 
fismi che disseminò fra i suoi connazionali. Le opinioni, talvolta 
avventate e non sempre giuste, della critica inglese, ma che pro- 
nunziate a modo d'oracoli, si erano procacciata venerazione fra la 
moltitudine dei lettori, allorché furono con minacciosa arroganza 
ripetute dal Baretti, provocarono ad un esame più severo; e quelle 
ch'eran parziali, o almeno dubbiose, furono riprovate siccome in- 
giuste e maligne. Le molte verità, le nuove luminose illustrazioni 
del Johnson, applicabili alla letteratura di ogni popolo e di ogni 
età, ed insieme convincentissime, come quelle che sembrano mosse 
da ispirazione di mente quasi divina, furono adoperate dal Baretti, in 
tal guisa da far credere che, più che il beneficare la patria, avesse 
per suo proposito I' invilimento e la detrazione degli uomini più 
stimati della nazione, il sovvertimento di tutte le teorie consacrate 
dal tempo, la diffusione di scandali e d'eresie letterarie nelle ac- 
cademie e nelle scuole. Forse l' Italia non era ancora in grado di 
accogliere quelle verità; ma comunque ciò fosse, perchè meno osti- 
nata fosse la ripulsione, bisognava uno scrittore più insinuante, © 



LETTERATURA ITALIANA PERIODICA. 135 

men fanatico dell'infallibilità del suo precettore. L'artista, il quale 
per bizzarria figurò la signora Thrale che, vestita alla montanina, 
guida ad una fiera il formidabile dottore in figura d'un orso, avrebbe 
compiuta la pittura se avesse messo il Baretti sulla schiena del- 
l'orso in figura di scimmia. Fino a quel tempo i poeti italiani si 
eran considerati da meno de' poeti di Grecia e di Roma : credevano 
che gli usi, la religione o il linguaggio degli antichi fossero meglio 
adatti a poesia, o che natura avesse cessato di produrre genii straor- 
dinari; e non videro che, indipendentemente da quelle circostanze, 
parte vere, parte esagerate e parte immaginarie, la poesia degli 
antichi consisteva nel disegno, nel colorito del pensiero, nell'unità 
e proporzione delle immagini, e però in una perfezione, cui niun 
genio può arrivare se è incatenato dall' imperiosa necessità della 
rima. I tentativi di avvicinarsi alla maniera degli antichi per 
mezzo del verso sciolto ^ erano riusciti miseramente per molti anni, 
finche a' tempi del Baretti comparvero alcuni bei saggi, onde co- 
minciossi a sperare che la poesia italiana si sarebbe potuta trattare 
in guisa da ottener molti, se non tutti, i meravigliosi effetti del- 
l'esametro. Indi a non molto, a cotal perfezione fu condotto il verso 
sciolto, che il linguaggio, i pensieri, la poesia presero assai più di 
larghezza, di abbondanza, di splendore, e un aspetto nuovo del 
tutto. Infatti la letteratura italiana s' è agerandita mercè de' versi 
sciolti, e ha stabilito un'epoca importantissima, che non è stata fin 
qui abbastanza notata e descritta. Ma il Baretti o non vide, o si era 
determinato a non vedere l'avvenuto miglioramento; e poiché il 
suo dottor Johnson erasi professato contrario al verso sciolto, con- 
verti quell'avversione in anatema superstizioso e ridicolo. Se uo- 
mini versati in cotali studi confrontassero coll'originale una delle 
satire di Giovenale imitata dal dottor Johnson, scorgerebbero a 
un tratto che il verso del poeta antico, non tiranneggiato dalla 
rima, concedeva al poeta di far presenti i suoi pensieri, disegnati, 
formati, incarnati in vivissime immagini. Le massime generali, i 
fatti, le allusioni si trovano nel satirista latino sotto forma di numi 
e di genii irati, e par di vedere la lor minacciosa attitudine, e 
par di udire quelle parole severamente ammonitrici; e quelli stessi 
pensieri, laddove sono angustiati fra le rime, si mutano in sen- 
tenze epigrammatiche, che nell'armonia e nel vigore dell'espres- 
sione ci danno a sentire l'oratore, il filosofo, il profondo osserva- 
tore del cuore umano e il perfetto verseggiatore; ma di raro, se 
pur qualche volta, il poeta. Vero è, che Johnson non parve fatto 
dalla natura per essere gran poeta ; ond'egli, forse di ciò consa- 
pevole, fece agire tutte le altre potenti facoltà del suo spirito afiin 
di costituirsi giudice profondo ed originale in quell'arte, nella quale 
i suoi primi sperimenti non erano stati uguali alla sua ambizione. 
Il Baretti die principio alla sua ^carriera con la traduzione delle 
opere drammatiche del Corneille. E raro che la poesia rimata, quella 
principalmente de' Francesi, fornisca il traduttore di tanto colorito 
e disegno, e di tante immagini che possa essere trasportata nel verso 



136 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



sciolto con effetto ; ed il Baretti fece la traduzione in verso sciolto, 
e riuscì deplorabile. Imputò egli la caduta alla mancanza della 
rima ; ma egli avrebbe ben potuto querelarsi con la poesia del suo 
originale, o con la rima, e massimamente col suo ingegno antipoe- 
tico. E' par veramente ch'egli ciò riconoscesse, dacché si distolse 
affatto dai versi, e tutto si volse alla formazione di quel suo stile 
in prosa, che riuscì formidabile appunto ai poeti, fra' quali non gli 
era stato possibile di essere annoverato. E ciò stesso fu cagione che 
Johnson si desse con tanta compiacenza a fabbricare solenni periodi 
per farci sapere che Milton, quand'era ragazzo, fu battuto in col- 
legio dal maestro ; che Milton, in vecchiaia, quantunque già intre- 
pido propugnatore di libertà, era naturalmente tiranno, perchè, in- 
fermo, cieco, solitario, cercava aiuto ed esistenza dal sesso più 
debole, ed altrettali maligne induzioni, — per non mentovare quelle 
che con poco accorgimento e meno dignità estorse da una came- 
riera, per tassare il Pope di ghiottoneria, e di stravaganze puerili, 
e d'altre miserie comuni a tutti gli uomini. Tutto ciò è prova, 
che il critico, arrabbiato colla natura che non avealo destinato 
poeta, se ne vendicava contro i poeti di grandissima fama ; e che 
quando le loro opere e il consenso dell'umanità lo impedirono di 
oltraggiare il Genio, adoperossi a sparger sospetti sulle loro inten- 
zioni e sulla loro vita. Johnson si contentò nondimeno di lodare 
o vilipendere i morti; non già il Baretti. Il Baretti colla sua Fru- 
sta letteraria flagellò spietatamente i vivi ; e qualche volta a' suoi 
colpi risposero minacce di spada e di pugnale. Vi fu un bresciano, 
mezzo poeta e mezzo gentiluomo, il quale intimò al Baretti che, 
censurato o lodato che lo avesse nel suo giornale. Aristarco Scan- 
nabue, sarebbe stato trovato egli stesso scannato, qualche notte, 
per le vie di Brescia; città famosa a que' tempi per atti quotidiani 
di quella specie, commessi impunemente. La minaccia era vile, e 
il Baretti la disprezzò. Ma benché tai querele non finiscano gene- 
ralmente nel sangue, cagionano sem]3re acerbità d' invettive, ma- 
lignità velenosa, bassezza e volgarità di strapazzi, che per amore 
alla causa della letteratura dovrebbero essere lasciate al disprezzo 
e all'oblio. Quanto a noi, ce ne ricordiamo con indignazione pro- 
fonda, senza peraltro voler far ingiuria al retto sentire degl' Ita- 
liani moderni, i quali, tuttoché non affatto purgati del lievito di 
quell'antica colpa, peccano in ciò assai meno de' loro antenati. E 
come liberarsene affatto in un paese, dove ciascuna capitale, cia- 
scuna accademia, ciascun collegio, ciascun municipio affetta premi- 
nenza in letteratura? dove tutti, sforzati al silenzio ed all'inope- 
rosità negli affari di gran rilievo, si danno a mettere importanza 
nelle frivolezze? dove padroni stranieri si compiacciono nell' umi- 
liare, nell' avvilire gli uomini nati ad educare, ammaestrare, ed 
onorar la patria loro, e dove perciò le guerre di penna, divenute 
ridicole altrove, vivono ancora ? E in Italia degenerano in odii ci- 
vili, che accrescono le discordie, la debolezza, la ignoranza e la 
schiavitù di tutta quanta la nazione ! 



LETTERATTJRA ITALIANA PERIODICA. 137 

Il sentimento religioso, predominante nel carattere di Jolinson 
e tendente a superstizione, era forse ugualmente sincero, quantun- 
que meno intenso, nella mente del Baretti. Come Johnson in In- 
ghilterra non volle andare ad un sermone recitato dall'illustre sto- 
rico di Carlo V, perchè quegli predicava calvinismo, cosi il Baretti 
in Italia si sentì ispirato a flagellare colla sua Frusta letieraria 
chiunque non era scrupoloso veneratore di tutti i dommi della 
Chiesa cattolica. Ma non perciò gli venne fatto d'ammorbidire i preti 
e i frati, i quali erano allora, e pare che oggi sieno per ridive- 
nire, soli essi i poeti e i critici della nazione, come sono i mae- 
stri, i commensali, i confessori, i buffoni, e ben sovente i compu- 
tisti e i maestri di casa ne' palagi de' ricchi e de' nobili ; e prin- 
cipalmente i professori de' collegi e delle università, e non di rado 
le spie de' governi. Invano, nel censurare i versi di certi preti e 
frati, il Baretti si professa campione della religione, e adoratore 
de' loro conventi, de' loro istituti. Alla fine ebbe a confessare che 
dovea dai preti riconoscere tutte le nere calunnie ond'era stato 
coperto, e tutti i pericoli ch'avea corsi d'esser carcerato come va- 
gabondo, condannato come reo di ribellione, arso vivo dal San.- 
t' Uffizio come eretico. 

E poiché tutte le opinioni del dottor Johnson erano nel credo 
del Baretti, egli trasfuse nella Frusta letteraria anche il tori- 
smo del suo maestro, e non ebbe pietà per alcuno di quegi' Ita- 
liani che si erano esposti a rischi e fatiche a fine di liberare la 
patria dalle leggi e dagli usi tramandati dai secoli della barbarie. 
Il marchese Beccaria stimolato da irresistibile amore per la verità 
e per la patria, ebbe coraggio di comporre l'opera Dei delitti e 
delle pene ; ma sgomentato dello spirito dei tempi e del paese, la 
scrisse di nascosto, e la pubblicò senza nome. Tutti i governi d'Ita- 
lia misero una taglia, come al capo d'un malandrino, al nome del- 
l'autore perchè fosse scoperto. 

Se il popolo cominciava finalmente a distinguere fra peccati 
che si debbono rimettere al giudizio di Dio, e delitti che fanno 
responsabile il reo davanti alle leggi umane ; se la tortura comin- 
ciò ad essere abolita in Europa ; se il processo criminale si scoperse 
in tutta la sua originale spaventevole deformità, solo il Beccaria ne 
ha merito ; e sopra lui nondimeno il Baretti si avventò senza mi- 
sericordia. Strano e miserevole a dirsi ! che mentre gi' Italiani si 
sforzavano in ogni modo a risvegliarsi dal profondo letargo della 
schiavitù, un loro connazionale, lungamente vissuto fra un popolo 
avventuroso per libere costituzioni, dovesse venir d' Inghilterra a 
sostenere leggi, usi ed abusi, sol perchè consacrati dalla prescri- 
zione degli anni, e dal volere d'un papa. Né stette molto il Ba- 
retti a sapere, che la condizione politica della sua patria non con- 
feriva gran fatto ne sicurezza, ne pace. Egli avea scritto e provato 
ohe il cardinal Bembo non era stato altro che un poeta mediocre ; 
e gì' inquisitori di stato proibirono la continuazione della Frusta 
Wtteraria in Venezia, cacciando dal territorio della repubblica il 



138 GUIDA DELLA STAIVIPA PERIODICA ITALIANA. 

critico, cLe avea avuta l'audacia d'asserire die tre secoli prima un 
cardinale veneziano avea composto un certo numero di sonetti insi- 
pidi. — La Frusta ricomparve negli stati del papa; ma colà avendo, 
non senza ragione, notato d'ipocrisia e d'eresia l'abate de' Bene- 
dettini, prelato ed autore di molti libri allora celebri, adesso quasi 
dimenticati, il Baretti si vide costretto a cercar nuovo asilo in 
Lombardia. — La casa d'Austria, osservando che gì' Italiani di quel 
tempo erano troppo devoti ai loro nobili e preti, incominciò ad 
avvisar modo d'umiliare questi ultimi, e s'ingegnò di trarre a se 
l'amore e l'obbedienza del popolo per larghe promesse di miglio- 
ramenti, sebbene in appresso abbia fatto rivivere tutte le vecchie 
e barbariche leggi che le procacciano ubbidienza e odio. Era in 
quel tempo al governo di Lombardia il conte Firmian, stimato 
ed amato, specialmente fra gii uomini di lettere, per popolarità 
nell'amministrazione : ma quando il Baretti si disponeva a pubbli- 
care in Milano i suoi Viaggi di Portogallo, il conte gli mandò di- 
cendo, che in quel libro non si sarebbe potuto parlare di ninna 
cosa che si riferisse a politica. Un altro ministro che affettava 
grande ammirazione alla letteratura, invitò il Baretti a visitarlo, 
e lo ricevè nella camera j)ropria, dove non era che una sedia, e 
questa occupata dal ministro ; il che vedendo il Baretti, fredda- 
mente si mise a sedere sul letto. Questo tratto, ed altri della stessa 
specie bastarono a procurargli un ordine di esilio da tutti gli stati 
italiani; e cosi tornossene in Inghilterra, dove, attenendosi in teo- 
ria alle dottrine dell'ubbidienza passiva, continuò fino al settante- 
simo anno di vita, pensando, parlando, scrivendo e operando li- 
berissimamente ; e morì pochi mesi dopo il suo maestro Johnson. 
Continua povertà avealo avvezzato alla frugalità più severa, ma 
le lunghe astinenze lo indussero qualche volta a godersi i suoi 
guadagni con troppo poca economia. La Real Accademia di Lon- 
dra gli conferi titolo di segretario della corrispondenza straniera, 
coU'annuo stipendio di 25 lire, cresciuto poi fino a 80. È probabi- 
lissimo che senza questo aiuto non avrebbe lasciato di che pagare 
le spese del suo funerale. 

La Frusta letteraria era giunta al secondo anno, e là si ri- 
mase. Temporanei furono i mali che fece, permanenti i benefizi. 
A quel tempo la letteratura italiana, sotto le vecchie regole sco- 
lastiche giaceva in profondo letargo ; ne del tutto è da biasimare 
il Baretti se, per iscuoterla da quella stupefazione, armossi di ri- 
dicolo, di passione, di minacce magistrali, e costituì la pedanteria 
in una specie di dittatura. Tutte le sciocchezze che poterono com- 
mettersi nella repubblica letteraria, ebbero a provarne la severa 
autorità, umiliate tutte quasi sempre sotto i colpi d'un uomo fatto 
e nudrito per battaglie di quella specie. La folla de' lettori, ai 
quali il senso comune aveva già detto come gii storici prezzolati 
delle case sovrane, gli oratori dei panegirici ai santi, gli ammirati 
poetastri de' sonetti petrarcheschi e delle canzonette prosaiche, e 
gli scrittori delle dissertazioni accademiche erau nulli e peggio che 



LETTERATURA ITALIANA PERIODICA. 139 

nulli, si rallegrò vedendoli precipitar d' improvviso da quelle sedi 
accademicb.e sulle quali fin allora eran parati sacri e inviolabili. 
La misera vanità degl' Italiani clie si credeano maestri al mondo, 
fu pur fatta vergognare alquanto dal Baretti, il quale non restava 
mai dal gridare die ben gli stranieri, già più secoli prima, avean 
mestieri di condursi alle scuole d' Italia in cerca d' insegnamento ; 
ma ch.e al presente gl'Italiani farebbero bene a non isdegnar di 
ricorrere a quelle degli stranieri. In somma, da' nuovi principii 
inculcati dal Baretti emanarono assai corollari pregni di verità ne- 
cessarie ad essere intese e messe in atto dagl'Italiani: questo fra 
gli altri — che tutti gli uomini, e fra tutti principalmente quelli 
dotati di genio, debbono riguardare più al fine ch'ai mezzi; e che 
laddove i precetti d'un' arte non pieghino al fine, si debba abban- 
donarli. — Sciaguratamente gi' Italiani, per voler mettere in azione 
i mezzi a seconda di certe regole, smarrirono la vista del fine, e 
quegli fu tra' poeti e scrittori il più lodato, che più religiosamente 
erasi attenuto alla poetica d'Aristotile, alla rettorica di Quintiliano, 
e al vocabolario della Crusca : in una parola, sol che potessero so- 
disfare ai critici, tolleravano lietamente che tutto il resto del genere 
umano li giudicasse melensi. D'altronde i pregiudizi politici e re- 
ligiosi del Baretti non avrebbero potuto a que' tempi prender radice; 
ne egli, né Johnson, né chiunque altro degli scrittori che tenevano 
il campo, sarebbero bastati a dare impaccio allo riforme che per 
tutta Europa andavano maturando. La lotta per l' indipendenza in 
America, la diffusione della filosofìa francese e l'eloquenza de' capi 
della parte wliig in Inghilterra ; le controversie col papa, vinte da 
Giuseppe II in Germania e da Leopoldo in Toscana ; lo spirito filo- 
sofico tanto sottilmente professato da Federigo II di Prussia, l'eroe 
del suo tempo ; e finalmente il continuato progredire della scienza 
obbligarono gli uomini d'ogni paese, d'ogni partito, d'ogni setta 
ad agire a dispetto di sé stessi, e talvolta senza saperselo, in op- 
posto a quello ch'aveano fatto i loro padri. Il Baretti, anche allora 
che nemicava ogni tentativo di libertà politica e religiosa, predi- 
cava riforme e liberissimi principii in letteratura, non pensando 
mai che, rigenerata per nuovi principii la letteratura, ne viene 
presto tardi, inevitabilmente, il rinnovamento politico e religioso. 
Di ciò debbono gì' Italiani esser grati al Baretti che quelle dot- 
trine diffuse, e al dottor Johnson che primo le promulgò. 

Ne' trent'anni trascorsi dalla sparizione della Frusta letteraria 
alla rivoluzione francese, le opere periodiche crebbero in numero, 
non in valore. Le più continuarono, come già notammo ne' tempi 
anteriori, ad uscire da qualche università, dove i professori che 
individualmente si odiavano l'un l'altro, si univano in lega offen- 
siva e difensiva contro le università, i professori, gli scrittori e i 
giornali degli altri piccoli stati. I pochi, paurosi d'attaccar brighe 
per dispute inutili, o che sdegnassero trafficar lodi e censure, o 
giustamente spregiassero i giornali d'Italia, erano assaliti d'ogni 
parte ; ed Alfieri più duramente ohe altri. Quelli di minor merito j 



140 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

ma ]3Ìù sperti nell'arte d'usurpare celebrità, adulavano tutti i cri- 
tici d' Italia, e ne erano adulati a ricambio ; ed un autore cbe fosse 
nobile e allungasse il suo nome con una coda di titoli o derivati 
dalla famiglia o da uffizio di professore o d'altra carica, vedeva 
gareggiare i giornalisti a far echeggiare que' titoli dalle Alpi in 
Piemonte fino all' Etna in Sicilia. Poche sono le opere periodiche 
pubblicate da cinquant'anni in qua, dove non trovisi registrato il 
nome e l'elogio del cìUarissimo signor conte Gian Francesco Ga- 
leani Napione da Cocconato, che ben ci richiama alla memoria il 
nome e i pregi di Lady Carolina Wilhehnina Amelia Sheggs del 
BUON Vicario di Wakefield. Per verità, questo cltiarissimo signor 
coìite Gian Francesco Galeani Napione da Cocconato pubblicò circa 
trent'anni fa un trattato in due volumi Sui pregi della lingua ita- 
liana, abbondante d'erudizione e non ignudo di buon senso ; ma 
scrittore mediocre e freddissimo, non sa l'arte d'abbellire lo stile 
con le ricchezze di quella lingua di cui è si largo lodatore ; e dei 
grammatici, che per tutti accettarono i suoi precetti, non uno 
seppe farne un'applicazione. L'opera sembra composta veramente 
per adulare la povera vanità degl' Italiani, ai quali il nobile autore 
intende di provare « essere la loro favella un armonioso gravicem- 
«. baio, e ogni altra lingua non altro che una chitarra ». Ma dov' è 
chi possa oggi toccar con effetto il meraviglioso istrumento? e per- 
chè, sotto le mani del suo panegirista 1' istrumento è quasi sempre 
fuor di tono, e sempre monotono ? Molti altri libri composti, o da 
esser composti dal nobile autore si trovano portati a cielo nelle 
opere periodiche di quel tempo, ma noi non abbiamo potuto rin- 
tracciarli ; e quelli cui ci volgemmo per averne contezza, tutti ne 
assicurano non averli veduti mai, nò sapere se pur mai fossero pub- 
blicati. Noi non avremmo mentovato questo nobile autore, se, come 
il più antico e venerando fra i molti idoli viventi che si godono la 
periodica adorazione de' giornalisti italiani, non fosse stato oppor- 
tuno a porgere un'idea dell'aristocrazia letteraria. Ed oggi, quando 
il nobile autore possiede la veneranda maestà degli anni, e la so- 
lenne gravità di essersi proposto a' suoi concittadini insegnatore 
dell'arte difficilissima di scordare tutto quel che hanno imparato 
dal. 1790 fino a questi tempi; oggi, quando tutti i nostri giorna- 
listi scrivono a dettatura dei governi, di quei governi ove i reg- 
gitori non han fede che nei consiglieri consultati dai padri loro ; 
oggi più che mai, da Torino a Palermo, tutti i giornali risuonano 
dei sonante nome dei chiarissimo signor conte Gian Francesco 
Galeani Napione da Cocconato l 

La rivoluzione fatta dai Francesi in Italia trasse seco la li- 
bertà della stampa ; ma i giornali e le opere periodiche non se ne 
avvantaggiarono affatto, però che tutti ad un punto degenerarono 
in gazzette politiche. Napoleone, dopo dieci anni dalla sua con- 
quista d' Italia, riunì tutte le province settentrionali della penisola, 
e le chiamò regno d' Italia ; ed allora volle convertire tutti, tranne 
pochi, i letterati in professori d'università, in niembri del Senato, 






LETTERATURA ITALIANA PERIODICA. 141 

e dell' Istituto Reale, panegiristi e cantori delle alte sue gesta, 
editori e censori de' suoi giornali. Favorì le scienze, e tenne basse 
le lettere, avendo queste in si vii pregio clie non dubitò d'abolire 
nelle università le cattedre d'istoria, d'eloquenza, di lingue anti- 
che e orientali, non eccettuata la greca. Era, si, tollerabile qualclie 
opera periodica allorcliè trattasse di calcoli algebrici e di sperimenti 
fisici; ma all'incontro gli articoli che riferivansi a' prodotti del- 
l' immaginazione erano soioccliissimi ed estremamente abietti, dettati 
dalla paura o dall'adulazione. Ne venne che molti scrittori accet- 
tassero allegramente il giogo della schiavitù per poter fare del- 
l'apostasia un mezzo di utilità a sé, e di ruina altrui: perciò isti- 
tuirono un giornale, chiamato 11 Poligrafo, nel quale si professa- 
rono sostenitori della dottrina : « Che chiunque censuri le opere o 
le opinioni d'uno scrittore stipendiato dal re, è reo di satira con- 
tro il re ; imperciocché se il re proteggesse un cattivo scrittore, il 
re sarebbe ignorante e melenso ; ora, siccome il re non può essere 
accusato d' ignoranza e di melensaggine da ninno de' sudditi, né 
direttamente né indirettamente, se ne ha per legittima conseguenza 
che quel critico il quale disapprovi le opere, le dissertazioni, i 
poemi, sonetti, canzonette e giornali scritti da un professore mem- 
bro dell' istituto, senatore, o addetto alla corte, censura indiretta- 
mente la dottrina e il giudizio del re, e per ciò dev'essere punito 
come reo di crimenlese. » 

Ad uomini nati in paese non interamente schiavo parrà incre- 
dibile, che siesi potuta mai sostenere una dottrina di tal fatta ; ma 
coloro che conoscono a prova che cosa voglia dire governo assoluto, 
non si stupiranno mai di qualunque artifizio e sofisma inventato 
a favore della schiavitù. Se quelli che largheggiano tanto in lode 
di que' principi che sparsero danaro sui letterati, esaminassero più 
freddamente la storia di tutti i tempi e di tutti i popoli, sarebbero 
accorti, che fu sempre usanza de' governi comprare gli uomini di 
genio come altrettanti strumenti ad affrettare la servitù delle na- 
zioni. 

L'Austria co' suoi alleati rovesciò Napoleone, e riebbe stato 
in Italia non tanto per forza d'armi, quanto per promesse di libe- 
rali istituzioni — promesse che anche Napoleone sul principio aveva 
adoperate con buona fortuna contro i monarchi d' Europa, e che i 
monarchi d'Europa, come ne venne loro il destro, rivoltarono, ado- 
perandole anch'essi, contro di lui efficacemente. A' nostri dì, vincerà 
sempre certamente colui, che meglio degli altri saprà cattivarsi le 
orecchie di quella moltitudine di creduli animali chiamata uma- 
nità, sempre pronta a fidarsi di chi la pasce di speranze, e a tre- 
mare sotto la sferza di chi, dopo averla ingannata, l'opprime. Per- 
tanto gli Austriaci furon solleciti di tirare alla lor parte gli scrittori 
più acconci ad esagerare i mali passati del dispotismo francese, e 
le paterne intenzioni del nuovo dispotismo tedesco. Molti nondi- 
meno, fra coloro che non avean riputato ignominia lo adorare con 
servilità superstiziosa e fanatica il genio potente di Bonaparte, sen- 



142 GUIDA DELLA STAMPA. PERIODICA ITALIANA. 

tirono elle sacrificar del pari la verità e la patria ai Tedeschi li 
avrebbe coperti dell'abominio, dell'esecrazione universale. Comun- 
que fosse, fu allora fondato in Milano sotto gli aus^^ici austriaci il 
giornale letterario intitolato La Biblioteca Italiana. Ben sapeano 
gli editori, che se si fossero apertamente professati partigiani del 
nuovo governo, si sarebbero tirato addosso l'odio del pubblico; e 
però con un artifiizio insidioso e perseverante si contentarono di 
denigrare il merito letterario, e deridere le opinioni di quanti erano 
conosciuti per partigiani dell'unione e indipendenza d'Italia. Con 
tutto ciò, alcuni de' suoi articoli meritano d'esser letti; molti, nep- 
pure d'esser confutati. 

Un altro giornale letterario, istituito sei anni appresso col 
nome di Conciliatore, fu uno sfortunato tentativo di contrabilan- 
ciare le triste tendenze della Biblioteca Italiana. I cooperatori ave- 
vano più d' intelletto e di buone intenzioni, che di prudenza e di 
esperienza. Le pagine del loro giornale, date quasi del tutto a favo- 
rire i partigiani del romanticismo contro a' partigiani del classi- 
cismo, eran giudicate assai j)0vera cosa dalla generalità dei lettori, 
i quali domandano opere d' immaginazione già fatte, e non dispute 
interminabili sul modo di farle ; e siccome agli editori della Bi- 
blioteca Italiana agevolmente riusciva di dare ad intendere a' par- 
tigiani del classicismo, che gli altri divulgatori di letterarie inno- 
vazioni non fossero altro che una colonia di Carbonari sott' altro 
nome, e che loro scopo era lo sconvolgimento d'ogni antica isti- 
tuzione, il governo austriaco soppresse il Conciliatore ', ne il pub- 
blico ne pianse gran fatto. 

Un altro giornale. Il Ricoglitore, e scevro di qualunque ten- 
denza politica. Comparve, son pochi anni, a Milano col nome di 
Spettatore Italiano, e poi di Spettatore Stratiiero. Poche cose ine- 
dite vi si contengono, e si compone di molti estratti d'opere ita- 
liane già pubblicate, e di traduzioni di articoli da opere periodiche 
francesi, e inglesi. E' pare che non salisse mai in grande stima, 
perchè specialmente l'editore non metteva verun pensiero a pub- 
blicarlo periodicamente. 

Il giornale avente per titolo Nuova collezione di opuscoli scien- 
tifici e letterari comparisce mensilmente in Bologna, ed è compo- 
sto di opuscoli antichi o moderni, latini o italiani, che non sieno 
stati mai pubblicati, e sieno secondo le intenzioni degli editori. 
Ma salvo alcune iscrizioni monumentali che sono modelli della più 
pura latinità, vi s' incontrano pochi articoli, degni di lode o di cen- 
sura. Quanto è delle iscrizioni, sembra che l'università di Bologna 
mantenga quella superiorità che in siffatta specie di componimenti 
gì' Italiani tennero sempre. Più grande attenzione è dovuta in que- 
sta collezione agli articoli scientifici; e fra tutti vogliamo notato 
nel terzo numero un Saggio sulla Prognosi delle malattie, che me- 
riterebbe esser tratto fuori dell'oscurità d'un giornale, e svolto in 
un trattato, per bene de' medici e dell'umanità. 

In Roma il Giornale Arcadico è giunto al 75.° volume. Molto 



LETTERATURA ITALIANA PERIODICA. 143 

gusto e poco genio dimostra questo giornale, e quel gusto, a dir 
vero, solamente ne' subietti di letteratura classica, e antichità. Negli 
scavi intrapresi a Roma per opera della duchessa di Devonshire, 
si scoprirono assai frammenti de' Fasti Capitolini, tanto ed invano 
desiderati fin allora. La scoperta è stata occasione perchè il signor 
Bartolomeo Borghese in due volumi d' illustrazioni correggesse molti 
errori d' istoria, e accertasse la data di alcuni avvenimenti negli 
annali della repubblica romana, che non erano ben conosciuti. La 
critica intorno a questi monumenti e la loro illustrazione nel Gior- 
nale Arcadico, sono scritte veramente con penna maestra ; e lo 
stesso potrebbe dirsi delle osservazioni fatte nel medesimo giornale 
intorno a' Codici antichi scoperti e pubblicati dall'abate Mai, bi- 
bliotecario del Vaticano, se non fosse la troppo esagerata ammira- 
zione per l'antichità, e la troppo implicita deferenza alle opinioni 
dell'erudito ricercatore e scopritore di que' tesori. D'altronde que- 
sto giornale può trattare solamente di que' subietti, di cui la di- 
scussione è permessa nella capitale del papa. Ha nondimanco il 
merito del non farsi della religione un pretesto ad inveire contro 
le opinioni politiche ; e se tutti i numeri somigliano a quelli che 
ora ci stanno dinanzi, dee credersi che gli editori siensi determi- 
nati a tenersi severamente entro i limiti della letteratura e delle 
scienze. 

Il più stimabile fra gli editori di opere periodiche in Italia, 
il solo che — longo secl proximus ititer^mllo — si avvicini agli edi- 
tori de' giornali più popolari dell'Inghilterra, è l'editore dell' An- 
f elogia di Firenze. Benché in questo giornale non sieno tutti di 
egual pregio gli scritti contribuiti, e benché spesso vi si abbia a 
notare uno strano contrasto, trovandovisi de' tratti d'eloquentissima 
filosofìa tramezzati a discussioni piene di fredda pedanteria, pur 
nondimeno, considerata nel totale, l'opera è condotta con perspi- 
cacia e diligenza. I suoi principii, lontani dalla temerità e dal- 
l' imprudenza, son liberali ; le critiche, scevre dello spirito di ge- 
losia municipale ; e quando il giornale non può adornarsi di buoni 
articoli originali, proferisce assai saviamente di tradurre da gior- 
nali stranieri estratti di racconti di peregrinazioni e viaggi, che 
alla fin fine sono le opere più istruttive e gradevoli, ed agi' Ita- 
liani necessarie. Generalmente V Antologia e scritta in uno stile 
assai più vivace che non qualunque altra delle opere periodiche 
italiane, ma assai meno di quanto vuoisi a toccare la perfezione in 
opere di questa specie. Gli editori sono certamente uomini dotti 
ed abili a condurre un giornale, hanno studiato con gran cura la 
lingua, e fattosi uno stile che piace ; ma con tutto ciò manca loro 
quell'avventurosa facilità che si desidera in opere pubblicate per 
lettori d'ogni età, d'ogni classe e d'ogni sesso. Tale facilità non 
è tanto l'effetto del sapere e dell'ingegno, quanto dell'abito di 
comporre quotidianamente, e d'osservare le peculiari inclinazioni 
del pubblico pel quale si scrive. A dir vero, il gusto universale 
non può essere accertato fra gì' Italiani, i quali, parlo dei viventi, non 



144 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

sono un popolo clie ami di leggere quanto altre nazioni d' Europa. 
Non sarebbe forse esagerazione l'asserire cbe piìi grande è in In- 
ghilterra il numero degli autori, clie in Italia il numero di quei 
elle leggono. L'abito di scrivere tutti i giorni, sia per diletto, sia 
per vanità, sia per faccenda, raffina la mente e conferisce fluidità 
e abbondanza anche alla penna dei men privilegiati dalla natura, 
dei men saviamente educati in loro gioventù. Senza un abito sif- 
fatto, potrà un uomo di genio per lungo studio e meditazione giun- 
gere a comporre un'opera degna della posterità, come quelle degli 
autori di Grecia e di Roma, ma non potrà competere coi giorna- 
listi moderni, ne gittare in carta, currenti calamo, un articolo che 
non faccia addormentare i lettori. Quel verso del Voltaire: 

Tel brille au second rang qui s'cclipse au premier 

sarebbe del pari verissimo, benché d'una verità di men subita evi- 
denza, se dicesse : 

Tel brille au premier rang qui s'ùclipse au second. 
(1824). 

Ugo Foscolo (1). 



(i) A completare lo studio del Foscolo, scritto, come si vede, molti anni fa, ag- 
giungerò poche altre notizie sul giornalismo letterario italiano. Abbiamo visto le vi- 
cende del Giornale dei letterati (1697), della Galleria di Minerva fondata a Venezia (1696), 
del nuovo Giornale dei letterati (1716), àtW Osservatore Veneto del Gozzi (1761), del 
Caffè dei fratelli Verri e Beccaria (1772), del Conciliatore e àtW Antologia del Vieusseux, 
soppressa nel 1833. — Ora vediamo le vicende del giornalismo letterario da quest'epoca 
sino ad oggi. Nel luglio del 1846 il Predari riusci in mezzo ad ostacoli innumerevoli 
a dar vita a Torino all'Antologia italiana; più tardi, nel novembre del 1853, fu fon- 
data anche a Torino un'altra pubblicazione mensile, la Rivista Contemporanea, allo scopo 
di sostenere le idee liberali ed unitarie; in essa scrissero il Correnti, il De Sanctis, il 
Massari, l'Arrivabene ed altri molti, ed ebbe un successo sempre crescente fino al'éo 
e durò fino al trasporto della capitale a Firenze, epoca in cui dovette sostenere la con- 
correnza delle nuove pubblicazioni letterarie che videro la luce man mano nelle prin- 
cipali città d'Italia. Fra queste la più notevole e che ancora occupa il primo posto, fu 
la Nuova Antologia che il prof. Protonotari intraprese a pubblicare a fascicoli mensili 
a Firenze il 6 febbraio 1866, quasi a riallacciare le splendide tradizioni della famosa 
rivista del Vieusseux. Malgrado le difficoltà finanziarie dei primi anni, al Protonotari 
riusci nel 1878 a pubblicare la Nuova Antologia ogni 15 giorni. Qualche anno dopo 
la trasportò a Roma, dove la diresse sino al 30 marzo 1888, anno in cui il Protono- 
tari morì. La Nuova Antologia è rimasta fin dal suo primo apparire la più importante 
delle nostre riviste letterarie. — Altri periodici letterari vennero in seguito alla Nuova 
Antologia, fra questi la Rivista Europea fondata, a Firenze dal Pancrazi' nel 1873 e che 
sospese le sue pubblicazioni in capo a pochi anni. — Tuttavia la stampa letteraria li- 
mitavasi alle riviste e a qualche modesto foglio pubblicato qua e là, ma di poca im- 
portanza. Nel 1877 a Torino nacque la Gai:(etta letteraria (come supplemento a quella 
Piemontese), che vive tuttora e prosperosa — Il 23 lugHo 1879 uscì il primo numero 
del Fanfulla della domenica (vedi prov. di Roma) diretto da Ferdinando Martini; era 
il primo tentativo serio di un giornale letterario settimanale fatto alla capitale. Il suc- 
cesso sulle prime fu tale che quasi tutti i giornali politici di qualche importanza vollero 
avere il loro supplemento letterario; cosi si ebbe V Opinione della domenica, la Ganetta 
del popolo della domenica, il Pungolo della domenica, il Giornale napoletano della dome- 
nica, la Domenica del Fracassa, ecc. Questo giornalismo fu battezzato col nome di let- 
teratura della domenica. Ma tutti questi giornali non ebbero gran fortuna e soltanto 



STATISTICA DELLA STAMPA 



Prima di vedere quanti giornali si pubblicano attualmente in Italia, 
vediamo quanti se ne pubblicano in tutto il mondo, per stabilire dei 
confronti molto istruttivi. 

In tutto il mondo, secondo una statistica piuttosto recente, si pub- 
blicano 34,700 giornali, uno più uno meno, s'intende, i quali diffondono 
annualmente 1 1 miliardi circa di copie. Sono cifre che si fa presto a leg- 
gerle, ma a pensarci su vengono le vertigini. Che immensa quantità di idee, 
ogni giorno, gettata sul pubblico mercato e subito comprata e in poche 
ore divorata! Che sforzi poderosi d'ingegno, che lotta titanica fra l'im- 
mobilità ed il progresso, fra la luce e le tenebre ! Ma sopratutto che 
meraviglioso cammino in pochi anni ! 

Ci vollero 18 secoli per arrivare dal Diaria dd Koma.nì a\V Osserva- 
tore Veneto di Gaspare Gozzi: bastarono 50 anni per giungere da questo 
al Times. 

E il movimento continua, s'allarga: invano si alzano dighe, invano 
si stabiliscono barriere. Questa fiumana di carta sfonda ogni resistenza, 
portando dappertutto, nelle case, per le vie, nei pubblici ritrovi, fin negli 
ultimi villaggi, con l'odore dell'officina, l'idea nuova, la coscienza della 
civiltà. Questo coro di 54,0.^0 voci che si rinnovellano più fresche, più 
limpide, più argentine, pare che voglia dire all'umanità stanca e scorag- 
giata: avanti, avanti sempre ! Insomma, come una volta si misurava la 
civiltà di un popolo dalla quantità di sapone che consumava, oggi la si 
misura dalla quantità di giornali che possiede. 

Su 34,700 giornali stampati in tutto il globo, 4,024 sono quotidiani, 
con una diffusione di 6,724,728,126 copie. 

L'Europa e l'America del Nord, i campi più fecondi del giornalismo, 
vantano assieme 31,957 periodici. 



pochi ne sopravvivono; rimase, fra gii altri, il FanfuTìa della domenica, malgrado che 
il Martini l'avesse abbandonato per fondare la Domenica Letteraria morta dopo tre soli 
anni di vita. Ad onore del vero però bisogna dire che quest'ultimo giornale per la 
varietà degli articoli, per l'abbondanza della cronaca italiana ed estera riusciva più in- 
teressante del Fanfuìla della domenica, il quale ora, diretto da Eugenio Checchi, è tal- 
volta di una pesantezza intollerabile. Merita pure di essere ricordata la Cronaca Bizan- 
tina fondata dall'editore e scrittore Angelo Sommaruga nel 1881, e redatta con molto 
buon gusto. Sospesa nel 1885 in seguito al famoso processo, pel quale il Sommaruga, 
condannato con soverchia severità, scappò a Buenos Avres, fu ripresa nuovamente per 
iniziativa della Tribuna, al principio del i886, sotto la direzione di Gabriele D'Annun- 
zio. Ma non riusci pur troppo a riconquistare l'antico terreno, ed in capo a tre o quattro 
mesi fu ridotta a dover sospendere le pubblicazioni. Un'altra rivista. Lettere ed arti, è 
stata fondata sui primi del 1889 a Bologna, diretta dal Panzacchi. Ma né questa ne 
altri giornali letterari godono esistenza molto florida. Per ora la letteratura periodica 
italiana non sembra destinata ad aver fortuna; ci vorranno molti anni ancora prima di 
giungere al livello della Francia, della Germania o dell'Inghilterra dove i viaganini 
letterari, numerosissimi, godono una vita prospera e rigogliosa. 

N. Bernardini — Guida della Stampa periodica italiana — io. 



146 GUIDA' DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

L'Europa è alla testa per il numero, la circolazione e l'influenza 
con 19,557 giornali, fra cui 2403 quotidiani. Seguono: l'America del 
Nord con 13,402 (113 6 quotidiani); l'Asia con 785 (154 quotidiani); 
l'America del Sud con 6<^<) (208 quotidiani); l'Australia con 182 (25 
quotidiani); l'Africa con 50. 

Questi giornali consumano in media annualmente 750 milioni di 
chilogrammi di carta. 

Venendo più davvicino ad occuparci delle condizioni della stampa 
nel continente europeo, troviamo l'Inghilterra al centro del mondo gior- 
nalistico, non tanto per il numero, quanto per il privilegio incontrasta- 
bile della libertà e per la estesa influenza dei suoi periodici. 

Dal Neiuspaper Press Directory pel 1886 si rileva che il numero to- 
tale delle pubblicazioni periodiche d'ogni genere che vede la luce nella 
Gran Brettagna e Irlanda è di 2,093, ^^^^^ quali 400 escono a Londra, 
1,225 ^^^^^ ^1^^^ provincia, 83 nel paese di Galles, 193 nella Scozia, 
162 nell'Irlanda e 21 nelle piccole isole di Man, Wight, ecc. 

Il numero dei giornali quotidiani era di 187, quello dei nmganini 
mensili e trimestrali di 1368, di cui 397 religiosi. — Dal punto di vista 
delle opinioni i 187 giornali quotidiani possono dividersi così : 65 libe- 
rali, 42 conservatori, il resto indipendenti e neutrali. 

Ecco ora un piccolo quadro finanziario dei principali giornali di 
Londra : 

Il Times, trent'anni fa dichiarava in un articolo di fondo che il suo 
introito lordo equiparava quello del più fiorente principato tedesco; oggi, 
dà la cifra di almeno 1,036,000 lire sterline, per un anno — oltre a 
25,900,000 franchi. Il Daily Telegrapìi, 3,000,000; lo Standard, 1,500,000; 
il Daily Neius, 750,000; il Morning Post, 250,000. Il Daily Telegraph 
viene stampato con dieci macchine Hoe, che buttan fuori 120,000 copie 
all'ora; la tiratura quotidiana somma a circa 300,000. Il peso della carta 
adoperata ogni giorno è di 21 tonnellate, il che, messo in buona linea 
retta, misura la bagattella di 260 miglia. La spedizione di Stanley in 
Africa costò al giornale 400,000 franchi. 

Lo Standard si stampa con 8 macchine, di cui 7 danno una tiratura 
di 14,000 copie per ora; l'ottava stampa e taglia i fogli, combacia le 
due metà e piega il foglio, beli' e pronto per la fascia — dandone per 
12,500 all'ora. La carta impiegata per questo giornale (che ha due edi- 
zioni quotidiane) ammontò lo scorso anno a 4,277 tonnellate — in lun- 
ghezza 50,000 miglia. Lo staf dello Standard si compone di 500 im- 
piegati, e costa, in puro stipendio settimanale, 37,500 franchi. 

Il Daily Cbroìiicle, fino a pochi anni or sono, non era che un gior- 
nale locale della City. Il signor Lloyd lo comperò per 30,000 sterline, 
collo scopo di formarne un vero e completo giornale quotidiano di 
Londra, inspirato a principii liberali. 

Egli calcolava che, prima di raggiungere il voluto successo, altre 
170,000 hre sterline dovevano spendervisi attorno. Ordinò subito nuove 
macchine da stampa pel valore di 200 mila franchi. Gli uffici in Fleet 
Street costano al signor Lloyd 1,000,000 di franchi. 

Queste cifre, purtroppo, fanno venire l'acquolina in bocca a più 
d'uno dei proprietari dei nostri giornali 1 



STATISTICA DELLA STAMPA. 147 

La stampa della Germania è superiore per importanza numerica a 
quella dell'Inghilterra, ma le è inferiore quanto a circolazione; essa 
conta 5529 pubblicazioni, di cui 865 quotidiane; 5000 circa sono scritte 
in tedesco e oltre 200 in lingue straniere. Tra i detti periodici, circa 
450 escono nella capitale. 

In Germania si è fatta una curiosa statistica : quella dei giornalisti. 
Si è trovato che vi sono 19,350 persone, l'occupazione principale delle 
quali è quella di redattori di periodici, scrittori, autori, ecc. 

Di questi appartengono al sesso maschile 19,000 e 550 sono donne; 
8,142 non avevano altra occupazione che quella di giornalisti e 11,208 
coprivano anche altri ufficii. Si occupano saltuariamente di collaborazione 
in giornali 2,221 altre persone, cioè 2,140 uomini e 81 donne. Riassu- 
mendo, 21,571 persene, maschi e femmine, hanno il carattere assoluto 
od accessorio di redattori, scrittori, autori, ecc. e dai loro lavori letterari 
traggono i principali mezzi di sussistenza. 

Paris c'est la Pmnce. è tanto vero parlando di giornali quanto di 
ogni altra cosa. Nella Francia circolano circa 3800 periodici, ma di questi, 
secondo una statistica pubblicata nel dicembre del 1888, 1648 escono a 
Parigi, 150 giornali quotidiani parigini mettono in circolazione 900,000,000 
di copie, cioè tre volte tanto quanto uniti tutti i quotidiani della Francia. 

I 1648 giornali di Parigi vanno divisi cosi: 94 politici, 56 letterarii, 
66 illustrati, 16 diplomatici ed economici, 17 di assicurazioni, 63 catto- 
lici, 21 protestanti, 2 israelitici, 23 massonici, 27 militari, 25 di sport, 
146 finanziarli, 85 industriali, 20 teatrali, 84 di giurisprudenza, 34 di 
annunzi, 60 di mode, 66 commerciali e 143 di diversi generi. 

Le riviste si possono cosi dividere in gruppi: 

Letterarie e politiche 83, medicina e farmacia 134, belle arti, lavori 
pubblici, tecnologia 128, scienze 71, istruzione ed educazione 72, ammi- 
nistrazione 34, agricoltura e orticoltura 48, bibliografia 32. 

L'anno 1S87 ha visto nascere 493 periodici di cui 243 morivano 
prima d'aver visto l'anno 1888. 

La stampa dell'Austria, che con la varietà delle favelle costituisce 
addirittura un musaico linguistico, a paragone degli altri stati ha una 
diffusione ben limitata; conta 1400 giornali e riviste. 

Nel 1850 l'Austria cisleitana contava solamente 251 giornali; nel 1851 
erano 238, di cui 50 in italiano. 

Nell'Ungheria, si stampavano nel 1886 708 giornali; cioè 516 un- 
gheresi, 160 tedeschi, 45 slavi, 27 rumeni, 6 italiani, 2 francesi e i 
ebraico. 

II giornalismo ungherese è di data recente, ma ha avuto uno svi- 
luppo rapidissimo in pochi anni. Il primo giornale ungherese, Magyar 
H ir mondò (Il iMessaggere ungherese) comparve il i." gennaio 1780 sotto 
la direzione di Matteo Rach in Prcsburg. A Budapest comparve VS ot- 
tobre 1788 il primo nuniero di un vero periodico ungherese, il Magyar 
Merkurius, il quale si stampava due volte per settimana coi caratteri di 
Francesco Paczko. Il secondo giornale ungherese in Budapest, intitolato 
Ha^ai-Tudositòl (Notizie patrie) fu fondato il 2 luglio dell'anno 1806 
da Stefano KulcsAr. Fu il primo giornale in 4.° che ebbe qualche durata. 



148 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Nel 1829 l'Ungheria contava 12 giornali; nel 1830 ve n'erano io 
in lingua ungherese; nel 1840 erano 26; nel 1850 soli 9; nel 1861 ar- 
rivarono a 53; nel 1870 erano 146 e io anni dopo erano 368, che 
nel 1883 raggiunsero la cifra di 646 e nel 1886 di 708! 

In Ispagna si pubblicano 888 periodici, di cui 220 quotidiani. — 
Nel 1848 vedevano la luce 53 giornali a Madrid e 35 a Barcellona; 
nel 1850 quelli di Madrid erano saUti a 6). Durame il 1851-52, regnando 
Isabella, la stampa spagnuola subì durissime angarie. Di 14 giornali che 
nel 1852 si pubblicavano a Madrid, i soli tre ministeriali. La Gaceta, 
La Espana e L'Orden continuarono a vedere la luce; gli altri non com- 
parirono più fino a che non trovarono un direttore responsabile colle 
condizioni volute dalla nuova legge. Lo stesso avvenne dei 19 giornali 
che si pubblicavano nelle provincie. Degli 888 giornali che oggi si pub- 
blicano nella Spagna, 230 escono a Madrid. Per le materie si dividono 
così: politici, 60 a Madrid e 194 in provincia; letterarii, 5 a Madrid, 
31 in provincia; illustrati, 19 nella capitale, 26 nelle provincie; catto- 
lici. Ila Madrid e 82 nelle altre città; ecc. 

Il Belgio per la diffusione dei suoi 801 giornali occupa il primo 
posto subito dopo l'Inghilterra. Degli 801 giornali e riviste periodiche 
che vi si pubblicano, 297 si stampano a Bruxelles e di questi loi sono 
politici (25 quotidiani e 76 non quotidiani), 18 finanziari, 30 di agri- 
coltura, commerciali e industriali, 148 di diversa specie. 

Dal 1873 al 1883 il numero dei giornali che si pubblicano nella 
Svizzera è aumentato di un terzo. Nel 1873 erano 409, nel 1883 saH- 
rono a 576. Uno solo de' giornali che pubblicansi ora nella Svizzera data 
dal 1700. Al principio del secolo se ne pubblicavano solo 11; nel 1829 
erano 16; nel 1848 erano saliti a 50, Dei 576 giornali ora esistenti, 70 
sono quotidiani, 180 escono da due a cinque volte la settimana, 174 
ogni settimana, gli altri 152 sono mensili, bimensili e trimestrali. 

Nel 1884 la Svezia e la Norvegia unite avevano 484 giornnli, di 
cui 98 stampavansi a Stocoima. 

In Olanda si pubblicano 433 giornali; questa nazione — come ab- 
biamo visto — si contende la gloria di avere pubblicato il primo gior- 
nale (i). 

Nel Portogallo si pubblicano poco più di 200 giornali. 

In Grecia nel 1851 uscivano 81 periodici; nel 1866 ne uscivano 77, 
di cui 34 ad Atene. Nel 1883, 52 giornaU politici uscivano ad Atene, di 
cui 2 in francese. Quanto ai giornali delle provincie erano ripartiti 
cosi: Cicladi 14, di cui io a Sira; Peloponneso 22; continente greco 



(i) A complemento di ciò che ho detto a p. 53 aggiungo qualche altra notizia, 
ricavata da una recente pubblicazione fatta da R. van der Meulen, bibliotecario del 
Circolo di lettura a Rotterdam; in essa è detto che oramai è quasi certo che prima 
del 1607 si pubblicavano in Amsterdam de' giornali ebdomadari e quotidiani, abbenchè 
non si conservi nessun esemplare di queste pubblicazioni. Il più antico numero di 
giornale che si conservi è del 5 aprile 1621. La Biblioteca reale dell'Ha^'a è in pos- 
sesso d'un certo numero di copie della Courante uyt Italien en Duytschìand (Notizie 
d'Italia e di Germania), giornale che rimonta al 25 aprile 1626, e dei Tydinghe uyt 
verscheyde Quartiere. (Notizie dei differenti paesi) che datano dal 1629. 



STATISTICA DELLA STAMPA. 149 

ed Eubea 6; isole jonie 13; Tessalia ed Epiro 12. Una ventina di gior- 
nali in lingua greca si pubblicano fuori della Grecia. Il numero di riviste 
e periodici s' eleva a 30, di cui 20 escono ad Atene (i). 

In Turchia si pubblicano circa 80 giornali; a Costantinopoli 21, di 
cui 9 quotidiani e 12 riviste. Una notizia curiosa: Costantinopoli ha 68 
tipografie ! 

Negl' immensi domini della Russia a mala pena si stampano 766 
periodici, cioè: 197 a Pietroburgo, 79 a Varsavia; 75 a Mosca, 36 a 
Helsingfors, 23 a Riga, 21 a Tiflis, 20 a Kiew, 19 a Odessa, 11 a Kazan, 
II a Charlov/, 9 a Reval, 8 a Dorpat e altri 8 a Mitau. 

In Romania escono 42 riviste, io diari umoristici, 60 politici e 7 
organi ufficiali; in tutto 121 giornali. 

Negli Stati Uniti d'America e Canada escono 13,402 giornali e ri- 
viste periodiche. In un anno, dal 1883 al 1884 vi fu un aumento di 
1600 giornali e in io anni di 5618! 

Lo spazio e la natura del libro non ci permette un esame minu- 
zioso di questa statistica anche per gfi altri continenti, epperò diamo 
alcuni particolari intorno alle lingue adoperate dai giornali: primeggia 
fra tutte la lingua inglese con 16,500 periodici; viene seconda la tedesca 
con 7800; terza la francese con 3850; quarta la spagnuola con 1600; 
r italiana, ecc. &cc. 

Ora vediamo la statistica della stampa in Italia, alla fine del 1887. 

Il numero dei giornali e delle riviste è cresciuto di circa nove volte 
dal 1836 in poi, cioè da quando si hanno notizie ufficiali o private. Si 
contavano nel territorio degli antichi stati, corrispondenti all'attuale Regno, 
185 periodici, ed ora sono 1,606. E siccome nello stesso spazio di tempo 
la popolazione è salita, entro gfi stessi confini territoriali, da 22 mifioni 
scarsi a oltre 30 milioni di abitanti, cosi il numero dei periodici si rag- 
guagfiava ad i per 118,785 abitanti nel 1836, ed ora si ragguaglia ad 
I per 18,842. 

Se il ragguaglio si fa colla sola parte della popolazione che sa leg- 
gere, si trova un periodico per 9,474 persone nel 1871, uno per 6,409 
persone nel 1880, ed uno per circa 6,949 persone nel 1887. 

Il giornale che conta più anni di vita è la Ga:^:(etta di Genova, fon- 
data nel 1798, e che si fuse recentemente col Commercio. Fra le riviste 
scientifiche, la più antica è quella intitolata: ^///^(?//a R. Accademia dei 
Lincei, la cui fondazione risale al 1604, e che ora si pubofica a Roma. 
Poi ve ne sono: uno fondato nel 1805, ^^^ '^cl 18 15, uno nel 1822 
(la Collezione Celerifera delle le^gi e dei decreti dello Stato, che si stampa 
pure a Roma); uno nel 1825, due nel 1829 (gli Annali dell' Istituto di 
cornspondenia archeologica germanica, e 1' altro il Bollettino dell' Istituto 
medesimo, tutt'e due pubblicati a Roma); uno nel 1830, due nel 1835 
(uno dei quali è VActa 5. Sedis, edito nella capitale), ecc. 

Tra i giornafi quotidiani di Roma, i più antichi sono l'Opinione (1847), 
il Diritto (1854), ['Italie (1860), la Gaietta Ufficiale e l'Osservatore Ko- 



(i) Nella mia collezione di giornali ho la raccolta completa dei periodici greci. 



150 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

mano (1861), la Galletta d'Italia (1866), la Riforma (1867), la Capitale, 
la Libertà e il Fanfulla (1870). 

Dei 1,606 periodici che si pubblicavano nel 1887, erano quoti- 
diani 135, uscivano due o tre volte la settimana, o ad intervalli minori 
di una settimana 138, erano settimanali 529, uscivano tre volte al mese 23, 
ogni due settimane o ad intervalli mmori di un mese 262, erano men- 
sili 371, bimensili 39, trimestrali 29, 9 ad intervalli maggiori d'un 
trimestre, e infine 70 di pubblicità occasionale od irregolare. 

La Lombardia ha il primo posto con 271 pubblicazioni periodiche 
poi viene Roma con 246, ultiina la Basilicata con soli 5 periodici. 

Dei 1606 periodici, erano politici 429; politico-religiosi 72; am- 
ministrativi, giuridici, economici o di scienze sociali 183; agricoli, indu- 
striali, finanziarli, commerciali 198; d'annunzi (compresi gli orari delle 
ferrovie) 38; letterarii, letterario-scientifici, storici,' archeologici, bio- 
grafici, ecc. 108; didattici ed educativi 67; religiosi 115; di scienza 31 ; 
13 militari; di medicina, chirurgia, igiene, antropologia e storia natu- 
rale 89; IO di geografia e viaggi, 34 musicali e drammatici; 9 di belle 
arti; 22 di mode; umoristici (non politici) 42; non classificabili 
infine 46. 

200 fra questi periodici erano illustrati. 

Il numero dei periodici fondati nell'anno e ancora esistenti al 31 
dicembre 1887 era di 251 — di queUi cessati nell'anno stati fondali ante- 
riormente di 217 — di quelli che nacquero e morirono nello stesso 
anno fu di 192. La maggior parte dei giornali erano di 4 pagine (734) 
o di 8 pagine (222). Riguardo ai prezzi di vendita si trova che i periodici 
più numerosi sono quelli da 5 centesimi al numero (475) e da meno 
di 5 lire di abbonamento all'anno (603). 

Dei 1,606 giornali, 41 erano scritti in dialetti italiani, 36 in lingue 
estere e 6 in hngua latina. 

Fra le città che hanno maggior numero di periodici viene prima 
Roma con 237 pubblicazioni periodiche e quindi Milano con 172 e 
mentre che a Roma non si pubblica che un solo giornale di mode, 
Milano invece ne ha 16; a queste città seguono Tonno con 105; 
Firenze con 76; Napoli con 75; Palermo con 50; Bologna con 47; Genova 
con ^y, Venezia con 26. 

In Roma dal 1861 a questa parte non è mancato anno che non si 
sia fondato un nuovo giornale, anzi sono soh due gh anni ('64 e '6^) 
in cui se n'è fondato uno. A Firenze dal '69 in poi è venuto fuori un 
periodico almeno ogni anno; a Milano dal '72; a Torino dal '75; a 
Napoli dal '79. L'anno in cui tutte le città, meno Catania e Ravenna, 
hanno sentito il bisogno di fondare un giornale almeno, è stato il 1876, 
che è stato pure il più fecondo dal 1861 al 1884, perchè dette vita a no 
periodici, nel 1885 si fondarono 115 periodici, nei 1886, 160; e final- 
mente nel 1887, 251. 

Fra le provincie e compartimenti che fondarono maggior numero 
di giornali in un anno vien prima la Lombardia con 42 nel. 1887 e 
poi Roma con 31 nello stesso anno. 

Ecco ora due tavole con notizie più particolareggiate: 



STATISTICA DELLA STAMPA. 



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GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



MOVIMENTO DEI PERIODICI DURANTE L'ANNO 1887 



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Porto Maurizio 



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Brescia . 
Como . 
Cremona 
Mantova 
Milano . 
Pavia . 
Sondrio 



Lomhardia 



Belluno 
Padova. 
Rovigo 
Treviso 
Udine . 
Venezia 
Verona 
Vicenza 



Veneto 



Bologna 

Ferrara 

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Modena 

Parma . 

Piacenza 

Ravenna 

Reggio neir Emilia 



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Firenze. 
Grosseto 
Livorno 
Lucca . 
Massa e Carrara 

Pisa 

Siena . . - . 

Toscana . . 

Rotila^ . 

Aquila degli Abruzzi 
Campobasso . 
Chieti . . . 
Teramo 

Abru^li e Molise 



Avellino . 
Benevento . 
Caserta 
Napoli . . 
Salerno ■ . 



Campania . 

Bari delle Puglie 
Foggia. . . . 
Lecce .... 



Puglie , , . 

Potenza - Basilicata 

Catanzaro . . . 
Cosenza . . • 
Reggio di Calabria 



Calabrie . 

Caltanissetta . 

Catania 

Girgenti 

Messina 

Palermo 

Siracusa 

Trapani 

Sicilia 



Cagliari 
Sassari . 



Sardegna, 



Regho. 



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STATISTICA DELLA STAMPA. 



153 



Queste cifre assolute hanno scarso valore di per sé ; è necessario 
paragonarle alla popolazione delle singole regioni; e non basterebbe, 
perchè, più che il numero dei giornali, è il numero dei lettori quello 
che ci darebbe la misura del grado d' influenza che la stampa periodica 
può esercitare sull'educazione politica, letteraria e scientifica di un popolo. 
Questa notizia, la quale si desumerebbe in via approssimativa, dal nu- 
mero della tiratura di ogni giornale, la statistica ufficiale come abbiamo 
pure detto a pagina 114, non la registra e ne siamo dolenti. Ripetiamo, 
sarebbe una notizia approssimativa, perchè mentre da una parte un 
giornale può avere più lettori, una sola persona può leggere più giornali. 
Ma è evidente che fra due paesi che abbiano 100 giornali ciascuno, 
ma nell'uno con una tiratura complessiva di 50,000 esemplari e nel- 
l'altro con una di 200,000, la differenza è enorme. 

E i giornali morti chi li conta? Una statistica dei periodici estinti 
ci manca interamente. II Ministero dell'Interno avrebbe nei suoi archivi 
gH elementi per formarla; altri li avrebbero le più importanti biblioteche 
del regno e i collezionisti di cui parliamo più avanti ; sarebbe pregio 
dell'opera che l'esempio dato dalla Commissione Centrale di Statistica 
in Austria venisse raccolto anche dalla nostra Direzione Generale di 
Statistica, che sotto le cure dell'illustre Comm. Luigi Bodio, ha mo- 
strato di saper superare difficoltà ben più gravi di questa. 



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gnor Nicola Bernardini da Lecce, che prepara da anni ed anni, un lavoro colossale su' giornali di tutto l'uni- 
verso, come saggio di ciò ch'egli intende fare, ha messo fiaori un volume intitolato : Giornali e Giornalisti 
leccesi .... E un lavoro coscenzioso, di polso, che rivela nel Bernardini studii severi e pazienza da certosino, 
e mostra come egli farà tra non guari un lavoro molto utile pel giornalismo italiano, mettendo fuori il primo 
dei volumi che intende stampare sul giornalismo delle principali nazioni (Guida della Slampa periodica italiana). 
Questo primo saggio, tutto di colore locale, non è privo di attrattive anche per chi non sia nato nel leccese. . . . 
Il bibliofilo e lo storico possono trovare in esso notizie preziosissime. » ecc. 

Pungolo, XXVII, 251. 

c( Un libro che si occupi di giornali e di giornalisti, che degli uni e degli altri faccia la storia, forse è 
nuovo nel genere. Sapere chi è stato il fondatore d'un giornale, chi lo abbia diretto, chi vi abbia scritto ; le 
principali evoluzioni sue, le diverse vicende attraverso le quali è passato; e poi un mondo di aneddoti, riguar- 
danti tanto la sua esistenza, quanto la vita di chi vi è stato dentro; è cosa certo non priva di allettamento, 
né priva di utilità. Questo lavoro ha fatto il signor Kicola Bernardini, scrivendo una storia dei Giornali e 
Giornalisti leccesi, un volume curioso e piacevole a leggersi. ...» 

Corriere del mattino, XV, 228. 

R È un volume di trecento e più pagine, dove v' è la storia minuziosa e punto nojosa, di qualche cen- 
tinaio di giornali, dal primo apparso in Terra d'Otranto, fino a quelli che si pubblicano oggi. Quante notizie 
bizzarre, che fantasmagoria, che considerazioni amene! . . . L'A. ha saputo alla storia del giornalismo leccese 
annodare quella del giornalismo italiano in Terra d'Otranto; la storia di tanti fatti importanti di quella re- 
gione ; la vita di molti illustri cittadini di essa. ...» 

Piccolo, XIX, 243. 

« Vorrei avere autorità o abilità da invogliare molti a leggere, anche a meditare questo libro. . . . L'A. 
ti mostra di giornali una serie lunghissima. ... E per ciascuno ti fa sapere che lo facevano il tale o il tal'altro, 
con queste e quelle idee, con quello e questo scopo; ed era stampato di tal formato, dalla tipografia tale. E 
su i redattori del giornale, e sulle loro idee, e su i loro scopi, e sul loro giornale ti presenta in poche parole 
quanto puoi desiderare, anche quello che non penseresti di chiedere, con amabile e spigliata arguzia. . . . L'A. è 
sempre sereno; non toglie su né la toga dello storico, né la cera del moralista, né la sferza del critico: fa il 
cronista, ecco tutto, e parla chiaro e forte. ...» 

// Tempo di Brindisi, V, 29. 

Parlarono anche di questo libro, fra gli altri moltissimi, questi giornali: Pic- 
che (Napoli); Galletta di Bari ; La Rassegna (Roma); Fanfulla (Id.); La Tribuna (Id.); 
M Risorgimento (Lecce); La Lotta (Lecce); La Staffetta (Napoli); Roma (Id.); L'Ope- 
raio Italiano (Buenos .■\ires); L' Italia (Moutevideo); L'Unità Cattolica (Torino); La Seri' 
tinella (Taf amo); Fanfulla della Domenica (Roma); La Rassegna Pugliese (Tiaai); ecc. 



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IL &IORMLISMO NELLA LE&ISLAZIONE 



LEGGE SULLA STAMPA 2G MARZO 1848 ^^^ 



CARLO ALBERTO 

PER GRAZIA DI DIO 
RE DI SARDEGNA, DI CIPRO E DI GERUSALEMME, ECC. ECC. 



La libertà della stampa, clie è necessaria guarentigia delle 
istituzioni d'ogni ben ordinato Governo ra^oprosentativo, non meno 
che precipuo istromento d'ogni estesa comunicazione di utili pen- 
sieri, vuol essere mantenuta e protetta in quel modo clie meglio 
valga ad assicurarne i salutari effetti. E siccome l'uso della libertà 
cessa di essere propizio allorché degenera in licenza; quando, in- 
vece di servire ad un generoso svolgimento di idee, si assoggetta 
all' impero di malaugurate passioni ; cosi la correzione degli eccessi 
deve essere diretta e praticata in guisa che si abbia sempre per 
tutela ragionata del bene, non mai per restrizione arbitraria. 

Mossi noi da queste considerazioni, dopo di avere nello Sta- 
tuto fondamentale dichiarato che la stampa sarà libera ma soggetta 
a leggi repressive, ci siamo disposti a stabilire le regole colle quali 
si abbia da tenere nei nostri Stati l'esercizio di quella libertà. E, 
mentre si è per noi inteso che la presente legge ritraesse in ogni 
sua parte dei sovra esposti principii, abbiamo voluto che il sistema 
di repressione in essa contenuto si conformasse quanto più fosse 
possibile alle disposizioni del vigente nostro Codice penale, evi- 
tando cosi la non necessaria deviazione dalla legge comune, e che 



(i) L'art. 28 dello Statuto fondamentale del Regno pubblicato il 4 marzo 1848 
dichiarava che ìa stampa è libera, ma una legge ne reprime gli abusi; questa legge è 
appunto l'editto presente, che venne promulgato di moto proprio da Cario Alberto. 
Quest'editto fu opera principalmente di Federico Sclopis, il quale pu-- prendendo a 
modello le leggi francesi, seppe discostarvisi nei punti dove esse si informavano a con- 
cetti eccessivamente severi ed attenersi invece scrupolosamente a quei principii di vera 
libertà, pei quali alcune delle prime leggi del Piemonte costituzionale vanno a buon 
diritto superbe. Suo merito principale è, come fu detto esattamente, d'essere una legge 
leale e generosa, scevra di reticenze, di paure, d' inganni più o meno orpellati, di falsa 
libertà o di falsa giustizia E mentre la Francia mutò venti volte in mezzo secolo la 
sua legge sulla stampa, in Italia la parola dello Statuto, fu sempre fedelmente man- 
tenuta. E se due volte — nel 1852 e nel 1858 — si toccò l'editto, non fu mai per re- 
stringere la libertà. 



158 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

nel modo di amministrare la giustizia sui reati della stampa entrasse 
l'elemento essenziale dell'opinione pubblica saggiamente rappre- 
sentata. 

Epperò per il presente Editto, sulla relazione del nostro Guar- 
dasigilli Ministro Segretario di Stato per gli affari ecclesiastici, di 
grazia e giustizia, avuto il parere del nostro Consiglio dei Mini- 
stri, abbiamo ordinato ed ordiniamo quanto segue : 



CAPO I. 

Disposizioni generali. 

Art. 1. La manifestazione del pensiero per mezzo della stampa 
e di qualsivoglia artifìcio meccanico atto a riprodurre segni figu- 
rativi è libera; quindi ogni pubblicazione di stampati, incisioni, 
litografìe, oggetti di plastica e simili è permessa con che si osser- 
vino le norme seguenti. 

Art. 2. Ogni stampato così in caratteri tipografici come in 
litografìa od altro simile artifìcio dovrà indicare il luogo, la offi- 
cina e l'anno in cui fu impresso, ed il nome dello stampatore ; 

La sottoscrizione dell'editore o dell'autore non è obbliga- 
toria. (1) 

Art.' 3. Ogni stampato cbe non abbia le indicazioni di cui 
nell'articolo precedente sarà considerato come proveniente da of- 
ficina clandestina, e lo stampatore sarà punito per questo solo fatto 
con una multa da lire 100 a 300. (2) 

Art. 4. Le azioni penali stabilite dal presente Editto, salve 
le eccezioni per le pubblicazioni periodiclie, saranno esercitate in 
primo luogo contro l'autore, secondo contro l'editore, se l'uno o 
l'altro siano sottoscritti od altrimenti conosciuti, e finalmente contro 
lo stampatore, in modo che l' uno sia sempre tenuto in sussidio 
dell'altro. (3 



(i) Le disposizioni di quest'articolo e del seguente, secondo le quali ogni 
stampato deve avere certe indicazioni (se no, si ritiene la tipografia clandestina, o stam- 
pato alla viacchia), e la prima copia dev'essere presentata all'ufEcio del P. M., riguar- 
dano non già qualsiasi stampato nel senso più ampio di questa voce, ma quelli sol- 
tanto che contengono una manifestazione del pensiero, un concetto abbastanza definito 
e determinato nei rapporti della legge sulla libertà della stampa. 

La Cass. di Roma (12 marzo '84), ritenne che la mancanza di una sola delle in- 
dicazioni prescritte, dà luogo a contravvenzione. (V. pure Riv. Peti. XIX, 549 ; Giur. 
Peii., 482) 

(2) Se clandestino è ciò che si opera di nascosto a coloro che han diritto di saperlo, 
e contro la legge, non si può esigere, nel medesimo tempo, che a costoro fosse fatto 
palese quello che appunto verso di essi si fece celatamente e furtivamente. Chi ha fatto 
una stampa claiidestitia... la volle tale verso l'autorità; e non sarebbe possibile che il 
legislatore lo punisse per questo fatto non solo, ma anche perchè egli non rese palese 
al pubblico ministero quello che volle fare di soppiatto; in altri termini perchè non 
denunciò la propria colpa, il reato già consumato. (Cass. Torino 2S nov. 1806, Frediano.) 

(3} L'azione penale in ordine ai reati di stampa deve esercitarsi innanzi tutto contro 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 139 

Art. 5. L'azione esercitata contro l'autore o l'editore non 
potrà estendersi allo stampatore per il solo fatto della stampa, a 
meno die non consti che egli operò scientemente e in modo da 
dovere essere considerato come complice. (1) 

Art. 6. Nulla è innovato alle leggi e regolamenti in vigore per 
lo stabilimento ed esercizio di ogni specie di officina di stampa. (2) 

Art. 7. Ogni stampatore dovrà presentare la prima copia di 
qualsiasi stampato, se nella provincia dove risiede un Magistrato 
d'Appello, all' ufficio dell'Avvocato fiscale generale ; se nelle altre 
all' ufficio dell'Avvocato fiscale presso il Tribunale di prefettura ; 
ciò tutto salvo il disposto dal presente Editto circa le pubblica- 
zioni periodiche. 

La trasgressione del prescritto di questo articolo verrà punita 
con multa estensibile a lire 300. 

Art. 8. Gfli stampatori e riproduttori degli oggetti contem- 
plati nell'articolo 1 dovranno, nel termine di giorni dieci succes- 
sivi alla pubblicazione di qualsiasi opera per essi riprodotta, con- 
segnarne una copia agli archivi di Corte ed una alla Biblioteca 
dell' Università nel cui circondario è seguita la pubblicazione. 

Lo stampatore o riproduttore che fosse in ritardo nell' eseguire 
la consegna sopraddetta sarà punito coll'ammenda di lire 50. 

Il tutto senza pregiudizio di quanto è stabilito dalle leggi re- 
lative all'acquisto ed alla conservazione della proprietà letteraria. ^3) 



l'autore, in qualunque modo esso venga ad essere conosciuto, salvo la estensione della 
condanna anche al gerente come complice del delitto e delle contravvenzioni com- 
messe colle pubblicazioni fatte nel suo giornale (V. Cass. di Firenze, 15 sett. '81). 

É solo per le trasgressioni contemplate dal capo Vili (art 47), che è responsa- 
bile in prima fila il gerente, e l'autore sol quando abbia sottoscritto l'articolo inserito 
nel giornale. (Cass. di Roma, i giugno '81). 

— Il tipografo che stampa uno scritto ingiurioso e ne capisce l'importanza e com- 
prende che esso va a ferire una personalità, e, lungi dal rigettare, come dovrebbe, l'in- 
carico o la commissione altrui, l'accetta, non ix opera da buon cittadino, ingiuria ed 
offende coll'animo d' ingiuriare il soggetto che si prende di mira nello scritto tuttoché 
non abbia personale rapporto con lui. Cosi VApp. Ancona 24 settembre '86 (Tonna- 
relli — Giorn. Marche, 1887, 20) il quale riferendosi alla specie discussa, ha soggiunto: 
« V animus jnjuriandi si rivela nella specie anche dal fatto che lo stampatore si studia 
di tenere occulto e nel mistero l'autore vero, e presenta invece l'autore finto. . » 

(0 La legge con quest'articolo prevede il caso dell'assoluta mancanza di ogni 
colpabilità da parte dello stampatore. Non è giusto infatti, come ad altri è sembrato, 
che non conosciuto l'autore dello scritto, eh' è il vero autore del reato, paghi il fio 
l'editore o lo stampatore. E fu anzi espressamente dichiarato dalla giurisprudenza {Cass. 
Torino, 27 aprile '76, Foro Ital, '76, II, 184), in applicazione e retta interpretazione 
di quest'articolo che non basta che lo stampatore abbia conosciuto il tenore dello scritto, 
ma che occorra ne sia stato autore od abbia partecipato in qualche modo all'opera 
dell'autore. 

(2) V. articoli 51, 52, 55, 54, SS> 56 e 67 della Legge di Pub. Sic. 

(3) Il Ministero di Grazia e Giustizia che con circolare ^0 gennaio 1880 n. 867 
aveva prescritto agli uffici del P. M. di trasmettere a lui direttamente gli stampati 
presentati, e con successiva circolare 27 ottobre 1880 n. 944 aveva invece ordinato 
che la trasmissione suddetta si facesse direttamente alla Biblioteca Vittorio Emanuele 
di Roma, con una 3 * circolare 7 novembre (885, richiamò in vigore la prima, per 
cui ora gli uffici del P. M. dovranno spedire gli stampati al suddetto ministero (Di- 



160 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Art. 9. Gli stampatori che riprodurranno uno scritto qualunque, 
il quale fosse già stato condannato a termini dal presente Editto, 
saranno puniti con pena non minore del doppio di quella stata 
pronunciata dalla sentenza che avrà condannato lo scritto. (1) 

Art. 10. È vietato, nel render conto dei giudizi vertenti o ver- 
titi pei reati di stampa, di pubblicare il nome dei giudici del fatto 
e le discussioni ed i voti individuali, così di quelli come dei giu- 
dici di diritto. 

È pure vietata la pubblicazione delle discussioni e delibera- 
zioni segrete del Senato e della Camera dei Deputati, a meno cbo 
se ne^ sia ottenuta dai rispettivi corpi la facoltà. 

E in egual modo vietata la pubblicazione dei dibattimenti 
davanti ai Magistrati o Tribunali che abbiano avuto luogo a porte 
chiuse. 

La trasgressione del prescritto di quest' articolo sarà punita 
con multa da lire 100 a 500, oltre la soppressione dello stam- 
pato. (2j 

Art. 11. Sotto la medesima pena è vietata la pubblicazione 
degli atti d' istruttoria criminale o dibattimenti pubblici per cause 
d' insulti o d' ingiurie nei casi in cui la prova dei fatti infamanti 
od ingiuriosi non è permessa dalla legge. 

Art. 12. Qualunque azione penale nascente da reati di stampa 
sarà prescritta con lo spazio di tre mesi dalla data della consegna 
della copia al Pubblico Ministero ; e in quanto ai periodici, dalla 
data della loro pubblicazione, salvo il prescritto dell'art. 52. (3) 



visione VII) Le opere periodiche, per desiderio espresso in quest' ultima circolare, 
nonché le riviste ed i giornali di scienze giuridico-econoniico-mediche ed anche let- 
terarie, devono spedirsi immediatamente, e le altre opere non oltre i tre mesi dalla 
data della consegna. La spedizione dovrà pure essere accompagnata da uo doppio 
elenco (BoUet. Minisi. G. e G., 455). 
Vedi art. 42 e note. 

— La consegna di una copia dello stampato, fatta a mente degli art 7 e 42, 
ofiire una presunzione della già seguita pubblicazione. Ma questa presunzione ;«m /a«/«j« 
può essere distrutta dalla prova del fatto contrario, di non essere cioè uscito alcun 
esemplare dalla officina tipografica. In base a questo principio la Cassazione di Torino 
(8 aprile 1885) ritenne avvenuta la pubblicazione nel caso in cui il sequestro degli 
stampati era stato operato fuori della tipografia, e la escluse (decis. 28 aprile 1880), 
nel caso che tutte le copie di un opuscolo già completo furono sequestrate dentro 
della tipografia. 

(i) V. art. 42 e note. 

(2) Il resoconto dei dibattimenti seguiti a porte chiuse è vietato dalla legge senza 
distinzione fra caso e caso. È inutile quindi indagare se il resoconto non contenga 
nulla contro la pubblica morale. (Cass. Torino, 14 gennaio 18S5.) 

— Il famoso art. 49 della legge 8 giugno 1874 n. 1837, serie 2, intorno all'or- 
dinamento dei giurati, col quale si portavano gravi restrizioni al principio della libertà 
di pubblicazione, con la legge 6 maggio 1887 e in seguito ai pessimi risultati del- 
l'esperienza, venne soppresso ed in conseguenza il principio della lib rtà di pubblicazione, 
è tuttora applicabile in tutta la sua estensione. 

(3) Gli atti di procedura interrompono la prescrizione dell'azione penale nei reati 
di stampa. Ciò è conforme ai principi del diritto comune, per i quali l'atto di proce- 
dura, risolvendosi nel vero e proprio esercizio dell'azione, impedisce che questa si 
prescriva. Né a tali principi si é derogato con questa legge; che anzi nel proemio 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 161 



CAPO II. 

Della provocazione pubblica a commettere reati. 

Art. 13. CHunque, con gli oggetti contemplati nell'articolo 1, 
tanto separati quanto uniti con cose di diversa natura, sia che si 
vendano o distribuiscano, o si pongano in _ vendita, o si espon- 
gano in luoglii o riunioni pubbliche, o si distribuiscano in modo 



della medesima si è detto espressamente di volere evitare la « non necessaria devia- 
zione dalla legge comune ». L'art. 50 non offre argomento contrario a questa mas- 
sima; imperocché se il legislatore volle espressamente che il principio generale sulla 
interruttività della prescrizione valer debba per le contravvenzioni di minor conto, 
forza è ritenere che non intendesse escluderla per i reati di ben maggiore gravità, che 
colla stampa si possano commettere. Anzi è a credersi che abbia voluto con una di- 
sposizione speciale eliminare il dubbio che su tale proposito avrebbe potuto ingenerare 
il suo silenzio, quando si fosse trattato di cont'-aweazi ni di cosi poco momento, come 
sono quelle a cui l'art. 50 si riferisce (Cass. Palermo, 15 marzo 1886). 

— I reati di diffamizione o d'ingiuria, in quils'asi modo commessi, sono per 
loro natura reati comuni, contemplati e repressi dal Codice Penale comune, alle cui 
regole non possono essere sottratti anche se commessi mediante la stampa ("giornale) 
La legge sulla stampa, dove ha voluto derogare alle norme comuni, lo ha espressa- 
mente sancito, e nel resto (come si legge nel proemio della legge) si è voluto che 
il sistema di repre^^sione si conformasse quaijto più fosse possibile alle disposizioni del 
Cod. Pen. D'altra parte, il vigente Codice, occupandosi delle ingiurie e diffamazioni com- 
messe colla stampa, dovrebbe, perchè posteriore, prevalere alla legge sulla stampa che 
lo precedette, ed a cui sarebbesi in questa parte derogato a termini dell'art. 692 detto 
codice. (Cass. Torino, 18 maggio 1888). 

— La prescrizione pei reati commessi mediante un giornale decorre dal giorno 
in cui il giornale fu pubblicato, poiché é colla pubblicazione che i reati stessi si deb- 
bono intendere perfetti e consumati. Tale pubblicazione, fino a prova contraria, deve 
ritenersi seguita nel giorno stesso della data che porta il giornale. (Cass. Torino, 9 
febbraio 1888). 

— La Cass. Firenze (19 aprile 1884) decise che la speciale prescrizione di que- 
st'articolo va soggetta ad essere interrotta secondo le norme del diritto comune. Ri- 
conferma della massima che anche questa prescrizione va regolata colle norme del 
diritto comune, e che può quindi essere interrotta dagli atti di procedimento. 

L'articolo 12 non accenna ad atti di procedura, e quindi, coerentemente a quanto 
è dichiarato nel proemio alla legge, devesi ricorrere al Codice comune, pel quale la 
prescrizione (meno un caso, art. 140) resta interrotta da cotesti atti (Cass. Napoli, 9 
maggio 1884). 

— Che la prescrizione pe' reati di stampa sia regolata secondo le norme comuni, 
ritengono pure le Cass. Roma (io marzo 1884) e Tormo (i aprile 1885). Di conseguenza: 
la I.* ha ravvisato atti interruttivi della prescrizione le pratiche prescritte dall'art. 45 
dello Statuto per ottenere il consenso a procedere penalmente contro un deputato, 
perchè tali pratiche, se non costituiscono veramente la procedura sul merito stesso 
della causa, costituiscono però sempre altrettanti atti di procedura preliminari e ne- 
cessari, quando trattisi che l'imputato sia un deputato; la 2.' ha ritenuto pure inter- 
ruttivi gli atti che apparecchiano il giudizio di Cassazione (deposito del ricorso, avviso 
ai difensori, comunicazione degli atti al P. M. ecc.) imperocché, se atto di procedura 
non è che il moto del processo, nel senso che come fa nascere il processo stesso cosi 
vale a farlo progredire verso la sua meta, non potrassi contrastare la qualità di atti 
a tutte quelle pratiche che sono necessarie, perchè dalla legge imposte, al compimento 
del giudizio in Cassazione. Nel commento alla Legge sulla stampa, fatto dall'avv. Cla- 
varino, c'è l'elenco delle principali decisioni che ammettono negano la interruzione 
della prescrizione sancita dall'are. 12. 

N. Berkardini — Guida della Slampa periodica ilaliana — 11. 



162 GUIDA DELLA STAAIPA PERIODICA ITALIANA. 

che tenda a dare loro pubblicità, avrà provocato a commettere un 
crimine, un delitto od una contravvenzione, sarà punito, se si 
tratta di crimine, col carcere estensibile a tre mesi e con multa 
estensibile a lire 2000 ; se di delitto, col carcere estensibile a 
lire 500; se di contravvenzione, con gli arresti, giuntavi l'am- 
monizione secondo i casi, e con multa estensibile a lire 100. 

Art. 14. La provocazione per altro a commettere uno dei cri- 
mini di cui negli articoli 183 e 184 (1) del Codice penale sarà 
punita col carcere per anni due e con multa di lire 4000. (2) 

Art. 15. Sarà punito colle stesse pene l'impiego di qualunque 
dei mezzi indicati nell'articolo 1 per impugnare formalmente la 
inviolabilità della persona del Re, l'ordine della successione al 
Trono, l'autorità costituzionale del Re e delle Camere. 



CAPO in. 

Dei reati contro la religione dello Stato, 
gli altri culti ed il buon costume. 

Art. 16. Chiunque, con uno dei mezzi indicati nell'articolo 1 
di questo Editto commetta uno dei crimini, contemplati negli ar- 
ticoli 164 e 165 (3) del Codice penale, sarà punito secondo i casi 
cogli arresti o col carcere estensibile ad un anno, e con multa 
estensibile a lire 200. 

Art. 17. Chiunque offenda i buoni costumi con uno dei mezzi 
contemplati nell'articolo 1 di questo Editto sarà punito col car- 
cere non maggiore di un anno, o con pena di polizia secondo le 
circostanze. 

Nei casi nei quali si abbiano ad applicare pene correzionali 
sarà aggiunta una multa estensibile a lire 1000. 

Art. 18. Chiunque, con uno dei mezzi indicati nell'articolo 1, 
deridesse od oltraggiasse alcuna delle religioni o culti permessi nello 
Stato sarà punito col carcere estensibile a mesi sei e con una multa 
estensibile a lire 500. (4) 



(i) Articolo 153 e 154 del nuovo Codice penale del 1859. 

(2) La Cass di Torino (5 luglio 1858. Giurisp Ital , 1858, p. I, 904) ha deciso 
che « di regola la provocazione ed istigazione ad un reato non diventa punibile se 
non quando il reato è commesso o tentato. Ma le provocazioni col mezzo della stampa, 
specialmente se relative ad un crimine contro la sicurezza dello Stato, sono punibili 
e punite anche non seguite da effetto, costituendo allora non una complici''à ma uno 
speciale reato, un reato di stampa. Se poi l'effetto segui l' istigatore, il provocatore 
diviene un vero complice. » 

(3) Articolo 185, alinea, del nuovo Codice penale del 1859 

(4) Per l'editto del 1848 fa d'uopo distinguere: o il reato preveduto e specificato 
dall'art. 185 del C. P. è commesso contro la religione dello Stato, ed allora è ap- 
plicabile l'art. 16; o il reato medesimo è commesso contro un'altra qualsiasi delle 
religioni o culti tollerati dallo Stato, ed allora è applicabile l'art. 18 che commina 
una pena minore. 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 163 

CAPO IV. 

Offese pubbliche contro la persona del Re. 

Art. 19. Chiunque, con uno dei mezzi contemplati nell'arti- 
colo 1, si sarà reso colpevole di offesa verso la Sacra persona del 
Re o Reale famiglia o Principi del sangue, sarà punito col carcere 
estensibile a due anni e con multa non minore di lire 1000 e non 
maggiore di lire .3000, avuto riguardo alla persona contro cui è 
diretta l'offesa, alle circostanze di tempo e di luogo ed alla qualità 
e gravezza del reato. 

Art. 20. Chiunque farà risalire alla Sacra persona del Re il 
biasimo o la responsabilità degli atti del suo Governo sarà punito 
col carcere da un mese ad un anno e con una multa di lire 100 
a 1000. 

CAPO V. 

Offese pubbliche contro il Senato o la Camera dei Deputati, i sovrani 
ed i capi dei governi esteri, ed i membri del corpo diplomatico. 

Art. 21. Chiunque con uno dei mezzi contemplati nell'arti- 
colo 1 di questo Editto oltraggi il Senato o la Camera dei Depu- 
tati sarà punito colle pene di cui all'articolo 19. 

Art. 22. Saranno puniti colle stesse pene coloro che avranno 
fatto pubblicamente atto di adesione con uno dei mezzi contemplati 
nell'articolo 1 a qualunque altra forma di Governo, o coloro che 
avranno manifestato voto o minaccia della distruzione dell'ordine 
Monarchico Costituzionale. (1) 

Art. 23. Saranno puniti colle stesse pene coloro che divul- 
gassero segreti che possano compromettere la sicurezza esterna 
dello Stato, o giovare direttamente ai nemici del medesimo. 

Art. 24. Qualunque offesa contro la inviolabilità del diritto 
di proprietà, la santità del giuramento, il rispetto dovuto alle leggi, 
ogni apologia di fatti qualificati crimini o delitti dalla legge pe- 
nale, ogni provocazione all'odio fra le varie condizioni sociali e 
contro l'ordinamento della famiglia sarà punito colle pene di cui 
all'articolo 17. 



(i) L'articolo cosi com'è redatto, è incompleto, giacché non contempla il caso 
di adesione a monarcliie costituzionali decadute, o semplicemente a nuove dinastie. 
La legge parla di forma, e per forma non si può intendere altro se non repubblica, 
monarchia, o teocrayia, e quindi non si potrebbe, a pirer nostro, punire coll'articolo 
che esaminiamo colui che, per es., stampasse desiderare egli la conservazione dell'or- 
dine monarchico-costituzionale attuale con a capo però la dinastia dei Lorena o dei 
Borboni. Il che è una lacuna che vuol essere colmata, se pure si vuole che l'articolo 
possa in caso di bisogno avere tutta la efficacia che forse era nell' intenzione dei le- 
gislatore di dargli. 



164 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Art. 25. Le offese contro i Sovrani o i Capi dei Governi 
stranieri saranno punite col carcere estensibile a sei mesi e con 
multa da lire 100 a 1000. (1) 

Art. 26. Le offese contro gli Ambasciatori, i Ministri ed Liviati, 
od altri Agenti diplomatici delle Potenze estere accreditati presso 
il Re od il Groverno, saranno punite colle pene pronunciate per 
le offese contro i privati, raddoppiata però la multa. 



CAPO VI. 

Delle diffamazioni, ingiurie pubbliche 
e dei libelli famosi. 

Art. 27. CHunque con uno dei mezzi contemplati nell'articolo 1 
del presente Editto si renderà colpevole del reato contemplato nel- 
l'articolo 617 (2) del codice penale sarà punito col carcere da sei 
mesi ad un anno e con multa da lire 200 a lire 2000. 

Art. 28. Chiunque con uno dei mezzi contemplati nel detto 
articolo 1 si renderà colpevole di uno dei reati di cui negli arti- 
coli 616, 618 e 620 (3) del Codice penale sarà punito, se si trat- 
terà di diffamazione, col carcere estensibile a sei mesi e con multa 
estensibile a lire 500. 

Art. 29. Nei casi di offesa contro i depositari o gli agenti 
dell'autorità pubblica per fatti relativi all'esercizio delle loro fun- 
zioni, l'autore della stampa incriminata sarà ammesso a sommi- 
nistrare la prova dei fatti da esso imputati. 

Questa prova libera l'accusato di offesa da ogni pena, salvo 
da quelle per le ingiurie che non fossero necessariamente dipen- 
denti dai fatti medesimi. 



CAPO Yil. 

Disposizioni speciali. 

Art. 30. Non potranno dar luogo ad azione la pubblicazione 
dei discorsi tenuti nel Senato o nella Camera dei Deputati, le rela- 
zioni o qualunque altro scritto stampato per ordine delle medesime. 

Art. 31. Non darà neppur luogo ad azione il rendiconto esatto, 
fatto in buona fede, delle discussioni del Senato o della Camera 
dei Deputati. 

Art. 32. Non darà luogo all'azione la pubblicazione degli scritti 
prodotti avanti i Tribunali. 



(i) Vedasi la legge 20 giugno 1858. 

(2) Articolo 571 del nuovo Codice penale 1859, 

(5) Articoli 570, 572 e 573 del detto Codice penale. 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 165 

Il Magistrato o Tribunale, pronunciando nel merito, potrà or- 
dinare la sospensione degli scritti ingiuriosi e dicliiarare la parte 
colpevole tenuta ai danni. 

Art. 33. In caso di recidiva nei delitti o nelle contravven- 
zioni previste da questo stesso Editto, le multe saranno accresciute 
della metà. 

Art. 34. Il carcere nel quale si dovranno scontare le pene 
portate da questo stesso Editto sarà sempre distinto da quello sta- 
bilito per i delinquenti per reati comuni. 

CAPO Vili. 

Delle pubblicazioni periodiche. 

Art. 35. Qualunque suddito del Re, il quale sia maggiore 
d'età ^1) e goda del libero esercizio dei diritti civili, qualunque so- 
cietà anonima o in commandita, qualunque corpo morale legal- 
mente costituito nei regi Stati, potrà pubblicare un giornale o scritto 
periodico, purcliè si uniformi al disposto dei seguenti articoli. 

Art. 36. Chi intende pubblicare un giornale od altro scritto 
periodico dovrà presentare alla Segreteria di Stato per gli affari 
interni, prima della pubblicazione, una dichiarazione in iscritto 
corredata degli opportuni documenti dai quali risulti : 

1." Il concorso delle qualità richieste dall'articolo precedente, 
sia in chi vuole pubblicare il giornale, sia nel gerente ; 

2." La natura della pubblicazione, il nome della tipografia 
legalmente autorizzata in cui si farà la stampa, il nome e la di- 
mora del tipografo ; 

3.° Il nome e la dimora del gerente responsabile. (2) 



(i) Il Ministero dell' interno dopo avere inteso il Consiglio di Stato ha dichiarato, 
che non dovendosi la pubblicazione d'un giornale considerare solo come un'impresa 
commerciale ma ancora doversi riguardare la cosa sotto il suo aspetto morale e po- 
litico, può negarsi la autorizzazione di pubblicarlo, a chi pure essendo emancipato non 
è tuttavia ancora maggiore d'età, in quanto che l'emancipazione non conferisce l'in- 
tera capacità del maggiorenne, come è voluta dalla legge sulla stampa. 

(2) La sempHce lettura dell'art. 56 persuade essere bastevole per la pubblicazione 
d'un giornale la previa presentazione al Ministero dell' interno della dichiarazione coi 
richiesti documenti; né altro esige la disposizione repressiva dell'art. 40 della stessa 
legge. La risposta o l'accettazione o l'autorizzazione del Ministero, la dichiarazione che 
se ne sia preso atto non è affatto richiesta dalla legge, e sarebbe arbitrario e contrario 
all'ermeneutica legale il richiederla; perchè le leggi penaU o che restringono l'esercizio 
dei diritti non sono estensibili ai casi non espressi (art. 4 disp. prelim.). Di più il ri- 
chiedere una risposta adesiva o non contraria dal Ministero farebbe dipendere da lui 
la pubblicazione del giornale: ciò che è contrario allo spirito della legge. È certo più 
sicuro attendere la risposta adesiva del ministero per non esporsi al pericolo di vio- 
lare la legge, se la pubblicazione del giornale avvenga prima che la suddetta dichia- 
razione giunga di fatto al ministero, o vi giunga con documenti incompleti j l'obbli- 
gatorietà però non esiste (App. Macerata, io luglio '85). 



166 GUIDA DELLA. STA.MP\ PERIODICA ITaLTA^TA. 

Art. 37. Ogni giornale dovrà avere un gerente responsabile. (1) 

Art. 38. Qualunque mutazione avvenisse in una delle condi- 
zioni espresse nella dicMarazioue sovra prescritta dovrà essere no- 
tificata alla Segreteria di Stato dell' interno, a diligenza del ge- 
rente o dei suoi eredi e successori, entro lo spazio di giorni otto, 
eccettuati i casi nei quali è altrimenti provveduto da questo Editto. 

In difetto il contravventore sarà punito, con multa estensibile 
a lire 300. 

Salvo riguardo alla vedova o ai successori del gerente o pro- 
prietario quanto \T.ene stabilito dall'articolo seguente. 

Art. 39. ]\Iancando o rendendosi incapace improvvisamente il 
gerente a coprire le sue funzioni, ove esso non sia proprietario 
unico, gì' interessati potranno presentare un redattore responsabile 
all'Avvocato fiscale generale nelle residenze dei Magistrati d'Ap- 
pello, nei capoluoghi di provincia agli avvocati fiscali, negli altri 
luogM ai giudici di mandamento, il quale redattore faccia le veci 
di gerente. 

Tale provvisoria incombenza non potrà protrarsi al di là di due 
mesi. 

Eguale facoltà viene accordata alla vedova o successori del ge- 
rente, ove sia proprietario unico del giornale. 

Art. 40. Chiunque, senza avere adempiuto al prescritto del- 
l'art. 36, o dopo la pronunciata sospensione, o dopo la cessazione 
del giornale, ne facesse seguire la pubblicazione incorrerà nella 
pena del carcere da uno a sei mesi e in una multa da lire 100 a 500. 

Art. 41. Il gerente di un giornale sarà obbligato a sottoscri- 
vere la minuta del primo esemplare di esso che sarà stampato, e 
tutti gli altri esemplari dovranno riprodurre la stessa sottoscrizione 
in stampa. 

La trasgressione di questo articolo sarà punita con multa esten- 
sibile a lire 300. (2) 



(i) L'istituzione del gerente responsabile non esime dall'eventuale responsabilità 
il direttore del giornale (V. art. 47). 

Il gerente di un giornale è per questa sua qualità responsabile dei reati com- 
messi col mezzo del giornale stesso, senza che occorra esaminare se egli fosse addi- 
venuto volontariamente e con intenzione di nuocere, alla pubblicazione incriminata. 
(Cass. Torino, 30 dicembre 84.) 

(2) La firma del gerente del giornale, richiesta da quest'articolo, nel primo esem- 
plare da presentarsi alla procura, vale ed è realmente la garanzia del sottoscrittore, per 
rispondere cosi delle contravvenzioni che come complice dei delitti commessi con 
pubblicazioni fatte nel periodico. Ond' è che falsificandosi la firma del gerente respon- 
sabile nella minuta del primo esemplare, da rilasciarsi al P. M., il gerente può bene 
eccepire la sua irresponsabilità e non rispondere in giudizio penale degli articoli in- 
criminati. Da ciò il danno potenziale che risente la società, alla quale verrebbe a man- 
care la persona che per la legge certamente dovrebbe rispondere dei reati, commessi 
per mezzo dei periodici; da ciò il vantagqjio del gerente responsabile che per opera 
della falsità da altri commessa, si aprirebbe la via a frodare la legge. La falsificazione 
quindi è punibile a termini dell'art 363 Cod. Pen. (Cass. Palermo, 5 settembre 1887.) 

— La contravvenzione agli articoli 2 e 41, in ordine alla pubblicazione ha luogo 
ael momento stesso della consegna dello stampato all'autorità giudiziaria, rendendosene 
ì"c3poasabile il gerente se tutti gli esemplari non portano la di lui firma e l'indica- 



ÌL GIORNALISMO NELLA LEGlSLAZlONE. 167 

Art. 42. Al momento della pubblicazione del giornale il ge- 
rente farà consegnare la copia da lui sottoscritta in minuta all'uf- 
fizio dell'Avvocato fiscale generale, o dell'Avvocato fiscale, o del 
giudice di mandamento, secondo la distinzione stabilita nell'art. 39. 

Quest' obbligo non potrà sospendere o ritardare la spedizione 
o distribuzione del giornale o scritto o periodico. (1) 

La contravvenzione a quest'articolo sarà punita con multa esten- 
sibile a lire 500. 

Art. 43. I gerenti saranno tenuti d'inserire, non più tardi 
della seconda pubblicazione successiva al giorno in cui le avranno 
ricevute, le risposte o le dichiarazioni delle persone nominate o 
indicate nelle loro pubblicazioni. L' inserzione della risposta deve 
essere intiera e gratuita. 

Nel caso per altro la risposta eccedesse il doppio dell'articolo 
al quale è diretta, l'eccedente dovrà essere pagato al prezzo stabi- 
lito per gli annunzi in quel giornale o pubblicazione. 

Trattandosi di giornali clie non ricevono annunzi, sarà corri- 
sposto per l'eccedente un prezzo eguale a quello che pagasi per 
gli annunzi nelle gazzette destinate alle inserzioni giudiziali. 

Il rifiuto o la tardanza ad accettare o pubblicare le dette ri- 
sposte verrà punito con una multa non minore di lire 100 e non 
maggiore di lire 1000. (2) 



zione della tipografia da cui provengono. Anzi la Cassazione di Torino (23 luglio '74) 
giudicò che la semplice impostazione del giornale deve considerarsi come pubblica- 
zione, indipendentemente dalla distribuzione e dal non essersi ancora consegnata la 
copia al P. del R. Nel concetto della pubblicazione comprendesi pure la distribuzione 
gratuita dello stampato o giornale, senza uopo della messa in commercio del mede- 
simo. Siffatta contravvenzione sta a carico dell'esercente la stamperia e non del diret- 
tore di questa. (Cass. Torino, 19 novembre '79). 

(i) La legge, senza fare eccezioni di sorta, prescrive che in ogni pubblicazione, e 
contemporaneamente alla medesima, debba farsi la presentazione della copia al P. M., per- 
chè questi possa, prontamente e con effetto, reprimere gli eccessi eventualmente commessi 
collo stampato. Né trattandosi di una ristampa può obbiettarsi che, soppresso l'articolo 
incriminato, trattasi di una continuazione della stampa di un fogho già noto al P. M.; 
imperocché è giudizio a posteriori quello relativo alla non avvenuta riproduzione dello 
scritto per cui si effettuò il sequestro ed il nuovo stampato ben potrebbe contenere 
cose non consentite né permesse, e quindi, mancando la presentazione, potrebbe rima- 
nere elusa la vigilanza del P. R. (Cass. Firenze, 6 aprile 1887). La Temi Veneta (242, '87) 
osserva che questa massima potrebbe parere soverchiamente rigorosa quando si tratti 
di semplice ristampa del numero sequestrato, coU'omissione dell'articolo incriminato. 
Non è in questo caso uno stampato nuovo, ma nn edizione corretta di (juello già pre- 
sentato al P. M. La Cass. Francese, 18 aprile 1830 (Dalloz. XXXVI, p. 483) ha deciso 
che il deposito di un esemplare non dispensa il gerente dal deposito stesso per qua- 
lunque altra edizione che contenesse articoli differenti: donde si può arguire che diversa 
sarebbe la soluzione della controversia se quel primo esemplare venisse riprodotto tal 
quale. 

— Non è giustificata la mancata consegna della copia dal fatto che il periodico 
si pubblica in ora nella quale l'uffizio del P. del Re è chiuso. Ammettendo infatti un 
contrario principio, sarebbe facile eludere lo scopo di questa disposizione (Cass. Firenze, 
6 aprile 1887). 

(2) Intenzione del legislatore, nel dettare questa disposizione, quella si fu di 
mantenere una perfetta parità di trattamento tra il gerente di un giornale, che nelle 
sue pubblicazioni si fa a nominare una qualche persona, e la persoaa cosi nominata 



168 OTJIDA DELLA STAMPA PERIODICA. IT ALL'INA. 

Art. 44. Rimarrà, nonostante questa multa, salvo il diritto a 
promuovere ogni azione clie potesse competere al Ministero pub- 
blico o ai terzi contro l'articolo a cui si sarà risposto. 

Art. 45. Ogni gerente sarà obbligato d'inserire in capo al suo 
giornale o scritto periodico qualsiasi titolo officiale, relazione au- 
tentica, indirizzo o rettificazione, o qualunque altro scritto nell' in- 
teresse del Governo, cbe gli venisse mandato da un'autorità legal- 
mente costituita. 

L' inserzione avrà luogo non più tardi della seconda pubbli- 
cazione successiva al giorno in cui ne sarà stata fatta la ri- 
dde sta. 

L' inserzione sarà fatta mediante pagamento dei prezzi indi- 
cati nell'art. 43. 



ed indicata, la quale creda di contrapporre una risposta o dichiarazione, sia nel proprio 
interesse, sia anche soltanto in quello della verità. Alla pubblicità data dal giornale 
col mezzo della stampa alle notizie riguardanti tale persona, il legislatore volle che 
collo stesso mezzo e nello stesso giornale, tenesse dietro la pubblicazione della ret- 
tifica; quindi l'obbligo imposto ai gerenti d'inserire la risposta per intero, gratuita- 
mente ed entro un dato termine. Che se non ha prescritto la modalità con cui dovesse 
venir fatta la pubblicazione della risposta, ciò fece perchè non lo ritenne necessario, 
essendo naturale che la risposta, se non matematicamente nella corrispondente pagina, 
e cogli stessi caratteri usati per l'articolo che vi diede luogo dovesse però sempre 
essere resa pubblica in modo confacente e tale da poter naturalmente cadere sotto lo 
sguardo di chi aveva letto il precedente articolo, sicché la difesa o rettifica dovesse 
essere fatta di ragione pubblica cosi e come era stata pubblica la notizia data o l'at- 
tacco. — In base a queste considerazioni ì'App. Milano (19 novembre 1886), giudicò 
che non soddisfaceva alle esigenze della legge, la inserzione della risposta fatta con 
caratteri minutissimi di seguito ed immediatamente dopo il « Bollettino Meteorolo- 
gico », e senza alcun distacco da questo, per modo che con questo pareva confuso. 
11 Monitore dei Tribunali (1887, 112) fece plauso al principio sostenuto da questa 
sentenza, e ricorda che la legge tedesca e la legge austriaca prescrivono che la ri- 
sposta dev'essere pubblicata « senza interpolazioni od omissioni.... » nella stessa parte 
dello stampato e con gli stessi tipi con cui ecc.. (Vedi Pincherle, pag. 276; Manfredi, 
lì Diriuo penale della stampa, p. 410). 

— La legge fa obbligo al gerente solamente d' inserire « le risposte o le dichia- 
razioni ecc. » nel suo giornale; ma non gì' impone, e quindi non si può pretendere, 
che quella inserzione sia pubblicata nello stesso posto del giornale in cui fu pub- 
blicato lo scritto che ha dato occasione alla rettifica e cogli stessi caratteri per quelli 
adoperati. Di conformità disponevano le leggi sulla stampa in Francia (9 settembre 1835) 
ed in Austria (27 maggio 1852), dal che si può indurre che il nostro legislatore si 
è informato ai principi di diritto allora dominanti in materia di stampa. Inoltre l'ar- 
ticolo 45 di questa legge fa obbligo al gerente d' inserire in capo al giornale i co- 
municati delle autorità : quindi è che essendo questa prescrizione un' eccezione, vale 
la regola che per l'articolo intestato non impone alcuna modalità al gerente per le 
inserzioni ivi indicate. Nella specie il gerente del Berico (giornale di Vicenza) aveva 
pubblicata la risposta di persona nominata in un articolo del giornale stesso, stam- 
pandola con caratteri minuti, in quarta pagina, e dopo un avviso sulla « Vera fonte 
di Peio » ; e l'App. Venezia, 7 aprile, ha ritenuto che con tale forma di pubblicazione 
quel gerente avesse bastantemente ottemperato alla legge. 

— La persona nominata in un articolo di giornale ha diritto all' inserzione di 
una sola risposta all'articolo medesimo. Né può pretendere, sotto pretesto di riserve 
fatte nella prima risposta, di ottenere la pubblicazione di risposte successive; impe- 
rocché ciò ammettendo, ne verrebbe l'assurdo che, a forza di dichiarazioni dilatorie o 
riserve, l'obbligo del gerente si protrarrebbe all' infinito. Nella specie discussa, il ri- 
Sjpondente aveva dichiarato, e questa sua dichiarazione era stata pubblicata, che aspet- 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 169 

Il rifiuto o ritardo nella pubblicazione verrà punito con una 
multa estensibile a lire 500. 

Art. 46. In caso di condanna contro un gerente a pena af- 
flittiva per reato di stampa, la pubblicazione verrà sospesa mentre 
egli sta scontando la pena, a meno cbe non siasene surrogato un 
altro elle riempia le condizioni volute dalla legge. 

Art. 47. Tutte le disposizioni penali portate da questo capo 
sono applicabili ai gerenti dei giornali e agli autori che avranno 
sottoscritti gli articoli in essi inseriti. 

La condanna pronunciata contro l'autore sarà pure estesa al 
gerente, clie verrà sempre considerato come complice dei delitti e 
contravvenzioni commesse con pubblicazioni fatte nel suo gior- 
nale. (1) 



tava il verdetto d'un giuri (cui era stata sottoposta la vertenza alla quale riferivasi 
l'articolo del giornale) per pubblicare le sue ragioni, e pretendeva successivamente 
che fosse inserita una ulteriore sua dichiarazione sullo stesso proposito (Cass. Torino, 
2 marzo 1887). 

— La legge non designa propriamente che la risposta o dichiarazione da inse- 
rirsi nel giornale debba essere rigorosamente notificata al gerente a mezzo di usciere, 
e colle forme ordinarie stabilite per le intimazioni di atti di procedura penale o civile, 
ma si contenta anche di quella qualunque notificazione, la quale sia tale però da gua- 
rentire che lo scritto di risposta sia stato dal gerente ricevuto, non esclusa quella che 
sia stata fatta anche mediante consegna dello scritto alla direzione del giornale (Cass. 
Torino, 16 marzo 1888). 

— Le rettifiche ad un articolo contenente diffamazione pubblicate nei numeri 
successivi, non bastano a cancellare il reato, il quale è in ogni sua parte perfetto e 
consumato fin dal momento in cui segue la pubblicazione del numero del giornale 
contenente l'articolo querelato. Tali rettifiche potranno valere come circostanze atte- 
nuanti. (Cass. Torino, 30 dicembre 1884). 

(i) Cass. Palermo (15 agosto 1886;. Pur ammettendo che il solo fatto della 
pubblicazione di un articolo diffamatorio non porti la responsabilità penale pel di- 
rettore, ha ritenuto, che le quante volte esso direttore, dolosamente acconsente alla 
inserzione nel suo periodico di uno scritto contenente ingiurie, si rende complice del 
reato coU'autore dello scritto stesso. 

— Il gerente invece è responsabile sempre dei reati che si commettono con scritti 
pubblicati nel suo giornale. Il dolo nel gerente è presunto di diritto nel fatto stesso 
della pubblicazione. Quindi è che, sporta querela per libello contro l'autore di un ar- 
ticolo inserito in un periodico, giustamente il P. M. estende il procedimento anche 
contro il gerente di quel periodico, quantunque il querelante non abbia fatto contro 
il medesimo alcuna istanza. (App. Ancona, 3 agosto 1886 — Ceneri — Giorn. Marche 25). 

— Il direttore d'un giornale il quale coopera scientemente col fatto proprio alla 
pubblicazione di un articolo contenente diffamazione od ingiurie contro una persona, 
rispondere deve penalmente col gerente. (Cass. Torino, 15 dicembre 1886). 

— Nei reati di stampa, la responsabilità del gerente è cosi intimamente con- 
nessa con quella dell' autore della pubblicazione incriminata da seguirne le sorti 
in modo che, venendo a mancare la responsabilità dell'uno, deve conseguentemente 
dichiararsi esclusa quella dell'altro. Perciò se, in seguito a recesso del querelante a 
favore dell' autore, si dichiara in suo confronto non farsi luogo a procedere, eguale 
dichiarazione deve farsi pel gerente: e se il primo ricorre in Cassazione e la sentenza 
è annullata il giudizio si rinnova anche nell' interesse del secondo. (Cass. Palermo, 
20 settembre 1886). 

— Stabilito che un articolo pubblicato in un giornale è ingiurioso, costituisce 
altro reato, la responsabilità del gerente rimane stabilita, senza che sia necessario in» 
dagare sulla sua intenzione (Cass. Torino, 2 febbraio 1887). 

«- Colui che senza averne ottenuta regolarmente la facoltà, assunte arbitraria» 



170 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Art. 48. In caso di recidività per parte dello stesso gerente 
e nello stesso giornale le multe potranno essere, secondo le circo- 
stanze, accresciute sino al doppio. 

Art. 49. I gerenti saranno tenuti a pubblicare, non più tardi 
di due giorni dopo clie loro ne sarà fatta 1' intimazione, le sentenze 
di condanna pronunciate contro di essi per fatti previsti da questo 
Editto. 

In difetto saranno puniti con una multa da lire 100 a 500. (1) 

Art. 50. L'azione per le multe dovute per rifiuto o ritardo 
delle pubblicazioni, di cui agli articoli 43 e 45, sarà prescritta collo 

mente la qualità di gerente provvisorio e riesce cosi a far continuare le pubblicazioni 
di un periodico, deve rispondere dei reati che coj quel giornale si commettono, alla 
pari del gerente regolarmente conosciuto. £d in vero, la sottoscrizione del giornale 
costituisce quel fatto volontario che importa la responsabilità del sottoscrittore per 
quanto il giornale contiene, e ciò indipendentemente dalla circostanza che costui abbia 
o meno ottemperato al disposto degli articoli 36 e seguenti. E come la pubblicazione 
del giornale crea il delitto, cosi chi è riuscito a seguirla col mezzo spontaneamente 
intrapreso di firmare come gerente provvisorio, deve in questa qualità rispondere dei 
reati di stampa. La contravvenzione, per non essere la gerenza regolare, non esclude 
il reato di stampa. Anzi l'art. 40 prevedendo il caso della pubblicazione di periodico 
senza gerente, e riguardando quale contravventore chiunque abbia fatto questa pub- 
blicazione include che pei reati di stampa ivi incorsi, si tenga responsabile colui che 
ha sottoscritto come gerente provvisorio senza esserlo. Sarebbe troppo facilmente eluso 
lo scopo della legge che vuole una determinata persona responsabile per i reati com- 
messi coi periodici, se nel caso in esame si venisse a contraria conclusione (Cass. Fi- 
renze, 30 dicembre 1885). 

(i) I. La necessità della notificazione, di cui l'articolo, si estende anche alla sen- 
tenza di conferma d'appello, e soltanto dalla data in cui la medesima viene notificata 
comincia a decorrere il termine dei giorni prefissi dal tribunale per la pubblicazione 
della condanna, e dalla notifica pure incomincia a decorrere il termine prescrizionale 
per reato di omessa pubblicazione della condanna. 

2. Essendo la pubblicazione una parziale riparazione dell'offesa recata all'onore 
della parte civile, può questa fare procedere essa stessa alla medesima, mancandovi 
l'imputato {Cassazione Torino, 11 luglio '83). 

— La pubblicazione cui sono tenuti i gerenti, può venire estesa ad altri giornali 
oltre quello incriminato, non resistendovi l'articolo stesso, se lo reclamino speciali 
circostanze. La qualità delle persone offese, i loro rapporti con un istituto, l' impor- 
tanza dell' istituto possono richiedere una più estesa riparazione della patita ingiuria. 
(Cassaiione Firenze, io aprile 81.) 

— La pubblicazione imposta al gerente non si trova fra le pene designate dagli 
articoli 13, 26, 35, 38 C. P., però, trattandosi di legge speciale, regolata da norme 
speciali di penalità, non si deve ricorrere al Codice comune per chiarire il dubbio e 
considerarla come un'indennità morale pel diffamato. Occorre piuttosto tener conto 
degli effetti dell'inosservanza la quale è repressa con multa e carcere sussidiario. In 
ogni modo, è un aggravamento di pena quando, come nella specie, il condannato, non 
rivestendo più le qualità di gerente del giornale, che ha cessato le sue pubblicazioni, 
non può inserirvi la condanna e gli si impone più di quello che prescrive l'art. 49, 
la pubblicazione, cioè, in altri giornali, dei quali non può disporre se non pagando il 
prezzo dell'inserzione. L'art. 49 parlando di gerente, contempla soltanto l'obbligo della 
pubblicazione nel giornale diffamante, per cui anche se non è una pena, aggrava di 
certo quella inflitta per il delitto di stampa, l'ordine delia pubblicazione in altri due 
giornali. 

Di conseguenza, la pubblicazione, non può essere ordinata ex novo dal giudice 
d'appello, quando sia appellante il solo imputato, come quella che serve ad ulteriore 
riparazione dell'ingiuriato ed aggrava la condizione dell' ingiuriante condannato. (C«- 
sa^ione Firenze, 25 luglio '8).) 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 17l 

spazio di due mesi dalla data della contravvenzione, o dell' inter- 
ruzione degli atti giuridici se vi è stato procedimento. 

CAPO IX. 

Dei disegni, incisioni, litografie ed altri emblemi di qualsiasi sorta. 

Art. 51. Ogni oggetto contemplato nell'rr'icolo 1, che non 
sia uno scritto, dovrà essere consegnato agli uiìizi indicati nell'ar- 
ticolo 7 ventiquattro ore prima che sia esposto o messo in circola- 
zione, (1) 

Art. 52. L'Avvocato fiscale generale, l'Avvocato fiscale o il 
giudice di mandamento potranno rispettivamente, nell' intervallo 
sopra espresso, far procedere al sequestro di tutti gli esemplari 
degli oggetti che riconoscessero contrari alle disposizioni del pre- 
sente Editto, nel quale caso entro il termine di 2-4 ore si dovrà 
da loro promuovere l'opportuno procedimento. 

Art. 53. Nel caso in cui i suddetti oggetti non siano stati 
esposti messi in circolazione, ma si trovino in luoghi aperti al 
pubblico, e si riconoscano dal Magistrato o Tribunale contrari al 
disposto del presente Editto, non si farà luogo ad altra pena che 
a quella della distruzione degli oggetti medesimi. 

CAPO X. (2) 

Della competenza, della composizione del Magistrato e del procedimento. 

Art. 54. La cognizione dei reati previsti dagli articoli 14, 15, 
17, 19, 20, 21, 22, 23, 24 e 25 e della provocazione ad alcuno di 
essi è attribuita esclusivamente al magistrato d'Appello , coll'ag- 
giunta dei giudici del fatto. (3) 



(i) La disposizione di questo articolo, siccome d'ordine generale e concepita in 
termini assoluti, è da riferirsi anche a disegni, incisioni e litografie di periodici che 
contengano pure degli scritti, perciò incorre nella contravvenzione all'articolo stesso 
il gerente di un giornale illustrato che non ne cura la consegna di una copia all'uf- 
ficio della Procura generale, 24 ore prima che sia esposto o messo in circolazione. 
La responsabilità del gerente è estesa ad ogni parte del giornale la cui pubblicazione 
viene considerata dalla legge come un fatto suo proprio. Né può trarsi una conse- 
guenza contraria dagli articoli 4, 7 e 47 di questa legge, imperocché dal i." e dal 2.° sono 
espressamente eccettuate le pubblicazioni periodiche ed il 3.° restringe la responsabilità 
del gerente nei limiti di una complicità nel caso di procedimento contro l'autore co- 
nosciuto di articoli inseriti nel giornale, e tale complicità non è nemmeno conce- 
pibile nel caso di contravvenzioni costituite da semplici ommissioni. (Cassazione. To- 
rino 20 giugno '83.) 

(2) Vedasi il capo II del titolo preliminare ed il capo V del titolo III del Codice 
di procedura penale del 20 novembre 1859, 

(3) Riguardo ai reati contemplati nell'ar. 25 vedasi la legge del 26 febbraio 1852, 
e quella del 20 giugno 1858. 



172 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Art. 55. La cognizione di tutti gli altri reati si esercita se- 
condo le competenze e colle forme stabilite dalle leggi ordinarie. 

Art. 56. L'azione penale per i reati contemplati in questo 
Editto sarà esercitata d'uffizio colle avvertenze seguenti : 

Nei casi di offesa verso il Senato o la Camera dei Deputati, 
l'azione penale non sarà esercitata se non precede l'autorizzazione 
del corpo contro cui fosse diretta l'offesa. 

Nel caso di offesa contro i Sovrani od i Capi dei Governi esteri, 
l'azione penale non verrà esercitata clie in seguito a richiesta per 
parte dei Sovrani o dei Capi degli stessi Governi. (1) 

Nei casi di offesa contro i Magistrati, Tribunali od altri Corpi 
costituiti, l'azione penale non verrà esercitata clie dopo delibera- 
zione presa dai corpi medesimi in adunanza generale. 

Nel caso di offesa contro persone rivestite in qualche modo 
dell'Autorità pubblica o contro gì' Inviati ed Agenti diplomatici 
stranieri accreditati presso il Re od il Governo, o contro privati, 
l'azione non verrà esercitata che in seguito alla querela sporta dalla 
persona che si reputa offesa. (2) 

Art. 57. Il pubblico Ministero nelle sue istanze, quando eser- 
cita l'azione penale d'ufficio, o il querelante nella sua querela, 
sono tenuti di specificare le provocazioni, gì' insulti, offese, oltraggi, 
fatti difìamatorii od ingiurie che danno luogo all' istanza o querela, 
sotto pena di nullità. 

Art. 58. Immediatamente dopo l'istanza o querela, 1' istruttore 
potrà ordinare il sequestro degli scritti o stampati che vi abbiano 
dato luogo. 

Art. 59. L'ordine di sequestro ed il relativo verbale saranno 
notificati, entro lo sx^azio di 24 ore, alla persona contro la quale 
avrà avuto luogo il sequestro medesimo. 

Art. 60, Il procedimento, ritenuto l'ordine delle competenze, 
di cui agli articoli 54 e 55, avrà luogo nelle forme prescritte dal 
Codice di procedura criminale, colle modificazioni di cui infra. 

Art. 61. Quando il reato di stampa non si presenti come com- 
plicità di un crimine, il Magistrato o Tribunale dovrà, sulla do- 
manda dell' imputato, e sentito il pubblico Ministero, concedere 
all' inquisito la libertà provvisoria mediante idonea cauzione di 



(i) Vedasi la legge 26 febbraio 1852. 

(2} L'articolo intestato non ha altra portata, che quella di mettere in mano del P. M. 
l'azione penale, quando un corpo costituito deliberi in adunanza generale di portar 
querela; ma con ciò il legislatore non ha certo voluto impedire, che, in caso di si- 
lenzio da parte del corpo costituito, uno o più dei suoi membri, che si reputino per- 
sonalmente offesi, non possano nel loro speciale interesse portar querela contro un 
articolo di giornale, e tanto più quando la loro persona vi si trovi nominativamente 
indicata. {Cassaiione Torino, 29 dicembre 1886.) 

— La deliberazione preventiva prescritta è necessaria solo quando l'offesa colpisca 
direttamente l'ente corpo costituito. L'offeso, anche se fa psrte di una personalità 
collettiva, non perde la sua individualità e il diritto di difenderla, quando pure l'offesa 
rifletta indirettamente l'amministrazione cui appartiene o l' ufficio che disimpegna. 
(Cassai^ione Firen\e, 5 novembre 1887.) 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 173 

presentarsi a tutti gli atti del processo e per l'esecuzione della 
sentenza in conformità degli articoli 190, 192 e seguenti del Co- 
dice di procedura criminale, sino aL 204 inclusivamente (1). 

Art. 62. Il pubblico Ministero potrà far citare direttamente 
gì' inquisiti a comparire nel termine di tre giorni davanti al Ma- 
gistrato o Tribunale, quando anche si fosse precedentemente ese- 
guito il sequestro degli scritti, disegni, incisioni, litografie, meda- 
glie od emblemi. 

In questo caso però la citazione non potrà essere intimata che 
dopo la notificazione all' inquisito del verbale di sequestro. 

Art. 63. I giudizi per reati di stampa di competenza del Ma- 
gistrato di Appello saranno portati davanti alla classe incaricata 
degli appelli dalle sentenze in materia correzionale. 

Saranno inoltre alla medesima aggiunti dodici Giudici del 
fatto. 

Art. 64. Tosto aperta la seduta, il presidente leggerà ai Giu- 
dici del fatto la seguente formola di giuramento: 

« Voi giurate in faccia a Dio e in faccia agli uomini di esa- 
« minare colla più scrupolosa attenzione le accuse portate contro 
« N. N. ; di non tradire i diritti dell'accusato, ne quelli della so- 
« cietà e dello Stato che lo accusa; di non comunicare con chic- 
« chessia sino dopo la vostra dichiarazione ; di non dare ascolto 
« ne all'odio, ne ad altro malvagio sentimento, ne al timore, ne 
« all'affetto ; di decidere solamente allo stato dell'accusa e delle 
« fatte difese secondo la vostra coscienza e il vostro intimo con- 
« vincimento coli' imparzialità e la fermezza che si . convengono ad 
«. un uomo probo e libero. » 

Chiamerà quindi ciascuno di detti Giudici secondo l'ordine 
della estrazione loro, e questi, toccata colla destra la formola del 
giuramento, risponderà: Lo giuro. 

Art. 65. Terminato il dibattimento, il Presidente farà un rias- 
sunto della discussione, farà notare ai Giudici del fatto le princi- 
pali ragioni in favore e contro l'accusato, e rammenterà loro i do- 
veri che sono chiamati ad adempiere. 

Art. 66. Formolerà in iscritto le questioni alle quali sono 
chiamati a rispondere nel modo seguente : 

Le parole (saranno indicate) ovvero lo scritto od altro oggetto 
che è presentato, contiene esso il reato (specificandolo) indicato 
nella istanza ì (2). 

Art. 67. Se l'accusato ha meno di sedici anni, il Presidente 
aggiungerà la seguente interrogazione : 

U accusato ha egli agito con discernimento ì 



(i) Articoli 200, 204 e seguenti, sino al 217 inclusivamente, del nuovo Codice 
di procedura penale. 

(2) L'articolo 66 venne abrogato dal Codice di procedura penale entrato in vi- 
gore il i.° gennaio 1866, che stabili regole comuni a tutti i giudizi, compresi quelli 
nei quali intervengono giurati, e che, a sua volta, venne in proposito, modificato dalla 
legge 8 giugno 1874. 



174 GODA DELLA STAjNIPA PERIODICA ITALIANA. 

Trattandosi di reato commesso in un periodico, la risposta ne- 
gativa dei Giudici del fatto su tale questione non potrà mai dimi- 
nuire l'imputabilità del gerente per gli effetti di cui nell'arti- 
colo 47. 

Art, 68. Il Presidente farà ritirare l' inquisito, e leggerà ai 
Giudici del fatto la seguente dichiarazione : 

« La legge non domanda ai Giudici del fatto veruna discus- 
« sione o esame del valore dei termini isolati, del senso più o meno 
« lato elle a ciascuno di essi in particolare attribuire si possa, ma 
« impone loro di interrogare se stessi nel silenzio e nel raccogli- 
« mento, e di esaminare nella sincerità della loro coscienza quale 
« eifetto abbia prodotto sull'animo loro il complesso dello scritto 
« incriminato. 

<( I Giudici del fatto non devono trascorrere col pensiero al- 
« l'applicazione della pena, alle conseguenze di essa. L'oggetto 
« per cui sono chiamati dalla legge non è tale. 

« Essi non devono mirare ad altro scopo se non a pronunciare 
« nella loro coscienza se credano o no l'accusato colpevole del reato 
« che gli è imputato. » 

Copia di questa dichiarazione dovrà essere affissa, scritta in 
grandi caratteri, nella camera delle deliberazioni dei Giudici del 
fatto. 

Art. 69. I Giudici del fatto entreranno tosto nella camera 
delle loro deliberazioni. 

Nessuno avrà ingresso in essa durante la deliberazione, salvo 
in forza di ordine in iscritto del Presidente della classe che deve 
giudicare . 

Quest'ordine verrà ritirato dall'usciere posto a custodia del- 
l'entrata della camera. 

Art. 70. I Giudici del fatto non ne potranno uscire che dopo 
che avranno terminata la loro deliberazione. 

Art. 71. Il capo dei Giudici del fatto interrogherà ciascuno 
di essi, ed il rispondente dirà : 

Si, l'accusato è colpevole] ovvero. No, l'accusato none colpevole. 

E nei casi in cui sarà aggiunta l'interrogazione portata dal- 
l'articolo 67, ciascuno risponderà: 

Sì, l'accusato ha agito con discernimento; ovvero. No, l'accu- 
sato non ha agito con discernimento. 

Art. 72. La deliberazione dei Giudici del fatto in favore o 
contro l'inquisito sarà presa a maggioranza di voti, e in caso di 
parità di voti, prevarrà l'opinione favorevole all'accusato. 

Art. 73. Se tuttavia l'accusato sarà dichiarato colpevole alla 
maggioranza di un sol voto, i Giudici del diritto delibereranno tra 
loro sul punto medesimo; e se l'opinione della minoranza dei Giu- 
dici del fatto viene adottata dalla maggioranza dei Giudici di di- 
ritto, in guisa che, congiungendo il numero dei voti, questo superi 
quello della maggioranza dei Giudici del fatto, prevarrà l'opinione 
favorevole all'accusato. 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 175 

La maggioranza s'intenderà acqnistata a favore dell'accusato 
colla sola metà dei voti dei Giudici del diritto, a mente dell'arti- 
colo 435 del Codice di procedura criminale. 

Ciò terminato, i Giudici del fatto rientreranno nella sala del- 
l'udienza, e riprenderanno il loro posto. 

Art. 74. Il Presidente della classe domanderà loro quale è il 
risultamento della loro deliberazione. 

Allora il capo dei Giudici del fatto si alzerà in piedi, e tenendo 
la mano sul cuore dirà : « Sul mio onore e sulla mia coscienza, avanti 
<K a Dio ed avanti agli uomini, la dichiarazione dei Giudici del fatto 
« è : Si, l'accusato è, ecc. ; ovvero. No, l'accusato non è, ecc. > 

Dicliiarerà pure, in caso che l'accusato sia stato dichiarato col- 
pevole, se la deliberazione fu presa alla semplice maggioranza. 

Art. 75. La dicliiarazione dei Giudici del fatto sarà dal loro 
capo sottoscritta e consegnata nelle mani del Presidente della 
classe. 

Il Presidente la sottoscriverà e la farà sottoscrivere dal Segre- 
tario. 

Art. 76. Rispetto all'appello ed al ricorso per cassazione nei 
giudizi dipendenti da questo Editto si seguiranno le norme stabi- 
lite dalle leggi in vigore per tutti gli altri giudizi. 

Art. 77. Il Magistrato o Tribunale potrà, ogniqualvolta lo 
creda opportuno, ordinare che i dibattimenti abbiano luogo a porte 
chiuse e proibire che vengano stampate le difese pronunziate dai 
difensori. 



CAPO XI. (1) 

Dei Giudici del fatto. 

Art. 78. I Giudici del fatto in numero di 200 por ogni di- 
stretto dei Magistrati di Appello saranno tratti a sorte dalle liste 
degli elettori politici (2). 

Art. 79. L'estrazione si farà ogni mesi dall' Intendente della 
provincia, dove risiede il Magistrato d'appello, alla presenza del 
Consiglio d'intendenza. 

Si stenderà verbale di questa estrazione (3). 

Art. 80. L' intendente ne trasmetterà la nota al primo Pre- 
sidente del Magistrato di Appello. La lista rimarrà affissa nel pub- 
blico uditorio (4). 

Art. 81. Il primo Presidente nella prima udienza pubblica di 
ogni mese farà l'estrazione di cinquanta nomi tra i compresi nella 



(i) Vedansi le disposizioni contenute nelle sezioni 2 e 3 del capo IV, titolo II 
della legge del 13 novembre 1859 sull'ordinamento giudiziario. 

(2) Articoli niodilìciti dalla legge 10 giugno itìjS. 

(3) Id. id. 

(4) Id. id. 



176 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

lista suddetta, i quali designeranno i Giudici del fatto clie dovranno 
prestare ser\àzio durante detto mese. 

Art. 82. L'avviso per le sedute in cui dovrà intervenire cia- 
scun Giudice del fatto sarà a questo recato individualmente per 
cura del primo Presidente cinque giorni prima della seduta. 

Art. 83. Il primo Presidente del Magistrato di Appello ven- 
tiquattr'ore prima dell'udienza farà dare al Ministero pubblico ed 
all'accusato comunicazione dell' intiera nota dei cinquanta Giudici 
del fatto di servizio in quel mese. 

Art. 84. Le persone state estratte a sorte a Giudici del fatto, 
ove, senza giusta causa legalmente provata, si rifiutassero di assu- 
mere 1' incarico o non intervenissero all'udienza, saranno punite 
con una multa non minore di lire 300, estensibile alle lire 1000, 
da infliggersi dalla classe nella medesima seduta prima di aprire 
il dibattimento. 

Art. 85. Le cause di dispensa dal servizio in qualità di Giu- 
dici del fatto saranno le medesime clie quelle ammesse per dispensa 
dal servizio della milizia comunale, meno quelle provenienti dal- 
l'età e dalle fìsiche imperfezioni. 

Art. 86. Prima clie incominci l'udienza, il Presidente, previo 
appello nominale, imbussolerà i nomi di tutti i Giudici del fatto 
presenti. 

Eitiratisi poscia essi giudici in luogo a parte, s'introdurranno 
il pubblico Ministero e l'accusato assistito dal proprio difensore 
e si procederà all'estrazione a sorte dei quattordici Giudici del fatto 
necessari per quel giudizio. 

Art. 87. Tanto il Ministero pubblico quanto l'imputato po- 
tranno ricusarli sino al numero di sei per ciascheduno. 

La ricusazione dovrà essere fatta al momento dell'estrazione (1). 

Art. 88. Il primo estratto non ricusato sarà capo dei Giudici 
del fatto, i due ultimi saranno supplementari ed assisteranno al 
dibattimento onde surrogare nella deliberazione quello o quelli che 
per qualche improvvisa causa fossero nell' impossibilità di conti- 
nuare. 



Disposizioni transitorie. 

Art. 89. Fino al 1." di maggio prossimo, nella quale epoca 
sarà posto in vigore il Codice d' istruzione criminale e si assumerà 
dal Magistrato di Cassazione l'esercizio delle sue attribuzioni, la 
cognizione dei reati mentovata nell'articolo 54 del presente Editto 
apparterrà ai nostri Magistrati di Appello, i quali dovranno intanto 
uniformarsi per le forme dei giudizi alle regole di procedura at- 
tualmente vigenti, non ritardata per altro l'esecuzione delle dispo- 
sizioni di questo stesso Editto circa i Giudici del fatto. 



(i) Articolo modificato dalla legge 20 giugno 1858. 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 177 

Art. 90. Sino all'attivazione della nuova legge comunale 
l'estrazione dei Griudici del fatto sarà eseguita in Torino ed in 
Genova dai Sindaci alla presenza della ragioneria, e nelle altre 
residenze dei Magistrati d'Appello dall' Intendente in presenza del 
Consiglio civico. 

Art. 91. Ci riserbiamo di proporre nella prossima Sessione 
delle Camere una legge concernente l' introduzione dall'estero di 
libri e stampe, la quale, soddisfacendo alle condizioni dei tempi, 
risponda al particolare importantissimo bisogno di favorire l'unione 
italiana. 

Deroghiamo a qualunque disposizione contraria al prescritto 
del presente Editto. 

Dato in Torino, il 26 marzo 1848. 

CARLO ALBERTO. 
Vincenzo Ricci — Di Revel — Di Collegno. 

SCLOPIS. 



26 febbraio 1852. 
VITTORIO EMANUELE II 

RE DI SARDEGNA, DI CIPRO E DI GERUSALEMME, ECC. ECC. 

Il Senato e la Camera dei Deputati hanno adottato; 

Noi abbiamo ordinato ed ordiniamo quanto segue: 

Articolo unico. Per esercitare l'azione penale pei reati previsti dall'articolo 25 
dell'Editto 26 marzo 1848, non meno che per qualunque procedimento relativo, 
basterà al pubblico Ministero di dichiarare l'esistenza della richiesta menzionata nel 
secondo alinea dell'articolo 56 di detto Editto, senza essere tenuto di esibirla. 

È abrogato in quanto a colali reati il disposto dell'articolo 54 del medesimo 
Editto, e sarà agli slessi applicabile il prescritto dell'articolo 55. 

Il nostro Guardasigilli, Ministro Segretario di Slato per gli affari ecclesiastici di 
grazia e giustizia, è incaricato dell'esecuzione della presente legge, che sarà registrata 
al controllo generale, pubblicata ed inserita nella raccolta degli atti del Governo. 

Dato in MoìKalieri, il 26 febbraio 1852. 

VITTORIO EMANUELE. 

Calvagno — C. Cavour — Colla. 

De Foresta. 



20 giugno 1858. 
VITTORIO EMANUELE II 

RE DI SARDEGNA, DI CIPRO E DI GERUSALEMME, ECC. ECC. 

Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; 
Noi abbiamo sanzionalo e promulghiamo quanto segue: 

Art. 1. La cospirazione coniro la vita del Capo di un Governo straniero, ma- 
nifestala con fatti preparatorii della esecuzione del reato, è punita colla reclusione. 

N. Bernardini — Guida della Stamfa f triadica italiana — 12. 



178 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

l colpevoli possono inoltre essere posti sotto la sorveglianza speciale della po- 
lizia per lo spazio di cinque anni. 

Art. 2. L'apologia dell'assassinio politico per mezzo della stampa o di alcun 
altro dei mezzi indicati nell'articolo 1 della legge 26 marzo 1848 è punito a termini 
dell'articolo 24 della stessa legge, escluse sempre le pene di polizia, sia che venga 
l'assassinio espressamente approvato, sia che si cerchi soltanto di giustificarlo. 

Art. 3. Sino al 31 dicembre 1862 agli articoli 78, 79, 80 e 87 delia legge 
26 marzo 1848 sono surrogate le seguenti disposizioni: 

« Art. 78. Sono Giudici del fatto tutti gì' inscritti nella lista degli elettori po- 
litici delle città nelle quali siede una Corte d'appello. 

flt Art. 79. Nei primi quindici giorni dei mesi di giugno e di dicembre d'ogni 
anno una Commissione, composta del sindaco, che ne è il presidente, o di chi in 
caso di vacanza o di legittimo impedimento ne fa le veci, di due consiglieri pro- 
vinciali e di due consiglieri comunali, forma la lista dei giurati che durante il semestre 
successivo possono essere chiamati a dare giudizio. 

« I consiglieri provinciali e comunali che devono far parte della Commissione 
per la formazione delle liste dei giurati sono nominati dai rispettivi Consigli a mag- 
gioranza assoluta di voti. 

« 1 Consigli provinciali e comunali nominano inoltre nel modo suindicato due 
consiglieri supplenti, i quali sono chiamati per ordine di voti, e, in caso di parità 
di voti, per rar.go di età, a supplire ai membri effettivi quando manchino questi 
ultimi siano legittimamente impediti. 

€ La nomina dei consiglieri provinciali e comunali è rinnovala in ogni anno dal 
Consiglio provinciale nelle annuali Sessioni ordinarie e dal Consiglio comunale nella 
tornata di primavera. 

« Il numero dei giurati che le Commissioni devono inscrivere nelle liste è di 
trecento per Torino e Genova e di centocinquanta per le altre città. 

« Gli impiegati stipendiali dal Governo ed in attività di servizio non possono 
essere inscritti nelle liste in numero maggiore del quarto della totalità degli inscritti. 

« 1 giurati inscritti in una lista semestrale non possono essere inscritti in quella 
del semestre immediatamente successivo. 

« Art. 80. La lista semestrale, sottoscritta da tutti i membri componenti la Com- 
missione deve, nei tre giorni successivi alla sua formazione, essere trasmessa dal Pre- 
sidente della Commissione stessa al primo Presidente della Corte d'appello, il quale prov- 
vede affinchè sia subito affissa all'uditorio della Corte e vi rimanga durante il semestre. 

1 Art. 87. Tanto il pubblico Ministero quanto l' imputato possono ricusare i 
Giudici del fatto stati estratti a sorte senza addurre motivi, sino a che rimangano 
nell'urna tanti nomi, che uniti a quelli già estratti e non ricusati, raggiungano il 
numero di quattordici. 

« La ricusazione deve essere fatta al momento dell'estrazione. » 

Art. 4. Per la prima volta la lista semestrale dei giurati è fatta nei trenta 
giorni immediatamente successivi alla pubblicazione di questa legge, e non ha effetto 
che pel semestre corrente all'epoca in cui si sarà formata. 

I Consigli provinciali e comunali saranno con decreto reale, da emanare contem- 
poraneamente alla presente legge, convocati entro quindici giorni in adunanza straor- 
dinaria per fare la scelta dei consiglieri che devono comporre la Commissione di cui 
nei precedenti articoli. 

Ordiniamo che ia presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserta nella rac- 
colta d^gli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla 
osservare come legge dello Stato. 

Dato a Sommariva Perno, il 20 giugno 1858. 

VITTORIO EMANUELE. 

De Foresta. 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 179 



Titolo di giornale. 
Appropriazione di esso vietata nonostante accessoria modificazione. 

Per ciò che riguarda il titolo d'un giornale o d'una pubblica- 
zione periodica, costituente anclie esso una specie di proprietà ri- 
spettabile, giova dar contezza di una sentenza profferita dal Tri- 
bunale di Commercio di Nizza (13 marzo 1880) contro il direttore 
ed il gerente del giornale il Nuovo Figaro^ che si pubblicava in 
detta città, con la loro condanna a togliere entro tre giorni la pa- 
rola Figaro dalla intitolazione del giornale, sotto pena di 500 fran- 
chi per ciascun numero che uscisse dopo il termine fissato. Il Tri- 
bunale giustamente osservava, che il titolo d'un giornale è proprietà 
esclusiva di chi lo assume e lo usa, ed il fatto di dare quel titolo 
ad un'altra pubblicazione, ancorché lo si differenzia con una qua- 
lificazione accessoria, come Nuovo od altra simile od analoga, co- 
stituisce un'appropriazione dell'altrui proprietà ed un atto di con- 
correnza sleale. Ne vi è d'uopo provare che la concorrenza sia 
di mala fede, bastando che sia possibile la confusione, e questa può 
verificarsi per avere i due giornali la stessa forma, per essere tutti 
e due letterarii, compilati col medesimo intento e destinati al me- 
desimo genere di lettori ; poco importando che uno sia pubblicato 
in una città, l'altro in un'altra, stantechè il giornale va dapper- 
tutto e dappertutto si legge e si vende. — Ne rileva se, essendo 
il primo politico e quotidiano, e il secondo letterario e settimanale, 
giacche questo può diventare anch'esso politico e quotidiano, e la 
difi'erenza di periodicità non varrebbe ad impedire la confusione 
nell'atto della vendita. 

Pirateria di giornalismo punita. 

Il giornale Le Réveil pubblicava alcuni brani o capitoli d'altrui 
proprietà letteraria, senza neppure citare l'opera da cui li aveva 
presi. L'autore fece noto al gerente il danno che gli recava tal 
fatto e lo invitò a desistere da ogni pubblicazione; ma invano. 
Allora lo citò avanti il Tribunale di Commercio di Parigi chiedendo 
1500 franchi a titolo danni-interessi. Il convenuto non potendo 
impugnare i fatti e le regolari intenzioni, pretendeva liberarsi col 
pagamento di una piccola somma quasi a titolo e in proporzione 
della fatta inserzione; ma il tribunale con sentenza dell' 11 mar- 
zo 1880 lo condannò per questa principale ragione: 

« Que, s' il est vrai que souvent des conventions intervien- 
nent entre éditeurs et journalistes pour un abonnement de répro- 
duction au prix de 5 centimes la ligne, le directeur-gérant du 
'Réveil qui a reproduit des articles sans l'autorisation de..., ne sau- 
rait lui imposer un tarif qui n'a pas été sollicité et encore moins 
accordé ; que l'atteinte porte aux droits de l'editeur proprietaire, 
la continuation des réproduction prohibées, et les mépris où ont 

été tenues les défenses faites, ont cause a un préjudice dont 

réparation lui est due, et dont le Tribunal, a l'aide des éléments 



180 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

d'appreciation qu' il possedè, fìxe l' importance à 1000 francs, au 
payement desquels le directeur-gérant du Réveil doit ètrè tenu. » 

Giornali ufficiali — Appalto — Monopolio — Numero di copie illi- 
mitato per associazione annua — Spaccio giornaliero per nu- 
mero. 

In grado di appello nel febbraio del 1880 il Tribunale di Com- 
mercio di Ginevra decise questa causa. 

Un agente per la vendita dei giornali aveva domandato al- 
l'editore del Feuille des Avis officiels di Ginevra 20 abbonamenti 
per l'anno 1880, ma questi li rifiutò sotto pretesto cbe quegli aveva 
intenzione di rivendere il giornale a numeri separati. Questo ri- 
fiuto era in parte determinato dal fatto che il prezzo d'abbonamento 
a quel giornale è fissato ufiicialmente a 7 franchi l'anno. Ond' è 
nell'interesse dell'editore di dare il minor numero possibile d'esem- 
plari a prezzo d'abbonamento, essendo più elevato il prezzo a un 
numero per volta. Il tribunale gli diede torto, e lo condannò a 
somministrare immediatamente all'attore i 20 abbonamenti, e in 
mancanza a pagargli un franco per ogni giorno di ritardo a titolo 
di danni-interessi. 

Ecco le ragioni principali addotte in questa sentenza: L'edi- 
tore del giornale non può ricusarsi di dare più abbonamenti ad 
una sola e medesima persona sotto pretesto che questa non giu- 
stifichi l'interesse che abbia a ricevere dal numero dei reclamati 
abbonamenti. Tanto meno fondata è tal pretesa in quanto quel 
giornale destinato segnatamente per gli atti o avvisi officiali e 
giudiziari, costituisce a suo profitto un vero monopolio, essendo 
vietato a qualunque altro stampatore di Ginevra pubblicarne uno 
simile ; e il monopolio fu sempre ritenuto di stretto diritto e però 
da non estendere a casi non espressamente contemplati dal legisla- 
tore; e nel contratto non v' è alcuna clausola che limiti il numero 
delle copie da fornire a ciascun abbonato. Il prezzo d'associazione 
annua è bensi fissato per l'articolo 22 a 7 franchi per Ginevra. 
Atteso che il Feuille essendo pubblicato a scopo d' interesse gene- 
rale, non può la estimazione del limite di siffatto interesse farsi 
dipendere dall'arbitrio dell'appaltatore e menargli buona la pretesa 
di esigere dall'attore, prima di concedergli i chiesti abbonamenti, 
l'adduzione dei motivi che lo muovono a tal domanda. — Chiunque 
desideri un numero più o meno grande d'abbonamenti è il solo 
giudice di ciò che gli convenga e però l'editore non può conte- 
stargli questa convenienza. — Non è lecito all'editore fare antici- 
pate supposizioni sull'uso che può fare l'abbonato de' suoi abbona- 
menti stimandolo sin da ora abusivo, dacché la frode e la mala- 
fede non si presumono. — Aspetti dunque che si verifichi la ri- 
vendita a numeri per parte dell'agente, o qualunque altro pregiu- 
dizievole fatto e poi sperimenti la sua azione per cui gli son ri- 
servati tutti i diritti. 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 181 



Diifamazione — Azione Civile ~ Prescrizione. 

Allorché il pregiudizio di cui si domanda riparazione è basato 
su di un delitto di diffamazione commesso a mezzo della stampa, 
l'azione civile intentata in riparazione di questo pregiudizio si pre- 
scrive dopo tre mesi, conforme all'articolo 65 Legge sulla Stampa 
29 luglio 1881. {Corte d'App. di Montpìellier — 26 luglio 1880.) 

Carcere pei Giornalisti. 

In vista della espressa sanzione della legge sulla stampa, l'am- 
ministrazione carceraria lia disposto perchè un locale apposito sia 
destinato a questa categoria di condannati, e intanto : 

1." Che sia impedita qualunque comunicazione tra i condan- 
nati per reati comuni e quelli per reati di stampa ; 

2.° Che a questi ultimi siano prolungate le ore di passeg- 
gio, che sia loro data facoltà di tenere libri e tutto l'occorrente 
per scrivere nella propria camera, sotto l'osservanza, ben inteso, 
delle ordinarie cautele ; 

3." Che sia ad essi permesso di provvedersi, se credono, a 
loro spese, di mobili ed effetti letterecci e di ricevere il vitto che 
vogliono alle ore stabilite ; 

4." Che sia loro acconsentito di aver colloquio in camera 
riservata, più volte la settimana, previo il permesso del direttore. 
Uno speciale regolamento verrà compilato, riconoscendo il go- 
verno che i condannati per reati di stampa non possono certamente 
essere sottoposti al trattamento stabilito ai detenuti o condannati 
per reati comuni nelle carceri giudiziarie. (Dal gior. La Stampa, 
di Roma.) 

Proprietà del titolo d'un giornale. 

La legge sulla stampa francese del 29 luglio 1881 è muta sulla 
garanzia della proprietà d'un titolo di giornale. Il deposito sem- 
plice del titolo, quantunque fatto in esecuzione dell'articolo 7 della 
legge citata, e seguendo la formola officiale, non costituisce per 
se medesimo la proprietà del titolo depositato. Per stabilire questa 
proprietà bisogna che il giornale sia stato pubblicato almeno una 
volta ; e risulta dalla giurisprudenza stabilita specialmente dal Tri- 
bunale di Commercio della Senna, che il titolo del giornale di cui 
il primo numero è apparso diventa proprietà del depositante, e che 
questa proprietà sia a lui garantita per un anno e un giorno, a 
cominciare dall'apparizione del primo numero, o che il titolo de- 
positato sia portato a conoscenza del pubblico con annunzi o affissi 
sufficienti affinchè non si possa addurre l' ignoranza del titolo de- 
positato. 

Diffamazione di una società. 

In tema di diffamazione commessa contro una società da un 
gerente di giornale, l' imputato non può valersi della disposizione 



182 GUIDA DELLA STAMPA PERIODrCA ITALLA.NA. 



contenuta nell'art. 579 Cod, P., poicliè è manifesto che la qualità 
di gerente non autorizza a denigrare le operazioni di una società 
commerciale (nella specie compagnia di assicurazioni) con infondate 
imputazioni e contumeliose espressioni. (Cass, Torino, 4 luglio ^83). 

Quando la pubblicazione di un giornale sia atto di commercio. 

(Art. 3 Cod. Comm.) 

La pubblicazione di un periodico, qualunque sia il suo indi- 
rizzo, e foss'anche preponderante nel medesimo la parte politica 
e scientifica a quella semplicemente e materialmente collettiva di 
notizie, può essere intesa, oltreché nel senso di appoggiare e fa- 
vorire un principio od un partito, anche nel senso proprio lucrativo 
e di speculazione commerciale. Quando la maggior materia pub- 
blicata consista in semplici notizie qua e là spigolate da altri 
giornali, quando il giornale sia pubblicato con tipografìa propria, 
quando la 3.'' e 4/'' pagina siano destinate ad inserzioni a pagamento^ 
allora vi sono poi tutti gli elementi a caratterizzare quella pubbli- 
cazione per una vera operazione continuata ed abituale di commer- 
cio nei termini dell'articolo intestato, n. 10. Ne a mutarne 1' indole 
predominante varrebbe che s' inserissero nel giornale anche articoli 
letterarii e politici, siccome accessorio affatto inconcludente rim- 
petto air intento predominante di speculazione. [App. Milano, 
16 aprile 1886.) 

Affissione di Avvisi. 

L' affissione pubblica di avvisi stampati muniti di marche da 
bollo non annullate nei modi dalla legge prescritti, si può provare 
mediante verbale dei reali carabinieri. Per promuovere il relativo 
giudizio penale, non v'ha legge che imponga gli esperimenti di 
conciliazione. Non è valido l'annullamento di queste marche me- 
diante una croce fatta a mano. (Cass. di Roma, 10 gennaio 1887.) 

Se e quando il direttore proprietario di un giornale sia civil- 
mente responsabile degli articoli redatti da altri. 

L'azione civile contro il direttore di un giornale che non sia 
incorso nella responsabilità penale, per non essere stato né autore, 
né complice di un reato di diffamazione commesso per mezzo del 
giornale medesimo, non deriva già dalla condanna pronunciata 
contro il gerente o contro l'autore della diffamazione, ma trae il 
suo fondamento dalle norme degli articoli 1151, 1152, 1153 C. C, 

La prescrizione di quest'ultimo articolo è assoluta, e da essa 
risulta che il padrone o committente deve rispondere del fatto del 
suo domestico o commesso, quando costoro commettano un fatto 
dannoso nell'esercizio delle loro incombenze, il padrone ne risponde 
civilmente (Leg. 7 Dig. naut. caup. stabul. ; Leg. I Dig. De exercit. 
Act. ; Leg. 5 Dig. De obb. et act.) Né importa che il fatto derivi 
da colpa lieve o lievissima, perchè la legge non distingue il grado 
della colpa. Come pure non importa che il padrone non abbia 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 183 

espressamente ordinato il lavoro, durante il quale avvenne il danno, 
bastando che il domestico abbia agito eius rei gratta, cui prae- 
positus fuerat. 

Il direttore proprietario di un giornale deve considerarsi come 
un preponente o committente rispetto all' autore dell' articolo in- 
criminato, ed anche rispetto ai collaboratori ed al gerente, essendo 
egli quello che sceglie il personale, lo paga, e sorveglia e dirige 
il lavoro, come introita gli utili, ed ha quindi egli il diritto ed 
il dovere d' impedire la pubblicazione di un articolo offensivo del- 
l'altrui reputazione. Anzi, mancando ad un tale dovere, deve ri- 
spondere prima di colpa dipendente dal fatto proprio o dalla propria 
negligenza, secondo che abbia avuto conoscenza dell' articolo of- 
fensivo e malgrado ciò ne abbia permesso la pubblicazione, o abbia 
trascurato di sorvegliare affinchè quella pubblicazione non avve- 
nisse. Non vale opporre che il giornale è opera collettiva di molti 
collaboratori, ad ognuno dei quali è affidata una parte determinata; 
perchè il direttore ha la sorveglianza generale sull'opera comune, 
e deve esercitarla in modo efficace. Come del pari non gioverebbe 
la circostanza che il direttore sia stato assente, nel tempo della 
inserzione, dal luogo della pubblicazione del giornale, o che l'in- 
serzione medesima siasi fatta nell'edizione notturna, affidata alla 
sorveglianza di altri ; giacche si rientra sempre nei termini della 
teoria sulla responsabilità del preponente o committente, suespressa, 
i cui principi non sarebbero per tali circostanze meno applicabili, 
perchè qui alium facit per se ipsum facere videtur. (App. Roma, 
30 maggio 1887. — Vedi anche AppeL Milano, 23 genn. 1888 — 
Cavallotti e Sonzogno e. Nasi — Mon. trib., 114; Annali, 3; Foro 
it. 101; Consul. Comm., 60; Giuris. ital., 215; Filangieri, 349.) 

Gerente. 

Non può essere considerato come gerente colui che non è di- 
rettore d'un giornale che per la parte amministrativa. (Cass. Pa- 
rigi, 4 nov. '84.) 

— È incapace d'essere gerente d'un giornale l' individuo eh' è 
stato dichiarato fallito (id. id. 17 die. '86). 

Il gerente può querelarsi contro un giornale? 

Il tribunale correzionale di Palermo nella querela intentata 
dal gerente dieW Arlecchino di Napoli contro il giornale La Sicilia, 
stabilì : essere inammissibile la querela, poiché il gerente non ha 
il diritto di promuovere azioni a nome del giornale, e che lo rap- 
presenta soltanto per le azioni che sono intentate contro il pe- 
riodico. 

Per contrario, la Corte d'Appello di Torino ha stabilito (6 di- 
cembre 1881): 

Un articolo ingiurioso, inserto in un periodico ai danni di al- 
tro periodico, dà luogo ad azione penale. (Confr. : V. C. App. Mo- 
dena 11 die. 1861.) 



184 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

n gerente di un giornale ha veste e qualità a porgere querela 
contro il gerente di altro giornale contenente un articolo ingiurioso 
al periodico da lui rappresentato, e contro l'autore dell'articolo. 

Scrocco. 

Costituisce delitto di scrocco l'esibizione, sulla pubblica via, 
e la vendita d'un foglio di cui il titolo, stampato in grossi carat- 
teri è destinato ad accreditare la notizia che esso annunzia e che 
non contiene, in realtà, che des grossièì^es plaisanteries (Cass. Pa- 
rigi, 10 die. '84). 

— Si rende complice di questo reato colui che ha stampato 
questo foglio che procura agli autori di esso il mezzo di commet- 
terlo (id. 30 ott. '86). 

Luogo di pubblicazione. 

La Cassazione di Firenze ritenne (IG ap. '84) che la 'pubblica- 
zione di un giornale avviene quando le copie escono dalla stam- 
peria perchè circolino e si diffondano nel pubblico, quantunque la 
distribuzione si faccia dopo qualche tempo in luogo diverso. 

Da ciò dedusse che la consegna della copia per parte del ge- 
rente bene è fatta all'autorità del luogo dove il giornale si stampa, 
non essendo prescritto si faccia anche dove si distribuisce. Altri- 
menti si avrebbe una semplice consegna che la legge non richiede, 
e, d'altronde, si verrebbe ad ammettere che il momento della pub- 
blicazione fosse duplice, mentre ripugna ad ogni regola lo indurre 
la duplicità di un onere e la ripetizione di un atto che, eseguito 
nel luogo in cui il giornale viene stampato e pubblicato soddisfa 
al fine della legge di esercitare la vigilanza occorrènte a reprimere 
abusi e reati cui può servire di mezzo la stampa. 



Disposizioni governative pei corrispondenti d'Africa. 



1. Ogni corrispondente di giornali o di agenzie telegrafiche 
deve essere munito di una licenza personale accordata dal Mini- 
stero della guerra o dal comandante in capo delle truppe in Africa. 
Nella licenza saranno indicati i giornali o l'agenzia che il corri- 
spondente è autorizzato a rappresentare ; e questi non potrà scri- 
vere o telegrafare che per i giornali o le agenzie specificati nel- 
l' ottenuta licenza. 

2. Il Ministero della guerra e il comandante in capo in Africa, 
prima di accordare le licenze, si accerteranno dell'onorabilità di chi 
le domanda, ed avranno diritto di negarle senza addurne i motivi. 

3. Salvo particolare autorizzazione del comandante in capo, e 
vietato ai corrispondenti di giornali o di agenzie telegrafiche di 
valersi di cifrari o di linguaggio convenzionale per le loro comu- 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 185 

nicazioni telegraficlie o scritte. Per queste comunicazioni devono 
esclusivamente valersi della lingua italiana, della francese od inglese. 

4. I corrispondenti non possono allontanarsi dalla sede loro fis- 
sata dal comandante in capo, ne seguire le truppe spedite per ope- 
razioni militari, senza particolare permesso del comandante in capo. 

5. È stretto dovere dei corrispondenti di astenersi dal man- 
dare ai giornali od alle agenzie notizie non accertate nel modo pia 
sicuro, e clie possono destare l'allarme in paese. Essi dovranno del 
pari astenersi nelle loro corrispondenze da ogni fra o, apprezzamento 
o giudizio che possa in qualche modo intaccare la disciplina, o riu- 
scire a danno dell'autorità e del prestigio dei comandanti delle 
truppe, 

6. Nei loro privati rapporti coi militari, e specialmente con 
quelli di truppa, i corrispondenti dovranno astenersi nel modo più 
assoluto, dal tenere discorsi che possano scuotere il morale, meno- 
mare l'autorità di chi comanda o produrre effetti dannosi all'osser- 
vanza della disciplina. 

7. I corrispondenti faranno capo ad un ufficiale che verrà de- 
signato dal comandante in capo, e sarà particolarmente incaricato 
di mantenere relazioni con essi, di servire loro d' intermediario nei 
rapporti col comandante, di comunicare loro le informazioni che 
possono venire pubblicate, di agevolarli per quanto sia possibile 
nello accertamento delle notizie, nella trasmissione dei telegrammi 
e delle corrispondenze, ed in qualunque altra cosa potesse loro oc- 
correre, invigilando ad un tempo perchè essi osservino le discipline 
stabilite dalle presenti istruzioni. 

8. I corrispondenti dei giornali in Africa sono sottoposti alle 
prescrizioni del Codice penale militare. 

9. L' ufficiale incaricato di invigilare l'osservanza delle pre- 
senti norme può esigere gli sia data visione delle corrispondenze 
e dei telegrammi prima che siano spediti ; ed egli potrà soppri- 
mere o modificare le pubblicazioni che gli sembrassero dannose 
nell'interesse delle operazioni militari o della disciplina dell'eser- 
cito. Il comandante in capo potrà inoltre autorizzare quest' ufficiale 
ad esigere dai corrispondenti che gli venga mandata copia di tutti 
i numeri dei giornali da essi rappresentati. 

10. Ai corrispondenti che mancassero ad uno dei doveri im- 
posti loro dalle presenti istruzioni, il comandante in capo potrà 
ritirare la licenza ed anche imporre lo sfratto. 

1 1 . Le licenze potranno inoltre venir temporaneamente sospese 
in qualunque momento dal comandante in capo, quand'anche con- 
cesse dal Ministero della guerra, ogni qualvolta il predetto coman- 
dante ritenesse un tale provvedimento richiesto dall'interesse delle 
operazioni militari. 

12. Tutti coloro che aspirano ad ottenere la licenza come cor- 
rispondenti di giornali o di agenzia telegrafica dovranno firmare 
una copia delle presenti prescrizioni, dichiarando d'averne perfetta 
conoscenza ed obbligandosi ad attenervisi. 



186 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



LA NUOTA LEGGE SULLA STAMPA 



Ecco il nuovo progetto di legge non ancora presentato al Parlamento, per rifor- 
mare la vigente legge sulla stampa del 1848. 

Emanata in condizioni specialissime, costretta a contemplare reati non previsti 
da un codice che non era in armonia col nuovo istituto, e modificare le sanzioni penali 
per altri, questa legge riusci necessariamente imperfetta. 

Ciò malgrado non si ardi mai toccarla, lasciando sempre intangibile quella scialba, 
meschina e immorale figura del gerente responsabile — copia adulterata del gerente 
o gestore francese — cui il legislatore non chiede altra capacità che quella di saper 
disegnare il proprio nome, e aver la fedina criminale pulita. 

Ragioni politiche, una certa ripugnanza a portar la mano sopra una legge consi- 
derata per il suo carattere fra le fondamentali del regno, consighavano questo partito. 
Gli è perciò che la prima Commissione nominata nel 1860 per procedere alla revi- 
sione del codice penale, credette bene non imitare l'esempio di altri paesi che ave- 
vano già applicato il diritto comune ai reati di stampa, e si astenne di fare inno- 
vazioni. 

Le alte magistrature del regno furono discordi però nell'apprezzare questo ■ par- 
tito — appoggiato più che altro su considerazioni di opportunità politica — e la seconda 
Com.missione nominata l'anno seguente, andando all'estremo opposto, soppresse addi- 
rittura — nel progetto che fu sottoposto al Senato — la legislazione speciale in fatto 
di stampa. Nominata però una terza Commissione nel 1876, questa, sulla proposta del 
guardasigilli Mancini, stralciò dal progetto tutto quanto riferivasi ai reati di stampa, 
giudicando difettiva una riforma parziale della legge sulla stampa per le sole penalità, 
e ritenendo anch'essa inopportuno un rimaneggiamento totale. 

Nominato guardasigilli l'onorevole Zanardelli e preso ad esaminare egli pure il 
progetto sul Codice penale, credette girare le difficoltà riassumendo sotto il nome 
di reati commessi pubblicamente, tanto queUi che potevano essere commessi colle parole, 
quanto quelli collo scritto o colla matita. 

L'onorevole Giannuzzi-Savelli, più radicale, presentò una riforma della legge sulla 
stampa, hmitata alle norme per l'esercizio della medesima. 

Ecco senz'altro il testo del progetto di legge, tal quale fu distribuito in piccolo 
numero di copie ai membri della Commissione sul codice penale e ad alcuni magi- 
strati supremi ed ex-ministri: 

Progetto di Legge 
per modificazioni alla Legge sulla stampa 26 marzo 1848 (i). 



CAPO L — Disposizioni generali. 

Art. 1 (1). — La manifestazione del pensiero per mezzo della stampa o di 
qualsivoglia altro artifizio atto a riprodurlo con segni figurativi, e quindi ogni pubbli- 
cazione di stampati, incisioni, litografie, oggetti di plastica e simili, è libera, con che 
si osservino le norme seguenti, e salve le sanzioni del codice penale. 

Ogni qualvolta nella presente legge si parla di stampati, s'intende compreso qua- 
lunque prodotto della specie suindicata. 

Abt. 2. — Ogni stampato deve indicare il luogo, l'officina e l'anno in cui fu 
impresso, ed il nome o la ditta dello stampatore. 

Questa disposiz'one non è applicabile agli stampati che servono unicamente ai 



(i) I numeri posti fra parentesi, vicino a quelli progressivi degli articoli, indicano 
gli articoh della legge vigente con cui sono in relazione. 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 187 

bisogni dell'industria o del commercio, od agli usi famigliari o di società, come mo- 
duli, listini di prezzi, etichette, carte da visita e simili. 

Il contravvfntore al disposto della prima parte di questo articolo è punito, per 
questo solo fatto, con l'ammenda da lire ventuna a cinquanta. 

Art. 3 (7). — Lo stampatore deve presentare la prima copia di qualsiasi stam- 
pato all'ufficio del procuratore generale presso la Corte d'appello, nei circondari dei 
tribunali in cui ha sede la Corte stessa, e negli altri circondari, all'ufficio del procu- 
ratore del re presso il tribunale; salvo quanto è disposto dalla presente legge per le 
pubblicazioni periodiche. 

Il contravventore è punito con l'ammenda da lira ventunn a duecentocinquanta. 

Art. i (8). — Gli stampatori degli oggetti contemplati nell'articolo 1 devono, 
nel termine di gio'"ni dieci successivi alla pubblicazione di qualsiasi opera, depositarne 
una copia alla Biblioteca nazionale di Firenze ed una a quella Biblioteca universitaria 
che sarà determinata con decreto reale. 

In caso di contravvenzione, lo stampatore è punito con ammenda da lire ven- 
tuna a cinquanta. 

CAPO II. — Delle pubblicazioni periodiche. 

Art. 5 (33). — Qualunque citt;idino italiano, maggiore d'età, che abbia il libero 
esercizio dei diritti civili, qualunque Società anonima o in accomandita, qualunque 
corpo morale legalmente costituito nel regno può pubblicare un giornale o scritto pe- 
riodico, purché si uniformi al disposto dei seguenti ariicoli. 

Art. ò (37). — Ogni giornale o scritto periodico deve aveì-e un direttore re- 
sponsabile. 

Art. 7 (36). — Chi intende pubblicare un giornale o altro scritto periodico, 
deve presentare, prima della pubblicazione, all'ullicio del procuratore generale presso 
la Corte d'appello nel cui distretto il giornale o scritto periodico sarà pubblicato, una 
dichiarazione cnrreddta dagli opportuni documenti, dai quali risulti: 

\.° Il concorso delle qualità richieste nell'articolo S, sia in chi vuole pubbli- 
care il giornale, sia nel direttore; 

2.° Il nome e la dimora del direttore; 

3.° La natura e il titolo della pubblicazione, il nome della tipografia, legal- 
mente dichiarata, in cui si farà la stampa, il nome e la dimora del tipografo. 

Art. 8. — Qualora nella dichiarazione prescritta dall'articolo precedente sia 
stata falsamente indicata la persona del direttore effettivo, il dichiarante è punito 
con l'arresto da due mesi ed un giorno ad otto mesi e con ammenda da lire due- 
centocinquantuna a mille. 

Le stesse pene si applicano a chi, non essendo il direttore effettivo, ha con- 
sentito d'essere indicato come tale nella dichiarazione suddetta, ed a chi esercita 
effettivamente le funzioni di direttore, sapendo di non essere stato indicato come 
tale nella dichiarazione medesima. 

Art. 9 (38). — Qualunque mutamento avvenisse in una delle condizioni espresse 
nella dichiarazione di cui all'articolo 7, dev'essere notificato entro otto giorni all'uf- 
ficio ivi indicato, a diligenza del direttore, ed in sua mancanza, degli interessati. 

11 contravventore sarà punito con l'ammenda da lire ventuna a duecentocinquanla, 
salvo il disposto dell'articolo seguente. 

Art. 10 (39-46). — Mancando o divenendo incapace improvvisamente il diret- 
tore ad esercitare le sue funzioni, gli interessati, ove esso non sia proprietario unico, 
possono presentare un redattore responsabile, il quale faccia le veci del direttore, al- 
l'utTicio del procuratore generale nelle sedi delle Corti d'appello, del procuratore del 
re, nelle altre sedi dei tribunali civili e correzionali, e del pretore negli altri luoghi. 

Questa provvisoria incombenza non può durare oltre due mesi. 



188 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALI ArJÀ. 

Eguale facoltà è accordata alla vedova e ai successori del direttore, ove sia pro- 
prietario unico del giornale. 

Art. H (46). — Quando il direttore sia stato condannato per reato di stampa 
a pena restrittiva della libertà personale, la pubblicazione rimane sospesa durante la 
espiazione della pena, a meno che non ne sia stato surrogato un altro che riunisca 
le condizioni richieste dalla legge. 

Art. 12 (40). — Chiunque, senza avere adempiuto al prescritto dell'articolo 7, 
ovvero senz'aver presentato il redattore provvisorio o surrogato un novello direttore 
nei casi preveduti dagli articoli 10 e 11, facesse seguire la pubblicazione del giornale 
scritto periodico, è punito con l'arresto da un mese e un giorno a cinque mesi, e 
con l'ammenda da lire centouna a cinquecento. 

Art. 13 (41). — Il direttore è tenuto di sottoscrivere la prima copia di ogni 
numero del giornale, e tutte le altre copie devono riprodurre la stessa sottoscrizione 
in stampa. 

In caso di contravvenzione si applica l'ammenda da lire ventuna a cento. 

Art. 14 (42). — Al momento della pubblicazione del giornale, il direttore è 
tenuto, sotto pena dell'ammenda da lire ventuna a cinquecento, di far consegnare la 
copia da lui sottoscritta all'ufficio del procuratore generale o del procuratore del re 
del pretore, secondo la distinzione stabilita nell'articolo 10. 

Quest'obbligo non può sospendere o ritardare la spedizione o distribuzione del 
giornale o scritto periodico. 

Art. Io (43). — Il direttore è tenuto di inserire in capo al suo giornale o scritto 
periodico qualsiasi titolo ufficiale, relazione autentica, indirizzo o rettificazione, o qual- 
siasi altro scritto nell'interesse del governo, che gli venisse mandato da un'autorità 
legalmente costituita. 

L'inserzione deve essere fatta non più tardi della seconda pubblicazione succes- 
siva al giorno in cui avvenne la richiesta, e mediante pagamento del prezzo a norma 
dell'articolo seguente. 

In caso di rifiuto o di ritardo nella pubblicazione, si applica l'ammenda da lire 
ventuna a cinquecento. 

Art. 16 (43-44). — Il direttore è tenuto di inserire, non più tardi della seconda 
pubblicazione successiva al giorno in cui le ha ricevute, le risposte o le dichiarazioni 
delle persone nominate o indicate nel giornale o scritto periodico, che abbiano per 
isoopo di rettificare i fatti o gli apprezzamenti intorno ai medesimi. 

L'inserzione dev'essere fatta per intero, gratuitamente, nel medesimo posto e con 
gli stessi caratteri dell'articolo a cui si riferisce la rettificazione. Nel caso per altro 
che la rettificazione eccedesse il doppio dell'articolo al quale si riferisce, l'ecced-^nte 
dev'essere pagato al prezzo stabilito per gli annunzi in quel giornale o scritto perio^ 
dico; e se questo non riceve annunzi, al prezzo degli annunzi nelle gazzette destinate 
alle inserzioni giudiziali. 

In caso di rifiuto o di ritardo ad accettare o pubblicare le dette rettificazioni, 
si applica l'ammenda da lire centouna a mille. 

Non ostante questa condanna all'ammenda, o la inserzione della risposta, resta 
salva ogni azione che potesse competere al pubblico ministero o agli interessati per 
l'articolo a cui la rettificazione si riferisce. 

Art. 17 (50). — L'azione penale per il rifiuto o ritardo delle pubblicazioni, di 
cui agli articoli 15 e 16, si prescrive in due mesi dal giorno della contravvenzione, 
dell' interruzione degli atti giudiziari, se vi è stato procedimento. 

Art. 18, — U azione penale per delitti commessi col mezzo della stampa pe- 
riodica si esercita contro il direttore del giornale. 

Se però lo scritto che dà luogo ad azione penale è firmato dal suo autore, 
ovvero se il direttore produce una dichiarazione sottoscritta dall'autore con cui 
questi ne assume la responsabilità, l'azione penale sì esercita anche contro l'autore 



IL GIORNALISMO NELLA LEGISLAZIONE. 189 

il quale soggiace alla pena stabilita dalla legge per il delitto commesso, e la pena 
del direttore è diminuita da tino a due gradi. 

Art. 19 (49). — Il direttore è tenuto di pubblicare, non più tardi di due giorni 
dalla intimazione avutane, o nel numero immediatamente successivo, se il periodico 
è pubblicato dopo i due giorni, le sentenze di condanna pronunciate contro di esso 
per delitti commessi col mezzo della stampa, sotto pena dell'ammenda da lire centouna 
a cinquecento. 

CAPO III. — Dei disegni, delle incisioni, delle litografie 
e di altri emblemi di qualsiasi sorta. 

Art. 20 (51). — Ogni oggetto contemplato nell'articolo 1, che non sia uno 
scritto, deve essere consegnato agli uffici indicati nell'arlicolo 3 ventiquattro ore prima 
che sia esposto o messo in circolazione. 

Art. 21 (32). — Il procuratore generale, il procuratore del re o il pretore pos- 
sono rispettivamente, nelle dette ventiqualtr'ore, far procedere al sequestro di tutti 
gli esemplari degli oggetti che riconoscessero contrari alle disposizioni della presente 
legge del codice penale, nel qual caso, entro il termine di ventiquattr'ore, essi de- 
vono promuovere l'opportuno procedimento. 

Art. 22 (53). — Qualora gli oggetti suindicati non siano stati esposti o messi 
in circolazione, ma si trovino in luoghi aperti al pubblico, e si riconoscano dall'auto- 
rità giudiziaria contrari al disposto della presente legge o del codice penale, non si 
fa luogo ad altra pena che a quella della distruzione degli oggetti medesimi. 

CAPO IV. — Eelle pubblicazioni relative- a discorsi e resoconti parlamentari, 
ad atti e dibattimenti giudiziari. 

Art. 23 (30-31). — Non danno luogo ad azione penale la pubblicazione dei 
discorsi tenuti nel Senato e nella Camera dei deputati, le relazioni o qualunque altro 
scritto stampato per ordine delle assemblee medesime; né il rendiconto esatto, fatto 
in buona fede, delle loro discussioni. 

Art. 24 (32). — Non dà luogo parimenti ad azione penale la pubblicazione 
delle scritture prodotte avanti l'autorità giudiziaria. 

L'autorità medesima, pronunciando nel merito, può ordinare la soppressione delle 
scritture ingiuriose e dichiarare la parte colpevole tenuta ai danni. 

Art. 25 (10, ed anche legge 6 dicembre 1877). — É vietato, sotto pena del- 
l'ammenda da lire centouna a cinquecento, la pubblicazione per mezzo della stampa: 

1.° Degli alti della procedura scritta, delle sentenze e degli atti di accusa nei 
giudizi penali fino a che il processo non sia chiuso o col pubblico dibattimento o con 
la pronuncia di non farsi luogo a procedimento penale; 

2.° Dei nomi dei giurali, o dei magistrati giudicanti, quando sia accompagnata 
dalla indicazione dei loro voti individuali nelle deliberazioni dei verdetti e delle sentenze; 

3.° Dei resoconti dei dibattimenti a porte chiuse avanti l'autorità giudiziaria; 

4.° Degli atti d'istruttoria penale o dibattimenti pubblici nelle cause di 
diffamazione o di ingiuria, nelle quali non è ammessa la prova della verità; 

5.*" Delle discussioni e deliberazioni segrete del Senato e della Camera dei 
deputati, a meno che se ne sia ottenuta dai rispellivi corpi la facoltà. 

CAPO V. — Della prescrizione, del procedimento e della recidiva. 

Art. 26 (12). — L'azione penale per le contravvenzioni prevedute nella presente 
legge si prescrive in tre mesi, a cominciare, quanto agli stampati periodici, dal giorno 
della loro pubblicazione, e quanto agli altri stampati, dalla data della consegna della 
copia al pubblico ministero, salvo il disposto degli articoli 17 e 21. 



190 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Art. 27 (57). — Nei procedimenti per delitti commessi per mezzo delia stampa, 
il pubblico ministero nelle sue istanze, quando esercita l'azione penale d'ufficio, o il 
querelante nella sua querela, sono tenuti, a pena di nullità, di specificare le provoca- 
zioni, le offese, gli oltraggi, i fatti diffamatori o le ingiurie, che danno luogo alla 
istanza o querela. 

Art. 28 (58). — Immediatamente dopo la istanza o la querela, il giudice istrut- 
tore, il pretore nei luoghi ove non risiede il giudice istruttore, può ordinare il se- 
questro degli scritti o stampati » cui la istanza o la querela si riferisce. 

Art. 29 (59). — L'ordinanza per il sequestro e il verbale della sua esecuzione 
sono notificati, entro il termine di ventiquattr'ore, alla persona contro la quale ha 
avuto luogo il sequestro medesimo. 

Art. 30 (33). — (n caso di recidiva nelle contravvenzioni prevedute dalla pre- 
sente legge, l'ammenda è accresciuta della metà. 

Abbiamo scritto in corsivo gii articoli 6, 8, i8 e parte del 25, perchè sono quelli 
che in realtà stabiliscono le differenze essenziali fra la vecchia e la nuova legislazione. 

Eliminato, come dicemmo, tatto quanto riferiscesi alla sanzione penale per i reati, 
restava soltanto da regolare il modo, l'esercizio del diritto di stampa e la questione 
della responsabilità. All'antico gerente è stato sostituito un direttore responsabile o cor- 
responsabile, secondo i casi, e alla tacita sua complicità nella immorale finzione che 
trasformava in capo, direttore, gestore di un giornale un povero analfabeta, la nuova 
legge sostituisce una pena abbastanza grave, sia per colui che si prestasse a questa 
finzione, sia per chi ne approfittasse per nascondere la propria responsabilità. 

Quanto alla responsabihtà degli autori, è stabilita molto più largamente e moral- 
mente. Adesso, perchè l'autore sia incriminato, occorre che abbia apposta la sua firma 
a piedi dell'articolo, altrimenti — a stretto rigore — non gli basta neppure il palesarsi 
per acquistare diritto a rivendicare la sua parte di responsabilità. Col nuovo progetto, 
questa immorale complicità della legge è eliminata, e siccome la rivelaiione dell'autore 
diminuisce la reità del direttore, cosi questi penserà a garantirsi, e in tal modo il vero 
colpevole andrà meno facilmente impunito. 

Un'altra disposizione nuova è quella che riguarda il veto di pubblicare i dibatti- 
menti nelle querele per diffamazione. Questa pubblicazione costituiva il più delle volte 
una replica del veto per cui procedevasi, ed è giusto portarvi riparo. 

In sostanza, la nuova legge, abbandonando il sistema francese — di cui s'era tra- 
dito del resto l'istituto principale, mutando il gerente o gestore reale, in una testa di 
legno — camminerebbe sulle traccie delle legislazioni inglese, tedesca e austriaca, che 
per i giornali esigono anzitutto la responsabilità del ^/li/ù/jero compilatore principale, 
e lo ritengono come complice anche allorquando è noto e processato lo scrittore del- 
l'articolo. 



ANNO XI — 1889 



IL COMMERCIO 

MONITORE DEI FALLIMENTI. 

Organo degli interessi mercantili d'Italia. 

Unico premiato con medaglia all'Esposizione tipografica di Milano 1887. 



Direttore: G. SORMANI. 



Abbonamento: 24 fr. anno; Estero 40 fr. 

Corso Vittorio Emanuele, 12-Ì4-Ì6. 
(Vedi Provincia di MILANO.) 



LA LIBERTÀ DI STAMPA^'- 



Sommario : — 1. Libertà del pensiero e delle sue manifestazioni in genere. — 2. Libertà 
di parola e suoi limiti. — 3. Grandezza e potenza della stampa. — 4. Mo- 
dernità della sua libertà. — 5. Libertà della stampa in Inghilterra. — 6. In 
Francia. — 7. In Belgio, in Germania e in Svizzera. — 8. Legislazione ita- 
liana. — 9. duesiti costituzionali sulla libertà della stampa. — 10. Obbie- 
zioni alla sua libertà. — 11. Ragioni in favore — 12. Limiti alla medesima, — 
13. Prevenzioni inammissibili. Censura ed autorizzazioni. — 14. Altri mezzi 
preventivi. Polizia sulle stamperie. Obbligo di previe dichiarazioni, rico- 
gnizioni e presentazioni delle pubblicazioni periodiche. — 15. Bollo.— 
16. Cauzione, — 17. Firma degli articoli. — 18. Ammonizioni, sospensioni 
e soppressioni amministrative — 19. Sequestro provvisorio. — 20 Sistema 
repressivo. — 21. Persone responsabili di reati mediante la stampa. — 
22. Gerente responsabile — 23- I giurati nei reati di stampa. — 24. La 
libertà della stampa nei casi di gravi guerre, rivoluzioni e disordini. — 
25. Valore giuridico attuale del secondo comma dell'art. 28 dello Statuto. 

1. Ciò che vi ha di più intimo nell'uomo è il pensiero. Sia che esso 
si volga al concetto di Dio o alle credenze religiose, sia alle cose dello 
Stato, alla politica ed all'amministrazione, sia alle questioni sociali ed 
economiche, sia alle lettere, alle scienze ed alle arti, sia al modo di 
vivere ed alle azioni degli altri uomini, il pensiero, poiché resta nel 
chiuso della propria mente, è la cosa più libera che si possa immagi- 
nare. Gli è vero che in altri tempi non mancarono dei governi che 
procurarono di penetrare nell'interno della mente e del cuore dell'uomo, 
investigando i menomi indizi di animo contrario a ciò che essi impo- 
nevano come ordine religioso o politico, ed elevandoli a certezza di gra- 
vissimi reati. Ma tali esempi di tirannia non han d'uopo di confutazione. 
Oggi è certamente incontestato che il pensiero è assolutamente sacro 
all'azione degli altri uomini e del potere pubbhco. 

Ma il pensiero non è fatto per restar chiuso nella mente, l'uomo 
anzi è nato per la società politica, religiosa, civile in genere; e non si 
potrebbe parlare di libertà dell'uomo, se non si avesse la libera facoltà 
di manifestare il proprio pensiero in una qualunque delle forme di 
espressione del medesimo, mediante la parola parlata e la scritta. Quindi 
le varie hbert^, di parola, di corrispondenza epistolare, di predicazione, 
di stampa, d' insegnamento. 

Qui però, in queste manifestazioni esterne del pensiero, sorgono 
le difficoltà e le questioni; perocché in tutte esse, il mio pensiero po- 
tendo riuscire lesivo del diritto altrui, privato e pubblico, come nel- 
l'abuso simile d'ogni altra libertà, gh altri cittadini han diritto di esser 
difesi e guarentiti, e Io Stato ha il dovere di tracciare dei limiti alla 
libertà, e di punire le violazioni del diritto. 



(i) Questo importantissimo capitolo è tolto dal Trattato di Diritto Costituiionah 
di Luigi Palma, già professore nella R. Università di Roma, ora Consigliere di Stato. 



192 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

2. La prima e più generale forma di espressione del pensiero è certo 
la parola parlata. Tacito rimpianse quella rara temporum felicitas ubi 
sentire qtiae velis et qtiae sentias dicere licei. Sarebbe assurdo assoggettare 
le parole degli uomini a un sindacato preventivo; evidentemente la pa- 
rola non può essere soggetta ad altro freno che a quello repressivo 
comune del codice penale e del potere giudiziario, come in tutte le altre 
libertà più naturali, per esempio, quella di camminare, di mangiare, di 
portare un bastone. Certamente non ne segue che si possa camminare 
nella casa altrui, dar di piglio nel pane altrui, portare il bastone sulle 
altrui spalle, sotto pena di essere punito secondo le leggi. 

Così anche la parola libera può riuscire cagione di male, di lesione 
del diritto altrui può riuscire minacciosa, ingiuriosa, oltraggiosa, diffa- 
matrice, provocatrice a reati, a ribellioni e disordini. E se la libertà 
della parola dev'essere sacra, non può esserlo meno l'onore dei cittadini 
e l'ordine pubblico. E come è punibile chi, secondo i criteri comuni 
dell' imputabilità, attenta alla proprietà altrui, dev'essere ancora punito 
chi offende colla parola l'altrui onore o diritto, la pubblica pace. Quindi 
i tanti articoli del nostro Codice penale sui reati pubblici e privati, me- 
diante la parola: dei quali ci basta soltanto notare gli art. 183, 185, 187, 
sulle violazioni della libertà e dell'ordine religioso, gli art. 268, 269, 
sugli abusi mediante la parola dei ministri dei culti nell'esercizio delle 
loro funzioni; gli art. 268, 469, 471 sulle provocazioni a commettere 
reati; gli art. 570, 572, 583 sulle diffamazioni e sulle ingiurie. Noi 
non abbiamo ad occuparcene, si tratta semplicemente di reati e di Co- 
dice penale, siamo fuori del campo e dei termini del diritto costitu- 
zionale. 

Alcune eccezioni fanno le nostre leggi costituzionali a questi prin- 
cipe di comune diritto punitivo, e sono l'irresponsabilità del Re, quella 
sancita per il Papa nella legge delle Guarentigie, e l'altra dei discorsi 
dei deputati e dei senatori nel Parlamento, conforme all'art. 51 dello 
Statuto. Noi non abbiamo a tornare qui sulla irresponsabilità del Re, 
né a commentare quella del Sommo Pontefice. Rammentiamo soltanto 
che quella dei membri delle Camere, giustificatissima, è limitata, se 
non dal Codice penale dal potere giudiziario, dal Regolamento e dal 
potere del Presidente; ed ove la presidenza non bastasse potrebbe prov- 
vedere in certo modo il diritto del potere regio di proroga e di chiu- 
sura delle Camere, e di dissoluzione di quella dei deputati. 

Una considerazione particolare meriterebbe però, per le attinenze 
costituzionali, la libertà della parola, degli oratori nelle pubbliche riu- 
nioni ed associazioni, degl' insegnanti nelle scuole, dei predicatori nelle 
scuole. Ma noi della libertà di riunione e di associazione, e di quella 
di insegnamento, discorriamo a parte in altri capitoh di questo libro; 
e di quella delle Chiese e dei loro ministri non intendiamo discorrere 
di proposito in questo volume. Ci accontentiamo di osservare sempli- 
cemente che i mmistri delle Chiese, i predicatori ecclesiastici sono in 
una condizione particolare, non parlano come un individuo qualsiasi. 
Parlando a dei credenti che debbono considerarli investiti di una mis- 
sione divina, nella casa di Dio, nel nome di un Dio, se offendono il 



LA LIBERTÀ DI STAMPA. 193 

diritto dello Stato entro il quale vivono, e da cui sono protetti nella 
stessa loro libertà religiosa, commettono uà reato più q;rave di un altro 
cittadino che pronunciasse un' ingiuria comune, che oltraggiasse le isti- 
tuzioni, le leggi dello Staro, che ne provocasse alla disobbedienzi e alle 
ribellioni, e han d'uopo di speciali e maggiori freni; senza che per ciò 
si leda o l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge o la giusta libertà 
religiosa. 

3. Le questioni veramente gravi sono sulla stampa. Molte invenzioni 
hanno più o meno grandemente mutato l'aspetto della società, l'alfabeto, 
la moneta, la polvere, la bussola, la scoperta di America, la cambiale, 
il biglietto di banca; ai giorni nostri il vapore ed il telegrafo elettrico; 
ma è dubbio se, tranne l'alfabeto, a^cun'altra invenzione possa compa- 
rarsi in efficacia civile alla stampa. La moneta, rimontante ai primissimi 
tempi, ha potuto fare uscire il commercio degli uomini dalle angustie 
del b'ratto, e fare scambiare insieme facilmente i prodotti della umana 
famiglia ; la cambiale ed il biglietto di banca han potuto perfezionare 
esso commercio; la bussola ci ha aperto le vie dell'Oceano; i fucili e 
le artiglierie, togliendo il monopolio dell'arte della guerra agli uomini 
di ferro della cavalleria, han potuto valere potentemente ad abbattere 
le castella feudali e il dominio dell'aristocrazia; la scoperta di America 
ha potuto allargare i confini dell'attività umana; il vapore oggi e il 
telegrafo hanno maravigliosamente accresciuto il commercio intellettuale 
morale ed economico degli uomini e, delle nazioni, aumentato a un 
tempo i mezzi di governo degli Stati, e la libertà degli uomini sulla 
terra di comunicazione e di azione. Ma la stampa non ha solo conser- 
vato e assicurato e diffuso i tesori intellettuali del mondo antico, dif- 
fonde, conserva e assicura ogni progresso della umana famiglia; ma ha 
combattuto e vinto un'infinità di errori, ha dato le ali al pensiero umano, 
ha fatto e fa vivere milioni e milioni d' uomini della vita intellettuale 
e politica, fa penetrare nel più umile casolare i discorsi e i fatti della 
politica, i pensieri religiosi, i capolavori dell'arte, le verità della scienza; 
ha provocato uno sviluppo ignoto ai secoli precedenti, di libertà intel- 
lettuale, di eguaglianza e di libertà politica, religiosa, morale e civile, 
crea un'opinione pubblica illuminata e potente davanti ai poteri dello 
Stato. 

Se però da una parte la stampa ha tanto potere pel bene, non può 
negarsi che l'abbia ancora grandissimo pel male; quel libro, quel gior- 
nale cosi potente a diffondere il bello, il giusto, il vero e il buono, a 
farli trionfare mettendo in comune le idee e gli sforzi, possono essere 
impiegati invece a inculcare il male, l'osceno, il falso, l' ingiusto; a in- 
giuriare, a calunniare, a diffamare, a destare tristi e malvagi sentimenti, 
e provocare reati privati e pubblici. 

4. Quindi l'eterna lotta tra i fautori e i nemici della sua libertà, e 
il perchè dell'essere, come la religione, l'ultima venuta nella serie delle 
libertà civili. La libertà politica propriamente detta, di partecipare al 
governo del proprio paese è antica, la conobbero in diverso grado e 
modo i Fenicii, i Cartaginesi, la razza ellenica e l'italica, Atene e Roma, 
Firenze e le altre repubbliche italiane; l'eguaglianza è per lo meno 

N. Bernardini — Guida della Stampa (leriodica italiana — i^. 



194 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA. ITALIANA. 

scritta nell'Evangelo; il diritto di non essere imprigionati che secondo 
le leggi, di non essere giudicati che dai cittadini medesimi e secondo le 
leggi, sono scritti nella Magna carta d'Inghilterra; ma il diritto di 
pubblicare liberamente i pensieri mediante la stampa, è una libertà af- 
fatto moderna. La libera Atene s'intende che non potesse avere libertà 
di stampa, ma possiamo ritenere che non l'avrebbe sancita, quando 
rammentiamo che vi fu conriannato Socrate a bere la cicuta, perchè 
parlava sul conto degli Dei diversamente dalla maggioranza; e con tutto 
che la sua parola dovesse avere ben minore efficacia di quella pubbli- 
cata in un giornale, in una rivista o in un libro da un eminente pen- 
satore moderno. Non la ebbero naturalmente e del pari gli uomini liberi 
del Medio Evo e delle nostre repubbliche, anteriori alla sua invenzione. 
La rigettarono e s' intende bene per l' indole del cattolicismo poggiante 
sull'autorità, i Papi (i); ma anche la sconobbero i riformatori religiosi 
di Germania e d' Inghilterra, Lutero e Calvino, i Puritani, i fondatori 
del governo parlamentare inglese, delle repubbliche olandesi e svizzere, 
della democrazia coloniale americana o della Nuova Inghilterra. La 
stampa potè sembrar meno serva, sotto alcuni rispetti, a Venezia, perchè 
vi si potevano pubblicare dei libri che non erano tollerati, per esempio, 
a Roma, a Madrid o a Napoli ; potè sembrar libera in Olanda, perchè 
vi si potevano discutere la monarchia ed altre cose di Stato e di Chiesa 
che non sarebbero state permesse nei regni contemporanei; ma in realtà 
prima del 1789 la libertà di stampa non s'aveva che in Inghilterra, ed 
anche colà da non molto tempo, e dopo molti contrasti, e non del tutto 
perfettamente legalmente (2). 

5. Colà il diritto comune non conosceva e non poteva conoscere 
la censura, ma non perciò vi si conobbe in origine la libertà della 
stampa. 

Gli scrittori vi furono obbligati alla censura preventiva dalla fa- 
mosa commissione regia, detta Camera stellata; e queUi che spiacevano 
alla Regia erano soggetti alle più barbare pene, dalle multe e dallo 
esilio, alla Torre di Londra, al taglio delle orecchie e della destra. È 
famoso sotto EHsabetta il fatto di John Stubbs, il quale avendo pub- 
blicato un opuscolo contro il progetto di matrimonio della regina col 
duca di Angiò, fu condannato alla pena di aver tronco il pugno; e si 
trattava di uno scrittore cosi realista, che dopo l'esecuzione, gli storici 



(i) Papa Pio IV, che sanzionò e proclamò i canoni del concilio di Trento, colla 
sua bolla dei 26 gennaio 1564, vi aggiunse persino la proibizione di commentarli o 
interpretarli : « Ad vitandum praeterea perversionem et confusionem, quae oriri posset, 
si unicuiquae liceret, prout ei liberei, in decreta Concilii comentarios et interpretationes 
suas edere. Apostolica auctoritate inhibemus omnibus, ne quis sine auctoritate nostra 
audeat ullos comentarios, glossas, admonitiones, scholia, ullunve interpretationis genus 
super ipsius Concilii decretis, quocumque modo edere, aut quidam quocumque nomine, 
etiam sub praetesta majoris decretorum corroborationis, aut executionis; aliave quaestio 
colore, statuere ». 

(2) Si dà lode dal Lieber (On Civil Liberty, Ch. XIII) all' assemblea del Mas- 
sachusset di essere stata il primo corpo legislativo che avesse autorizzata la pubblicità 
nelle cose pubbliche ; ma si tratta di un piccolo paese remoto e inglese, e di un 
atto del 1766. 



La libertà dt stampa, 195 

raccontano che coU'altra mano gittò iì cappello in aria, e gridò: Viva 
la Regina (i). 

Ma lisciando stare e i Tudors, e Giacomo I e Carlo I Stuardi, 
non fu meno severo verso la stampa il Lungo Parlamento. Basta ri- 
cordare che una sua legge del 1643 istituiva speciali censure pei libri 
di teologia e di giurispruden'^a, gli opuscoli, i disegni, gli almanacchi ; 
erano sottoposti alla censura comune le opere di chirurgia e di fisica. 
Quel governo repubblicano a 20 settembre 1647 decretò che, non optante 
ogni privilegio in contrario, nessun libro potesse essere stamparo senza 
essere prima letto e permesso dal censore pubbl'co: che fossero per- 
messe le investigazioni domiciliari pei libri e gli stampati proibiti; che 
la posta trasporterebbe soltanto i libri innocenti; eh- dovessero indicarsi 
all'autorità tutte le stamp^Tie, che gli stampatori ed autori fossero sog- 
getti a fornire cauzione, le vendite dei libri stran'eri ad autorizzazione: 
che fossero imprigionati e frustati i librai ambulanti come i cantatori 
di ballate. 

Quindi lo statuto di Carlo II del 1662, limitò il numero degli 
stampatori a venti, circoscriiti a Londra, York, Oxford e Cambridge; 
e li obbligò alla patente, e alla censura preventiva, nelle cose di diritto, 
del Gran Cancelliere o di uno d^i capi delle corti superiori (Chief ju- 
stice) ; per le C( se di storia e di politica, di uno dei segretarii di Stato; 
per la filosofia, la teolo^'ia, la fisica ecc., del vescovo di Londra o del- 
l'arcivescovo di Conterbury. Inutile aggiungere le esorbitanti sanzioni 
penali. Nel 1666 la censura fu tolta alla Chiesa ed avocata al Re, ma 
la severità del sistema durò fino al 1679 (2). Per allora era riuscita 
vana la difesa della libertà della stampa di M'iton, nel suo opuscolo 
Jreopa^iticay in cui lo sostenne contro i pregiudizi dei suoi contempo- 
ranei; e il quale, se è meno famoso del Paradiso perduto, non è meno 
glorioso, essendo stato forse il primo tra i pensatori moderni a difendervi 
vigorosamente la libertà di pubblicare i proprii pensieri. 

Senonchè ai 26 maggio 1679, spirando l'atto che regolava la stampa, 
essa per un breve tratto divenne alquanto libera, cioè soggetta soltanto 
al diritto comune. Ma ciò poco giovava alla libera manifestazione del 
pensiero, per l'immaturità dei tempi e la qualità del sentimento pubblico. 

Il timore delle gravi punizioni, che non mancavano mai d'inflig- 
gere i giurati, suppliva alla mancanza della censura. La università di 
Oxford, il giorno che fu messo a morte Russel, adottò con solenne atto 
pubblico la teoria di Filmer, e ordinò che fossero solennemente bruciati 
i libri di Buchaman, di Milton e di Baxter (3). 

Si era così rigorosi, che sotto Giacomo II il Samuele Johnson, per 
avere scritto un indirizzo violento all'armata contro i papisti, stimato 
atto ad ammutinare i soldati, fu condannato ad essere spogliato degli 
abiti sacerdotali e frustato, ed ebbe non meno di 317 colpi di frusta 
che sostenne con immensa fortezza (4). 



(i) Hallaman, Storia costituzionale d'Inghilterra. Capo V. 

(2) Hallaman, Capo XIII. 

(3) Macaulay, History of Englancl, II, p. 266. 

(4) Id. VI, 338-340. 



196 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Si può notare che nel 1685 non esistesse che la sola Ga:(^:(etta di Lon- 
dra, in quello stesso anno 1685 si tornò al sistema preventivo speciale, 
mediante il cosi detto Licensing Act, ossia atto per preventre gli abusi della 
stampa di opuscoli sediziosi e non forniti di licen:(a, che sopravvisse 
per alcuni anni alla caduta degli Stuardi e del governo arbitrario. 

In conclusione, l'Inghilterra al 1688 poteva avere tutte le libertà 
tranne quella della stampa, e di fatti essa non è stata annoverata nella 
dichiarazione dei diritti; non faceva parte del diritto storico inglese, non 
era nella coscienza pubblica. 

Il nuovo governo cominciò col mantenere i vecchi vincoli sulla 
stampa e quindi la censura preventiva. Vero é che, non ostante essa, 
la stampa giacobita fu sempre attivissima, ma si vendicavano colle più 
fiere repressioni. 

Le idee comuni sulla stampa di quei liberali eran tali che Gu- 
glielmo Anderson, nel 1693, scoperto come autore di scritti giacobiti 
stampati clandestinamente, fu condannato a morte e giustiziato. In quello 
stesso anno il deputato Huight avendo pronunciato alla Camera un vio- 
lento discorso, e stampatolo senza licenza, per isfuggire alla reclusione 
nella Torre di Londra, dovè supplicare la Camera a disdirsi: ma il 
discorso fu dichiarato scandaloso e sedizioso, ed arso dal boia nel cor- 
tile del palazzo (i). 

Bisogna aggiungere che la mantenuta censura in principio non levò 
rumore contro di sé, non solo per le idee del tempo favorevoli a quelle 
restrizioni, ma anche perchè il nuovo censore, Lestrange, che tenne 
l'ufficio nei primi tre anni di re Guglielmo era luhig, e coi suoi prin- 
cipii liberali di quel partito si poteva dire di avere praticamente una 
qualche libertà. Ma succeduto a lui il tory Bohun, le lagnanze furono 
tali che fu censurato dai Comuni e quindi dimesso. E merita di es- 
sere ricordato nella storia delle astuzie politiche il mezzo che fu usato 
per rovinarlo. Egli professava l'opinione che Guglielmo era Re, non per 
il diritto del popolo inglese di considerare come rinunciante e di deporre 
Giacomo II, ma per diritto di conquista. Un perverso uomo, il Blonut, 
che voleva vendicarsi di lui, gli tese l'ingegnosa trappola di far pub- 
blicare un opuscolo, secondo le idee del censore; il quale opuscolo 
naturalmente piacque, e pose in sospetto e in uggia il censore e la 
censura presso i Comuni, i quali si erano fondati su ben altri principia 
In poche parole il Licensing act fu prolungato soltanto per altri due 
anni, e scaduto nel 1694 non fu più voluto rinnovare dai Comuni, non 
ostante l'approvazione dei Lordi, e i tentativi di ristabihrlo, ripetutisi 
fino al 1698. 

Cosi si trovò stabilita la libertà, cioè l'abolizione della censura e 
il ritorno al regime repressivo del diritto comune. 

Macaulay però osserva che si era ben lungi di sospettare l'impor- 
tanza di quello che si faceva e della nuova potenza che si fondava. La 
censura fu abolita propriamente per cause secondarie, per non sancire 
le restrizioni commerciali e le visite domiciliari che richiedeva, non per 



(i) Macaulay, History of England, XX, p. 298. 



LA LIBERTÀ DI STAMPA. 197 

i grandi principi! di diritto e di libertà che vi si annettevano ; e passò 
così inosservata che non è stata neppur menzionata nei diarii e nei 
dispacci olandesi che informavano di tutte le Provincie Unite (i). 

Lo storico illustre, il quale narrò cosi splendidamente quel ricco 
periodo di vita della sua nobile patria, racconta che si vide allora sor- 
gere una folla di giornali e di scritti, e accadere che l'Opposizione fosse 
meno violenta: a suo avviso per questa ragione che, sotto la censura 
l'Opposizione moderata era impedita, e trovava luogo soltanto la stampa 
clandestina e violenta. Tra i molti che avevano l'abitudine di scrivere 
contro il governo, vi era appena un uomo solo di giudizio, temperanza 
ed integrità. Il solo fatto di dovere agire contro la legge corrompeva, 
e dava le abitudini dei contrabbandieri. Non potendosi evitare le critiche, 
era non solo conforme al diritto ma alla buona politica farvi partecipare 
i migliori avversari!. 

« L'emancipazione della stampa produsse un grande e salutare can- 
giamento. I migliori e più saggi uomini nelle file dell'Opposizione as- 
sunsero ora un ufficio che era stato fin allora abbandonato ai cervelli 
caldi e agU uomini senza principii. Furono scritti dei trattati contro il 
governo in uno stile non isconveniente ad uomini di Stato e a genti- 
luomini; ed anche le composizioni della più bassa e fiera classe dei 
malcontenti divennero in qualche modo meno brutali e meno ribalde 
che nei giorni della censura. Alcuni uomini deboli avevano immaginato 
che la religione e la moralità avevano bisogno della protezione del cen- 
sore. Il fatto provò potentemente che essi erano in errore. In verità la 
censura aveva appena messo un freno alla licenza o alla empietà. Il Pa- 
radiso perduto a mala pena era sfuggito alla mutilazione, perchè era 
l'opera di un uomo la cui politica era odiosa al potere governante . . . 
(mentre i hbri licenziosi dei cortigiani erano stampati liberamente). Dal 
giorno che fu compiuta l'emancipazione della nostra letteratura, inco- 
minciò ancora la sua purificazione. La purificazione non fu eff"etto del- 
l'intervento di senati o di magistrati, ma dell'opinione del gran corpo 
degli Inglesi colti, avanti ai quali era presentato il male e il bene, e 
che erano stati lasciati liberi di fare la loro scelta. Durante i6o anni 
la libertà della nostra stampa è divenuta costantemente sempre più com- 
pleta, e durante codesti i6o anni il freno imposto agli scrittori dal sen- 
timento dei lettori è stato costantemente sempre più ristretto. In fine 
anche quella classe di opere in cui dapprima si pensava avere il privi- 
legio di una voluttuosa fantasia, come i canti amorosi, le commedie, i 
romanzi, sono divenuti più decorosi dei sermoni del secolo xvii » (2). 
La più libera stampa di Europa è divenuta la più schifiltosa. Cosi l' In- 
ghilterra, come in altre parti del viver libero moderno, si procacciò la 
gloria di essere stata la prima delle nazioni a lasciar libera la stampa 
e a goderne i beneficii. Si errerebbe però a credere che anche in quel 
paese la libertà della stampa fosse dal 1694 *^osl piena ed incontestata 
come si ammira e si gode oggidì. Oltreché le pene contro i libelli erano 



(i) Macaulay, History of Englaad — XXI, 4-6. 
(2) Id. Id. p. 69-70. 



198 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

sempre gravissime; per lungo tempo la magistratura, organo dei con- 
cetti restrittivi di un'altra età, pretese che i giurati, i quali erano chia- 
mati a pronunciare il loro verdetto sulle accuse di reati di stampa, do- 
vessero limitarsi a dichiarare se l'accusato era l'autore o pubblicatore 
dello scritto incriminato, ma il giudizio sulla colpabilità dello scritto 
stesso, se era o pur no un Hbello, era loro sottratto e spettava unica- 
mente ai giudici; il che effettivamente sottraeva il giudizio dei reati di 
stampa ai giudici popolari, e li poneva in balla dei giudici regii, più 
ombrosi e severi. Non fu che nel 1773, nel famoso caso del decano di 
Saint-Asaph che il più illustre avvocato inglese di quell'epoca, Erskine, 
più che la causa del suo cliente, difese quella della libertà della stampa, 
combattendo vigorosamente ed eL^quentemente le pretese della magi- 
stratura. E non fu che nel 1792 che Fox riuscì a fare approvare dai 
Comuni con una nuova legge una tale interpretazione. 

La libertà della stampa era inoltre limitata dagli antichissimi privi- 
legi, nei secoli scorsi esercitati severissimamente, dei Lordi e dei Co- 
muni di tradurre davanti a sé, e di punire di multa e di prigionia ogni 
scrittore accusato di libello o d'ingiuria verso il Parlamento o alcuno 
dei suoi membri. E tali privilegi sono ben lungi di essere aboliti, seb- 
bene oggidì la diversità dei tempi e dei costumi più non li faccia eser- 
citare, e li faccia soltanto conservare come armi di riserva. Però anche 
nel 1834 l'editore del Mommi; Post venne fatto imprigionare dai 
Lordi per avere offeso il Cancelliere Lord Brougham. Né vi ha altro 
freno in ciò che la moderazione delle stesse Camere, la loro giurisdi- 
zione in fatto dei loro privilegi essendo assoluta; vale a dire ogni que- 
stione circa i privilegi dei Lordi e dei Comuni dev'essere decisa, non 
già secondo le leggi dai tribunali inferiori, ma unicamente a norma degli 
usi e delle consuetudini del Parlamento. 

Il vecchio diritto inglese vietava perfino, e severamente, di pubblicare i 
dibattimenti parlamentari; anche ai membri era vietato di pubblicare i loro 
discorsi. L'ordinanza della Camera dei Comuni del 1641 stabiliva: « Nes- 
sun membro aver facoltà di pubblicare un discorso, o di lasciare copia 
senza licenza della Camera. » E poiché collo sviluppo del governo par- 
lamentare, interessava troppo al pubblico di conoscere ciò che si faceva 
al Parlamento, divennero Celebri nel secolo passato i resoconti che se 
ne facevano con nomi fìnti, ma trasp.irenti, quale quello del senato di 
Lilliput. La pubblicazione regolare fu osata nel 1770 da un tal Miller, 
e ne venne una fiera lotta, nella quale Miller essendo srato protetto dalla 
città di Londra, la Camera dei Lomuni ordinò di mandarsi alla Torre 
il Lord Mayor e gli assessori. 

Allora l'Opposizione stancò la maggioranza con ventitre votazioni. 
La lotta si rinnovò persino nel secolo presente tra O' Connel e il Times. 
Vero è che, mutati tanto i costumi e le idee, oggi la pubblicazione delle 
tornate parlamentari è considerata come una vera necessità della vita 
libera. La legge inoltre per lungo tempo, oltre al dazio sulla carta, im- 
pose ai giornali un gravissimo bollo, a fine di scoraggiare ciò che in 
Francia si chiama la piccola stampa a buon mercato, e cosi dare mag- 
gior luogo ai giornali costosi, organi delle classi colte: dazio e bollo 
non aboliti che nei 1855. 



LA LIBERTA DI STAMPA. 



199 



A ogni modo la libertà inglese della stampa non si prenda come 
illimitata facoltà di poter pubblicare ciò che piaccia, senza avere a ren- 
derne mai conto. Vuol dire soltanto abolizione della censura preventiva ; 
ma quando si abusi della stampa a danno altrui, e dello Stato, gravi 
pene colpiscono i libelli. E si noti, che se i giureconsulti non sono stati 
concordi a definire cosa sia libello, oramai si ritiene essere libello e me- 
ritarne le pene ogni pubblicazione « tendente a eccitare contro il Re e 
la sua amministrazione, contro la costituzione e il governo o semplice- 
mente contro l'amministrazione, un grande odio e pubblico disprezzo 
(great and public baie and conlempt). » È libello ancora, secondo il Cox, 
ogni pubblicazione non giustificata, o senza scusa legale, concepita allo 
scopo di far torto alla riputazione altrui, esponendo una persona all'odio, 
al disprezzo o al ridicolo. E la legge XI-XII della Regina Vittoria, ar- 
ticolo 12, punisce come fellonia, ossia con morte o deportazione a vita, 
ogni eccitamento, mediante stampa, scritto o parole tendenti alla depo- 
sizione della Regina, alla guerra, o generalmente all'impiego della forza, 
sia contro di lei, sia contro il Parlamento, o a un'invasione del paese. 
E l'altro atto VI e VII della stessa Regina, e. ^G, punisce col carcere 
fino ad un anno gli editori di hbelli, ancora che non avessero intenzione 
di offendere, e quando una tale intenzione vi sia, con due, e in ogni 
caso li assoggetta al pagamento dei danni ed interessi. E quel che è più 
non si sono appigliati allo strano sistema di un uomo da nulla come 
il gerente responsabile italiano, che discuteremo fra poco, ma se la pren- 
dono principalmente cogli editori, poi cogli stampatori, il che assoggetta 
gli autori al loro freno. D'altra parte la legge inglese con gravi misure 
di prevenzione si assicura che il danno possa essere riparato o le pene 
pecuniarie siano applicate. Difatti in Inghilterra più non esiste la cen- 
sura, non vi ha alcun vincolo agli stampatori e ai librai, di patente, auto- 
rizzazioni e simili. Ma chi vuol pubblicare un giornale deve farne di- 
chiarazione al ministero dell'interno a Londra, all'ufficio per la stampa 
nei distretti; e indicarne il titolo, il luogo della stampa, il proprietario 
o i proprietari od azionisti, mancando alla quale, sono soggetti alla multa 
di lire Italiane 1250. I proprietari del giornale debbono poi farsi gua- 
rentire, per le multe nelle quali possono incorrere, e per le riparazioni 
dei danni da due noti e solidi possidenti, di pagare, a Londra, fino a 10,000 
lire itahane, nelle provincie 7,500; non che da altri due che attestino la loro 
morahtà e solvibilità. Ed ogni numero che esca prima di tali guarentigie 
dà luogo alla multa di 500 lire. La stampa inglese merita senza dubbio 
le grandi lodi che le si tributano; ma ammettendo pienamente l'efficacia 
su questi risultati della libertà, non che dei costumi e dei giurati che 
le sono favorevoli, non sarebbe giusto dimenticare la parte che possono 
avervi le vigorose repressioni della legge stessa, ed anche le accennate 
minute prevenzioni. 

6. In Francia, nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo dei 26 ago- 
sto 1789, e quindi nella costituzione del 179 1, sancendosi la libertà 
della stampa, non si era dimenticato di parlare della sua responsabihtà. 
L'art. XI difatti statuì: « La libera comunicazione dei pensieri e delle 
opinioni è uno dei diritti più preziosi dell'uomo; ogni cittadino pug 



200 GTTIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

dunque parlare, scrivere o stampare liberamente, salvo a rispondere del- 
l'abuso di questa libertà nei casi determinati dalia legs:e. » E sotto il 
titolo I, contenente le disposizioni fondamentali guarentite da essa co- 
stituzione, si aggiunse: « La costituzione guarentisce.. .. la libertà ad 
ogni uomo di parlare, di scrivere, di stampare e pubblicare i suoi pen- 
sieri, senza che i suoi scritti possano essere soggetti ad alcuna censura 
né ispezione prima della loro pubblicazione. » 

Ma, come è ben noto, in Francia si va facilmente agli eccessi e 
alle reazioni. Durante la Rivoluzione, prima ancora della costituzione 
del 1791, la libertà della stampa essendo di fatto illimitatissima, un de- 
creto dell'Assemblea costituente, ai 31 luglio 1790, ingiunse al potere 
esecutivo di far tradurre in giudizio, come colpevoli del crimine di lesa 
nazione: « tutti gli autori, stampatori o venditori ambulanti di scritti 
eccitanti il popolo all'insurrezione contro la legge, allo spargimento di 
sangue e al rovesciamento della costituzione: tutti gli autori o distribu- 
tori di scritti invitanti i principi stranieri a invadere il territorio fran- 
cese ». 

Similmente la costituzione democratica dei 24 giugno 1793 pro- 
clamò la libertà della stampa; però il decreto del 29 marzo dello stesso 
anno aveva statuito: « Art. 2°. Chiunque avrà composto o stampato 
degli scritti che provochino allo scioglimento della rappresentanza na- 
zionale, al ristabilimento della monarchia o di ogni altro potere atten- 
tante alla sovranità del popolo, sarà tradotto davanti al Tribunale straor- 
dinario e punito di morte. » Del pari quella del 1795 confermò la li- 
bertà della stampa, art. ^^y^ e la legge del 27 germile anno IV (lé 
aprile 1796) art. i.° statui: « Sono colpevoli di crimine contro la si- 
curezza interna della repubblica e contro la sicurezza individuale dei cit- 
tadini, e saranno puniti di morte tutti quelli che pei loro discorsi, 

pei loro scritti stampati, sia distribuiti, sia affissi, provochino lo sciogli- 
mento dell'Assemblea nazionale, o quella del direttorio esecutivo, o l'as- 
sassinio di tutti o di alcuno dei membri che lo compongono, o il ri- 
stabilimento della monarchia, o quello della costituzione del 1793 o 
del 1791 o di ogni altra diversa dalla costituzione dell'anno III (!) ac- 
cettata dal prpolo francese, o l'invasione delle proprietà pubbliche, o il 
saccheggio o la divisione delle proprietà particolari, sotto nome di legge 
agraria, o in altra maniera. » Solo in caso di circostanze attenuanti, 
alla morte si sostituiva la deportazione. S'impose ancora agli autori degli 
articoli nei giornali la pubblicazione dei loro nomi. 

Curiosi quei repubblicani! Punivano di morte quei che volevano 
una costituzione diversa dalla loro, fossero pur quelle cosi vantate del 1791 
e del 1793! Inutile parlare per mmuto del ferreo redime di Napoleone. 
Ci basti ricordare che la sua costituzione consolare tacque della libertà 
della stampa, e che il celebre decreto consolare dei 17 gennaio 1800 
(27 nevoso, anno Vili), il quale durò fino al 1814, assoggettò tutti i 
giornali politici all'autorizzazione preventiva; e commise al prefetto di 
polizia di sopprimere tutti i giornali, i quali inserissero articoli contrari 
« al rispetto dovuto al patto sociale, alla sovranità del popolo ed alla 
gloria delle armate, e che pubblicassero delle invettive coatro i governi 



LA LIBERTI' DI STAIMPÀ. 20 1 

e le nazioni amiche o alleate della repubblica ». Quei bavagli non val- 
sero tuttavia a salvare la Convenzione, non il Direttorio, non il Con- 
solato e l'Impero. 

Caduto Napoleone si seguitò in Francia a mutare e rimutare il re- 
gime della stampa. Dal 1814 al 1819 vi si sono contate ben diciotto 
leggi in proposito. Nella Carta del 18 14 (art. 8) si era ripetuta la ce- 
lebre dichiarazione dei diritti dell'uomo : « I francesi han diritto di pub- 
blicare e di stampare le loro opinioni, purché si conformino alle leggi 
che devono reprimere gli abusi di questa libertà. » Ma la legge dei 21 
ottobre dello stesso anno, prorogata a'28 febbraio e ai 30 settembre 1817, 
ordinò che i giornali non potessero comparire che coli'autorizzazione del 
Re; e gli scritti di meno di 20 fogli di stampa vennero assoggettati 
alla censura preventiva, gU stampatori e i librai obbligati a regia patente, 
a giuramento e a rigorose disposizioni di polizia. La censura e l'auto- 
rizzazione preventiva dei giornali vennero abolite ai 9 giugno 18 19 dalla 
terza delle leggi De Serre, tanto lodate dal Rossi (i); le quali si accon- 
tentarono invece della cauzione e del bollo, e della responsabilità col- 
lettiva degli autori e dei proprietari o editori davanti ai giurati. Ma indi 
a poco, avvenuto il tristo caso dell'assassinio del duca di Berry, nel 1820, 
si ristabilirono ai 31 marzo la censura e l'autorizzazione preventiva: 
legge di reazione che l'anno appresso (luglio 1821) venne prorogata a 
tempo indeterminato. Non contenti di ciò si ebbe l'anno seguente l'altra 
famosa legge sulla stampa del marzo 1822, il cui art. 3, vero oltraggio 
ai progressi del diritto penale sui criteri dell'imputabilità, creava un 
nuovo delitto nella stampa, il delitto di tendenza: « Nei casi in cui 
l'esprit di un giornale o scritto periodico, risultante da una successione 
di articoli, sia di natura da attentare alla pace pubblica, al rispetto do- 
vuto alla religione dello Stato, ed alle altre religioni legalm.ente ricono- 
sciute in Francia, all'autorità del Re, alla stabilità delle istituzioni costi- 
tuzionali, delle rendite dei demanii nazionali, ed al tranquillo possesso 
di questi beni; le Corti reah, nella cui giurisdizione essi siano stabiliti, 
potranno in udienza solenne a camere riunite, e dopo avere inteso il 
procuratore generale o le parti, pronunciare la sospensione del giornale 
o scritto periodico, per un tempo determinato, che non potrà eccedere 
un mese la prima volta, e tre mesi la seconda. Dopo queste due so- 
spensioni e nel caso di recidiva potrà essere ordinata la sospensione 
definitiva. » 

Il sistema venne rafforzato dall'obbligo deh'autorizzazione preven- 
tiva imposta ai giornali, dalla facoltà data al governo di ristabilire la 
censura nell'intervallo delle sessioni, e dalla sottrazione ai giurati dei 
giudizi sui reati di stanpa. Fu una meteora la legge più liberale del mi- 
nistero Martignac del 18 luglio 1828, che, abolendo di nuovo la censura 



(i) Je ne veux pas dire que toutes Ics dispositions des trois lois de 1819 fussent 
à l'abri de toute reproche; mais il n'est pas moins vrai que le systeme de ces trois 
lois prises daus leur ensemble est un beau monument legislatif sur cette maticre, un 
monument d'autant plus remarquable que, pour la première fois depuis trente ans 
qu'on promettait à la France la liberté de la presse, c'est alors qu'on se trouva théo- 
riquement et pratiqueraent sur le vrai terrain des principes. Lee. LV, 



202 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

e l'autorizzazione preventiva dei giornali, si contentava delle cauzioni e 
dei gerenti responsabili. Carlo X stanco dei freni costituzionali volle 
farne senza, e tentò tagliare i nodi colle famose ordinanze di luglio. 
Parigi raccolse il guanto di sfida, e precipitò i Borboni. 

La nuova costituzione del i8jo sancì alla sua volta nell'art. 7: « I 
Francesi hanno il diritto di pubblicare e di far stampare le loro opinioni 
conformandosi alle leggi. La censura non potrà essere mai ristabilita. » 
Ma non perciò la Francia, né sotto la monarchia di luglio, né sotto la 
repubblica del 1848, né sotto il secondo Impero, né sotto la repubblica 
presente, é riuscita a ordinare stabilmente e convenientemente la libertà 
della stampa. Leggi sono succedute a leggi; dal 1830 al 1835 soltanto 
se ne_ ebbero sette od otto. Quest'ultima volle pei giornali quotidiani, 
che si pubblicassero nei dipartimenti della Senna, della Senna e Oise, 
della Senna e Marna, la cauzione di 100,000 franchi, di 75,000 per 
quelli che uscissero due volte la settimana, di 50,000 pei settimanali. 

La rivoluzione del 1848 recò la libertà illimitata della stampa, ma 
avvenute le giornate di maggio e giugno, si ebbero successivamente,' ai 
^ agosto 1848, ai 27 luglio 1849, al 16 giugno 1850, parecchie nuove 
leggi colle quali si aggravavano le pene per gli accresciuti reati di stampa, 
si ristabilirono le cauzioni ed il bollo, s'impose la firma degli articoli. 
Quindi il famoso decreto organico sulla stampa di Napoleone II! dei 
17 febbraio 1852, col quale si assoggettarono alla licenza i tipografi, i 
librai, gli editori e rivenditori, licenze soggette a revocazione; si assog- 
gettarono i giornali politici e sociali ad autorizzazione preventiva, al 
bollo ed alle cauzioni, si vietavano le collette per rifarsi delle condanne : 
si rendevano i reati di stampa giudicabili non dai giurati ma dai tribu- 
nali correzionali, si obbligavano gli scrittori alla firma degli articoli, e 
si dava al governo il diritto di ammonire, sospendere e sopprimere i 
giornali amministrativamente. 

Ma anche sotto l'Impero quel sistema di compressione non potè 
durare, e una nuova legge, quella degli 11 maggio 1868 aboliva l'ob- 
bligo delle autorizzazioni preventive, non che il diritto di sospensione 
e sopprebsione dei giornali altrimenti che per condanne giudiziarie; man- 
teneva però le cauzioni, il bollo, il divieto di attaccare la vita privata, 
l'obbligo di firmare gli articoli. La nuova repubblica nei dipartimenti 
soggetti lungamente allo stato di assedio, segnatamente in Parigi, ritor- 
nava ai vecchi mezzi dell'Impero; e quando abolì lo stato di assedio 
non si accontentava della legge del 1868, ma con altra legge dei 3 gen- 
naio 1876 sottraeva al giudizio dei giurati, fra gli altri casi, quelli di 
diffamazione, di oltraggio e d'ingiuria pubblica contro ogni persona 
ed ogni autorità costituita, le offese contro il Presidente della repubblica, 
le Camere, i sovrani o 1 capi dei governi stranieri, i delitti di pubbli- 
cazione o riproduzione di notizie false, di documenti foggiati o falsificati 
o bugiardamente attribuiti a terzi, di provocazione a commetter delitti, 
di apologia di fatti qualificati dalla legge crimini o delitti, o di grida 
sediziose proferite pubblicamente, di delitti contro i buoni costumi. 

In conclusione la Francia dal 1789 in poi, come in altre parti del 
viver libero, non ha saputo finora appagarsi di alcuna legge sulla stampa; 



LA LIBERTÀ DI STAMPA. 203 

ha tentato tutti i sistemi a vicenda, non è riuscita in nessuno; è stata ed 
è sempre travagliata da quella sua infermità di non saper tollerare i 
freni e di non sapere usare della libertà, intesa finora sempre dai suoi 
varii discordi elementi come un arnese diretto ad abbattere il governo. 
7. Fra le costituzioni dei popoli più liberi, meglio ordinati, notiamo 
la belga, la quale nell'art. i8 ha sancito: « La stampa è libera, la cen- 
sura non potrà esser mai ristabilita; non potrà chiedersi alcuna cauzione 
dagli scrittori, editori o stampatori, — Quando l'autore è conosciuto e 
domiciliato nel Belgio, l'editore, lo stampatore o il distributore non pos- 
sono essere soggetti a persecuzione. » Sulla quale ultima parte dell'ar- 
ticolo il Thonisseu osserva che « questa disposizione costituisce una 
deroga formale ai principii essenziali del diritto penale; in virtù dei 
quah tutti quei che hanno scientemente aiutato o assistito l'autore di 
un crimine o di un delitto, nei fatti che lo hanno preparato, facilitato 
o consumato, sono considerati come complici e in tale qualità passibili 
d'una pena criminale » (i). Si tratta insomma di un vero privilegio, 
noi lo discuteremo più innanzi, in favore della libertà della stampa, e 
in particolare degli editori e degli stampatori, senza dei quali non po- 
trebbe appunto aver luogo il reato stesso di stampa. 

In Germania fino alla metà del presente secolo signoreggiava sulla 
stampa il sistema proibitivo o preventivo (2). La nuova legge dei 7 
maggio 1874 ha finalmente adottato per tutti gli Stati dell'Impero il si- 
stema repressivo dei popoli civili odierni (3), Sono scomparse le cen- 
sure, le autorizzazioni preventive o concessioni governative, il bollo, le 
cauzioni. La legge però impone che ogni stampato pirti l'indicazione 
del nome e della dimora dello stampatore, dell'editore (Verleger) e del 
pubblicatore (Herausgeber); i periodici debbono portare in ogni numero 
il nome del redattore responsabile. L'editore di ogni stampato o perio- 
dico deve inoltre presentarne, al momento della distribuzione, un esem- 
plare alla polizia locale. La legge ammette dei casi nei quali gli stam- 
pati possono essere sequestrati fuori dell'azione dell'autorità giudiziaria. 
Il cancelliere dell'Impero, in tempo di guerra o di pericolo di guerra, 
ha diritto di vietare, per pubblio avviso, ogni pubblicazione sui movi- 
menti delle truppe o dei mezzi di difesa; la legge vieta ancora ai gior- 
nali i pubblici appelli per sottoscrizioni a pagamento di ammende o spese 
incorse a motivo di azioni dehttuose. La responsabilità per reati di 
stampa (art, 20J è determinata dalle leggi penali ordinarie; e se si tratta 
di stampati periodici ne è punibile il redattore responsabile come autore 
del delitto, salvo che la presunzione che egli ne sia l'autore non sia di- 
strutta da circostanze particolari. Esso redattore responsabile però, non 
che l'editore, lo stampatore e il propagatore, quando non debbono esser 
puniti come autori o complici in virtù del citato art. 20, sono punibili 
con ammenda o detenzione in ragione della loro negligenza. 



(i) Thonisseu. La Constilution belge. Comm. all'art. 18, n. 109. 

(2) Meyer. Lehrbuch des deutschen Staatsrechts, Leipzig, 1878, § 221. 

(3) Annuaire cit., voi. IV, p. 76. Ne ha fatto un ampio e pregiatissimo commento 
il Berner nel suo Lehrbuch des deutschen Pressrechts, Leipzig, 1876. 



204 GITIDA DELLA STAMPA. PERIODICA ITALIANA. 

La costituzione svizzera dei 29 maggio 1874 con molto senno pra- 
tico ha sancito nel suo art. 55: « La libertà della stampa è guarentita. 
Tuttavia le leggi cantonali statuiscono i provvedimenti necessari! alla 
repressione degli abusi; queste leggi sono sottoposte all'approvazione 
del Consiglio federale. La Confederazione può statuire delle pene per 
reprimere gli abusi diretti contro di essa e le sue autorità. « Cosi il 
codice penale di Zurigo punisce in primo luogo l'autore, poi l'editore, 
il pubblicatore e lo stampatore; e inoltre regola il sequestro preventivo 
degli stampati, considerati come punibili, da parte della polizia giudi- 
ziaria (i): sequestro preventivo, ammesso in quasi tutte le leggi sulla 
stampa della Svizzera, siccome derivante dalla essenza della polizia giu- 
diziaria e del diritto dello Stato d'intervenire a tempo contro il de- 
litto (2). 

8. La legislazione italiana è delle più larghe, non è meno liberale della 
inglese, della belga e delle svizzere, non parliamo della repubblica fran- 
cese, o della imperiale germanica, paesi inferiori a noi in libertà effet- 
tiva. Giova riassumerla innanzi di esaminare le gravi questioni costitu- 
zionali che essa solleva. 

Il nostro Statuto non ha altro sulla stampa che l'art. 28 : « La 
stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi. — Tuttavia le 
Bibbie, i catechismi, i libri liturgici e di preghiere non potranno essere 
stampati senza il preventivo permesso del Vescovo. » 

Il complesso della nostra legislazione sulla stampa consiste, nello 
Editto dei 26 marzo 1848, opera principalmente di Sclopis, allora Guar- 
dasigilli, che aveva dinanzi le leggi francesi, ma seppe affrancarsi delle 
loro paure e infedeltà agli accolti principii; nelle leggi modificatrici dei 
26 febbraio 1852 e dei 20 giugno 1858; in alcuni articoli del codice 



(i) Art. 222. I fatti punibili commessi con la stampa soggiacciono alle dispo- 
sizioni penali stabilite pel reato relativo, salvo le regole seguenti : 

Alt. 223. « Di tali fatti è responsabile delle spese del processo l'autore imme- 
diato all'opera stampata. Ma se la pubblicazione o diffusione hanno avuto luogo a 
insaputa di lui e senza suo volere, oppure se egli non può essere scoperto e tratto 
innanzi ai tribunali di Zurigo, deve risponderne l'editore ; in suo difetto il pubblicatore. 
e se anche questi non può essere chiamato in giudizio innanzi ai tribunali, Io stam- 
patore. 

Art. 224. Sono sussidiariamente responsabili delle spese del processo e dell' in- 
dennizzo, che non possono rifondersi del condannato, le persone indicate, e nell'ordine 
stabilito coU'art. 223. Chiunque le paga ha il regresso contro il suo precedente ga- 
rante obbligato. 

Art. 225. Queste disposizioni valgono anche nei reati commessi mediante incisioni 
in rame o in acciaio, pietra litografica, intagHo in legno, fotografia, e simiH mezzi di 
riproduzione. 

Art. 226. Ogni opera a stampa edita nel cantone di Zurigo deve portare il nome 
dello stampatore. La trasgressione di questa disposizione è punita colla multa di polizia 
fino a 500 franchi. 

Art. 227. Q.uando vengono commessi reati, sia mediante la stampa, sia mediante 
i mezzi di riproduzione indicati nell'art. 225, ovvero quando non è stata eseguita la 
prescrizione dell'art. 226 sull'edizione dell'opera stampata, può essere ordinato il se- 
questro preventivo dell'opera,. .. ed ingiunta in sentenza la soppressione degh esemplari 
ancora esistenti ». 

(2) Bluraer, Handbuch des Schuveizerischen Bundesstaatsrechtes. Basel, 1877. 
Volume I,' 



LA LIBERTÀ DI STAMPA. 205 

penale del 1859, quali il 103 e 104 che concernono la complicità, gli 
art, 268 e 270 che concernono i reati dei ministri religiosi, gli art. 468 a 
473 concernenti le provocazioni a commettere reati, gli art. 570 a 586 
che concernono le pene contro le diffamazioni, i libelli famosi o le ingiurie, 
e l'art. 9 del codice di procedura penale che attribuisce ai giurati anche 
il giudizio dei reati più gravi commessi col mezzo della stampa. La 
legge delle prerogative della Santa Sede del 13 maggio 1871 ha infine 
pareggiato le offese fatte mediante la stampa al Papa a quelle fatte al 
Re, e le ha attribuite del pari alle Corti di Assise. Giova aggiungere 
che allo editto sulla stampa del 1848 e alle leggi che l'hanno modifi- 
cato corrispondono nelle provincie napoletane e siciliane i decreti luogo- 
tenenziali del I e 17 dicembre 1860. 

La nostra legge organica si può considerare come divisa in due 
parti. Nella prima che, salvo alcune modificazioni, è ancora in vigore, 
si tratta delle disposizioni generali e fondamentali sulla libertà, sulla 
responsabilità, sui reati di stampa; nella seconda si tratta della proce- 
dura giudiziaria, che è stata abrogata dal nuovo codice di procedura 
penale e dalle nuove leggi sull'ordinamento dei giurati. 

L'art. I comincia col dichiarare libera la manifestazione del pensiero 
mediante la stampa ed ogni altro artificio meccanico atto a riprodurre 
segni figurativi: litografia, incisioni e simili. Ognuna però di queste 
manifestazioni deve indicare il luogo, l'officina e l'anno dell'impressione, 
non che il nome dello stampatore. Sono esenti dalla sottoscrizione l'edi- 
tore e l'autore. Mancando lo stampatore all'accennata prescrizione è sog- 
getto alla multa da 100 a 300 lire (art. 3). 

Oltracciò la legge ha ordinato una certa polizia sulla stampa. Non 
vi ha alcuna censura, ma lo stampatore (non parliamo ora delle dispo- 
sizioni speciali sulle pubblicazioni periodiche) deve presentare la prima 
copia di ogni suo stampato alla procura generale o reale, ovvero alla 
pretura locale, sotto pena di multa fino a L. 300; e nel termine di dieci 
giorni deve presentarne altre due, agli archivii di Corte cui per dispo- 
sizione del Governo è stata sostituita la biblioteca nazionale, ed alla 
biblioteca dell'Università della circoscrizione, sotto ammenda di 50 lire 
(art. 7 e 8), La nostra legislazione ha rispettato inoltre la libertà della 
stampa, astenendosi dallo assoggettare l'industria tipografica a quelle 
cautele preventive, nei cui eccessi si è tanto segnalata la Francia. Da 
noi su questo riguardo la legge sulla stampa si rimette alle leggi speciali 
in argomento, ma non vi ha altro in proposito che gli articoli 5 1 a 56 della 
legge sulla pubblica sicurezza, e l'art. 67 del Regolamento corrispondente, 
semplicissimi. Per essi non occorre altro per l'esercizio della industria 
tipografica che una dichiarazione all'autorità locale di sicurezza. Soltanto 
lo smercio delle sentenze e degli atti di procedura criminale per le vie 
è subordinato all'autorizzazione del Pubblico Ministero, e i pubbhci 
affissi sulle vie, salvo i commerciali, han d' uopo della licenza dell' au- 
torità di sicurezza pubblica. 

La legge (art. 9, io e 11) vieta la riproduzione degli scritti con- 
dannati, del nome dei giurati di una causa, di voti individuali dei giudici ; 
delle discussioni segrete del Senato, della Camera dei deputati, e dei 
tribunali. 



206 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

La legge sull'ordinamento dei giurati degli 8 maggio 1874 aveva 
col suo art. 49 aggiunto la proibizione di pubblicare gli atti e i reso- 
conti dei dibattimenti penali prima della sentenza; ma un tal divieto 
venne abrogato dalla legge dei 6 maggio 1877. 

Sono ancora considerati come reati di stampa, e quindi variamente 
puniti, le provoca:;ioni mediante la stampa a commettere crimini, delitti 
e contrav\enzioni, segnatamente i crimini contemplati negli articoli 153 
e 154 del codice penale, cioè gli attentati contro il Re e la famiglia reale 
(art. 14 dello Editto); a l'impugnare formalmente 1' inviolabilità della 
persona del Re, l'ordine della successione al Trono, 1' autorità costitu- 
zionale del Re e delle Camere » (art. 15); le contumelie, gli oltraggi, 
le offese e l'eccitamento al disprezzo verso la religione dello Stato (ar- 
ticolo 16 dell'Editto, 185 dei codice penale), la derisione e Toltraggio 
verso gli altri culti permessi nello Stato (art. 18), le offese ai buoni 
costumi (art. 17); le offese verso la persona del Re (art. 19), cui sono 
state pareggiate dalla legge delle Guarentigie (art, 2) quelle verso la 
persona del Papa; il far risalire al Re la responsabilità degli atti del 
Governo (art. 20); gli oltraggi al Senato o alla Camera dei deputati 
(art. 21), che però a torto han d'uopo della loro istanza; Vntto di ade- 
sione puhblicanunte ad altra forma di Governo, la manifestazione di voti 
o le minaccie di distruzione dell'ordine monarchico costituzionale (ar- 
ticolo 22); il compromettere colla divulg;zione dei segreti di Stato la 
sicurezza esterna dello Stato, e il giovamento diretto ai suoi nemici 
(art. 23); «qualunque offesa contro l'inviolabilità del diritto di pro- 
prietà, la santità del giuramento, il rispetto dovuto alle leggi, ogni apo- 
logia di fatti qualifi.ati crimini o delitti dalla legge penale, ogni pro- 
vocazione all'odio fra le varie 'condizioni sociali e contro l'ordinamento 
della famiglia » (art. 24). La legge del 1858 a questo proposito punì 
più gravemente l'apologia dell'assassinio politico « sia che venga espres- 
samente approvato, sia che si cerchi soltanto di giustificarlo ». L'art. 25 
punisce le offese contro i sovrani o i capi dei governi stranieri e i loro 
inviati diplomatici. 

Sono ancora punite le offese contro gli ufficiali pubblici (art. i^iy, 
le diffamazioni e i libelli famosi contro i privati, gli scritti importanti 
fatti determinati che offendono l'onore, la riputazione altrui, e che li 
esporrebbero all'odio e al disprezzo (art. 570 e seguenti del codice pe- 
nale). « Nei casi di offesa contro i depositari! od agenti dell'autorità 
pubblica per fatti relativi all'esercizio delle loro funzioni, l'autore della 
stampa incriminata sarà ammesso a somministrare la prova dei fatti da 
esso imputati » (art. 29). 

Sono libere da imputazione le pubblicazioni dei discorsi od atti 
delle due Camere e degli scritti avanti ai tribunali. 

Il carcere per reati di stampa deve essere-*distinto da quello sta- 
biUto pei delinquenti di reati comuni (art. 34). 

Speciali disposizioni reggono le pubblicazioni periodiche. Ogni cit- 
tadino maggiore d'età, ogni società o corpo morale può pubblicare uno 
scritto periodico (art. 35), purché presenti al Ministero dell'Interno prima 
della pubblicazione una dichiarazione in iscritto, documentata, da cui 



LA LIBERTÀ DI STAMPA. 207 

risultino le condizioni dell'articolo precedente, la natura della pubblica- 
zione, il nome della tipografia, il nome e la dimora del gerente respon- 
sabile, indispensabile ad ogni giornale (art. ^6 e 37). Mancando im- 
provvisamente il gerente, si deve provvisoriamente presentare all'autorità 
locale come responsabile un redattore. 

Il gerente deve sottoscrivere la minuta del primo esemplare di ciò 
che sarà stampato, ed ogni copia dovrà riprodurla, e al momento della 
pubblicazione presentare la minuta alla procura. Il gerente è obbligato, 
non più tardi della seconda pubblicazione successiva al secondo giorno 
del ricevimento, d' inserire le risposte delle persone indicate o nominate, 
che non oltrepassino il doppio dello articolo che li concerne; deve pub- 
blicare (a pagamento però) le comunicazioni o rettificazioni del Governo 
e delle autorità costituite, le sentenze di condanna contro di loro. 

Il Procuratore Generale, ii Procuratore del Re e i Pretori, hanno 
rispettivamente il diritto di ordinare il sequestro preventivo degli stam- 
pati contrarli alla legge sulla stampa, salvo a promuovere fra 24 ore 
il procedimento opportuno (art- 52). 

Il punto importantissimo della competenza è cosi regolato. I reati più 
gravi e d'indole politica, contemplati negli accennati articoli 14 a 24(1) 
dell'editto sulla stampa, e nell'art. 2 della legge sulle Guarentigie (2), 
i reati cioè contro la sicurezza interna od esterna dello Stato, contro 
il Re, il Papa, le Camere, la religione, i buoni costumi, la costituzione 
politica e sociale sono attribuiti alle Corti di Assisie: gli altri reati, se- 
gnatamente quelli contro i privati, e anche quelli contro i depositarli 
della pubblica autorità, come tali, spettano ai Tribunali civili e corre- 
zionali. A questi spettano ancora i giudizii nei casi di offese contro i 
Sovrani, o i capi dei governi stranieri, in virtù della legge del 26 feb- 
braio 1852, fatta approvare da Cavour per motivi prlitici di riguardo 
verso la Francia, offesa dagli eccessi dei giornali in odio ai fatti del 185 1, 
ampiamente da lui svolti nel suo discorso dei 5 gennaio di quell'anno 
alla Camera dei deputati (3). 



(i) Gli articoli 16 e 18 sono stati aggiunti alla competenza dei giurati dall'art 9 
del Codice di procedura penale. 

(2) Giova averne presente il testo: « L'attentato contro la persona del Sommo 
Pontefice e la provocazione a commetterlo sono punibili colle stesse pene stabilite 
per l'attentato e per la provocazione a commetterlo contro la persona del Re. — Le 
offese e le ingiurie pubbliche, commesse direttamente contro la persona del Pontefice 
con discorsi, con fatti o coi mezzi indicati nell'art. 1.° della legge sulla srampa, sono 
puniti colle pene stabilite all'art. 19 della legge stessa. — I detti articoli sono di azione 
pubblica e di competenza della Corte di Assisie. — La discussione sulle materie religiose 
é pienamente libera. » 

(3) « Non sarò, fra le altre cose egli disse, tacciato di esagerazione, se aff'ermo 
che quando la stampa di uno Stato insulta di continuo i capi degli esteri governi, 
crea in questi un sentimento di malevolenza rispetto alla nazione dove tali scritti sono 
divulgati. Nelle presenti condizioni di Europa noi non abbiamo soltanto relazioni di- 
plomatiche coi nostri vicini, ma trattiamo ogni giorno con essi un' infinità d'interessi 
privati. Un grande numero di nostri concittadini abita nei vicini paesi. In Francia 
hannovi forse un cinquanta o sessanta mila dei nostri connazionali, i quali hanno 
un' infinità d' interessi, ed hanno bisogno d' invocare ad ogni piò sospinto l' intervento 
del proprio Governo presso quello dello Stato in cui hanno fermato la propria dimora. 
Ora se la stampa giunge a creare un sistema di animosità contro di noi, non credete 



208 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Di somma importanza sono in particolare i due articoli che con- 
cernono la responsabilità. L'art. 4 statuisce: « Le azioni penali stabilite 
dal presente Editto, salvo le eccezioni per le pnhblicn^ìoni periodiche^ sa- 
ranno esercitate in primo luogo contro l'autore, secondo contro l'editore, 
se l'uno o l'altro siano sottoscritti od altrimenti conosciuti, e finalmente 
contro lo stampatore, in modo che l'uno sia sempre tenuto in sussidio 
dell'altro. » L'art. 47 invece, nel capo delle pubblicazioni periodiche, ha 
sancito: « Tutte le sanzioni penali, portate da questo capo, sono appli- 
cabili ai gerenti dei giornali e agli autori che avranno sottoscritti gli 
articoli in essi giornali inseriti. — La condanna pronunciata contro l'au- 
tore sarà pure estesa contro il gerente, che verrà sempre considerato 
come complice dei delitti e contravvenzioni commesse con pubblicazioni 
fatte nel suo giornale. » 

In altri termini, nei reati commessi mediante la stampa non pe- 
riodica, la responsabilità è senza alcun dubbio tutta dell'autore in primo 
luogo, e in secondo dell'editore, quando siano sottoscritti o noti altri- 
menti; lo stampatore non viene che in terzo luogo, e in via sus- 
sidiaria; salvo che, avendo operato scientemente, non abbia a conside- 
rarsi come complice secondo il diritto comune sulla complicità. La 
questione gravissima è sulla stampa periodica, se si possano imputare 
coraulativamante, il gerente responsabile che per legge esplicita lo è 
sempre, e gli autori non sottoscritti, ma altrimenti conosciuti; in altri 
termini se l'art. 47 renda nella stampa periodica inapplicabile l'art. 4.° 
o pur no. 

La dottrina e la giurisprudenza si sono divise in proposito. Gli uni 
hanno negato e negano la responsabilità dell'autore non sottoscritto, ar- 
gomentando dal principio dirigente della nostra legge, la libertà della 
stampa periodica, e di non sottoscrizione; dalla lettera dell'articolo che 
eccettua dalla responsabilità, successivamente, dell'autore, dell'editore e 
dello stampatore, le pubblicazioni periodiche, rette invece dall'art. 47, 
il quale non chiama responsabile che il gerente, e, solo quando fosse 
sottoscritto, l'autore (i). 

Gli altri in contrario osservano che l'art. 47, rettamente letto e in- 
terpretato, si riferisce alle contravvenzioni, alle disposizioni della legge 
sulla stampa ordinata nel capo Vili, non già alla responsabilità dei reati 
di stampa in genere, regolata sempre dall'art. 4.° che è sotto il capo 
delle disposizioni generali; in altri termini, se trattasi di contravvenzioni 
speciah al capo Vili sono responsabili, conforme all'art. 47, i gerenti e 
gli autori che si sieno sottoscritti; ma se trattasi di reati propri dello 
scritto si applicano i principii generali o di diritto comune sulla stampa 
contenuti nell'art, 4. 



voi che renderà molto più difficile l' intervento che il nostro Governo è chiamato ad 
esercitare ogni giorno nell'interesse dei nostri concittadini? Credete voi che il nostro 
ambasciatore possa compiere facilmente il suo mandato, quando deve presentarsi nei 
ministeri per parlare in favore di qualunque connazionale, se trova sullo scrittoio dei 
ministri la Maga od il Fischietto? » 

(i) Corte di appello di Roma, 27 febbraio 1877; Foro ital. 1877, II, 142. — 
Corte di appello di Genova, dei 21 dicembre 1853; Giurisp. italiana 1853, p. II, 802. 



LA LIBERTÀ DI STàMPA. 209 

Difatti il Pisanelli nella riproduzione riveduta della legge, da lui 
fatta sanzionare a Napoli dal luogotenente del Re nel 1860 per le pro- 
vince meridionali, scrisse esplicitamente nell'art. 48 : « Tutte le dispo- 
sizioni penali sanzionate da questa legge sono applicabili ai gerenti dei 
giornali e scritti periodici, e agli autori e compilatori degli articoli in 
essi giornali periodici inseriti, sia che li abbiano sottoscritti, sia che ve- 
nissero ad essere altrimenti conosciuti. » 

Non si deve dimenticare che lo stesso legislatore ha scritto nel 
preambolo della legge: « Abbiamo voluto che il sistema di repressione 
in essa legge contenuto, si conformasse quanto più fosse possibile alle 
disposizioni del vigente nostro codice penale, evitando così la non ne- 
cessaria deviazione dalla legge comune. » Non bisogna inoltre dimen- 
ticare che l'interpretazione contraria renderebbe legale l'assurdità morale 
di punire esclusivamente il gerente, che è un reo fittizio, e gli autori 
sottoscritti, e lasciare impuniti i veri rei, e quelli meno meritevoli di 
assoluzione, gli autori non sottoscritti; tanto più che il nostro codice 
penale (art. 570 e seg.) punisce gli autori della diffamazione anche col 
mei:(o della stampa, e se contentandosi del solo gerente responsabile, non 
s'investigassero e punissero gli autori, quegli articoli resterebbero lettera 
morta. La maggioranza della nostra magistratura ha accolto queste ra- 
gioni (i), e noi siamo dello stesso avviso. Con simili principii si è de- 
ciso ancora che il direttore, il quale non è contemplato affatto dalla 
legge, non sia responsabile degli articoli del giornale da lui diretto, se 
non quando si pruova avere agito con dolo secondo il diritto comune 
sulla complicità (2); e che degli articoli firmati Li Direzione, siano re- 
sponsabili tutti i suoi membri, secondo il diritto comune sui reati cui 
abbiano concorso più persone, salvo pruove di non avere preso parte 
al reato (3). 

9. Se noi ora vogliamo formarci un concetto complessivo di questa 
nostra legislazione, possiamo dire che bisogna distinguere due categorie 
di manifestazioni del pensiero mediante la stampa e suoi equivalenti, le 
pubbhcazioni non periodiche e le periodiche. Amendue non sono sog- 
gette ai mezzi preventivi della censura, a nessuna autorizzazione, o sot- 
toscrizione di autori od editori, nemmeno a tasse speciali di bollo ed a 
cauzioni, ammesse da molte legislazioni di popoli liberi. Vi ha soltanto 
una certa polizia della stampa, consistente nell'obbligo delle indicazioni 



(i) Cassazione di Torino, 28 gennaio 1875; Giur. Ital. 1875, p. I, sez. i.', 204. — 
Cassazione di Torino, 7 aprile 1869; Annali di Giuris. 1869, pi, sez II, 42 — Cas- 
sazione di Milano, 19 febbraio 1802; Giuris. Ita!. 1862: p. I. 229. — Cassazione di Fi- 
renze, 29 gennaio 1873 ; Giuris. Ital. 1873, p. I, 85. — Cassazione di Torino 4 gen- 
naio 1854; Giuris. Ital. 1854, p. I, 24. — Cassazione di Torino, 21 aprile 1876; 
Foro ital. 1876, p. II, 264. — Corte di Appello di Venezia, 15 novembre 1877; Foro 
ital. 1878, II, 48. — Corte di appello di Parma, 24 maggio 1872; Giur. ital. 1872, 
p. II, 331. — Cassazione di Torino, 17 luglio 1857; Giuris. ital. 1857, p. I, 757. — 
Raccolta di Leggi speciali di Pacifici Mazzoni. V. I. Commento dei Clavarino alla legge 
sulla stampa, art. 47. 

(2) Cassazione di Torino, 21 aprile 1876; Foro ital. 1876; II 264 — Tribunale 
di Cagliari, 1872; La Legge 1873, p. I, 334. 

(3) Cassazione di Torino, 28 giugno 1853; Giuris. ital, 1854, p. I, 559. 

N. Bernardini — Guida della Stampa periodica italiana — 14. 



210 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

sullo Stampato del luogo, dell'oflScina, dell'anno della impressione, del 
nome dello stampatore, delle semplici dichiarazioni occorrenti per l'e- 
sercizio dell'arte tipografica; della presentazione delle prime copie degli 
stampati, e per le pubblicazioni periodiche, previa la presentazione di un 
gerente responsabile. 

Propriamente si affida al sistema repressivo. La legge, traccia ceni 
limiti al diritto di libera stampa, a tutela del diritto pubblico e privato: 
determina una responsabilità, crea per le pubblicazioni periodiche un ge- 
rente risponsabile; dà al Pubblico Ministero diritto di sequestro degli 
scritti incriminati, commina delle pene ai varii violatori del diritto. 

Le pene sono miti. I giudizii, nei casi più gravi e in quelli d'in- 
dole politica, han luogo mediante i giurati. 

Infine, né la legge sulla stampa, né il codice penale dispone:ono cosa 
alcuna sulla pubblicazione delle Bibbie e dei libri liturgici dell'art. 28 
dello Statuto. 

Lasciando stare le minute questioni di applicazioni od interpretazione, 
e di ordine meramente di diritto e di procedura penale, tutto ciò solleva 
parecchie gravi questioni di diritto costituzionale: 

Può ammettersi la libertà della stampa assolutamente, senza censura 
e senza autorizzazioni di giornali ? 

Sono contrari alla libertà della stampa i mezzi di prevenz'one, ve 
ne ha di ammissibili e quali ? 

Lo sono il bollo, le cauzioni e l'obbligo di firmare gli articoli? 

Sono contrarli al diritto altri mezzi amministrativi, quali le ammo- 
nizioni, le sospensioni e le soppressioni, i sequestri preventivi ? 

In che consiste il sistema repressivo ? 

Chi deve esser tenuto a rispondere dei reati di stampa ? 

Si può giustificare l'istituzione, nelle pubblicazioni periodiche, del 
gerente responsabile ? 

Quid del giudizio dei reati di stampa mediante i giurati ? 

Si può in qualche caso sospendere la libertà della stampa ? 

Qual valore giuridico può avere presenti-mente in Italia il secondo 
comma dell'art. 28 dello Statuto ? 

10. La libertà della stampa, massime della periodica, é da tempo segno 
d'inestinguibile odio e d'indomato amore. Coloro i quali non l'am- 
mettono osservano che essa è stata ed é fonte di mali inestimabili. Vi 
ha nella società civile alcuni principii che assolutamente debbono essere 
sacri, al di fuori d'ogni discussione, sia nell'ordine morale, sia nel po- 
litico e sociale; per esempio, Dio, l'immortalità dell'anima, il principio 
di autorità, la costituzione politica, la proprietà, la santità della famigha. 
La libera stampa vuol dire che é lecito ad ognuno di attaccare codeste 
fondamenta della società ed eccitare gl'istinti più brutali e malvagi. Il 
mondo è pieno d'inesperti, di cupidi, di tristi; e il male è per propria 
natura di gran lunga più diffuso del bene, è eminentemente contagioso. 

Vi ha un numero troppo grande d'uomini, su cui le declamazioni 
contro Dio, contro l'ordine pohtico e sociale, hanno gran presa, e che 
non leggono altro. I giornali sono specialmente pericolosissimi. Parlando 
di tutto ciò che può soddisfare agli svariati gusti del pubblico, delle 



LA LIBERTÀ DI STAMPA. 211 

notizie politiche giornaliere dello Stato e del mondo intero, dando no- 
tizie delle discussioni parlamentari e giudiziarie, dei fatti varii quotidiani, 
di storia, di lettere, di arti; pubblicando matrimonii, morti, reati, suicidi, 
annuncii commerciali, soddisfano la curiosità universale, anche la più 
malsana; sbocconcellando il sapere, si adattano a tutte le iatelligenze, a 
tutte le professioni; uscendo ogni giorno, periodicamente, diventano 
un'abitudine, un bisogno della vita; e potendo battere ogni giorno so- 
pra un chiodo, parlando, non al nome di un individuo, ma di un par- 
tito politico, religioso, sociale, diventano una vera potenza. Non senza 
ragione gl'Inglesi han chiamato così la stampa il quarto potere dello 
Stato. 

Il giornale a buon mercato, segnatamente, leggiero, pettegolo, pieno 
di fatti varii e di allettamenti, penetra da per tutto, va per le mani di 
tutti, insegna a tutti a non aver nulla di sacro e di fermo, demohsce 
tutti. 

Nessun principio morale o sociale, nessuna costituzione, nessuna 
autorità o riputazione, può quindi resistere all'attacco di scrittori senza 
vera dottrina, senza coscienza, che non possono non abbondare in 
qualsiasi società, i quali ogni giorno avventino sofismi e dileggi contro 
tutti e contro tutto, ed eccitino le passioni. E qui citano diversi governi 
che sono stati demoliti dalla stampa anarchica, specialmente quelli della 
Francia, al tempo della prima rivoluzione sul finire del secolo scorso, 
al 1848, al 1869 e 70. Colla libertà della stampa è facilissimo ai cosi 
detti briganti della penna di attentare, non solo all'autorità e ai gover- 
nanti mettendoli ogni giorno in odio e in dileggio, alla costituzione, 
alla reh'gione, alla proprietà, alla famiglia, ma anche di attentare all'o- 
nore degl'individui, per vendetta, per lucro e per altra maligna passione. 
Gh è vero che vi sono le leggi repressive, si dice, ma si potrà punire 
quando il male è già fatto, quando l'animo altrui è corrotto, la ripu- 
tazione altrui distrutta, il rispetto a ogni autorità perduto ? Non sarebbe 
megho prevenire prima che il male sia fatto ? Si prevengono i mali de- 
rivanti dalla fabbricazione o dalla vendita dei veleni materiali, perchè non 
si prevengono quelli dei veleni morali ? 

11. Senonchè si risponde che il pensiero dell'uomo è, dev'esser libero, 
non solo in sé ma anche nelle sue manifestazioni. Si dice che vi ha 
alcuni principii superiori inattaccabili. Quali ? 

Nell'ordine scientifico nessuna dottrina può dirsi infallibile, perchè 
la storia c'insegna che tutte le generazioni umane, tutti i grandi uomini 
sono soggetti ad errare. Troppi principii reputati per secoli verissimi, 
e non solo dai governi e dalle Chiese, ma da tutti, sono stati di poi 
dimostrati falsi dal libero spirito dell'uomo: e malgrado le paure l'u- 
manità lungi di averne alcun danno ne ha avuto il più gran beneficio. 
Socrate fu stimato un corrompitore della gioventù e fu condannato a 
bere la cicuta. Cristo alla croce, i primi cristiani vennero dati in preda 
alle fiere, i liberi pensatori all'Inquisizione. In altri tempi erano consi- 
derate universalmente erronee e sovversive la dottrina di Galileo sul moto 
della terra, quella dei difensori della inviolabilità della hbera coscienza 
umana. E si noti che parteciparono troppo spesso all'errore, professato 



212 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

universalmente per vero, gli uomini più eminenti del tempo. Aristotile 
difese la schiavitù, Platone il comunismo, i cristiani furono perseguitati 
meno da uomini come Nerone o Caligola che da un Traiano e da un 
Marco Aurelio. Chi ci assicura che ciò che noi reputiamo una verità 
indispensabile non sia invece ancora un errore ? Ma ammettiamo pure che il 
principio che si vorrebbe ritenere per vero lo sia effettivamente, la verità 
risplende, penetra e si rafferma negli animi, più in seguito al contrasto 
coi suoi oppositori, che coll'affermazione dogmatica. 

Stuart Miil osservava a tal riguardo: « Se l'opinione è giusta si 
priva l'umanità della possibilità di lasciare l'errore per la verità; se è 
falsa, si perde un beneficio quasi grande altrettanto, la percezione più 
chiara e l'impressione più viva della verità, prodotta dalla sua collisione 
coU'errore » (i). 

Ma ammesso ancora, l'eminente filosofo aggiungeva, che « l'opi- 
nione ridotta al silenzio fosse un errore, essa può contenere, e ciò anzi 
accade il più delle volte, una parte di vero; e poiché l'opinione generale 
o dominante sopra qual si voglia argomento, di rado è, non mai è tutta 
la verità, non si ha probabilità di conoscerla interamente, che per la 
collisione colle opinioni avverse .... Ancora che la opinione ricevuta con- 
tenesse la verità e tutta la verità, la si professerà come un pregiudizio, 
senza comprendere o sentire i suoi principii razionali, se essa non può 
essere discussa vigorosamente e lealmente. Il senso della dottrina mede- 
sima corre rischio di essere perduto, indebolito o privato del suo effetto 
vitale sul carattere o sulla condotta, perchè il dogma diventerà una sem- 
plice formola inefficace pel bene, che ingombrerà il terreno, ed impedirà 
il nascimento d'ogni convinzione fondata sulla ragione o sulla esperienza 
personale » (2). 

Ebbe ragione il Guizot una volta ad osservare che « non sono gli 
uomini, i quali hanno inventato l'analogia del bene colla luce, del male 
colle tenebre; questa idea comune a tutte le religioni è il simbolo della 
prima delle verità ». 

Adunque se noi consideriamo la libertà della stampa nella sua prima 
forma, la libertà della discussione scientifica anche di quei principii ri- 
tenuti superiori ad ogni contestazione, essa resiste a tutte le critiche, 
ed è fonte del maggior bene, anzi la condizione indispensabile della co- 
gnizione della verità e dell'altezza del pensiero degli individui come delle 
nazioni. Non s'intenderebbe la libertà se non si avesse questa illimitata 
libertà. 

D'altra parte a chi confidare questo immane potere di limitare an- 
ticipatamente la libertà di pubblicazione delle investigazioni dello spirito 
umano ? Alle Chiese ? Ma esse sono per natura dommatiche; ciò che è 
fuori della loro credenza è riputato errore e darebbe luogo, come nella 
vecchia Atene, a Gerusalemme, nel mondo cattolico, anglicano, puritano 
e ginevrino, alla più tirannica intolleranza. Ai Governi ? ma possono i 
Governi, cioè i partiti politici in maggioranza, reputarsi nell'esclusivo 



(i) Stuart Mill, Oa Liberty, C. I, p. 2. 
(2) Id. C. II, p. 185. 



LA LIBERTI DI STAMPA. ^13 

possesso del vero ? Alla scienza ? ma i dotti sono esclusivi, e si creerebbe 
il monopolio degli aristotelici a fronte dei platonici, degl' idealisti a fronte 
dei positivisti, e simili. 

La stampa dunque dev'essere assolutamente libera. 

Le idee false non debbono essere soppresse, ma discusse; la verità 
non potrà brillare che di una luce più rispledente e più feconda; non 
debbono essere combattute colla forza ma con altre ragioni; parlando 
allo spirito debbono essere combattute colle stesse armi dello spirito, il 
ragionamento e la parola. 

Ma si dice, quanto alla libertà della stampa politica, i Governi, l'or- 
dine pubblico non possono resistere agli attacchi dei loro nemici, me- 
diante la libera stampa giornaliera. 

Errore. La storia c'insegna che un'infinità di governi son caduti 
quando la stampa non solo non era libera, ma non era nemmeno stata 
inventata. Chi ha fatto cadere, non parliamo dei tanti despoti d'Oriente, 
i primi Re della Grecia e di Roma, chi ha prodotto le leggi agrarie, 
chi ha imposto la Magna Carta a tanti Re d'Inghilterra, chi ha fatto 
cadere gU Stuardi, Napoleone I, i Borboni di Francia e d'Italia, Isa- 
bella II di Spagna ? La libera stampa ? Non la si aveva. Essa invece ha 
reso e rende più saldo il governo inglese, lo svizzero, l'americano, il 
belga, l'olandese, l'italiano presente, ecc. Per potere ammettere che essa 
renda inevitabili le rivoluzioni, bisognerebbe provare che rivoluzioni 
prima della stampa non ce ne fossero. Le rivoluzioni sono malattie for- 
midabili che hanno molteplici cagioni; la stampa può aiutarle, coope- 
rarvi, ma non le produce; anzi quando non è libera, le idee, i sentimenti 
avversi esistenti non si sopprimono, dan luogo alla stampa clandestina 
più pericolosa, per la maggior difficoltà di difendersene, e pel prestigio 
di cui in mezzo alla universale servitù è circondata. La libertà della stampa, 
se può esporre a vigorosi assalti, dà modo anche di avere gagliardi, onesti 
ed autorevoli difensori. In ogni società, se vi hanno elementi anarchici 
e dissolvitori, non possono mancare quelli dell'ordine e del diritto che è 
la condizione naturale o normale delle società politiche, e la ragione non 
può parlare invano alla mente e al cuore dei popoli. 

Oltre a ciò la libera stampa, segnatamente la periodica, è realmente 
una delle principali condizioni del Governo libero, come l'arma più ef- 
ficace per l'individuo, le minoranze e la Società rispetto agli abusi dei 
Governi; i quali tutti, non bastando i freni dei congegni dei meglio or- 
dinati poteri pubblici, facilmente eccederebbero, per lo meno si addor- 
menterebbero. Senza di essa i poteri pubblici vivrebbero isolati, né il 
popolo potrebbe conoscere facilmente, e giornalmente e liberamente, i 
fatti pubblici, le cose del Parlamento, le proposte di legge, gli errori e 
gli abusi dei governanti, le idee dei ministri e dell'Opposizione, le ra- 
gioni dei partiti; né il Parlamento, i ministri o il Governo, gli abusi 
dei subordinati, le voci dell'opinione pubblica. Per la Hbera stampa anche 
il cittadino non deputato né senatore e nemmeno elettore, tutti, quando 
gli elettori ed il Parlamento stanno in riposo, possono partecipare, avere 
azione sulla cosa pubblica, sindacare l'esecutivo, illuminare il legislativo. 
Sopratutto forse la libera stampa è T inestimabile correttivo dell'onni- 



214 GUIDA DELLA STAMPA PERIODIC(\. ITALIANA. 

potenza parlamentare che cosi facilmente diviene prepotenza. Per essa 
le minoranze non rappresentate o imperfettamente rappresentate nel Par- 
lamet'to, impotenti davanti alle maggioranze governanti, possono fare 
appello alla ragione pubblica, conquistare la pubblica opinione, frenare, 
ravvivare e anche mutare Parlamento e Ministeri. 

12. D'altra parte la libertà della stampa non vuol dire la sua irre- 
sponsabilità; nessuna libertà si può intendere come non soggetta a 
qualche legge o limite, non tenuta al rispetto del diritto altrui, e a quello 
dello Stato medesimo. « La libertà illimitata della parola e della stampa, 
bene osservava Chassan, cioè la facoltà di tutto dire e tutto pubblicare, 
senza essere esposto né ad una repressione, né ad una responsabilità 
qualunque, é non un'utopia, ma un assurdo, che non può esistere nella 
legislazione di alcun popolo civile » (i). 

Il diritto di stampar tutto non esiste più di quello di dire o di 
far tutto, e ogni libertà é inseparabile da una responsabilità. Della stampa 
si può abusare come di ogni altra libertà ; anche se si porta in mano 
un bastone, anzi se si ha le braccia libere, si può abusarne bastonando 
e schiaffeggiando a dritta e a manca ; ma da una tale possibilità di 
abuso non segue che non si debba esser liberi di portare un bastone 
o che si debbano portar legate le braccia, come si fa ai cani vaganti 
colle museruole. Il paragone coi veleni non regge, perocché tranne de- 
terminati casi nei quali servono come rimedii, essi sono essenzialmente 
medicinali; e quindi é giusto che la società civile ne regoli la fabbri- 
cazione e lo spaccio. La libertà di stampare se non può dirsi un dritto 
innato, perchè tutti i diritti, e particolarmente questo, si acquistano dal- 
l'uomo nascendo in società, e coordinatamente agli altri diritti e doveri 
corrispondenti, certo è fondata sulla ragione; e comunque se ne possa 
abusare e possa divenire fonte di mali, lo é pure di grandissimi beni. 
La società civile dunque non deve proscriverla, ma soltanto proteggere 
il diritto altrui, il privato ed il pubblico, contro le offese che ad essi, 
come mediante ogni altro strumento di bene o di male, si possa ar- 
recare. La questione non può essere che di modo, di limiti, di gua- 
rentigie. 

13. Il primo sistema che si tentò, anche nella libera Inghilterra, per 
impedire i possibili abusi della stampa fu il preventivo assoluto della 
censura. Si die alla Chiesa e allo Stato il diritto di esaminare anticipa- 
tamente gli scritti che s' intendesse di stampare, a fine di permettere 
quelli che si reputassero innocenti, vietare quelli che no. Fu l'età aurea 
della famosa vecchia massima De Deo panca de Re^e nihiì. Evidente- 
mente un tal sistema doveva riuscire alla negazione della libertà di espres- 
sione del pensiero umano, soggetta com'era assolutamente al benepla- 
cito, cioè all'arbitrio di un censore. Si elevava il criterio p'-ilitico, reli- 
gioso, morale, scientifico, letterario, di uno o di pochi delegati di Re 
e di governi, a rappresentante esclusivo del vero, del giusto, del bene ; 
lo strumento più adatto per comprimere lo spirito umano nella scienza 



(i) Chassan, Traile des délits et des contraventions de la parole et de la presse, 
Vel. I, ùota alla pag. j, 2.' ed. del i8ji. 



LA LIBERTI DI STAMPA. 21 5 

e nelle lettere, come nella religione e nella politica. Si rendeva segna- 
tamente impossibile la critica dei governanti, la pubblicazione, l'espres- 
sione del sentimento pubblico. Se la libera stampa è cosi necessaria e 
preziosa per sindacare i poteri pubblici, c.>me si potrebbe far dipendere 
da loro medesimi la facoltà di sindacarli ? Tanto varrebbe far nominare 
dai tutori e dagli amministratori quelli che debbono rivedere i loro conti. 
Gli è perciò che il mondo civile, il quale aveva dapprima e dappertutto 
ammesso la censura, oggi dappertutto l'ha rigettata, e si è affidato in- 
vece segnatamente al sistema di reprimere gli abusi della libertà. 

Per le stesse ragioni è stato anche rigettato il sistema della pre- 
ventiva autorizzazione governativa dei giornah. Evidentemente si rende- 
rebbe la pubblicazione di un giornale un privilegio dei governi, si 
darebbe loro il potere di vietare quelh propugnanti idee loro antipatiche, 
si darebbe alimento alla stampa clandestina ; si porrebbe in balta dei 
governanti, delle loro paure e delle loro intolleranze, il diritto di pub- 
blicare un giornale, di manifestarvi i proprii pensieri, di discutere 
le cose dello Stato e della Chiesa, di esaminare 1' azione dei poteri 
pubblici. 

14. Ma se il sistema di prevenire i possibili abusi della stampa, me- 
diante l'istituzione della censura e delle previe autorizzazioni, non è 
ammissibile, può dirsi altrettanto di ogni sorta di prevenzioni? Sarebbe 
un eccesso opposto. « Vi ha, osservò Pellegrino Rossi, delle misure 
preventive che impediscono l'esercizio d«4le facoltà cui esse si applicano. 
Gli è un provvedimento preventivo di questa specie la proibizione di 
vendere dei veleni quando non si è farmacista; perocché impedisce lo 
esercizio della facoltà di cui si tratta. Ecco un esempio materiale. La 
censura rientra nella categoria di questi mezzi preventivi. Ma vi ha una se- 
conda categoria. Cosi, per riprendere l'esempio dei veleni, egli è permesso 
ai farmacisti di venderne, ma sono obbligati nelle loro vendite a confor- 
marsi a certe regole. Sono obbligati ad avere un registro e ad iscrivervi il 
nome delle persone a cui hanno venduto dei veleni, non possono ven- 
derne che sull'ordine di un medico, e in molti paesi sono obbhgati a 
conservar le ricette affine di poterle presentare quando occorra. Questi 
sono mezzi preventivi, ma non impediscono l'esercizio della facoltà: 
hanno soltanto per iscopo, se è commesso un delitto di facilitare la 
ricerca del colpevole » (i). Nella stampa la censura e le previe auto- 
rizzazioni sono prevenzioni della prima specie, sono efficaci, anzi le sole 
efficaci per impedire il male; ma lo sono anco più per impedire il bene, 
per modo che sono affatto contrarie ai principii superiori di libertà e al 
diritto. Ma vi sono altri mezzi preventivi della seconda specie che non 
li offendono, e sui quali si può discutere. 

Un primo mezzo di prevenzione ammissibile sarebbe una certa po- 
lizia sulle stamperie. Alcune legislazioni hanno assoggettato od assog- 
gettano la professione di stampatore, od anche di spacciatore di stam- 
pati, ad autorizzazione governativa. Ma in questa forma sarebbe ancora 
eccessiva ed inammissibile. La libertà del lavoro non deve esser soggetta 



(i) P. Rossi, Op. cit. L. LV. p. 78. 



216 GUIDA DELLA STAlMPA PERIODICA ITALIANA. 

a beneplacito governativo, né la professione di stampatore o venditore 
di libri e giornali è tale, da richiedere condizioni di sesso, di nazionalità 
e di godimento di diritti politici, o di qualità scientifiche o letterarie; 
come per esempio si fa generalmente pei medici, gli avvocati, gì' inge- 
gneri, e spessissimo per gì' insegnanti. Quello solo che si può esigere 
si è che ogni stampatore aprendo un negozio di stamperia ne faccia 
dichiarazione all'autorità, perchè questa sappia chi ne sia il proprietario, 
e il suo domicilio. Certamente è giustissimo obbligare a segnare in ogni 
stampato il nome dello stampatore, il luogo e 1' anno della stampa, e 
a presentare i primi esemplari all'autorità. 

Questi sono mezzi bensì di prevenzione, ma razionali, perchè non 
vincolano la libertà, il diritto del lavoro mediante l' industria della ti- 
pografia, servono a mettere l'autorità in condizione di tutelare il diritto 
dello Stato e dei cittadini in caso di violazione della legge, sequestrando 
il corpo del reato, e procedendo nel suo accertamento e nella sua re- 
pressione punizione. 

Del pari non tutte le prevenzioni rispetto alle pubblicazioni perio- 
diche sono da rigettare. Se lo è senza dubbio l'esaminato sistema di 
assoggettarle a previa autorizzazione governativa, non si può dire lo 
stesso dell' altro sistema del semplice obbligo di dichiarazione al go- 
verno dell'intendimento di volere pubblicare un giornale o un periodico; 
indicando il titolo del periodico, il luogo e l'officina della pubblicazione, 
il nome dello stampatore e delle persone responsabili della pubblicazione. 
La legge italiana è informata a codesto sistema, colla variante (arti- 
coli 35, 36, 3S) del diritto di ricognizione, nel Governo, dell'adempi- 
mento delle facili e liberali condizioni prescritte dalla legge, innanzi di 
por mano a esse pubblicazioni periodiche. 

Tranne ciò che concerne il gerente responsabile, istituzione che di- 
scuteremo più innanzi, il nostro sistema è razionale e liberale a un 
tempo. Prescritte alcune speciali e giuste condizioni alla pubblicazione 
di un giornale, in'lipendenti da partiti politici e religiosi, non è un'offesa 
alla libertà l'accertamento preventivo del loro adempimento. 

La libertà di fondare una famiglia, od una società commerciale, non 
è offesa dall'obbligo di far riconoscere l'adempimento delle condizioni 
imposte dalla legge per tutelare i diritti pubblici o privati, come le pre- 
sentazioni di atti di nascita e di stato libero, di consenso di genitori o 
di tutori, e di pubblicazioni. Sono codesti mezzi preventivi legittimi che 
giustificano una legge speciale sulla libercà della stampa: se potesse ba- 
stare la pura repressione comune basterebbe a rigore il codice penale 
generale. 

15. Altre leggi, come per lungo tempo la stessa inglese, hanno ob- 
bligato i giornali a un diritto di bollo. In Italia ne siamo affatto esenti, 
perchè il bollo postale non è propriamente un'imposta, è il prezzo di 
un servizio che non paga forse nemmeno le spese, e poi non è obbli- 
gatorio, potendo i giornali essere trasportati con altri mezzi. Il diritto 
del bollo, propriamente detto, è tutt'altra cosa, è un'imposta: e come 
tale, considerato cioè dal lato puramente fiscale, potrebbe essere giudi- 
cato eoi criteri finanziari. Esso però non è stato imposto a solo titolo 



LA LIBERTI DI STAMPA. 217 

fiscale, ma si è avuto in mira, accrescendo il costo della produzione dei 
giornali in genere, di rendere più difficile, quello dei giornali, in cui 
può scriver chiunque e che possono andare per le mani di tutti. Si 
voleva lasciare il campo ai giornali costosi che più facilmente sono scritti 
meglio, e che non tanto facilmente hanno i difetti della così detta pic- 
cola stampa. 

Un tal mezzo di prevenzione è arbitrario, muove dal preconcetto 
che la stampa a buon mercato è cattiva, e che questo buon mercato 
deve essere impedito artificialmente dalla legge; viene a riuscire un dazio 
sulla diff"usione delle conoscenze. Giustamente perciò è stato abolito in 
Inghilterra, ed è rigettato dalla nostra legislazione. 

16. Maggiori dispute può sollevare ragionevolmente l'altro sistema 
classico inglese, ammesso ancora dalla Repubblica francese e dall'Impero 
germanico. Esso consiste nell'obbligo imposto ad ogni giornale di dare 
all'autorità una cauzione in denaro, una guarentigia materiale da assicu- 
rare, non dirò della solidità finanziaria dell'impresa, ma del pagamento 
delle condanne di multa, e dei danni ed interessi cui il giornale possa 
esporsi. La nostra legge non ne esige; da noi chiunque, maggiore di 
età, può pubblicare un giornale, una rivista grande o piccola, quotidiana, 
settimanale o mensile; non è soggetto non dico a censura, ad autoriz- 
zazione, a bollo, ma a nessuna cauzione, non è obbligato a raccogliere 
capitali, ad assicurarsi una certa solidità finanziaria, nemmeno a presen- 
tare una guarentigia di fideiussori. Là cauzione, è innegabile, condiziona 
l'esercizio di un diritto al possesso di un capitale, che immobilizza, di 
cui toglie il libero uso; è un limite alla libertà, favoreggia i giornali 
grandi e potenti, a fronte dei piccoli che oggi possono essere fatti da 
nullatenenti. Si capisce dunque come, se si volessero introdurre le cau- 
zioni da noi, sarebbero per lo meno, acerbamente combattute. 

Tuttavia noi non sapremmo annoverarle tra i mezzi illegittimi di 
prevenzione. A mostrare la fallacia degli argomenti avversari baste- 
rebbe soltanto il fatto dell'Inghilterra; ove le cauzioni sono gravis- 
sime, come si è visto, e nessuno può dire che la stampa non vi sia li- 
bera. Razionalmente, siccome la vera libertà suppone la responsabilità, 
cosi non si può dire assicurata la vera libertà, senza avere assicurato la 
responsabilità. E questa non lo è, quando si potrà condannare come 
si voglia a multe e a ristoro di danni gli autori del male, ma se essi, 
come in Italia, sono meramente presunti e non hanno come pagare, la 
legge resta vuota di effetto. Egli è quindi ragionevole che chiunque colla 
stampa di un giornale si espone a violare il diritto altrui dia guarenti- 
gie di poter ristorare il male. 

Da noi si è andato cosi lungi in questo concetto di non assicurare 
il pagamento delle multe e dei danni, per paura di offendere la libertà 
della stampa periodica, che si è trascurato di statuire che, condannato 
un giornale al pagamento di una multa o di un'indennità, esso rima- 
nesse sospeso fino all'effettivo pagamento di essa indennità o multa. 

17. Qualche altra legislazione, come l'austriaca del 27 maggio 1852, 
aveva imposto un'altra misura preventiva, certe qualità scientifiche del 
redattore direttore eff"ettivo. E difatti non mancherebbero delle ragioni 



S18 GUIDA. DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

per tali esigenze; si richiedono pei medici, per gli avvocati, gl'ingegneri, 
i nota', gl'insegnanti; in Germania anche pei sacerdoti. Crediamo abbia 
fatto meglio la legge italiana a non richiederle nella stampa periodica, 
e ad abolirle la stessa Austria colla legge 17 dicembre 1862. Óltre alle 
ragioni generali in favore della libertà, ed alla difficoltà somma, per non 
dire impassibilità, di dimostrare la ragionevolezza di condizionare a un 
diploma la capacità all'esercizio di una professione cosi essenzialmente 
libera come la stampa, sarebbe un'esigenza che non guarentirebbe nulla. 
Da una parte si cercherebbe di eluderla facilmente presentando dei di- 
rettori nominali, dall'altra è difficile che un uomo possa avere una certa 
azione sul pubblico senza una certa cultura; facile ad acquistare o a far 
presumere con un grado accademico, che di necessità non potrebbe ele- 
varsi alla laurea universitaria, ma discendere a un diploma di ordine 
inferiore e più comune. E da quando in qua l'acquisto di una licenza 
liceale o tecnica, ed anche di una laurea universitaria, è una guarentigia 
di spirito, di ordine, e di qualità morah? (i). 

La Francia ha introdotto un altro mezzo, repressivo ad un tempo 
e preventivo, la firma obbligatoria degli articoli p-'r parte dell'autore, il 
che dovrebbe secondo i suoi fautori prevenire i reati di stampa colla 
responsabilità personale, morale e giuridica che impone agli scrittori. 
Noi discuteremo più innanzi su codesta responsabilità degli autori veri 
dei mali che si arrecano mediante la stampa, ma codesto sistema di ob- 
bligare alla firma degli articoli restringe la libertà senza compensi o 
ragioni sufficienti. In alcuni casi, come massimamente nei corrispondenti 
stranieri, è inesplicabile; vi ha inoltre parecchi casi nei quali il tacere 
il proprio nome non è segno di mal animo o di poco coraggio civile; 
può essere richiesto da legittime condizioni p^^rsonali, ed anche dal de- 
siderio di togliere ad un'opinione la possibilità di essere disprezzata o 
rifiutata in odio o in vista di persone determinate. Ha l'inconveniente 
di togliere ai giornali il pregio della col'ettività, di farli essere la voce 
non di un individuo, ma di un partito, l'espressione di un'opinione; 
forse sopra ogni altra cosa arreca un inconveniente direttamente con- 
trario allo scopo degli autori della disposizione, cioè alimentata la va- 
nità dei cattivi scrittori, crea a quelli che pensan meno, ai più leggieri 
e meno degn', una celebrità che non possono acquistare e godere mol- 
tissimi altri cittadini che lavorano in libri serii, negli uffici pubblici e 
nelle altre professioni più dotte e più meritevoli. In Francia stessa, ove 
quest'obbligo è stato mantenuto dalla presente repubblica, pare sia an- 
dato o vada cadendo in desuetudine. 

18. La Francia imperiale, non potendo stabiUre la censura, e repu- 
tando non bastare alla sua protezione gli altri mezzi preventivi testé di- 
scussi, né i repressivi, immaginò contro gH abusi ed assalti altri prov- 
vedimenti, quali le ammonizioni, le sospensioni e le soppressioni. Si è 
conferito al potere esecutivo, custode dell'ordine pubblico, il diritto di 
vedere se un giornale eccedeva i limiti della libera discussione, della 
libera significazione dei propri pensieri, del legittimo sindacato delle cose 



(i) Vedi più oltre l'articolo \' Insegnamento del giornalismo. 



LA LIBERTÀ DI STAMPA. 219 



pubbliche, e trascorresse invece ad attentare alle fondamenta della so- 
cietà, al diritto pubblico o privato; e in tali casi gli dava podestà di 
ammonire esso giornale, anzi persistendo nella condotta biasimata, di so- 
spenderlo ed anche di sopprimerlo addirittura. 

Un diritto simile nei governi si comprende soltanto in tempi ec- 
cezionali di legali poteri straordinari o di dittatura, per causa di guerra 
nazionale, di rivoluzione, di stato di assedio. Come ordinamento nor- 
male di un paese libero tali mezzi sono affatto inammissibili, perchè 
equivalgono a dare al potere amministrativo un diritto discrezionale sulla 
libertà e sulla proprietà dei cittadini. Difatti è nell'essenza della libertà, 
che giudice dei suoi eccessi dev'essere non l'amministrazione ma la ma- 
gistratura, la quale indipendente come è, o dovrebbe e potrebbe essere, 
è la sola atta a giudicare. Il governo è un partito di maggioranza, che 
deve avere bensì nelle mani una gran parte del potere pubblico, ma si- 
curamente non può aver quello di comminar delle pene. E l'ammoni- 
zione, e più ancora la sospensione e la soppressione, sono delle gravis- 
sime pene, senza nessuna delle guarentigie del diritto comune sulla ap- 
plicazione di esse. 

Un giornale è una proprietà, e l'investimento di un capitale, lo 
esercizio di un lavoro e di un diritto pubblico; la sospensione e la sop- 
pressione interdicono ai suoi scrittori di manifestarvi i propri pensieri 
sulla cosa pubblica, anzi di lavorare^ rendono incerto, e distruggono il 
capitale. Che tutto ciò sia legittimo come pena, non vi può esser dubbio ; 
ma vi bisognano le condizioni dell'ordine giuridico penale, l'inamovi- 
bilità e l'indipendenza dei giudici, la libera difesa, la pubblicità dei giudizii, 
e cosi via seguendo. Se non si può comminare una pena pecuniaria o 
corporale, di privazione di Hbertà personale e d'interdizione dai diritti 
politici, senza un regolare giudizio, come ammettere che nella stampa 
il governo possa applicare tali pene gravissime senza le guarentigie del 
diritto comune ? 

La stessa censura con tutti i suoi torti, causava la lesione della pro- 
prietà; i citati mezzi amministrativi pongono tutto in preda all'arbitrio 
governativo. 

19. Il solo potere che si può ammettere nel governo, lo abbiam visto 
in particolare della Svizzera, è quello del sequestro provvisorio, salvo il 
successivo giudizio regolare del potere giudiziario. Gli è vero che anche 
questo diritto di sequestrare provvisoriamente ma preventivamente un 
giornale, un libro, è un potere pericoloso, perchè rende impossibile la 
pubblicazione effettiva del proprio pensiero, la distribuzione, la vendita 
delle cose proprie. Ma lo Stato ha anche il diritto, nei casi e nei modi 
determinati dalla legge, di arrestare un individuo semplicemente impu- 
tato, comunque non condannato e che perciò si possa presumere inno- 
cente. È ad esso analogo questo diritto di sequestro provvisorio e si giu- 
stifica con simili ragioni. Difatti il giornale ed anche il libro possono 
esser ben tali che diffondendosi liberamente, quando poi la magistratura 
li condannasse, il reo potrà esser punito, ma il male sarà compiuto e 
irreparabile. Il Governo, che deve tutelare l'ordine pubblico e il diritto 
dei privati, come ha il diritto di sciogliere un assembramento, quando 



220 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

si chiarisce pericoloso all'ordine pubblico, di arrestare un individuo, non 
dico quando è colto in flagrante, ma anche quando ci sieno indizi ragio- 
nevoli di reità, deve avere il diritto di sequestrare un proclama incendiario, 
un libro osceno, un giornale attentante al rispetto dovuto alle credenze 
religiose della cittadinanza o al potere sovrano. Quello solo che si può 
esigere al riguardo si è che sia al possibile regolato in guisa da causare 
gli arbitrii. — Quindi si deve trattare di sequestro, e non di confisca o 
di distruzione, si può ordinare dal Pubblico Ministero, come consente il 
citato art. 52 della nostra legge sulla stampa, e ricordò il ministro Villa 
colla sua circolare dei 2^ luglio 1880, ma deve essere deferito al più 
presto per il relativo procedimento al potere giudiziario. (Circolare del 
ministro Mancini dei 16 maggio 1876, confermata dal Conforti ai 19 
aprile 1878.) 

Stanno inoltre a guarentigia del legittimo uso di questo diritto, la 
comunanza d'interesse degli altri giornali ossia del resto della stampa, 
la responsabilità avanti al Parlamento, cioè il sindacato di esso sull'eser- 
cizio dei poteri pubblici; forse ancora lo stesso interesse del Governo, 
di non creare coi sequestri, cioè coll'attrattiva del frutto proibito, una 
certa popolarità ai libri ed ai giornali sequestrati. 

20. Il vero mezzo connaturale allo spirito della vita libera in ordine 
agli abusi della libertà della stampa, senza dubbio si è la repressione 
propriamente detta. La legge deve determinare i limiti della libertà della 
stampa, le pene ai reati che con essa si possono commettere, stabilire 
chi debba esserne responsabile, ordinare i giudizii corrispondenti. 

Però tutto ciò non è facile. 

Quanto alla determinazione dei limiti della libertà della stampa, dei 
reati che si possono con essa commettere, delle pene loro comminate, 
la nostra legge evita le paure di molte straniere legislazioni, le quali 
concedendo la libertà, la rendevano una vana parola colle gravi e ingiu- 
stificabili eccezioni (i). Da noi abbiam visto che molte cose son vietate 
alla b'bera stampa, ma senza farne una minuta disamina che non è com- 
pito nostro, i limiti si giust'ficano trattandosi di veri reati contro l'or- 
dine giuridico, politico, morale e sociale. Sicuramente la stampa non deve 
essere impedita nella libertà della discussione scientifica delle religioni, 
dei governi, della sovranità, della proprietà, dell'ordinamento della fami- 



(i) Giusti pose in ridicolo tali slealtà colla sua satira sul VII Congresso, che sta- 
biliva la libertà della starapa a questa guisa ; 

E tolta la statistica 
Che pubblica i segreti, 
La Chimica e la Fisica 
Che impermalisce i preti; 

Tolto il commercio libero. 
Tolta l'Economia, 
Gli studii geologici, 
E la frenologia; 

Posto un sacro silenzio 
D'ogni e qualunque scuola, 
Del resto a tutti libera 
Concede la parola. 



LA LIBERTÀ DI STAMPA. 221 

glia, e simili; ma altro è l'analisi e la critica scientifica, indispensabile 
alla libertà e al progresso dello spirito umano, la censura dell'operato 
della pubblica autorità; altro è l'offesa alle credenze, al diritto, all'onore 
altrui, la provocazione a commettere reati contro Re, Papi, Camere, 
contro la costituzione dello Stato, il suo ordine politico, morale e sociale, 
ovvero contro i privati cittadini. Si sa ancora che la provocazione me- 
diante la stampa, non è la provocazione comune che richiede una certa 
relazione tra l'agente provocatore e il provocato, ma è una provocazione 
sui generis, retta perciò dalle condizioni speciali inerenti alla sua natura (r). 

Da noi non si possono fare delle giuste critiche sopra alcuni par- 
ticolari, non vi sono, per esempio contemplate le sottoscrizioni per in- 
dennizzare i colpiti di condanne giudiziarie; sottoscrizioni che sicuramente 
dovrebbero esser punite, perchè essendo le decisioni della giustizia ema- 
nazioni della legge si offende essa legge, quando si glorifica ciò che i 
tribunali han condannato, e si cambia la condanna in trionfo (2). A ogni 
modo in Italia la libertà della srampa, specialmente se si considera la 
larghezza con cui la legge è stata ed è interpretata, è cosi ampia che 
ragionevolmente non porrebbe esser maggiore. 

21. La questione però è gravissima sulle persone che abbiano a essere 
responsabili dei reati di stampa. Da noi abbiam visto che nei libri e nelle 
pubblicazioni non periodiche sono responsabili, prima l'autore, poi in se- 
condo luogo, sussidiariamente l'editore, da ultimo lo stampatore; nelle 
periodiche il gerente responsabile e gli autori sottoscritti; ma sebbene la 
giurisprudenza tenda ad accoglierli si disputa se possano esserlo ancora 
gli autori non sottoscritti. È ammissibile un tale ordinamento di respon- 
sabiUtà ? 

Chi è veramente il reo nel reato di stampa ? Sicuramente vi con- 
corrono parecchi; l'autore perchè egli ha concretato il suo pensiero in 
manoscritto che poi diviene stampato, l'editore che ne assume la pub- 
blicazione, il tipografo o stampatore che lo fa divenire stampato, il di- 
stributore o spacciatore. 

Si è voluto dire che il reo è propriamente lo editore, da altri lo 
stampatore. L'autore quando pensa lo scritto certamente non è imputa- 
bile, e quindi non è punibile, perchè il pensiero, il puro pensiero sfugge 
all'azione del potere pubblico, e questo è vero. E si è aggiunto che 
anche quando scrive, lo scritto è cosa privata, diventa lesivo dell'ordine 
giuridico, del diritto dello Stato e dei privati quando diventa stampato; 
l'edizione dunque, la stampa di esso costituisce il reato, l'editore, e lo 
stampatore sono imputabili, lo scrittore non può essere considerato che 
come complice, per aver fornito all'editore e allo stampatore lo strumento 
del delitto. 

Tutto ciò è un vero sovvertimento sofistico di ogni buon senso giu- 



(i) « Di regola la provocazione od istigazioae ad un reato non diventa punibile, 
se non quando il reato è commesso o tentato. Ma le provocazioni col mezzo della 
stampa; specialmente se relative ad un crimine contro la sicurezza dello Stato, sono 
punibili e punite, anche se non seguite da effetto ». Corte di Cassazione di Torino, 
5 luglio 1858. Bettini, Giuris. Pratica, Voi. X, I, 904. 

(2) Cassan, Op. cit. Voi. I, 354. — Crivellari, La Stampa, Capo XIX e XX. 



222 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

ridico e pratico. Aveva ragione l'Hello ad osservare: « Lo scritto non 
è ristrumento del delitto, è il corpo del delitto stesso; il fatto della 
pubblicazione non si concepisce indipendentemente dallo scritto pubbli- 
cato. La situazione legale dello scrittore non è dunque quella del com- 
plice. Aggiungiamo che in un delitto di questa natura la parte dello 
scrittore non può essere secondaria; gli effetti buoni o cattivi del libro 
eran tutti nel suo pensiero, egli è a lui sopratutto che spetta il merito 
ed il demerito della pubblicazione. Si sarebbe fuori del vero se si riget- 
tasse il delitto principale sopra uno dei due ultimi agenti, che stampando 
e pubblicando hanno esercitato un'industria di cui vivono, e fatto un 
atto della loro professione » (i). 

Senza dubbio ancora non vi ha reato di stampa senza pubblica- 
zione, ma la pubblicazione è la condizione necessaria del reato, non è 
l'essenza. Lo scritto è essenzialmente colpevole, la pubblicazione non 
è che un fatto esterno, senza del quale in verità esso non cade sotto 
la giurisdizione penale; non v'ha delitto punibile che dopo la pubbli- 
cazione, ma la colpabilità è nello scritto. 

Da ciò discende, secondo il d ritto comune, che l'editore e lo stam- 
patore sono bensì imputabili, ma non possono esserlo senza l'autore, 
questi è non il complice, ma il vero reo principale. Lo stampatore è 
una persona, il cui mestiere è quello di stampare, il suo ufficio non 
è propriamente di esaminare gli scritti, di valutarne il merito, la portata, 
gli effetti, forse non avrebbe talvolta a ciò nemmeno la capacità, per lo 
meno questa non è richiesta all'esercizio della sua arte; ma egli ha la 
libertà di non stampare, e in ogni caso dovrebbe vedere quello che 
stampa, e non stampare ciò che è lesivo del diritto. L'editore poi, per 
la natura della sua professione, deve essere una persona più colta, deve 
conoscere il valore degh scritti, e saperli apprezzare per comperarli od 
assumerne l'edizione; perciò è giustamente più imputabile, 

Q_uelle legislazioni sulla stampa, dunque, le quaU hanno reso im- 
putabile l'editore e lo stampatore senza ricercare l'autore, e quelle le 
quali imputano l'autore, lasciando immuni, quando esso sia conosciuto, 
gli editori e lo srampaiore, deviano dal diritto comune sulla responsa- 
bilità. Tutti invece sono rei, sebbene in diverso grado; prima l'autore, 
poi l'editore, quindi specialmente quando i primi siano ignoti, lo stam- 
patore. Vero è che l'esenzione dall'imputabiUtà dell'editore e dello stampa- 
tore sembra stata inventata per sottrarre gli scrittori in certo modo 
alla potente censura degli editori e dei tipografi, come guarentigia della 
libertà della stampa; ma non perciò è men vero che è un'eccezione al 
diritto comune, un privilegio, che come tutti i privilegi potrà avere 
le sue ragioni di essere ed anche le sue giustificazioni, ma occorrono 
sempre queste giustificazioni; e in ogni caso, come in tutti i privilegi, 
l'esenzione della responsabiliià del diritto comune deve essere applicata 
o interpretata ristrittivamente, deve avere i suoi più stretti limiti. 

22. Di maggiori critiche è degna l'istituzione del gerente responsa- 
bile delle pubblicazioni periodiche, da noi imitato dalla legge francese 



(i) Hello. Du Regime Constitutionnel, P. I. T. IV, p. i/ 



LA LIBERTÀ DI STAMPA. 223 

del 1828. Non vi ha dubbio che un giornale, persona fittizia, ha biso- 
gno di un rappresentante che parli, agisca, stipuli, risponda per esso, 
che fornisca la cauzione se è richiesta, faccia le prescritte dichiarazioni 
e presentazioni degli stampati, e simili. 

È giusto perciò che la legge apponga a cotali gerenti le facili con- 
dizioni convenienti di età, di diritti civili, e così via seguendo. Ma non è qui 
la questione, non si tratta di questa rappresentanza del giornale, e della 
responsabilità delle contravvenzioni alle prescrizioni amministrative sulla 
stampa periodica. Il gerente responsabile della nostra legge è ben altro, 
la legge lo ha reso responsabile del reato contenuto nella qualità dello 
scritto pubblicato; e si deve domandare se avendo uno scrittore fatto pub- 
blicare un suo articolo di giornale, può presentarsi un altro a rispon- 
derne davanti alla giustizia, e se basta che la legge positiva abbia ordinato 
così perchè questa responsabilità sia giusta (i). 

Non occorre combattere più oltre h ragione che se ne è data, cioè 
che il reato consistendo nella pubblicazione è giusto che ne risponda 
il gerente il quale si è incaricato della pubblicazione. Più importante 
sarebbe l'argomento tratto dagl' interessi superiori della libertà della 
stampa, la quale non sarebbe intera, se la giustizia ricercasse gli autori 
che non hanno stimato, sottoscrivendosi, di assumere la responsabilità. 
Ma può la legge sconoscere le condizioni più essenziali della imputa- 
bilità? La legge morale che attribuisce la responsabihtà al cattivo uso 
della libertà è una legge fondamentale, cui la legge umana non può 
derogare. 

Abbiam visto, in ordine all'inviolabilità regia, che la responsabilità 
dei ministri in tanto può aver luogo in quanto si tratta di liberi con- 
siglieri della Corona, responsabili non dell'operato di questa, ma del 
consiglio che hanno dato liberamente, e di cui liberamente si son fatti 
esecutori. La responsabilità non è cosa ufficiale, nessuna legge al mondo 
può giustamente rendere responsabile chi non è l'autore del reato, non 
può cosi sconoscere i principi! elementari di diritto, anzi del più comune 
buon senso; pei quali non ci può essere imputabilità e quindi pena, 
quando manca l'intendimento di commettere il reato, la coscienza del 
fatto punibile, quando non si è l'autore, la causa del reato, quando la 
pena non può avere su lui azione morale di emenda, per lo meno di 
espiazione. Il gerente non è l'autore dello scritto, non è nemmeno il diret- 
tore del giornale, che ha potuto ordinarlo, che lo accoglie in esso, non 
ne è l'editore, non lo stampatore; è una finzione della legge, buona a 
rendere illusorie le condanne a pena pecuniaria, scegliendosi apposta 
chi non ha nulla; è un miserabile che può sapere appena sottoscrivere 
il suo nome, ma che non ha altra parte nel giornale che firmarne i 
numeri, ed esporsi per qualche lira al giorno a essere nutrito in carcere 
per il reato di un altro, dichiarandosi responsabile di ciò che non ha 
pensato né fatto, di ciò che non legge, che non saprebbe forse nem- 
meno leggere, che certamente non saprebbe capire (2). 



(i) Hello. Du Regime Constitutionnel, p. 151. 

(2) « Da cotali disposizioni, osserva ancora l'Ellero, emergono questi strani prin- 
cipi!: che una persona possa essere esonerata dalla propria responsabilità penale, in 



224 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Gli è perciò che l'istituzione del gerente responsabile è divenuta 
argomento di pubblica derisione, anche nei teatri. Quindi ancora lo scan- 
dalo di tanti processi di stampa, nei quali i giurati, contro l'evidenza 
dichiararono l' incolpabilità: eloquentissima protesta contro le offese 
alla coscienza giuridica ed al senso morale di chiamare responsabile, per 
arbitrio del legislatore, non il reo, ma un terzo cui la legge permette 
un'opera cosi umiliante, qual'è quella di un ignorante, di un miserabile 
che per sfamarsi si contenta di andare in prigione per conto e pei falli 
altrui. Si è vituperata la surrogazione militare, e si è considerata come 
una istituzione liberale e morale la surrogazione penale! Bisognerebbe 
fare sparire al più presto dal nostro diritto pubblico un'istituzione si- 
mile, la negazione dei più saldi principii di diritto comune e penale, 
che corrompe la libertà della stampa, rendendo impossibile ed ingiusta 
l'applicazione della sua responsabilità; vera vergogna della legislazione 
di un popolo civile. 

23. Quanto ai giudizi sui reati di stampa mediante le Corti di As- 
sise, noi non abbiamo a ripetere quanto abbiamo detto a suo luogo sui 
giurati (i). Questi sono preziosissimi nei giudizi politici, e in cui è 
parte il governo, perchè si tratta non di giudici nominati, e più o meno 
in qualche dipendenza da esso, ma di cittadini comuni. Ma siamo lungi 
dal celebrare una tal cosa come un ideale assoluto, e senza inconve- 
nienti. Difatti, se gl'imputati hanno presso i giurati maggiori probabi- 
lità di assoluzione nelle offese politiche, lo Stato naturalmente ne ha 
minori guarentigie di vedere rispettato il diritto che gli compete; e se 
è sacra la libertà dei privati, non si può dimenticare che essa è condi- 
zionata alla giusta autorità dovuta allo Stato. Poi bisogna ricordare che 
i giurati sono indipendenti per un modo di dire, cioè possono essere 
indipendenti dal Governo, ma sono più facilmente schiavi dei pregiudizi 
del pubblico, degli umori di una cittadinanza, delle intolleranze di un 
partito politico in maggioranza, di quello che possano esserlo dei giu- 
dici costituiti. Perciò si può ammettere in alcuni casi il giudizio dei 
reati di stampa mediante i giurati, ma si deve approvare la legge che 
in quelli almeno di ordine privato li commetta ai tribunali correzionali; 
non solo perchè ciò è più conforme al diritto comune sulla competenza 
nei reati correzionali, ma anche perchè in tal guisa l'ordine giuridico è 
meglio guarentito. 

24:. Ciò che abbiamo detto nel capo precedente sulla libertà indivi- 
duale nei casi di guerra, di rivoluzione, e di gravi perturbazioni sociali, 
ci dispensa dal ripetere lungamente lo stesso in fatto di stampa. Come si 
è fatto spesso nella Gran Brettagna, e nella stessa Italia nel 1859 e 
nel 1866, si deve ammettere negh organi legislativi dello Stato il di- 



caso che un altro si sobbarchi in sua vece; che viceversa s'incorra nella responsabi- 
lità altrui quando il vero delinquente non si possa colpire ; che un delinquente sia te- 
nuto dei propri talli solo quando sottoscriva gli atti incriminati; che un autore possa 
essere tenuto pei fatti del gerente a cui è alieno; e che il gerente possa esser tenuto 
dei falh dell'autore, che egli non volle, non previde, non temette, non comprese 
punto. » Archivio giuridico 1869, p. 226. 
(X) Voi. II, capo XIU. 



La libertà di stampa. 225 

ritto di provvedere alla salute pubblica, sospendendo temporaneamente 
quelle libertà il cui uso, come nei corpi umani colpiti da certe malat- 
tie quello dei cibi più sani, renderebbe impossibile quel vigore nel Go- 
verno che gli abbisogna, ora per difendere la patria contro uno Stato 
straniero, ora per reprimere una pericolosa rivoluzione, o qualche altra 
grave perturbazione interna. Occorrono a ciò queste tre principali con- 
dizioni: i.° approvazione del Parlamento; 2.° che realmente si tratti di 
sospensione temporanea, limitata alla necessità ben dimostrata del caso 
attuale; 3.° che se ne renda poi conto al Parlamento stesso. 

25. Un ultimo punto da considerare intorno alla Ubertà di stampa in 
ItaUa si è ciò che concerne la censura preventiva spettante ai vescovi 
in ordine alla stampa delle bibbie, dei catechismi e dei libri liturgici. 
Questa disposizione del secondo comma dell'art. 28 del nostro Statuto, 
tratta dal decreto di Napoleone I dei 7 germile, anno XIII, non ha 
avuto alcuna sanzione penale, ed è affatto caduta in desuetudine. E così 
doveva essere, tanto ripugna a tutto lo Statuto e alle parti del nostro diritto. 

In Francia medesima, quando poteva avere un valore pratico, recò 
aspre dispute. I vescovi interpretarono quel diritto loro conferito di per- 
mettere la stampa dei libri citati, come il diritto di conferire lo esclu- 
sivo privilegio di stamparli. Ma si opposero il Consiglio di Stato, i Tri- 
bunah, la Corte di Cassazione; la quale ai 28 maggio 1836 ben a ra- 
gione decise i vescovi, per i decreti del Concilio di Trento e per le leggi 
dello Stato, non poter rifiutare l'approvazione loro quando la revisione 
fosse ortodossa. 

In ItaHa lo Statuto ha senza dubbio abolito la censura, e questa 
dei vescovi sarebbe il suo mantenimento. Ne sorgerebbero inoltre le più 
gravi contraddizioni ed assurdità. Da noi gli altri culti, dice lo Statuto, 
sono tollerati, e abbiam visto che praticamente, pei principii gene- 
rali dello Statuto medesimo, debbono essere egualmente liberi, perciò 
anche i protestanti debbono avere la libertà di pubblicare le loro bib- 
bie, i loro catechismi, i loro libri liturgici. Ora si deve, per stamparli, 
ricorrere ai vescovi cattolici ? Ripugnerebbe al più comune buon senso. 
Se son libere insomma le dissidenze religiose, è impossibile negare ai 
dissidenti la pubblicazione di libri religiosi che siano l'espressione di esse 
legittime dissidenze. 

Noi possiamo ritenere che la coscienza giuridica della nazione ita- 
liana, osservando come una tale disposizione è inconciliabile cogli altri 
articoli dello Statuto riguardanti la libertà della coscienza e dei culti, 
l'eguaglianza e la libertà dei cittadini, nel suo fibero sviluppo, non ha 
potuto munirla di sanzioni penali, non ha potuto contemplarla nelle leggi 
dello Stato. Se può avere una qualche legittima significazione non può 
essere che questa, la sola conciliabile col diritto comune e fondamentale, 
che chiunque voglia pubblicare un libro liturgico, una bibbia, come opere 
di una determinata diocesi, debba avere l'approvazione preventiva del suo 
capo legale, il vescovo. In ogni altro senso si deve considerare come 
abrogata da tutto il nostro diritto pubblico. 



N. Bbruardini — Guida della Stampa periodica italiana — 15. 



LA LIBERTÀ DI STAMPA E IL CODICE PENALE <'^ 



Tra le facoltà che il Governo chiede col presente disegno di legge, 
è quella di sopprimere alcuni articoli dell'editto Albertino sulla stampa e 
di sostituirli con altri nel Codice penale. 

Sono gli articoli che riguardano la diffamazione e l'ingiuria. Sui 
motivi della soppressione e sostituzione non ho nulla a ridire. La mia 
tesi è ben altra, ed è delicata e difficile. Difficile, perchè ha contro sé, 
armata, la più rigorosa ragione giuridica. Delicata, perchè urta anche 
un po' contro sentimenti diversi, i quali mescolandosi fanno non lieve 
intoppo. 

Tuttavia esporrò con schiettezza, confidando nella benevolenza vo- 
stra, le mie apprensioni di antico giornalista e le mie modeste osserva- 
zioni di studioso della politica in rapporto colla scienza sociale e morale. 

Prevenendo un rischio che potrei correre, quello d'essere frainteso, 
indico subito i termini della questione come io la vedo. Non ho bisogno 
di protestare, e sarebbe offensivo per voi e per me, che è lungi dal mio 
pensiero il far la causa dei diffamatori. 

La difesa dell'uomo privato, dell'onore e della riputazione sua, io 
voglio forte e sicura come voi la volete. Ma quando l'uomo esce dalla 
sfera privata ed entra nella vita pubblica, vogUo che si possa discuterlo 
e scrutarlo, sicuramente anche, e senza restrizioni. Allora, alla difesa 
dell'uomo privato subentra una difesa di ben altra importanza, la difesa 
politica e sociale. Precisare e garantire i limiti fra l'una e l'altra, fra il 
diritto individuale e il diritto sociale, ecco il problema della legislazione 
sulla stampa, problema che l'editto Albertino non aveva risoluto e che, 
mi duole il dirlo, le nuove disposizioni del Codice penale non risolvono 
nemmeno, ma forse complicano ed aggravano. 

Se mi si consente, io distinguo due specie di diffamazione, l'una 
tanto diversa dall'altra, quanto il commettere un certo delitto è diverso 
dall' impedire che se ne commetta uno maggiore. 

« Non vi ha essere più spregevole », dice l'onorevole Zanardelli 
nella sua relazione, ed io ripeto con lui, « non vi ha essere più spre- 
gevole del diffamatore che crea artificiosamente il discredito, il disonore, 
l'ignominia, per impulso di rivalità o di vendetta o per malvagia natura, 
e talora anche per bassa speculazione. » 

Ma, signori, al tempo stesso, non vi ha essere politicamente e so- 
cialmente pericoloso e temibile più di colui che, sotto oneste sembianze, 
tende pubblico agguato alla pubblica buona fede, per carpirne fiducia, 
autorità, favori, che poi potrà volgere a suo profitto ed a comune danno. 

Togliere o tentar di togliere la fama di onesti agli onesti, è turpe 
delitto, meritevole dei più severi gastighi; ma strappare la fama di onesti 



(i) Osservazioni del deputato Torraca alla Camera dei Deputati, nella tornata 
del 6 giugno 1888. 



LA LIBERTÀ DI STAMPA E IL CODICE PENALE. 227 

a coloro che la usurpano, per ingannare le popolazioni, è merito ed è 
dovere. Il primo può essere delitto talvolta degl' ignobili profanatori del 
giornalismo; il secondo vuol esser merito e dovere del giornalismo conscio 
del fine per il quale la libertà di stampa è garanzia di ogni altra libertà 
e tutela dell'interesse generale. 

E di più, bisogna distinguere due sentimenti, o signori : l'uno è il 
giusto sdegno, il naturale ribrezzo, che si prova contro il rettile che 
morde ed avvelena, ed è il sentimento vostro, di uomini onesti e per 
bene. Ma badate, che di questo nobile sentimento vostro, non prenda 
l'apparenza, e non tenda a confondersi in esso, un sentimento ben di- 
verso. 

La Frode, descritta dall' immortale Ferrarese, nascondeva le sue fat- 
tezze prave sotto lungo abito e largo ; e vi è la paura della Frode, che 
teme di vedersi stracciato addosso il lungo abito e largo e di vedere 
scoverte le sue fattezze prave. E naturalmente essa tenterà di sfruttare 
il vostro sdegno, il vostro ribrezzo, a profitto della sua paura. 

Chiarito cosi il mio concetto, vengo alle disposizioni del Codice 
penale. 

Mentre quello del 1859 applica ai reati di diffamazione, per mezzo 
della stampa, il carcere da 6 mesi ad un anno ; ed il toscano, da 6 mesi 
a due anni; e il progetto senatorio comminava la detenzione da 4 mesi 
a tre anni; il progetto dell'onorevole Zanardelli infligge la pena della 
reclusione da uno a cinque anni e la multa oltre a mille lire. Sicché, 
rispetto alla legge sulla stampa del 1848, si va non al doppio, non al 
triplo, ma al decuplo addirittura, ed anche più in là, se si considera che 
la pena della reclusione sarà la più severa ed afilittiva. 

Or, se io fossi certo che saranno colpiti soltanto gli abbietti diffa- 
matori, manderei anch'io quel sospiro di soddisfazione che usci l'altro 
giorno dal petto del nostro onorevole collega Della Rocca. 

Ma, se pur commendevole è il concetto nel quale si son trovati 
d'accordo l'onorevole ministro e la Commissione, io temo che le con- 
seguenze possano esserne talvolta inique per il giornalismo, in generale, 
pericolose per la libera stampa, nocive pel bene pubblico. 

L'argomento, o signori, mi sembra che meriti la vostra attenzione. 

10 so di avere anche contro di me le prevenzioni non guari oggi 
favorevoli ai giornalisti. Dei giornalisti si è detto e si dice gran bene 
e gran male, e forse più male che bene; ma è un fato che essi hanno 
comune con molti, per esempio, cogli avvocati. Anzi, è singolare la coin- 
cidenza tra le lodi e le censure che si fanno degli uni e quelle che si 
fanno degli altri. 

Ed io lo noto, perchè serve alla mia tesi e gioverà a cattivarmi un 
po' di benevolenza da parte degli illustri avvocati che siedono intorno 
a quel banco. 

11 libro nero contro il giornalismo è recente, e va, se non isbaglio, 
da Vittorio Alfieri all'onorevole Crispi, che vi ha scritto non ha guari 
un periodo abbastanza duro. Ma il libro nero contro gH avvocati è an- 
tichissimo, e comincia da Sofocle. In fondo si equivalgono. 

Il rimprovero che si muove agli uni ed agli altri è di rassomigliare 



22S GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

un po' troppo ai sofisti flagellati da Platone; di attendere non a scoprire 
la verità molte volte, ma ad oscurarla, mutando il bianco in nero ed il 
nero in bianco, a comodo della causa o del partito; di mirare, nella 
lode o nel biasimo, nell'accusa o nella difesa, al tornaconto del cliente 
o degli amici, ed al danno degli avversari; di fomentare le querele, 
compiacersi nelle discordie, amare la briga e la licenza; tutte cause di 
pubblici mali. 

Questo è il lato non brillante, una parte del lato non brillante della 
medaglia; ma se guardate il rovescio, vedrete che si può ripetere del 
giornalista, parola per parola, ciò che, per citare un'autorità sola, l'ono- 
revole Zanardelli disse dell'avvocato, in uno dei suoi magnifici discorsi 
sull'avvocatura: 

« Involto in tutte le agitazioni, in tutte le tempeste, in tutte le 
lotte della società, l'avvocato, dice l'onorevole Zanardelli (ed io dico il 
giornalista) deve continuamente difendere i diritti che voglionsi concul- 
care, le persone di coloro su cui si grava la odiosa mano dell'arbitrio; 
deve afi"rcntare con serena costanza ogni amarezza ed ogni pericolo, per 
combattere impavidamente, 

« Pensoso più d'altrui che di sé stesso, 

qualsiasi ingiustizia, oppressione od abuso, sia che debba pugnare contro 
la formidabile ed onnipotente persecuzione del potere minaccioso e vio- 
lento, sia che debba resistere al cieco fanatismo ed all'urlo infuriato delle 
plebi. )) 

Lo stesso onorevole Zanardelli ha detto che l'avvocatura è una isti- 
tuzione legata all'ordinamento sociale ; e Tommaso Jefferson esclamava : 
« Vorrei piuttosto vivere in un paese che non abbia Governo ed abbia 
giornali, anzi che in un paese che abbia Governo e non abbia giornali. » 

Veramente, io preferisco vivere in un paese che abbia Governo, ed 
abbia giornali, onesti e liberi giornali. Forse mi spingerei a credere che 
oggi si possa fare a meno degli avvocati più facilmente che dei gior- 
nalisti. Checché ne sia, vi è grande connessità fra l'ordine degli uni e 
la classe degli altri ; lo che fa si che abbiano comuni molti pregi e molti 
difetti, perchè gli uni e gli altri adoperano lo stesso mezzo, la pubblica 
parola; gli uni e gli altri una causa quasi ordinariamente difendono ed 
esaltano, ed un'altra combattono e deprimono; gli uni e gli altri la loro 
professione mettono a difesa della giustizia, ma possono anche abbassare 
a strumento della ingiustizia e del sopruso, a danno dell'innocente, a 
trionfo dell'iniquo. 

Ora, o signori, io devo notare, non senza qualche rammarico, che 
gli illustri avvocati, ministri e commissari, compilatori di questo Codice, 
abbiano avuto cura di mantenere per sé ogni cautela, e di abbandonare 
la stampa ad ogni pericolo. 

L'art. 372 dell'allegato dice: « Se il delitto (di diffamazione) è 
commesso in documento pubblico o con scritti o disegni divulgati ecc., 
la pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa non mi- 
nore di 1000 lire ». 

Ma nell'art. $76 è detto che se il documento offensivo l'atto pub- 



LA LIBERTÀ DI ST4.MPA E IL CODICE PENALE. 229 

blico è di avvocati, presentato all'autorità giudiziaria, relativo alle contro- 
versie, non dà luogo a procedimento penale; ed il giudice può, pronun- 
ciando nel merito della causa, ordinare una riparazione pecuniaria a favore 
dell'offeso, e la soppressione in tutto o in parte delle scritture offensive. 

Ecco la garanzia per gli avvocati : chiara, sicura, che non dà luogo 
ad equivoche interpretazioni, e lascia al giudice, non la facoltà di punire 
dal massimo al minimo; ma quella soltanto di non punire addirittura. 

Il perchè è chiaro. Voi, onorevole relatore Villa, lo dite nella vostra 
relazione : nei casi contemplati dal Codice, l'avvocato ha creduto di agire 
come agì, animo defendendi, per impedire che la giustizia potesse andar 
manomessa. E lo ammetto. 

Ma viceversa, quando vi si obbietta che in più di un caso lo scrit- 
tore, il pubblicista è mosso dalla coscienza di adempiere anch'egli ad una 
nobile ed elevata missione; che anch'egli ha creduto di agire siccome 
agi, per impedire che la fede pubblica o qualsivoglia altro interesse po- 
tesse andar manomesso, voi che cosa rispondete ? 

È vero, voi dite; ma sotto il pretesto che la stampa sia chiamata 
ad un altissimo ufficio, che ad essa spetti di fornire alla coscienza pub- 
blica i mezzi con cui questa possa maturare i suoi giudizi, non deve 
trovare schermo la malvagia brutalità del sicario che attenta al più pre- 
zioso dei beni. 

Ed aggiungete: « no: il delitto -non può snaturarsi: commesso con 
qualunque mezzo di pubblicità e diffusione, non cessa di essere qual' è, 
l'aggressione e l'offesa ai diritti della personalità umana ». 

D'accordo. 

Ma potrei osservare che se il delitto, commesso con qualunque 
mezzo di pubblicità, non cessa di essere quello che è, l'offesa alla persona- 
lità umana, delitto è quello dell'avvocato, delitto è quello dello scrittore ! 

E potrei dire con voi, mutando una vostra frase: basterà che, sotto 
il pretesto che l'avvocatura sia chiamata ad un altissimo ufficio e ad 
essa spetti di fornire alla coscienza dei magistrati i mezzi coi quali po- 
tranno maturare i loro giudizi, abbia a trovare schermo la malvagia 
brutalità del sicario ? 

Voi mi osserverete che, se l'avvocato offende una persona, difende 
la giustizia. 

Ed io noto che ben di più fa lo scrittore: può offendere talvolta 
una persona, ma perchè ? per impedire che essa inganni la pubblica fede 
ed assuma pubblici uffici che non saprebbe esercitare od eserciterebbe 
con pubblico danno. 

Ma tutto questo lo valuterà il giudice, voi dite, ed il giudice as- 
solverà. Il giudice ! Ma se voi avete questa certezza a priori, perchè non 
affidate al giudice l'avvocatura, come gli avete affidata la stampa. L'av- 
vocatura ha la sua garanzia al di sopra del giudice; ma l'onesto e co- 
raggioso giornalista non avrà altra garanzia che l'indipendenza, l'impar- 
zialità e l'intelligenza del giudice, cose tutte non sicure, ma contingenti. 

E badate, o signori, che la Commissione stessa dimostra di non aver 
molta fede nel giudice, poiché a pagina 292 della sua relazione, su questo 
argomento, ci ia sapere di aver respinta una proposta, per quanto vali- 



230 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

daraente sostenuta, di rendere facoltativa al giudice una più larga dimi- 
nuzione di pena e la commutazione di quella corporale in pecuniaria, 
per non riaprire (sono sue parole) nuovamente l'adito a quell'abituale 
e deplorevole mitezza che nelle controversie giudiziarie di questa specie 
si sono verificate. 

Ora, o signori, io francamente vi dichiaro, non come giornalista, 
ma come deputato devoto alla hbertà, che preferisco la mitezza anche 
per gh abusi, se questa vale ad impedire un'iniquità contro il buon uso. 

Riandate, o signori, col pensiero ai giorni delle acri lotte, delle 
contese acerbe di parte; pensate alla possibilità di soprusi e violenze da 
parte di una maggioranza di cui sia strumento il Governo, e garantirete 
il giudice ? Voi, hberali, siete certi che la libertà non debba attraver- 
sare alcuna ora procellosa ? Voi che, a volta a volta, foste minoranza, 
siete sicuri di trovare in ogni caso l'equità e la imparzialità del giudice ? 

E badate, o signori, che quando più preme l'arbitrio, il giornalista 
dev'essere più vigile e vivace, ed allora è maggiore il pericolo di non 
trovare il giudice forte ed imparziale. E quale sarà, in quel momento, 
la sorte riserbata al'a libera stampa, con questo vostro Codice ? 

V è un argomento nelle parole su citate dell'onorevole Villa che 
io posso ritorcere. Basterà, egli dice, il pretesto che la libera stampa è 
chiamata ad altissimo ufficio, per dare schermo alla brutalità del sicario ? 

Ed io vi rispondo: il pretesto di colpire il sicario non può dare 
arma a colpire la libera stampa ? 

Ecco il pericolo, o signori, contro il quale io non vedo alcuna si- 
cura difesa. 

Non è pericolo immaginario, perchè lo hanno visto e provato tanti, 
pubblicisti e statisti, i quali perciò hanno detto, come io diceva testé: 
tolleriamo anche l'abuso, affinchè non s'inceppi il buon uso. E questa, 
praticamente, è la libertà. 

Un celebre nostro statista pronunciò nella Camera queste parole : 
« il conciliare l'esercizio della libertà di stampa con la repressione degli 
abusi è impresa nonché difficile, oso dire impossibile; quindi la neces- 
sità di contentarsi di leggi imperfette ». 

Torno a dire, o signori, che io comprendo il vostro nobile scopo 
e partecipo allo sdegno vostro. Voi volete colpire il malfattore che at- 
tenta al più prezioso dei beni umani. 

E questo malfattore si caccia fra i giornalisti e deturpa e profana 
la stampa. E quindi la buona stampa deve esser la prima a difendersi 
da quella malvagia intrusione; a voler scacciato, colpito, flagellato l'in- 
truso. Doppio è il maleficio che questo compie: mentre uccide, conta- 
mina l'arma di cui si serve e la rende inetta a quei servigi di alta utilità 
pubblica pei quali essa è temprata. Siamo dunque d'accordo nello scopo. 

Ma questa è una sola parte del vostro scopo, la difesa individuale. 
E l'altra ? E la difesa sociale ? 

Voi confondete tutto e tutti, il perfido sicario e la vigile sentinella, 
e ci trattate come gli Albigesi, lasciando a Dio la cura di scernere i 
suoi. Lo che mi par crudele, e più che crudele improvvido. 

Considerate, o signori, che ì'exceptio verUatis non sempre può va- 



LA LIBERTÀ DI STAMPA E IL CODICE PENALE. 231 

lere, né sempre è facile addurre la prova. E vi sono uomini altrettanto 
indegni della pubblica stima quanto abili nel nascondere le proprie ma- 
gagne e nel portare la maschera. Che deve fare la stampa che abbia 
coscienza del suo apostolato ? Lasciar correre e vedere l' impudenza trion- 
fante e la ipocrisia riderle in faccia, sotto la corazza del vostro Codice 
formidabile ? O gettarsi nella mischia e, facendo sacrificio di sé, urtare 
contro quella corazza e ferirsi ? 

Voi non incoraggiate, o signori, questi sacrifici, doverosi sacrifici, 
dell'onesto giornalismo che tante volte hi potuto dire: ho affrontatola 
condanna, ma sono riuscito a chiudere la porta del mio comune, della 
provincia, del Parlamento, ad un impostore. 

Non è dunque sull'esercizio abusivo della libertà che si aggrava la 
vostra mano; ma voi l'aggravate anche sull'esercizio legittimo. 

Sento dire che molti problemi avete felicemente risoluti con questo 
Codice penale, ed io lo credo, e vi applaudo; ma il problema di con- 
ciUare il sacro rispetto dovuto all'uomo privato, col diritto della pubblica 
discussione dell'uomo pubblico o di colui che al pubblico si affaccia per 
averne fiducia e favori, questo problema voi non l'avete risolto, e nem- 
meno considerato abbastanza. Sicché, mentre crederete di aver fatta opera 
da meritarvi il plauso degli onesti, se ne compiaceranno e loderanno, 
in segreto, coloro che hanno ragione di temere di sé e della pubblica 
discussione, e che ora potranno affrontarla impavidi e invulnerabili. In 
altri termini, avrete diminuita, svigorita, la difesa sociale, ed accresciuta 
la baldanza dei tristi. 

Qual' é, o signori, la grande minaccia degli ordini liberi e delle so- 
cietà democratiche? È questa: che vengano fuori a ghermire i pubblici 
ufiìci, coloro che non hanno le qualità per esercitarli, gente da preda, 
avida, faccendiera, senza scrupoli; e voi l'unico argine contro la torbida 
piena indebolite, e la piena stessa, non volendo, ingrossate ! 

E poi, signori, bisogna considerare le cose da un altro aspetto. 

Voi tutti avete viva la memoria di scandali recentissimi, enormi, 
strepitosi, che hanno agitata l'Italia per mezzo della stampa. La psichiatria 
ha detto : « sono dei mattoidi ! » Si, erano casi di patologia individuale, 
ma questa patologia individuale ha trovato larga rispondenza in una pa- 
tologia sociale e politica. 

Una corda stridente ha fatto risuonare tutte le corde stridenti della 
penisola. Di qui il rumore, il frastuono, la voga ! Perché, o signori ? 

Vi era qualche cosa che io non saprei qualificare. Dirò che i buoni 
figU di Noè, i Sem ed i Jafet del giornalismo, avevano volto gli occhi 
altrove per non vedere, o avevano voluto coprire. 

E si é trovato qualche Cam cinico e sfacciato che ha scoverto vio- 
lentemente e sconciamente. 

Ed il pubblico ha battuto le mani. 

Il giornalismo buono era forse venuto m.eno ai suoi doveri, ed ir- 
ruppe a sostituirlo, a modo suo, il giornalismo cattivo e diffamatore, 
che in un momento allagò il bel paese. 

Io non so se fu tutto male codesto; ma, o signori, badate ai risultati. 

Qui, in questa Camera, sono egregi pubblicisti, i quali prima di ve- 



232 GUIDA DELLA STAMPà PERIODICA ITALIANA. 

nire qua dentro hanno dovuto lottare per molti anni e vincere aspre 
difficoltà. Al contrario, col rapido tirocinio di quella che fu giudicata 
diffamazione ed ingiuria, altri immediatamente avete veduto venire in 
mezzo a voi ! 

I giudici li avevano colpiti; ma gli elettori hanno sforzate le porte 
della prigione per farli uscire, e spalancate quelle di Montecitorio per 
farli entrare. 

Tutto questo, o signori, è storia ben grave, storia di ieri; non ab- 
bastanza studiata come si conveniva ad uomini politici previdenti e prov- 
videnti. 

E voi, onorevole Zanardelli, guardando a questo fenomeno di pa- 
tologia sociale e politica, più come giurista che come statista, sperate di 
impedirne le manifestazioni, accrescendo i rigori del Codice penale. Ma 
credo v'inganniate. 

II Codice penale potrà diventare strumento più attivo di candida- 
ture eteroclite ed avariate. Quando vi è qualcosa di guasto di quella 
natura occorrono altri rimedi ed altre ricette. 

Sicché io temo che il probabile risultato dei vostri provvedimenti 
sarà questo : impedendo ai cattivi umori di erompere e venir fuori, rende- 
rete più attiva r interna cancrena. E questo ritengo per certo, che non isra- 
dicherete la mala erba ed avrete compresso i germogli della buona; non 
avrete mozzi gli artigli al giornalismo pravo, ed avrete scemato il co- 
raggio dell'onesto. 

E questa stampa italiana che alcuni dicono decaduta, non si risol- 
leverà di certo. Riderà, scherzerà, fìngerà di non vedere, lascerà passare 
e correre. Questa stampa farà, come faceva Cicerone, ed erano i tempi 
nei quaH finiva la repubblica romana. Intorno a Cicerone (dice un fran- 
cese, F. Chasles, che ha saputo mettere il dito sulle piaghe della Francia 
e della razza latina), intorno a Cicerone i caratteri si abbassavano, l'e- 
goismo cresceva, l'ombra invadeva. EgU lo vedeva bene; con grazia friz- 
zava i difetti ed i vizi dei contemporanei; se ne affliggeva senza collera; 
se ne divertiva tristamente. 

Voi dunque non avrete provveduto alla difesa sociale; e per voler 
comprimere la licenza, avrete come ho detto, resa più attiva la cancrena 
di dentro. 

Che se una riforma volevate, dovevate cercarla nel Codice di pro- 
cedura penale. Questo è che ingrossa gli scandali, che centuplica le dif- 
famazioni e le ingiurie; ed è per questo che un disgraziato offeso si vede 
ludibrio dell'offensore per lunghi e lunghi giorni, che sono i giorni della 
gogna; è per questo, come ben dite, onorevole Villa, che diventa illu- 
soria e talvolta perfino ridicola e dannosa la protezione della legge. 

Chi va in tribunale per cercare riparazione, non trova che maggior 
detrimento. L'offensore e l'avvocato di questo lo aggrediscono, lo sgraf- 
fiano, lo dilaniano; e l'avvocato è sempre più crudele dell'offensore, e 
sempre più forte del presidente. Riformate la procedura e sarà bene. 

Ed un'altra riforma ancora. Io voglio la libertà, ma voglio la re- 
sponsabilità; la responsabilità diretta dei giornali; e dico con un pub- 
biisista francese: « quando penso che gli scrittori si nascondono dietro 



LA LIBERTÀ DI STAMPA E IL CODICE PENALE. 233 

teste di legno, arrossisco ». Ecco le riforme efficaci e sicure; ma quanto 
alle pene, non aggravate, signori, poiché non potete distinguere, né pre- 
vedere. Per me basterebbe una pena sola. Convinto il diffamatore, vorrei 
che su tutti i giornali e sulla Gai:^etta ufficiale fosse pubblicato: « Tizio 
è diffamatore ! » Basterebbe, e sarebbe finito. 

Mi affretto a conchiudere. Le leggi di libertà sono quelle che sono, 
sono quello che è la libertà. Donde il detto antico : preferisco la libertà 
colle sue tempeste, alla servitù colla sua bonaccia. E più e più volte 
furono chieste restrizioni e furono reclamati rigori; ma nessun partito, 
nessun uomo di Stato die retta ai reclami. Una sola modificazione si fece 
nei primi tempi, e fu per garantire i nostri rapporti internazionali. Ma 
quando Cavour propose quella modificazione, d'accordo con Rattazzi, 
non cessò dal ripetere e protestare che, per gli effetti interni della legge 
del 1848, egli la voleva inviolata osservando che un maggior rigore 
contro gli eccessi e gli errori della stampa, avrebbe condotto a conse- 
guenze contrarie a quelle desiderate. E più tardi ricordò i tempi del 1849, 
la temuta reazione ed un suo articolo sul Risorgimento che aveva per 
motto : Non toccale la stampa. Io ho ricercato questo articolo e ve ne 
leggerò due linee sole, che sono poi diventate un luogo comune, ma 
non ancora un pratico insegnamento: « Gli amici della libertà sanno 
che non è possibile godere i vantaggi della libera stampa, senza soffrirne 
gl'inconvenienti. » 

E notate che vi si parla, non degli abusi politici soltanto, ma anche 
di quelli dovuti alla malvagità umana. E forse non vi fu uomo di Stato 
più calunniato di Camillo Cavour. 

Ora io domando se proprio dopo 40 anni dalla inaugurata libertà 
in Italia si debba ritornare indietro e reputare efficace quello che fu re- 
spinto nel 1849, nel 1850 e nel 185 1. È progresso cotesto.^ Voi mi di- 
rete che il costume pubblico non ha progredito, e non ha progredito 
la stampa. Io lo nego : ma fosse vero ! Fosse pur vero che la stampa è 
decaduta, sapete che cosa vorrebbe dir ciò. La stampa è specchio fedele: 
essa riflette la pohtica come è e la società nei suoi atteggiamenti. I suoi 
vizii sono i nostri vizii. 

Or badate che non vi accada quello che accadde alla scimmia : 
ruppe lo specchio che rifletteva la sua brutta figura; ma la brutta figura 
essa vide non più in uno specchio solo, ma in cento. 

Prego dunque vivamente l'onorevole ministro a voler considerare 
le sue proposte. 

Duolmi di aver detto che in questa questione il giureconsulto ha 
sopraffatto un po' lo statista; ma è una quistione di indole essenzialmente 
politica, ed io lo prego a volervi ritornare su, coi criteri di uomo politico. 

Io lo prego a voler ristudiare il problema, che innanzi ho accen- 
nato, ed a non far sì che la buona stampa, confusa con la cattiva, sia 
abbandonata alla discrezione dei giudici, pericolosa per la libertà. Che 
se il problema dovesse rimanere insoluto, lasci le cose come sono, poiché, 
giova ripeterlo, la libertà con le sue tempeste è preferibile alla servitù 
con la sua bonaccia. E spero che la Camera si assoderà al mio voto. 
(Benissimo l Bravo l ) 



Mm&M&% 



- é Z'ad iiìtove ai tina^ua tz^anccòc 
e i^^a^^cò^' - loz^i^i^cc a -wiiii co'\vèi^iowi aco-Ht-a'te 
vcZ'Oioni ci tow\a'n^i iz^awccyi ed iwa'ic':>i pcz ap- 
ipcwcioi ci (xiozivati, 

Jia a dixÀXio di izadu^Àonc di r>azccc^vi zoman^^^i di ArsénC 

Houssaye, Henry Gréville, Jules Claretie, Juliette Lamber, 
Xavier de Montépen, Guy de Moupassant, Paul Mahalin, 
Evariste Carrance, Henry Révoil, Marie Leroyer, Alexandre 
Rocoffort, Qcc. 

9\ivot^ersi per te trattative a Sinorato §oaz, Roma, Via 
D^iodena, 41, p. jf. 



E FABBRICA NAZIONALE DI MACCHIA TIPOGRAFICHE 

NORBERTO ARBIZZONI, MONZA 

Premiato anche dal R. Ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio 




Tagliacarte a Vapore Celerissimo 
£!•* Vedi Avviso speciale a pag. 16 



PSEUDONIMI 



Abate E . . . — Raffaele De Cesare. 

Adii (da Palermo al Co5worama di Milano) — Antonino Diliberto. 

Adimaro (Fracassa) — Guido Biagi. 

Adrianns {Fracassa) — Rocco De Zerbi. 

Ahasvero — Dott. Giulio Guerrieri. 

A. L. {Diritto) — Luigi Arcliinti. 

Alcesto (Occhialetto) — Carlo Cav. Carafa Duca di Noja. 

Aldo — Giovanni De Castro di Vincenzo. 

Aldo ( Vedetta) — Tommaso Glieradi Del Testa. 

Alfa {Gazzetta di Venezia) — Achille Lanzi. 

A. Libri — Cesare Cavara (morto nel 1880). 

Alin (Commedia Umana e Capitale) — Antonio De Piro. 

Ambrosia {hidovinello, Messina) — Gaetano Arcadipane. 

Amer Carlo {Conversazioni Domenicali) — Aldo Carrera. 

Amerigo Vespncci (Giornale delle dotine, Torino) — Giuseppe Sarti. 

Amica (L') dei Bimbi — (Vedi Cordelia). 

Amico (L') dei Bambini {Paradiso dei Bambini) — Onorato Roux. 

Anastasio Buonsenso — Carlo Bara valle. 

Angelo di Cabruna — Matilde Serao. 

Anselmo Rivalta — Luigi Castellazzo. 

Appio Fiorini — Filippo Airoli. 

Araby — Costa Luigi. 

Ariele — Giuseppe Franclii-Verney. 

Aristo (Fanfidla) — Giuseppe Marcotti. 

Arnould Arturo — A. Mathey. 

Arrigo Jonico — Prof. Ciro Gojorani (Pescia). 

Arturo (nei giornali sardi) — Salvatore Delogu. 

Asdrubale (Italia, Milano) — Maffio Milesi. 

Assio Oattilio — Attilio Cassio. 

Asso I 

At+ T 11 {Sole, Milano) — Felice Cameroni. 

Augusto {Cittadino di Genova) — Luigi Augusto Corvetto. 

Ausonio De Liberi — Silvio Antonio Caligo. 

Ausonio Franchi — ex-sac. Cristoforo Bonavino. 

Ausonio Liberi — G. A. Giustina. 

Ausonio Liberto — G. Levantini-Pieroni. 

Ave (Gazzetta Musicale, Milano) — Dott. Angelo Vecchi. 



B. A. G. {Giornale per i 'bambini) — Guido Biagi. 
Baby (Fracassa) — ^ohQxio Bracco. 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



Baldassarre Boni (Libertà) —Alessandro Arbib. 

Barbita (Corriere della sera) — Viglienzoni. 

Bardi Ugo — Giuseppe Bianchi. 

Barone Cicogna (il) (Fì^acassa) — Giuseppe Turco. 

Barone De Vida — Davide Rabeno (morto). 

Bianchi E. (Illustrazione per tutti) — Giacinto Stiavelli. 

Bibliofilo (Illustrazione italiana) — Emilio Treves. 

Bici (Fanfulla e Tribuna) — Augusto Sindici. 

Blasco (Fatifulla) — Emanuele Navarro della Miraglia. 

Bobby {Fanfulla) — Roberto Montgomery-Stuart. 

Brigada (Fanfulla) — Gabardo Gabardi. 

Brrrr ! (Fischietto e Pasquino) — G. A. Cesana. 

Bruno Sperani — Beatrice Speraz. 

Btz (Fischietto) — Piacentini. 

Burraschino (id.) — Vittorio Turletti. 



Caffaro [Caffaro sino al 1883) — Anton Giulio Barrili. 

Caligola Eeinomi {Patria di Bologna) — Prof. Emilio Roncaglia. 

Cam (Giornale toscano) — D. R. Segre. 

Camillo (Fischietto) — Camillo Marietti. 

Canella Tommaso (Fanfulla) — G. A. Cesana. 

Canellino (fanfulla) — Luigi Cesana. 

Capitano Nemo {Paradiso dei bambini) — Ruggero Roux. 

Caramba {Don Chisciotte) — Eduardo Boutet. 

Carbonilla — Olga Ossani-Lodi. 

Carlo Dossi — Alberto Pisani. 

Carmandino (nel Caffaro sino al 1883) — Anton Giulio Barrili. 

Carmilein {Ehi! ch'ai scusa) — Carmelo Cantalamessa. 

Castelnuovo (Di) Leo — Conte Leopoldo Pullè (figlio). 

Cast&lnuovo Eiccardo — Conte Pullè (padre). 

Castelvecchio Riccardo {Babilonia, Firenze) — Conte G. Pullè. 

0. C. {Prime letture) — Cesare Cantù. 

C. Collodi — Carlo Lorenzini. 

Cecco d'Ascoli — Giuseppe Revere. 

Cece {Piovano Arlotto di Firenze 1858-60) — Pirro Giacchi. 

Cerosa {Ehi! ch'ai scusa) — Cesare Chiusoli. 

Cesare Moscata {Gazzetta dell' Emilia) — Cesare Dailanoce. 

Cetego — Lucio Jacobelli. 

Ch. {Pojìolo Romano) — Costanzo Chauvet. 

Chiquita (Fracassa) — prima Ernesto Mezzabotta, poi Matilde Serao. 

Chirtani Luigi {Illustrazione italiana) — Luigi Archinti. 

Cicala {Caffaro) — Vedi Lanfranco. 

Cicito {Fanfulla) — Capitano Francesco Giganti (morto). 

Cicco e Cola (Illustrazione italiana) — Emilio Treves e Ugo Pesci. 

Cimbro — Giovanni Faldella. 

Cimone {Fracassa e Don Chisciotte) — Emilio Faelli, 

Gino (El) {Ehi ch'ai scusa) — Avv. Gustavo Vicini. 



PSEUDONIMI. 237 



Cintraco (II) (Caffaro) — Prof. Giacinto Angelo Frascare. 

Ciriaco {Fanfulla) — Michele Maroni (?). 

Ciro D'Arco — Giusepx^e Torelli. 

Claudio Frollo {Fracassa) — Arturo Colautti. 

Ciotto Arrighi — Carlo Righetti. 

Cernito {Caffaro; fu anche usato da Vittorio Augusto Vecchi) — 

Prof. Giacinto Angelo Frascare. 
Compare Turiddu [Gazzetta dell' Emilia) — Oreste Cenacchi. 
Conte Lara — Domenico Milelli. 

Contessa Lara {Fracassa) — Eva Cottermole Mancini. 
Contessina Bice — Anna Bencivenni. 
Conway Ugo — F, I. Fargus. 

Cordelia {Giornale dei fanciulli) — Virginia Treves. 
Cordùla — Contessa Irene della Rocca. 
Criket {Fanfulla) — L. Carli. 

Crisalide {Farfalla, Milano, e Preludio, Bologna) — Luigi Lodi. 
Cugmein 489 (Ehi ch'ai scusa) — Giovanni Zanotti, 
Cuique suum (Gazzetta d'Italia) — G. G. Ferenzona (morto). 
C. Yols {Gazzetta del Contadino) — Toso Flaminio. 

dal {Fanfulla) — G. Vigna dal Ferro. 

D'Alma viva — Giulio Piccini. 

Dama Bianca (La) (Don Chisciotte) — Olga Ossani-Lodi. 

Das. {Secolo) — Nicola Daspuro. 

Dea — Dejanira Ugolini. 

Delta {Corriere di Napoli) — Lorenzo Zammarano. 

De Rosa Ludovico — Luisa Saredo. 

Dick {Fanfulla, da Londra) — Cimino. 

Dick, figlio di dp. {Italia) — Dario Papa. 

D'Ine. — Ernesta Napollon (morta nel 1885). 

Dino Berni — Ing. Francesco Bernardini. 

Disilluso — Giuseppe Cimbali. 

Doctor Veritas {Conversazioni domenicali) — Leone Fortis. 

Don Abbondio {Fracassa) — Enrico Onufrio. 

Don Benedicite {Caffaro) — Anton Giulio Barrili prima, poi Erne 

sto Morando ed altri. 
Don Cesare di Bazan {Don Chisciotte) — Leone Vicchi. 
Don Fuso — Arnaldo Fusinato (morto). 
Don Lumachine — Francesco Giarelli. 
Don Pandolfo {Fracassa) — Giuseppe Turco. 
Don Poppino {Fanfulla) — Guglielmo De Toth. 
Don Samuele {Fracassa) — Eugenio Rubichi. 
Dora [Paradiso dei Bambini) — Eleonora Costa. 
Dora D'Istria — Principessa Elena Ghika (morta). 
Dottor Pertica {Cronaca Bizantina) — Davide Besana. 
dp. {Italia) — Dario Papa. 
Dragonio {Fanfulla) — Giuseppe Dragonetti. 



238 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

D. H. S. {Fracassa) — ■ Davide Rubens Segre. 
Duca Minimo [Tribuna) — Gabriele d'Annunzio. 
Lue Ajaci (I) — Silvio Rossi e Arturo Belcredi. 

E. — Ernesta Napollon (morta). 

E. Caro (Fanfulla) — Baldassarre Avanzini. 

Edmondo Guidi — Ludovico Biagi. 

Edoardo [Libertà] — Edoardo Arbib. 

Edoardo De Albertis [Giornale delle donne) — Cristina Guidiccini in 

Tabellini. 
E. Enne [Fracassa) — Gaetano Malenotti. 
Ego [Fanfulla) — Vincenzo Salvatore. 
E. Liandore [Ordine, di Ancona) — Enrico Andreoli. 
Elio Stalieno [Caffaro) — Luigi Arnaldo Vassallo. 
Eliseo Hopping — Luigi Arcbinti. 
Elmo di Mambrino [Fracassa) — Ferruccio Rizzatti. 
E. M. [Dailìj News) — Enrico Montazio (morto). 
Emilia del Po — Emilia Rossi. 

Enotrie Emiliano [Gazzetta di Ferrara) — Giuseppe Barbicinti. 
Enotrie Italico — Prof. Ottavio Ottavi (Casale). 
Enotrie Romano — Giosuè Carducci. 
Erastotene — Attilio Brunialti. 
Erik — Erik Lumbroso. 

Ercta [Fanfulla) — G. Ragusa-Moleti (Palermo). 
Ersace Nairige — Cesare Gianeri. 
Esperico Veri [Tipografo) — G. Bobbio. 
Espronceda — Tullio Minelli. 
Essebi [Tribuna] — Salvatore Barzilai. 
e. t. [Illustrazione italiana) — Emilio Treves. 
Etcarro — E. C. Rossetti. 



Falsariga — Raffaele Martire. 

Falucci Ettore — Felice Cottrau (morto). 

Fanfulla — Barone Guglielmo Collotti (siciliano). 

Fantasie [Fanfulla) — Ferdinando Martini. 

Fante di cuori — Giovanni De Rossi. 

F. Antony — Conte Fantoni. 

- , ... \ Attilia Morando (Genova). 

Fata Nijj \ s^^^^^-^ (?) . 

Faust — Vittorio Palmeri. 

Fausto [Faìifulla) — Rinaldo de Sterlich.. 

Febea [Fracassa) — Olga Ossani Lodi. 

T ébo (Fanfulla) — Federico Bonola (Cairo). 

Feroso [Ordine, di Ancona) — Avv. Micbele Maroni. 

Filantropo (II) — Prof. Tallarigo. 

Filadelfo — Domenico Beisso. 



PSEUDONIMI. 239 



Pìlopantì OiUirico — Giuseppe Berilli. 

Fischio (da Genova, Fanfulla) — Giovanni Daneo. 

F. Larra {Commedia Umana) — Mario Giusto Calvi. 

Flaviani Flaviana {Mamma e La Donna) — Gualberta Alaide Beccari. 

Flaviani T. 0. — Prof. Luigi Patalano. 

Flavio G-ioja {Caffaro) — Federigo Verdinois. 

Floro Bruzio — Gabriele d'Annunzio. 

Foglietta {Caffaro) — Avv. Enrico Brusco. 

Folchetto {Fanfulla) — Jacopo Caponi (Parigi). 

Forese {Fanfulla) — Emma Perodi. 

Fortunio {Commedia Umana e Capitale) — Acliille Bizzoni. 

Fortunio {Fracassa) — L. Montecorboli. 

Fortunio {Sfinge d Antenore) — Italo Mazzon. 

Forsan {Caffaro) — Guido Biagi. 

Forward {Fracassa) — Onorato Roux. 

Fourchambault — Luigi Rasi. 

Fox — Ferdinando Martini. 

Fra Chichibio {Fischietto) — Carlo Avallo (morto). 

Fra Fazio ( Vedetta) — Guido Carocci. 

Fra Fusina — Arnaldo Fusinato. 

Fra Galdino {Fiscìiietto) — Desiderato Chiaves. 

Fra Giocondo {id.) — Luigi Pietracqua. 

Francolino {Fracassa) — Giuseppe Gentili (Parigi). 

Fritz — Giacinto Gallenga. 

Frosch — M. Titone. 

Frou-Frou {Fanfulla) — Barone Francesco de Renzis. 

Fucile {Fanfulla) — Oreste Baratieri. 

Fulminant {Ehi! ch'ai scusa) — Enrico Stuffler. 

Furio Minestri {Fanfulla) — Giustino Ferri. 



Galaor {Corriere di Roma, ora di Napoli) — Nicola Bernardini. 

Gandolin [Don Chisciotte) — Luigi Arnaldo Vassallo. 

Gavroche {Commedia Umana) — Achille Bizzoni. 

G. Dalsani (pei disegni della Luna di Torino) — Giorgio Ansaldi. 

Geografo (II) {Fracassa) — Donati. 

Geronimo {Fanfulla) — Giovanni Faldella. 

Ghizi Gero {Don Chisciotte) — Aristide Morini. 

Gian Bono Cortese {Caffaro) — Girolamo Vassallo. 

Gibus {Corriere di Napoli) — Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao. 

Gigo Redi — Cosimo De Giorgi. 

Gii {Fracassa — Antonio Bernabei (morto). 

Gilbert {Courrier fraìico-italienne) — Gilberto Govi. 

Gilui Nolastelca — Luigi Castellano. 

Gino Chidimmi {Ehi! ch'ai scusa) — Giuseppe Domenichini. 

Giorgio Gandi {Roma) — Medoro Savini (morto). 

Giorgio Palma {Giornale delle donne e Tribuna) — Emilia Luzzatto, 

Giovannino — G. B. Cajafa. 



240 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Giovanni Scriba {Italia) — Dario Papa. 

Girovago (II) {Fracassa) — Benedetto Cirmeni. 

Giselda {Caffaro e Fracassa) — Giselda Rapisardi-Fojanesi. 

Giallo Antimaco — Eugenio Camerini (morto). 

Giulio Pippi {Caffaro) — (Giulio ? Pietro) Guastavino. 

Glauco Preludio) — Argemiro Gustavo Morelli. 

Glauco {Caff'aro, sino al 1883) — Anton Giulio Barrili. 

G. M. Labronio — Giovanni Marradi, di Livorno. 

Golia Boscherecci {Fracassa) — Piero Carboni. 

Gorrio Tobia — Arrigo Boito. 

Graff {Fischietto) — Giacinto Gallenga. 

Grisostomo iConciliatOì^e) — G. Bercliet (morto). 

Guidi Tommasina — Cristina Guidicini-Tabellini. 

Guido Cinelli {Rivista contemporanea, Torino) — E. Camerini (m.). 

Gustavo Chambery {Progresso, Piacenza) — Gustavo Paroletti. 

H 

Hahhh ! ! ! {D. Ortensio, e Lotta, di Lecce) — Conte di Pisignano. 

Hettorre {Fan f ulta) — Ferdinando Martini. 

Hierro {Rivista eurojtea, Fanfulla e Fracassa) — Gio. Alfredo Cesareo. 

Homunculus {Pungolo) — Felice Uda (sardo). 

Homunculus — Giacomo Racioppi. 



Ibis {Iside in Alfea, Pisa) — Cav. Luigi E. Pintor Navoni. 

lopolito {Fanfulla) — Ippolito Lavalletta Francki. 

Ippolito d'Albano {Gazzetta d'Italia) — Prof. G. A. Biaggi. 

Italo Franchi {Cronaca Bizantina) — Enrico Montazio (morto). 

Italo Sveno {Caffaro) — G. Gaufridy. 

Italicus (da Tripoli nel Fanfulla) — Parmenio Bettoli. 

Italus {Daily News) — Enrico Montazio (morto). 

Ituzzira {Cronaca dell' istruzione e Rivista Didascalica) — Antonio 

Rizzuti. 
Ivan {Fracassa) — Giovanni Zannoni. 

Jacopo {Fanfulla) — J. G. Vitale. 

Jacopo Doria {Caffaro) — Giuseppe Pizzorni. 

Jacopo Moeniacoeli — Vittorio Imbriani (morto). 

Jack la Bolina {Fanfulla) — Vittorio Vecchi. 

Jago {Fan/'ulla) — Prof. Targioni Tozzetti. 

Jarro — Giulio Piccini. 

Jobi — Ildebrando Benci venni. 

Josuè — Alessandro AdemoUo. 

Junius Eedivivus — Gustavo Strafforello. 

Eappa d' Ics (Fanfulla) — Giustino Ferri. 



PSEUDONIMI. 241 



K (Corriere della sera) — Michele Torraca. 



L. {Dovere, cessato) — Antonio Fratti. 

L. A. C. {Cittadino di Genova) — Luigi Augusto Cervettc. 

L'rf^ngelo {Cronaca Bizantina) — Davide Besana. 

L<*afrailCO Cicala (nel Caffaro, comune a chi scrive di musica; fu 

usato da Luigi Ponthenier, poi da E. Morando, oggi da Pietro 

Guastavino). 
Lanfranco Pevere {Caffaro) — Cav. Giuseppe Pizzorni. 
Lanzerotto (nel Caffaro lo usò Barrili, poi Ernesto Morando, oggi 

è comune a diversi scrittori). 
Laura — Giovanni De Castro. 
Leandro — Luigi Castellano, 
"leandro {Cronaca Bizantina) — G. L. Ferri. 
Leggerino {Pensiero di Verona) — Silvio Barbieri. 
Lelio {Fanfidla) — Gian Leopoldo Piccardi. 
Libero {Rassegna, cessato) — Francesco Torraca. 
Lino da Volterra {Corriere di Napoli) — Raffaele De Cesare. 
Lippo Lippi — 0. F. Bianco. 
Luciano Montaspro — Ludovico Merlini. 
Lucifero — Francesco Paresce. 
Lucio Giunio Veronico — Mons. Luigi Gaiter. 
Lucius — Francesco Cerone. 
Ludovico de Sose — Luisa Saredo. 
Lyricus — Eduardo Cirillo. 

M. {Cittadino di Genova) — Avv. Ernesto Caligari. 

M. (nel Piccolo) — Vincenzo Morello. 

Maccietta {Ehi! ch'ai scusa di Bologna) — E. Malaguti. 

Macìa {Don Chisciotte) — Adolfo Rossi. 

Macobrio {Caffaro) — Avv. Augusto Pescio. 

Maf {Fanfidla) — March. Alessandro Fiaschi (di Ferrara). 

Malacarne — Matteucci. 

Malcontento (Un) — S. Laudi. 

Maledolo — Alessandro Ademollo. 

Mambrino Arnaldo {Birichin, Torino) — Carlo Giordano. 

Mandarein (Bl) {Ehi! ch'ai scusa) — Maggiore G. Bernardi. 

Mansueto (Fra) {Corriere di Sicilia, Palermo) — Giuseppe Cimbali. 

Manfredo — Ida Baccini. 

Marcantonio negoziante di fagiuoli — Avv. Dalmazzo. 

Marchesa Colombi — Maria Torelli-Torriani. 

Marchese di Carabas {Fanfulla) — Giustino L. Ferri. 

Marco (da Madrid alla Gazzetta d' Italia) — Madama Rattazzi. 

Marco {Ordine, di Ancona) — Goffredo Passarini. 

Marin Sanudo {Caffaro) — C arulli. 

Mario {Fracassa) — Martino Cafiero (morto). 

N. Bbkkardini — Guida iella Stampa periodica italiana — x6. 



S42 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Mario de' riori — Gabriele D'Annunzio. 

Martino {Eco dei teatri, cessato) — Ferdinando Martini. 

Mariula {Fan/ulta della Domenica) — Maria de Gioannini. 

Massinelli {Ehi! ch'ai scusa) — Cav. Gaetano Faccliinetti. 

Matamoros {Fracassa) — Aristide Morini. 

Mefistofele {Spartaco, di Spoleto) — Avv. Micliele Sette. 

Melton {Fanfidla) — Conte Pietro Porro (morto in Africa). 

Mercutio — Giosuè Carducci. 

Messer Milione — Prof. Domenico Razzano. 

Micco Spadaro (Fracassa) — Aristide Morini. 

Mikròf {Cittadino di Genova) — Avv. Ernesto Caligari. 

Miles (Fanfidla — Oreste Baratieri. 

Minimus (Fracassa) — Guido Mazzoni. 

Misantropo — Vittorio Imbriani (morto). 

Misovulgo {Caffè e Corriere della sera) — Aldo Noseda. 

Modesta Miosotide — Egle Pinelli. 

Molosso (Fanfidla) — Paulo Fambri. 

Momo (Fanfidla) — Girolamo Amato. 

Monarchico (Un) — Vittorio Imbriani (morto). 

Monte Barca {Gazzetta di Catania) — Giuseppe Cimbali. 

Mortimer (Corriere di Najìoli) — Richard Alt. 

Morto da Peltre (Fracassa) — Domenico Ciampoli. 

Muzio Semola (Biricìnn, Torino) — Carlo Origlia. 

MyT — Boner Edoardo. 

Nabab — Menotti Bianchi. 

Nabucco — Angiolo Spadini. 

Nachor — Carlo Carafa Duca di Noja. 

Nadegda (Fracassa) — Livia Bellini delle Stelle. 

Napoleone Giotti — Carlo Jouhaud. 

Narcotico (Fracassa) — Armando Angelucci. 

Neera — Elena Zuccari-Radius. 

Nemesio — Marchese Bracci de Cambini. 

Nemo (Fanfidla) — Giuseppe Orgitano. 

Nemo (Ehi! ch'ai scusa) — Corrado Ricci. 

Nemo (Gazzetta d'Italia) — Alessandro Ademollo. 

Neo Ginesio — Avv. Carlo Mascaretti. 

Neri Tanfucìo — Renato Fucini. 

Nevermore J. W. (Fanfulla) — Giustino Ferri. 

Niceforo Fiiatete (Annali dello spiritismo) — Prof . Vincenzo G. Scarpa. 

Nino Nix (Fracassa) — Alberto Boccardi, triestino. 

Niobe (Piccolo) — Nicola Bernardini. 

N. Nanni (Fanfidla) — Comune ai redattori. 

Nobody (Tribuna e Fracassa) — Federico Verdinois. 

Nomade (Fanfulla) — Angelo Rizzetti. 



PSEUDONIMI. 243 



O 

0. A. {Piccolo) — Olindo Amore. 

Oberto Cancelliere (ora comune nel Caffaró) — Girolamo Vassallo. 

Obsrto della Torre iCaffaro) — Nicola Mameli. 

0. Gruger {Giornale illustrato di Storia naturale) — Ruggero Roux. 

Omicron {Appemnno, di Firenze) — Giovanni Sabbatini (morto). 

Onateag Bnapidacra {Indovinello, Messina) — Gaetano Arcadipane. 

Jnorato Italico — Germano Ottorino Annichini. 

0. "Bi. {Ordine di Ancona) — Onorato Roux. 

Orobius {Cittadino di Genova) — Angelo Sommariva. 

Oscar {Fanfidla) — Carlo Scarabelli. 

Ostricaro (L') {Corriere di Roma, ora di Napoli) — R. Gervasi. 

Ottocentottantotto (888) {Gazzettino Rosa, cessato) — Davide Besana. 

Ottone di Banzole — Alfredo Oriani. 

Ottone Rufo {Casaro) — Ernesto Morando. 

Oyster {Tribuna) — Emilio Evangelisti. 



Faccine — Pasquale Martire. 

Padre Zappata {Fanfidla) — Girolamo Amati. 

Pagano Della Volta {Caff^aro) — Girolamo Vassallo. 

Paladino (II) [Riforma) — Carlo Paladini. 

Paolo — Tito De Amicis. 

Paolo Joanna [Corriere di Napoli) — Matilde Serao. 

Paolo Spada — Matilde Serao. 

Papavero {Fracassa) — Eduardo Scarfoglio. 

Papilinncuhs {Farfalla) — Cesario Testa. 

Pariete {Cittadino, Genova) — Prof. G. Battista Caprile. 

Parte cipatio [Caffaró] — Giovanni Minuto. 

Pastorerè — Davide Carrieri. 

P. C. [Messaggero, da Camerino) — Paolo Costa. 

Pedante (II) (Fracassa) — Ernesto Mezzabotta. 

Peronella {Ordine, di Ancona) — Arnaudo Angelucci. 

Pertichino {Bajardo, di Napoli, cessato) — Romolo Reboa. 

Pessimista {Sole) — Felice Cameroni. 

Petronio {Fanfulld) — Carlo Scarabelli. 

Petronio Stanga {Ehi! ch'ai scusa) — Olindo Guerrini. 

P. G. {Messaggero, da Napoli) — Pasquale Guarino. 

Picche {Fanfidla) — Federico Verdinois. 

Picchio {Corriere di Naj)oli) — Giuseppe Petrai. 

Pictor [Don Chisciotte) — Cesare Pascarella. 

Pier d'Ambra {Nazione) — Camillo Jacopo Cavallucci. 

Pietrine (Fracassa, da Pisa) — Prof. Pietro Lapucci (morto ' 87) , 

Pif Fischietto, Torino) — Piclietti (morto). 

Pifagna {Fracassa) — Ugo Fleres. 

Piovano {Uomo di pietra, 1861) — Emilio Treves. 

Plinio Arcas — Carlo Pisani (morto). 



244 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALI A>' A. 

Pofere Maurizio (Fanfulla) — Giovanni Faldella. 

Pompiere (II) {Fanfulla) — Luigi Coppola (morto). 

Prete Pero — Paolo TedescM, triestino. 

Primo yRij'orraa) — Primo Levi. 

Principe Nero {Fracassa) — G-. A. Cesareo. 

Procaccino (II) (Commedia Umana e Cafìitale) — Palmiro Premoli. 

Psiche {Farfalla) — Carlo Giarelli. 

P. T. Barti — Parmenio Bettoli. 

Py.) {Piccolo) — Dario Peruzy. 

Q 

OiUalcuno {Fanfulla) — Fedele Albanese (morto). 
Quattro Asterischi {Fanfulla) — Vittorio Imbriani (morto). 
Quidam {Cittadino, Genova) — Giuseppe Lombardi. 
Quidam {Fanfulla^ — Giuseppe Orgitano (morto). 

Racanella — Pietro Monferini. 

Rafbèl {Ehi! ch'ai scusa) — Prof. Raffaele Belluzzi. 

Raffaello {Fracassa) — Emilio Faelli. 

Eastignac {Corriere di Roma, ora di Napoli e Capitan Fracassa) — 

Vincenzo Morello. 
Razzola {Fanfulla) — Giustino Ferri. 

Redivivo {Cittadino, Genova) — Prof. G. Battista Caprile. 
Regina di Saba {Messaggero) — Adele Mezzabotta. 
Regolo {Tribuna) — Attilio Luzzatto. 
Remigio Sena — March.. Gaspare Invrea. 
Renato {Babilonia, Firenze) — F. R. Pittoreggi. 
René de Lanty — Montecorboli. 
Revisore (II) {Fracassa) — Benedetto Cirmeni. 
Richel {Tribuna) — Avv. Eugenio Rubiclii. 
Ricordano Malespini ( Caffaro) — Giselda Rapisardi-Fojanesi. 
R. Michely — Principessa Maria della Rocca nata Ebden Heine. 
R. 0. Molo {Commedia Umana) — Giuseppe Boselli. 
Rondine {Risorgimento di Lecce) — Avv. Giuseppe Pellegrino. 
Resini Cesare — Domenico Gnoli. 
Ruggero {Paradiso dei bamhini) — Ruggero Roux. 
Rusticus {Fanfulla) — Adoperato per lo più dal De Toth. 



Sandor ( Tribuna e Fracassa) — Alessandro Lupinacci. 

Sandrone {Fanfulla) — Capitano Alessandro Ballanti (morto ISSV 

Sans-Souci — Carlo Cav. Carafa Duca di Noja. 

Sara — Signora Tardy (morta). 

Saraceno (111 {Fracassa e Don Chisciotte) — Luigi Lodi. 

Satiro {Corriere di Napìoli) — Eduardo Scarfoglio. 

Scapoli {Fanfulla) — Barone De Renzis. 

Scarabocchia — Giovanni Visibelli. 



PSEUDONIMI. 245 



Scaramuccia {Fracassa) — Usato più spesso da G-ennaro Minervini. 

Scevola — Ing. G-iacinto Gallenga. 

Scherezade {Fracassa) — Ugo Fleres. 

Scivas lizXo [Commedia Umana, Capitale, Paradiso dei baìnbim) — 

Onorato Roux. 
Scriba (Tribuna) — Stanislao Manca. 
Segretario (II) (Fan/ulla) — Cesana Luigi. 
Sgner Pirein (El) {Ehi! ch'ai scusa) — Antonio Fiacclii. 
Shane Dymas — Ing. Ercole Michele tti. 
Siebel — Francesco Anelli. 
Signor Tutti (II) (FanfuUa) — Griuseppe Turco. 
Silex {FanfuUa della Domenica) — G-. L. Ferri. 
S. Ilvia {Giornale illustrato di storia naturale, cessato) — 0. Roux. 
Silvius {Fanfidla) — Giovanni Piacentini. 
Simmaco — Raffaele De Cesare. 

Sior Momolo {Faiifulla) — Pompeo Gherardo Molmenti. 
S. Nasi — Giulio Piccini. 
Spiritus Asper — Gustavo Strafforello. 
Spleen {FanfuUa) — Giuseppe Turco. 

Sofia A . . . {Illustrazione e Perseveranza) — Sofìa Albini-Bisi. 
Solatium (caricaturista) — Buonsollazzo, di Napoli. 
Sordello (Fracassa) — Dino Manto-vani. 
Staccio (corrispondente romano) — Montocchi. 
Stecchetti Lorenzo — Dott. Olindo Guerrini. 
Stello — Luigi Guelpa. 
Stoico — Felice Cameroni. 
Suerga Molaragi — Gerolamo Ragusa-Moleti. 
Sutor {Gazzetta dell'Emilia) — Avv. Samoggia. 



Tamigi (da Londra al FanfuUa) — Carlo Mazzono. 

Tar chini Luigi — Luigi Archinti. 

Tartarin {Corriere di Napoli) — Eduardo Scarfoglio. 

T. C. (corrisx^ondente da Parma alla Gazz. di Milano) — Tullio Catelli, 

Tellicola Pisano — Prof. Rasino Locatelli. 

Teofilo {FanfuUa) — Teofìlo Sgambella (^Smirne). 

Teofilo Coreni — Enrico Dalmazzo. 

Theophilus Eleuterus — Pietro Ceretti. 

Tiochet Oarlin {Birichin, Torino) — Carlo Alfredo Occhetti. 

Tirascene (II) — Comm. Giuseppe Costetti. 

Tita — Zoe Sciamanna in Piccirilli. 

Tisento {Fracassa, Ehi! ch'ai scusa) — Alfredo Testoni. 

T. 0. Cesardi {Ehi! ch'ai scusa e Patria, Bologna e Tribuna) — 

Dott. Eugenio Sacerdoti. 
Toga-Rasa {Gazzetta Piemontese) — Avv. Giovanni Saragat. 
Tom {Fanfidla) — Eugenio Checchi. 
Toni {FanfuUa) — Damiani (da Genova), 
Tornano {Caffaro) — Francesco Giarelli, 



246 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Trìlussa [Rugantino] — Carlo Alberto Saliistri. 
Tugnètt {Ehi! di' al scusa) — Dott. A. Bernardi. 

U 

Ubi — Ulisse Barbieri. 

Ugo (FanfuUa e Illustrazione llaliana) — Ugo Pesci. 

Ugo Bardi — Giuseppe Bianclii. 

Ugo di Monsoprano [Preludio) — Argemiro Gustavo Morelli. 

Ugo di Valchiusa — Filippo Marucclii. 

Ugo Falcando (Fracassa) — Alfredo Baccelli. 

Un Anonimo [Corriere del mattino, cessato) — Matilde Serao. 

Uno di Montecitorio (Fracassa) — Raffaello Giovagnoli. 

Urbain de Chatillon (Italie) — Eaffaele De Cesare. 

Uriel (Fracassa) — Ugo Fleres. 

Uxor (FanfuUa) — Onorato Roux. 

V 

Vamba (Fracassa) — Giuseppe Luigi Bertelli. 

Vandalo (FanfuUa) — Arnaldo Mengarini. 

Vattelapesca [Uomo di pietra, cessato) — Dott. Bernardino Bianchi. 

Verax {FanfuUa) — Luigi Chiala. 

Veritas (Fanfidla) — Barone Guglielmo Collotti. 

Vero Marchese Colombi (FanfuUa) — Paolo Ferrari (morto). 

Vesulus — Avv. Stefano Tempia. 

Vice-Bibliofilo Cittadino, Genova) — Avv. Ernesto Caligari. 

Vico (FanfuUa) — Ludovico Mantegazza. 

Viola Tricolor — Ermelinda Fornari. 

Violino di spalla (FanfuUa) — Samuele Ghiron. 

Vittore (FanfuUa) — Raffaele De Cesare. 

Vittorio Catualdi — Oscar De Hassek. 



Ylang-Ylang [Fracassa) — E. Augusto Berta. 

Yole C. (Gazzetta del Contadino) — Flaminio Toso. 

Yorick — Avv. Piero Ferrigni. 

Yorickson (FanfuUa) — Umberto Ferrigni. 

Ypsilon [Fanfidla e Pasquino) — Luigi Coppola (morto). 



Z (Piccolo) — Rocco De Zerbi. 

Zeffirìno Bellocci (Corriere di Napoli) — Giuseppe Petrai. 

Sozimo — Angelo Garrone. 

Suanin (Farfalla) — Amilcare Scarpetti. 

ZM (FanfuUa) — Giulio Del Valle. 

Nicola Bernaedini. 



PROVINCIA DI ALESSANDRIA 



Inumerò dei Comuni: 343 — Popolazione: 729,710 — Superficie: K. q. 4,937 — Deputati della provincia: 
I. Di Groppello, Ercole, Oddone, Bobbio. 2. Villa, Salussoglia, Serra. V. 3. Bertana, Morini, Mensio, 
4. Raggio, Ferraris M. , Borgatta. 



L'Agricoltore alla luce. Giornale poli- 
tico, agricolo, religioso, fondato nel 1887. 
Esce ogni settimana in 8 pagine con illu- 
strazioni. Abbonamento: anno L 5. Un 
numero io centesimi. (Si stampa in Ales- 
sandria ) 

'Ni:^\a Monferrato. 

L'Avvenire. Giornale politico, liberale, 
amministrativo, nato nel marzo del 1882. 
Per qualclie anno fu l'organo ufficioso del 
partito progressista, sotto la direzione del 
cav. Napoleone Corazzini, attuale corrispon- 
dente della Tribuna e dell' Ilhistraiione 
italiana dall'Africa e redattore-capo del 
Piccolo di Napoli. 

L'Avvenire, mantenuto da azioni in prin- 
cipio, si sostenne in seguito, e da settima- 
nale divenne bisettimanale, per forza pro- 
pria; ed ora, benché continui a combattere 
per principi! liberali, non è più legato ad 
alcun partito. In questo, cioè nella sua 
completa indipendenza fondata su principii 
liberali-progressisti, sta il segreto della sua 
florida vita. 

L'Avvenire presentemente è il più dif- 
fuso giornale del Monferrato. 

Si pubblica due volte alla settimana in 
4 pagine. Abbonamento : anno L. 6, se- 
mestre L. 3,50. Inserzioni 5 centesimi la 
linea. Via dell'Asilo, 40. 

Casale Monferrato. 

L'Avvisatore Alessandrine. Giornale po- 
litico, amministrativo, fondato nel 185^ É 
uno dei più antichi giornali della provincia. 
Esce 3 volte la settimana, lunedi, giovedì e 
sabato, in 4 pagine a 4 colonne. Tira 800 
copie. Abbonamento : L. 8,80 anno. Un 
numero 5 centesimi. 

Alessandria. 

Il Bacologo italiano. Giornale di ba- 
chicoltura, londato nel 1878. Esce ogni 
settimana in fascicoli di 8 pagine, con co- 
pertina. È diretto dal prof. V. Sini e vi 
collaborano: Rosa, Ottavi, Vlacovitch, Bol- 
le, Pasteur, Verson, ecc. Abbonamento; 
L. 8 anno. Un numero 25 centesimi. 

Casale Monferrato. 

La Bollente. Giornale amministrativo, 
politico, letterario della città e circondario 
di Acqui, nato il 25 gennaio 1887. Esce il 
jnancdi d'ogni settimana in 4 pagine, for- 



mato 0,45 y- 0,32. Abbonamento: L. 3 anno. 
Un nuniero 5 centesimi. Tipo-lit. A. Ti- 
relli. É diretto dall'avv. Braggio con la 
collaborazione degli avvocati De Benedetti 
e Alberto Selmi. 

Acgui. 

Bollettino ufficiale del Comizio agrario. 
Giornale agricolo, fondato nel 1870. Esce 
ogni mese in 4 pagine e si dà gratis ai 
soci del Comizio. 

Asti. 

Il Cittadino. Giornale politico, com- 
merciale, fondato nd 185 1. Esce la dome- 
nica e il mercoledì in 4 pagine a 3 co- 
lonne. Ha idee politiche piuttosto avan- 
zate; è redatto però con molto garbo ed 
ha una diffusione di 1000 esemplari. Ab- 
bonamento: L 6 anno, semestre 3,50 In- 
serzioni 15 centesimi la linea. Un numero 
5 centesimi. Tip. Paglieri e Raspi. 

Asti. 

Il Coltivatore. Giornale d'agricoltura 
pratica, fondato nel 1855. Si pubblica 4 
volte al mese in fascicoli di 32 pagine in 8.° 
con illustrazioni. È il migliore, più accre- 
ditato e diffuso giornale agricolo italiano. 
È diretto dai fratelli Ottavi e vi collabo- 
rano i più eminenti agronomi italiani. Tira 
circa 3000 copie. Alcune volte questo gior- 
nale ha raggiunto una tiratura veramente 
eccezionale : così, per esempio, il primo 
numero del 1889, stampato nello stabili- 
mento Cassone, fu tirato a 100,000 co- 
pie. Questa tiratura durò una ventina di 
giorni. Abbonamento: L. 15 anno. 

Casale Monferrato. 

Corriere Astigiano. Giornale politico, 
amministrativo, commerciale, fondato nel 
1870. Esce due volte alla settimana in 
4 pagine. Tiratura 800 copie. Abbona- 
mento : L. 6,50 anno; L. 4 sem. Un nu- 
mero 5 cent. 

Asti. 

II Cristiane. Giornale cattolico, fon- 
dato nell'aprile del 1888. Si pubblica il 
I.' d'ogni mese in 8 pagine in 4.° Ha per 
motto : « Se alcuno patisce come cristiano, 
non si vergogni, an^i glorifichi Iddio. » 
S. Pietro, IV, 16. Direttore: Modoa Fran» 
Cesco. Abbonamento: L. i anno. 



250 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



L' Elettore. Giornale politico, organo 
dell'Associazione costituzionale del circon- 
dario, fondato sullo scorcio del dicem- 
bre 1874, alla morte di Filippo Mellana, 
per propugnare la candidatura dell'avvo- 
cato Aristide cav. Oggero, capo del par- 
tito moderato, successore in Parlamento 
dell'antico deputato casalese. 

Sorta col 1879 l'Associazione costituzio- 
nale del circondario di Casale — la prima 
in Piemonte e della quale più tardi fu pre- 
sidente Giovanni Lanz^, fino a morte, — 
Y Elettore fu ed è tuttora l'interprete di 
quella. Giovanni Lanza vi scriveva sovente. 

L'Elettore si pubblica il venerdì nelle ore 
del mattino in 4 pagine a 3 colonne. É 
diretto dal signor Eugenio Nallino, corri- 
spondente di giornali politici. Questi, nel 
settembre del 1885 ebbe un duello con 
l'avv. Mario Guala, il quale lo ferì. 

Il giornale tratta degl'interessi politici 
ed economici della provincia ed in ispecie 
di Casale e del suo circondario, nonché 
cronaca e fatti vari locali. Tira 800 co- 
pie. Abbonamento : L. j anno, L. 5 seme- 
stre. Inserzioni: 20 centesimi a linea. 

Casale Monferrato. 

Foglio periodico della Prefettura. Gior- 
nale amministrativo olBciale per gli atti 
legali, fondato nel 1865. Esce ogni 1 5 giorni 
in 48 pagine. Tira 1,200 copie. Abbona- 
mento: L. 15 anno. Un numero 90 cen- 
tesimi. Tip. Cazzotti e C. 

Alessandria. 

Fra Tranquillo. Giornaletto politico, 
umoristico, fondato nel 1880. Esce ogni 
domenica in 4 pagine a 3 colonne, quando 
non gli rompono le scatole. Direttore : G. M. 
Piccone. Un num. 5 cent. Corso Roma, 36. 

Alessandria. 

Gazzetta commerciale. Periodico fon- 
dato ai primi del 1S89. Si pubblica ogni 
mese in 4 pagine a 3 colonne e contiene 
gli annunzi d'impieghi vacanti privati, com- 
merciali e pubblici. Direttore responsabile: 
G. Lavagnini. Abbonamento : L. j anno, 
3 semestre - per gli aspiranti impieghi: 
anno L. io, semestre L. 5. Inserzioni: nel 
corpo del giornale L. i la linea; in 4.' 
pagina cent. 20. I municipi, corpi morali 
e privati abbonati richiedenti personale, 
hanno diritto alle inserzioni gratis, Piazza 
del Duomo. 

Tortona. 

Gazzetta d'Acqui. Giornale amministra- 
tivo e di cronaca locale, fondato nel 1871 ; 
col titolo di Giovane Acqui nacque nel 1879 
un altro giornale che nel settembre di detto 
anno acquistò la Ganetta d'Acqui, sotto il 
quale titolo continuò.. Si pubblica una volta 



la settimana in 4 pagine, sotto la direzione 
del proprietario signor Flaminio Toso, il 
quale nel novembre del 1882 in seguito a 
polemiche suscitate in occasione delle ele- 
zioni politiche ebbe uno scontro alla scia- 
bola col signor Giacinto Lavezzari, redat- 
tore di altro periodico locale, ferendolo al 
braccio destro. 

Altri redattori sono : avv. Maggiorino 
Ferraris (eletto deputato nel 1886), avvo- 
cato Macciò, avv. Vitta, Castellani, ecc. 

Tiratura 800 copie. Abbon. : L. 3 anno. 

Acqui. 

Gazzetta del Contadino. Giornale po- 
polare di agricoltura pratica, nato nel- 
l'ottobre del 1880. È redatto in forma af- 
fatto popolare perchè possa andare per le 
mani anche dei più digiuni nelle scienze 
agricole. Esce ogni 15 giorni in 8 pagine 
a 2 colonne con vignette intercalate nel 
testo. Si occupa di agricoltura, enologia, 
economia rurale, viticoltura, invenzioni e 
scoperte, chimica agricola, ecc. Vi scri- 
vono: D. Pinolin, A. Paoletti, P. A. Mi- 
noli, Alberto Cencelli, ecc. Direttore pro- 
prietario: Flaminio Toso (C. Yole). Ammi- 
nistratore responsabile : S. Dina. Abbona- 
mento: anno L 3. Unione postale: L. 4. 
Inserzioni cent. 25 la linea. 

Acqui. 

Gazzetta di Casale Giornale politico, 
religioso (cattolico), fondato nel 1883. Si 
pubblica ogni settimana in 4 pagine. Ab- 
bon. ; L. 4 anno. Un numero 5 cent. 

Casale Monferrato. 

Gazzetta di Novi. Giornale politico 
amministrativo, fondato il 14 marzo 1889. 
Esce il giovedì e la domenica in 4 pa- 
gine, formato 0,37 k-, 0,27. Direttore: Vit- 
torio Bozzola. Abbonamento: L. 6 anno. 
Un numero 5 centesimi. Tip. Sociale. 

(^Questo giornale cesserà nelVoilobre del iSS^.) 

Novi Ligure. 

Gazzettino per tipografie e litografie. 

Giornale mensile per la reclame, fondato 

il 15 marzo 1888. Si pubblica il 15 d'ogni 

mese in 4 pagine in-4.° a 2 colonne, presso 

10 stabilimento tipo-litografico Alfonso Ti- 
relli già Scovazzi. Si spedisce gratis a tutte 
le principali tipografie e litografie del re- 
gno. Inserzioni: una pagina L. 140; mezza 
pagina 75; un quarto 40; un ottavo 25. 

11 pagamento delle inserzioni si accetta 
anche in merce. 

Acqui. 
Giornale vinicolo italiano. Giornale eno- 
logico, industriale, commerciale e agri- 
colo, fondato nel 1875 da O. Ottavi ed 
I, Macagno. Si pubblica ogni domenica 
io 16 pagine in-4.' a 2 colonne, con 8 pjv* 



PROVINCIA DI ALESSANDRIA. 



251 



gine di copertina e illustrazioni. È giornale 
molto serio e ben fatto ; ha una tiratura 
di 3000 copie. Direttore: prof. Ottavio 
Ottavi, agronomo distintissimo. Collabo- 
ratori: dott. E. Ottavi, dott. A. Carpenè, 
O. Cinelli, comm S. Zirlili, prof, C. Hu- 
gues, prof V. Sini, N. Meloni, dott. G. Ciot- 
ti, ecc. Il giornale ha corrispondenti in 
tutte le Provincie italiane ed all'estero. Se- 
gretario della redazione: agr. C. Marchese. 
Abbonamento: anno L. io, semestre 5,50, 
trimestre 5,50. Estero L. 12 anno. Abbo- 
namento comulativo col giornale il Colti- 
vatore (vedi) anno L. 22 - Estero 27. 

Presso il Giornale vinicolo esiste un de- 
posito di macchine enologiche, barbatelle 
di viti, ecc. ; e inoltre un gabinetto di crit- 
togamìa ed un altro chimico, dei quali gli 
abbonati possono servirsi per consultazioni, 
esperimenti, ecc. 

Casale Monferrato. 
La Giurisprudenza Casalese. Ciornale 
di scienze giuridiche, fondato nel 188 1 
in sostituzione del giornale Temi Casalese, 
cessato. Si pubblica ogni mese in fascicoli 
di 32 pagine; contiene la collezione delle 
sentenze in materia civile e commerciale 
della Corte d'appello di Casale. Direttori : 
avv. Ivugenio Bagna e avv. Filippo Prato. 
Abbonamento: anno L. 14. Un numero 
L. 1,25. C. Cassone, editore. 

Casale Monferrato. 
L' Indicatore - Impieghi. Giornale fon- 
dato nel novembre 1888. Pubblica gli 
impieghi vacanti privati, commerciali e 
pubblici. Esce ai primi d'ogni mese in 8 pa- 
gine in-4 ° Abbonamento: L. 3,50 anno. 
Via Porta Alessandria, 3. 

Tortona. 
La Lega. Giornale politico, ammini- 
strativo e letterario, fondalo il 12 apri- 
le 1885. Si pubblica ogni domenica in 4 
pagine in-fol. Abbonamento: L. 3,50 anno. 
Un numero 5 centesimi. Tip. Cazzotti e C. 

Alessandria. 
Il Marchese Colombi. Giornale di let- 
tere, scienze ed arti, nato il 6 gennaio 1889 
e diretto dal prof. Gustavo Tanti e avv. Giu- 
seppe Muffone. Esce ogni settimana in 4 
pagine formato 0,43 x 0,30. Abbonamento: 
L. 3 anno. Un numero 5 centesimi. Ditta 
Chiari, Romano e Filippa; via S Dalraazzo, 
orfanotrofio maschile. 

Alessandria. 
Il Monferrino. Giornale politico, am- 
ministrativo, fondato nel 1885. Esce ogni 
domenica in 4 pagine. Abbonamento: L. 3 
anno. Un numero 5 centesimi. 

Casale Monferrato. 
Il Monitore, Giornale degl' impiegati, 



fondato nel marzo 1888. Si pubblica i primi 
d'ogni mese, in 4 pag., formato 0,3 1 x 0,21. 
Pubblica gl'impieghi vacanti, commerciali 
e pubblici. Direttore : Oreste Trinchieri. 
Abbonamento: L. 9 anno. Via Garetti, i. 

Asti. 
Omnibus. Gazzetta del circondario di 
Novi Ligure, fondata il 4 dicembre 1874. 
Tratti di politica, agricoltura, industria e 
commercio. Esce ogni domenica in 4 pa- 
gine grandi a 3 colonne. Direttore: Salvi 
M. Pasquale. Tiratura 1000 copie. Ha tipo- 
grafia propria, corrispondente alla capitale 
e telegrammi particolari. Abbonamento: 
anno L. 6. Inserzioni: 25 centesimi a 
linea. 

Novi Ligure. 
L'Osservatore, gazzetta di Alessan- 
dria. Giornale politico, amministrativo, 
commerciale, liberale progressista , fon- 
dato nel 1865. Si pubblica il mattino di 
ogni mercoledì e sabato. È ufficiale per 
gli atti della Camera di commercio ed arti 
della proviacia. Tiratura media 1200 co- 
pie. Abbonamento: anno L. 6, semestre 
L. 3,50, trimestre L. 2. Un numero cen- 
tesimi IO. Inserzioni 4." pagina cent. 20. 
Ceduto dal cav. Andrea Rossi nel 1881 
ne assunse la nuova direzione il geom. De- 
fendente Mellana, attuale direttore. Da 
quell'epoca non fu mai legato a nessun par- 
tito. Nella sua assoluta indipendenza è ripo- 
sto il suo continuo ed incessante sviluppo. 

Alessandria. 
Il Piemonte agricolo. Giornale popo- 
lare di agricoltura, nato il i.° ottobre 1883 
col titolo di Monferrato vinicolo che poi 
mutò nell'attuale. Esce ogni domenica in 
4 pagine a 4 colonne, sotto la direzione 
di Gaspare Bonzi, il quale per la sua pe- 
rizia e competenza ha saputo rendere il 
giornale diffusissimo e conosciuto non solo 
nella propria regione ma in molte altre. 
Abbonamento: L. io anno. Un numero 
20 centesimi. 

Alessandria. 
La Scrivia. Giornale politico, ammi- 
nistrativo, democratico, fondato nel 1873, 
e diretto dall'avv. Michele Romagnoli, e.x 
deputato al Parlamento. Si pubblica ogni 
settimana in 4 pagine. Tira circa 500 co- 
pie. Abbonamento : L. 5 anno. Un nu- 
mero 5 centesimi. 

Tortona. 
La Società. Periodico del circondario 
di Novi Ligure, fondato nel 1866. Si oc- 
cupa di poUtica, agricoltura e finanza. Esce 
ogni domenica in 4 pagine a 4 colonne. 
Dapprima in formato piccolissimo, si in- 
grandì nel 1880, diramandosi e rendendo:?! 



252 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



popolare non solo in città, ma nel ricco 
circondario. 

Nel 1870 il proprietario prof. Andrea 
Reali, acquistò una piccola tipografia con 
torchio in legno, ed oggi detta tipografia 
trovasi fornita di macchina celere Marinoni. 
Tiratura 2500 copie. Abbonamento: anno 
L. 5, semestre 3. Un numero io centesimi. 
Inserzioni 25 centesimi la linea. Via Gi- 
rardenghi. 

Novi Ligure. 

Supplemento al foglie periodico della 
Prefettura. Esce due volte alla settimana 
dal 1876, in 20 pagine, e contiene gli an- 
nunzi legali amministrativi. Abbonamento: 
L. 15 anno. Tip. Cazzotti e C. 

Alessandria 

Verità e Fede, Gazzetta Alessandri- 
na. Giornale religioso, letterario, scien- 
tifico, nato il primo sabato del 1879. Fu 
fondato dal vescovo monsignor Pietro Gio- 
condo Salvay. Si pubblica ogni sabato in 
4 pagine. È redatto da sacerdoti, e ne fu 
sempre, come ne è tuttora, direttore il ca- 
nonico Giuseppe Prelli. Il giornale non 



pati mai alcun sequestro. Ha una tiratura 
ordinaria di 500 copie. Abbonamento : 
anno L. 3, semestre 2. Un numero 5 cen- 
tesimi. Via Savonarola, 5. 

Alessandria. 
Il Vessillo israelitico. Periodico per 
la scienza e la letteratura israelitica, fon- 
dato a Vercelli nel 1853 col titolo di Edu- 
catore israelita dai professori G. Levi ed 
E. Pontremoli, e continuato poi in Casale, 
ove esce dal 1874. Si pubblica ogni mese 
in fascicoli di 32 e spesso 40 pagine É 
unico nel suo genere in Italia. Direttore : 
cav. F. Servi. Il giornale si occupa spe- 
cialmente di storia, tenendo dietro ai fatti 
più salienti che avvengono fra gl'israeliti 
del mondo, e contiene imltre biografie, 
varietà, cronache, racconti e notizie che 
interessano gli studi geografici e linguistici. 
Diffuso in tutta Italia e all'estero, ha col- 
laboratori valenti e numerosi. Abbona- 
mento: L 10 anno. Un numero i lira (i) 

Casale. 



(i) Vedi l'articolo sul Giornalismo israelitico in Italia. 



IMPRESA GENERALE DI PUBBLICITI ITALIANA 

per affissione permanente di manifesti sopra tavole metalliche e 
volante ai muri, fondata nel 1881. 

Proprietario Geom. Defendente Mellana — Alessandria. 



Giornali cessati: 

V Asino, politico umoristico, nato 1876. 

U Astese, n. 1870, fu soppresso;. dette luogo al Pipistrello, n. 1871; usciva due volte 
al mese in 4 pagine con caricature. 

U Avvenire, politico, commerciale, letterario, settimanale, n. a Nizza Monferrato, 1881, 

Bollettino del Comizio Agrario, n. ad Alessandria nel 1867, diretto da Carlo Cal- 
derara. 

Il Capo Musica, giornale per le bande, fondato nel i88x col titolo di Gara Musicale, 
bimensuale, a Casale Monferrato. 

La Concordia, n. 1863 a Casale Monferrato, bisettimanale, ufficiale della provincia. 
Durò IO anni circa. 

Il Corriere d'Acqui, settimanale, n. 1879. 

Don Chisciotte, umoristico, n. 12 aprile 1885, settimanale, ad Asti. 

La Feluca, rivista della città, n. 1888 ad Acqui, cessò dopo tre sole pubblicazioni. 

La Fiaccola, n. 1884 ad Alessandria, mensile. 

La Forinola Nuova, n. a Moncalvo nel 1880, direttore avv. cav. Agostino Della Sala 
Spada. Il Della Sala era repubblicano in principio, poscia, in omaggio alla libertà 
delle opinioni successive, divenne clericale e nelle elezioni politiche del 1882 si 
presentò candidato a Casale. 

La Gaietta di Alessandria, n. 1871, durò oltre 12 anni; bisettimanale. Fu ceduta 
gratis al geom. Defendente Mellana, attuale direttore dell' Osservatore (vedi) il 7 
novembre 1882 che ne sospese le pubblicazioni il i.° gennaio 1883. 

La Galletta di Casale, n. 1876, di principii progressisti, diretta dai professori Ot- 
tavi, V. Sini, G. Solerlo, da non confondersi con l'attuale Gaietta di Casale, gior- 
;iale clericale. 



PROVINCIA DI ALESSANDRIA. 253 

— Ga\xeita di Valenza, n. 1888, direttore Edoardo Bonelli. 

— Gaiieltino di Valenza, n. 1888, direttore Giusto Calvi. 

— U Iride, periodico religioso, n. 1885, mensile di Casale. 

— La Luce, n. a Tortona nel 1885, settimanale. 

— Il Monferrato, n. 1871 a Casale, bisettimanale, organo dell'Associazione liberale pro- 

gressista. Visse oltre 12 anni. 

— Nuova Gaietta d'Asti e Corriere del Monferrato, n. 1880, bisettimanale politico. 

— Il Politeama sociale, giornale di annunzi teatrali e commerciali, n. 1885 a Casale, 

settimanale. 

— La Riscossa, politico settimanale n. a Tortona nel 1884, direttore avv. A. Faggiuoli. 

— La Scimia, n. ad Alessandria nel 1887. 

— La Staffetta, quotidiano, n. 1880 ad Alessandria, progressista. 

— Sta^iello, settimanale, n. 1885 ad Acqui. 

— La Vedetta, n. 21 marzo 1885 a Tortona, settimanale. 

— Il Vecchio Monferrato, politico progressista, n. 1882 a Casale. 

— La Viticoltura pratica e ragionale, n. 1886 ad Acqui, settimanale. 

— Nell'agosto del 1875 un esimio giornalista già direttore del Carroccio morì a Ca- 
sale, lasciando per testamento una rendita di 1500 franchi da impegnarsi fino alla sua 
estinzione, a liberare e mantenere i cani che fossero pigliati al laccio in quella città 
dal pubblico accalappiatore. I giornalisti fanno tuttodì molto male ai cani, ed è giusto 
che uno finalmente abbia voluto compensarli dei danni sofferti. Il cane è una vittima 
del giornalista. Siamo giusti tuttavia: anche il giornalist:: ha cuore. 

Quando un cane muore avvelenato sulla pubblica via n'è commosso ed il giorno 
dopo inveisce contro il solito assessore, che permette si ricorra a questi barbari mezzi 
di distruzione. — (Da un articolo di C. Anfosso.) 

— Ecco un elenco completo dei giornali nati e cessati a Novi Ligure : 

Il Vaglio (1840) - Critico, scientifico, artistico, letterario - Direttore: F. Ravelli - 
Redattori: L. Scarabelli, B. Silorata, F. Mazzi - Tip. Moretti Giacinto. 

Il Provveditore (1849) - Domestico, istorico, critico - Direttore Capurro Giù. Fran- 
cesco - Tip. Camusso. 

U Educatore popolare (1852) - Istruzione pratica, morale, letteratura - Direttore pro- 
fessor Paterno - Tip. Salvi. 

Il Vessillo italiano (1853) - Istruzione, politica, letteratura - Direttore prof Paolo Del- 
fino - Tip. Camusso. 

Il Progresso (1854) - Politico, filosofico, amministrativo - Direttore prof. G. Galli - 
Tip. Camusso. 

L'Aurora (1854) - Politico amministrativo della Provincia - Tip. Camusso. 

Galletta di Novi (1854) - Politico commerciale d'annunzi per la Provincia - Tipo- 
grafia Colombo. 

La Forbice (1854) - Giornale della Provincia - Direttore Cristoforo Colombo - Tipo- 
grafia Colombo. 

L'Eco di Novi (1854) - Gazzetta popolare della Provincia - Direttore Giuseppe Ca- 
musso - Tip. Subalpina, Torino. 

Il Lemme (1856) - Politico, letterario, commerciale - Direttore prof Rossari - Tipo- 
grafia Salvi. 

Memorie e Documenti per servire alla storia della Città e Provincia di Novi (1856) - 
Direttore Capurro Giù. Francesco - Tip. Salvi. 

La Civetta (1857) - Umoristico - Direttore Salvi M. Pasquale - Tip. Camusso. 

Il Messaggiere (1859) - Pohtico letterario - Direttore F. Banchero - Tip. Camusso. 

Avvisi utili (1859) - Pubblicazioni commerciali - Direttore Salvi M. Pasquale - Ti- 
pografia propria. 

Monitore del Circondario (1862) - Politico commerciale - Direttore Salvi M. Pasquale - 
Tip. propria. 

Novi-ligure - Organo di pubblicità pel commercio - Direttore prof. Luigi Ragazzoni - 
Tip. Camusso. 

Il Telegrafo alfabetico (1S68) - Amministrativo, critico, grammaticale - Direttore An- 
drea ReaU - Tip. Rossi e C, 

Il Bollettino commerciale della piazza di Novi (1872) - Direttore Salvi M. Pasquale - 
Tip. Salvi. 



254 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Il Faglio (1873) - Commercio, industria, lettere - Direttore Eugenio Brachi - Tipo- 
grafia propria. 

Repertorio generale di giurisprndenia - Sentenze e disposizioni legislative - Direttore 
avv. Fazio Giacomo - Tip. Salvi 

Il Sistema Caparro ossia guerra all'alfabetismo (1878) - Critico didattico - Direttore 
Rovere Ane^elo - Tip. Reali. 

Il Risveglio, loglio oradese (i88j) - Direttore avv. G. Traverso - Tip. Prosino. 

Bollettino del Codi ìlio agrario (1884) - Direttore Baffi prof. Pietro - Tip Reali. 

La Raccolta (1884) - Indipendente politico - Direttore Bruto Millelire (suicidatosi nel 188 j 
nei giardini pubblici, mentre suonava il concerto militare) - Tip. Picone (Alessandria). 

L'Agricoltore pratico del Circondario (1885) - Direttore Baffi prof Pietro - Tip. So- 
ciale. 

Il Telegrafo fi886) - Giornale quotidiano: ebbe pochi giorni di vita - Direttore Ca- 
musso Giuseppe - Tip. Salvi. 

L'Eco dello Scrivia, gazzetta di Busola (1888) - Direttore E. V Brunetti - Tip. So- 
ciale. 

Il Cattolico Novese (1889) - Organo della buona stampa: uscirono soli 2 numeri - 
Direttore Fesse Don Luigi. 



GIORNALI E GIORNALISTI ALESSANDRINI 



Fra Chicliibio. 

Fra Chichibio era Carlo A. Valle, che si compiaceva tanto di questo suo pseu- 
donimo, Carlo A. Valle nacque a San Salvatore, provincia di Alessandria, da geni- 
lori che non dovevano essere ricchi, se si deve giudicare dalle condizioni di fortuna 
in cui egli venne primieramente ir. Torino, lo lo conobbi a Torino nel 1846. Aveva 
allora, a un dipresso, una trentina d'anni. Era stato nel seminario di Alessandria, poi 
aveva smesso l'abito di chierico, aveva lasciato la sua provincia, era venuto a Torino 
neil' intendimento di trovar fortuna colle sue cognizioni letterarie. S'era legato d'ami- 
cizia con parecchi giovani amantissimi delle lettere, Domenico Capellina, Giuseppe Ber- 
toldi, Domenico Carbone, e altri. Aveva studiato molto la storia d'Italia, segnatamente 
il medioevo, faceva delle liriche, volgeva al religioso, mostrava un po' di tendenza allo 
ascetismo. Per campar la vita aveva trovato un posto di correttore in una stamperia. 

All'università, nella scuola d'eloquenza del professor Paravia, il sabato, leggeva 
dei brani di un suo poema medioevale che pubblirò poi in un volumetto. 

Chi avrebbe detto allora ciò che doveva seguir cosi poco tempo dopo? Chi 
avrebbe detto che l'anno 18 48 sarebbe slato così diverso dal 1845 e fecondo di 
così strani rivolgimenti? 

Fra i rivolgimenti che trasse seco il 1848 vi fu questo cui nessuno badò, per- 
chè seguiva ben altro: Carlo A, Valle sbucò fuori scrittore satirico in versi sul neonato 
Fischietto, collo pseudonimo di F'-a Chichibio. Il Fischietto fu iniziato dallo A. Valle 
per lo scritto, e dal Redenti per le caricature. Il Redenti era caricaturista valentis- 
simo. Il Fischietto era una novità quanto si possa dire attraente per dei lettori che 
uscivano allora dal regime della censura. 

Tanto il Redenti quanto lo A. Valle attribuivano ciascun dei due a sé stesso la 
grande riuscita del giornale. Riuscita, del resto, che arricchiva l'editore Cassone, non 
loro. Avevano uno stipendietto e nulla più. in quel tempo era una cosa siffattamente 
fuori d'ogni consuetudine che i versi e i disegni potessero arricchire un uomo, che 
il caricaturista e Io scrittore si tenevano abbastanza paghi del guadagno, relativamente 
piccolo, che venivano facendo. Soltanto, il credersi che facevano l'uno e l'altro il so- 
stegno necessario del giornale non poteva a meno di far nascere della discordia fra 



PROVINCIA DI ALESSANDRIA. 



255 



loro, la qua! discordia non dispiaceva all'editore che conosceva il precetto di dividere 
per imperare. 

La discordia condusse a questo risultato, che lo A. Valle abbandonò il giornale, 
che fu preso allora da Chiaves, Piacentini e B'jrsezio. Una sciabolata sulla testa data 
al Berst-zio portò anche più avanti la fortuna del giornale, che non aveva, del resto, 
affatto bisogno di questo mezzo energico per mettersi in vista. 

Lo A. Valle tentò di fare un Suoco Fischietto, e nessuno ci badò. Ttntò di 
proseguire alcuni lavori drammatici, perchè aveva avuto qualche successo di occasione 
in teatro, e dovette smettere. Si trovò a terra. 

Allora egli fece ciò che abbiamo fatto tutti. Si fece professore. Il municipio di 
Alessandria gli diede anche qualche incarico di lavori storici locali. Fece in quella 
città un giornale: Il Gagliardo. Poi dal liceo di Alessandria venne professore in un 
liceo di Torino. Seguitò, nelle scuole, a divorar preii (insegnava la storia) come aveva 
fatto nel giornale. 

Fece anche un Dizionario di lettere, scienze ed arti, ecc. ecc., e lo fece in col- 
laborazione con me. L'editore Treves diceva che questo grande dizionario era fatto 
da una società di dotti sotto la direzione di A. Valle e la mia. In verità lo facevamo 
tutto noi due, lui ed io. E ancora, io non ne scrissi una riga. La mia parte la fece 
tutta mia moglie. Io mi contentava di dare la mia alta approvazione. 

Ma, da che sono in vena di sincerità, devo aggiungere che quel dizionario mia 
moglie lo fece quasi tutto essa sola. 

Carlo A. Valle non ci accompagnò che breve tratto, fino alla lettera D. Scrisse 
rarticolo Dramma e morì. 

Michele Lessona. 



Biagio Caranti. 

Benché nato a Sezzc Monferrato nel 1 839, Biagio Caranti è di Caste'nuovo Bor- 
midf.. Suo padre dotto ed integro magistrato, sua madre donna per affetto, intelligenza 
a nessuna seconda, lo educarono ai principii palrioitici e liberali del secolo. Giovanis- 
simo ancora, ebbe la fortuna di conoscere il venerando marchese Giorgio Pallavicino 
Trivuizio, che egli amò sempre qual secondo p^dre. E in casa di Pallavicino che 
Biagio Caranti conobbi Giuseppe Garibaldi, La Farina e i principali cospiratori per la 
indipendenza e la grandezza d' Italia. Il marchese Pallavicino conosciuto l' ingegno del 
giovane Biagio non mancò di coltivarlo e con tutta l'espansione di padre lo prese 
ad amare. 

Lo volle seco nella Società Nazionale, di cui lo fece segretario. Ed è per essa 
che il diciottenne Caranti scrisse il Catechismo po/ilico, opuscolo, il quale venne di- 
chiarato unico nel suo genere per la semplicità della forma, ppr la chiarezza dei con- 
cetti, per la naturalezza del colorito, per l'evidenza delle similitudini. Nel 1859 colla 
marchesa Pallavicino fu l'anima del Gomitato, dall'illustre donna organizzato, per ve- 
nire in soccorso dei feriti. Sul finire del '59 noi lo vediamo applicato al gabinf^ito 
del Ratlazzi, allora ministro per l'interno. L'anello di congiunzione in quei giorni tra 
l'illustre alessandrino e l'eroe di Caprera, era il giovane Caranti. 

Garibaldi intraprende la spedizione di Marsala e Caranti amato da Raltazzi, sti- 
mato da Cavour, tenuto per figlio dal Pallavicini, corre volontario tra le schiere dei 
garibaldini. Il 1.° ottobre 1860 in Napoli egli assunse le funzioni di s-ìgretario del 
prodittatore Pallavicino. 

Il Caranti, come dissi, pubblicò: il Catechismo politico pei contadini che fu 
dichiarato una vera specialità pel suo genere: Alcune notizie sul plebiscito napole- 
tano; e numerosi opuscoli. Dopo il 1860 fu chiamalo a capo della divisione centrale 



256 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

del Ministero d'agiicollura e commercio; vi rimase per otlo anni. A lui è dovutala 
fondazione del grande Istituto forestale di Vallombrosa. Durante la guerra del 1866 
ebbe una missione segreta nei Principati danubiani. Da ultimo, fu presidente del Con- 
siglio d'amministrazione dei Canali Cavour, nominatovi dal Sella. 

Del Carenti scrittore abbiamo, Ira le altre cose, un lavoro sulla Colonizzazione 
delle Nicobare, lavoro di amministrazione che mostra in lui molta passione per gli studi 
geografici. Co'^ì di-^asi della breve, ma ben fatta biografia del Lewingston; delle Me- 
morie storiche sulla Certosa di Pesio, che devono essergli costate non poche fatiche. 

Altri scritti sono tutti di natura politica, e ricordiamo con quanta vivacità il Guer- 
razzi lo attaccò quando pubblicò la fìoina Isuova. 

Biagio Carenti dopo il 18 marzo 1876, visto com.e il Piemonte e Torino non 
avessero alcun giornale che difendesse gli atti del partito moderato, ne spiegasse gli 
intendimenti, ne patrocinasse le idee, e parendogli importante che la culla vera di esso 
partito non rimanesse più oltre in piena balìa di un giornalismo coalizzato di parte 
contraria, fondò il Risorgimento, rialzando come bandiera di resistenza questo gior- 
nale già creato da Cesare Balbo e dal Conte di Cavour e ne tenne la direzione per 
oltre due anni e mezzo. La lasciò quindi per ragioni di salute e per apprezzamenti 
politici, continuando però a collaborarvi. 

Biagio Carenti, dopo di avere appartenuto al partito garibaldino, dopo di avere 
per qualche tempo seduto al centro della Camera, è oggi uno dei leader della Con- 
sorteria piemontese. 

Egli appartiene alle stampa torinese che loda in lui l'avversario gentile ed inge- 
gnoso, lo scrittore semplice, pieno di verve, il quale conosce per bene le questioni 
politiche del giorno e fugge dai rumori di una retorica che sa di pulpito o di meeting. 



Il Giornalismo Israelitico in Italia. 

Per chi vorrà un giorno fare la storia del giornalismo in Italia non saranno inutili 
questi cenni, che riduco alla maggior brevità possibile. 

La libertà civile degli Israeliti in Italia — lasciando da pane l'epoca napoleo- 
nice — data dalla proclamazione dello Statuto, ma questa legge di fratellanza fu pre- 
parata dalla manifestezione delle stempa onesta e liberale. E vi contribuì il giornalismo 
israelitico eziandio. 11 primo periodico che sorgesse in Italia a trattare le cose attinenti 
alla letteratura e morale giudaica — per isvelare ai concittadini d'altra fede i senti- 
menti civili e patriottici, onde gl'israelitici sono animali — fu la Rivista Israelitica, 
che vide la luce in Parma nel 18 45-1848 (I). Ne era direttore quel chiarissimo 
ingegno del dottor Cesare Rovighi da Modena, che poi datosi alla milizia nel 1848 
fu colonnello comandante il distretto militare di Monza, ufficiale d'ordinanza di S, M. il 
defunto re Vittorio Emanuele, ed è altresì autore di une Storia dell'arte militare 
ed altre opere pregiatissime. 

Cessata la Rivista Israelitica — a cagion della guerra dell'indipendenza, a cui 
tutte le menti erano rivolte — fino al 1853 niun organo speciale ebbe il giudaismo 
italiano. 

Comparve in quell'anno a Vercelli V Educatore Israelita, diretto dai professori 
Giuseppe Levi ed E. Pontremoli, giornale che seppe con molta dottrina e coraggio 
difendere il principio per cui lottava. 



(i) Cosi il giornalismo israelitico in Italia non conta che 35 anni. In Germania 
vi sono giornali israelitici da circa un secolo; in Francia da oltre 40 anni (ove non si 
voglia tener conto di qualche tentativo fatto anteriormente ma abortito); in Inghil- 
terra da 39. 



PROVINCIA DI ALESSANDRIA. 257 

Morto nel luglio 187 4 il cav. prof. Levi, il giornale venne continuato sotto il 
nome di Vessillo Israelitico, in Cisale Monferrato, dal cav. Flaminio Servi, che, più 
giovane d'anni, seppe infondergli nuova vita e renderlo diffuso all'Italia ed all'estero. 

Questo è ora l'unico giornale israelitico che si stampi nel regno. 

Nel i866, uscì per un anno in Livorno un altro giornale intitolato L'Israelita, 
diretto dal prof. L. Racah, ma cessò dopo breve tempo. 



Giornalismo Casalese 

Nel 1869 la stampa politica Casalese era rappresentata dalla vecchia Concorrfm, 
che divenuto giornale ufficiale per le inserzioni giudiziarie con un utile annuo di piià 
di 20 mila lire, aveva perduto ogni fibra ed ogni autorità. 

Il parlilo mellaniano che formava nella provincia di Alessandria la legione più 
imperlante del partito Rattazzi, per la inerzia e ingratitudine di molti tra coloro che 
erano stati dal Mellana e dal Rattazzi beneficati, anda qugempre più perdendo terreno. 

11 giornale la Tribuna fondato allo scopo di far ironie al partito del Lanza mo- 
riva in poco tempo senza aver dato neanche la prova di saper combattere. Fu allora 
che sorsero tre giovani pieni di fede e di coraggio, fondando il Casalese nel di- 
cembre del 1869 per sostenere politicamente le idee della sinistra parlamentare e 
proteggere amministrativanicnte gì' interessi cittadini. Questi tre giovani erano l'Avv. 
Massimo Martinotti, il Prof. Oitavio Ottavi e l'Avv. Alessandro Ubertis. Ai due legali 
spettava la parte politica, all'Ottavi le riviste musicali e drammatiche. 

Era il primo giornale del tipo veramente moderno ed era pieno di brio e di 
festività. 

L'impronta forte e vigorosa nella polemica era data dal Martinotti. 

Uscì prima l'Ottavi dalla redazione perchè occupato nei suoi studi prediletti delle 
scienze positive: dopo un certo tempo usciva anche l'Ubertis: restò il Martinoiti a 
combattere da solo le idee liberali con una nota marcatamente energica. 

Furono epoche quelle di battaglie aspre e difficili pei partiti politici di Casale, 
ma epoche di discussioni vantaggiose nelle quali appariva in tutta la sua vitalità la 
forte fibra monferrina. Le polemiche si succedevano alle polemiche, i duelli ai duelli, 
portali sempre con perfetta cavalleria, e per tutti e contro di tulli sulla breccia si 
trovava sempre il Martinotti. 

Il Casalese lasciò le sue pubblicazioni nel 1875 per dar luogo al Progresso, 
organo dell'associazione liberale che si era fortemente organizzata in Casale in occa- 
sione della nuova èra politica che si apriva per la chiaojata al potere dei capi della 
Sinistra nel marzo del 1876. A dirigere il Progresso fu anche chiamato il Marti- 
notti e il giornale fu viilorioso in tulle le campagne politiche in allora combattute. 

Nominalo il Martinetti Commissario Regio a Montemagno per riorganizzare la 
importante amministrezione di quel comune della Provincia di Alessandria, il Pro- 
gresso si trasfuse nel giornale il Monferrato, che mentre prima era avverso, si decise 
allora a patrocinare le idee di coloro che erano contrari al partito moderato. 

Ora la stampa progressista in Casale è rappresentala dal giornale V Avvenire che 
raccolse la eredità dei passati ciiati giornali, ma è viva sempre la memoria del Ca- 
salese e del Progresso: sia per la impronta che lasciarono per lungo periodo di anni 
nella storia dei partiti cittadini, sia per la fede nei principii che sostenevano, sia per 
il disinteresse con cui erano redatti, sia per una splendida vigoria di forma che ri- 
fletteva- la coltura, il caratlere e la costanza, nonché la fermezza di propositi di chi 
li dirigeva. 

Ed ora non è senza interesse sapere alcun che della vita dei fondatori di quel 
giornale che battagliò quando la grande politica italiana riceveva il suo indirizzo da 

N. Bernardini — Guida dilla Stampa periodica italiana — 17. 



258 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



due uomini illustri che se erano di idee opposte erano concordi nella idea nobil'ssima 
di far grande la patria: voglio dire Rattazzi e Lanza; quando con uno scherzo che 
aveva un gran fondamento nella verità il Consiglio Provinciale di Alessandria si chia- 
mava il parlamentino e Mellana il viceré di Casale; quando a Lanza toccava la 
grande ventura di guidare le sorti dell'Italia a Roma. 

11 Cav. Ottavi quale successore all'illustre padre suo, dirige ora il giornale agri- 
colo il Coltivatore e si trova a far parte in Casale di svariate aziende industriali e 
commerciali, coadiuvalo dal fratello e dal cognato Prof. Vincenzo Sini direttore del 
Bacologo. 

L'Avv. Alessandro Ubertis entrato nella carriera delle Prefetture, moriva giova- 
nissimo a Palermo nel 1875. 

Il Cav. Massimo Marlinotti, dalla stampa giornalistica, nella quale resistette vi- 
gorosamente per circa un decennio, passò nella carriera amministrativa, vincendo ci- 
menti diflìcilissimi nei Commissariati Regi di iMontemagno e di Castello D'Annone, 
finche nel 1881 entrava nella carriera giudiziaria quale sostituto Procuratore del Re. 

Dalle residenze di Brescia e di Napoli passava a quella di Roma, ove otteneva 
la nomina a Procuratore der^-.e di Reggio Emilia. 

Non lasciò l'amore alle pubblicazioni e la slampa di Roma si occupava que- 
st'anno diffusamente di un suo lavoro fatto in occasione dell' inaugurazione dell'anno 
giuridico e che parve una novità del giorno. 



Anno 



"• IMPRESA fli POBBLICITÀ ei AFFISSIONE 



Anno ZI. 



SK ERiST 




15 — Via Aliberti — 15 



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Distriliazioiie Cartelli e Prograimiii per C2u è, allerpi e per le Tie. 

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Servizio immediato — Prezzi eccezionali. 
COMMISSIONI — RAPPRESENTANZE — DEPOSITI. 



PROVINCIA DI ANCONA 



Numero dei Comuni: 51 — Popolazione: 267,338 — Superficie: K. q. : 2,0^1 
riotti F., Elia, Briganti-Bellini, Brusdiettini, Bosd^ri. 



Deputali della provincia : Ma- 



L'Agricoltura della Provincia d' Ancona. 
Giornale agricolo, fondato nel 1885. Si 
pubblica ogni mese in fascicoli di 16 pa- 
gine. Abbonamento: L 3,50 arino. Un nu- 
mero 30 centesimi. 

Jesi. 

Le Api e i Fiori. Periodico mensile 
per la diffusione dell' apicoltura razio- 
nale, fondato nel 1883. Esce in 16 pagine 
in-S." ed è diretto dal prof. Alessandro 
Chiappetti. Abbonamento : anno L. 3. 
Estero L. 3,50. Un numero 20 cente- 
simi. 

Jesi. 

La Bilancia. Giornale politico demo- 
cratico settimanale, nato nel 1886. Esce 
ogni sabato in 4 pagine a 3 colonne. Di- 
rettore: Pietro Girombelli. Ha pure una 
parte letteraria; pubblica in appendice 
buoni romanzi Abbonamento : anno L. 4, 
semestre 2. Un numero 5 centesimi. 

Jesi. 

Bollettino trimestrale dell'Ospedale di 
S. Casa di Loreto. Fondato nell'ottobre 
del 1887. Si pubblica a fascicoli di oltre 
60 pagine in-8.° È organo dell'Associa- 
zione medica marchegiana, ed ha per 
iscopo il miglioramento delle condizioni 
igieniche della regione. Direttori: dott. Tom- 
maso Casali ed Ettore Marchei. Tip. Ni- 
cola Brancondi. 

Loreto. 

Cronaca del Manicomio Anconitano. Re- 
soconto dell'ospizio degli alienati. Fon- 
dato nel 1874, si pubblica ogni mese in 
un numero indeterminato di pagine e si 
distribuisce gratuitamente. Direttore: dott. 
G. Riva. (Vedi Diario di S. Benedetto di Pe- 
saro, e l'articolo Giornali per gli alienati.) 

Ancona. 

L'Eco della S. Casa di Loreto. Gior- 
nale religioso (cattolico) fondato nel 1882. 
Si pubblica ogni mese a fascicoli di 12 pa- 
gine. Direttore: Gioacchino Maria Tede- 
schi. Abbonamento: L. 2 anno. Non si 
vende a numeri separati. 

Loreto. 

Foglio periodico della Prefettura. Gior- 
nale delle leggi e decreti della prefettura, 
fondato nel 1866 col titolo di Bulletlino 
della Prefettura. Esce ogni settimana in fa- 



scicoli di 4 a 12 pagine. Abbonamento: 
L. 20 anno. 

Ancona. 

Giornale di Agricoltura. Rivista agri- 
cola fondata nel 1870. Esce ogni mese 
in fascicoli di 16 pagine; contiene gli atti 
del R. Istituto tecnico di Jesi e della 
R. Scuola pratica di agricoltura di Fa- 
briano. É organo del Comizio agrario per 
cura del quale si pubblica. Direttori: pro- 
fessor Ruggero Rossi, prof. Nicola Ma- 
riani, prof Arzeglio Felcini. Tiratura 1000 
copie. Abbonamento: L. 2 anno. 

Jesi. 

Giornale giuridico delle Marche e del- 
l' Umbria. Rivista di giurisprudenza, fon- 
dato nel 1886. Direttore: avvocato E. Fos- 
sa-Mancini. Vi collaborano distinti av- 
vocati e giureconsulti. Si pubblica a fa- 
scicoli di 48 pagine una volta al mese. 
Contiene le sentenze dei tribunali e corti 
di appello di Ancona, Macerata, Peru- 
gia, ecc. Si stampa a Castelptanio. Abbo- 
namento: L. 16 anno. Un numero L. 1,50. 
Tip. Romagnoli e C. 

Jesi. 

Il Libero Patto. Periodico socialista, 
fondato il 3 febbraio 1889. Esce ogni 15 
giorni in 4 pagine formato 0,40 -y. 0,29. 
Ha per motto : « Non voglio dettare, ne ri- 
cevere leggi, » Condorcet. — Abbonamento : 
L. 2 anno; un numero 5 centesimi. Presso 
Cesare Agostinelli, piazza Roma. 

Ancona. 

Lucifero. Giornale politico democra- 
tico, fondato nel 1870. Si pubblica ogni 
domenica in 4 pagine a 4 colonne. Ha 
per motto le parole di Mazzini: Se no, no. 
In politica è spinto oltremisura; ha sof- 
ferto perciò sequestri e sospensioni. Tira 
circa 500 copie. Direttore: Domenico Ba- 
rilari. Abbonamento : L. 4 anno, L. 2 se- 
mestre. Estero : 6 fr. anno. Inserzioni : 
3.* pagina 30 centesimi la linea; 4.' pa- 
gina IO centesimi. Un numero 5 centesimi. 
Piazza Roma. 

Ancona. 

Nuova Rivista Misena. Periodico mar- 
chigiano d' erudizione storico - artistica , 
di letteratura e d' interessi locali, fondato 
nell'ottobre 1888. Esce alla fine d'ogni 



260 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



mese in i6 pagine in 8.° e si stampa a 
Jesi nella tipografia Rocchetti. Direttore: 
dott. Anselmo Anselmi. Abbonamento : 
L. 4 anno. Un numero 40 centesimi. Corso 
Vittorio Emanuele. 

Arcevia. 

V Ordine, Corriere delle Marche. Gior- 
nale politico quotidiano, fondato nel 1860 
col titolo di Corriere delie Marche, che 
tenne sino al 1882, diretto da Arturo 
Vecchini che si ritirò dalla direzione per 
non prestarsi alla fusione progressista-mo- 
derata. Si pubblica ogni giorno in 4 pa- 
gine a 5 colonne, e la domenica in 2 pa- 
gine. È redatto accuratamente ed ha una 
diffusione di 500 copie. Pubblica in ap- 
pendice buoni romanzi italiani. Incaricato 
delle recensioni bibliografiche è Onorato 
Roux. 

Direttore- Giacomo Vettori; redattore- 
capo: Goffredo Passarini. 

Il Vettori ebbe nel 1880 un duello con 
Narciso Borgognoni, redattore del Messag- 
gero di Roma. 

La causa del duello furono alcuni re- 
soconti del processo per il furto dei due 
milioni e mezzo a danno della Banca Na- 
zionale. 

In questo processo figurò come testi- 
mone il cav. Vettori. Il Borgognoni, an- 
conetano, e che nutriva, pare, antichi ran- 
cori contro il Vettori, rendendo conto della 
di lui deposizione sul Messaggero si per- 
mise commenti ed insinuazioni offensive, 
per le quaU il Vettori si risenti vivamente 
e scrisse una severa lettera al Borgognoni. 
La lettera fu pubblicata suU' Ordine. 

Il Borgognoni si recò in Ancona in com- 
pagnia di un redattore del Messaggero e 
di un ufficiale dell'esercito a chiedere ri- 
parazione con le armi al Vettori. Lo scon- 
tro ebbe assai gravi conseguenze. 

Ai primi colpi ed abbenchè fosse as- 
sai più esperto dell'avversario nella scher- 



ma, toccò al povero Vettori una ferita 
profondissima al braccio destro, ferita che 
gh staccò la nocella del braccio stesso, 
ed un'altra (per lo stesso colpo) al petto, 
larga circa cinque centimetri e profonda 
fino ad intaccare l'osso. 

Il cav. Giacomo Vettori è un pubblici- 
sta di molto ingegno e di rnolto valore. 
Egh dette prova sovente di un raro co- 
raggio personale ed ebbe molti dueUi, la 
maggior parte dei quali fortunati. 

L' Ordine si fuse col Corriere delle Mar- 
die, giornale ufficiale di gran formato, che 
durò circa io anni, allo scopo di unire 
i costituzionali in un partito di Gover- 
no, cancellare le tracce di quelle divi- 
sioni che non hanno più causa, e procu- 
rare nelle cose generali come nelle locali 
la concordia di coloro che hanno affinità 
di opinioni e comunanza d'intendimenti. 

Abbonamento: anno L. 20, semestre, io, 
trimestre 5; un mese 2. Vicolo della Ca- 
tena, 2. 

Ancona. 

La Sentinella. Giornale politico setti- 
manale, nato nel ,1887, col titolo di Sen- 
tinella del Musone È giornale indipendente, 
ma con tendenze democratiche. Si occupa 
anche degl'interessi locali; pubblica boz- 
zetti, cose letterarie, una larga cronaca 
ed un notiziario. È fatto con un certo 
garbo ed è diffuso. Si pubbhca due volte 
alla settimana in 4 pagine grandi a 4 co- 
lonne. Abbonamento: anno L. 3, seme- 
stre 1,75, trimestre i. 

Osiino. 

Supplemento al foglio periodico della 
Prefettura. Creato nel 1876, si pubblica 
2 volte la settimana e più, quando occorra, 
e contiene gli annunzi legali della prefet- 
tura. Il prezzo dell'abbonamento annuo è 
in facoltà dell'appaltatore. Un numero 30 
centesimi. 

Ancona. 



Giornali cessati: 

Il Corriere di Fabriano, bisettimanale, n. 1888, diretto da R. Grassetti. 

La Giovine Marca, n. 1883 ad Ancona, bisettimanale democratico, diretto da U. Luzzi. 

L' Imparziale, gazzetta delle Marche, n. ad Ancona 1883, quotidiano, diretto da 

A. Alvino. 
L' Intransigente, n. 1885, a Jesi, settimanale, direttore Torello Petrini; durò circa 

tre anni. 
Le Letture popolari, settimanale didattico, n. ad Ancona 1864, direttore Cesare Rosa. 
Mefistofele, settimanale, n. 1888 ad Ancona. 

Il Monitore della 7niliiia territoriale, bimensile, fondato ad Ancona. 
Ondine, corriere dei bagni, n. 1880 ad Ancona. Direttori: Armando Angelucci e 

Avv. De Bosis. 
L'Oppresso, settimanale politico, n. 1883 a Pergola. 
Il Paria, politico settimanale, n. 1885 ad Ancona. 



PROVINCIA DI ANCONA. 261 



— Prehidio, rivista letteraria, n. 1877 ad Ancona, diretto da A. Vecchini e A. G. Mo- 

relli. Vi scrivevano i migliori ingegni italiani. 

— Il Quattro Mario, organo elettorale quotidiano, vissuto ad Ancona poco peno di 

un mese nel febbraio 1888, per sostenere la candidatura dell'avv. Bonacci. Diret- 
tore: avv. Riccardo Grassetti. 

— Raggio di Sole, settimanale, n. nel 1887 a Senigallia; cessò nel gennaio 1888. 

— Stamura, giornale artistico, critico, letterario, n. ad Ancona 30 marzo 1884, Re- 

dattore-capo: Enrico Giacobini. 

— La Voce degli operai italiani, settimanale, n. ad Ancona nel 1884, direttore Giu- 

seppe Novelli. 

Per altri giornali esistiti durante la dominazione papale, vedi l'articolo II Giornalismo 
Romano. 

X 

Fra le miscellanee della Biblioteca planettiana di Jesi, ve ne ha una distribuita 
in quattro volumi o buste e classificata col nome generico di Avvisi e che leggesi 
ripetuto sul dorso di ciascun volume. Gli Avvisi o Fogli di Avvisi sono, come si sa, 
le antiche gazzette, che in proporzioni molto modeste e a periodo per lo pviù setti- 
manale tenevano luogo, fino a un secolo fa, de' giornali politici d'oggi. 

Di cotali effemeridi la miscellanea suddetta racchiude una collezione abbastanza 
ricca e in ogni modo molto importante, come quella che rimonta ai primi tempi della 
stampa, che suolsi oggi chiamare periodica. Le varie serie di Avvisi incominciano 
infatti, a non tener conto di due fogH manoscritti del 1655, con 19 fogli di una gaz- 
zetta di Fuligno del 1680 e vengon giù fino al 1706, comprendendo parecchie annate 
complete, e molti fogli sparsi di varie gazzette straniere, a stampa nella quasi totalità, 
ma in parte, e massime le straniere, manoscritte. Ma una ricchezza anche maggiore 
contengono que' volumi; ed è un gran numero di opuscoli e fogli volanti, a stampa 
pur essi o manoscritti, interoolati ai fogli d'avvisi e concernenti gli avvenimenti circa 
l'assedio di Vienna e gli altri fatti d'arme della gueria turca. 



I FREMII DEI GIORNALI 



Quello di metlere fra i premii agli abbonati dei giornali i libri appena usciti dalle 
mani dei legatori è, certamente, per l'Italia, come per l'estero, un coslume nuovo. 

Da pochi anni che si usa di raccomandare l'abbonamento a un periodico col regalo 
di qualche volume, il criterio e i modi pratici delle amministrazioni interessate erano 
semplicissimi: un mese avanti le scadenze più grosse, spedivano una lettera assolu- 
tamente riservata a un editore, ad un libraio dei più conosciuti e dicevano loro : — 
Avete molti avanzi d'un'opera che non sia addirittura venduta e di cui possiate cedere 
le copie rimanenti per pochi centesimi? Non importa né la materia, nò l'autore; ro- 
manzo, racconti di viaggi storia, ma si preferirebbe che l'edizione fosse illustrata. 
Perchè allora si può aggiungere nell'avviso: la migliore e più elegante strenna che 
un buon padre di famiglia possa offrire a' suoi figliuoli amorosi. 

L'editore così interrogato andava a tirar fuori una storia d' Italia non voluta da 
nessuno una traduzione di romanzo inglese moralissimo ma da cui il pubblico si 
allontana con un senso vivissimo di ribrezzo, uno degli ultimi pasticci di Giulio 
Verne, quelli che hanno fatto un fiasco colossale, e cedeva a buoni patti, per il peso 
di carta, tutta quella roba all'amministrazione del giornale disperala nella caccia all'ab- 
bonato. 

Quella allora faceva dei belli avvisi, eloquenti di calcoli aritmetici fantastici e di 
tenerezza paterna, e aiutava, senza spese, la diffusione dei libri cattivi infelici. 

Il Sommaruga, a un tratto, mostrò dei criterii diversi e fece una rivoluzione in 
questi metodi economici; egli non si curava delle proteste dei librai che vantavano 



262 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



la privativa di vendere soltanto essi i volumi che altri stampano ; non si dava pen- 
siero delle proteste degli autori che si vedovano messi alla pari coi più fischiati: egli 
regalava ugualmente agli abbonati dei giornali che stampava un libro del Carducci o 
del De Amicis; regalava i libri sui quali aveva fondate previsioni di vendita, appena 
terminava di stamparli. 

È una innovazione che può avere non poche conseguenze, per l'economia del 
commercio librario e per la letteratura d'Italia: quella, per esempio, fra le altre, di 
mettere termine, o almeno, di mettere dei freni alla tirannia dei librai, una delle cause 
che peggio contrastano alla diffusione delle opere stampate fra noi. 

Giacché questi buoni librai hanno a poco a poco acquistate pretensioni straor- 
dinarie in questi u'timi anni: non si contentano neppure dello sconto, ornai consueto 
e già altissimo, del venticinque per cento, ma vogliono il trenta, magari il trentaoinque, 
la tredicesima copia, regalata sopra di ogni dodici copie comperale, il diritto di re- 
stituire gli esemplari invenduti: una ferocia, una feroce moltitudine di pretensioni che 
costituisce una dispotica categoria di privilegi. 

I quali, però, costringendo l'editore a tener alto il prezzo dei volumi che stampa, 
lusingano l'abitudine del pubblico a non spendere quattrini per la carta stampata. 



li neir indole del giornalismo di suscitare più risen- 
timenti e lagnanze dell'eloquenza deliberativa; ma 
quando si cita il glorioso pseudonimo di Junius, i 
nomi di Swift e di Bolingbroke in Inghilterra ed in 
Francia i nomi di Chateaubriand e di Beniamino Con- 
stant senz'aggiungere altri nomi presenti a tutte le 
memorie, è difficile impugnare essere questo un genere 
di letteratura che ha, come ogni altro genere, le sue 
regole, i suoi modelli, i suoi capilavori, benché in ge- 
nerale manchi a questi la durata. 

Prévost-Paradol. 

V orrci vivere piuttosto in un paese che aon abbia 
governo ma abbia giornali, anziché in un paese che 
non abbia giornali ma abbia un governo. 

TOM. Jefferson. 

Un giornalista, che nel suo giornale metteva pochi 
articoli e molte notizie, diceva : « L'articolo di fondo 
è un uomo che parla ad altri uomini, mentre le no- 
tìzie sono la Provvidenza stessa che parla agli uomini. • 



ER SERVITORE A SP.\SSO 

CHE VUOL DIVENTARE SPACCIATORE DI GIORNALI 

A me ? me pare d'ave vinto un terno 
De nu' sta più a servì quell'assassino 
De l'avvocato. 'Na vita d' inferno 
Da méttecese a letto 'gnitantino. 

Quer che m'ha fatto fatica st' inverno! 
Manco m'avesse preso pe' facchino. 
E po' n'aria, perdio, ch'er Padreterno 
Appett' a lui diventa un regazzino. 

Adesso ? ! Già ci 'ho quarche cosa in vista, 
Ma casomai che fusse un po' spallata, 
C' é la carriera mo der giornalista. 

Le cianche ce 1' ho sverte, e un ber vocione, 
S'arricapézza 'na bona giornata, 
E po', si nun foss'antro : la struzzione! 
Ferretti. 



L^AVVISATORE 

degli Irapleglii vacasti (JoTernativi, MtmiciBali eà AmiiiiDistfalivi 

Prezzo per un anno L. 5. 

Si pubblica 3 volte al mese. 

\J Avvisatore stampato a più migliaia di copie e diffuso in presso che tutti i 
Comuni delle provinole del Regno si può affermare essere il solo mezzo di una estesa 
pubblicità per i Municipi e per le pubbliche Amministrazioni. Unico che sia corredato 
di tutti gli avvisi di concorso a posti diversi è addivenuto indispensabile per gli aspi- 
rami ad impieghi e per chi ama migliorare la propria condizione. Spedire Vaglia po- 
stale all'indirizzo AUGUSTO CILLA, Roma, via Uffici del Vicario, 45, 



rROVINClA DI AQUILA 



Numero dei Comuni: 127 — Popolazione: 353,027 — Superficie: K. q. 625 — Depulati della provincia : 1. Cap- 
pelli, Colonna-Seiarra, Colajanni, Palitti. 2. Marselli, Angeloni, Sardi. 



L'Aufinate. Bollettino mensile di storia 
ed archeologia per i comuni di Bussi, Ca- 
pestrano, Calaselo, Carapelle, CoUepietro, 
Casteldelmonte, Caporciano, Navelli, Ofe- 
na, S. Stefano, fondato il 24 gennaio 1889. 
Esce a fascicoli di 16 pagine in-8.° Diret- 
tore: Filippo Corsi. Vi scrivono: G. Celli, 

F. Cerasoli, Tamerlano, ecc. Abbonamen- 
to: L. 4 anno. Un numero 40 centesimi. 
Tip. Pollione di V. Gialloreto. 

Aquila. 
Eollettino della Società di storia patria 
Anton Ludovico Antinori negli Abruzzi. 
Fondato il 15 gennaio 1889; esce in due 
puntate semestrali di oltre 100 pagine in 8." 
il 15 gennaio e il 15 luglio. Vi scrivono: 

G. Dragonetti, E. Casti, P, Bonelli, A. Fa- 
iani, G. Bragagnolo, P. Bilancini, ecc. 
Abbonamento : L. 5 anno ; una puntata L. 3. 
Simeone Santini, editore. Tip. Aternina. 

Aquila. 

Foglio periodico della Prefettura. Gior- 
nale per annunzi legali, fondato nel 1865. 
Esce ogni mese in fascicoli di circa 40 pa- 
gine. Un numero L. 1,50. 

Aquila. 

Gazzetta commerciale. Giornale di agri- 
coltura, industria e commercio, fondato 
nel 1879. Sospese per alcun tempo le pub- 
blicazioni, che riprese nel 1889. Si pubblica 
due volte al mese in 4 pagine. È organo 
della Camera di Commercio. Abbonamen- 
to: L. 3 anno. Un numero 5 centesimi. 

Aquila. 

Il Gran Sasso d'Italia. È nato nel gen- 
naio del 1880 e si pubblica il 15 di ogni 
mese. È giornale didattico, scientifico, let- 
terario, di 8 pagine piccole a due colonne 
con copertina (i). Lo dirige il Cav. Ignazio 



(l) Nel 1881 nacque ad Aquila il Gran Sasso, bi- 
settimanale politico. Durò fino al febbraio del 18S2. 
Un altro giornale con lo stesso titolo visse dal 1878 
al 1883 a Silvi (Teramo). 



Cerasoli e vi collaborano valenti pedago- 
gisti e letterati, specialmente abruzzesi. 
Tira 1000 copie ed è redatto con cura ed 
amore. Costa un anno L. 4, sei mesi 2,50. 
Si stampa a Lanciano (Chieti). 

Popoli. 
Letteratura montanara. Periodico bi- 
mensile, nato il i6 gennaio 1888. Si pub- 
blica il i." e 16 d'ogni mese in 12 pagine 
in folio. Abbonamento: L. 6 anno. Palazzo 
Giorgi. 

Aquila. 
La Palestra Aternina. Periodico reli- 
gioso, scientifico e letterario, nato nel 
1883. Si pubblica ogni mese in fascicoli 
di 48 pagine. Abbonamento : L. 5 anno. 
Un numero 25 centesimi. Tip. Vecchioni. 

Aquila. 
Il Risveglio. Giornale politico, scien- 
tifico, letterario, fondato il i." gennaio 1888. 
Si pubblica ogni domenica in 4 pagine 
a 4 colonne, formato 0,51 >iO,^6. Tiratura 
1000 copie. Abbonamento: L. 5 anno. Un 
numero 5 centesimi. 

Aquila. 
Supplemento al foglio periodico della 
Prefettura. Fondato nel 1876, esce due 
volte alla settimana a fascicoli. 

Aquila. 
Il Telefono. (V. provincia di Chieti.) 
Il Tesoro del Commercio. Rivista setti- 
manale commerciale, agricola, industriale 
e d'annunzi, fondata nel 1886. Si pubblica 
ogni giovedì in 4 pagine a 4 colonne; è gior- 
nale di pubblicità; proprietà dell'Impresa 
Omnibus Commerciale. Redattore responsa- 
bile: Nicola De Pamphilis. Abbonamento: 
anno L. 8, seni. 4, trim. 2,50. Estero, spese 
postali in più. Un numero 25 centesimi. 
Inserzioni: i.' pagina 20 centesimi, 3.* pa- 
gina IO, 4." pagina 5. Numeri di saggio 
gratis a richiesta. Corso Ovidio, 62. 

Solmona, 



Giornali cessati: 

— VAhruiio letterario, quindicinale, n. 1884 ad Aquila. 

— L'Aquila, bimensile, letterario, n. 15 marzo 1885, a Solmona. 

— Corriere degli Ab r uni, n. 1875 ad Aquila, politico, ammin. e giuridico, bisettimanalci 

— V Esposiiione d'Aquila, n. 1888, direttore Alfredo Fabrizi. 

— Gaietta d'Aquila, a. 1874, politico trisettimanale, diretto dall'avv. Tito Fabj. 

— Galletta popolare di Solmona, n. 1884 col titolo di C/ca/a, che poi mutò; settim^-* 

naie, cattolico. 



264 



GTTIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



Gira, gira, Bimba, n. 1888 ad Aquila, settimanale. 

Montecorno, bisettimanale, politico, liberale, n. a Solmona. Direttore Cesare Canzanese. 

— Il Popolo F«5/!»o, settimanale, democratico, n. 1881 ad Aquila, dirett, Orazio D'Angelo. 

— L' Umbrone, settimanale, politico amministrativo, n. ad Avezzano il 25 agosto 1885. 



Grande Fabbrica Nazionale di Macchine Tipografiche, N. Arbizzoni, Monza 

Premiato anche dal R. Ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio 




Macchina a reazione per giornali. 

Vedi Avviso speciale a pag. 16 ^«o 




^IVI%0 II. 



ABILONIA 

KiViM'A CMiiKISTlCO-LETTEHAHlA CON ILLlSTKAZloM 
diretta da CARLO CARAFA DI NOJA (Nachor) 

Direiione ed u^imministra:;ton& — FIRENZE — 2 Via 3\CarsiUo Ficitto 

Abbonamento annuo: 
per riia'ia L. 5 — Estero L. 1 — per Firenze L. 3. 

Si pubblica il 10 ed il 25 d'ogni mese. 
In ottava pagina avvisi economici, convenientissimi per il commercio 

BABlLOXl.-i esundo metto diffusa nelle vane colonie straniere nonché nella buona società. 

COLLABOEATOEI PRINCIPALI: Appio Fiorilli (Filippo Airoli) - A. Arcuno - 
E. Asse - E. Asse - I. Baocini - A. L. Bevilacqua - V. Bersezio - Bici (A. Sindici) - 
A. G. Bianchi - H. Buffenoir - N. Bernardini - A. Barbaro-Forleo - F. Bernardini - 
A. Blengini - Baudet - B. Bontempo - R. Castelvecchio (Conte G. Pullé; - R. Ca- 
stelli - S. Ghiaia - &. Costetti - G. Coronare - V. Cava - V. Catapano - G. Cattellani - 
E. Costanzo - E. Dalla Porta - E. Dominici - G. D'Hailly - N. Daspuro - A. De Ce- 
sare - M. De Bellis - A. Denati - P. Devillaire - S, Favitta - F. Forcignanò - 
S. Fenzi - G. Gamberncci di Prata - G. Gamberucci - G. Gatteschi - I. Gelli - 
E, Guarducci-Giaconi - Il Duca di Maddaloni - L. Mayo - E. Marescotti - U. Ma- 
tini - E. Melino - P. G. Molmenti - B, Miraglia - G. Pennuti - V. Maugeri-Zan- 
gàra - A. Migliorini - Momo (C. Coppinij - E, Michelozzi-Giacomini (Conte; - D. Ma- 
oryCorreale di Santacroce - E. Montecorbcli - R. Mondolfi - Nabucco (A. Spadini) - 
0. A. Ocohetti - E. Panzacchi - V. D. Palumbo - F. R, Pittoreggi - M. Pulci-Doria - 
N, Parente - F, Riccio - 0. Riccicni - U, Romagnoli - R. Salvaterra - D. Sarteschi - 
0, Servi - V, Sinoncelli - G. Sabalioh - M. Serao-Scarfoglio - E. Serao - P. Sani - 
A. Serao - N. Segnian - R. Tarantelli - A. Torelli - E. Thiaudière - F, Vanzi-Mus- 
Sisi - G, Ventafrida - F, Verdinois - A. Viriglio - P. Vibert - Vinoebo - C, Yriarte - 
l'i gampini-Salazato - Fr SI. Sandrino ' U, Zanni, 



SOVRANI GIORNALISTI 



Non è guari, parlandosi di una visita fatta dai nostri sovrani 
a Firenze, un reporter bene informato descrisse la giornata della 
i-egina Margherita ; e fra le altre cose fece sapere clie ella abitual- 
mente legge molti giornali; fra questi: la Nazione, la Vedetta e 
il Fieramosca di Firenze, il Fanfulla e il Fracassa di Roma, il 
Secolo e il Corriere della sera di Milano. 

Per una sovrana che studia, che dipinge ad acquarello, che 
riceve ed ha sempre qualche istituto da visitare, è anche troppo 
se trova il tempo disponibile per leggere sette giornali quotidiani. 

Questo spiegherebbe l' interesse che i nostri sovrani prendono 
al giornalismo italiano, se pure con ciò non si volesse dar ragione 
a ciò che un giornale russo, la Gazety Warszawsky, stampò l'anno 
scorso. 

La Gazety dunque annunciò con tutta la serietà di questo 
mondo che la regina d' Italia scrive per la Gazzetta di Parma dei 
resoconti teatrali anonimi. E aggiungeva anche che uno dei col- 
leglli di penna avesse scoperto che l'augusta autrice era caduta in 
flagrante plagio, corroborando, a maggior dimostrazione del fatto, 
il racconto con 1' indicazione del libro, da cui ella aveva attinto 
senza cambiamento di sorta. La Regina per altro provò, sempre 
secondo il giornale russo, che ella stessa aveva scritto quel libro 
due anni prima, e il critico allora abbassò le orecchie, senza però 
rinunziare a credere che copiare i propri libri non fa certamente 
parte delle qualità proprie di un giornalista. 

Proprio cosi. Ancora però non si è saputo come il giornale 
russo avesse fatto a inventare la fantastica storiella, che ci darebbe 
la nostra regina come appendicista teatrale di un modesto gior- 
nale di provincia! 

Che ne legga non è meraviglia: oggi chi può sottrarsi all' in- 
fluenza della stampa? Nessuno. 

A volta a volta parecchi sovrani hanno mostrato di occuparsi 
e preoccuparsi di questo, che è chiamato quarto potere dello Slato. 
Non è vero dunque, come diceva il Figaro parlando del presidente 
Grévy, che i capi dello Stato non leggono mai giornali. 

Può essere benissimo che il signor Grévy non ne legga; ma 
è anche vero che il nostro re Umberto si alza ogni giorno prima 
del sole e legge da cima a fondo alcune decine di giornali italiani 
ed esteri, prendendo appunti, di cui si serve più tardi per chie- 
dere inform.azioni a chi ha l'obbligo di fornirle. Quando Umberto 
ha terminato la noiosa rassegna, si trova quasi affogato da un 
mucchio di giornali, che letteralmente descrivono una muraglia 
intorno alla sua poltrona ; perchè, dopo averne letto uno, lo lascia 
cadere sul pavimento, senza ripiegarlo, per leggerne un altro, 



g6(ì GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Anclie Vittorio Emanuele dedicava qualclie ora del giorno alla 
lettura dei piìi importanti giornali italiani ed esteri. 

Lo stesso Negus d'Abissinia era lettore assiduo del Journal des 
Béhats e del Times, di cui era abbonato. 

Pio IX coi suoi numerosi brevi allietò la magra esistenza di 
tutti i periodici cattolici comparsi durante il suo lungo pontificato. 

Leone XIII corregge di proprio pugno le bozze di stampa delle 
encicliche, che V Osservatore Romano con filiale fedeltà pubblica 
tradotte. E si vuole ch'egli avesse fondato e diretto il Paese di 
Perugia, quando il futuro pontefice si trovava in questa città come 
capo della diocesi. 

Ma un tratto di spirito abbastanza interessante di Leone XIII, 
si rivela nel tiro ch'egli fece parecchi anni fa a un giornalista : 
il 1.° luglio del 1880 la Voce della Verità, nel parlare di Sant'Igna- 
zio di Loyola, tessè i meriti di lui copiando parola per parola 
l'elogio dal Gesuita moderno di Gioberti. 

Copiare da un libro messo all' indice è grave per un giorna- 
lista cattolico, che, firmando con un X l'articolo, faceva passare 
per propria la roba altrui. Ma Leone XIII, ammiratore del Gio- 
berti quando non era ancora papa, lesse l'articolo e mandò a chia- 
mare il redattore X a cui fece i migliori complimenti. X rispose 
modestamente che la grandezza dell'argomento soltanto lo aveva 
inspirato. Allora il papa lo pregò a fargli un pochino di lettura, 
perchè gli occhi gli dolevano assai. E gli porse il volume del Gio- 
berti aperto, ove comincia l'elogio a Sant'Ignazio. 

Può immaginarsi con che naso rimanesse X ! Ma bisognava 
leggere e lesse. Quand'ebbe terminato, il papa lo congedò, dicen- 
dogli : — Vade in pacem et noli amplius peccare ! 

Ma tutto questo non proverebbe nulla di quello che io intendo 
provare : e voglio provare che il mestiere di giornalista, tanto ca- 
lunniato in versi e in prosa dal Foscolo, dall'Alfieri e dal Casti, 
lo hanno fatto e lo fanno anche dei sovrani. 

In questo caso, se la storiella della Gazetij Warszawsliy è 
piuttosto fantastica, non manca di riscontri storici e reali. 



Procediamo dunque con ordine. 

Margherita di Savoia non sarebbe stata la sola sovrana dedita 
al giornalismo, se dobbiamo credere a quel che di Livia scrive 
Dione Cassio : essa faceva inserire negli Ada pudlica i nomi di 
tutti coloro, senatori e plebei, che erano stati ammessi la mattina 
all'onore di salutarla. E lo stesso avrebbe fatto pure Agrippina, 
madre di Nerone. 

Giuseppe Rovani nella sua Giovinezza di Cesare ci racconta 
che questo potente imperatore aiutava attivamente Crispo Sallustio 
nella redazione del Commentarium rerum urbanarum, il Moniteur 
d'allora, perchè Roma fu la prima ad avere una gazzetta.... (V. pa- 
gina 14.^ 



SOVRANI GIORNALISTI. S67 



Questi però sono esempi di data molto remota e non li mol- 
tiplichiamo. 

Facendoci quindi in un'epoca più vicina a noi, ricorderò la 
famosa Gazette de France, il primo giornale francese, creato da 
Teofrasto Renaudot, il 30 maggio 1631, sotto gii auspici del car- 
dinale Riclielieu. 

In questo giornale Luigi XIII collaborò di sovente e segre- 
tamente per narrarvi le noie ed i fastidii politici della sua vita 
intima. 

In fatti l'esistenza di questo re fu priva di grandezza e di 
splendore e Luigi XIII che, del resto, aveva già pubblicati col 
proprio nome tre libri, trovò uno sfogo al suo animo oppresso dalle 
prepotenze del suo gran ministro in una pubblicazione ebdomada- 
ria, che doveva di poi segnare 1' inizio di un gran rivolgimento 
nel mondo delle lettere : il giornale. 

E Carlo II d' Inghilterra, che aveva passato la sua giovinezza 
alla corte di Francia, volle che il suo paese avesse un giornale 
ufficiale a similitudine della Gazette de France e creò la Gazzetta 
di Oxfo7^d, il cui primo numero apparve il 13 novembre 1665. 

Ma la Gazette de France — che vive tuttora — non doveva 
contare fra i suoi redattori un sovrano soltanto. 

Napoleone I è stato forse il solo regnante, che della stampa 
abbia fatto una delle sue occupazioni principali, a volte per repri- 
merla e a volte per aiutarne il successo. 

L'occupazione di Malta e l'intervento francese negli affari del 
governo svizzero suscitarono atroci accuse contro Napoleone, primo 
Console, e la Francia, da parte del giornalismo inglese. Bonaparte 
dettava egli stesso ai suoi giornalisti ufficiosi le risposte scorrette, 
rudi, ma efficaci, agli articoli ed ai libelli che si pubblicavano a 
Londra. 

Effettivamente egli non amava molto la stampa : aveva troppo 
orgoglio e troppa fiducia in sé stesso per permettere ad altri di 
giudicare pubblicamente i suoi atti. Ogni sua cura quindi fu diretta 
ad allontanare coloro, nei quali sospettava tanti avversari ai suoi 
vasti piani, e a circondarsi di giornalisti che su tutti i toni gli 
cantassero le lau.di. 

Fu cosi ch'egli fondò di propria iniziativa il Coxi7^rier de l'Ar- 
mée d' Italie, il Coiirrier d' Egypte, la Dècade égyptienne e il Bul- 
letin de Paris, del quale ultimo Deschiens scrive : « On assure 
que ce journal a eté redige dans le cabinet et sous le ijeux de Bo- 
naparte, qui dictait des articles. » 

Ma nessuno dei giornali fondati da lui e sorvegliati dal suo 
accorto ministro di polizia Fouché, ebbe gran successo. Rivolse 
gli occhi altrove ; ma innegabilmente egli aveva il genio del gior- 
nalista in grande ; e può provarlo, fra l'altro, questa lettera, pub- 
blicata qualche anno fa dalla Neue Freje Presse insieme ad alcune 
altre non comprese nella voluminosa corrispondenza del gran con- 
quistatore, pubblicata da Napoleone III: 



268 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



Milano, 22 marzo 1805. 
« A Fouclié, 

« La Qazette de France mi pare clie sia un giornale assai 
bene ispirato. 

« Ha l'abilità di procurarsi a tempo le notizie di Londra, è 
animato da spirito nazionale, anche il suo titolo felicemente scelto 
ne giustifica l'esistenza. Essa non risveglia alcuna triste remini- 
scenza della rivoluzione. 

« Sostenete il giornale nel migliore modo possibile, comuni- 
candogli tutte le notizie, che vi pervengono. 

« Vi ho già fatto conoscere la mia intenzione di nominare un 
censore al Journal des Débats. Questo giornale mi pare che vada 
affatto indietro. 

« Non dà che notizie stantie dall' estero. Forse sarebbe op- 
portuno unire l'appendice di questo giornale con la Gazette de 
France. Allora però sarebbe necessario che i redattori di quest'ul- 
timo giornale non venissero cambiati e il signor Geoffroy conti- 
nuasse a redigere il feuilletton (1). 

« Del resto non vanno più bene i titoli : Leggi del potere le- 
gislatico, Atti del governo, ecc. 

« Sarebbe assai vantaggioso togliere il Débats dalle mani di 
Bertin, questo agente di intrighi e di tradimenti. Se la cosa non 
si può ottenere con le buone, voi preparatelo, perchè al primo 
cattivo articolo lo scx^primo (2). 

« Fate scrivere degli articoli contro la principessa Doulgoruki, 
che a Roma dà fuori in forme di discorrere sconvenienti e ridicole. 
Voi sapete che essa ha vissuto un pezzo con un cantante : che i 
suoi diamanti, coi quali fa tanto sfoggio, le vengono da Potemkin 
e che sono il frutto delle vergogne di lei (3). 

« Vi riescirà di avere delle notizie sul conto suo per farla 
rendere ridicola. 

€ Vuol passare per una dama di spirito, è legata in amicizia 
con la Regina di Napoli e — ciò che è altrettanto scandaloso — con 
la signora di Staél (4). 

N. > 



(i) L'abate Geofifroy è l' inventore dell'appendice e a lui i Débats devono il loro 
successo. Le prime appendici non avevano però i romanzi come oggi; esse contene- 
vano critiche letterarie o teatrali, e in una di queste ultime Geoffroy ebbe lo stomaco 
di chiamare il Don Giovanni di Mozart un « charivari gennanique ». I Débats avevano 
due formati : l' in 4° senza feuilletton, e l' in folio col feuilletton ; poco dopo questo 
formato divenne l'unico. 

(2) Bertin aveva comprato per 20,000 franchi la proprietà dei Tébats. Dopo poco 
tempo il giornale aveva 32,000 abbonati. Napoleone non soffriva Bertin, perchè questi 
era amico di tutti coloro che facevano un'opposizione letteraria all' impero. — Sei anni 
dopo la lettera che riporto, la proprietà dei Débats fu confiscata al Bertin che non 
ebbe alcuna indennità. Solo il 31 marzo 1814, cadendo l'impero, gli fu restituita.^ 

(3) Potemkim Gregorio Alessandro principe e feld-maresciallo russo, già favorito 
di Caterina II. 

(4) Si sa che la baronessa di Staèl era chiamata dai francesi il Voltaire fem- 
minino. 



SOVRANI GIORNALISTI. 269 



Ora elle abbiamo visto Napoleone il grande in qual modo di- 
spotico si serviva dei giornali, vediamo Napoleone III modesto 
scrittore di articoli in giornali repubblicani, o alle prese con la 
fortuna per fondare un giornale. 

Nel 1832 era stato creato a Marsiglia, per opera di Mazzini, 
La Cecilia, Ruffini, Lamberti ed altri il periodico La Giovane 
Italia. Era il solo giornale liberale avanzato, italiano, olie del- 
l' Italia parlasse apertamente, tanto apertamente che ogni articolo 
in esso contenuto costava spesso una condanna all'autore ed il leg- 
gerlo solamente procurava i lavori forzati e magari la pena di morte. 

Luigi Napoleone, allora semplice ed oscuro pretendente, fece 
pervenire al La Cecilia, che s' incaricava della compilazione e 
correzione del giornale — a mezzo del colonnello Vaudreuy, uno 
scritto ohe desiderava veder pubblicato nella Giovane Italia. 

Questo scritto, redatto con molta cura, tendeva a combattere 
il pregiudizio dell'odor militare., che si era inoculato negli eserciti 
per resistere strenuamente ad ogni rivoluzione popolare, che mi- 
rasse a distruggere governi dispotici ed anche rappresentativi, ma 
violatori del patto costituzionale. 

Luigi Napoleone voleva dimostrare che il soldato dovesse ra- 
gionare e che lungi dall' impugnare le armi contro il popolo, di cui 
era parte integrante, avesse l'obbligo di aiutarlo nell' insurrezione. 

Il La Cecilia domanda : « Non mostrava forse lo scritto cor- 
redato di note e istruzioni storiche i primi bagliori del 2 dicembre ? 
Luigi Napoleone però protestava allora d' essere repubblicano, di 
volere la repubblica, tanto in Italia che in Francia, » 

Lo scritto fu mandato a Mazzini che rivedeva sempre tutti 
gli articoli destinati ad essere inseriti nella Giovine Italia. 

Mazzini rispose : 

« Lo scritto sull'odor militare., scritto commende volissimo per 
intenzioni, dottrina ed • esposizione chiara e convincente, verrà in- 
serito con vero piacere nella Giovine Italia. 

« Ecco le sole modificazioni che sarebbero necessarie, onde non 
offendere il concetto d' unità che la Giovine Italia deve serbare 
gelosamente, » 

E quindi seguivano le osservazioni, pagina per pagina. Fini- 
vano cosi : 

« Conchiudendo, l'articolo è buono è riescirà utile. Le osser- 
vazioni fatte non devono apporsi a spirito d' assolutismo. Se lo 
scritto dovesse stamparsi solo, e con nome d'autore, chi scrive si 
guarderebbe dal riprovare e fare le osservazioni, che possono anche 
non essere fondate ; ma come direttore d'un giornale, e centro di 
un'opinione determinata e organizzata, egli non può ammettere 
una sola linea, che provi contraddizione, o che leghi il giornale 
nell'avvenire. 

« Il direttore della Giovine Italia vorrebbe poi — e questa non 
è che una preghiera — che rivedendolo, l'autore ristringesse quanto 
può. Forse sottraendo frasi solamente, potrebbe farsi. 



270 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

« Alcune altre cose merameiLte d'erudizione, p. e., la descri- 
zione minuta del trionfo al capo Vili (che basterebbe accennare), 
varie particolarità del capo X, e altre clie non hanno strettis- 
sima relazione col soggetto, potrebbero essere tagliate "\T.a senza 
nuocere all'articolo. Gioverebbe anzi il ridurlo alla più stretta con- 
cisione. I militari da noi non amano le cose che van per le lunghe: 
droit au bout, è la loro divisa. È d'uopo riflettere che l'articolo 
è lungo molto, le pagine Alaste e lo scritto abbastanza serrato. Il 
giornale deve sostenersi colla varietà, e conviene fare in modo che 
due numeri possano contenerlo tutto. 

« Sollecitudine nelle risposte. 

« Molte delle note potrebbero troncarsi ugualmente. Le cose 
bastano : le citazioni poco montano. 

« Il direttore del giornale 
Giuseppe Mazzini. » 

Le osservazioni, o emende furono accettate, e lo scritto fu 
messo a stampa. 

Ma non sempre la fortuna arrise a Napoleone III, e può dirsi 
ch'egli fu giornalista più fortunato quando era un modesto preten- 
dente e riceveva le istruzioni di Mazzini come un redattore qua- 
lunque, che quando era già additato col nome di imperatore dei 
Francesi. 

Il contrasto è notevole e interessante. 

Gli elementi ci vengono forniti da alcune lettere scritte da 
Luigi Napoleone quando era prigioniero nel castello Ham, e pub- 
blicate dal Tetnps di Parigi qualche anno fa. 

Quando Luigi Napoleone scriveva articoli per la Giovine Italia 
e le lettere che più innanzi riportiamo, forse non sognava nep- 
pure lo splendore, che lo attendeva sul trono di Luigi XIV; e lo 
vediamo, specialmente in queste ultime, povero, senza credito e 
senza danaro, battere a diverse porte per cercare i fondi, che do- 
vevano sostenere un giornale, ch'egli aveva in animo di fondare 
per la sua causa. 

Le lettere sono dirette a Pauger, direttore della Stamperia 
Nazionale^ onesto valentuomo e provato repubblicano, il quale fu 
amico sincero di Napoleone nel tempo della sua prigionia e poscia 
non volle associarsi alla politica dell'Eliseo, e mantenne le dimis- 
sioni, malgrado le insistenze del futuro imperatore. 

Ram, 3 luglio. 
« Mio caro signor Pauger, 
« Alcune occupazioni mi hanno impedito di ringraziarvi prima 
dell'articolo, che avete fatto inserire. L'ho trovato perfetto e scritto 
con molto tatto. Seguendo la stessa linea mi si può rendere dei 
grandi servigi, e son felice di riscontrare in voi le qualità più 
essenziali per essere a Parigi il miglior rappresentante. Doman- 
date ad E. de Padoue una risposta definitiva, ma non lo spaventate 



SOVRANI GIORNALISTI. 271 



con parole, che per ogauno hanno un significato. Lui e suo padre 
sono rimasti imperialisti puri. 

« Io non sono più avanti di voi e nulla so delle decisioni 
delle persone, alle quali vi ho indirizzato. 

« Scrissi al signor de la Chartre nel senso da voi dettomi, 
ma non gli ho mandato l'opuscolo; potete portarglielo, giudican- 
dolo conveniente,... » 

Ham, 31 luglio. 

« Sono completamente del vostro parere in quanto alla linea 
da tenersi con gli uomini della Rè forme. Non bisogna mischiarsi 
dei loro afi'ari, ma far loro capire che se continuano la loro poli- 
tica irragionevole, essi perderanno l'appoggio di uomini importanti. 
In quanto a J... comincio a narrare i fatti. 

«Ho incaricato J..., è già un anno, di negoziare per me un 
imprestito di un milione in Inghilterra. Ma, mi ha egli detto ulti- 
mamente che non essendo riuscito è andato ad Angers, ma anche 
là ha parimente fallito. (Fingete ignorare quello che vi dico). Ma, 
mi ha egli ha detto, mi son trovato in una falsa posizione a An- 
gers, perchè hanno risposto a Grandménil che egli non aveva bi- 
sogno di J... per comunicare col pr. Luigi. Ignoravo, ha soggiunto, 
che il signor Pauger, il loro rappresentante, sia venuto a vedervi. 

« Ecco tutto quello che è stato detto su quest'affare ; ma ho 
visto che J... vi attribuisce una grande influenza sulle persone di 
Angers che stima molto, e molto elogia. Credo dunque che potete 
dire a J... che se la Réforme continua la sua politica irritante e 
ingiusta, non solo voi disponete i vostri amici a non dar nulla, 
ma anche a non far nulla. 

« J... è dispostissimo e credo poter contare su lui, ma ciò non 
basta ; bisogna controbilanciare 1' influenza di Cavegnac che m' è 
ostile.... » 

Ham, 18 settembre 1844, 

« Capisco il piano proposto, e faccio di tutto perchè riesca. 
Più diflicile è raggranellare la somma. Prima di tutto cercate d'ot- 
tenere l'adesione di Abatucci. Parlate di ciò a Temblaire, che mi 
ha scritto, perchè ogni principio è difficile, e bisognerebbe poter 
mettere innanzi questo deputato per averne altri. M' incarico quando 
vedrò de B — di fargli delle proposte. 

« Fate capire a Temblaire che questo progetto non gli nuoce, 
anzi al contrario. Credo che fareste bene d'andare a trovare Aba- 
tucci ; poiché, ve lo ripeto, bisogna almeno avere la sua adesione, 
per trascinare le altre. » 

Haìn, 30 settembre 1844. 

« Mio caro Pauger, 
« Risponderò con la stessa franchezza alla domanda fattami. 
« Per me l' idea di un giornale non è che la conseguenza del 



272 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



mio legame con voi. Cosiccliè, senza voi non vorrei giornale, ed 
ecco perchè. Ho sempre sentito la necessità di nn organo, e ne ho 
creati molti ; ma nello stesso tempo ero nella posizione di un uomo 
che compra dei cavalli, una bella carrozza, ma che non trova un 
cocchiere che sappia guidare l'equipaggio nel quale si trova. 

« A volta m'hanno condotto a precipizio, rovinando ogni cosa, 
altre m'hanno fatto rinculare. Avevo voglia di pregare che pren- 
dessero un'andatura franca ma ordinaria, quando la strada era piana 
e che rallentassero nei punti difficili ! 

« Non ho mai trovato nessuno che mi capisse , e allora ho 
giurato una cosa, che quando sarò in grado di comprare un equi- 
paggio, non lo farò fino a quando non son sicuro del cocchiere. 

« Scusate il lungo paragone ma è. esatto. 

« Quando vi vidi, dissi: — Ecco l'uomo che mi ci vuole per 
rappresentare la mia causa, perchè non solo divide le idee, ma ha 
lo stesso modo di presentarle. Il suo carattere onorevole, i suoi 
antecedenti, tutto, insomma, in lui va d'accordo per rappresentare 
questa ^ parte. 

« È vero che non conosco il vostro talento di scrittore ; ma 
secondo quello che mi hanno detto, vai bene quello degli altri redat- 
tori di Parigi ; eppoi la rettitudine e la nettezza delle idee, ecco 
l'essenziale. Per molte ragioni, è necessario, specialmente se questo 
giornale vien fuori, non sia dal bel principio Jiay^oleonico : non 
riusciremmo se cosi fosse : bisogna pigliare il coltello dalla parte 
del manico e non dalla lama.... 

« Ebbi la stessa vostra idea, sull" imprestito pel giornale. Ho 
visto Fouquier d'Heronel, di cui, Laity vi parlerà ; è un ricco pro- 
prietario, banchiere, nipote del famoso Fouquier-Tinville, antica 
guardia del campo, oggi repubblicano di nome, domani tutto quello 
che vorrà... Ha promesso occuparsene. Verrà a vedervi il 16 ot- 
tobre a Parigi. Cercate d' istruirlo, ma io sono impacciatissimo 
(trés lete) quando si tratta di chieder danaro... » 

In due altre letterine del 23 ottobre e 19 novembre, insiste 
perchè Abatucci vada a trovarlo per averne l'adesione e dice che 
De Beaumont approva il Comitato di direzione del giornale com- 
posto da Beaumont stesso, Abatucci, Vieillard, Larabit e De Courtais. 

Pochi giorni dopo, il 28 novembre, torna a scrivere: 

« Ho parlato vagamente a P... del vostro progetto, più chia- 
ramente a Pain, per il quale vi mando una lettera, e che po- 
trebbe trovare i fondi necessaria Per interessarlo bisogna promet- 
tergli una somma per il suo giornale, che è il Corsaire-Satane : 
del resto lo vedrete, ma è un uomo astuto e furbo in affari. » 

E ritorna su Abatucci e si stizza del suo silenzio ; i fondi tar- 
dano a trovarsi: 

« ... Ho parlato del vostro progetto (scrive in data del 10 
dicembre) a Gordon : conosce tre o quattro persone che potrebbero 
prendere una gran parte alla sottoscrizione. Voi conoscete dei ban- 
chieri che forse acconsentirebbero ad anticipare la somma iieces- 



SOVRANI GIORNALISTI. 273 



saria die non e' è pericolo di perdere. Cercate e credo che a Pa- 
rigi troverete. 

« Fate in modo di conoscere Nitot, gioielliere dell' imperatore : 
non lo conosco, ma son sicuro eh' è rimasto bonapartista. » 

In data del 3 febbraio 1845 scrive : 

« Vi devo due risposte per ringraziarvi delle costanti testi- 
monianze di amicizia di cui stimo tutto il valore ; ma ciò che mi 
ha impedito di scrivervi, è stato di non avere altro da dirvi che 
ripetere le solite frasi banali per quanto di sincera amicizia. Spero 
come voi, ma dispero spesso di non avere più a mia disposizione 
le risorse, che ebbi altra volta, oggi che ho in voi un uomo capace 
di farle fecondare. Quel che mi è sempre mancato in altri tempi, 
sono stati gli uomini ; oggi sono i mozzi. Ma io credo alla fatalità ; 
se il mio corpo è sfuggito miracolosamente a tutti i pericoli, se 
l'anima mia s' è sottratta da tante cause di scoraggiamento , ciò 
prova che io son chiamato a fare qualche cosa. 

« Eicevete, vi prego, di nuovo la sicurezza della mia più sin- 
cera amicizia. 

Luigi Napoleone > 

Napoleone III è tutto intero in queste lettere : spirito inquieto 
e turbolento, si agita, si dà moto per fondare un giornale nel 1844, 
con lo stesso ardore che qualche anno dopo , per conquistare il 
trono, impiega nel colpo di Stato. 

Del resto Napoleone III dopo d'aver provato egli stesso le ansie 
del giornalista, quelle stesse ansie che provò, per esempio. Fedele 
Albanese, dopo d'aver fondato quel Monitore che lo condusse a 
una fine cosi tragica, ebbe per i giornalisti un sincero attaccamento. 

I nomi di quelli da lui amati, protetti, beneficati sono innu- 
merevoli. 

Racconto un aneddoto per tutti. 

Napoleone un giorno era solo e fumava. Vivier, il celebre croni- 
sta, entra e l' imperatore gli offre una sigaretta; ma il cronista rifiuta. 

— Perchè rifiutare ? So bene che fumate. 

— Eh ! Sire, rispose Vivier, io non oso prendermi questa li- 
bertà perchè mi conosco. So che se oggi accetto una sigaretta, 
domani oserei domandarvi un sigaro, doman l'altro un -pacco di 
sigari e poi, chi sa che non finirei per domandarvi un'intera di- 
spensa di tabacchi. 

— Oh ! che gran cosa ! fece Napoleone ; vi concedo il magaz- 
zino pieno ! 



I due Napoleoni, il primo ed il terzo, non sono stati i soli 
Bonaparte ad avere che fare coi giornali e coi giornalisti. 

Qualche tempo prima del 1869 il principe Achille Murat si 
sentì offeso da un Corriere di Parigi che Rochefort pubblicò nel 
proprio giornale. 

N. BiRNARDiNi — GMida dilla Slampa firiodic* italiana— iZ. 



274 GUIDA DELLA. STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Napoleone III sulle prime non voleva clie il duello avesse 
luogo, poi acconsenti che il principe, allora sottotenente si bat- 
tesse ; cosi il duello, che avvenne al maneggio del quartiere di 
Saint-Germain, ebbe un carattere quasi ufficiale. 

L'arma scelta fu la spada. Rochefort, che sapeva appena te- 
nerla in mano, rimase ferito all'anca. 

Un anno dopo, il Principe Pietro Bonaparte scrisse un articolo 
in un giornale della Corsica, contro gì' irreconciliabili di quell'isola, 
alludendo a un certo Pascal Grousset, collaboratore della Mar- 
seillaise. 

Costui rispose nel giornale violentemente, e allora il principe 
offeso mandò pubblica sfida a Rochefort, direttore del giornale. 

Mentre attendeva l'esito, si presentarono a lui i padi'ini di 
Grousset: Vittorio Noir e Fonville. 

Come si sa, il principe Pietro montato in collera trasse la ri- 
voltella e con un colpo ammazzò Noir, mentre Fonville si metteva 
in salvo. 

Il fatto levò un rumore indiavolato e la sera la Marseillaise, 
benché sequestrata per una filippica atroce contro la dinastia, fu 
venduta a prezzi favolosi sui boulevards. 

Tutti sanno come finì l'affare, come pure tutti ricorderanno 
che undici anni dopo a Parigi si parlò moltissimo del prossimo 
matrimonio della figlia del principe Pietro Bonaparte coire... dei 
giornalisti, Bennet del New-York Herald. 

Ma e' è ancora dell'altro. 

Il 3 ottobre 1870 comparve a Londra un giornale intitolato 
La Situation. Era stato fondato da esuli bonapartisti ; ma una voce 
insistente disse che il giornale era diretto dall' imperatrice Eugenia 
in persona. Ad avvalorare la voce, in uno dei numeri della Si- 
tuation comparve un manifesto di Napoleone III, che si asseriva 
proprio scritto dal sovrano spodestato, a Wilhelmshóe. Il documento 
fu riprodotto da tutta la stampa europea ; ma tre giorni dopo la 
pubblicazione, il segretario particolare di Napoleone telegrafò che 
il manifesto era apocrifo. 

Più tardi, il figlio di Napoleone III, lo sventurato principe 
Luigi, ucciso dagli Zulù, espresse queste idee avanzate sulla li- 
bertà di stampa, non parendogli neppure sufficiente quella con- 
cessa in America e in Inghilterra: 

« Ciò che desidero non è tanto la libertà della stampa, quanto 
la sua completa anarchia. » Spiegò poi quello che intendesse per 
anarcliia, dicendo che non voleva cauzioni, ne firme forzate, ne 
avvertimenti di nessun genere. « Oggi la stampa non è solo sotto 
il regime dell'arbitrio, che è già dannoso, ma sotto quello del 
capriccio che è intollerabile. Voglio che un giornale sia capace di 
vivere con soli 200 abbonati ; voglio che di questi giornali ce ne 
siano cinque o seicento ; i loro errori e le loro menzogne si neu- 
tralizzerebbero. 

« Ma finché i giornali d'opposizione discuteranno il principio 



SOVRANI GIORNALISTI. 275 



di governo e la dinastia, avremo sempre dei delitti di stampa. In 
Inghilterra si è in pratica abbandonato il sequestro, perchè simili 
questioni non vengono mai sollevate. Là nessuno scrive contro il 
cristianesimo, contro i re e contro la proprietà. » 

Buone idee, senza dubbio, ma non attuabili in Francia. 

Ancora un particolare sui Borboni giornalisti : tempo fa un 
principe della casa di Napoli, il fratello del principe Luigi, si sposò 
con la signora Jankoska, madre di una giovane molto elegante, 
certa madama Sauteran, il marito della quale fondò un giornale 
di sport. La nuora del principe di Borbone s'era assunto l' inca- 
rico di scrivere alcune cronache, col pseudonimo di Nojg. 



La schiera dei sovrani e dei principi che hanno gustato le 
delizie del mestiere di giornalista, non è ancora completa. 

Se ne consolino quei martiri della penna che per un momento 
avessero provato dispetto e vergogna delle sfuriate poetiche di Fo- 
scolo e di Alfieri, e delle parole roventi di Bismarck che vorrebbe 
essere un Omar moderno per dar fuoco a tutti i libri e giornali 
che esistono. 

Certamente Bismark non è nato giornalista ; se però la brama 
dell'oro per un momento lo avesse vinto, il suo profondo disprezzo 
contro giornali e giornalisti sarebbe stato ben punito. 

Figurarsi! nel 1880 un giornale americano (e solo in America 
poteva nascere quest'idea) offerse al gran cancelliere 130,000 dol- 
lari, cioè 650,000 lire all'anno, per la collaborazione di un arti- 
colo alla settimana, ciò che corrisponde alla bellezza di oltre 12,000 
lire per articolo ! 

Ma Bismarck, beato lui! non trovò l'affare di sua convenienza! 

Io però scommetto che se il gran cancelliere si fosse rivolto per 
consiglio al suo vecchio sovrano, o al principe ereditario, questi 
entrambi lo avrebbero indotto ad accettare. 

Infatti l'imperatore Guglielmo fu un po' giornalista anche lui. 
Un tempo, quando viveva la Gazzetta di Spener, l'imperatore se 
la faceva leggere dalla prima all'ultima riga dal signor Luigi 
Schneider, corrispondente berlinese d'alta bussola, che si valeva 
per le sue lettere delle informazioni privatissime che 1' imperatore 
di Germania riceveva dallo czar suo nipote. 

Poi le preferenze di Guglielmo furono pel Fremdenblait .Qimnào, 
alcuni anni fa, il Berliner Taghlatt stampò in appendice il Diluvio 
di Spielhagen, Guglielmo I ordinò a Schneider di leggergli questo 
romanzo ogni mattina. Lo gustò molto, ma ne disapprovò la fine. 
Il signor Schneider comunicò tosto il giudizio doli' imperatore al 
romanziere, che s'affrettò a scrivere un'altra fine, ed i lettori del 
Berliner Taghlatt, che credevano annegati e finiti per sempre i 
personaggi di Spielhagen, li videro, con grande loro stupore, ri- 
comparire nell'appendice. 

L'imperatore Guglielmo si divertiva molto a veder riprodotte 



276 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

dai giornali le notizie spesso piccanti che riceveva da Pietroburgo. 
Anzi una volta volle provarsi al mestiere del giornalista poco tempo 
dopo la guerra del 1866, e scrisse per la Gazzetta di Spetier un 
lungo articolo in cui tentava dimostrare clie la sua politica era la 
continuazione di quella di Federigo Guglielmo IV. Il signor Schnei- 
der conservò devotamente il manoscritto dopo averlo copiato. 

Lo sventurato Federigo, principe ereditario e clie poi fu per 
soli mesi Federigo III, fu qualche cosa di più di un giornalista : 
era tipografo addirittura. Egli nella sua giovinezza apprese a per- 
fezione l'arte tipografica da un compositore della tipografia Hanel. 
Essendosi posta una volta in dubbio la verità di questo fatto, per- 
chè c'era chi sosteneva che non era il principe ma l'imperatore che 
in sua gioventù avea fatto il tipografo e composto le leggi e i de- 
creti della gazzetta ufficiale del regno di Prussia, il direttore del 
Giornale per V Arte ti^jografica si rivolse direttamente al principe 
ereditario, il quale fece rispondere che tutto era verissimo indi- 
scutibilmente. 

Federigo era un grande lavoratore e nel periodo di un de- 
cennio, o poco più, scrisse pregevoli opere che lo onorano assai. 
Prima un libro di prosa; poi Quindici giorni sul Danubio — Un 
viaggio in Oriente; un opuscolo sullo spiritismo, che egli combattè 
a tutta oltranza come una solenne mistificazione: infine l'opera 
colossale cui stava attendendo in questi ultimi tempi : La monar- 
chia austriaca descritta ed illustrata. 

Ma egli non si dilettava solo di lettere e di scienze ; si dilet- 
tava anche, e profondamente, di giornalismo ; scrivendo tratto tratto 
articoli salienti ora di politica, ora di scienze, ora di letteratura. 

Leggeva con speciale predilezione la Wolkszeitung, il più ra- 
dicale di tutti i periodici di Berlino. Una volta, un funzionario 
di corte, vedendo questo giornale sul tavolo dell'infelice impera- 
tore, propose di sostituirlo con un altro ministeriale. Il buon Fe- 
derigo si oppose formalmente dicendo: 

— Quel che pensa il governo lo so già ; quel che desidero co- 
noscere sono le opinioni dei suoi avversari! 

Se Federigo III avesse coltivato il mestiere di tipografo as- 
sieme a quello di giornalista, non avrebbe avuto nulla da invidiare 
al brioso redattore del Figaro, noto sotto lo pseudonimo di Leo 
Lespes, il quale, mentre immaginava gli articoli, li componeva da 
sé stesso senza neanche scriverli. 

C è però un sovrano che ha fatto precisamente così : Leo- 
poldo II di Toscana. Questo sovrano faceva il tornitore ed il ti- 
pografo. Vicino alla stanza del tornio, ha raccontato recentemente 
un giornale, c'era un'altra piccola sala piena di casse di caratteri, 
di torchi e di altri arnesi dell'arte. 

Il granduca, dinanzi alla cassa, in piedi, vestito della sua 
Mouse turchina, componeva con la sveltezza di un operaio pagato 
a un tanto la linea. Qualche volta il Monitore Toscano, diretto 
dall'abate Casali, morto recentemente, pubblicò, senza che i lettori 



SOVRANI GIORNALISTI. 27T 



ne sapessero nulla, qiialclie modesto entrefllet dettato e composto 
dal granduca in uno dei suoi tanti momenti di buonumore. 

« Oggi è davvero l'epoca dei principi letterati, scienziati ed 
artisti » diceva un corrispondente viennese, nel Cap/ian Fracassa. 

« L'esempio di Carmen Sylva ha giovato. Il re di Svezia scrive 
romanzi cavallereschi e drammi tratti dalle cronache patrie ; l'ar- 
ciduca ereditario d'Austria detta impressioni di viaggio e si fa ini- 
ziatore di grandi opere artistiche. 

« Negli ultimi fascicoli dell' Oestereich in Wort und Bild, 
l'opera magnifica che si pubblica a Vienna con la collaborazione 
e per iniziativa dell'arciduca Rodolfo, c'è un disegno (un paesag- 
gio presso Luxenburg) eseguito dall'arciduchessa Stefania. 

« Una rivista illustrata, che corre per le mani della haute 
viennese riproduce quel disegno e narra che l'amministrazione del- 
l'opera suaccennata ha voluto che anche questa eccelsa coopera- 
trice avesse il compenso guadagnato ool proprio lavoro. E furon 
dieci ducati, che l'amministrazione disse a lei spettanti. » 



Nei primi mesi del 1889 dalla Regina del Belgio e dalla Prin- 
cipessa Clementina, sua figlia, fu fondato un nuovo giornale per 
lo giovinette, La Jeiine Fille. La liegina vi si occupa di critica 
musicale. La poetessa della redazione è un'altra regina, quella di 
Romania, Carmen Sylva. 

C'è un altro granduca che ha fatto pur esso il giornalista: 
Costantino di Russia, già governatore di Varsavia. E — curioso — 
egli ha fatto il giornalista rivoluzionario. Le sue opinioni liberali 
son note : ebbene, finché egli stette a Pietroburgo fu corrispon- 
dente del Bell, organo rivoluzionario di Herzen, stampato in 
Svizzera. 

La cosa certo non piaceva a Corte e lo czar ne era indispet- 
tito, anche per un fatto strano, che gli era occorso. Una sera, ri- 
tirandosi per andare a letto, trovò sotto la sua camicia da notte 
un pacco di quell'amabile giornale nichilista ch'era il Zemljà i 
Volta (1), e mentre si facevano delle ricerche per conoscere gli 
autori del tiro, si scoperse un proclama incendiario nel gabinetto ! 

Strane ricompense, in vero, per un discondente di Pietro il 
Grande, il quale fu il primo che nel 1774, assieme alla civiltà, in- 
trodusse il giornalismo in Russia. 

E poiché ho citato Varsavia, ricordo che in questa città nel 1880 
nacque un giornale intitolato Wiezory Rod zinne (Le serate di fa- 
miglia), di letteratura ed economia domestica, redatto in polacco, 
settimanale, con una tiratura di 900 copie, diretto da Luisa Hanke, 
zia di Alessandro di Battemberg, la quale firma anche come re- 
dattrice responsabile. 



(i) Nella mia collezione di tutti i giornali del mondo ho una copia di questo 
periodico, stampato nitidamente su carta velina, favoritami dallo scenziato Eliseo Reclus, 
illustre geografo e rivoluzionario anche lui. 



27^ GUIDA DELIA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Il Principe di Bulgaria scrive articoli di ornitologia in riviste 
speciali. 

E per associazione di idee ricordo un altro principe russo, an- 
ch'esso giornalista : il principe di Mingrelia di cui tanto si parlò 
nel 1886, per la sua candidatura al trono di Bulgaria. 

Bisogna sapere che nella sua piccola corte egli dirigeva un 
giornale manoscritto maldicente e anche un pochino scandaloso. 

Il piccolo foglio clandestino diceva un mondo di male di tutta 
la corte, e non risparmiava neppure la principessa madre. 

Il principe ne conserva religiosamente la collezione, e la portò 
con se ultimamente a Pietroburgo, dove chi ha avuto la fortuna 
di vederla trovò il giornaletto manoscritto (istituzione finora fiorita 
soltanto nei ginnasi) molto divertente. 



Dalla Russia passiamo in Norvegia; qui il caso è ancora più 
strano. 

Il Re Oscar è non solo poeta, ma scrittore politico, come 
dicono. 

Un paio d'anni fa il Ministero domandò alla Camera i fondi 
per offrire una corona d'oro a Oscar II. 

La Camera respinse la domanda. 

Ripresentata due altre volte, fu tutte e due volte respinta, e 
il Re dovette sottostare alla volontà del Parlamento. 

Allora Bjòrnson, il famoso giornalista e poeta, sopra un gior- 
nale separatista di Cristiania, piaudi alla triplice negativa della 
Camera. 

Un giornale di Stocolma, in fama di essere l'organo personale 
di Oscar II, rispose al giornalista con un attacco violento ; anzi 
tu detto che l'articolo fosse scritto dal re in persona. 

Un giornale dell'epoca, occupandosi del fatto, scrisse : 

€ La cosa fu per commuovere tutta la Norvegia. Come rispose 
Bjòrnson ? Nientemeno che inviando un cartello di sfida in regola, 
al re di Svezia e Norvegia. Il giornalista sfidava un altro gior- 
nalista ; lo scrittore gentiluomo Bjòrnson invitava lo scrittore gen- 
tiluomo Oscar II a incrociare una spada con lui. » 

Si può immaginare quanto rumore facesse la cosa nelle corti 
europee e quanti commenti si accumulassero sul capo di Re Oscar 
che come un modesto giornalista scriveva articoli e ingaggiava po- 
lemiche aspre e violente. 

Breve: Bjòrnson dovette riparare a Parigi. 

Non parlo della principessa Elena Grhika e della regina Eli- 
sabetta di Romania, perchè della prima tutti avranno letto qualche 
articolo firmato col poetico pseudonimo di Dora d'Istria e della 
seconda i bei romanzi sentimentali a firma Carmen Sylva, Dito e 
idem, pubblicati nelle appendici dei più importanti giornali d' Italia 



SOVRANI GIORNALISTI. 279 



e dell'estero; ne parlo del Principe di Monaco che ha pubblicato 
nella Revue des deux mondes delle memorie di viaggio. 

Ma invece facciamo una corsa nella lontana Australia, alla 
corte di Kalakaua I, re delle isole Sandwik, un re operoso, civile, 
progressista che ha tenuto in educazione un figlio ed un nipote in 
Italia e che fece un viaggio in Europa per attingere migliori idee 
sulle istituzioni moderne. 

Ebbene — non si crederebbe — egli è il vero re dei giornalisti. 

Dal 186.3 si pubblica ad Honolulu, la capitale del regno, un 
giornale politico The Haivaiian Gazette, di cui re Kalakaua è 
proprietario, editore e redattore capo. 

Il giornale ha il formato grande, voluminoso dei periodici in- 
glesi ; si pubblica una volta alla settimana e il re firma i suoi ar- 
ticoli col pseudonimo di Modus in rebus (1). Quando Kalakaua 
venne in Italia, V Haioaiian Gazette pubblicò le impressioni di viag- 
gio di Sua Maestà, in appendice. 

Nel giornale scrive anche la principessa Ruth Keelikolani, 
nipote del re, reggente durante l'assenza del sovrano. Essa pub- 
blicò anche un romanzo in questo giornale, intitolato LatOS, la 
cui azione si svolge in Ungheria e nell'arcipelago avaiano. 

Naturalmente Kalakaiia rivede tutto ciò che si pubblica nel 
giornale ; il quale fra le altre cose contiene nmnerosi decreti di 
condanna ad ammende di 5 e 10 dollari per delitto d' ubbriachezza; 
e nella 4." pagina, oltre agli annunzi di pubblici divertimenti e 
d' inserzioni industriali, qualche poesia. 

Essere re e giornalista è già un bel portato della civiltà, ma 
è certamente molto più bello da giornalista diventare re. 

L'esempio è autentico e rimonta a pochi anni fa. 

Huntley, americano, era redattore della Tribune di Chicago, 
importantissimo giornale che tira 20,000 copie al giorno. 

Poco tempo avanti la resa di Sitting-Bull, Huntley fu inca- 
ricato di recarsi presso il vincitore e intervistarlo, come si direbbe 

Giunto a Wood-Mountain , territorio inglese, per unirsi al 
maggiore Wath, incontrò ivi accampati dei vecchi e degli squaivs 
Sioux (popoli selvaggi dell'America, celebrati da Verno) e con essi 
il vecchio re Little Kuiff, a cui l'età cadente impediva di com- 
battere, si che ne stava tranquillo con la moglie e i quattro figli, 
due maschi e due femmine. 

Un giorno Huntley, mentre faceva una relazione al giornale, 
sente uno strepito di voci, di scudi e di tamburi ; accorro e trova 
che il povero re Little Kuiff, caduto di cavallo, s'era lussata gra- 
vemente una gamba. 

Il vecchio re, con la gamba gonfia, smaniava fra la vita e 
la morte, mentre gli esorcismi dei medici locali erano inutilmente 
sperimentati. 



(i) Nella mia collezione di tutti i giornali del mondo si trova la raccolta com- 
pleta dì quelli che si pubblicano a Honolulu, non esclusa VHawaiian Gaiette. 



280 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Allora Huiitley ebbe iiii' ispirazione : prese un cert' olio e del- 
l'erbe e fece una vigorosa frizione alla gamba del paziente, cbe a 
poco a poco stette meglio e guarì del tutto. 

La gratitudine di re Little fu tanta che adottò Huntley per 
figlio. Dopo un certo tempo mori e i due figli si succedettero al trono, 
finche morti anche questi, il redattore della Trihuna fu acclamato 
re e sollevato agli onori divini come un imperatore romano. 



Andiamo oltre. 

A Bangkok, nel Siam, si pubblica dal luglio del 1882 la gaz- 
zetta ufficiale, con questo titolo preciso : Rahcha-Kech-Chaìim Bake- 
Sha, ^e scusate s' è poco. 

È giornale buddista, mensile, stampato perfettamente su carta 
bianca; il frontespizio porta l'arme dello Stato. Il testo è variato 
e uno dei redattori è Ohulalongchon, il re del Siam, che come 
dicono, è un'autorità in fatto di letteratura siamese. 

Malgrado però la collaborazione sovrana, il giornale tira sole 
300 copie, segno evidente che i siamesi non s' interessano troppo 
alla prosa di re Ohulalongchon. 

E per non uscire dall'estremo oriente riferirò che la madre 
dell'attuale sovrano del celeste impero rivedeva essa stessa, pa- 
recchi anni or sono, tutto ciò che si pubblicava nella King-Pau 
(Gazzetta di Pekino), organo ufficiale di palazzo ed essa stessa ne 
ispirava e correggeva i principali articoli. 

Essa si chiama Tzu-Ann, e non è una tartara, ma una cinese. 
Suo padre era membro del Collegio di Hanlin (Accademia delle 
scienze), al quale Collegio è, come si sa, affidata la redazione della 
Gazzetta di Pekino. (1) 

Quando il marito, imperatore Hien Fong, mori, il 18 ottobre 1861 
nel Manduschu, ove era fuggito dopo la presa di Pekino da parte 
dell'esercito anglo-francese, la Gazzetta di Pekino dovette recare 
le seguenti parole, che 1' imperatrice aveva scritto di proprio pugno: 

« L' imperatrice Tzu-Ann partecipa ai suoi fedeli sudditi che 
r imperatore Hien-Fong non trovasi più al suo fianco. 

« Undici giorni fa egli è stato trasportato in cielo — a cavallo 
del Drago che gli Dei avevano mandato a prenderlo — ove egli 
soggiorna ora nel mezzo dei suoi augusti avoli. 

« Prima di partire egli ha consegnato il sigillo dell' impera- 
tore alla sua prima moglie Tzu-Ann e le ha affidato il governo 
dell' Impero. » 

Tutto potrebbe far supporre che l' imparzialità della Gazzetta 
di Pekino debba soffrirne. Niente di tutto ciò. Lo prova il fatto 
ch'essa pubblicò, or non è molto, la lettera di Wu-ko-tu, commis- 
sario dell'Ufficio civile; egli la scrisse prima di uccidersi ed in 



(i) Il Barone von Biedermaan di Dresda, autore di pregevoli pubblicazioni sul 
glornalisraoj mi favorì molti periodici cinesi, fra cui una copia della King-Pm. 



SOVRANI GIORNALISTI. 281 



essa parlò diffusamente e con severità delle usurpazioni commesse 
dalle imperatrici regnanti. 

Questo documento aveva lo scopo di costringerle ad abdicare, 
e le argomentazioni in esso contenute erano gravissime. Un de- 
spota civilizzato avrebbe forse creduto opportuno di sopprimere 
quella sediziosa pubblicazione ; ma i governanti cinesi, consci della 
propria forza, dettero invece prova del loro buon senso dando a 
quel documento la pubblicità che l'autore poteva desiderare. 

Alspahan, l'antica capitale della Persia, nell'ottobre del 1880, 
fu fondato il Farhang, giornale politico bisettimanale, da Sua Al- 
tezza Imperiale il Sultan Mashoud, primogenito dello Scià, gover- 
natore generale delle provinole centrali e la più alta intelligenza 
progressista dell'Asia, senza fare offesa a re Chulalongchon. 



Dei presidenti degli Stati Uniti non parlo percbè quasi tutti, 
cbi più e chi meno, hanno esercitato il nobile mestiere del gior- 
nalista ; anzi è stato appunto il giornalismo che — come per gli 
uomini politici della Francia (Thiers, ad esempio) — li ha condotti 
al potere. E parecchi, cessato di occupare l'alta carica, son tornati 
all'antica professione. 

Così Ulisse G-rant, negli ultimi mesi di sua vita, si era messo 
d'accordo con gli editori della Century di scrivere venti articoli, 
contenenti gli episodi più interessanti della guerra di successione, 
dietro un compenso di 10,000 dollari. 

Ma avanti di cominciare fu colto dalla malattia, che poi lo 
ridusse alla tomba. 

Fra i sovrani pubblicisti ricorderò pure i nomi di Arturo De 
Merino, presidente della Eepubblica di S. Domingo ; Don Fedro II 
imperatore del Brasile ; Giovanni di Sassonia, che col pseudonimo 
di Filoteto fu attivissimo scrittore e traduttore della Dicina Com- 
media: il re di Portogallo; il Duca di Modena, che come narrali 
Pistelli, si serviva dell'organo del suo partito, la Voce della Ve- 
rità, per sfogare tutta la sua ira ed inveire contro i liberali, sui 
quali cercava di attirare l'odio della gente. 

Questo giornale anzi, fondato dal principe di Canosa, si dice 
avesse per collaboratrice Sua Altezza Serenissima Maria Beatrice 
di Savoia, duchessa di Modena. 

Ma il segretario dell'Accademia Tassoniana, nel verbale della 
tornata del 10 febbraio 1881, smenti quest'ultima asserzione. 

* 

Chiudo la lunga lista con un motto di re Umberto; visitato 
qualche anno fa da un corrispondente del Neio York Herald, il re 
d' Italia si accomiatò da lui col dirgli : 

— Se io non fossi re, vorrei visitare il mondo come reporter. 

Nicola Bernardini, 



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migliori qualità di chine. Utilissimo nei languori di stomaco ed 
inappetenze, è perfettamente tollerato dagli stomachi più sensibili e 
si rende indispensabile ai vecchi, ai convalescenti e a tutti coloro 
che debbono stanziare in luoghi palustri. A differenza di somiglianti 
preparati, questo Liquore ha il pregio inestimabile di essere pie- 
namente tollerato, e di ciò ne fan fede i certificati di vari egregi 
dottori. 

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Trovasi nelle principali Farmacie del Regno. 



PROVINCIA DI AREZZO 



"NjUmero dei Comuni: 40 — 'Popolagliene : 238,744 
Tomraasi-Crudeli, Santi, Passerini, Martini G. B. 



- Superficie: K. 
Diligenti. 



q. 3,297 — 'Deputali della provincia: 



L'Appennino. Giornale della città e pro- 
vincia di Arezzo, fondato il 16 luglio 1887. 
Si pubblica il sabato in 4 pagine, formato 
0,38 X 0,27, a 3 colonne. Il giornale è fatto 
piuttosro bene, ed è ricco d' infornriazioni 
e notizie della provincia. Diiettore: avvo- 
cato O. Cocci. Abbonamento: aaiio L 5, 
semestre 2,50. Un numero 5 centesimi. 
Inserzioni : prezzi da convenirsi. Ha tipo- 
grafìa propria ed è diffusissimo. Corso Vit- 
torio Emanuele, 18. 

Bollettino del Comizio Agrario Vegni. 
Giornale di agricoltura e scien/e affini, 
fondato nel 1885. Esce ogni 2 mesi in fa- 
scicoli di 16 pagine. Abbonamento: L. 5 
anno. Un numero L i. 

Cortona. 

Foglio periodico della Prefettura. Pub- 
blicazione per gii atti ufficiali amministra- 
tivi della provincia. Si pubblica dal 1866 
ogni mese , a fascicoli. Abbonamento : 
L. 20 anno. 

Areno. 
_ La Provincia di Arezzo. Giornale poli- 
tico, amministrativo, fondato nel 1865 a 
cura di una società di persone del paese. 
Dopo due anni circa lo pubblicazioni fu- 
rono continuate e la direzione assunta dal 
cav. avv. Luigi Guillicliiui, che ne è sem- 
pre il direttore. 

La Provincia è giornale conservatore; 



esce ogni settimana m 4 pagine e tira 
circa 800 copie. Abbonamento: L. 5 anno. 
Un numero io centesimi. 

Are:(7i0. 

Il Eisorgimento agricolo. Giornale agri- 
colo industriale, f ndato nel 1887. Esce due 
volte A mese iu fascicoli di 8 pagine. Abbo- 
namento: L. 3 anno. Un numero 15 cent 

Bibbiena 

Rivista d'agricoltura e commercio. Boi 
lettino della Camera di Commercio ed Arti 
e dei Comizi Agrari della Provincia di 
Arezzo. Fondata nel 1877. Si pubblica ogni 
mese a fascicoli di 32 pagine in-S." Di- 
rettori: Cav. Rag. Carlo Signorini, segreta- 
rio della Camera^di Commercio, e Ing.Van- 
nuccini, direttore della Scuola Pratica di 
Agricoltu'a. Abbonamento: L. 5 anno. Un 
numero 50 centesimi. Via Guido Monaco, 3. 

Are:(lo. 

Rivista mensile di agricoltura per la 
valle superiore del Tevere. Giornale di 
agricoltura e materie affini, fondato nel 
1855. Esce ogni mese in fascicoli di 8 pa- 
gine. Abbonamento : L. 5 anno. Un nu- 
mero jo centesimi. 

Anghiari. 

Supplemento al foglio periodico della 
Prefettura. Contiene gli annunzi legali; 
è stato fondato nel 1876 e si pubblica 2 
volte la settimana. 



Giornali cessati: 

U Aretino, settimanale amministrativo, n. 1878 a Montevarchi; durò 3 anni circa. 
Campaldino, bimensile amministrativo, n. 1882 a Poppi. 

Il Risveglio, n. 1880 col titolo di Argo, che poi mutò; irregolare; a Bibbiena. 
La Stajfetta, agricolo, amministrativo, commerciale, n. 1883 ad Arezzo, settimanale. 
Lo Studente Italiano, periodico didattico letterario, n. 1886 ad Arezzo, quindicinale, 
diretto dal prof. N. Borghini. 
Vita nuova, settimanale, n. 1885 ad Arezzo. 



Anno n. Impfgsj di pjljlilijjlà jj iljssioiig Anno II. 

ANNUNZI IN TUTTI I GIORNALI 

SEailE ERNESTO - ^S 

Vedi Avviso speciale a pag. 258 -^a 



GIORNALE PER LE FAMIGLIE 



Tiratura: Copie 70 ,000 |i esce ogni domenica j Tiratiira: CopÌ3 70,000 
a centesimi IO il numero 

Ogni settimana una dispensa di IG pagine di testo a 3 colonne 

e 8 o 9 incisioni. 



Nel 



Regno 



5 lire l'anno 



(Per gli Siali Europei dell' Unione Postale, Fr. 8) 

È il solo giornale, che nelle famiglie si possa leggere senza pericolo; è un gior- 
nale per tutti; tutto varietà, tutto brio. 

I fatti più notevoli del giorno, sia nella politica, sia nell'arte, sia nelle scienze, 
sono rammentati in questo periodico, che a fin d'anno diventa un volume prezioso, 
anche per la sua ricchezza unica di bozzetti, novelle, racconti, i più belli ch'escano 
nella letteratura dei due Mondi. Esso tratta anche di musica, pubblica poesie, studi di 
letteratura amt;na, conversazioni scientifiche, e nella Galleria dei Contemporanei, ritratti 
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L'Illustrazione Popolare tien deste le più gloriose tradiiioni italiane, consa- 
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Nessun giornale pubblica tanti gustosi aneddoti come 1' Illustrazione Popolare 
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hanno per iscopo: annoiar mai, divertire e istruir sempre. 

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Vedi Avviso speciale a pag. 16 



PROVINCIA DI ASCOLI-PICENO 



'Kjumero dei Cinnuni : 70 — Vopola^ioue : 209,185 — Superficie: K. (j. 1,995 — "Deputati della provincia: 
Marcatili, Caetani O. , Sacconi, De-Dominicis. 



Foglio periodico della Prefettura. Fon- 
dato nel i8fc)6. Esce ogni settimana in fa- 
scicoli di 32 pagine; ed è ufficiale per gli 
atti governativi. Abbonamento : L. 1 2 anno. 
Ascoli- Piceno. 

Giornale dei Pollicultori. Periodico agri- 
colo, industriale, illustrato, unico nel suo 
genere in Italia, fondato nell'aprile 1888 
dal marchese Girolamo Trevisani, che ne 
è il direttore proprietario. Il giornale si 
pubblica due volte al mese in 8 pagine 
in-4.°, ed ha per iscopo di promuovere 
in Italia l'industria dell'allevamento razio- 
nale del pollame, affinchè questo possa 
essere oggetto di buona rendita, come lo 
è in Francia, nel Belgio e nell'Inghilterra. 
Abbonamento: L. 7 anno. Un numero 25 
centesimi. 

Fermo. 

L'Indispensabile. Giornale amministra- 
• tivo, che annunzia gl'impieghi vacanti, 
fondato nel 1885. Si pubblica ogni setti- 
mana in 4 pagine. Abbonamento: L 2,80 
anno. Un numero 5 cent. Tip. U. Delbello. 
Montegioroio. 

L'Istituto industriale di Fermo. Eco 
degli antichi alunni. Nato il 12 agosto 
1888, esce ogni tre mesi in 20 pagine 
10-8", con tavole illunrative. Direttore: 
prof. Giuseppe Agostini. Abbonamento: 
L. 12 anno. Tip. G. Bacher. 

Ferino. 

La Luce elettrica. Periodico democra- 
tico, politico, amministrativo, letterario, 
nato il 22 marzo 1889. Esce ogni setti- 
mana in 4 pagine, formato 0,34x0,21. 
Ha per motto: « lustitia et pax osciilatae 
sunt ». Abbonamento: anno L. 3,50. Un 
numero 5 centesimi. Via Cialdini, 5. 

Fermo. 

Pape Satan. Giornale umoristico, poli- 
tico, amministrativo, fondato nel 1887. Si 
pubblica ogni settimana in 4 pagine. Ab- 



bonamento: L. 4 anno. Un numero 5 cen- 
tesimi. 

Ascoli-Piceno. 

Il Piceno- Giornale politico amministra- 
tivo, fondato nel 1886 a scopo elettorale. 
Il 17 agosto 1887 fu ceduto dallo stabi- 
limento tipografico Cesari, in assoluta pro- 
prietà al suo nuovo direttore geometra 
G. B. Albanesi, lasciando il partito mode- 
rato di cui era organo, per tutelare gfi 
interessi dei liberali democratici. È organo 
del Comizio agrario, delle Società operaie, 
Banche, Casse di risparmio. Congregazioni 
di carità e Municipi della Provincia. Si 
pubblica ogni settimana in 4 pagine, con 
una tiratura media di 1000 copie. Abbo- 
namento: L. 3 anno. Un numero 5 cen- 
tesimi. 

Ascoli-Piceno. 

Supplemento al foglio periodico della 
Prefettura. Pubblicazione fondata nel 1876 
per gli annunzi legali amministrativi. Esce 
2 volte alla settimana in 2 o 3 pagine. 
Abbonamento : L. 6 anno. 

Ascoli-Piceno. 

L'Unione liberale. Giornale della pro- 
vincia di Ascoli-Piceno, nato il 25 dicem- 
bre 1887. Esce ogni settimana in 4 pa- 
gine, formato 0,41 >^ 0,29. Un numero 5 
centesimi. Tip. Cesari. 

Ascoli-Piceno. 

La Voce dell'Asino. Giornale critico, 
satirico, umoristico, letterario, nato il 14 
luglio 1889. Esce ogni 15 giorni in 4 pa- 
gine, formato 0,31x0,23. Direttore: Cri- 
spo Nicola. Abbonamento: L. 2 anno. 

Ascoli-Piceno. 

La Voce dell'Operaio. Giornale ammini- 
strativo, delia provincia di Ascoli- Piceno, 
fondato il 25 febbraio 1888, Esce in 4 pa- 
gine, formato 0,58 x 0,28. Un numero 5 
centesimi. 

Ascoli-Piceno. 



Giornali cessati: 

— VAgeniia di Ascoli, n. 1883, politico, letterario, artistico, bimensile. 

— V Agricoltore Piceno, n. gennaio 18S5, mensile, ad Ascoli. 

— n Corriere dei Progressisti, politico amministrativo, n. a Fermo 18 aprile 1885, set- 

timanale, tip. Mecchi. Nell'ottobre dello stesso anno sospese le pubblicazioni. 

— Corriere di Ascoli, n. 17 die. 1882 col titolo Corriere Piceno che mutò dopo un anno. 



286 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



— Corriere provinciale, n. 8 febbraio 1885 ad Ascoli, domenicale. 

— U Eco dei Tronto, gazzetta ufficiale per le inserzioni giudiziarie ed annunzi della Pro- 

vincia di Ascoli, n. 1863 ad Ascoli, durò oltre 7 anni, diretta da Vincenzo Panichi. 

— La Ferma Fede liberale, n. 6 agosto 1885 a Fermo, politico, amministrativo, lette- 

rario, settimanale. Direttore : Giuseppe Branca. 

— Gaietta d'Ascoli Piceno, n, 1878; durò 5 anni, settimanale. 

— L'Operaio, n. ad Ascoli 1884, settimanale. Direttore: Vincenzo Panichi. 

— La Riscossa, n. a Fermo 1885. 

— Scuola elementare marchigiana, n. aMontegiorgio 1883, diretta da C. Tommasi Spina. 

Sospese le pubblicazioni dopo tre anni. 

— La Sveglia, n. 1884 ad Ascoli. Ne fecero parte i redattori dell' Unione. 

— "L'Unione, n. ad Ascoli 1884. Direttore: Giuseppe Alfonzi, 

— Il Volere, n. a Montegiorgio, scientifico letterario. 



Il Oiornalismo giudicato dai giornalisti 



La ragione dell'alto grado di considerazione a cui è 
arrivato il giornalismo in paesi esteri, va attribuita per 
una parte ai sentimento che in quei paesi i giornalisti 
hanno della solidarietà loro e dei comuni doveri ed 
interessi all' infuori degl'interessi generali e di quelli 
dei partiti. Questo sentimento e questa coscienza sono 
ancora allo stadio embrionale e non accennano a svot 
gersi che faticosamente i n Italia. I più autorevoli gior- 
nalisti nostri farebbero opera grandemente savia e be- 
nemerita cooperando agli sforzi che possono tentarsi 
per dare impulso a questo svolgimento e per agevo- 
larlo in modo rapido ed efEcace. Dopo di che saranno 
accresciute di molto le probabilità che la libera stampa 
corrisponda pienamente anche fra noi alla sua nobi- 
lissima missione. 

Avv. EuGBKio Ferro. 



B 



onghi ebbe a dire in un giorno di stizza, che dal 
minor numero dei lettori si conosce, a parità di cir- 
costanze, la maggiore bontà di un giornale in con- 
fronto di un altro. 



Il giornale somiglia alle chicche; dev'essere mangiato 
appena uscito dal forno. 

E. Aboct. 



V>ontate i giornali di un popolo: avrete il suo li- 
vello nella civiltà. 

Laboulate. 



u 



n giornale non è fatto dai suoi redattori, ma dai 
suoi abbonati. 



vJiornalista per obbedienza, non sono mai stato amico 
del giornalismo, e fin dal 1856 divisava un libro sui 
danni che porta alla letteratura, alla politica ed alla 
morale. Col passare del tempo restai sempre più per- 
suaso di questa verità. Il giornalista è un poeta im- 
provvisatore, costretto ad improvvisare, non sonetti e 
madrigali, ma economia politica, gius pubblico, apo- 



logia cattolica. Né può dire, a sua scusa : a s' improv- 
visa, o signori, e non si stampa » , dovendo l'improv- 
visazione essere più presto stampata, che finita. E bi- 
sogna ogni giorno improvvisare, e sempre a rime ob- 
bligate, e su quello che si sa e su quello che non 5Ì sa. 
Laonde il giornalista sta alla letteratura, alla politica, 
alla morale, come l'improvvisatore alla poesia, al go- 
verno ed alla predica. Che se altri si compiacque in 
Torino dello sciopero degli operai compositori di Mi- 
lano per ragioni di concorrenza tipografica, io sono 
tentato di compiacermene per ragioni letterarie, poli- 
tiche e morali, giacché, a mio avviso, i giornali, non 
pubblicandosi, fecero il maggior bene che possa fare 
il giornalismo. 

Torino, 1880. 

Giacomo Margotti. 



La stampa qualche volta protegge l'onore e la libertà 
del paese più degli eserciti costosamente armati ed ag- 
guerriti alle spese dei popoli. 



il borghese di Parigi è il re che ha ogni mattina un 
cortigiano al suo svegliarsi, il quale racconta venti 
storielle. Non è obbligato d'invitarlo e colezione; lo 
fa tacere quando vuole, e gli rende la parola a suo 
talento. Questo docile amico gli è tanto più caro in 
quanto che é lo specchio dell'anima sua e gli dice ogni 
giorno la sua opinione in termini un poco migliori di 
quelli che potrebbe adoperare lui. Toglietegli quest'ami- 
co, gli parrà che il mondo si fermi; questo specchio, 
quest'oracolo, questo parassita poco dispendioso è il 
giornale. 

Alfredo de Vigkt. 

Vj^jual posto occupa, fra le libertà necessarie, la li- 
bertà della stampa ? Non è la più attraente, ma è la 
più necessaria. È la libertà di pensare. Quando una na- 
zione vuol fare i suoi affari, bisogna che ci pensi, che 
possa pensarvi liberamente, formolare delle volontà e 
farle prevalere. Dunque la libertà della stampa è teo- 
ricamente e praticamente la più necessaria di tutte. 
A. Thiers, 1872. 



La SlaiiiDa e il Gerettte resiioiisaliile, LSe'.foifp^'^SL'ro'uf?;: 

In questo studio l'autore, dopo di aver esaminato gli effetti politici e sociali della 
libertà di stampa, istituisce un parallelo di legislazione comparata fra la nostra legge 
e quelle delle principali nazioni d'Europa, e ne conchiude combattendo l'istituto del 
gerente responsabile a cui vorrebbe surrogato il direttore responsabile. 



PROVINCIA DI AVELLINO 



"inumerò dei Comuni: 128 — ^Popolazione : 679,499 — Superficie: K, q. 3,034 — 'Deputati della provincia : 
I. Capozzi, Napodano, Dei-Balzo, Di Marzo, Capone. 2, N. N. , Anzani, De Renzi. 



Foglio periodico della Prefettura. Gior- 
nale officiale per gli atti amministrativi 
delia provincia, fondato nel 1876. Esce 
ogni mese ed anche due volte al mese in 
fascicoli di circa 48 pagine. Abbonamento: 
L. 24 anno. Un numero L. 2. 

Avellino. 

Gazzetta di Avellino. Giornale politico, 
amministrativo, conservatore, fondato nel 
1874. Esce ogni settimana in 4 pagine e 
tira 600 copie. Abbonamento : L. 6 anno. 

Avellino 

La Nuova giurisprudenza amministra- 
tiva. Giornale amministrativo, fondato nel 
1869. Si pubblica ogni settimana in 8 pa- 
gine. Abbonamento: L io anno. Non si 
vende a numeri separati. 

Avellino. 

Rinaldo. Giornale politico, amministra- 
tivo, letterario, fondato nel 1888. Esce ogni 
doraen. in 4 pag. Direttore: Gino Jannone. 

Avellino. 



La Sentinella Irpina. Giornale, ammi- 
nistrativo, letterario e di cose locali, fon- 
dato nel 1879. Si pubblica due volte la 
settimana in 4 pagine a 4 colonne. Abbo- 
namento: anno L. 5, semestre 4. Un nu- 
mero 5 centesimi. Inserzioni: secentesimi 
la linea in 4.' pagina. Corso Vittorio Ema- 
nuele. 

Avellino. 

Supplemento al foglio periodico della 
Prefettura. Pubblicazione creata nel 1876 
per r inserzione degli annunzi legali am- 
ministrativi. Si pubblica 2 volte alla set- 
timana in 4 pagine. 

Avellino. 

La Voce del popolo. Giornale politico, 
amministrativo, letterario, nato nel 1886. 
Esce due volte al mese, in 4 pagine. Ab- 
'bonamento: L. 2 anno. Un numero 5 cen- 
tesimi. 

Avellino. 



Giornali cessati: 

L'Avvisatore Irpino, politico, settimanale, n. 1878 ad Avellino. Direttore: prof. Pom- 
pilio Urciuoli. 

l\ Babbeo, n. 1%"] ^30. Avellino, settimanale, indipendente. Direttore: Achille Vetroni. 

La Campagna irpina, n. 1876, organo del Comizio agrario di Avellino. 

ÌJ Eco del villaggio, n. 1883 a Villanova del Battista. Direttore: G. Jovizzo. 

Francesco De Sanctis, letterario, settimanale, n. 1889 ad Avellino: direttore: F. Wal- 
dimiro Testa. 

Gaiiettino di Ariano, n. febbraio 1880, amministrativo, repubblicano, settimanale. 
Direttore: avv. Giuseppe Luparella. 

La Ricreazione, giornale pei fanciuUi, n. 1884 ad Altavilla Irpina. Direttore : Fran- 
cesco Ippolito Bruno. 

La Vespa, letterario, amministrativo, n. 1882 ad Avellino, quindicinale. 



L'INSEGNAMENTO DEL GIORNALISMO 



Un giorno a Don Giacomo Margotti, l'arguto direttore dell'i/na'tò Caltolica, fu 
domandata la sua idea in tatto di giornalismo, ed egli risposp : « — Il giornalista è 
un poeta improvvisatore, coslre'lo ad improvvisare, non sonelli e madrigali, ma eco- 
nomia politica, gius pubblico, apologia cattolica. Né può dire, a sua scusa: — « S'im- 
provvisa, signori, e non si stampa » dovendo 1' improvvisazione essere più presto 
stampata, che finita. E bisogna improvvisare, e sempre a rime obbligate, e su quello 
che si sa e su quello che non si sa. Laonde il giornalista sta alla letter?iura, alla 
politica, alla morale, come l'improvvisatore alla poesia, al governo e alla predica. » 



288 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Dunque, secondo Don Margotti, il giornalista dovrebbe avere una competenza 
profonda e completa su tutto ciò che scrive, per non essere tacciato d' improvvisatore. 
A farlo apposta, da un anno a questa parte i giornali ci vanno parlando di una nuova 
istituzione che è per sorgere, e che in America e in Inghilterra, anzi, sarebbe già un 
fatto compiuto : le scuole di giornalismo ! 

Non si era ancora sospettato nemmanco che il giornalismo si potesse insegnare 
dalla cattedra come il latino, il greco e le matematiche, ma ad ogni modo è un' isti- 
tuzione ed un esperimento curioso che solo gli anglo-americani potevano ideare. 

L'Associazione dei giornalisti inglesi, fondata da qualche anno, decise nel 1889 
di trasformarsi in Istituto, allo scopo di imprimere alla stampa inglese un impulso più 
vigoroso e nello stesso tempo più alto. 

L'Istituto conta duecento membri, i quali hanno stabilito che, d'ora in poi, co- 
loro che vorranno entrare nella nuova istituzione dovranno subire un esame perchè 
si possa constatare se essi sono atti ad esercitare la professione di giornalisti. 

Ma c'è di più. 

La Aa/m di Nuova - York, in un suo numero dell' anno scorso, annunziò che 
diverse scuole superiori degli Siati Uniti d' America hanno creato delle cattedre di 
giornalismo. 1 rettori di quelle scuole avevano saputo che i redattori dei giornali ri- 
cevevano di continuo lettere di studenti che manifestavano il desiderio di dedicarsi 
al giornalismo, e ciò li indusse a stabilire delle cattedre apposite. 

Queste scuole di giornalismo hanno dato mollo da scrivere. 

Il National di Parigi ideò un plebiscito alla guisa della Pali Mail Gazette, 
una specie di consultazione dei più grandi giornalisti parigini sulle qualità essenziali 
per bene riuscire nel giornalismo. 

Ecco le risposte: 

Eduardo Hervè: Un buon giornalista deve saper tutto: e, sapendo tutto, su tutto 
esprimersi col minor numero possibile di parole. 

Enrico Fovquier: Deve tutto sapere, scrivere su tutto, e specialmente dappertutto. 

Spuller : Deve pensare prima di scrivere. 

Fernando Xau: Oppure scriver bene prima di pensare. 

Catulle Mendès: Un buon articolo non si scrive. // se trousse... si butta giù! 

E. Bergerat: Si nasce giornalisti, se no non lo si è. 

John Lento inne : Allora, bisogna nascere ai... Dèbats. 

Sc/ierer : al Temps. 

Armand Silvestre: 11 buon giornalista è un pallone che si sgonfia a tempo. 

Ch. Laurent: Il buon giornalista è... V ivipaginatore ! 

A. Edwards: È il telegrafista. 

Ma la definizione più succosa sul giornalista ce la dà Ch. Lalou: Ha egli bi- 
sogno di sapere scrivere ? 

Difatii .. 

Certamente in Italia il desiderio insano di stabilire scuole di giornalisti non na- 
scerà in nessuno: non c'è direttore di giornale italiano che guadagni quanto il più mode- 
sto reporter di un giornale americano, e quando mi capita di sentire qualcuno che, dopo 
di aver letto per un soldo un giornale come il Secolo o la Tribuna, esclama: — Ma 
in questi fogli non c'è nulla! — vorrei potergli rispondere: — Pagateli bene i gior- 
nali e li avrete buoni; avrete della gente che al giornalismo si dedicherà esclusivamente, 
e ne farà la sua professione ordinaria. 

Ma con questo io non dico che il giornalismo si possa insegnare dalla cattedra, 
come si farebbe appunto del greco e del latino. In Italia non e' è che l'onorevole Bon- 
ghi che lo creda. 

Che cosa si dovrebbe sapere per essere un giornalista vero, per avere un di- 
ploma di giornalismo, come un diploma d'avvocato o di medico ? Uhm ! provatevi 
a fissare i limiti delle svariatissime quistioni che un giornale è chiamato ogni giorno a 
trattare, e allora saprò dir velo. 



l'insegnamento del giornalismo, 289 

Un giornalista parigino commentando la notizia delia Nation ci si è provato, 
naturalmente per colpire col ridicolo la nuova istituzione americana. 

Un buon giornalista, egli ha detto, deve sempre essere pronto a dire come la 
pensa sulle quistioni di politica estera, che presuppongono la conoscenza della storia 
universale, della storia rispettiva dei popoli e dei secreti di tutte le cancellerie; esso 
deve abbordare con sicurezza tutto ciò che interessa il perfezionamento della marina, 
la tattica e la strategia ; criticare l'amministrazione della giustizia, e preparare la ri- 
forma delle leggi ; fornire la istantanea soluzione di tutti i problemi penitenziari, igienici, 
ospedalieri, statistici ; trattare di morale, di metafìsica, di religione e risolvere en 
passant i problemi sociali; avere un' opinione sul modo di allevare la gioventù e 
sull'impulso da darsi alle arti, alla letteratura e al gusto del pubblico; affrontare con 
la stessa tranquillità il lato tecnico o economico delle ferrovie, delle miniere e dei 
canali; sorvegliare il funzionamento delle poste e dei telegrafi; nulla ignorare di ciò 
che ha relazione con l'agricoltura, con l' industria e col commercio; conoscere a fondo 
le istituzioni fiscali e tenersi all'altezza di tutti i progressi della scienza. 

E niente altro ? a me pare che il giornalista parigino si contenti anche di poco 
per avere — sarei per dire — un uomo enciclopedico. 

E in quanti anni si può avere un diploma di giornalista ? Mi viene il sospetto 
che in Cina, dove si ha una laurea di dottore a quaranta anni, l' istituzione potrebbe 
attecchire. E infatti nel celeste impero la redazione della Gazzetta uflìciale è affidata 
a un collegio imperiale di scenziati ! 

Dunque l'istituzione americana — almeno per l'Europa — non può avere un'ap- 
plicazione pratica. 

Forse è per questo che David Anderson allievo di Carlo Dikens e redattore di 
parecchi giornali inglesi per circa trent'annij fautore egli stesso dell' insegnamento del 
giornalismo, ha fatta una nuova proposta che sarebbe un tempcf-amento a quella americana. 

Anch'egli vuol fondare una scuola di giornalismo, ed ecco quel che si propone 
di fare: 

« Ogni mattina andrò al mio ufTicio, aprirò le mie lettere, leggerò i giornali e 
distribuirò il lavoro ai miei allievi come se fossero miei redattori. 

« All'uno dirò : 

« — Alle undici c'è una rivista ad Hyde Park. Alle tre me ne darete il re- 
soconto in cento linee. 

« All'altro : 

ff — Ecco un articolo di due colonne; riassumetelo. 

« Un terzo andrà a visitare un'esposizione di pittura ; un quarto andrà a vedere 
un nuovo lavoro ecc. 

« Quando avrò riconosciuto le attitudini dei miei allievi, mi darò a svilupparle. » 

Dunque il signor Anderson vuol tenere un altro programma : sviluppare le diverse 
attitudini di ciascuno studente di giornalismo. 

Io non so di quanti studenti si componga già la scuola del signor Anderson, — 
perchè bisogna sapere fra 1' altro, che essi devono pagare alla scuola una retta an- 
nuale di 2500 lire — ma dubito molto ch'essa possa attecchire. 

Ammesso che ci siano degli aspiranti giornalisti che dispongano già di 2500 
franchi all'anno, a quali risultati condurrebbe la scuola del signor Anderson? Ad avere, 
se non sbaglio, dei redattori competenti soltanto nelle materie in cui scrivono. Fa- 
temi un giornale redatto lutto da scrittori competenti nella propria materia, e prova- 
tevi a leggerlo ogni giorno. A chi basterebbe il coraggio di farlo ? 

Balzac ha detto in un suo curioso aforisma : 

« Ci fu un giornalista, che confessava aver fatto ogni giorno Io stesso articolo 
durame dodici anni : questa confessione, divenuta celebre, fa sorridere e dovrebbe 
far tremare : per rovesciare il più bell'edifizio, un muratore non darebbe ogni giorno 
Io slesso colpo di piccone ? » 

N. Bernardini — Guida dilla Stampa ^triadica italiana — 19. 



290 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Si ! ma quanti giornali cosiffatti potrebbero vivere a lungo ? 

Non e' è che 1' on. Bonghi che lo creda : egli in un giorno di stizza ebbe a 
dire che dal minor numero di lettori si conosce, a parità di circostanze, la maggiore 
bontà di un giornale in confronto di un altro. 

Se tutti credessero lo stesso, vedremmo scemare precipitosamente il numero dei 
giornali e ciascun lettore si trasformerebbe in uno studioso che apre il giornale come 
un piccolo trattato quotidiano di scienze. 

Scomparirebbe insomma dal giornalismo tutto ciò che crea la vita, il movimento 
l'interesse, la polemica che alletta ed aguzza l'ingegno. Che importa se ciò che ha 
detto oggi il tal giornale sarà corretto, smentito, calunniato domani dal tal'altro ? Bene 
male che esso abbia detto non monta : il suo scopo non è quello di pronunziare 
dogmi dall'alto del pergamo; ha qualche cosa di più importante da compiere: deve 
soddisfare ogni giorno, ogni ora, ogni minuto la curiosità del pubblico che vuole il nuovo, 
il moderno, l'attuale e lo vuole nella forma e nel modo che solo il giornale può dare. 

A questo modo il giornalista compie in una settimana il decuplo del lavoro che 
avrebbe compiuto il redattore competente, ma se avesse fatto diversamente nessuno 
lo avrebbe letto e ben pochi lo avrebbero capito. È vero che questo lavoro può con- 
durre al cretinismo un uomo di molto spirito e tramutare un poeta in affarista, come 
crede il buon Ghislanzoni, il quale sostiene che per abbrutirsi senza il soccorso del- 
l'assenzio del bitter, basta dedicarsi per una diecina d'anni a scrivere quotidiana- 
mente l'articolo di fondo in un giornale politico, ma non è men vero che il bene e 
il male detto da un giornalista finirà per produrre ciò che accade al seminatore di 
cui parla il vecchio Pacifico Valussi: molte delle sue sementi andranno perdute, ma 
qualcheduna caduta su buon terreno fruttificherà e così la parola « gettata tutti i giorni 
in mezzo al pubblico cade in molte menti ed in molti cuori e vi desta pensieri e 
sentimenti che non si arresteranno in que' soli che li hanno in se raccolti, ma potranno 
produrre buoni effetti, che poi si estendano da sé nello spazio e nel tempo: un po' di 
fieno della campagna romana, in cui era avvolta una statua di Thorwaldsen, portato 
con essa a Copenaghen, seminò in Danimarca più di trenta nuove erbe, che non vi 
erano mai cresciute. » 

Non ricordo più qual papa di buon senso abbia detto un giorno eh' egli leggeva 
qualunque libro gli capitasse sottomano, perchè, per poco buono ch'esso fosse, qualche 
cosa di nuovo da imparare certamente avrebbe trovato. 

Ed è così che uno scrittore francese recentemente ha compilato un volume sulla 
Langue vert dei giornali parigini, cioè tutte le insolenze, le maleparole, le frasi san- 
guinose che i giornalisti si sono scambiate in venti anni di vita e che hanno prodotto 
duelli, processi e scandali piccanti, di modo che se oggi un altro giornalista volesse usare 
la stessa frase che usò il suo confratello, sa quello ch'essa può fruttargli. 

Provatevi dunque ora a insegnare il giornalismo dalla cattedra, a uniformare il 
mestiere con statuti e regolamenti, a reggimentare una schiera numerosissima in cui 
i migliori e i più coraggiosi, sono tutti volontari ! 

Quanti riusciranno ? 

Io conosco scrittori dotti e profondi che hanno insegnato ad una generazione di 
giovani, riscuotendo stima e ammirazione, diventali nojosi e pesanti quando si sono 
provati a scrivere in un giornale. 

I veri giornalisti si fanno da se, giorno per giorno, volta per volta, lottando con 
le necessità della vita, con le asprezze del mestiere: ci sono giornalisti famosi, veri 
giornalisti, che hanno cominciato facendo i tipografi o i correttori di bozze, scrivendo 
venti pagine per vederne pubblicata una, maledicendo il giornalismo come l'ultimo 
dei mestieri, e ritornando sempre ad esso come agli antichi amori. 

« E la sola scuola civile, in questo momento, ha detto Zola ; è così che si di- 
venta uomo fra gli uomini e si indurisce nelle lotte; è pure cosi, sotto l'aspetto spe- 
ciale del mestiere, che l'uomo può formare il suo stile sulla terribile incudine dell'ar- 
ticolo giorno per giorno. » 



l'insegnamento del giornalismo. 



291 



E questa dello stile giornalistico, è secondo me, la quistione più ardua, l'ostacolo 
più serio che qualunque scuola di giornalismo, con qualsiasi programma e sistema essa 
voglia costituirsi, incontrerà sempre. 

Come si fa a insegnare lo stile da adoperarsi in un giornale ? esso è uno stile 
speciale, uno stile a sé, che non si assomiglia a nessuno, ed è di tutti; è lo stile che 
solo il giornalista condannato al supplizio atroce di leggere tanti giornali, in forme, 
lingue e stili diversi, può adoperare. 

Un giornale che non sia redatto nello stile che adoperano tutti i giornalisti, sarebbe 
una eccentricità predestinata a cessare dopo una settimana di prova. 

Qualche anno fa il direttore di un giornale svizzero — un ingenuo, senza dubbio — 
stabilì un sistema di multe per i suoi redattori che avessero adoperate delle frasi come 
queste — Ael momento di andare in macchina; — il pugnale della vendetta — gli 
annali del delitto — il grido della coscienza — la bilancia della giustizia — il 
nostro corrispondente bene informato che ha attinto a buone [otiti — i circoli bene 
informati — le persone degne di fede, ecc. 

Un coro unanime d'ilarità si levò da tutte le parli, e i giornali nel riprodurre 
dall'uno all'altro la lunga lista di frasi, sentenziarono che i redattori di questo fortunato 
giornale potevano infrangere la penna, essendo loro resa impossibile la vita. 

Dopo tutto questo, ditemi ancora che fra qualche anno le nostre università avranno 
cattedre di giornalismo I 



Nicola Bernardini 



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di Cicco e Cola, Riviste artistiche, di L. Chirtani. Riviste storiche, di E, Bonfadini, 
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Altamura, Corriere del circondario. 
Giornale, politico, amministrativo, com- 
merciale e letterario, nato nel 1887. Esce 
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Bajardo. Giornale letterario e di cronaca 
locale, nato nel 1887. Esce ogni settimana 
in 4 pagine. Abbonamento: anno L. 3,50. 
Un numero 5 centesimi. 

/'arietta. 

Bollettino annuale della Biblioteca con- 
sorziale Sagarriga-Visconti-Volpi di Bari. 
Pubblicazione bibliografica, fondata nel 
1888. Esce a fascicoli di varie pagine in-8.°; 
contiene l'elenco delle opere pervenute in 
dono, acquistate, ecc. Stabilimento tipo- 
grafico Petruzzelli e figli. 

Bari. 

Bollettino mensile dell'associazione com- 
merciale ed industriale di Bari. Nato Tu 
giugno 1889, esce in 4 pagine, formato 
0,31^0,21. Direttore: Luigi Gambarini. 
Abbonamento: anno L. 3. Un numero 20 
centesimi. Palazzo della Camera di Com- 
mercio. 

Bari. 

Il Comune. Giornale popolare, nato il 
3 febbraio 1889. Esce la domenica in 4 pa- 
gine, formato 0,37x0,29. Abbonamento: 
anno L. 4. Un numero 5 centesimi. Ti- 
pografia P. Musti, di Trani. 

Corata. 

Il Corriere delle Puglie. Giornale poli- 
tico, amministrativo, nato il i." novem- 
bre 1887, sui ruderi della Settimana, che 
ebbe molti anni di bella vita. Si pubblica 
ogni giorno in 4 pagine a 5 colonne, for- 
mato 0,41 xo,57. Lo dirige Martino Cas- 
sano, già redattore della Gaietta d' Italia: 
scrive anche spesso nel Fanfulla con lo 
pseudonimo di Alabardiere; egli è un gio- 
vane che ha la rara virtù di conoscere a 
fondo l'organismo delia macchina giorna- 
listica. Martino Cassano non è un brillante 
scrittore di articoli di fondo; ma ha una 
facilità di concezione che lo rende prezioso, 
ha l'ardimento dell'impresa che lo rende 
simpatico, ha la tenacità dei propositi che 
spesso lo avvicina alla vittoria. 



Il Corriere ha tipografia propria. 

Il giornale ha buoni articoh politici, ab- 
bondante cronaca, un esteso servizio di 
telegrammi. In politica propugna principi! 
liberali moderati. Ha speciaU corrispon- 
denti dai centri più iniportanti delle Pro- 
vincie di Bari, Foggia e Lecce. 

Abbonamento: anno L. 20, semestre io, 
trimestre 5. Estero: 35, 20, 12. Un nu- 
mero 5 centesimi. Inserzioni : 50 centesimi 
la linea in 4/ pagina; in 3.' pagina L. i. 
Via Andrea da Bari, 21, 23 e 25. 

Bari. 

Corriere giudiziario. Pubblicazione quin- 
dicinale, nata il 13 marzo 1889. Esce in 
fascicoli di 16 pagine in-4."' - Direttori: 
Deputato Nicola Balenzano e Giuseppe 
Alberto Pugliese. Abbonamento: L. 12 
'anno. Un numero 50 centesimi. Via de' 
Rossi, 20. 

Bari. 

Don Ficcanaso. Giornale umoristico set- 
timanale, fondato nel 1887. Esce in 4 pa- 
gine piccole a 3 colonne. Abbonamento : 
anno L. 5, semestre 3. Un numero 5 cen- 
tesimi. Tip. del Commercio. 

Bari. 

Foglio periodico della Prefettura. Or- 
gano ufficiale per gli atti amministrativi 
della provincia, fondato nel 1860. Si pub- 
blica una o due volte il mese in fascicoli 
di circa 16 pagine, e tira circa 600 copie. 
Abbonamento: anno L. 12. Un numero 
IO centesimi. 

Bari. 

Fra Melitene. Giornale politico, umo- 
ristico, fondato nel 1885. È il giornale 
meglio scritto e cosi finamente illustrato, 
ogni settimana, dal valoroso caricaturista 
Bianchi. Vi si scrive di arte, di polirica, 
di letteratura, e magari di filosofia, ma 
sempre con quel garbo e schietto spirito 
che non scende mai alla volgarità. 

I redattori sono tutti frati; e in mezzo 
ad essi folgoreggia la cavalleresca figura 
del padre guardiano, — Peppino Catinel- 
la, come tutti lo chiamano, — che è un 
fiero templare, perduto, chi sa come, nei 
viali dei nostri giorni. 

II giornale, pieno di spirito e di brio, 
si fabbrica alla sera, aella sala maggiore 



294 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



del convento; mentre spumeggia negli 
chops la birra. 

Esce ogni domenica in 4 pagine a 4 
colonne. Abbonamento: anno L. 4, seme- 
stre 2. Un numero 5 centesimi. Via Abate 
Gimma, 179. Convento proprio. 

Bari. 

La Crioventù. Giornaletto letterario umo- 
ristico, locale, fondato nel 1885. Esce ogni 
settimana in 4 pagine a 2 colonne. Diret- 
tore: V. A. Picca. Abbonamento: anno 
L. 3, semestre 1,50. Inserzioni: 15 cente- 
simi la linea. Piazza Umberto, 17. 

Molfeita. 

Il Grillo. Giornale politico, amministra- 
tivo, letterario, nato il 21 luglio 1889. Si 
pubblica la domenica in 4 pagine, for- 
mato 0,34 ••10,23. Direttore: C. Coratelli. 
Abbonamento: anno L. 3. Un numero 5 
centesimi. 

Bari. 

Juvenilia. Periodico artistico, letterario, 
quindicinale, nato il 31 marzo 1889. Esce 
in 4 pagine, formato 0,33 ^0,22. Abbona- 
mento: L. I per 4 mesi. Un numero 5 
centesimi. 

Allamura. 

Latoremus. Giornale democratico, edu- 
cativo, nato nel gennaio del 1889 « a solo 
scopo educativo di progresso civile, e per 
ricordare agli amici ed alle città sorelle 
della gran patria che noi viviamo di vita 
operosa ». Si pubblica due volte al mese. 
Direttore proprietario : Cav. Vito Saraceno. 
Tipografìa e locali propri. 

Spinai:(ola. 

La Parola. Gazzetta del popolo, nata il 
25 novembre 1888. Si pubblica ogni set- 
timana in 4 pagine a 4 colonne. Abbona- 
mento: anno L. 5, semestre 3. Un numero 
5 centesimi. Inserzioni: 50 centesimi la 
linea. 

Barletta. 

'A Pazzaria Pugliese. Giornale lettera- 
rio, amministrativo, umoristico, nato nel 
1887. Si pubblica ogni settimana in 4 pa- 
gine a 3 colonne ed è redatto in italiano 
e dialetto napoletano. Direttore: Francesco 
Piscopo. Abbonamento: anno L. 4, seme- 
stre 2. Un numero 5 centesimi. 

Trani. 

Pro Christo. Giornale cattolico, fondato 
il i.° aprile 1888. Esce in 4 pagine, for- 
mato 0,24 X 0,15. Direttore: Emilio Todi- 
sco-Grande. Trani, tipo-litografia Fratelli 
Maizzani. 

Bisceglie. 

Eassegna Pugliese. Rivista di scienze, 
lettere ed arti, nata nel 1884. Si pubblica 
ft fascicoli di 16 pagine a 2 colonne 2 



volte al mese. Editore: cav. Valdemaro 
Vecchi. Vi scrivono : il prof. Salandra, Gia- 
como Arditi, G. Beltrani, C. De Giorgi, 
C. Bertacchi, Orazio Spagnoletti, E. Scorti- 
cati, Giuseppe Gigli, R. De Cesare, Bovio, 
De Luca, Jatta, C. Massa, Michele Sini- 
scalchi, ecc. 

È giornale ben redatto e stampato con 
molta venustà di forma per cura del Vec- 
chi, che ha saputo suscitare un certo ri- 
sveglio nella morta gora della letteratura 
pugliese. 

Il Vecchi non solo è un intelligente e 
solerte editore, ma ha gusto fine e deli- 
cato per la buona produzione. 

Abbonamento: anno L. 7,50 - Estero 
L. 9,50. Via Stazione, Palazzo Sarri. 

Trani. 

Il Risorgimento Pugliese. Giornale po- 
litico commerciale, nato nel 18S5. Nel 1887 
mutò il titolo in quello di Movimento Pu- 
gliese, poscia in Bollettino di notizie com- 
merciali. Sospese le pubblicazioni, le ri- 
prese il i.° agosto 1888. Esce ogni set- 
timana in 4 pagine. 

Bari. 

Rivista di giureprudenza. Fondata nel 
1876 e diretta dall'avv. Giuseppe Alberto 
Pugliese. 

Quest'opera, che ha già resi i suoi be- 
nefici effetti, è utilissima non solo agli 
studenti di legge, agli avvocati e magi- 
strati, ma anche ai privati cittadini, perchè 
in essa è racchiuso quanto di più impor- 
tante e di più necessario si possa imma- 
ginare in fatto di giurisprudenza, conte- 
nendo le migliori sentenze della Cassazione 
e dei Tribunali del regno, e specialmente 
quelle della Corte di Trani, oltre lavori dot- 
trinali, ed una estesa rivista bibliografica. 

Di questo periodico si pubblicano 1000 
pagine all'anno, in fascicoli di 100 a 200 
pagine in-8.° 

Editore: cav. V. Vecchi. 

Abbonamento: anno L. 12. Un fasci- 
colo L. 2. 

Trani. 

La Stampa libera. Giornale politico am- 
ministrativo, nato nel 1889. Direttore: 
Carlo Filangieri. Si occupa in ispecial modo 
degl' interessi della città di Bari e provin- 
cia. Si pubblica ogni giovedì ed all'occor- 
renza può essere anche quotidiano. For- 
mato in 4 pagine a 4 colonne; abbona- 
mento annuo: L. 3. Un numero e. 5. Edi- 
tori proprietari Fratelli Pansini. Corso Vit- 
torio Emanuele, 135 e 139. 

Bari. 

Supplemento al Toglio periodico della 
Prefettura. Organo per gli annunzi legali 



PROVINCIA DI BARI. 



295 



della provincia, fondato nel 1876. Esce due 
volte alla settimana in 4 pagine. Abbona- 
mento: anno L. 15. 

Bari. 
La Zanzara. Giornale politico, ammini- 
strativo, fondato nel 1887. Esce ogni do- 



menica in 4 pagine a 4 colonne. Direttore 
proprietario responsabile : Giuseppe La- 
serra. Abbonamento: anno L. 5 - seme- 
stre 3. Un numero 5 centesimi. Inserzioni 
50 centesimi la linea. 

Barletta. 



Giornali cessati: 

L'Abate Storiecchia, umoristico, n. 1887 a Bari. 

U Aculeo, di Andria, diretto da Raffaele Frascolla fu Federico. 

L'Araldo di Bari, n. 14 marzo 1881, politico, settimanale. 

Gli Asini, umoristico, settimanale, n. 1887 a Bari. 

L'Asino d'Oro, umoristico, settimanale, n. 1887 a Bari. 

L'Avvenire delle Puglie, politico, quotidiano, n. 1884. 

L'Avvenire di Bari, n. 1883 col titolo di Spartaco, che poi mutò. 

Il Bari, n. 1876, quotidiano. 

Barion, quotidiano, di pubblicità, n. 1882. 

Bollettino della guerra, n. 1870 a Bari, quotidiano, a mezzo foglio, diretto da Nicola 
Vito Pesce. 

Bollettino di notizie commerciali, n. 1888 a Bari. 

Il Campidoglio, n. 1883 a Bitonto; organo uiBciale del Circolo Savoja. 

Capitan Barione, umoristico, settimanale, n. 13 agosto 1888. Direttore: V. Stasi. 

Il Censore, n. 1863 a Bari, settimanale, politico, redatto da Pietro Arrainio Azzella, 
Vito Orofino, ecc. 

Il Cittadino, n. 1876 a Bari, politico, settimanale. Visse 6 anni. 

Il Cittadino Pugliese, di Barletta. 

Il Corriere di Bari, n. 1867, quotidiano;' visse una dozzina di anni diretto dal dot- 
tor F. Colucci. 

Il Costituzionale, n. 1876 a Trani, e poi stampato a Bari, settimanale, moderato, 
diretto dall'avv. Nicola Festa-Campanile. Visse 5 anni. 

Il Democratico, n. 1882 a Trani, settimanale; ebbe breve esistenza. 

L' Eco Cattolica, n. 1882 a Bari, bisettimanale. Visse un paio d'anni. 

Galletta di Bari, n. 1879 col titolo di Operaio Barese, che mutò nel 1883. 

Gaietta giuridica delle Puglie, n. 1872 a Bari, importante pubblicazione dècade a 
grossi fascicoli, diretta dagli avvocati G. Capruzzi, N. Balenzano e F. Lattanzio. 
Durò vari anni. 

Il Gaiiettino, poi Ganettino del popolo, n. 1870 a Bari, quotidiano, minuscolo, di- 
retto dall'avv. Alessandro Niccolò De Divis. 

Il Calettino, n. 1882 ad Andria, politico, settimanale. 

Il Giornale di Bari, n. 1884, quotidiano. 

L' Indipendente, n. 1882 a Trani. 

Il Liceo Davaniati, n. a Trani neir84 sotto la direzione del prof. Giuseppe Giu- 
liani. Giornale letterario, scientifico. 

La Lima, n. 1880 a Bari, quotidiano. 

Machiavelli, politico amministrativo, n. 1882 a Bari. Direttori: avvocati G. Capaldi 
e Carlo Caracciolo. 

Manfredi, n. 1881 a Bari, politico settimanale. 

Il Mattino, n. 1888 a Bari, quotidiano; fu diretto per 5 mesi da Francesco Terra- 
nova, poscia da Carlo Filangieri. 

Mefistofele, umoristico, settimanale, n. 15 luglio 1888 a Bari. 

Il Meridionale, n. 1883 a Bari, politico, commerciale, settimanale. 

Il Mascherino, n. 1878 a Bari, bisettimanale, diretto dal prof. Giovanni Sisto. 

La Nuova Falange, n. 1882 a Bari, politico indipendente. 

La Nuova Gaietta, n. 1879 a Bari, politico settimanale. Durò un paio d'anni. 

L'Ombra di Banco, giornale democratico, settimanale, n. 1888 a Bari. Direttore: 
Domenico Giusto. 

Pantagruel, n. 1887 a Trani, letterario settimanale, diretto da Giovanni Mennuti e 
redatto da una schiera elettissima di giovani scrittori. Visse un anno soltanto. 
■ Parva Lux, n. 1881 a Gioja del Colle; mutò titolo in Sannace; quindicinale, po- 
litico, diretto dal cav, Vincenzo Jacobellis. 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



Peuceiia, giornale commerciale, n. 1887 a Bari, settimanale. 
Il Piccolo Corriere di Bari, n. 1865, politico quotidiano; visse oltre 12 anni. 
Il Popolo Barese, politico, settimanale, n. 1887 a Bari. Direttore: G. Gambatesa. 
La Posta Pugliese, n. 1883 a Bari, quotidiano, diretto da Giuseppe Margiotta. Visse 

pochi mesi 
Il Progresso, politico, settimanale, n. 1886 a Bari. 

La Prosperità del Commercio, n. 1882 a Barletta, mensile, diretto da Gio. Gervasio. 
La Puglia Agricola, n. 1878 a Bari, mensile, diretto da Sabino Fiorese. 
La Puglia industriale, n. 1887 a Bari. 
La Riscossa, n. 1885 a Bisceglie, quindicinale. 
La Risveglia, n. 1877 a Bari, politico settimanale; visse tre anni. 
Il Risveglio, n. 1883 a Trani, politico, sociale, settimanale, diretto da Emanuele Bucci. 
La Rivoluiione, n 1865 a Bari, politico. 

La Rondine Bitontina, n. 1883 a Bitonto, politico, letterario, quindicinale. 
Lo Scioglimento, amministrativo, settimanale, n. 1887 a Valenzano. 
La Settimana, n. 1885 a Bari, settimanale politico, diretto da Martino Cassano. 
La Sinistra, politico, settimanale, n. 1882 a Bari. 
Spartaco, n. 29 luglio 1882 a Bari, politico, settimanale, democratico. 
Lo Studente Appido, n. 1881 a Trani, letterario, scientifico, diretto da Stanislao 

A. Manfredi e Nicola Spadavecchia. 
La Vedetta, n. 1882 a Bari. 



Giuseppe Massari 

Giuseppe Massari nacque nel 1821 (i). 

Nel 1835 il Massari fu mandato a Napoli a studiarvi matematica. 
Ma egli credendosi chiamato a diventare un gran medico, studiò invece 
medicina fino a quando, avvedutosi che la sua era una vocazione sba- 
gliata, si diede allo studio delle lettere, della filosofia e delle altre scienze 
morali. Nel 1838 lasciò Napoli e tornò in provincia; il padre creden- 
dolo compromesso nella Giovine Italia lo fece imbarcare per Marsiglia. 
Da Marsiglia egli andò a Parigi dove si strinse con gli esuli italiani 
più chiari. 

Venuto il 1848 fu chiamato a Torino alla direzione del Mondo il- 
lustralo, compilato da quasi tutti i più chiari letterati di quel tempo, e 
del quale egli scrisse la parte politica, occupandosi specialmente delle 
cose e degli uomini di Francia e d' Inghilterra in relazione all' Italia, 
scrivendo di Pio IX col più ardente entusiasmo, e coi concetti fonda- 
mentali del Gioberti. 

Nel gennaio del 1848 fu chiamato a Firenze dal Salvagnoli per 
collaborare alla Patria. 

Rivide Napoli dopo dieci anni d'esilio. Ma ben presto fu costretto 
a esulare di nuovo. Giunse a Torino poco dopo un mese dalla batta- 
glia di Novara. Scrisse prima nel Saggiatore, fondato dal Gioberti; poi 
diresse la Legge, che ebbe breve vita, e finalmente entrò collaboratore 



(i) Bari, nel 1885, con intervento dell'on. Spaventa, inaugurò un busto all'on. Mas- 
sari. Come semplice ricordo faccio notare che a pag. 182 dell'opuscolo I Casi di Na- 
poli, dal 29 gennaio 1848 in poi, di Giuseppe Massari, stampato a Torino 1849, tipo- 
grafia Ferrerò e Franco, si legge : a Nelle più lontane Provincie ardeva l'entusiasmo per 
l' italiana guerra e per i suoi campioni valorosi; una sera nel teatro della città di Lecce, 
capoluogo della mia provincia nativa, si fecero strepitosi applausi a Carlo Alberto ed ai 
iUQÌ augusti figliuoli, compagni dei suoi pericoli gloriosi, emuli delle sue nobili gesta. » 



PROVINCIA DI BARI. 297 

della Gaietta Ufficiale Piemontesey della quale, dopo il 1856, divenne 
direttore. 

Scrittore di giornali italiani e corrispondente di giornali esteri, de- 
putato dalla VII alla XV legislatura, non ebbe altro scopo che quello 
di difendere la causa italiana, commentando utilmente la politica^ del 
Conte di Cavour, della quale fece apprezzare la grandezza e chiarì gli 
intenti anche fuori d'Italia, al quale scopo egli aveva contratte amiche- 
voli relazioni coi più autorevoli diplomatici francesi e inglesi. 

Collaboratore della Perseveranza e del Fanjulla per buona parte de- 
gli ultimi suoi anni, lo fu con uno scrupolo singolare, ispirato sempre 
ad un sentimento alto di responsabilità, che è quasi scomparso nelle 
pubblicazioni delle notizie politiche. 



Carlo De Cesare, che poi fu ministro per poco tempo nel 1860, 
era corrispondente segreto da Spinazzola della Rivista Contemporanea di 
Torino e dell'Archivio Storico del Vieusseux, nel quale ultimo tra il '57 
e ' 58 comparve un lungo articolo sul Progressivo svolgimento degli studti 
storici nel reame di Napoli e di Sicilia dalla 2" metà del secolo 18" fino 
alla metà del secolo i^". Quest'articolo fece gran rumore, perchè vi si 
asseriva che l'allegorico veltro del primo canto della Divina Commedia, 
altri non era che Vittorio Emmanuele. Quando il , governo borbonico 
scoperse la paternità di tale articolo,- confinò per tre mesi il De Cesare 
a Torre del Greco. 



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Esso pubblica dal 1875, due volte la settimana, colla maggiore solleoitudine, e se- 
guendole nelle loro fasi, coi rispettivi richiami ai numeri precedenti, tutte le aste pub- 
bliche del Regno, e grandissima parte di affari privati, prime e seconde aste, ventesime, 
definitive, i definitivi aggiudicatari, il tutto in ispcciali rubriche distinte, nell'ordine seguente: 

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PROVINCIA DI BELLUNO 



Numero dei Comuni: 6(> — Popolazione : 174,140 — Superficie: K. q. 3,347 
Pascolato, Ricci, Rizzardi. 



Deputati della provincia : 



L'Alpigiano. Giornale politico, ammini- 
strativo e commerciale, fondato il 24 set- 
tembre del 1884. Si pubblica il lunedì, il 
mercoledì e il venerdì di ogni settimana 
in 4 pagine in fol. a 4 colonne. Ha una 
tiratura di circa 1000 copie. Redattore: 
Francesco Sandoni, il quale è anche cor- 
rispondente del Corriere delia sera e della 
Gaietta di Vme\ia. Proprietario-Direttore: 
Avv. Giovanni Maresio-Bazolle. Abbona- 
mento: L. 12 anno; semestre e trimestre 
in proporzione. Un numero 5 cent. Inser- 
zioni: In 2.' pagina ogni linea spazio 
di linea L. i. In 3.* pagina, prima della 
firma del gerente, centesimi 50; dopo la 
firma del gerente e. 25. In 4.' pagina e. io. 
Per inserzioni ripetute prezzi da convenirsi. 
Il giornale ha tipografia propria. Mercato 
del Pesce. 

Belluno. 

Il Cadore. Giornale politico, ammini- 
strativo, nato nel giugno del 1889. Esce 



ogni quindici giorni. Abbonamento: anno 
L. 5. 

Pieve di Cadore. 

Foglio periodico della Prefettura. Or- 
gano ufficiale per gli atti amministrativi 
della provincia, fondato nel 1866. Si pub- 
blica ogni mese a fascicoli, e si distribui- 
sce gratis ai comuni. 

Belluno. 

Supplemento al Foglio periodico della 
Prefettura. Creato nel 1876; si pubblica 
2 volte alla settimana e più quando oc- 
corra. Contiene gli annunzi legali. 

Belluno. 

Il Vittorino da Feltro. Conversazioni bi- 
raensuali educative, nate il 6 gennaio 1889. 
Esce la prima e la terza domenica del mese 
in fascicoli di 12 pagine in 8.°, per cura di 
G. Giudici. Abbonamento: L. 4 anno; un 
numero 20 cent. Tip. Castaldi. Redattore: 
prof. Antonio Vecellio. 

Feìtre. 



Giornali cessati: 

Bollettino dei Comici Agrari di Belluno e Feltre, mensile, sospese le pubblicazioni 
nel 1888. 

Bollettino dei protesti cambiari del Tribunale di Belluno. 

Gaietta di Belluno, n. agosto 1881 in sostituzione della cessata Provincia di Belluno. 

Panfilo Castaldi, n. 18Ó7 a Feltre, politico, scientifico, letterario, organo del Comi- 
zio Agrario. 

Il Risveglio Stenografico, n. 1883 a Feltre, mensile. 

Il Tomitano, religioso, letterario, politico, n. 1872 a Feltre, quindicinale. Sospese 
le pubblicazioni ed ora è sostituito dal Vittorino da Feltre (vedi). 

L'Ufficio d'Affari, n. 1884 a Pieve di Cadore, amministrativo, commerciale. 



LA LEGGENDA DEL GIORNALISTA 



Dopoché il buon Dio, creati gli uomini, pensò che era bene che 
ciascuno si mantenesse col suo lavoro, un giorno, fatto dar di fiato alle 
trombe dagli arcangeli, li radunò tutti sopra una grande piazza. 

E quando tutti gli uomini furono radunati, e Dio li ebbe tutti con- 
tati, si fece portare un gran sacco — il sacco dei mestieri e delle pro- 
fessioni — e si mise a distribuirli ad uno ad uno. E cosi fece che ciascun 
uomo avesse il proprio mestiere, procurando di far le cose meglio che 



300 GUIDA DELLA. STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

fosse possibile per seguir la giustizia. E così — per 'esempio — a chi 
vide coi denti e colla lingua lunga, diede l'avvocatura e la procuratura, 
chi conobbe manesco, fece militare, chi veloce di gambe, cassiere... e cosi 
via via sino a quelli che creò maestri elementari e segretari comunali 
in penitenza dei loro peccati. 

Finita la distribuzione, il buon Dio già stava per congedare gli 
uomini, quando dietro al trono divino una voce beffarda si udì che escla- 
mava: « Ed a me, o Signore, non darai la professione? » 

Stupì il buon Dio: difatti egli si era dimenticato di un uomo che, 
o fosse caso o fosse arte, era rimasto nascosto fra le pieghe della por- 
pora celeste, forse per ascoltare, e poi criticare ! 

— Ma ahimè ! — disse il buon Dio, oramai la distribuzione è fatta: 
come tu vedi il sacco è vuoto, e io non ho più professioni disponibili — 
Ah ! soggiunse poi — volgendosi agli altri uomini — da bravi fighuoli, 
aiutatevi voi fra tutti a mettere insieme una professione per costui, se 
no chissà che scandali si faranno. 

Gli uomini — sebbene mormorando — non poterono dire di no, 
ma come avviene di chi deve regolare qualche cosa per forza, natural- 
mente ciascuno procurò di dare la parte peggiore della propria profes- 
sione... E l'avvocato per esempio, diede le sue bugie, e l'artista le sue 
invidie, il militare la manìa duellesca... e persino i maestri elementari 
diedero parte delle loro miserie... Solo un poeta diede i suoi sogni e il 
suo entusiasmo. 

Immaginate allora che miscuglio di professioni usci fuori da quel 
racimolare — 11 buon Dio ne era desolato... — Ma insomma — diceva — 
che cosa ne faremo di costui con questo minestrone ?... 

Ma l'uomo dalla voce beffarda si fé' innanzi e disse: 

— Bah ! Signore ! non mi resta che fare il giornalista ! 



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PROVINCIA DI BENEVENTO 



Niimiro dei Comuni: 73 — Popolazione: 238,425 — Superficie: 
Sanna, Riola, Mellusì, Polvere, Moscatelli. 



K. q. : 2,ié8 — Deputati della provincia : 



Foglio periodico della Prefettura. Or- 
gano ufficiale per gli atti amministrativi 
della provincia, fondato nel 1865. Si pub- 
blica ogni mese a fascicoli di 30 pagine 
e si distribuisce gratuitamente alle ammi- 
nistrazioni provinciali. Tira circa 200 copie. 

Benevento. 

Gazzetta di Benevento. Giornale poli- 
tico amministrativo, fondato un mese dopo 
che un'insurrezione popolare avea abbat- 
tuti gli stemmi pontifici, e proclamata 
nel 1860 l'annessione della città di Bene- 
vento al regno d'Italia. 

Questo giornale fu dichiarato ufficiale 
nel 1869, e coll'abohzione dei giornali uf- 
ficiah, che ebbe luogo a proposta del mi- 
nistro Nicotera, non sospese le sue pub- 
bhcazioni. 

La Gaietta di Benevento è uno dei perio- 
dici più antichi delle provincie meridionali 
ed ha corrispondenti in molte città d' Italia. 

Si pubblica ogni settimana in 4 pagine 
a 4 colonne. Direttore : avv. prof, iìnrico 



Isernia. Collaboratori : avv. Alfonso Meo- 
martini, Congedo avv. Girolamo, Mellusi 
avv. Antonio, Di Fazio avv. Vincenzo, Ca- 
pozzi prof. Vincenzo, ecc. Abbonamento: 
anno L. 8, semestre 4. Un numero io cen- 
tesimi. Corso Garibaldi, 428. 

Benevento. 
Mefistofele. Giornale politico ammini- 
strativo, fondato nel 1884. Esce, in 4 pa- 
gine a 4 colonne, giovedì e domenica; la 
domenica in doppio formato (16 pagine). 
Tiratura 1500 copie. Direttore: Francesco 
Anfossi. Abbonamento: anno L. 7, seme- 
stre 3,50. Un numero 5 centesimi. Ufficio 
e tipografia propriì: Largo Triggio, 99 
(con Ufficio di pubblicità). 

Benevento. 
Supplemento al foglio periodico della 
Prefettura. Creato nel 1876, si pubblica 
203 volte la settimana, e contiene gli 
annunzi legali. Un numero 15 centesimi. 
Non fa abbonamenti. 

Benevento. 



Giornali cessati: 

Bollettino dei Comici Agrari dei Circondari di Benevento e di S. Bartolomeno in Caldo, 
n. 1869, mensile, diretto dai professori P. De Caro, Orazio e Vincenzo Albino. 

Bollettino del Comi:^io Agrario del Circondario di S. Bartolomeo in Caldo, n. 1880, 
mensile, diretto dall'avv. Liberatore De Paola. 

La Costituzione, politico quotidiano, n. 1878 a Benevento; direttore: Cav. Ernesto 
De Simone. 

Il Crivello, politico amministrativo, n. 1885 a Benevento, diretto dall'avv. Vin- 
cenzo Navarra. 

Jole, rivista quindicinale, letteraria, n. il 13 gennaio 1889, diretta da E. A. Scalzilli, 
sospese dopo pochi mesi le pubblicazioni. 

Niccolò Franco, politico settimanale, n. 1888, direttore avv. N. Cosentini. 

Il Sabato, politico indipendente, n. 188 1 a Benevento. Visse un anno. 

Il Veltro, pohtico amministrativo, n. 1888, settimanale, dirett. avv. Cesare Pellegrini. 



I Giornali per i ciechi 

Iq Francia i cicchi hanno tre giornali. Uno non costa che sette franchi. È interessante veder leggere questi 
giornali con lo dita altrettanto presto, che noi con gli occhi. 

Due di questi giornali si pubblicano a Parigi. Uno è intitolato Le Volanti Hany ed è stampato con ca- 
ratteri comuni; questo giornale è dedicato ai direttori e professori degli stabilimenti consacrati ai ciechi, ai 
padri di bambini ciechi e finalmente a quanti s'interessano dei quarantamila ciechi che ha la Francia. 

L'altro, il Louis Braille, stamp.ato con caratteri in rilievo secondo l'ingegnoso sistema di questo nome, 
è dedicato esclusivamente ai ciechi e si divide in due parti. La prima dà ai suoi lettori tattili tutte le notizie 
e consigli che possono loro essere utili e che altrove non potrebbero trovare. La seconda, intitolata Supple- 
mento letterario, scientifico e musicale mette i ciechi istruiti al corrente del movimento intellettuale, artistico, 
senza il soccorso di chi ha la fortuna di vedere. 

Il Louis Braille tiene abbonati in Francia, Belgio, Svizzera, Canada e dovunque si parla francese. 

Direttore di queste due pubblicazioni ò Maurizio de la Sizerane, anche lui cieco 1 



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venta, Cucchi L. , Suardo, Agliardi. 2. Roncalli, Silvestri, Tubi. 



L'Alto della Giovinezza. Giornale di 
didattica, educazione e letteratura, nato 
nel 1887. È diretto da Lucia Brasi e com- 
pilato da signore e signorine con gusto 
artistico. Si pubblica 2 volte al mese in 
8 pagine. Abbonamento: anno L. 5. Tip. 
Fratelli Bolis. 

Ikrgamo. 

Atti della Società industriale berga- 
masca. Pubblicazione scientifica. Esce a fa- 
scicoli di oltre 60 pagine in-8.° Tip. Pa- 
gnoncelli. 

Bergamo. 

Bollettino annuale dei doni ed acquisti 
della Biblioteca Civica di Bergamo. Fon- 
dato nel 1879. Si pubblica a fascicoli di 
oltre 20 pagine in-8.° 

Bergamo. 

Il Campanone. Giornale popolare catto- 
lico, fondato il 2 gennaio 1885, dal Co- 
mitato Diocesano. Si pubblica ogni dome- 
nica in 4 pagine a 4 colonne, spesso con 
illustrazioni in litografia. Abbonamento: 
anno L. 3. Un numero 5 centesimi. Tip. 
S. Alessandro. 

Bergamo. 

Cronaca Trevigliese. Giornale politico 
amministrativo, fondato nel 1885. Si pub- 
blicò ogni settimana in principio. Dal i." 
del 1888 esce 5 volte la settimana; i nu- 
meri di martedì e sabato trattano di am- 
ministrazione ed interessi municipali della 
città e paesi circostanti. Il numero del gio- 
vedì è totalmente dedicato all'agricoltura. 
Direttore: Carlo Razzi. — Il giornale as- 
sunse il motto che Giuseppe Giusti desi- 
gnava per un giornale che intendeva man- 
dar fuori: « Ordine e libertà, quanta ce ne 
cape: ecco la mia bandiera.» — Abbona- 
mento : anno L. 3,30. Un numero 5 cent. 

Treviglio. 

Cuore e Critica. Rivista letteraria, fon- 
data nel 1887 e pubblicata da alcuni scrit- 
tori eccentrici e solitarii. Direttore : Arcan- 
gelo prof. Ghisleri. Esce ogni mese a fa- 
scicoli di 16 pagine in 4° a 2 colonne. 
Si occupa di letteratura, filosofia, storia, 
scienze penali, economia sociale, ecc. Vi 
collaborano dotti e brillanti scrittori d'ogni 
parte d'ItaHa, fira' quali: F. Turati, Giov. 
Bovio, D.' Vittorio Bennini, ing. P. Bre- 
sadola, M. Mariani, ecc. Pubblica pure un 



supplemento trimestrale, dedicato a qual- 
che questione speciale. Il giornale si stam- 
pa a Savona. Abbonamento: L 7,50 anno; 
sem. L. 4; trim. 2,25 ; un num-ero cent. 60. 

Bergamo. 

L'Eco di Bergamo. Giornale politico 
cattolico, nato il i." maggio 1880. Ven- 
ne fondato da una società di ecclesiastici 
e di laici per sostenere e diffondere nella 
provincia e diocesi di Bergamo il movi- 
mento cattolico e gì' interessi amministra- 
tivi, commerciali, iridustriali e agricoli della 
città e provincia. È diretto fin dalla sua 
origine dal cav. prof. Gio. Battista Caironi. 
Esce tutti i giorni non festivi, in 4 pagine. 
Abbonamento: anno L. 18. Un numero e. j. 

Bergamo. 

Foglio periodico della Prefettura. Or- 
gano ufficiale per gli atti amministrativi, 
fondato nel 1864. Si pubblica ogni mese 
a fascicoli di un numero indeterminato di 
pagine. Abbonamento : anno L. 6. 

Bergamo. 

Gazzetta provinciale di Bergamo. Gior- 
nale politico, liberale, amministrativo, fon- 
dato nel 1872. Si pubblica tutti i giorni 
meno i festivi in 4 pagine a 4 colonne. 
Nel settembre del 1882 la direzione fu as- 
sunta dal signor Carlo Pellican, ma passò 
tosto al signor Luigi Boccacci. L'avea te- 
nuta anche Augusto Bàrattani. È redatto 
accuratamente ed è ricco di notizie e te- 
legrammi. Abbonamento: anno L. 18, se- 
mestre 9,50, trimestre 5. Inserzioni: 4.' 
pagina 25 centesimi la linea. 

Bergamo. 

Memorandum. Giornale commerciale e 
industriale, nato nel 1886. Esce 2 volte 
al mese in 4 pagine e si distribuisce gratis. 

Bergamo. 

Monitore delle pubbliche amministra- 
zioni. Giornale di giurisprudenza ammini- 
strativa, fondato nel 1875. Si pubblica 2 
volte ai mese in fascicoli di 12 pagine. 
Tiratura 1200 copie. Abbonamento: anno 
L. IO. Un numero 50 centesimi. 

Treviglio. 

Supplemento al foglio periodico della 
Prefettura. Contiene gli annunzi legali; 
fu creato nel 1876. Si pubbfica 2 volte la 
settimana. Abbonamento: anno L. io. 

Bergamo. 



304 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

Giornali cessati: 

— U Agricoltore Bergamasco, n. 1882, mensile, diretto dal dott. Cav. G. Grassi- Soncini. 

— Bergamo "Nuova, politico, democratico, quotidiano, n. 1879. 

— L' Educaiioìie fisica, n, 1885 a Bergamo, quindicinale. 

— Gaietta di Bergamo, n. 18 14; durò circa 60 anni. Estensore proprietario G. B. Cre- 

monesi. 

— La Libertà d' insegnamento, didattico, educativo, n. 1879 a Bergamo, settimanale, 

diretto dal prof. Niccolò Rezzara. 

— Il Movimento, politico, n. 1883 a Bergamo. 

— La Pubblicità Economica, giornale d'annunzi n. 1887 a Bergamo. 

— Scaramuccia, giornale umoristico, n. 1888 a Bergamo. 

— La Sferra, politico radicale, n. a Bergamo. 

Forse oggi saremmo immersi nell'ignoranza e nel dispotismo de' secoli andati, se la mirabile invenzione 
dell'arte tipografica non fosse giunta in tempo per generalizzare lo studio, per diffondere le idee, per procla- 
mare le verità. 

Sesso, Grandi invenzioni. 



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Milano 

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stampato con Macelline Marinoni a carta continua, noncliè CENTO 
e più Giornali editi nelle principali Città d' Italia, vengono im- 
pressi con inchiostri della Fabbrica 



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DEPOSITI E RAPPRESENTANZE 

EOMA -- Carlo Paisio -- Via S. Ignazio, 28-29. 

NAPOLI -- Fratelli Olivari — Via Carlo Doria al Museo. 

GENOVA — Pedevilla & Preti — S. Lorenzo, 3. 

A richiesta si spediscono i prezzi correnti. 



PROVINCIA DI BOLOGNA 



'K,umero dei Comuni: 58 — Topolaiione : 457,474 — Superficie: K. q. 3,593 
I. Lu^li, Baldini, Ruggì, Sacchetti, Zanolini. 2, Filopanti, Inviti, Musini, 



'Depulati della provincia t 



Annali della Società agraria provin- 
ciale di Bologna, in continuaiione delle Me- 
morie della Società medesima. Escono a vo- 
lumi di oltre loo pagine in 8." Vi scri- 
vono: Cesare Coretti, Gino Cugini, Luigi 
Bombicci, Antonio Bernardi, Ferdinando 
Belvederi, ecc. Tipografia G. Cenerelli. 

Bologna. 

Archivio giuridico. Rivista di scienze 
giuridiche e diritto, fondata nel 1870. Si 
pubblica ogni mese in fascicoli di 80 pa- 
gine. Tira oltre 500 copie. Direttore : 
avv. F. Serafini. Vi scrivono: Olivi, Cri- 
vellari, Perez-Caballero, Perenzone, ecc. 
Abbonamento: anno L. 20. Estero: L. 24. 
Non si vende a numeri separati. Tipogra- 
fìa Fava e Garagnani. 

Bologna. 

L'Arpa. Giornale letterario, artistico e 
teatrale, ufficiale per la pubblicazione degli 
atti della Reale Accademia filarmonica bo- 
lognese, fondato nel 1854 dal dott. cav. 
Carlo Cardini. Si pubblicano non meno 
di 36 numeri all'anno in 4 pagine a 5 co- 
lonne. Tutti i più distinti letterati bolo- 
gnesi vi collaborano 

Il 21 agosto 1857 la direzione fu as- 
sunti dal prof. cav. Gustavo Sangiorgi che 
la cedette al conte cav. Pierfrancesco Al- 
bicini nel luglio 1S88. 

È uno dei giornali più stimati e più 
letti perchè ha corrispondenti da tutti i 
principali centri artistici d'Europa e d'A- 
merica, e perchè contiene articoli di cri- 
tica assennata e non vive di reclame agli 
artisti come la più parte dei giornali tea- 
trali. 

Tiratura: 1000 copie. 

Abbonamento: per gli artisti di canto 
e ballo, anno L. 20, semestre io. Unione 
Postale: anno L. 24, semestre 13. Per gli 
altri Stati: anno L. 40, semestre 20. Per 
i non artisti: anno L. lO; Unione Postale: 
L. 12; altri Stati L. 15. Inserzioni: 50 cen- 
tesimi la linea. Via Guido Reni, 7. 

Bologna. 

Atti e memorie della E. Deputazione 
di Storia patria per le provinole di Ro- 
magna. Periodico di storia locale, arte, ar- 
cheologia, ecc., fondato nel 1862. Si stampa 
a Bologna e si pubblica ogni 204 mesi 



in fascicoli che formano un volume annuo 
di circa 500 pagine, con tavole. Abbona- 
mento: anno L. 20. Un fascicolo L. 5. 

Bologna. 

Il Baragazzino. Giornale che esce quan- 
do gli pare e piace in casa di Vattelape- 
sca, nato il 5 marzo 1889, in 4 pagine, 
formato 0,37 >< 0,27. Si stampa nella tipo- 
grafia Legale di Bologna, 

Baraga^^a. 

Battaglia Bizantina. Giornale letterario, 
artistico, scientifico, nato nel 1886. Si pub- 
blica ogni domenica in 4 pagine, su carta 
paglierina con caratteri elzeviri a due co- 
lori dalla tipografia Azzoguidi. Tiratura 
3000 copie. 

Il direttore, Antonio Cervi, che firma 
Gace^ è autore dei Minareti, libro di prose 
e di versi. Il redattore capo, Orazio Spa- 
gnoletti, che firma Rolla, ha pubblicato 
vari saggi di letteratura latina e le Thalas- 
siane, volume di poesie. Nella Bizantina 
collaborano i principali scrittori itahani. 

Nel gennaio del 18S7, il direttore di 
questo giornale ebbe un duello con uno 
studente, per polemiche giornalistiche. 

Abbonamento: anno L. s- Un numero 
IO centesimi. Via Cartoleria, 16 

Bologna . 

Il Bibliofilo. Giornale bibliografico fon- 
dato nel gennaio del 1880. Tratta quistioni 
di bibliografia antica, di bibliotecnia e di 
biblioteche; annunzia i libri nuovi, ne fa 
le recensioni; si occupa di curiosità lette- 
rarie, libri antichi, cimeli, autografi, ecc. 
Si pubblica ogni mese in fascicoli di 16 pa- 
gine con copertina. È diretto dal com- 
mendatore Carlo Lozzi, coadiuvato dal fi- 
gho Antonio e da una società di profes- 
sori e amatori, fra i quali: F. Roediger, 
E. Facili, P. Riccardi, M. Caffi, G. Ange- 
lini, E. Motta, C. Arlia, A. Bertolotti, N. Ba- 
rone, G. Travali, ecc. 

Abbonamento: anno L. 6 - Unione po- 
stale 8. Non si vende a numeri separati. 
Possiede copie della collezione completa. 
Via Cane, 2, palazzo della Banca Nazio- 
nale. 

Bologna. 

Bollettino dell'associazione di previ- 
denza e mutuo soccorso fra il personale 



N. BiRNARDiNi — Guida itila Stampa periodica italiana — 20. 



306 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



delle strade ferrate, sedente in Bologna. 
Fondato nel gennaio del 1889, esce il i.* 
d'ogni mese in 4 pag., formato 0,23 -a 0,1 5. 
Direttore: Giuseppe Corsi. Abbonamento: 
anno L. 1,50. Via Galliera, palazzo Mon- 
tanari. 

Bologna. 

Bollettino dell'associazione generale fra 
gì' impiegati civili. Fondato il 1 2 marzo 
1889, esce in 8 pagine in 8." - Via Gal- 
liera, 20. 

Bologna. 

Bollettino delle scienze mediche. Gior- 
nale scientifico, fondato nel 1.^29. Si pub- 
blica ogni mese a fascicoli di 72 pagine, 
con illustrazioni. Ha una tiratura di 1000 
copie. Abbonamento: anno L. 12. Non si 
vende a numeri separati. 

Bologna. 

Bononia ridet. Rivista artistica, lettera- 
ria, universitaria, settimanale, nata nel 1888 
in occasione dell' Vili Centenario e del- 
l'esposizione di Bologna. Esce ogni setti- 
mana in 4 pagine a 4 colonne con nume- 
rose illustrazioni, pupazzetti e caricature. 
Direttore: Guido Podrecca. Abbonamen- 
to: anno L. 5. Un numero 10 centesimi. 
Litografia Casanova. 

Bologna. 

La Bussola, Organo di chi viaggia, con 
pubblici spettacoli, nato il 15 aprile 1889. 
Esce il i." e 15 d'ogni mese in 8 pagine 
in-4.° - Direttore: Gallassi Ettore. Abbo- 
namento: anno L. 5. Tip. Legale. 

Bologna. 

Camera di Commercio ed Arti. Organo 
del sodalizio omonimo. Si pubblica dal 
1864, senza periodicità fissa, in 4 pagine. 
Tira oltre 1000 copie. Abbonamento: anno 
L. 2. Un numero 15 centesimi. 

Bologna. 

Corriere della domenica. Giornale poli- 
tico, economico, agricolo, fondato nel 1883. 
Si pubblica ogni settimana in 4 pagine. 
Abbonamento : anno L. 6. Non si vende 
a numeri separati. 

Bologna. 

Il Credito. Gazzetta degli istituti di cre- 
dito e previdenza, fondato nel 1887. Si 
pubblica due volte al mese in 8 pagine 
in-fol. a 2 colonne. Direttore proprietario 
responsabile: R. Landini. Vi collaborano 
i migliori economisti italiani. Abbonamen- 
to : anno L. 20. Un numero 30 centesimi, 
arretrato 50. Piazza S. Martino, i. 

Bologna. 

Il Disegnatore di ricami. Giornale spe- 
ciale per le ricamatrici, fondato nel 1884, 
adottato dal Municipio di Bologna e dagli 
Educandati del Regno. Premiato all'Espo- 



sizione Emiliana del 1888. Esce il 1° e 15 
d'ogni mese, in 8 pagine con copertina 
illustrata. Direttore: G Lippi. Abbona- 
mento: anno L. io; semestre 5; trime- 
stre 2,50; un numero 0,50. All'ufficio del 
giornale è annesso un laboratorio dove si 
eseguisce qualunque commissione di di- 
segni. Via Leprosetti, 5. 

Bologna. 

La Donna. Pubblicazione bimensuale a 
fascicoli di 16 pagine, fondata a Venezia 
nel 1868 da Gualberta Alaide Beccari che 
la dirige. La Donna, trasferita poi a Bo- 
logna, propugna i diritti femminili con 
idee ispirate ai principii mazziniani. Vi 
collaborano scrittrici italiane e straniere, 
come dice la testata. Tira 500 copie. Costa 
in Italia L. io all'anno, all'estero 12. 

Bologna. 

L'Eco del Purgatorio. Periodico reli- 
gioso, mensile. Direttore: Don Eduardo 
Pesci. Via Galliera, 11. 

Bologna 

Ehi ! ch'ai scusa. Giornaletto umoristico 
scritto in dialetto bolognese, nato nel 1880. 
Si pubblica ogni settimana in 4 pagine a 
5 colonne con schizzi e caricature, e si 
occupa di tutto e di tutti umoristicamente. 
È molto diffuso in Bologna, e vi ha un'in- 
fluenza non indiff"erente. Tira 3500 copie. 
Spesso esce in numeri doppi e anche a 
colori. Durante l'Esposizione Emiliana pub- 
blicò 25 numeri in cromolitografia, illu- 
strando l'avvenimento con caricature che 
fecero molto chiasso. Direttore: Alfredo 
Testoni. Abbonamento: anno L. 4. Un nu- 
mero 5 centesimi. Via Garofalo, 6. 

Bologna. 

Empcrio di pubblicità, meccanico, agri- 
colo, industriale. Foglio di annunzi com- 
merciali, agricoli e industriali, fondato nel 
1882. Si pubblica il i.'e 15 d'ogni mese 
in 8 pagine, con illustrazioni, dalla ditta 
E. Krell e C. Si distribuisce gratuitamente. 
Inserzioni : 20 centesimi la linea. Via Bat- 
tisasso, 14. 

Bologna. 

Farfallina. Giornaletto politico ammi- 
nistrativo, nato nel 1889. 

Baricella. 

Farfarello. Giornale delle scuole secon- 
darie, nato il 2 aprile 18S9. Esce ogni set- 
timana in 4 pagine, formato 0,29 x 0,20. 
Un numero 5 centesimi. Via Cavalie- 
ra, 24 

Bologna. 

La Figlia dell' Immacolata. Giornale 
cattolico, fondato nel 1877. Si pubblica 2 
volte al mese in fascicoli di 12 pagine. 
Tira oltre 1000 copie. Abbonamento : 



PROVINCIA DI BOLOGNA. 



307 



anno L. 2,75. Non si vende a numeri se- 
parati. 

Bologna. 

Fiori del Carmelo. Giornale cattolico. 
Si pubblica a fascicoli ogni mese e tira 
300 copie. 

Bologna. 

Foglio periodico della Prefettura. Or- 
gano ufficiale per la pubblicazione degli 
atti amministrativi della provincia, fondato 
nel 1S66. Non ha ordine fìsso di periodi- 
cità e si pubblica a fascicoli di un numero 
indeterminato di pagine. Abbonamento: 
anno L. 18. Non si vende a numeri se- 
parati. 

Bologna. 

Gazzetta dell' Emilia. Giornale politico 
quotidiano, fondato nel 1860, all'epoca cioè 
della liberazione della città dal dominio 
pontificio. É il più vecchio dei giornali 
bolognesi, il più importante ed il più dif- 
fuso. Fu fondato dai f-atelli Cuzzocrea, ca- 
labresi, che anche col mezzo delle inser- 
zioni ufficiali di cui hanno goduto per gran 
tempo il beneficio, vi si sono pacificamente 
arricchiti. 

La direzione del giornale fu affidata 
dapprincipio al comm. A. Cuzzocrea, poi fu 
tenuta dal D/ Gualtiero Belvederi, poi nuo- 
vamente dal primo e finalmente dal secon- 
do. Nel novembre del 188S, essendosi riti- 
rato il comm. Cuzzocrea, la direzione e la 
proprietà del giornale furono assunte dal 
Belvederi. Il 3 1 maggio 18S9 Ugo Pesci as- 
sunse la direzione del giornale in seguito 
a cessione fattane dal Belvederi al gruppo 
che formava la sciolta Associazione costitu- 
zionale. Insieme col Belvederi si allontanò 
dalla Ga^^ietta gran parte della vecchia reda- 
zione, lo sforzo del Belvederi di dare al 
giornale una intonazione democratica lib> 
rale essendo fallito. 

Ugo Pesci, assumendo la direzione della 
Galletta, in un articolo in cui, da provetto 
giornalista, delineava il suo programma, 
respinse l'accusa d' intransigenza alle idee 
moderate affibbiatagli da qualche giornale. 
Fedele ai principii fondamentali politici 
della parte costituzionale ammise l'evolu- 
zione progressiva del pensiero umano, ag- 
giungendo queste parole: 

n L'immobilità è, secondo me, contraria alle leggi 
naturali politiche e sociali ; ma progredire vuol dire 
camminare, nou correre all' impazzata a rischio del- 
l'osso del collo. Per camminare sicuri, senza timore 
d'essere obbligati a fermarsi od a retrocedere momen- 
taneamente, bisogna guardar bene dove si mettono i 
piedi e sgombrare pazientemente la strada. Per non 
fare alcun passo falso bisogna tener sempre d'occhio 
1 principii astratti e non gli uomini clic sembrano im- 
personarli. Gli uomini possono ingannarsi e passano; 
i principii sono immutabili e restano. La politica per- 
sonale propria degli Stati giovani da poco tempo co- 



stituiti, ha fatto oramai in Italia il suo tempo, né è 
certo lontano il giorno nel quale i partiti politici si 
delineeranno spiccatamente sopra una questione teorica, 
e si denomineranno non più da un uomo ma da un'idea.» 

La Galletta ebbe sempre a ispiratore lo 
illustre e compianto Marco Minghetti. 

La Galletta si pubblica ogni giorno in 
4 pagine a 4 colonne; tira circa 6000 co- 
pie e gode molta stima per le sue esatte 
informazioni ed i sennati articoli che con- 
tiene. 

Abbonamento: anno L. 18, trimestre 5, 
un mese 2. Estero: spese postali in più. 
Inserzioni: 15 centesimi la linea in 4.* pa- 
gina, 50 in 3.*, una lira nel corpo del gior- 
nale. Un numero 5 centesimi. Via Gari- 
baldi, 3. 

Bologna. 

Gazzetta magnetico-scientifica. Bollet- 
tino della Società magnetica d'Italia e del 
gabinetto di consultazioni magnetiche del 
prof D'Amico. Fondato nel 1869, si pub- 
blica per trimestre il i." di ogni mese di 
gennaio, aprile, luglio e ottobre in 4 pa- 
gine a 2 colonne, e si spedisce in Italia e 
all'estero gratuitamente Direttore : profes- 
sor Pietro D'Amico. Via Ugo Bassi, 29. 

Bologna^ 

MAGNETISrvlO 

Trent' anni di 
felice successo ha 
ottenuto la cele- 
bre sonnambula 
ANNA D'AMICO 
e continua con e- 
sito a dare con- 
sulti per malattie. 
I signori che desiderano consultarla per 
corrispondenza, scrivano i principali sin- 
tomi della malattia e spediscano, se pro- 
veniente d'Italia, un vaglia di L. 5,20 e 
dall'estero di L. 5,25 al Professor Pietro 
D'Amico, Via Ugo Bassi, 2<), Bologna 
(Italia). 



Il Giornale degli Economisti. Mancando 
in Italia un giornale che pel formato e 
r indole potesse accogliere monografie 
scientifiche originali d'economia politica 
e seguire il movimento economico in Ita- 
Ha e all'estero, fu fondato a Bologna nel- 
l'anno 1886 questo giornale che nel 1878 
aveva sospese le sue pubblicazioni a Pa- 
dova. Vi scrivono: Boccardo, Errerà, Lam- 
pertìco, Laveleye, Rossi, Salandra, Cognet- 
ti, Magaldi, ecc.É diretto dal dott. Alberto 
Zorli. Esce a fascicoli di 120 pagine ogni 
due mesi. Abbonamento: anno L. 14 - 




308 



GUIDA DELLA. STAMPA. PERIODICA ITALIANA. 



Unione postale i6. Un fascicolo L. 3. Via 
Indipendenza, 14. 

Bologna. 

Giornale dell'operaio. Periodico di am- 
ministrazione comunale e per gl'interessi 
delle classi lavoratrici, nato nel 18.S7. Si 
pubblica 2 volte al mese in 4 pagine. Ab- 
bonamento : anno L. 6 per il pubblico - 
24 per i soci patroni - io per i sindaci 
e funzionari pubblici. Un numero io cent. 

Bologna. 

Giornale di Agricoltura. Rivista agri- 
cola, commerciale, industriale, fondata nel 
1864 dal prof. F. L. Botter. Si pubblica 
2 volte al mese in fascicoli di 24 pagine, 
con illustrazioni. Direttore: Ing. Alessan- 
dro Ferretti. Redattore: prof. Giovanni Rai- 
neri. Abbonamento: anno L. 12. Non si 
vende a numeri separati. Ha un ufficio suc- 
cursale a Piacenza. È organo di molti Co- 
mizi agrari italiani. Fu premiato con me- 
daglia d'oro all'Esposizione di Bologna. 
Via Ugo Bassi, 24. 

-Bologna. 

Interessi locali. Giornale politico, am- 
ministrativo, economico, fondato nel 1885. 
Si pubblica ogni settimana in 4 pagine. 
Abbonamento: anno L. lO. Non si vende 
a numeri separati. 

Bologna. 

L'Italia industre, agricola e commer- 
ciale. Giornale di annunzi commerciali 
e industriali. Incominciò le sue pubblica- 
zioni nel 1883 con un giornaletto in mezzo 
foglio; ora ha un metodo tutto speciale e 
che è immensamente piaciuto in patria 
ed all'estero. Quattro volte all'anno, oltre 
il giornale in fogho pubblica varie edizioni 
di libri di utilità popolare, inserendo bel- 
lamente le ditte le più rispettabili che ten- 
gono l'articolo, la fabbricazione dell'og- 
getto indicato dal libro come utile e ne- 
cessario. La novità consiste in questo, che 
un libro d'utilità pubblica si conserva, si 
rilegge, e perciò si ha sempre ricordata 
questa o quella ditta. Direttore: Roberto 
Mazzoni. 

Abbonamento: anno L. 2 - 1,50 per 
chi fa delle inserzioni e gratis ai municipi, 
notabilità, ecc. 

Monte S. Pietro. 

Lettere ed arti. Rivista letteraria, scien- 
tifica, artistica, fondata il 26 gennaio 1889. 
Esce ogni sabato in 16 pagine in-4.' Di- 
rettore : Enrico Panzacchi. Vi scrivono : 
Carducci, Nencioni, Cesareo, A. Altobelli, 
U. Pesci, A. Franchetti, Ernesto Masi, T. Si- 
gnorini, O. Roux, ecc. Abbonamento: anno 
L. 15. Un numero e. 25. Via Cavaliera, 24. 

Bologna. 



Letture della domenica. Rivista lettera- 
ria, religiosa, fondata nel 1864. Si pubblica 
a fascicoli 7 volte all'anno. Tira parecchie 
migliaia di copie. Abbonamento: L. 12 
anno. Tipografia Arcivescovile. 

Bologna. 

Mamma. Giornaletto letterario educativo 
per i bambini, fondato nel 18S6. Esce 2 
volte al mese, in 8 pagine, con illustra- 
zioni. Direttrice: Gualberta Alaide Beccari. 
Tiratura: 4000 copie. Abbonamento: anno 
L. I. Un numero 2 centesimi. Si stampa a 
Rocca San Casciano. 

Bologna. 

Memorie della R. Accademia delle scien- 
ze dell' Istituto di Bologna. Pubblicazione 
periodica scientifica, fatta a fascicoli in-4.'' 
di oltre 200 pagine. Vi scrivono: C. Bel- 
luzzi, L. Pesci, R. Fabri, L. Farini, G. Tas- 
sinari, G. V. Giaccio, L. Calori, F. P. Ruf- 
fini, S. Pincherle, F. Verardini, A. Righi, 
C. Taruffi, A. Gavazzi, ecc. Tipografia Gam- 
berini e Parmeggiani. 

Bologna. 

Il Mercurio. Indicatore comm erciale, nato 
il 9 luglio 1889. Esce ogni sabato in 8 pa- 
gine, formato 0,41 x 0,28. Direttore : Luigi 
Ornati. Borsa di Commercio, 2. 

Bologna. 

Monitore dell'elettromeopatia. Giornale 
della nuova scienza medica del conte Ce- 
sare Mattei, fondato nel l'SUo col titolo di 
Elettromeopatia, che poi mutò nell'attuale. 
Si pubblica 2 volte al mese in fascicoli di 
8 pagine, con copertina in colore di 8 pa- 
gine in tre edizioni distinte, italiana, fran- 
cese e inglese. Abbonamento : anno L. 6. 
Unione Postale 8 fr. Via Mazzini, 46. 

Bologna. 

Il Movimento cattolico. Bollettino offi- 
ciale deìV Opera dei Congressi nato nel 1880. 
Si pubblica ogni mese in fascicoli di 32 pa- 
gine, e riporta tutte le notizie che riflet- 
tono il movimento cattohco. Questo gior- 
nale usciva a Venezia, ma dal i." gen- 
naio 1887 si trasferi a Bologna. Abbona- 
mento: anno L. 3. Un numero 20 cente- 
simi. 

Bologna. 

Nouvelle revue électro-homéopatique. 
Giornale di medicina omeopatica e scienze 
affini, fondato nel 1883. Si pubblica due 
volte al mese in fascicoli di 8 pagine, re- 
datto in francese. Abbonamento: L. 4 anno. 
Un numero 15 centesimi. 

Bologna. 

L'Opinione conservatrice. Giornale po- 
litico, agricolo, industriale, fondato nel 1885 
col titolo di Gaietta Amministrativa, che 
mutò nell'attuale. Si pubblica ogni setti- 



PROVINCIA DI BOLOGNA. 



809 



mana in 8 pagine. Abbonamento: L. 8 
anno. Un numero io centesimi. 

Bologna. 

11 Papagallo. Primo giornale politico umo- 
ristico italiano, come dice nella testata, fon- 
dato il 5 gennaio del 1873. Esce ogni sa- 
bato in 4 pagine a 4 colonne. Ha una 
tiratura di 24,000 copie. Le due pagine 
interne sono sempre occupate da una ca- 
ricatura a colori, le altre due da motti, 
freddure, popsie, sciarade, aneddoti, ecc. 

Direttore: Augusto Grossi. 

Il Papagallo fa anche un'edizione fran- 
cese intitolata Le Perroquet. 

Abbonamento : anno L. 8,50 - seme- 
stre 4,50 - trimestre 2,30 (per l'Italia, 
Alessandria d'Egitto, Tunisi e Tripoli) — 
Europa e America del Nord : anno 10,60 - 
semestre 5,60 - trimestre 3,10 — Ame- 
rica-Sud : anno 1 5,80 - semestre 8 - tri- 
mestre 4,20. Via Venezia, 5. 

Bologna. 

11 Petroniano. Giornale umoristico di sto- 
ria patria e cronaca locale, fondato nel 1872 
e redatto in lingua italiana e dialetto bolo- 
gnese. Si pubblica 48 volte all'anno in 4 pa- 
gine a 3 colonne. Direttore: F. Guidicini. 
Tiratura 1400 copie. Abbonamento: anno 
L. 6,50. Non si vende a numeri separati. 
Società tipografica già Compositori. 

Bologna. 

Piocolo Faust. Grazioso periodico arti- 
stico teatrale che si pubblica dal 19 gen- 
naio 1874 sotto la direzione di Alarico 
Lambertini proprietario responsabile e la 
redazione di O. Cenacchi per la parte arti- 
stica. Il Piccolo Faust è stampato con bel- 
lissimi tipi e magnifica carta; è organo del- 
l'Agenzia Pietro Ravizza di Milano, e ad 
esso è unita un'agenzia per le trattative di 
vari teatri. Esce ogni giovedì in 4 pagine 
a 3 colonne. É un giornaletto noto e pre- 
gevole e tira 900 copie. Costa L. 6 all'anno. 
Per l'estero ed artisti di canto L. 8. Dire- 
zione: Via Garofalo, 2. 

Bologna. 

Il Pompiere italiano. Giornale per gli 
incendi, dedicato ai pompieri. È un'utile 
pubblicazione nata nel gennaio del 1883. 
Si pubblica il i.° d'ogni mese in 8 pagine 
con illustrazioni, a 2 colonne. Segnala il 
movimento dei pompieri, delle operazioni 
compiute da essi, delle nuove macchi- 
ne, ecc. Fondatore: Costantino Reyer. Di- 
rettori proprietari : dott. Emilio Baumann 
e dutt. F. G. Valle. Abbonamento: anno 
L. 5. Non si vende a numeri separati. 

Bologna. 

La Pratica legale. Monitore giuridico, 
penale, commerciale, amministrativo, mili- 



tare, fondato nel 1886. Si pubblica 2 volte 
al mese in fascicoli di 8 pagine, e 2 volte al 
mese dal 1877 pubblica pure un Bollettino, 
come supplemento, in 16 pagine, al prezzo 
di L. 6 all'anno. Direttore: avv. Angelo 
Pallotti. Editore proprietario : cav. uff. Fraa- 
ctsco Vigo, di Livorno. Abbonamento: 
anno L. 12. Un numero 50 centesimi. Via 
Indipendenza, 33. 

Bologna. 

II Propugnatore (Nuova Serie). Rivista 
di studi filologici, storici e bibliografici, 
diretta da Giosuè Carducci e compilata da 
A. Bacchi della Lega, T. Casini, C. Frati, 
G. Mazzoni, S. Morpurgo, A. Zenatti, O.Ze- 
natti. Abbonamento (obbligatorio per un 
anno): L. 18; estero L. 20. 

Bologna. 

La Provincia. Giornale poHtico, nato il 
20 aprile 1889. Esce in 4 pagine, for- 
mato 0,41 X 0,30. Un numero 5 centesimi. 
Via Lame, 113, p. 2." 

Bologna. 

La Rana. Antico e reputato giornale 
politico umoristico, fondato nel 1865. Si 
pubblica ogni settimana in 4 pagine a 3 
colonne. Le due pagine interne sono oc- 
cupate da caricature. Tira circa 4000 co- 
pie. Abbonamento: anno L. 5. Un numero 
IO centesimi. 

Bologna. 

Il Eesto del carlino - La Patria. Gior- 
nale politico amministrativo, nato il 2i 
marzo 1885. Era allora il più piccolo gior- 
nale di Bologna e forse d'Italia, giacché 
misurava un quarto dell'attuale formato e 
si vendeva a 2 centesimi. Incontrò subito 
il favore del pubblico e divenne popolare. 
Acquistato nel 1886 dall'avv. Amilcare Za- 
morani, che ne assunse la direzione, au- 
mentò le dimensioni e il prezzo, mante- 
nendo per Bologna una difìusione ecce- 
zionale. In politica è giornale liberale in- 
dipendente; si pubblica ogni giorno in 4 
pagine grandi a 5 colonne, ed è stampato 
e redatto con molta cura. Nel 1887 com- 
prò l'altro giornale locale quotidiano La 
Patria. Giornale sinceramente liberale, ric- 
co d' informazioni, distribuito per la ma- 
teria con avvedutezza e sapienza, incontra 
sempre più le simpatie dei lettori, ed at- 
tualmente è il giornale più diffuso della 
regione emiliana, raggiungendo le 20,000 
copie. Direttore : avv. Amilcare Zaraorani. 
Redattore responsabile: dott. Alberto Car- 
boni. Vi scrive assiduamente anche il pro- 
fessor Quirico Filopanti. Abbonamento: 
anno L 18 - semestre 9,50 - trimestre 5. 
Estero: francatura in più. Un numero 5 
centesimi. Inserzioni : 4.* pagina L. 0,20, 



310 



GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 



3/ pagina 0,50, nel corpo del giornale 1,20. 
Viale Garibaldi, 3. 

Bologna. 
Eivista clinica di Bologna. Pubblicazione 
di scienze mediche, fondata nel 1870. Si 
pubblica ogni mese in fascicoli illustrati 
di un numero indeterminato di pagine. Ti- 
ratura 1000 copie. Abbonamento: L. 15 
anno. Non si vende a fascicoli separati. 

/joJogna. 
La Rivista giuridica. Giornale teorico 
pratico di giurisprudenza civile e commer- 
ciale, nato nel 1873, diretto dagli avvocati 
Gerardo Mazzoli e Giuseppe Diversi. Si 
pubblica 2 volte al mese in fascicoli di 
32 pagine. Tira 500 copie. Abbonamento: 
anno L. 12. Un numero 60 centesimi. 

yiologna. 
Rivista italiana del socialismo. Giornale 
politico, nato nel 1Ò86. Esce ogni mese 
in fascicoli di 32 pagine. L'amministra- 
zione è in Imola ove la Rivista si pubblica 
e si stampa; l'ufficio di redazione è a Lugo. 
Abbonamento : anno L. 6. Un numero 50 
centesimi, 

Imola. 
Rivista penale. Pubblicazione di dot- 
trina, legislazione e giurisprudenza, nata 
nel 1875. Direttore: Luigi Lucchini, pro- 
fessore dell'università di Bologna. La Ri- 
vista, edita e stampata a Torino, si pub- 
blica ogni mese in fascicoli di ioo pagine 
in-S." grande, formanti due volumi ogni 
anno, oltre la CoUeiione di Leggi e Codici 
ed il Bollettino bibliografico. Abbonamento: 
anno L. 24, estero 28. Un fascicolo L. 4. 
Unione Tipografica Editrice Torinese. 

Bologna. 
Santa Cecilia. Giornale di musica, fon- 
dato il 14 maggio 1889. Si pubblica a fa- 
scicoli bimensili di 8 pagine in-fol. e con- 
tiene eleganti composizioni musicali dei 
propri abbonati, pagine di buona musica, 
insegnamenti pratici, ecc. Direttore : Erne- 
sto Zucchi. Il giornale si stampa a Firenze 
nello stabilimento tipografico Cappelli. Ab- 
bonamento: L. 24 al mese. Via Gari- 
baldi, 7. 

Bologna. 
La Scienza italiana. Rivista di filosofia, 
medicina e scienze naturali, fondata nel 
1876. Si pubblica ogni mese in fascicoli 
di circa 100 pagine con illustrazioni. Di- 
rettore: Comm. Prof. M. Venturoli. Abbo- 
namento: anno L, 12. Un fascicolo L. 1,25. 
Via Marsala, 6. 

Bologna. 

II Servo di Maria. Giornale religioso, 

fondato il 14 gennaio 1888. Esce ogni 2 

mesi in guaderai di 32 pagine in-S." Di« 



rettore: Carlo Acquaderni. Abbonamento: 
annoL. 5.Tip.Arcivescovile.Via Mazzini, 94. 

Bologna. 

La Striglia. Giornale politico, ammini- 
strativo, di critica e cronaca locale, nato 
nel 1886. Si pubblica ogni settimana in 4 
pagine. Non fa abbonamenti. Direttore: 
Ing. Giuseppe Ceri. Un numero 5 cent. 

Bologna. 

Supplemento al foglio periodico della 
Prefettura. Fondato nel 1876, si pubblica 
203 volte la settimana in un numero 
indeterminato di pagine e contiene gli an- 
nunzi legali amministrativi. Non fa abbo- 
namenti. 

Bologna. 

La Tromta Apocalistica. Giornale cat- 
tolico, fondato nel 1879. Si pubblica ogni 
settimana in 8 pagine. Direttore : Don Ber- 
nardino Negroni, ex-frate. Abbonamento: 
anno L. 5. Un numero io centesimi; 

/ìologna. 

L'Unione. Giornale politico quotidiano 
clericale, fondato nel 1879, ufficiale per le 
inserzioni degli atti e dei comunicati della 
Segreteria generale dell'opera dei Con- 
gressi cattolici in Italia. Sospese le pubbli- 
cazioni per qualche tempo; ma le riprese 
nell'agosto del 1882. Esce in 4 pagine a 
4 colonne, con illustrazioni, su buona carta 
e con ottimi tipi. Tira 1000 copie. Abbona- 
mento: anno L. 20, semestre io, trime- 
stre 5. Ebbe un supplemento letterario: 
L' Unione del Lunedì. Piazza S Martino, 
Palazzo Santinelli, i. 

Bologna. 

L'Università. Rivista dell'istruzione su- 
periore, fondata nel 1887 da una società 
di professori, allo scopo di rappresentare 
l'espressione generale, nazionale e indipen- 
dente degl'interessi morali e impersonali 
dell' insegnamento superiore e di tutti gli 
Istituti che, nel loro armonico insieme, 
compongono l'organismo scolastico della 
scienza in Italia. 

L'opera quindi che si prefigge 1' Univer- 
sità è di trattare le più importanti questioni 
che riguardano l'insegnamento; discutere 
le riforme organiche e disciplinari; tutelare 
i diritti e inculcare i doveri inerenti agli 
uffici scolastici; promuovere ogni progres- 
so nello studio, ecc. 

Vi scrivono: Villari, Martello, Ceneri, 
Carducci, Cogliolo, Virgilio, Bertolini, Re- 
gnoli, Brunialti, ecc. Esce 2 volte al mese 
in fascicoli di 64 pagine in-8.'' L'abbona- 
mento annuo è di L. 5 per gli studenti, 
IO per i professori, 15 per ogni altra per- 
sona. Non si vende a numeri separati, 

Boìognat 



iPROVINCIA DI BOLOGNA. 311 



Giornali cessati: 

Alberghetti, giornale del Comizio Agrario, n. 1881 ad Imola. 

L'Amico del popolo, di Bologna, fu sospeso nel 1869 dai generale Cadorna per mi- 
sure politiche. 

L'Amico del popolo, socialista, n. 2 marzo 1889 a Bologna, direttore G. B. Lolh. 

L'Ancora, politico, cattolico, n. 1868 a Bologna; durò sino al 1879 nel quale anno 
cessò per dar luogo al giornale La Pace, in gran formato, che durò anche poco. 

Il Bajardo, politico, amministrativo, n. io febbraio 18S9 a Bologna. 

Il Banditore, n. 1S83 a Bologna, quotidiano. 

Il Banditore Cattolico, n. 1882, settimanale, cattolico, di pubblicità. 

La Città, giornale d'annunzi, settimanale, n. 1884 a Bologna. 

Don Chisciotte, politico, democratico, quotidiano, n. i." maggio 1881 a Bologna; 
ebbe gran successo e diffusione; vi scriveva anche Carducci. Nel 1883 di quoti- 
diano divenne settimanale e poscia fini del tutto. Direttore: Avv. Barbanti; redat- 
tore capo: Luigi Lodi. 

Don Giovanni, rivista mondana, settimanale, illustrata, n. 7 gennaio 1888 a Bolo- 
gna, diretta da Virginio Rossi. 

L' Eco del Valicano, cattolico, bisettimanale, n. 1883, a Bologna. 

Eco della Gioventù Cattolica italiana, bimensile, n. 1869 a Bologna, si pubblica ora 
a Roma. 

L'Elettore, politico, quotidiano, n. 1872 a Bologna, visse tutto il tempo delle ele- 
zioni. 

Esposiiione illustrata delle Provincie dell'Emilia, n. 1887 a Bologna; 40 numeri. 

Il Fa per tutti, settimanale, di pubblicità, n. 1870 a Bologna. 

Il Felsineo, di pubblicità, settimanale, n. 15 marzo 1888 a Bologna. 

Giornale per l'abolizione della pena di morte, fondato nel 1861 a Bologna, da Pietro 
Ellero, che poscia fondò l'Archivio giuridico. L'Ellero fu anche redattore della 
Lega della Democraiia, di Roma, diretta da Alberto Mario. 

Il Giubileo Sacerdotale del Sommo Pontefice Leone XIII, n. 1885 a Bologna, mensile. 

Gtiida per le arti e mestieri, n 1869 a Bologna, rivista per le classi operaie, lavo- 
ratrici e industriali. 

L'Idea, politica, letteraria, socialista, in-folio, mensile, n. 1884 a Bologna, diretta 
da E. Gaetani-Tamburini, che poi ha dato vita a numerosi altri giornali, che hanno 
avuta brevissima esistenza. 

La Libera Parola, politico, amministrativo, settimanale, n. 2 agosto 1885 a Medicina. 

La Luce, politico, anticlericale, n. 1886 a Bologna. 

Monitore commerciale italiano, n. 1880 a Bologna, giornale d'annunzi. 

Il Monitore di Bologna, politico, quotidiano, n. 1860. Visse oltre 15 anni. France- 
sco Carega di Muricce, nato in Toscana, nei primi mesi del 1876 assunse la di- 
rezione del Monitore di Bologna, che dopo la prigionia del barone Franco Mistrali 
era passato a servizio del partito moderato. Il Monitore cessò le pubblicazioni il 
30 giugno dello stesso anno e il di successivo il marchese Carega fondò e di- 
resse un nuovo giornale impetuoso e battagliero intitolato L'Alfiere. Il giornale 
visse solo quattro mesi, perchè il Carega lo abbandonò a causa di dispiaceri e 
disillusioni che gli cagionò la politica. Il Carega, che fu anche deputato, si recò 
poscia in America donde scrisse lettere magnifiche alla Gaietta d'Italia. 

■ Il Moto, politico, economico, democratico, n. i88o a Imola, bimensile. 

• L' Operaio 'Nazionale, rivista settimanale, agricola, commerciale per le associazioni 

di mutuo soccorso in Italia, n. 1879 a Roma, poscia trasferitosi a Bologna; di- 
rettore Alfonso Gibelli, redattore Enrico Zirani. 

■ Pagine Sparse (Preludio), n. 1876 a Bologna, fondato da Edoardo Alvisi, storico 

insigne, con la collaborazione di valenti scrittori, fra cui Carducci e Panzacchi. 

• La Patria, politico, quotidiano, progressista, n. 1874 a Bologna, direttore Eugenio 

Sacerdoti. Si fuse col Resto del Carlino (vedi). 

• Il Pensiero di Bologna, politico, letterario, settimanale. 

- Il Reno, politico, quotidiano, n. 2 gennaio 1888 a Bologna; direttore: Telesforo Sarti. 

■ La Riforma Sociale, organo dei religiosi e terziari francescani, n. a Bologna, settira. 

- La Romagna, giornale politico quotidiano, organo della Consociazione repubblicana 

romagnola, n. i.' gennaio 1885 a Bologna; redattore Giuseppe Nardi, 



312 GUIDA DELLA STAMPA PERIODICA ITALIANA. 

— La Rondine, letterario, settimanale, n. 4 aprile 1886 a Bologna. Direttore: Camillo 

Vincenti. 

— La Settimana, politico commerciale, n. 17 gennaio 1883 a Bologna col titolo di 

Banditore che conservò sino al 1885, nel quale anno cambiando titolo diventò 
di quotidiano settimanale. 

— Staffile II, politico, satirico, settimanale, n. 1871 a Bologna. 

— La Stella d'Italia, politico, quotidiano, fondato nel 1878 a Bologna dal barone Mi- 

strali, appena uscito di carcere, dove si trovava per delitti comuni. Il Mistrali mori 
nel 1880 e il giornale continuò sino a pochi anni fa, come organo dell'on. Gio- 
vanni Lugli. Diressero il giornale successivamente l'avv. Luigi Roversi, l'mg. Ve- 
rardini, il signor Ruggero Bonatozzi e finalmente il signor F. A. Lanza (1885). 
^ Supplemento all' Aunuario Teatrale, settimanale, n. 1881 a Bologna, diretto da Pie- 
tro D. Sudriè. 

— La Voce Cattolica, di Bologna. 

— Utile-Dulci, a. 1844 ad Imola, era fatto dal Galeati e diretto dallo storiografo An- 

tonio Vesi. 

X 

Il senatore Berti-Pichat, morto a Bologna nel 1878, fondò nel 1840 11 Felsineo, il 
quale benché non potesse occuparsi che solo di cose agricole, pur trovava modo di sinda- 
care il governo pontificio e invocarne uno migliore. Nel giornale avevano parte Augu- 
sto Aglebert, Marco Minghetti, morto nel dicembre del 1886, ed altri patrioti. Nel 1846 
(luglio) il Berti intraprese opportunamente le pubblicazioni à&W Italiano, il cui titolo 
era tutto un programma, e il quale predicava l'indipendenza della nazione e la guerra 
allo straniero. Proclamata la guerra, il Berti, nell'ultimo numero di quel foglio, dichiarò 
che per lui come pei suoi coetanei era giunto il momento di cessare dalle parole e 
d'impugnare la spada. Smise il giornale e parti pel Veneto. 



Nella dotta Bologna, il giornalismo è tutto rappresentato da fogli di piccole pro- 
porzioni, abbastanza accaniti fra di loro, abbastanza diffusi e abbastanza letti avida- 
mente ; ma non abbastanza autorevoli, se si tien conto dell'antica e classica importanza 
della città donde escono. 

(Giornale dei Giornali, i88o.) 



GIORNALI E GIORNALISTI BOLOGNESI 



La Gazzetta di Bologna 

(1796) 

Nell'anno di grazia 1796 Bologna aveva un giornale che si chiamava appunto 
Gazzetta di Bologna. Sua Saniiià papa Pio VI permetteva che i suoi fedeli sudditi 
sa